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 bandanax
Chiamo Stefania Pezzopane, assessore della giunta Cialente al Comune di L’Aquila, che sta in Piazza Navona con i 5 mila terremotati arrivati a Roma in pullman. Mi racconta in diretta degli scontri su via del Corso: “Non c’era alcun motivo di quelle cariche. La manifestazione era autorizzata. Siamo qui per chiedere la proroga delle tasse e il benedetto inizio della ricostruzione”.
Mi dice della vergogna di essere caricati dalla polizia “come facinorosi, come furfanti”. Mi dice che non era mai successo nella storia d’Italia che i terremotati venissero presi a botte. Mi dice: “Siamo primi anche in questo”.

Le chiedo lo stato delle cose nei paesi del cratere. Dice che “a 15 mesi dal terremoto ci sono ancora 56 mila persone che vivono fuori casa”. Molti di loro in albergo, molti in case di parenti e amici sparpagliati in tutta la Regione, 18 mila nelle nuove abitazioni del progetto C.A.S.E.
Mi dice: “Ci hanno usato nei primi mesi della propaganda, ci hanno esibito tutti i giorni in televisione quando eravamo l’oggetto del miracolo berlusconiano. Ora che le cifre e la rabbia smentiscono tutta la propaganda che hanno costruito sul nostro dolore, i telegiornali davanti a noi scappano”.

Ora i terremotati non fanno più notizia. Vengono nascosti come cenere sotto al tappeto, come residuo di una storia andata in onda tanto tempo fa e che adesso ha già stufato. Ancora i terremotati? Basta con questi terremotati.
 
Mi dice: “Berlusconi è venuto a L’Aquila l’ultima volta a gennaio, sette mesi fa. Si è spaventato dei fischi. Da allora non si è più visto. Ha mandato un po’ di ministri, compresa la Prestigiacomo che ci diceva non preoccupatevi. Come no: e perché mai dovremmo preoccuparci? Durante la campagna elettorale sono venuti tutti, deputati, sottosegretari, ministri. Berlusconi ogni tanto telefonava”.
Ma quando è finita la campagna elettorale è finita anche la processione. Sono finite le promesse. Sono finite le telecamere. Ora tocca agli scudi, ai manganelli e a qualche ferito senza importanza. 
(Vignetta di Bandanax)



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bandanaxSignornò, da L'Espresso in edicola

Un anno fa, sull’onda emozionale del terremoto, le bocche dei politici e i commenti dei giornali di ogni tendenza tracimavano di slogan sdegnati: “Chi ha sbagliato paghi”. Ora che la Procura dell’Aquila ha chiuso l’inchiesta con gli avvisi ai sette membri della commissione Grandi Rischi accusati di omicidio colposo, lo sdegno è tutto contro i magistrati. Stendiamo un velo pietoso su Berlusconi che irride alla presunta accusa a Bertolaso di “non aver previsto il terremoto” e minaccia di ritirare dall’Aquila la Protezione civile; su Bertolaso che, ormai impegnato nella sua protezione dai sospetti di corruzione, si dice “sbigottito”; e sul successore designato Franco Gabrielli, ex prefetto dell’Aquila, che accusa “i soloni che sostengono a posteriori la prevedibilità del terremoto”. Dinanzi al crollo del “miracolo” aquilano e dei loro rispettivi monumenti, sono comprensibilmente nervosi e poco lucidi.

Più preoccupante è che le stesse assurdità vengano da commentatori“indipendenti” come il vicedirettore del Corriere della sera Antonio Macaluso. Pure lui si domanda: “Si può prevedere un terremoto?”. E si risponde: “Nessuno, in nessuna parte del mondo, è riuscito in modo scientificamente provato a prevenire queste calamità”. Poi accusa il procuratore Alfredo Rossini di vellicare la voglia di “linciaggio”, roba da “rabbrividire”, per aver osato auspicare “un risultato conforme a quello che la gente si aspetta”. Ma la giustizia è “amministrata nel nome del popolo” ed è naturale che un magistrato auspichi di assicurarla fino in fondo. Non certo per affermare -come traduce Macaluso- “che siccome tanta gente vuol sentirsi dire che L'Aquila andava sgombrata prima di quella notte, sarà bene che i giudici si adeguino”.

In realtà l’indagine non coinvolge affatto la Protezione civile né la accusa di non aver previsto il terremoto o sgombrato la città. Sotto processo è la Grandi Rischi, che si riunì all’Aquila il 31 marzo e si chiuse con un comunicato memorabile: “Scopo dell'incontro è stato fornire ai cittadini tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane: attività costantemente monitorata, pur non essendoci nessun allarme in corso”. Comunicato così tradotto da Isoradio: “La comunità scientifica ha confermato che non c’è pericolo perché il continuo scarico di energia riduce la possibilità che si verifichino eventi particolarmente intensi”.In conferenza stampa il vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis (ora indagato), invitò gli abruzzesi a bersi un bel bicchiere di Montepulciano.

Così le sere successive, invece di restare in allarme dopo sei mesi di sciame sismico, gli aquilani andarono a letto tranquilli. Ora, se i terremoti sono imprevedibili, non si può prevedere né che ci saranno né che non ci saranno. Ma, anzichè tacere o dire “non sappiamo”, i cervelloni della Grandi Rischi previdero che non sarebbe successo niente. Risultato: 308 morti. Per questo la gente chiede giustizia. Per questo la Procura prova a dargliela. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

«¡Que vivan las companeras!». Le Siciliane vincono il Premio Alpi. E non dovremmo festeggiare?
Mafia, camorra, Fiat: è tutto alla faccia vostra!
 di Riccardo Orioles.
"Lavoratoriii..."- Ucuntu n.79 del 24 giugno 2010


sotto scaccoSabato 26 giugno, Roma, ore 21. Serata No bavaglio in occasione della presentazione del documentario "Sotto Scacco", di Udo Gumpel e Marco Lillo. Partecipano Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Lillo, Udo Gümpel, Roberto Scarpinato, Claudio Gioè. c/o Caffé Letterario, via Ostiense 95
Video: Dell'Utri e le relazioni con Cosa Nostra - Da ilfattoquotidiano.it , l'anteprima del documentario" Sotto Scacco".


No bavaglio
Il testo del Ddl
Contro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio a Roma, Piazza Navona - 
Tutti in piazza il 1 luglio L'appello della Fnsi
Voglioscendere partecipa alla maratona di Liberarete.tv per la diretta on line della manifestazione

 


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natangelo

da "A" in edicola


Fino a due mesi fa, quando esplose lo scandalo della Protezione civile, la stragrande maggioranza degli italiani pensava che tutti i cittadini dell’Aquila avessero una casa, come il governo aveva promesso che sarebbe accaduto entro Natale. Poi l’indagine di Firenze, le intercettazioni con i gridolini di giubilo di imprenditori-sciacalli assetati di appalti sulla pelle dei morti hanno riportato all’Aquila qualche telecamera e qualche inviato dei grandi giornali. Così gli italiani hanno scoperto le sgradevolissime verità nascoste dietro la cartapesta della propaganda.

“L’Aquila - ha scritto Michele Brambilla sulla Stampa - è una città fantasma e il domani chissà quando arriverà. Il centro è morto. Non c’è una sola casa abitata. Le poche rimaste agibili non possono riaprire perché mancano i servizi - l’acqua, il gas - e perché c’è il rischio che crolli qualche edificio accanto. Quattro milioni di tonnellate di macerie attendono di essere portate via”. Tant’è che, dopo un anno di attesa, i cittadini guidati dal vescovo si sono armati di pale e carriole e han cominciato a fare ciò che l’invincibile armata di San Guido Bertolaso s’era scordato di fare: liberare il centro storico da detriti e calcinacci. Negozi e uffici sono chiusi. Idem i ristoranti e gli alberghi. Dei 67 mila residenti rimasti senza tetto dopo il terremoto, 13.408 abitano nelle “Case” (Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili); 4.295 nei “Map” (Moduli abitativi provvisori: casette di legno donate dalla Croce Rossa e dalla Protezione civile di Trento). Tutti gli altri si dividono fra alberghi sulla costa e caserme (7.332 aquilani), o sono ospiti di amici e parenti in case o roulotte (15 mila). Solo 27 mila son tornati nelle loro case: gli abitanti delle frazioni sparse intorno al centro storico, tuttora spettrale, pietrificato alla notte terribile del 6 aprile 2009.

Significa che non è stato fatto nulla? Assolutamente no, anzi. I nuovi edifici delle new town (progetto “Case”) sono più confortevoli dei vecchi container, triste strascico di altri terremoti, dal Belice all’Irpinia. Ma a che prezzo. In meno di un anno i costi delle new town sono lievitati del 40%: preventivo di 570 milioni, spese effettive di 800. Costo totale (e provvisorio) dell’emergenza: 1,4 miliardi. “Alla fine sarà il terremoto più caro di sempre”, spiega a Repubblica Teresa Crespellani, già docente di ingegneria geotecnica sismica a Firenze. La Protezione civile ha regalato 700 mila euro a una ditta privata solo per valutare l’agibilità delle case: compito che prima di Bertolaso era affidato ai tecnici del dipartimento a costo zero.

Ma quel che più offende è l’uso propagandistico ed elettorale che il governo ha fatto del terremoto e della ricostruzione (mai iniziata), spacciando uno sforzo normale e doveroso per un miracolo mai visto nel mondo, illudendo le popolazioni colpite, ingannando l’Italia, spacciando la Protezione civile come un’invenzione di San Silvio e San Guido, offendendo i friulani e gli umbri che diedero prova di laboriosità ed efficienza. E sprecando enormi risorse in opere inutili: pensiamo ai 500 milioni di euro buttati per attrezzare la Maddalena per il G-8 che non s’è mai tenuto, più gli altri milioni gettati per spostarlo all’Aquila, che di tutto aveva bisogno fuorché di ospitare le passerelle dei cosiddetti Grandi del Mondo.
Una recente inchiesta dell’Espresso ha rivelato che solo per le riprese televisive destinate a immortalare Berlusconi che consegnava le casette agli aquilani Palazzo Chigi ha buttato 300 mila euro: il doppio di quanto aveva speso il precedente governo Prodi in due anni per tutti i suoi eventi mediatici (in 17 mesi Berlusconi ha già speso 5 milioni di euro). Ciliegina sulla torta, la lettera del coordinatore Denis Verdini al Pdl d’Abruzzo alla vigilia della manifestazione di piazza San Giovanni: “Non posso credere che quella popolazione beneficiata non riempia cento pullman oltre a quelli già organizzati”. Popolazione beneficiata? 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Il video della presentazione di Ad personam a Roma, 22 marzo 2010 . Interventi di Piercamillo Davigo, Antonio Padellaro, Roberto Scarpinato e Marco Travaglio.

Commento del giorno
di laressi - utente certificato - lasciato il 6/4/2010 alle 18:49 nel post L'inciucio che vogliamo
Per un piatto di lenticchie Esaù si giocò la primogenitura, al Pd per fare opposizione basta sedere a tavola e..guardare come "mangiano".


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bandanax


Da Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2010

C’è solo una lettura più divertente delle intercettazioni: i titoli dei giornali sulle intercettazioni. Il Pompiere della Sera ha già degradato lo scandalo della Prostituzione civile a seconda notizia per dare il dovuto rilievo al sensazionale “Pensioni, allarme di Berlusconi”. Il Giornale invece apre su Bertolaso: “Intercettazioni tutte da interpretare”, “solite trappole”, “nuova stagione di fango”.
“Su Bertolaso – spiega Feltri – la sensazione è che ci sia poco o niente”: mica come sull’omosessualità di Boffo, per dire. Trattasi di “gossip”, argomenta l’autorevole Meluzzi, portavoce di don Gelmini imputato per molestie su ragazzini. Sempre sul Geniale, Annamaria Bernardini de Pace si raccomanda: “Non chiamatele escort, ma prostitute”, “sono puttane che si offrono ai potenti”: non poteva dirlo all’altro utilizzatore finale?
Secondo Belpietro, “non ci fosse stato Bertolaso, i terremotati de L’Aquila sarebbero ancora nelle tende o nei container”. Invece sono in albergo e L’Aquila, dieci mesi dopo, è in macerie come il giorno del terremoto. In compenso alla Maddalena han buttato 330 milioni per alberghi a 5 stelle con vista sui tir.
Il Foglio affida un commento a un esperto del ramo: Sergio Soave, l’ex dirigente Pds che patteggiò la pena per le mazzette sul metrò milanese, dunque può autorevolmente analizzare le nuove mazzette: “Come si può passare col rosso suonando il clacson quando si trasporta un ferito all’ospedale, così si debbono poter infrangere regole ordinarie quando si fronteggia una situazione straordinaria”.

Infatti gli appalti riguardano il G8, i Mondiali di Nuoto e i 150 anni dell’Unità d’Italia, tutte situazioni straordinarie, eventi imprevedibili scoperti per caso all’ultimo momento. Immaginiamo il panico quando, in una delle tante notti insonni al centro benessere “Beauty Salaria”, San Guido Vergine e Martire fu avvertito da una fisioterapista di mezza età, tale Francesca, lontana discendente della contessa di Castiglione e di Costantino Nigra, che nel 1861 era nata l’Italia unita. Panico, allarme rosso, stato di emergenza, poi l’Uomo del Fare allertò prontamente il genio pontieri e i cani da valanga, infine chiamò il prode Anemone, che peraltro aspettava da ore fuori dalla porta, all’addiaccio, li mortacci sua.

Decisamente più sapido l’altro editoriale del Foglio, dal titolo in chiaroscuro ispirato dal cardinal Ruini: “Chiudere la patta”. Sul Riformatorio si produce Polito El Drito in persona: ha compulsato per ore “i brogliacci delle telefonate e i commenti del gip in cerca del reato”. E, tanto per cambiare, non ci ha capito una mazza: manca – scrive con notevole ironia involontaria – “la pistola fumante”. Anzi gli è parso che la celebre Francesca “non potrebbe far escludere la cura di un’ernia del disco”. Poi vaticina che il processo finirà in prescrizione, così “non sapremo mai se Bertolaso ha fatto le terribili cose di cui è accusato” e “se gli appalti della Protezione civile finivano tutti ai personaggi che sghignazzavano alla notizia del sisma de L’Aquila e se la Maddalena è stato un colossale sperpero” perché non avremo “una sentenza definitiva”. Invece di fare un paio di visure camerali o di mandare qualcuno alla Maddalena, lui aspetta la Cassazione. E’ fatto così: se, puta caso, vede un tizio con mascherina, passamontagna e calzamaglia nera che esce da una banca col sacco in spalla, El Drito non grida “al ladro”. Aspetta una dozzina d’anni che la sentenza passi in giudicato.

Intanto San Guido sfodera tre alibi di ferro. Il primo glielo fornisce il ministro Matteoli: “Con tutto quel che ha da fare, Bertolaso non ha tempo per farsi corrompere” (i giudici lo terranno nel dovuto conto). Il secondo lo spiega l’interessato al Corriere: “Pensate che si possa comprare con 10 mila euro uno come me? E’ umiliante”. In effetti solo uno straccione si venderebbe per così poco: bisogna aggiornare il listino prezzi. Il terzo alibi è gentilmente offerto dal Banana: “Bertolaso non si tocca”. Alla bisogna provvede, eventualmente, Francesca.
(Vignetta di Bandanax) 

Commento del giorno
di Foxxya - lasciato il 12/2/2010 alle 22:3 nel post Gasparri, indovina chi viene a cena
Secondo me si può fare di meglio. Sono pronto ad offrire una bella foto di Di Pietro che dialoga amabilmente con Craxi riguardo affari illeciti. Beh certo in aula di tribunale....ma che importa...


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La buona notizia e’ che nella clinica svizzera di Gravesano rimetteranno in sesto il setto nasale del Cavaliere, gli riaggiusteranno l’incisivo, il massiccio facciale, la guancia, e l’umore. Il quale  umore gia’ in queste ore natalizie vibra verso l’amore evangelico dove e’ il perdono che fiorisce e il solo dolore ammesso e’ quello a fin di bene, che ravvede l’avversario e in subordine il resto dell’umanità, cioè il corpo elettorale. Del resto sono “i valori cristiani” a ispirare l’azione del suo governo. Lo ha scritto di suo pugno al Papa in un sofferto messaggio privato, tanto intimo da essere diffuso tramite l’agenzia Ansa in queste ore sante. Il temuto Massimo Tartaglia rimarra’ in carcere non si sa se per scongiurare il pericolo di fuga, o di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato con manufatto premeditato.

Le cattive notizie sono tutte le altre. I treni bloccati. Le macerie dell’Aquila congelate dalla neve. La Finanziaria varata a tempo record con i capitali in nero dello scudo fiscale. I due milioni di disoccupati. D’Alema che lavorera’  - oltre che al Copasir, il comitato che si occupa del controllo degli spioni – anche al dialogo tra opposizione e maggioranza, ma questa volta senza la Bicamerale e quella gustosa sequenza di riunioni in cui tutti prendevano te’ e pasticcini in compagnia dell’inchiostro dei padri costituenti e ognuno leggeva all’altro dei brani per darsi di gomito, inventare battute, ridere e farsi scherzi fino all’ora di cena.
Il dialogo – benedetto in queste ore da Luciano Violante, Nicola Latorre, Antonio Velardi, Giuliano Ferrara, Marcello Dell’Utri e l’involontario Filippo Graviano - lavorera’ all’immunita’ perpetua del Cavaliere. Niente piu’ magistrati a ficcare il naso nelle parcelle dell’avvocato David Mills, negli affari americani di Frank Agrama, nella permanenza arcoriana della buonanima di Vittorio Mangano, nella vita privata di giovanissime promesse della politica italiana istruite dal mitico Topolanek ai valori cristiani nei bungalow di villa La Certosa. Auguri. 
(Vignetta di Natangelo)

Commento del giorno
di drainyou80 -  utente certificato -  lasciato il 24/12/2009 alle 0:47 nel post Il migliore amico dell'uomo
Fantastico finalmente abbiamo trovato qualcuno di sinistra con un po' di carisma. Dog for president.

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Vignetta di VotaFifo
da Antefatto.it

La salma di Kim Il Silvio è stata composta e mummificata nella terza camera del Parlamento italiano, la camera ardente di Porta a Porta, alla presenza dell’imbalsamatore ufficiale Bruno Vespa. Le laboriose operazioni hanno richiesto quasi tre ore e mezza di diretta, mettendo in fuga gran parte del pubblico di Raiuno. Nemmeno la desertificazione dei programmi sulle altre reti per costringere la gente a guardare solo lui ha sortito l’effetto sperato. I più hanno preferito qualunque cosa, persino L’onore e il rispetto con Gabriel Garko su Canale5 e la trentesima replica di Dirty dancing su Italia1, pur di non assistere alla raccapricciante decomposizione e ricomposizione del premier. E dire che martedì la platea televisiva era particolarmente nutrita: 28 milioni di persone. Di queste, ben 16 milioni sono transitate per qualche istante su Porta a Porta (i famosi “contatti”), ma solo una media di 3,2 milioni si è fermata lì. Nulla ha potuto il poderoso traino di Affari tuoi, che ha lasciato all’insetto una dote del 25% di share. Il tempo della pausa pubblicitaria e, alle prime note di Via col vento, la comparsa dell’asfaltato capino presidenziale in penombra ha messo in fuga quasi la metà del pubblico di Raiuno verso altri lidi. Solo il 13,4% ha deciso di sorbirsi il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni che vanta il 68% di consensi. In proporzione, meno di un terzo degli elettori della sua coalizione ha deciso di starlo a sentire: magari lo votano, ma non lo vogliono nemmeno vedere.

La fuga di telespettatori è proseguita incessante per tutta la serata (senza contare quelli che, essendosi addormentati, non son riusciti a cambiare canale): dopo il primo spot, gli iniziali 4 milioni si erano già ridotti a 2,5, con qualche successiva risalita fino a 3. Un’emorragia inesorabile che nemmeno il ritorno del pubblico alla fine delle partite, dei film e delle fiction è riuscito a compensare. Solo i quattro cosiddetti giornalisti presenti sul luogo del disastro (specialmente l’eroico Sansonetti) hanno totalizzato ascolti inferiori alla mummia del premier, con le loro domande persino più mortifere delle risposte. Naturalmente, se Kim Il Silvio piange, Mediaset ride: grazie a Porta a Porta e alla cancellazione di Ballarò, la prima serata è stata vinta da Canale5 e Italia1 (e per non far vincere pure Rete4, si è dovuta riesumare una boiata pazzesca come Selvaggi dei fratelli Vanzina).

E dire che il pover’ometto, nonostante i maggiordomi che lo assediavano, le ha provate tutte per bucare ancora una volta il video, come ai bei tempi, quando il grande comunicatore era ancora in vita. Il “sopralluogo” con insetto al seguito fra le betoniere e le gru del “più grande cantiere del mondo” è destinato a entrare nella storia della tv subito dopo i fratelli De Rege. La scena del premier che scopre l’edilizia antisismica e la illustra al mondo come una sua invenzione è meglio del Sarchiapone. Quando poi s’introduce nello chalet pagato dalla Provincia di Trento, se ne appropria e comincia a spalancare le antine della cucina componibile e l’armadio della camera da letto spiegandone l’uso ai terremotati, supera la Cuccarini nelle televendite della Scavolini, la più amata dagli italiani. E ancora :“Presto manderemo batterie di pentole, piatti, posate e bicchieri”, evidente omaggio a Vanna Marchi (che però in questi casi aggiungeva “cinque pentole antiaderenti a gratisss, siori e siore!”). La pronuncia “niu tauns” ricordava il miglior Arbore che pluralizzava tutto, anche i “tams tams”. Notevole anche il “ma quali casette in legno! Queste sono vere e proprie ville nelle quali tutti noi vorremmo abitare”: soprattutto chi ha la fortuna di averne sette in Costa Smeralda, due in Brianza, una sul lago di Como, una a Portofino, una alle Bermuda e un’altra ad Antigua.

Ma il top, pressochè inarrivabile, Kim Il Silvio l’ha toccato con l’annuncio: “Useremo il know how unico al mondo maturato con queste case, per costruire nuove carceri”. Qui l’audience, agonizzante nel resto del Paese, ha avuto un picco improvviso nei penitenziari. La promessa di nuove carceri prefabbricate in legno ha suscitato grande interesse presso i detenuti di oggi e di domani. Gli amici si vedono nel momento del bisogno.
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

da Micromega.net
La politica della devastazione di Angelo d'Orsi
Vespa fa slittare Ballarò. Pezzopane: "Propaganda indecente. Migliaia ancora senza casa"
Lo shock di Videocracy e il "fascismo estetico" di Andrea Inglese

Nel nome del Signore, obietta e dà dolore di Carlo Cornaglia
A Poznan son riuniti i farmacisti
cattolici e il Papa è intervenuto:
“Mi raccomando, non fate gli affaristi:
si spalanca l’inferno in un minuto

se, per seguire le leggi del mercato,
scordate l’adesione al magistero
e quello che la Chiesa vi ha insegnato.
Non c’è rosario né preghiera o cero...
Leggi tutto


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Vignetta di Bandanas

Il G8 è il più grande allestimento di fiction che il palcoscenico del mondo conosca. Arruola migliaia di comparse armate. Attiva controlli satellitari, forze navali e aeree. Isola una porzione geografica del Paese ospitante e la occupa, la perquisisce, la sterilizza. In quello stesso luogo fa convivere il massimo del segreto (il potere) con il massimo della visibilità mediatica (la tv) in modo che uno illumini l’altro e lo moltiplichi.

Il G8 dilaga come una febbre nei palinsesti di tutte le nostre vite. Diventa lo spettacolo dei buoni sentimenti e della politica di superficie. Un grande ballo senza musica, un racconto fiabesco. Illumina i volti e i corpi di una pattuglia di comandanti in capo (detti Gli Otto Grandi) che convergono con i rispettivi staff (ognuno un aereo, un servizio di sicurezza, un plotone di esperti) per sorridersi e abbracciarsi in pubblico, e poi ritirarsi in segreto dietro a schiere di uomini armati, porte blindate, a consumare i famosi Summit “dove vengono discussi i grandi problemi del mondo”. Anzi ponderati. Mentre le loro mogli, circondate da altrettante telecamere, riflettori, bodyguard, visitano bimbi, consolano ammalati (o terremotati) bevono il tè, ma specialmente fanno shopping, ognuna esibendo una qualità peculiare, la bellezza, il sorriso, il tailleur.

Questo mentre a Urumqui, nello Xinijang, l’esercito cinese fa strage di uomini e donne uiguri; a Teheran sparano sulla folla che manifesta contro il regime di Ahmadinejad; a Mosca regna Putin e sparisce l’inchiesta sull’omicidio di Anna Politovskaja; l’Africa muore di fame, eccetera.

A L’Aquila non si è deciso nulla - clima, inquinamento, povertà del mondo, crisi finanziaria, armamenti - tutto rimandato o deciso altrove. Dell’immenso spettacolo resteranno un paio di immagini: quella di Barack Obama che stringe la mano a Gheddafi, e di Stefania Pezzopane che bacia George Clooney, e che ci sono costate quanto un intero programma alimentare per l’Africa.
 
Oggi i Grandi Del Mondo partiranno. Papi invece resta, andrà a rilassarsi nella spa di Arcore con metaldetector anti registratori. E i terremotati? Quelli rimangono in tenda, bye bye.
(Vignetta di Bandanas)

Segnalazioni

8 luglio, notte bianca anti-bavaglio e presentazione de Il Fatto Quotidiano
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integrale della serata
Guarda il video di youreporter.it
Leggi l'articolo di Elia Banelli da agoravox.it

Leggi l'articolo di Gianluigi

Pinocchio va al G8 - di Carlo Cornaglia
Prima ancor dell’inizio del G8
a L’Aquila il Berlusca sale in rampa:
“Poiché è chiaro si tratti di un complotto
non ho certo paura della stampa…”

Come sempre ha ragione Berlusconi,
non giungono domande dai cronisti,
né da quelli cattivi né dai buoni,
microfoni non se ne sono visti...
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