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da ilfattoquotidiano.it


Domani, come dovrebbero fare tutti i giornalisti iscritti alla Federazione nazionale della stampa (il nostro sindacato), anche noi del Fatto saremo in sciopero. E’ uno sciopero di cui condividiamo fino in fondo le ragioni, ma non le forme. L’ho scritto e lo ripeto: non ha alcun senso protestare contro il bavaglio imbavagliandoci per un intero giorno, facilitando il compito agli imbavagliatori che – oltre al danno, la beffa – usciranno con i loro giornali-trombetta.

Se gli scioperi servono a sensibilizzare la stampa e l’opinione pubblica su un problema grave, è un controsenso, un paradosso che la stampa non usi se stessa per fare le sue denunce, ma si autoriduca al silenzio, accontentando chi la vorrebbe silenziosa. Non è un caso se i quotidiani che tifano bavaglio – Il Foglio, Libero (anzi Occupato) e il Riformista – e Il Giornale berlusconiano che pure s’è detto contrario alla porcata Alfano domani saranno regolarmente in edicola. Così monopolizzeranno l’informazione (si fa per dire) sugli scandali di giornata: dalle conseguenze delle manganellate ai terremotati dell’Aquila alle ultime novità della manovra finanziaria anti-guardie e pro-ladri all’arresto di Flavio Carboni e altre preclare figure della cricca dell’eolico legata ai vari Verdini e Dell’Utri. E ingrasseranno a suon di milioni a spese di chi sciopera. Bel risultato, non c’è che dire: un’intera giornata di pensiero unico non solo a reti unificate, ma anche a edicole unificate. Davvero geniale, complimenti vivissimi.

Abbiamo tentato fino all’ultimo di convincere la Fnsi a compiere uno sforzo di fantasia, per rendere la nostra protesta la più efficace possibile. Per esempio, mandando in edicola i giornali listati a lutto, in forma di dossier con quegli atti giudiziari e quelle intercettazioni che negli ultimi anni non avremmo potuto pubblicare, lasciando i cittadini all’oscuro degli scandali del potere politico, economico, finanziario, sportivo, mafioso. Ma non c’è stato verso, forse anche per il poco tempo a disposizione. Peccato.

A questo punto però, siccome la Fnsi è diretta da organismi democraticamente eletti da tutti noi, non possiamo far altro che accettare la sua decisione di protestare con lo sciopero, per non dividere il fronte anti-bavaglio. Siccome, temo, di proteste dovremo farne ancora parecchie in questa fase di putrefazione del regime che potrebbe durare a lungo, ci auguriamo che la prossima volta si pensi, per tempo, a forme di denuncia meno autolesioniste, più efficaci e soprattutto più utili, anzi meno dannose per i cittadini.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

La diletta in Canadà - Le poesie di Carlo Cornaglia
Il G20 si tiene in Canadà
e ci arriva pimpante il Cavaliere
con bionda di vistosa qualità
presa di Polverini dalle schiere.

I giornal sono svelti a criticare:
“Il solito mandrillo all’italiana
che si dà con le donne un gran da fare!”
Ma va studiata la realtà caimana:
(leggi tutto)


Segnalazioni

Ci vuole un altro Pertini e forse c'è - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
Ballata di una città normale - Ucuntu n.80, 8 luglio 2010

agenda neraVenerdì 9 luglio, Palermo, ore 18 - Dibattito in occasione della pubblicazione del libro "L'agenda nera della Seconda Repubblica", di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (edizioni Chiarelettere). Intervengono con gli autori Salvatore Borsellino, Salvatore Cusimano, Gioacchino Genchi, Marco Travaglio. Modera: Francesco Enrico Bellavia
c/o Libreria Kalhesa (Giardino), Via Foro Umberto I, 21 










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bertolotti de pirro

Da Vanity Fair,16 giugno 2010

Ma il regimetto che vorrebbe instaurare il Cavaliere con la sua legge Bavaglio di quante barriere mediatiche avrà bisogno? Ci sarà abbastanza filo spinato per imprigionare non solo la testa e le testate dei sudditi italiani, ma pure gli spazi orizzontali della Rete? E come?

Facciamo il caso doppio di un Bertolaso rinviato a giudizio e di una signora Mastella prosciolta da ogni accusa (lo so, lo so, ma è solo un’ipotesi) rispettivamente con intercettazioni e altre prove che incastrano uno e scagionano l’altra. E facciamo il caso che giornalisti francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli pubblichino in Rete quegli atti ottenuti da accusa e difesa, come è consentito in ogni legislazione democratica. Accadrebbe che quegli stessi documenti vedrebbero immediatamente la luce pure qui, da noi, dove il Cavaliere vorrebbe il silenzio birmano dei giornali e le censure post sovietiche delle televisioni nella Russia di Putin.

Nella Cina che assedia il Tibet e i diritti dei lavoratori, lavorano 40 mila funzionari del partito comunista per monitorare costantemente la Rete, spegnere i siti, cancellare le immagini, fermare la libertà di parola. E ci sono corpi di polizia specializzati nella caccia ai trasgressori che in silenzio finiscono nei campi di detenzione. Accadrà anche qui?

E chi ci sarà a guidare questa polizia del pensiero, Paolino Berlusconi? Paolino Bonaiuti? Paolino Romani? Quei simpatici perdigiorno della Commissione parlamentare di vigilanza? E coadiuvati da chi, dai paracadutisti della Folgore, che dopo selezioni durissime, oggi fanno la guardia ai ciclomotori parcheggiati nelle più belle piazze di Roma? 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Ninna nanna, ninna nonno - Le poesie di Carlo Cornaglia
La legge sul bavaglio è ormai in arrivo
e pochi giorni fa Napolitano
con intervento molto combattivo
si è opposto alla protervia del caimano.

La soluzion, pur se non condivisa,
sia almen la più accettabile per tutti!”,
frase da scompisciarsi dalle risa
sapendo quanto sono farabutti
(leggi tutto)

Segnalazioni

No bavaglio
Il testo del Ddl
I blogger contro l'obbligo di rettifica di Federico Mello (da antefatto.it)
La legge bavaglio sulla stampa estera (traduzioni a cura di italiadallestero.info):
Giorno nero per la libertà di stampa in Italia (Der Standard, Austria)
Italia: passa al Senato la legge che limita le intercettazioni telefoniche (El Periodico - Spagna)
Nuova legge su misura in Italia (Svenska Dagbladet, Svezia)
La minaccia alla libertà di stampa in Italia è un problema per l’intera Europa (The Observer, UK)
Silvio Berlusconi affronta dure critiche per la legge sulle intercettazioni telefoniche (The Guardian, UK)
Chi lotta contro la mafia in Italia teme la legge sulle intercettazioni - (CBS News, USA)

ilfattoVideo - Marco Travaglio racconta una storia di mafia alla Favorita di Palermo 



 


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Buongiorno a tutti, facciamo una cavalcata tra le varie notizie che affollano i nostri pensieri a causa dell’affollamento sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei telegiornali, per cercare di capire se c’è una logica in questo guazzabuglio. Secondo me c’è una logica: il punto di partenza è un rapporto rivelato dall’Espresso del Consiglio d’Europa nel quale si mette il dito sulle piaghe della giustizia italiana, su quelli che sono i veri problemi della giustizia italiana e che sono, secondo la Corte europea di giustizia del Consiglio d’Europa, le ragioni per cui poi viene condannata l’Italia per denegata giustizia.

La non giustizia italiana
Per quale motivo, perché fa troppe intercettazioni? Perché si arresta troppo? Esattamente il contrario, perché c’è troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve, la prescrizione assurda perché continua a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio, la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare mai pedaggio, infiniti formalismi che sono la pacchia degli avvocati Azzeccagarbugli, soprattutto di imputati colpevoli, le condanne che anche quando diventano definitive, le rare volte non vengono eseguite, la famosa certezza del diritto e la famosa certezza della pena. (Leggi tutto)

Errata Corrige
Il nome del tizio agrigentino segnalato da Gian Antonio Stella per la promozione avuta dal ministro Alfano non è Ceresa, come erroneamente ho detto, ma Casesa. (m.trav.)

Segnalazioni

No bavaglio
Il testo del Ddl
La mobilitazione in video di artisti, giornalisti e intellettuali contro la legge bavaglio (da repubblica,it)
E adesso arrestateci tutti. Mercoledì 16 giugno assemblea straordinaria di Art.21. Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale - di Stefano Corradino (da articolo21.org)
No bavaglio day,  9 luglio 2010 Roma L'appello del Popolo Viola

La libertà di stampa e i libri
Piccola biblioteca della libertà - La pagina su Facebook
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato. Video-intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza autori del libro "L'agenda nera" (edizioni Chiarelettere).

Video - Marco Travaglio a Otto e Mezzo del 12 giugno
Marco Travaglio al Festival Collisioni 2010
(da radioradicale.it)

 

 


continua

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 bertolotti de pirro
Da Vanity Fair, 9 giugno 2010

Sette giorni su sette il governo si vanta dei mafiosi latitanti scovati in Sicilia, dei camorristi catturati in Campania, delle famiglie di ‘ndrangheta sgominate in Calabria, dei beni miliardari sequestrati ai boss. Come se il merito di tante vittorie contro la criminalità organizzata fosse il suo, del governo, anzi un po’ di Bobo Maroni, e molto addirittura del Cavaliere. Non è così. La gran parte del merito va equamente distribuita tra le forze dell’ordine che fanno le indagini e alla tanto vituperata magistratura che le coordina.

Il vero agire del governo – in questi mesi di vittorie sbandierate – procede all’opposto a smantellare il potere penetrante delle investigazioni. A derubricare i reati. A innalzare difese per gli indagati, specie se classe dirigente. A tagliare drasticamente i tempi e i modi delle intercettazioni, a secretare il risultato delle indagini imbavagliando la stampa. 
Sono gli atti concreti e non le chiacchiere a confermare la strada intrapresa dal governo: tagli continui alle forze dell’ordine, perpetua guerra alla magistratura denigrata fino agli insulti (“peggio dei criminali, eversivi”). E’ Berlusconi che esalta il coraggio di Vittorio Mangano, il mafioso. E che abbraccia in pubblico Marcello Dell’Utri, suo braccio destro, già condannato a nove anni in primo grado.

La legge bavaglio che il Cavaliere pretende contro le indagini, contro i magistrati, contro i giornalisti, non è riformabile. O si riuscirà a cancellarla, o è meglio che passi il più in fretta possibile, in modo che sia la Corte Costituzionale, la disobbedienza civile e l’Europa a fulminarla per sempre. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

no bavaglioNo bavaglio
L'appello contro il Ddl sulle intercettazioni
Il nuovo testo del Ddl Alfano con gli emendamenti 
Video- Natale (FNSI): Una parte dell'Italia non ce la fa più (da repubblica.it)

La libertà di stampa e i libri - L'appello degli editori
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bandanax

Signornò, da L'Espresso in edicola


"Qualcuno ascolterà le conversazioni telefoniche, il pm le farà trascrivere e le inserirà agli atti e tutti le conosceranno. Tutti tranne i lettori, a cui i giornalisti non potranno più raccontare nulla. Del resto i criminali sono i giornalisti". Era il 13 giugno 2008 e Maurizio Belpietro, direttore di "Panorama" (famiglia Berlusconi), le cantava chiare al governo del suo editore che aveva appena licenziato la legge-bavaglio Alfano. Oggi Maurizio Belpietro, direttore di "Libero" (famiglia Angelucci), plaude alla "legge sacrosanta" per "regolamentare le fughe di notizie", fingendo di ignorare che il divieto riguarda gli atti non segreti. Intanto pubblica notizie segrete su presunti conti esteri dei ministri Bondi e Matteoli, perché "noi continuiamo a stampare quanto apprendiamo", "ma è forte la sensazione di essere inconsapevoli strumenti di un gioco che mira a intorpidire le acque" (forse voleva dire intorbidire). Insomma "pubblichiamo ciò che scoviamo anche perché questo ci impone la concorrenza, ma non siamo portati per i processi a mezzo stampa, continuiamo a preferire quelli in tribunale con tutte le garanzie, pensiamo che sia più che giustificata una legge che imponga di raccontare i fatti penalmente rilevanti solo quando siano stati accertati. Con buona pace di chi crede che l'eco della Procura sia il solo modo di fare giornalismo e di guadagnare".

Perbacco, questo Belpietro, che fior di garantista. Dev'essere un omonimo del Belpietro che, nel gennaio 2006, direttore del "Giornale", pubblicò illegalmente la famosa telefonata Fassino-Consorte, talmente segreta che la Procura non l'aveva fatta trascrivere in quanto priva di "rilevanza penale". Dev'essere un omonimo del Belpietro che nel 2007 sbattè in prima pagina sul "Giornale" le foto di Silvio Sircana, portavoce di Prodi, che parlava con un trans, talmente priva di rilevanza penale che nessuna procura l'aveva mai acquisita. Poi pubblicò quelle del ministro Mastella nel caso Why Not, pur sapendole top secret e penalmente "ininfluenti". Dev'essere un omonimo del Belpietro che nell'agosto 2008 sparò su "Panorama" le intercettazioni segrete e penalmente irrilevanti di alcuni imprenditori che chiedevano (invano) favori a Prodi, poi spiegò all'Apcom: "Il mio mestiere è pubblicare le notizie. Se c'è un'inchiesta di una Procura che ha autorizzato intercettazioni a carico dell'ex premier e di suoi collaboratori, io le pubblico. Perché la polemica scoppia solo quando riguardano un politico?".

Se il Belpietro di "Libero" avesse conosciuto il Belpietro del "Giornale" e di "Panorama", l'avrebbe strapazzato di brutto, accusandolo di "intorpidire le acque", di fare "processi a mezzo stampa", di essere "l'eco della Procura". E avrebbe invocato una legge "sacrosanta" per bloccarlo. Piccola curiosità: Belpietro-1 pubblicava atti e bobine sulla sinistra, Belpietro-2 è costretto a raccontarne sulla destra e chiede al governo di fermarlo. Ma questa è solo una nota di colore.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Video - Marco Travaglio alla Festa del Fatto Quotidiano legge i servizi del Tg1 e gli editoriali di Vespa
(da antefatto.it)

"Più fanno leggi ad personam, più dimostrano la loro debolezza" - Marco Travaglio al Festival di giornalismo d'inchiesta "A Chiare Lettere" di Marsala (da tempostretto.it)

La libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE

Libri per la libertà - Dal 31 maggio al 6 giugno una settimana di reading nelle librerie di tutta Italia contro il Ddl intercettazioni e in difesa della libertà di informazione, di opinione e di stampa. 
Lunedì 31 maggio, ore 17 evento di apertura al Teatro Quirino di Roma con Corrado Augias, Carlo Bernardini, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Guido Crainz, Rosetta Loy, Valerio Magrelli, Alessandro Pace, Antonio Pascale, Christian Raimo, Stefano Rodotà, Giovanni Sartori, Tiziano Scarpa, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Chiara Valeri e molti altri.




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E' online il blog dell'Antefatto, con le rubriche di Travaglio, Padellaro, Beha, le notizie e le analisi dei giornalisti del Fatto Quotidiano

Vignetta di BandanasLa mosca tzé tzé

da L'Antefatto, 4 luglio 2009

Qualche ingenuo starà brindando per l’iniziativa assunta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e annunciata oggi da Liana Milella su la Repubblica. Siccome nessuna smentita è giunta dal Quirinale, se ne deduce che è tutto vero. Il capo dello Stato ha convocato il Guardagingilli Angelino Jolie per fargli sapere che la legge sulle (anzi contro le) intercettazioni e il bavaglio alla stampa, così com’è uscita dalla Camera e sta per essere approvata anche dal Senato, lui non la firma. E’ preoccupato per le eccessive limitazioni alla libertà di stampa e per l’irragionevolezza di alcuni paletti alle intercettazioni che, a suo avviso, potrebbero indurre la Corte costituzionale a bocciare la legge. Dunque, dirà qualche ingenuo, dobbiamo essere felici. Nossignori. Anzitutto per una questione di procedure: come lo stesso Napolitano ha più volte detto in pubblico, “quando il Parlamento lavora, il capo dello Stato tace”. Attende cioè che una legge sia approvata per esaminarla e decidere se promulgarla con la sua firma, oppure rinviarla alle Camere per manifesta incostituzionalità (o per scopertura finanziaria, ma non è questo il caso). Lui invece s’è inventato questa prassi sconosciuta alla nostra Costituzione, che i soliti tromboni e pompieri al seguito chiamano elogiativamente “moral suasion”: far sapere riservatamente alla maggioranza che la legge non gli piace, affinchè sia modificata come vuole lui.

L’aveva già fatto col decreto anti-Eluana, e giustamente il governo aveva protestato contro l’insolita prassi di dare un parere preventivo mentre il consiglio dei ministri era riunito per decidere. Ora la scena si ripete mentre il Senato sta esaminando il testo. Lo scopo dell’iniziativa quirinalesca è evidente: “migliorare” una legge-porcata assolutamente impossibile da migliorare (come pensare di profumare un ammasso di letame con una goccia di Chanel numero 5) e risparmiare al governo Al Tappone lo smacco plateale di un disegno di legge bocciato dal Quirinale dopo essere passato in entrambi i rami del Parlamento. Peccato che, fra i poteri che la Costituzione riserva esplicitamente al capo dello Stato, non sia contemplato quello di preoccuparsi delle figuracce del governo (come non è previsto che il capo dello Stato inviti le opposizioni e la stampa a una “tregua” per non disturbare il governo alla vigilia del G8).

Il risultato sarà che la legge-bavaglio verrà lievemente ritoccata, produrrà ugualmente danni indescrivibili, ma alla fine il Quirinale ne firmerà la nuova versione, riducendo le speranze che la Corte costituzionale la faccia a pezzi. Se c’è il rischio che la Consulta non bocci nemmeno il Lodo Alfano, capolavoro di incostituzionalità, figurarsi i tremori dei nostri ermellini (compresi i compagni di merende di Papi) quando dovranno esaminare la porcata “migliorata” dalla “moral suasion" quirinalizia. Insomma, le peggiori notizie, nella politica italiana, sono proprio quelle che, all’apparenza, sembrano le migliori. Nella celebre commedia "A che servono questi quattrini", il protagonista Eduardo De Filippo consiglia a un suo giovane discepolo il da farsi in caso di eventi apparentemente negativi: mettersi di fronte allo specchio e ripetere alternativamente due frasi: “Chi ti dice che sia una disgrazia?” e “Chi ti dice che non sia una fortuna?”, facendole precedere entrambe con un bell’”A me nun me passa manco pe’ ‘a capa”. Noi, ogni volta che entra in scena la moral suasion napolitana, dobbiamo fare esattamente il contrario. Cioè ripetere allo specchio: “Chi ti dice che non sia una disgrazia?” e “Chi ti dice che sia una fortuna?”, “”A me nun me passa manco pe’ ‘a capa”.

Segnalazioni

Berlusconi e il disturbo vincente. Intervista allo psichiatra Luigi Cancrini di Stefano Corradino (Articolo21.info)

da Micromega.net
Mafia, politica e affari: sette domande al Cavaliere di Carlo Cosmelli
Il Re Taumaturgo è nudo di Angelo d'Orsi
Via dalla Consulta i cortigiani di Re Silvio di Pancho Pardi
Ddl sicurezza - Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio: Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa

L'estate del Titanic - Ucuntu n.45 (3 luglio 2009)


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Vignetta di theHandSia chiaro che noi stiamo con Minzolini. Anticipando di poche settimane la legge-bavaglio - che gli fa un baffo, lui il bavaglio ce l'ha incorporato - il popolare Scodinzolini ha spiegato alla stampa mondiale che il pornoscandalo di Puttanopoli che sta travolgendo il premier e ha destato le attenzioni anche di Avvenire e Famiglia Cristiana, ma persino di Tg5, Matrix, Giornale e Foglio, non è una notizia. È «gossip», «pettegolezzo», «chiacchiericcio» usato dai criminosi giornalisti stranieri, succubi di «interessi economici», a fini di «strumentalizzazione politica». Gliele ha cantate chiare. Chissà come dev'essersi sentito quel suo omonimo che fino a un mese fa si dedicava, per La Stampa, al gossip, al pettegolezzo e al chiacchiericcio (a proposito: che fine avrà fatto?).

Ora il solito Di Pietro vorrebbe licenziarlo dal Tg1, forse ignaro del fatto che da due giorni le scuole di giornalismo e le facoltà di scienza della comunicazione sono prese d'assalto da orde di piccoli e piccole fans che, da grandi, sognano di diventare Minzolini. Anche la Rai ha dovuto transennare il cavallo di Viale Mazzini per contenere l'entusiasmo degli abbonati, ansiosi di pagare un canone triplo o quadruplo pur di garantire al nostro Pulitzer i necessari mezzi di sostentamento. Ora si spera che l'amico Silvio, che lo chiama «l'amico Minzo», voglia manifestargli un minimo di gratitudine: una farfallina tempestata di brillanti o un collier di diamanti modello Noemi potrebbero andar bene. O magari un invito nei bagni di Palazzo Grazioli. O, meglio ancora, una Mini azzurra: la famosa MinzoMini.
(Vignetta di theHand)

Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita

E' giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.

L'appello di Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio

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Specie se il manovratore va avanti a colpi di censura televisiva e abusi di potere.
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