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Signornò, da L'Espresso in edicola

Nel 2006, dopo la risicata vittoria dell’Unione, qualche furbetto dalemiano (Latorre, Caldarola, Rondolino) propose di nominare senatore a vita Berlusconi, dato ormai per spacciato. Due anni dopo era già risorto. Ora ci risiamo. Il Cavaliere non se n’è ancora andato (“piuttosto la guerra civile”, minaccia il leader dei “moderati”) e già gli offrono un “salvacondotto” giudiziario per un’”uscita morbida” contro una “nuova piazzale Loreto”.

Il primo ad auspicare l’“happy end” è Giuliano Ferrara, passato armi e bagagli con Fini coi soldi della famiglia Berlusconi. Gli fa eco sul “Riformista” il professore finiano Alessandro Campi: Fli eviti l’”antiberlusconismo…malattia dello spirito, febbre infantile che alimenta le peggiori frustrazioni… già tomba della sinistra riformista”. Campi non spiega quando mai la sinistra riformista avrebbe contratto l’“antiberlusconismo viscerale”, ma se lo dice lui dev’essere vero. Un altro prof, Rocco Buttiglione, vuole “evitare a Berlusconi la fine di Craxi”. “Se il Cavaliere – spiega Roberto Rao, portavoce di Casini - accettasse di fare un passo indietro, si potrebbe pensare a un salvacondotto per lui”. Secondo La Stampa, “in diversi ambienti - di maggioranza, di opposizione e fuori della politica - si studia un pacchetto che gli eviti un accanimento fuori misura: reintroduzione dell’immunità parlamentare o forme ‘aggiornate’ di prescrizione”. Secondo il rutelliano Bruno Tabacci, “questo è un Paese crudele, che per mondarsi delle proprie colpe, una volta che Berlusconi è caduto, è capace di accusarlo di nefandezze inaudite. Si può ragionare su una uscita senza vendette e senza equivoci”.

Ma gli equivoci sono tutti nelle scombiccherate giustificazioni al salvacondotto. “Se Berlusconi accettasse di fare un passo indietro…”: ma se il premier cade non è una gentile concessione da contraccambiare, è la conseguenza del venir meno della maggioranza. “Evitargli la fine di Craxi”: ma Craxi non fu condannato per vendetta da un tribunale del popolo, bensì per reati comuni, corruzione e finanziamento illecito, in regolari processi normati dal codice voluto dal suo partito (lo scrisse il socialista Vassalli). “Paese crudele capace di accusarlo di nefandezze inaudite”: ma il premier è già da tempo imputato per corruzione giudiziaria, frode fiscale, falso in bilancio, nonchè indagato a Palermo per mafia e riciclaggio e a Firenze per strage. Il salvacondotto non gli eviterebbe dunque le accuse né le relative indagini (già in corso), ma gli eventuali processi (che riprenderanno non appena lascerà Palazzo Chigi) e le possibili condanne. E come si potrebbe ottenere un simile risultato? L’immunità parlamentare lo coprirebbe solo dai procedimenti futuri, non certo da quelli già avviati. Ci vorrebbe una fantasmagorica riedizione del lodo Alfano: nato per lasciar lavorare il premier finchè è in carica, ora dovrebbe lasciarlo lavorare anche da pensionato, quando non lavorerà più. Parola d’ordine: “Lei non sa chi ero io”.
(Vignetta di Natangelo)





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da Il Fatto Quotidiano, 26 ottobre 2010

L’abbonato Savino A. ci scrive: “Sono un ‘vecchio’ iscritto al Pci e a tutte le forme di partito seguite alla sua trasformazione. Sono due anni che non rinnovo la tessera. Non perché sono in disaccordo, ma perché sul mio territorio non ho più riferimenti di sezione. Vorrei sapere perché Travaglio e Telese trovano sempre un motivo per attaccare i vertici Pd. Per voi è meglio il populismo di Di Pietro, che poi in piazza porta pochissima gente? Il Popolo viola è composto maggiormente da persone che votano Pd. E Beppe Grillo cosa fa per le fabbriche che perdono lavoratori e chiudono andando all’estero? Cerca solo di creare scontento verso il maggior partito di opposizione per rubare voti. Abbiamo cavalcato la ‘simpatia’ per Fini, ma alla fine cosa ha fatto? Ho 63 anni e la licenza di avviamento industriale, sono un ‘povero autodidatta’ e come ex tipografo la curiosità dello scritto l’ho sempre avuta. Conosco Massimo Fini dai tempi di Linus, Chierici quando stava su altri periodici, altri li ho visti crescere giornalisticamente, non sempre d’accordo su ciò che scrivevano e scrivono, ma li ho sempre letti con attenzione, ma perché Travaglio odia il Pd?”.

Caro signor Savino, è vero: critichiamo spesso e volentieri il Pd. Significa che lo “odiamo”? Non direi. 
Anzitutto sappiamo distinguere questa classe dirigente decrepita del Pd, che da trent’anni esibisce sempre le stesse facce e si trascina dietro errori madornali (mai una legge antitrust, mai una legge sul conflitto d’interessi, mai una legge che facesse funzionare la giustizia...), da una base di milioni di elettori che meriterebbero di meglio. E poi il Fatto ha una linea politica semplice e chiara: la Costituzione. Apprezziamo ed elogiamo chiunque la difende e si batte per attuarla fino in fondo, a sinistra e a destra (compresi, quando lo fanno, Grillo, Di Pietro e Fini, senza il quale il “processo breve” e il bavaglio sulle intercettazioni sarebbero legge). Detestiamo e critichiamo chi la calpesta e la sfigura, con parole, opere e “riforme”, a destra e a sinistra.

Sarebbe bello poter dire che gli attacchi alla Costituzione vengono solo da destra, ma non è così. Ricorda la Bicamerale, che trattava la Costituzione come un ferrovecchio e voleva riscriverne tutta la seconda parte? La presiedeva l’allora leader Ds D’Alema, tuttoggi azionista di maggioranza del Pd. Non ha cambiato idea. E nemmeno Violante, responsabile Pd per le riforme: dopo aver suggerito al Pdl varie schifezze che attentano all’indipendenza della magistratura, è stato invitato come docente alla scuola quadri del Pdl e, naturalmente, ha accettato. Quando, ad Annozero, il segretario Bersani si è impegnato a difendere “la Costituzione più bella del mondo”, ho scritto un articolo intitolato “Elogio di Bersani”. Mi auguravo che avvertisse Violante che la Costituzione va bene così.
Invece Violante ha seguitato a fare il suggeritore di Alfano, consigliandogli porcate che non erano venute in mente neppure ai berluscones. E Bersani zitto.

Ora Alfano presenta la controriforma costituzionale della magistratura e sottolinea che è copiata dalla “bozza Boato” della Bicamerale, approvata nel ‘98 da tutti i partiti – eccetto Rifondazione – quando la maggioranza l’aveva il centrosinistra: separazione di fatto delle carriere di pm e giudici, sdoppiamento del Csm, priorità sui reati da perseguire e da trascurare decise dal Parlamento, nuovi poteri di interferenza del Guardasigilli nell’indipendenza dei magistrati. Se quella bozza non entrò nella Costituzione, fu solo grazie a B., che rovesciò il tavolo perché pretendeva pure l’amnistia (fu poi accontentato nel 2006 con l’indulto). Ora la ripropone pari pari. Con quale faccia il Pd, guidato da quasi tutti i dirigenti Ds e Ppi che approvarono la controriforma in Bicamerale, può opporsi credibilmente alla controriforma Alfano che ne è la fotocopia? Quando il Pd si darà una nuova classe dirigente immune dagli inciuci degli ultimi 16 anni e s’impegnerà a non ricascarci, saremo felici di credergli. E, se manterrà le promesse, di elogiarlo. 
(Vignetta di Fifo)




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da Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2010

Mentre il nuovo presidente della Corte dei Conti intona la litania dei suoi cinquanta predecessori dal mesozoico in poi, e cioè che in Italia “gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche persistono e preoccupano i cittadini, ma anche le istituzioni il cui prestigio e affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli”, le preoccupatissime istituzioni si precipitano a salvare il presidente del Consiglio dai suoi processi per corruzione e frode fiscale e l’ex ministro Lunardi che, poveretto, ha solo un processo per corruzione.
Il formidabile uno-due si deve a entrambi i rami del Parlamento, mai così efficienti e sincronizzati: mentre la Camera parava le terga a Lunardi, il Senato provvedeva a quelle del Cainano.

Da segnalare il fondamentale contributo dei finiani, che di questo passo dovranno ribattezzarsi Fii, Futuro e Impunità per l’Italia. Che fossero disponibili a votare la legge Alfano costituzionale (sarebbe ora di smettere di chiamarla “lodo”), si sapeva. Ma che si accingessero (salvo 10 non partecipanti al voto) a sostituirsi ai giudici per assolvere un deputato accusato di corruzione, questo no, nessuno poteva immaginarlo. Vien da domandare a Fini se valesse la pena farsi massacrare da tre mesi per una casetta a Monacò (nessun indagato e nessun reato), per poi cancellare il processo a carico di Lunardi, indagato per aver acquistato a 3 milioni da Propaganda Fide un palazzo di cinque piani che valeva il triplo nel centro di Roma in cambio di 2,5 milioni di finanziamenti pubblici al pio sodalizio vaticano presieduto dal cardinal Sepe per ristrutturare un immobile in piazza di Spagna. Se il via libera in commissione Giustizia alla legge Alfano i finiani si sono limitati a votarlo, allo stop al processo Lunardi hanno fornito un contributo di ben altro spessore: era proprio un finiano, l’on. avv. Giuseppe Consolo, il relatore di maggioranza in giunta per le autorizzazioni a (non) procedere.

Com’è noto, Lunardi è accusato di aver commesso il delitto in qualità di ministro delle Infrastrutture, dunque per processarlo il Tribunale dei ministri necessita di autorizzazione a procedere. Che può essere negata solo se si dimostra che Lunardi è un perseguitato politico. Ma nessuno ha osato sostenerlo. Eppure prima la giunta e ieri l’aula han risposto picche lo stesso. Consolo, fine giurista, ha spiegato che “è impossibile prendere in considerazione questa richiesta senza poter analizzare la condotta di corrotto e corruttore”: infatti “è palese, scritto su muri che il Tribunale dei ministri ha omesso di svolgere il ruolo di filtro e vaglio dei fatti”. Consolo finge di non sapere che, prima di avere l’ok della Camera, il Tribunale dei ministri deve semplicemente stabilire se ci siano elementi per procedere o per archiviare, non certo celebrare tutto il processo e decidere se le prove a carico degli indagati siano sufficienti o meno per condannarli. Lo farà solo e se la Camera glielo consentirà. La Camera ha deciso di non consentirglielo, rispedendo gli atti al mittente. Cioè impedisce ai giudici di giudicare, con la motivazione che i giudici non hanno ancora giudicato; peccato che i giudici non possano giudicare finché la Camera non li autorizza a giudicare. Comma 22.

Lunardi, spiritoso, commenta: “Oggi è stato fatto un passo importante per fare chiarezza”. Forse non ha capito che è stato fatto un passo proprio per non fare chiarezza. E dire che, con un memorabile autogol, aveva lui stesso dichiarato a Repubblica: “I favori li ho fatti come persona, non come ministro”. Quindi aveva detto lui stesso che il suo reato non può essere ministeriale, in quanto commesso da privato cittadino e non da ministro: ergo, per esaudire i suoi desideri, Montecitorio avrebbe dovuto invitare i giudici a procedere senza bisogno di autorizzazione (prevista dalla legge solo quando il reato è connesso alle funzioni di governo). Invece ha fatto il contrario. Lunardi voleva farsi processare, la Camera gliel’ha impedito e lui non se n’è neppure accorto. Un altro che vive a sua insaputa.
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

La scomparsa del ceto medio - dall'Associazione Paolo Sylos Labini (www.syloslabini.info)

Enrico Deaglio videorecensisce "Potere Criminale.Intervista a Salvatore Lupo di Gaetano Savatteri sulla storia della mafia" (ed.Laterza)

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Signornò, da L'Espresso in edicola

Che l’on. avv. Niccolò Ghedini avesse un concetto della verità piuttosto elastico, si era capito nel 2003 quando giurò al Corriere che “Berlusconi ha interesse a chiudere il processo Sme-Ariosto in tempi rapidi perché ne auspica una soluzione positiva”: tre mesi dopo votò il lodo Schifani che sospendeva i processi al premier. E nel 2008, quando assicurò a Repubblica: “Non c’è nessuna volontà di fermare il processo Mills: siamo alla fine, aspettiamo l’assoluzione, sospenderlo sarebbe un suicidio processuale”: due mesi dopo votò il lodo Alfano che ricongelava i processi al premier.

Che avesse un rapporto problematico con la logica aristotelica, lo si era intuito in agosto, quando sostenne che la sentenza di Cassazione su Mills corrotto da Berlusconi non significa che Berlusconi ha corrotto Mills: “Si potrebbero anche avere due sentenze confliggenti sullo stesso fatto”. Ora però sorge il dubbio che, non bastandone uno, di Ghedini ne esistano addirittura due. Il primo è quello che il 19 maggio, commentò sul Corriere le voci sull’uscita di Michele Santoro dalla Rai: “Santoro è un grande professionista, l’apprezzo, fa molto bene il suo mestiere. Sarà pure fazioso, ma lo fa con chiarezza. Non inganna il telespettatore. Era una battaglia faticosissima, ma bella. La preferivo a tante trasmissioni farisaiche”. Il 2 agosto confermò alla Stampa: “Sono stato ad Annozero una decina di volte. Santoro mi innervosisce perché combatte un mio amico. Ma apprezzo la sua professionalità. Vespa o Santoro? Da Santoro mi diverto di più”. Il secondo Ghedini è quello che il 30 settembre s’è confessato con Repubblica: “Non mi piace andare ad Annozero a rivestire quel ruolo, e non mi piace quel ring dove ti chiamano solo perché vogliono sbranarti. Ci vado, è un mio dovere, ma sento che soffia l'alito dell'odio”.

E chissà che alito soffiava a Cattolica nel 2000, quando l’avv. (non ancora on.) Ghedini, segretario dell’Unione Camere penali, esaltò “la nostra assoluta  trasversalità e lontananza da qualsiasi partito”, perché “l’Avvocatura penale è sempre stata scevra da qualsiasi condizionamento di natura politica o partitica” e spiegò “perchè gli avvocati danno fastidio: perché non abbiamo colore politico” e “combattiamo tutti i giorni per una giustizia più equa al servizio della collettività”. Chissà che direbbe oggi il Ghedini-1 al Ghedini-2 che, per accentuare l’assoluta lontananza dai partiti, milita nel Pdl e, per regalare una giustizia più equa alla collettività, fabbrica leggi per uno solo. Se invece sono la stessa persona, c’è il rischio che soffra dalla sindrome del personaggio di Alberto Sordi nel film “Troppo forte“ di Carlo Verdone: quello che ogni tanto si scordava di essere un avvocato e si credeva un ballerino. Nel qual caso, non vorremmo essere nei panni del premier: se riparte il processo Mills e l’On. Avv. si scorda che il Cavaliere è innocente, è capace di chiedere la sua condanna al massimo della pena. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Berlusconi e la magistratura - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero del 7 ottobre 2010.

Problemi e prospettive dell'industria ecologica - Il saggio di Stefano Sylos Labini pubblicato su Economia Italiana (da Associazione Paolo Sylos Labini)

Venerdì 8 ottobre, Rovigo, ore 21 - Marco Travaglio partecipa alla presentazione del libro di Gherardo Colombo "Il peso della libertà". C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45 - ore 21.00.





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da Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2010

A beneficio dei finti tonti che preferiscono non vedere e non sentire, è bene rileggere fino alla noia poche righe dell’ordinanza con cui il presidente del Tribunale del Riesame di Roma, Guglielmo Muntoni, ha confermato il carcere per il trio P3 Carboni-Lombardi-Martino: “Lombardi era riuscito a ottenere l’assicurazione sul voto, nel senso voluto dai sodali, di 7 dei 15 giudici della Corte costituzionale” per la costituzionalità dell’incostituzionalissimo lodo Alfano. Poi uno cambiò idea e il lodo fu bocciato il 7 ottobre 2009 con una maggioranza di 9 a 6: ma “resta il fatto che tale ingerenza ci fu e venne esercitata su almeno 6 giudici costituzionali che anticiparono a un soggetto come il Lombardi la loro decisione”. Un giudice terzo, non un pm rosso di passaggio, non un ambiguo flatus vocis intercettato, ha le prove che “almeno 6 giudici” della Corte violarono il segreto della camera di consiglio e anticiparono a un faccendiere di quart’ordine, il geometra irpino Pasqualino Lombardi, il voto favorevole a una legge incostituzionale.

Cioè: la Consulta è inquinata per i due quinti dei suoi componenti da giudici felloni e continuerà ad esserlo finché costoro non cesseranno dall’incarico. La stessa mafia partitocratica che regna nelle Asl, nelle fondazioni bancarie e nelle cosiddette Authority (vedi indagine di Trani) è penetrata non solo nel Csm (dove l’elezione dell’Udc Vietti a vicepresidente e di politicanti di destra e sinistra a membri laici 
perpetuerà l’andazzo anche per la prossima consiliatura), ma addirittura nel massimo organo di garanzia sulla legittimità delle leggi dello Stato. Ciascun partito, lobby, banda, cricca, P2 e P3 ha i suoi uomini di fiducia da chiamare per pilotare, condizionare o almeno conoscere in anticipo le decisioni dell’organo costituzionale che più di ogni altro dovrebbe essere super partes, dunque impermeabile.

L’ennesimo colpo di Stato si consuma sotto gli occhi di chi si ostina a non vedere e non provvedere. Non erano dunque millanterie, fanfaronate, voci dal sen fuggite quelle captate nelle telefonate fra Lombardi e gli altri compari di P3 dopo la bocciatura del lodo: “Chist’ erano sette, so’ statt’ siempre sette, l’ottav’ nun l’ammo mai truvate... che cazz’ t’agg’a dicere... Noi ne tenevamo cinque certi e ce ne volevano (altri, ndr) tre, ne tenevamo due (incerti, ndr) e ce n’è rimasto uno... ch’amm’a fa’...”. E non erano tentativi maldestri di “quattro sfigati in pensione” le riunioni chez Verdini col sottosegretario Caliendo, il senatore Dell’Utri, i giudici Martone e Miller, collegati via cavo con Carboni, Martino e Lombardi, alla vigilia del voto della Consulta. L’ha confessato Lombardi ai pm: “Facevo pressioni sulla Corte per acquisire meriti con Berlusconi”.

E B. sapeva tutto, se è vero che la sera del 7 ottobre tuonò a Porta a Porta: “Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta. Bastava che intervenisse con la sua nota influenza sui giudici e ci sarebbe stato 
quello spostamento di due voti che avrebbe fatto passare la legge. E su Napolitano le mie dichiarazioni potrebbero essere anche più esplicite e dirette...”. Come poteva il premier conoscere i numeri top secret dei voti favorevoli e contrari al lodo? Chi gli aveva detto che, per raggiungere la maggioranza di 8 a 15, bastava uno “spostamento di due voti”? Un mese prima L’espresso aveva rivelato che due dei giudici pro-lodo, Mazzella e Napolitano (solo omonimo del capo dello Stato) avevano cenato con B., Alfano e Gianni Letta. Ma quando Di Pietro osò chiedere loro di dimettersi o almeno di astenersi dal voto, restò isolato e il Colle tacque. Che intende fare ora il Quirinale, a cui spetta la nomina di 5 giudici costituzionali, per bonificare la Consulta ed evitare che gli “almeno 6 giudici” di cui sopra continuino a rispondere a questo o quel faccendiere di governo, anziché alla Costituzione repubblicana? Stavolta il solito “monito” potrebbe non bastare. Ma, finora, non è arrivato nemmeno quello. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Gano Jago e Sansonetti di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
Il traditore - Ucuntu n,82 del 28 luglio 2010


No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

Video - La notte dei blogger (da repubblica.it)

"Non facciamo morire i libri" - L'appello dei giuristi contro le norme sull'editoria del Ddl intercettazioni


 


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Buongiorno a tutti, oggi siamo a Roma alla redazione de Il Fatto, questo è l’ufficio del Direttore Padellaro che è in riunione e quindi mi sono imbucato per qualche minuto per parlarvi di una vicenda che è veramente ai confini della realtà o forse sta nel pieno della nostra realtà, ma che come ha scritto Michele Serra, dimostra tra l’altro che siamo un paese per vecchi anche per quanto riguarda i faccendieri, non c’è ricambio tra i faccendieri, arrestano sempre i soliti.

Nuova P2, vecchi piduisti
Flavio Carboni ha 78 anni, credo che abbia più arresti all’attivo che capelli in testa, infatti ha il parrucchino, ha 3 bypass eppure è sempre in piena attività illecita secondo i magistrati.
Ma oggi non parleremo di reati chi se ne importa dei reati, quello che è importante è vedere i comportamenti che emergono dalle intercettazioni che forse sono tra le ultime che si riusciranno a fare prima che si abbatta sulla Magistratura la mannaia della legge Bavaglio, la vicenda è molto interessante proprio perché Flavio Carboni è un pregiudicato, un plurirecidivo, è noto a tutti, tutti conoscono il suo volto in quanto fin da quando avevamo i pantaloni corti e andavamo all’asilo nido sentivamo parlare del faccendiere Carboni che era finito in galera per l’omicidio Calvi, per la borsa di Calvi, per questa truffa, per quel pasticcio etc..  (leggi tutto)

Segnalazioni

L'immoralità pubblica (Sueddeustche Zeitung, GE, 1 luglio 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.info

Martedì 13 luglio, Settimo Torinese (TO), ore 18 - Nell'ambito della Festa Democratica, incontro con Marco Travaglio sul tema della libertà d'informazione. C/o parco De Gasperi

19 luglio 2010 - Le agende rosse tornano a Palermo con Paolo Borsellino - Il video promo delle manifestazioni che si terranno a Palermo tra il 17 e il 19 luglio per l'anniversario della morte di Paolo Borsellino (a cura della redazione di www.19luglio1992.com)

 

 

 


continua

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Testo:
Buongiorno a tutti, ho qua due belle sentenze, o meglio, una è una sentenza, l’altro è un atto giudiziario che ci aggiornano e ci danno l’ultima puntata di due vicende che abbiamo seguito a lungo nel Passaparola e che non vorrei lasciare incomplete, c’è una tendenza della stampa e della televisione italiana a seguire le vicende all’inizio e poi dimenticarle, tant’è che poi rimane quella domanda che Milena Gabanelli si pone spesso a Report: come è andata a finire? Sono due vicende e non sono totalmente concluse, ma questi due atti giudiziari ci danno un’idea di come potrebbero concludersi.

Mills corruttore, Berlusconi corrotto
L’orientamento che hanno preso ci spiega il perché del silenzio, dell’informazione “ufficiale” su questi due atti, cominciamo dalla sentenza Mills, sapete che il 25 febbraio di quest’anno la Cassazione depositò il dispositivo della sentenza con cui definitivamente si giudicava la posizione di Mills e la Cassazione ritenne prescritto il suo reato di corruzione in atti giudiziari per avere mentito sotto giuramento in due processi a carico di Silvio Berlusconi in cambio di una tangente di 600 mila dollari versatagli subito dopo quelle testimonianze. (leggi tutto)
 
Documenti
Le motivazioni della sentenza della Cassazione sul caso Mills
L'avviso di conclusione delle indagini della Procura di Salerno

 


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