.
Annunci online

abbonamento
469
commenti


Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul Presidente del Senato e sul Presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini. (leggi tutto)

 L'alfiere dell'antimafia - Le poesie di Carlo Cornaglia
 Pare Schifani, capo del Senato,
 dotato di una strana calamita:
 i tipi con i quali ha lavorato
 la legge hanno sovente poi tradita.

 Sicula Broker fu una società
 della quale fu socio il presidente:
 c’erano D’Agostino, Mandalà,
 Maniglia e De Lorenzo, tutta gente
(leggi tutto)


 

 


continua

303
commenti



bandanax

da Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2010


È struggente, quasi commovente, la gara di solidarietà avviata dagli house organ del Partito dell’Amore per i tre volontari italiani di Emergency arrestati-sequestrati in Afghanistan. L’altro ieri il Giornale, per non esporli troppo, titolava a tutta prima pagina: “Terroristi, vittime o pirla”. Sommario: “A furia di giocare col fuoco talebano, gli uomini di Emergency si sono scottati. Forse stanno coi banditi, forse subiscono una rappresaglia. Ma che ci facevano le armi nel loro ospedale?”. Il soave epiteto “pirla” per tre italiani buttati in qualche cella buia di qualche carcere speciale non è una novità, per il Partito dell’Amore in versione cartacea: era già stato utilizzato da Libero (direttore Feltri) nel 2003 per abbracciare idealmente il giornalista Enzo Baldoni rapito in Iraq e dunque definito “un pirlacchione”, un perdigiorno a caccia d’emozioni da Camel Trophy, sotto il simpatico titolo “Vacanze intelligenti” (l’autore della gaia trovata era Renato Farina, in arte Betulla, spia del Sismi).

L’idea che quelli di Emergency siano solo dei medici che, rischiando la pelle senza nulla in cambio, ricuciono arti amputati dalla sporca guerra scatenata dall’Occidente contro uno Stato sovrano, non sfiora nemmeno il quotidiano di Littorio Feltri: in un amorevole ritratto firmato da Giancarlo Perna (lo stesso che vent’anni fa ribattezzò soavemente “Capo inetto” un santo laico come il giudice Antonino Caponnetto, che si era offerto volontario per sostituire a Palermo Rocco Chinnici appena ammazzato dalla mafia), Gino Strada viene dipinto come un “ideologo ributtante” che “è  diventato chirurgo d’urgenza per dedicarsi ai teatri bellici”. Dinanzi a tanto amore, chiunque si sarebbe arreso. Invece Libero, anzi Occupato, ha tentato di scavalcare il Geniale e ce l’ha fatta. Secondo il quotidiano di Maurizio Belpietro, già organo del Partito monarchico a spese dei contribuenti, la colpa dell’arresto-sequestro dei tre italiani è di Strada che, “comportandosi da fiancheggiatore ideologico dei terroristi, mette in pericolo i suoi collaboratori”. Uno che sabato “va in piazza sulla pelle dei tre” e così “rischia di complicare la situazione”. Insomma il fellone li vuole proprio morti.

E dire che gli basterebbe lasciar fare ai ministri Frattini Dry e Ignazio La Rissa. Il primo, con riflessi da bradipo, annuncia che prima o poi manderà una lettera a Karzai. Il secondo dipinge gli arrestati come possibili terroristi “infiltrati” in Emergency e ha in mente un rimedio risolutivo per farli liberare: Strada “prenda le distanze da loro”, così li impiccano subito e non se ne parla più. A questo punto, per completare l’opera, scende in campo la madrina del Partito dell’Amore: Maria Giovanna Maglie, di cui s’ignorano le opere ma non le note spese. Indossa l’elmetto, infila la mimetica, monta sul tank ed esplode su Libero una raffica di colpi di bazooka in forma di articolo. Il risultato è una prosa di rara delicatezza, in cui si ipotizza che i tre volontari nelle mani della polizia afghana siano “semplicemente dei ragazzotti un po’ coglioni, scusate volevo dire ingenui”. “Tre poveracci”, per dirla in dolce stilnovo, subornati da quel “profittatore” di Strada, “furbo a fregare gli altri pro domo sua”, infatti “in queste ore si agita scompostamente” invece di aspettare in poltrona l’esecuzione dei suoi amici. Monna Maglie elenca alcune dichiarazioni di Strada contro le guerre, senz’accorgersi, poveretta, di darsi il bazooka sui piedi, perché esse dimostrano l’imparzialità di Strada fra guerre targate centrosinistra (Kosovo: Clinton-D’Alema) e centrodestra (Afghanistan e Iraq: B&B). Il titolo dell’articolo parla da solo: “Gli italiani in carcere in Afghanistan: Emergency nei guai per i deliri di Strada”. Ecco, siccome Strada ha idee che non garbano a Karzai, e dunque alla signora Maglie, allora gliene arrestano tre alla volta. E’ la democrazia da esportazione, l’amore che vince sull’odio. A Kabul come a Roma. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni
 
Io sto con Emergency - L'appello di Emergency per la manifestazione di sabato 17 aprile a Roma, piazza San Giovanni, ore 14.30.
Video "Gino Strada: è scattata la guerra ad un ospedale" (da micromega.net)



La guerra dei bambini - Ucuntu n.73 del 15 aprile 2010

Annozero Live: i vostri commenti della puntata

387
commenti


Testo:

Buongiorno a tutti, la tentazione sarebbe quella di parlare delle liste pulite, perché avete visto che Berlusconi ha scoperto le liste pulite e ha detto “adesso ve lo faccio vedere io”. Fino a qualche mese fa parlare di liste pulite, di non candidare condannati, rinviati a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione o reati gravi era considerato giustizialismo. Tutti i giornali, anche indipendenti scrivevano "ma no, non si possono fare leggi che consegnano ai pubblici Ministeri o ai G.I.P. la selezione delle classi politiche" dopodiché l’ha detto Berlusconi, quindi tutti a complimentarsi, a dirci: "ci voleva un giusto segnale, ci mancherebbe". Dipende da chi le dice le cose in Italia, è interessante che abbiamo cominciato a dirle noi, poi, prima che gli arrestassero tutta la banda, è arrivato anche Berlusconi e il PD non è ancora arrivato, questa è la cosa interessante. (Leggi tutto)


continua

141
commenti


La diretta di lunedì 1 febbraio con il Passaparola di Marco Travaglio sarà trasmessa alle ore 16.30.

fifo

Da Il Fatto Quotidiano del 30 gennaio 2010

Grazie a Massimo Tartaglia, il collega squilibrato che l’ha colpito con un souvenir, il Banana era riuscito a far dimenticare Veronica, le euroveline, Noemi, Patrizia e i ponti aerei di gnocca aviotrasportata su voli di Stato nelle sue varie residenze. Svanite anche le dieci domande di Repubblica, dopo le dieci non-risposte date nel libro di Vespa e i casi Marrazzo e Delbono. Grazie a D’Alema, poi, la Puglia era tornata a essere un caso politico e non un serbatoio di escort presidenziali. Poi, due giorni fa, è uscito Panorama con lo scoop dell’indagine di Bari sul complotto internazionale, subito smentita dalla Procura e confermata da Panorama (quindi una balla). E il caso Banana-D’Addario è tornato al centro dell’attenzione. Anche perché la patacca è stata rilanciata dal Giornale e da Libero. Ora persino Minzolini potrebbe scoprire l’esistenza di Patrizia.

Ancora una volta, non bastando i casi Boffo e Fini, i signorini grandi firme rovinano le strategie comunicative del pover’ometto che li paga. “Esclusivo. Il piano organizzato a tavolino per mettere alle corde Berlusconi. I registi: politici, magistrati e giornalisti. E un gruppo di personaggi disposti a tutto” (anche a portarsi la D’Addario nel lettone di Putin e a candidarla a Bari).
Il Giornale: “Complotto contro il premier. Panorama rivela un’indagine segreta” (così segreta che nemmeno la Procura ne sa nulla). Libero: “Sputtanata. Crollano le accuse della D’Addario. Toghe, politici e giornali d’accordo per rovinare Silvio. Patrizia era l’esca” (chi fosse il tonno è superfluo precisarlo). Cogliamo fior da fiore dagli articoli di Giorgio Mulè, sagace direttore di Panorama, e di Giacomo Amadori, autore dello scoop mondiale. “A noi – comunica Mulè restando serio – interessano i fatti”. Perbacco. “Gli inquirenti sono sul punto di alzare il coperchio su una trama maleodorante”. Slurp. “Berlusconi vittima di complotto, la D’Addario ‘agente provocatore’ manovrata da Tarantini, Tarantini ‘terminale’ di spregiudicati burattinai politici, a loro volta legati a giornalisti”. Ma “sotto la lente degli inquirenti” (e dove, se no?) “ci sarebbero perfino magistrati in servizio a Bari”. Roba forte, anche perché “il capo della Procura Laudati è tutto fuorché uno sprovveduto”: “si muove coi piedi di piombo” ed “estrema riservatezza” (per questo smentisce: è schivo), è “affilato e distinto”, usa un “metodo investigativo che, per giungere alle conclusioni, si basa sui fatti e sull’analisi di tutti i particolari che gravitano intorno a essi”. Mica bruscolini.

Dunque la Mata Hari del Tavoliere fu “selezionata e consegnata a Tarantini” perché la infilasse nel lettone di Putin. Quella sera l’anziano premier stava ultimando la consueta partita a rubamazzo con Bondi, Cicchitto e Capezzone, che perdevano apposta per non farlo star male, quando la   maliarda, intrufolatasi a Palazzo Grazioli travestita da Bonaiuti, lo sorprese alle spalle e lo violentò. “No, no, vade retro Satana”, urlava lui dimenandosi come un ossesso nel suo curioso accappatoio bianco, “io penso solo a Veronica e ai valori della famiglia di Santa Romana Chiesa!”. Ma non ci fu nulla da fare, complice una pozione magica a base di Cialis e Viagra trovata nel comodino. Resta da capire chi montò un filmato col sosia del Banana che pareva piuttosto entusiasta della cosa, quale imitatore telefonò più volte alla signora nei giorni seguenti e come fu che lei finì in lista alle comunali di Bari.
Ma lo scopo del complotto è evidente: “Compromettere la reputazione del premier” e “ridicolizzarlo oltreconfine” più di quanto non faccia lui da solo. Una mission impossible. Nulla però è impossibile a queste misteriose entità, legate a “intermediari internazionali, diretti a loro volta da politici italiani rimasti per ora nell’ombra”, anche se “è logico pensare che i burattinai vadano ricercati nel campo avverso al Pdl”. Visto che si proponevano di rovesciare il premier, si esclude pure che appartengano al Pd. Si batte la pista dei venusiani.    
(Vignetta di Fifo)

Commento del giorno
di Alessandro 
- lasciato il 29/1/2010 alle 18:52 nel post Ambrogio Mauri, una vittima vera
Secondo il "Principio di Peter", best-seller degli anni '70 scritto dallo psicologo canadese Laurence Peter, ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere.
E fu così che il nano ebbe l'illuminazione: Bertolaso ministro. 



131
commenti


Vignetta di Bertolotti e De Pirro

Il Fatto Quotidiano, 1 novembre 2009


La tesi esposta ieri (31 ottobere, ndr) da Libero è semplice. Il Fatto quotidiano, definito chissà perché “l’ultrasinistra del giornalismo”, segue solo vicende che riguardano Silvio Berlusconi. Tutto il resto lo cestina o lo sottovaluta. E che le cose stiano così, secondo il giornale della famiglia Angelucci, lo dimostra quanto accaduto intorno al caso di Piero Marrazzo. “Il 25 settembre”, scrive Maurizio Belpietro, “un gruppetto di colleghi e politici ricevette un sms che informava dell’esistenza di un video in cui si vedeva Marrazzo ‘che sniffa con due trans’”. Ma i cronisti de Il Fatto, al pari di Giuseppe D’Avanzo di Repubblica, non fecero niente, non andarono a “caccia d’immagini come avrebbero fatto se si fosse trattato di Berlusconi”. Alzarono, invece, le spalle e dissero “che la notizia è una bufala”.

Chi scrive potrebbe rispondere ricordando di essere uno dei pochi cronisti querelati da Marrazzo per un pezzo sulle spese allegre della sua Regione. O sottolineare che altri governatori “rossi” come, Claudio Burlando, Antonio Bassolino e Nichi Vendola, hanno visto sulle nostre pagine documentate inchieste che li mettevano alla berlina. Oppure potrebbe invitare Belpietro a rileggere i verbali del caso Marrazzo pubblicati ieri da Il Fatto (e non da Libero), da cui emerge come lui e l’editore Angelucci, avvertiti dal direttore di Chi Alfonso Signorini, esaminarono il 12 ottobre il video, ma non scrissero una riga. E cercarono, invece, di acquistarlo per 100 mila euro, pur sapendo che, viste le modalità criminali con cui era stato girato, non lo si poteva pubblicare.

Il punto però è un altro. Il 25 settembre, a noi come ai colleghi di Libero, arrivò un sms in cui si leggeva: “Altra spolverata di fango, pare stia per uscire un filmatino con Marrazzo che sniffa con due trans. Ormai siamo nella fogna infognati”. A inviarlo era Luigi Crespi, un tempo sondaggista di Berlusconi e oggi consulente di esponenti di sinistra e destra, tra i quali anche alcuni ministri. Il Fatto lo chiamò e apprese che lui non aveva il video, che non lo aveva visto, e che nemmeno voleva svelare chi gliene avesse parlato. La cosa, come si dice in gergo, “puzzava”. Crespi aveva avuto tra i suoi clienti Francesco Storace. Nel 2005 degli investigatori privati legati all’entourage di Storace erano stati arrestati proprio perché spiavano Marrazzo. Dalle intercettazioni, poi, era emerso che una delle idee era quella di infangarlo assoldando un trans da fotografare con lui. Per questo, una volta ricordata la vicenda, anche Crespi concluse che la storia sembrava solo uno dei molti veleni fatti circolare dopo gli articoli de Il Giornale sul direttore di Avvenire, Dino Boffo.

Al Fatto però si ragionò sul da farsi. Dimostrare che gli uomini del premier - come ipotizzammo - stessero raccogliendo materiale per incastrare gli avversari, era una notizia. Ma l’unico controllo possibile - parlarne con Marrazzo - fu scartato perchè, se la voce fosse stata falsa, il governatore avrebbe finito per presentare una denuncia, mettendo a rischio l’identità della nostra fonte. Solo ieri, infatti, Crespi ci ha autorizzato a fare il suo nome, peraltro dopo che era già stato spiattellato da Libero, con tanti saluti al dovere di riservatezza. Arrivati a questo punto, il suo ruolo è comunque secondario. Il video, come è noto, fu mostrato per la prima volta a due croniste di Libero, il 15 luglio. L’allora direttore Vittorio Feltri, non lo acquistò e non pubblico una riga. Lo stesso fece Oggi ad agosto. Poi in ottobre il filmato, approdato nelle mani di Signorini, fu a un passo da essere comprato da Belpietro e dal suo editore proprietario di cliniche convenzionate con la Regione Lazio. Fu esaminato più volte. Ma i lettori del quotidiano milanese lo scopriranno solo il 22 ottobre, quando il Ros arresterà chi lo commercializzava. Questi sono i fatti. Le conclusioni sono invece libere. Anzi Libero.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Commento del giorno
di OT -  lasciato il 4/11/2009 alle 15:42 nel post Nazi Tv
Per esperienza ho imparato che la saggezza delle persone è inversamente proporzionale al numero di parole che usano per spiegare un'idea.


92
commenti



Vignetta di Natangelo
Il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2009


Pare che uno si diverta a tirare in ballo Silvio Berlusconi anche nel caso Marrazzo. Come se in quella vicenda l'avessero trascinato per i capelli i soliti comunisti. Invece, tanto per cambiare, il presidente del Consiglio ha fatto tutto da solo. O meglio, in tandem con il suo spin doctor e king maker, al secolo Alfonso Signorini, direttore di “Chi” e “Sorrisi e canzoni” (Mondadori), con la partecipazione straordinaria di altri suoi attuali o ex dipendenti: Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro. Grazie alle inchieste di Annozero e ai primi verbali depositati dalla Procura di Roma al Riesame, siamo finalmente in grado di mettere in fila i fatti in ordine cronologico. Ogni commento è superfluo.

3 luglio
Irruzione di tre carabinieri deviati e del loro confidente Gianguarino Cafasso, spacciatore salernitano, nell'appartamento di Natalì che ospita il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, in via Gradoli 96. Ne esce almeno un video di 13 minuti compromettente per il governatore associato a trans e coca, non si sa se girato dal pusher o da un militare (nel caso che il video fossero due, il primo sarebbe opera di un trans e l’altro da un carabiniere). Marrazzo implora i carabinieri di non rovinarlo, teme che abbiano avvertito la stampa, quelli gli portano via qualche migliaio di euro e lo costringono a firmare tre assegni, ma poi non li incassano. Non sono loro che faranno il ricatto: sarà qualcun altro, al quale passeranno il video,o la notizia,o il video e la notizia, in cambio di denaro. Fin da subito è chiaro a tutti che il video è un corpo di reato, frutto di una perquisizione abusiva e violenta, in violazione della privacy di Marrazzo e del domicilio di Natalì, dunque chi lo sa e lo “acquista, riceve, od occulta” ugualmente commette il delitto di ricettazione.

11 luglio
Cafasso, tramite il suo avvocato, contatta Libero ancora diretto da Vittorio Feltri per vendere il video.

15 luglio
Due croniste di Libero incontrano Cafasso, che mostra loro due minuti del video (il resto, dice, riprende volti che “non si devono vedere”). Le croniste informano il loro direttore Feltri che decide di non acquistarlo. Ma da allora sa. Negli stessi giorni sta trattando con Berlusconi per tornare al Giornale (ha raccontato in agosto a Cortina: “Il 30 giugno scorso ho incontrato Silvio Berlusconi. Ogni volta che lo vedevo mi chiedeva: ‘Ma quand'è che torna al Giornale?’. E io: ‘Sto bene dove sono’. Ma quel giorno entrò subito nei dettagli, fece proposte concrete e alla fine mi ha convinto”). Possibile che Feltri non dica niente a Berlusconi di quel che sa su Marrazzo?

Agosto
Morto improvvisamente Cafasso, il video tentano di venderlo i carabinieri deviati, tramite il paparazzo Max Scarfone (già protagonista delle foto a Silvio Sircana alle prese con un altro viado). Scarfone attiva Carmen Masi, titolare dell'agenzia milanese “Photomasi”. Che contatta il settimanale “Oggi” (gruppo Rcs, la stessa rivista che tre anni fa acquistò le foto di Sircana per 100 mila euro, ma non le pubblicò).

21 agosto
Feltri lascia Libero per andare a dirigere Il Giornale, al posto di Mario Giordano. Belpietro lascia Panorama per andare a dirigere Libero. Giordano saluta così i lettori del Giornale: “Nelle battaglie politiche non ci siamo certo tirati indietro (…). Ma quello che fanno le persone dentro le loro camere da letto (siano essi premier, direttori di giornali, editori, ingegneri, first lady, bodyguard o avvocati) riteniamo siano solo fatti loro. E siamo convinti che i lettori del Giornale non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove”.

28 agosto
Feltri esordisce da par suo al Giornale, tirando fuori il primo dossier: una vecchia condanna di Dino Boffo, reo di pallide critiche al premier, per molestie su una ragazza. E spiega: “Quando la politica si trasforma e si svilisce scadendo nel gossip, quando gli addetti all'informazione si rassegnano a pescare sui fondali del pettegolezzo spacciando per notizie le attività più intime degli uomini e delle donne, fatalmente la vita pubblica peggiora e riserva sorprese cattive. E se il livello della polemica è basso, prima o poi anche chi era abituato a volare alto, o almeno si sforzava di non perdere quota, è destinato a planare per rispondere agli avversari. La Repubblica da tempo si dedica alla speleologia e scava nel privato del premier, e l'Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, ha pure messo mano al piccone per recuperare materiale adatto a creare una piattaforma su cui costruire una campagna moralistica contro Silvio Berlusconi, accusato di condurre un'esistenza dissoluta in contrasto con l'etica richiesta a una persona che ricopra cariche istituzionali. Mai quanto nel presente periodo si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche. Cominciamo da Dino Boffo...”. Seguiranno Ezio Mauro, Carlo De Bendetti, Gianfranco Fini, Enrico Mentana, Michele Santoro, Giulio Tre-monti.  

1° settembre
Giangavino Sulas, inviato di Oggi, accompagnato da due dei carabinieri deviati, visiona il solito spezzone del video. E, in mancanza di garanzie sull’autenticità, decide di non farne nulla.

25 settembre
Un uomo vicino alla maggioranza di governo “soffia” a diversi giornalisti, fra cui Peter Gomez de Il Fatto, Giuseppe D'Avanzo de la Repubblica, e un inviato di Libero, che circola un video contro Marrazzo. Notizia impossibile da confermare, dunque impubblicabile.

5 ottobre
La Masi consegna una copia del video a Signorini, anche se questi s'è subito detto disinteressato ad acquistarlo per “Chi”. Signorini dirà di aver “subito avvertito i miei editori”: la presidente di Mondadori, Marina Berlusconi, e l'amministratore delegato Maurizio Costa. Da questo momento - si presume (salvo che non parli per 15 giorni con la figlia) - che il presidente del Consiglio sa del video-ricatto a Marrazzo. Ma non fa nulla, come se attendesse qualcosa. Signorini comunque suggerisce alla Masi di vendere il dvd a Belpietro, che dirige un giornale filoberlusconiano, ma estraneo al gruppo del premier (appartiene alla famiglia Angelucci, editori nonché titolari di cliniche convenzionate con le regioni, Lazio compresa; il capofamiglia Antonio è anche senatore del Pdl).

12 ottobre
Belpietro incontra la Masi che gli mostra il video, ma non gliene lascia copia. La signora dirà a verbale che quel giorno si accordò con Libero per 100 mila euro.

14 ottobre
Mentre il Ros informa la Procura di Roma del ricatto ai danni di Marrazzo e partono le indagini segrete (o quasi) dei carabinieri “buoni” contro i quattro “deviati”, Signorini chiama la Masi e le annuncia una visita di Giampaolo Angelucci, l'editore di Libero, che visiona il video come già ha fatto Belpietro. Masi e Angelucci si risentiranno in serata per concludere l’affare. Ma, nel pomeriggio, ecco un'altra telefonata di Signorini: “Fermate tutto, è interessato anche Panorama (sempre Mondadori, ndr), dobbiamo decidere chi deve pubblicare tutto”. Poi nessuno pubblicherà niente, ma soltanto perchè interverrà la magistratura.

19 ottobre
Berlusconi - tre mesi e mezzo dopo che Feltri ha saputo tutto, 15 giorni dopo che Signorini e Marina han saputo tutto, 7 giorni dopo che Belpietro ha saputo tutto - si decide finalmente a telefonare a Marrazzo per dirgli di aver visto il video, rassicurarlo che non sarà pubblicato dai giornali del gruppo e suggerirgli di chiamare subito l’agenzia Photomasi per acquistarne i diritti e levarlo dalla circolazione. Di denunciare il reato sottostante, nemmeno a parlarne. Ecco la versione ufficiale del premier, affidata al nuovo libro di Bruno Vespa e subito anticipata alle agenzie di stampa: “Appena ho visto il video, ho allungato la mano sul telefono e ho chiamato il presidente Marrazzo. Gli ho detto che c’erano sul mercato delle immagini in grado di nuocergli, gli ho dato il numero dell’agenzia che aveva offerto il video e lui mi ha cordialmente ringraziato”. Il Cavaliere e i suoi consiglieri devono rendersi ben conto che si tratta di un corpo di reato: infatti sono molto interessati a farlo sparire (cosa che può fare solo Marrazzo). Secondo alcuni, sanno che i carabinieri “buoni” e la Procura di Roma stanno indagando e dunque il tempo stringe. Tanto ormai lo scopo è raggiunto: partita l’inchiesta, il governatore è definitivamente sputtanato e non potrà ricandidarsi alle regionali della primavera prossima. Se si riesce a fare in modo che sia lui stesso a pagare “i killer” e a far sparire le prove, è il delitto perfetto. Lo stesso giorno Signorini chiama la Masi e le preannuncia che le telefonerà Marrazzo (da chi altri può averlo saputo, se non dal premier?). Il governatore puntualmente si fa vivo e tenta di recuperare il videotape in cambio di soldi. Ma proprio l’avvio della trattativa accelera il blitz della Procura di Roma, che non può permettere la distruzione della prova regina del ricatto. Infatti il giorno dopo, i quattro carabinieri deviati e Scarfone vengono interrogati. E l’indomani scattano le manette, con la pubblicazione della notizia che mette fuori gioco Marrazzo proprio alla vigilia delle primarie del Pd e la messa in sicurezza del videotape: il corpo del reato. Che giaceva da due settimane nella cassaforte della Mondadori e, da almeno qualche giorno, in un cassetto di Palazzo Grazioli. Ben custodito dall’Utilizzatore Finale.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Silvio, è ora che te ne vada di Christopher Dickey (Newsweek, USA - 12 ottobre 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.it


Aliens - Ucuntu n.56 del 31 ottobre 2009


Via (de)Gradoli - di Carlo Cornaglia
Mentre Marrazzo fugge in un convento
per lo stress, la vergogna e l’espiazione,
l’italiano ai quotidiani attento
si chiede dove vada la Nazione.

Ha letto sul Giornal del Berluschino
un pezzo miserabile e gaglioffo
su colui che affermò che l’omarino
non si comporta bene, Dino Boffo.
Leggi tutto


Commento del giorno
di Luce -   lasciato il 31/10/2009 alle 15:35 nel post Dimissioni a targhe alterne
Halloween. I politici non si devono nemmeno truccare...


124
commenti



Vignetta di Natangelo
Signornò

da l'Espresso in edicola


I processi contro 'la Repubblica' e 'l'Unità', denunciate da Silvio Berlusconi per 1 e 2 milioni di euro di danni, si annunciano avvincenti e spettacolari quant'altri mai. Da mettersi in fila e pagare il biglietto. Il civilista del premier Fabio Lepri (studio Previti) intravede un "animus diffamandi" in vari articoli che mettono in dubbio l'efficienza degli apparati riproduttivi dell'illustre cliente presentando "il dottor Berlusconi come soggetto aduso a pretese iniezioni sui corpi cavernosi del pene o affetto da problemi di erezione". Com'è noto, l'onere della prova tocca a chi accusa. Infatti il penalista del capo del governo, on. avv. prof. Niccolò Ghedini, ha già annunciato al 'Corriere' che l'insigne assistito, in precedenza definito eventuale "utilizzatore finale" di escort, "è pronto ad andare in aula a spiegare che non solo non è un gran porco, ma nemmeno impotente". Anzi, di più: intende "spiegare a venti milioni di italiani, suoi affezionati elettori, che è perfettamente funzionante".

Al momento non è dato sapere in quali forme l'utilizzatore darà in aula la plastica dimostrazione del perfetto funzionamento. Ma converrà esserci quel giorno in aula. Anche perché i legali di 'Repubblica' e 'Unità' potrebbero citare un testimone che la sa lunga in materia. Uno che il 27 giugno 2008 titolò su 'Libero' a tutta prima pagina: "Il guaio di Silvio è la gnocca". E un anno dopo, 19 giugno 2009, con agile piroetta, scrisse sempre su 'Libero' a proposito dei casi Noemi & Patrizia: "Il Cavaliere è accusato di fare ciò che dubito possa fare: dedicarsi a una sfrenata attività sessuale. Fantasie. Frequento da alcuni anni gli urologi. Questioni di prostata, data l'età. Se hai un cancrone proprio lì, la prostata va eliminata col tumore. E allora addio rapporti. Facendo strame della privacy, affermo che Silvio nel '96 fu operato di cancro alla prostata al San Raffaele. Non racconto balle se dico buonanotte al sesso. Berlusconi ha 73 anni, non ha più la prostata. La scienza fa miracoli tranne uno: quello. Ma vi sono quotidiani che hanno sprezzo del ridicolo, e insistono. Fossi in Silvio avrei la tentazione di sbandierare in tv il certificato del dottore".

L'autore del dolce stilnovo si chiama Vittorio Feltri e non è omonimo dell'attuale direttore de 'il Giornale'. È proprio lui: lo stesso che ora, con grave sprezzo del pericolo, pubblica le denunce integrali ai due quotidiani che, come lui, han dubitato della virilità del Capo. In attesa che Lepri e Ghedini denuncino pure lui, c'è una sola faccia più tosta della sua: quella di un tizio che, quando Feltri fu condannato a 18 mesi per aver diffamato il defunto senatore Chiaromonte sul caso Mitrokhin, ululò sdegnato contro il malvezzo di denunciare e condannare i giornalisti: "Resto sconcertato alla notizia che Feltri venga condannato per un reato di opinione. A questo punto è definitivamente urgente depenalizzare i reati a mezzo stampa" (Ansa, 13 febbraio 2006). Era Silvio Berlusconi. Poi, col lodo Alfano, ha abolito soltanto i suoi.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

La nuova lettera di Michele Santoro ai vertici Rai
Guarda gli spot:
con Marco Travaglio
con Vauro

Gli agorà di Qui Milano Libera
Prossimo appuntamento sabato 12 settembre in piazzetta san Carlo, a Milano, dalle 16.30 alle 20

Il Superman d’Italia
- di
Carlo Cornaglia
Ci svela il nostro capo del governo,
nuovamente caimano senza fren,
d’essere diventato un Padreterno,
in versione terrena un Superman.

Un successo continuo, eccezionale
nei più remoti angoli del mondo:
in Georgia non è finita male
solo grazie ad un suo deciso affondo...
Leggi tutto

La caduta di Berlusconi - Il video di bucknasty



sfoglia luglio        settembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.0999929500030703]>