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da Vanity Fair del 18 novembre 2010

Probabile che l’astuto Roberto Maroni, ministro degli Interni, non abbia messo in conto  l’ostinazione di Annamaria Fiorillo, il magistrato del Tribunale dei minori di Milano, che con molta calma, pieno decoro, e sempre sorridendo, ha smontato pezzo per pezzo, la ricostruzione ufficiale della movimentata notte in Questura di Ruby – finta nipote di Mubarak, ma autentica bimba di Papi - e del suo avventuroso rilascio.

Lei non lo ha mai autorizzato. Al contrario informata dai poliziotti che quella notte nessuna comunità di accoglienza aveva posti disponibili (notizia probabilmente infondata, ma utile a esercitare una ulteriore pressione sulla Fiorillo) ha chiesto che la ragazza venisse trattenuta. Le sono state nascoste le telefonate illegittime del premier che ne pretendeva la liberazione. Le è stato nascosto che una tale Nicole Minetti, ex ballerina, ex igienista dentale del premier, attuale consigliere della Regione Lombardia, era stata spedita a prendersi in carico la ragazzina (che un minuto dopo abbandonerà al suo destino). Ha invece saputo che la ragazza, secondo i funzionari della Questura, era la nipote del presidente egiziano e ne ha riso: “Allora io sono Nefertiti, regina del Nilo”.

A occhio siamo di fronte a un caso d’Alta Scuola di Basso Impero: burocrazie che frantumano con zelo la verità quando la verità intralcia il sovrano e i suoi piccoli segreti d’anziana solitudine. Se la Fiorillo – che è testimone diretta di quella sera – avrà detto il vero, allora Maroni – che non è testimone di nulla – in quel nulla vedrà naufragare la sua astuzia.  
(Vignetta di Fei)



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fei

da Il Fatto Quotidiano, 26 agosto 2010


Inutile nascondercelo, siamo preoccupati. Come dice Maroni, c’è un complotto per far fuori B. Il Pd non c’entra, anzi, dopo il letargo agostano Bersani è tornato più in forma che mai e ha lanciato uno slogan geniale, il distillato di un mese di profonde riflessioni, destinato a ringalluzzire il depresso elettorato del centrosinistra: una “campagna porta a porta contro il governo”. Porta a porta: un’espressione che evoca immediatamente Bruno Vespa e il Cepu. Non è meraviglioso? No, ancora una volta il pericolo viene dal fronte interno, dal fuoco amico. Non bastavano Veronica, Noemi, la D’Addario, Spatuzza e Fini: ora si ribellano persino i democristiani e i craxiani, nelle cui ganasce il piccolo Silvio rischia di finire stritolato.

La rivolta di Spartacus è capitanata dal ministro Rotondi. Motivo: all’ultimo vertice del Pdl si son dimenticati di invitarlo. Lui, un padre fondatore del partito: come si sono permessi? “Trarremo presto le conseguenze di un trattamento per noi inaccettabile e sinceramente anche inspiegabile”, minaccia il ministro-kiwi tutto spettinato. Vagli a spiegare che non l’hanno fatto apposta, è che proprio non è venuto in mente a nessuno. Càpita nelle migliori famiglie, nel viaggio per le vacanze, di dimenticare il canarino con relativa gabbietta all’autogrill. Niente, Rotondi è furibondo e non sente ragioni. Chiede elezioni subito, “anche perché ho in serbo una sorpresina”. E accenna a una prospettiva agghiacciante: “Un nuovo agglutinamento democristiano”, termine che evoca la nutrizione e la digestione, in perfetta linea con la tradizione democristiana. Ecco, con tutti i problemi che ha B., manca solo la sorpresina di Rotondi e del suo apparato digerente. Anche perché Kiwi Man dice di parlare a nome di “dieci parlamentari di riferimento”.
Si tratta di noti trascinatori di folle come il sottosegretario Giovanardi, il vicesindaco di Roma Cutrufo, il governatore campano Caldoro, il turbocraxiano Barani (quello del monumento equestre ai martiri di Tangentopoli, cioè ai ladri, in quel di Aulla) e un certo Deodato Scanderebech, appena atterrato alla Camera al posto del vicepresidente del Csm Vietti e fulmineamente balzato dall’Udc al Pdl.
Pare che faccia parte della variopinta compagnia anche Francesco Pionati, l’ex mezzobusto del Tg1 col riportino, già demitiano, poi finiano, poi casinista, poi berlusconiano, insomma un uomo tutto d’un pezzo, gusto tuttifrutti. Si propone, il Pionati, di “rifondare il centrodestra”. Tutto da solo, con le nude mani. Come? Con “un asse forte Pdl-Lega e due partiti più piccoli, La Destra e Alleanza di Centro, ma decisivi”. Qualcuno domanderà: ecchecazz’è l’Alleanza di Centro? Il partito di Pionati, quello decisivo. Per far che? “Competere con Casini per conquistare il centro”.

Guai se B. pensasse di conquistare il centro annettendosi semplicemente Casini: “Casini è e rimarrà sempre un opportunista”, mentre Pionati è una roccia: pare che riesca a restare fermo nello stesso posto addirittura per un quarto d’ora di seguito. I dieci schiavi ribelli incassano la solidarietà di un’altra nota frequentatrice di se stessa: Margherita Boniver: “Capisco il disagio di Rotondi, è dura non essere consultati in momenti così delicati, mi auguro che alla ripresa ci sia modo di ascoltare anche la nostra voce”. S’accontenta di poco: anche solo una segreteria telefonica per lasciare un messaggio. Buttiglione, intanto, si propone per “un buon governo”, naturalmente con B., purché sia molto attento “ai temi etici”: Cuffaro ci tiene molto. Cesa, il segretario, assicura che “non c’interessa un posto a tavola”: uno è poco. Anche Rutelli, all’opposizione, soffre. Dunque s’offre: non per il governo (“io faccio l’oppositore”, e all’arma bianca), ma per “votare cinque grandi riforme”, a partire dalla giustizia: “separazione delle carriere” (da un’idea di Gelli, Craxi e B.) e – tenetevi forte – “spersonalizzazione del pubblico ministero” perché “non vorrei conoscere i pm”. Ma non c’è bisogno di riforme: nemmeno i pm vogliono conoscere Rutelli.
(Vignetta di Fei)

Libera nos a malo... - Le poesie di Carlo Cornaglia
Duemiladieci, un anno di tregenda:
in gennaio ad Haiti il terremoto
fa una carneficina proprio orrenda
che pur gli Stati Uniti ha messo in moto,

criticati da Guido Bertolaso.
Del Messico nel golfo a april si infiamma
la piattaforma ed il petrolio ha invaso
l’oceano provocando un vero dramma
(leggi tutto)




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bandanax

Da Vanity Fair del 13 Gennaio 2010

Bobo Maroni ha il coraggio (e l’astuzia) di un leone padano. Fa da due anni il ministro dell’Interno. Per dieci anni, negli ultimi sedici, e’ stato al governo di questo sfortunato Paese. Ma oggi, di fronte ai furori razzisti che hanno assediato e sgomberato gli schiavi di Rosarno, non si occupa delle cause, ne’ degli eventuali rimedi, ma solo si concentra sulle colpe. Le quali non sono affatto sue, ma “di certa tolleranza” e del “falso buonismo”. Dice che ai controlli erano preposte le autorita’ locali, prima di tutto la Asl territoriale che doveva lanciare l’allarme sanitario per le spaventose condizioni di vita (e sfruttamento) a cui erano condannati i duemila schiavi invisibili a tutti tranne che ai caporali della ‘ndrangheta.

Quello che Bobo Maroni non dice e’ come sempre piu’ rilevante. Fosse anche vera la faccenda dei mancati controlli sanitari, il ministro dimentica di dire che la Asl di cui parla e’ commissariata da tempo. L’ha commissariata il Viminale, cioe’ il suo ministero. Il quale, avendo la titolarita’ dell’ordine pubblico, avrebbe avuto il dovere di esercitarla un po’ prima che le ronde armate dei bianchi di Rosarno accerchiassero le bidonville dei neri con i fucili carichi e il cuore in fiamme.

Erano troppi gli immigrati? Erano fuori controllo e clandestini? Erano governati dalle cosche? Da otto anni, esattamente dal 30 luglio 2002, il flusso degli stranieri in Italia e’ regolato da una legge che si chiama Bossi-Fini, farina del sacco padano. Come mai non ha funzionato? Per colpa dei falsi buonisti o dei veri cattivi? Per insipienza, dilettantismo, calcolo politico? C’entra qualcosa Bobo Maroni? 
(Vignetta di Bandanax)

Commento del giorno
di Roland -   lasciato il 14/1/2010 alle 0:25 nel post Palato Chigi
Libertà di religione: a ciascuno la sua fede; per alcuni Craxi è grande, e Minzolini è il suo profeta - e per entrare in paradiso ogni fedele deve fare almeno una volta in vita sua un pellegrinaggio a Hammamet. 

Annozero Live: i vostri commenti della puntata


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bandanax


Giovedì 7 gennaio il presidente americano Barack Obama
si è assunto la piena responsabilità per le falle nei sistemi di sicurezza che hanno reso possibile il mancato attentato di Natale da parte di un aspirante kamikaze islamico imbarcato, senza sufficienti controlli, su un volo diretto negli Usa. "E' stato un fallimento dell'intero sistema", ha detto Obama, "la responsabilità finale è solo mia. Come presidente ho la solenne responsabilità di proteggere la nostra nazione e il nostro popolo. E ho il preciso dovere di imparare da questi errori e di correggerli per renderci piu' sicuri. Quando il sistema fallisce la responsabilità è mia".

Venerdì 8 gennaio, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, è intervenuto sulla caccia all'uomo (nero) in corso a Rosarno. La rivolta degli immigrati, ha spiegato Maroni, è "una situazione difficile, così come in altre realtà", determinata dal fatto che "in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che da un lato ha alimentato la criminalità e dall'altro ha generato situazioni di forte degrado". 

La differenza tra i due interventi è evidente. Obama, che è presidente da un anno, non se la prende pubblicamente con il suo predecessore. Ma, da uomo di Stato, spiega ai suoi concittadini che adesso il suo primo dovere è riparare le falle del sistema.

Nulla di sorprendente per le democrazie mature. Persino Bush, in una caso analogo, avrebbe probabilmente fatto lo stesso. Negli Usa, come in Inghilterra o in Francia, chi è stato eletto sa di essere stato scelto per  tentare di risolvere i problemi e non per protestare contro le eventuali responsabilità di chi lo ha preceduto. Maroni, ma con lui il 90 per cento delle nostre classi dirigenti, si sente invece in perenne campagna elettorale. Così arriva al ridicolo.

Mentre centinaia di schiavi, pagati in nero meno di 20 euro al giorno senza che l'amministrazione dello Stato si sia mai degnata di perseguire i loro sfruttatori, sono costretti a ribellarsi il problema, secondo il ministro, è la troppa tolleranza nei confronti dell'immigrazione. Maroni cioè se la prende implicitamente con i suoi avversari politici troppo buoni con gli extra-comunitari. E dimentica che, per otto degli ultimi dieci anni, l'Italia è stata governata da una maggioranza di centro-destra di cui la Lega ha fatto parte. Una maggioranza che ha persino approvato una legge sull'immigrazione che si chiama Bossi-Fini.
Insomma il ministro parla da politico (anzi da politicante) in perenne caccia di consensi e non da uomo delle istituzioni incaricato dagli elettori di riparare le falle nel sistema. Anche se Maroni avesse ragione (e ne ha molto poca) oggi il suo compito è quello di proporre soluzioni, non quello di indicare i presunti colpevoli.

A ben vedere, però, il ministro leghista e i suoi colleghi di Casta qualche attenuante ce l'hanno. L'unico modo per arrestare questo disgustoso italico gioco allo scaricabarile è il controllo sull'operato degli eletti da parte dell'opinione pubblica. Nei sistemi normali la voce dei cittadini passa attraverso i mezzi d'informazione. Quando un Maroni qualsiasi dice castronerie del genere, sono i giornalisti, gli opinionisti e le persone che hanno la fortuna di poter parlare sui quotidiani e sulle tv, a intervenire per richiamare governanti e parlamentari ai loro doveri istituzionali. In quelli malati, come il nostro, trova invece spazio sui media (quasi) solo chi è contiguo o dipendente dalle classi dirigenti. E i ministri perdono il controllo. 
(Vignetta di Bandanax)   

Marco Travaglio risponde su alcune polemiche

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Segnalazioni
Berlusconi sia coerente: dopo quello russo, giubbotti cinesi, giacchette venezuelane e foulard libici - Il comunicato stampa dell'associazione AnnaViva

Commento del giorno
di saxblu -  utente certificato - lasciato il 8/1/2010 alle 21:57 nel post I craxiani sono peggio di Bettino
Finalmente un illuminatissimo provvedimento da un illuminatissimo ministro dell'illuminatissimo governo: Gelmini dice che dal prossimo anno vuole classi con un tetto massimo del 30% di scolari stranieri per non rallentare il percorso didattico. Ci voleva....anzi propongo di più: già da quest'anno un tetto massimo del 30% di parlamentari inquisiti per non rallentare il percorso legislativo! 


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natangelo

Signornò
da l'Espresso in edicola


Da giorni assistiamo alla telesfilata di verginelle con fazzoletto o cravatta verde che denunciano pensose i “seminatori di odio” e i “mandanti morali” del folle attentatore di Milano, invitando la sinistra a “moderare i toni”. Questi piromani leghisti possono travestirsi da estintori grazie alla generale smemoratezza sul loro recentissimo passato. Il loro enfant prodige, il sindaco di Verona Flavio Tosi, ha una condanna definitiva per istigazione all’odio razziale contro i rom. Il loro veterano, il prosindaco-prosecco di Treviso Giancarlo Gentilini, vanta una condanna in primo grado per lo stesso reato. E il loro ministro dell’Interno Bobo Maroni s’è buscato 4 mesi e 20 giorni di reclusione in Cassazione per aver menato e addirittura addentato agenti della Digos impegnati, nel 1996, in una perquisizione della Procura di Verona nella sede della Lega a Milano.
L’intero stato maggiore del Carroccio è finora scampato, grazie a spericolate votazioni immunitarie del Parlamento, a un’altra inchiesta veronese per le bande paramilitari denominate “Guardia Padana”. Senza dimenticare le loro parole di affettuosa solidarietà agli sciagurati “Serenissimi” che sequestrarono un traghetto a Venezia per occupare armi in pugno il campanile di San Marco. Come irenici nemici dell’odio e della violenza, non c’è male.
Contro l’allora procuratore capo di Verona, Guido Papalia, che oltre alla tara della funzione giudiziaria ha pure l’origine meridionale, Lega dell’Amore scaricò una gragnuola di minacce e insulti, culminati il 13 febbraio 2005 in un corteo di 10-15 mila fanatici capitanati dal ministro Roberto Calderoli, agghindato pagliaccescamente in toga. La squisita sfilata urlava “Papalia il tuo posto è in Turchia”, “Papalia terrone il tuo posto è in Meridione”, “Papalia il più terrone che ci sia”: Il tutto condito dal dolce stil novo di Mario Borghezio: “Magistrati facce di merda”. Gran finale con falò di immaginarie sentenze e una finta lapide dedicata al procuratore. Vivi applausi dal futuro ministro Luca Zaia (“Papalia si crede Dio”), dal sindaco Tosi (“Chi dice la verità sugli zingari ladri di bambini diventa razzista”) e da Bossi (“Gente così dovrebbe essere bandita dalla società civile e non fare più il magistrato”). Papalia fu poi promosso e trasferito a Brescia. Il nuovo procuratore, Mario Giulio Schinaia, fu quasi subito aggredito da una gang di giovani facinorosi, uno dei quali l’accoltellò alla schiena. L’aggressore, 17 anni, appena arrestato dichiarò di odiare il magistrato perché indagava sulle bande giovanili violente di estrema destra.
Ora, per Natale, Schinaia ha allestito in Procura un presepe antirazzista,con la Sacra Famiglia di colore. Subito gli son saltati addosso il ministro Zaia (“inutile provocazione”) e il prosindaco-prosecco Gentilini (“disprezza il presepe bianco, non è più al di sopra delle parti”). Sono fortunati a essere leghisti: fossero di sinistra, il centrodestra li avrebbe già additati come mandanti morali postumi dell’attentato al procuratore.
(Vignetta di Natangelo)


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Segnalazioni

Una targa che ricorda Mauro Rostagno
Lunedì 28 dicembre alle ore 17 presso il bar Duomo di Trento verrà affissa una targa in memoria di Mauro Rostagno. L'associazione Ciao Mauro partecipa a "Contro ogni razzismo", ricordo del rogo del Vulpitta, 27 e 28 dicembre 2009.


Commento del giorno
di impalpabile -   lasciato il 26/12/2009 alle 16:34 nel post Bersani, gli 007 e la politica che perde sempre
"E' così che finisce la libertà. Sotto scroscianti applausi".
Star Wars III: La vendetta dei Sith.


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IL FATTO QUOTIDIANO: ORA E' POSSIBILE ABBONARSI CON PAYPAL
Cari amici del Fatto Quotidiano,
mancano due mesi esatti all’uscita in edicola del Fatto Quotidiano. E abbiamo qualche altra buona notizia da comunicarvi. Stiamo lavorando al progetto grafico, al sito web, alla composizione della redazione e del parco collaboratori, per essere pronti a uscire in edicola e online - come promesso – il 23 settembre. E le notizie che ci giungono quotidianamente dal fronte degli abbonamenti sono altrettante boccate d’ossigeno.

Da quando abbiamo attivato la soluzione di pagamento con carta di credito e abbiamo inviato l’email esplicativa ai 40 mila aspiranti abbonati che si erano prenotati, cioè da una settimana,  abbiamo ricevuto versamenti per 11500 abbonamenti effettivi (in gran parte con carta di credito, ma anche con conto corrente bancario e, in misura minore, postale).
La gran parte, circa il 66%, ha scelto di abbonarsi alla versione online (scaricabile dalla mezzanotte del giorno prima in Pdf), mentre gli altri hanno optato per l’abbonamento postale semestrale o annuale. E l’afflusso continua al ritmo diurno di un abbonato al minuto. La cifra di oltre 11 mila va al di là delle nostre più rosee previsioni iniziali e ci dà carica ed entusiasmo. Sentiamo di lavorare insieme a un piccolo, grande progetto comune. Sentiamo che il nostro sogno di fare un giornale per i lettori” e “dei lettori” sta diventando realtà...
 LEGGI TUTTO


Immagine di Roberto CorradiDalla rivista "A" in edicola

Il cinema italiano è salvo. Chi temeva che i tagli selvaggi al Fus, il Fondo unico dello spettacolo, da parte del governo potessero mettere in ginocchio l’industria cinematografica nazionale (peraltro ferma a pellicole di tre anni fa, “Il divo” e “Gomorra”) si sbagliava di grosso. Ora, a tenere alta la bandiera tricolore di celluloide, ci pensa la Padania.
Il ministro Umberto Bossi e il viceministro Roberto Castelli hanno voluto presenziare entrambi – un autentico trust di cervelli - all’inaugurazione del “Polo del cinema” appena aperto alla periferia di Milano grazie ai 9 milioni stanziati dalla Regione Lombardia. “E’ la nostra Hollywood”, ha proclamato restando serio il primo. “In tutte le fiction televisive – ha tuonato il secondo – i protagonisti, che siano bergamaschi, altoatesini o tedeschi, parlano sempre romanesco. E’ insopportabile. Dà fastidio. Con il nuovo polo lombardo si pongono le premesse per un’azione culturale migliore. Quindi, quando ci sono ambientazioni milanesi, si parli milanese”. Castelli ce l’ha con le due fiction dedicate a Papa Giovanni XXIII, “che era un bergamasco verace e sentirlo parlare romanesco è sbagliato, dà fastidio da un punto di vista culturale”.
Nessuno gli ha spiegato che nelle due fiction il Pontefice era interpretato da due attori stranieri (a parte Massimo Ghini che lo impersonava nella fase giovanile): Edward Asner e Bob Hoskins. Escludendo che i due attori anglofoni parlino il romanesco, se ne deduce che il problema era nel doppiaggio: bastava farli parlare con la voce di due doppiatori lombardi e il problema era risolto, anche girando il film a Roma (dove peraltro ha sede, se non andiamo errati, il Vaticano).

Ma il duo Bossi-Castelli ha grandi progetti, “dal punto di vista culturale” ça va sans dire, convinto (peraltro in buona compagnia, da Mussolini a Veltroni) che la politica debba mettere il becco anche nel cinema. Il Senatur, noto cinefilo, annuncia che il Polo cinematografico padano regalerà presto alla Nazione un imperdibile film sulla vita di Marco d’Aviano, un frate cappuccino veneto che incitò a suon di messe e rosari le truppe del Sacro Romano Impero trascinandole alla vittoria contro i turchi alle porte di Vienna. Se ne sentiva proprio la mancanza. Come del resto del capolavoro sul Barbarossa e su Alberto da Giussano, realizzato per Raifiction da Renzo Martinelli e anticipato con apposito trailer dal Senatur al recente raduno di Pontida. “C’è Bossi che mi sta facendo una testa tanto con questo cavolo di fiction di Barbarossa...”, confidava esausto Silvio Berlusconi due anni fa all’allora direttore di Raifiction Agostino Saccà, in una famosa telefonata intercettata. “Il signor regista – replicava Saccà - ha fatto un errore madornale, perché un mese fa ha dato… un’intervista alla ‘Padania’, dicendo che aveva parlato con Bossi e che... io ero riuscito a rimettere in moto la cosa, che era tutto a posto perché aveva parlato col Senatùr... Il regista Martinelli è un bravo regista, però è uno stupido, un ingenuo, un cretino proprio...”.

Ecco, ora ci sarà un polo apposito per registi cretini che prendono ordini dalla Lega. Ne guadagnerà “il punto di vista culturale”. Basta mezzecalzette romanesche tipo Sordi o Mastroianni, per non parlare dei cialtroni napoletani tipo Totò, i De Filippo, la Loren, Troisi o Servillo. A quando una bella fiction sulle ronde padane?
(immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

La lunga vita dei sacchetti di plastica - scarica il pps con gli effetti dell'abuso di materiali non biodegradabili

La disinformata nazione di Berlusconi - di John Hooper (The Guardian, 21 luglio 2009)

Traduzione a cura di Italiadallestero.info


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