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Testo:
Buongiorno a tutti, siamo a Palermo, all’Hotel delle Palme, ieri sera abbiamo presentato il film in Dvd curato da Marco Canestrari che è qua dirimpetto a me dietro alla telecamera e Salvatore Borsellino, su Paolo Borsellino e si intitola “Via d’Amelio una strage di Stato”.

Via D'Amelio, strage di Stato
Oggi è il 18° anniversario della strage di Via d’Amelio e non possiamo che parlare di questo argomento, argomento che trovate sui giornali di stamattina con dei titoli sulla delusione o sul fallimento delle manifestazioni di ieri per la vigilia dell’anniversario, in realtà non c’è stato nessun fallimento, c’è stato un corteo silenzioso al Castello Utveggio, il Castello da cui, secondo molti esperti, partì prima l’osservazione del momento in cui Borsellino si avvicinava alla pulsantiera dei citofoni di casa di sua madre e in quel momento partì poi l’input elettronico per la detonazione dell’intera piazza. (Leggi tutto)

Segnalazioni

Sì, fu ucciso perché si oppose alla trattativa - di Marco Lillo (da ilfattoquotidiano.it)

Via d'Amelio 1992-2010, segui la diretta streaming delle commemorazioni di Palermo su
www.19luglio1992.com, www.antimafiaduemila.com o www.ilfattoquotidiano.it

Audio - La commemorazione di Paolo Borsellino alla sezione palermitana dell'ANM  (da www.antimafiaduemila.com)

"L'agenda nera. Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato". Il libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (edizioni Chiarelettere).

 


continua

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bandanax

Da Il Fatto Quotidiano del 13 Gennaio 2010

Trionfo di ascolti, lunedì, per la telepompa funebre allestita in onore di Bottino Craxi (“Una storia italiana”) dal suo pony express Gianni Minoli: lo share del 6% corrisponde più o meno alla percentuale che lo statista garofanato incassava sugli appalti. Chi eventualmente fosse sopravvissuto alla seratina votiva è stato poi letteralmente finito dall'intervista rilasciata ieri da Stefania Craxi ad Aldo Cazzullo del Pompiere della sera: quella in cui l'equilibrata figlia d'arte sostiene che il padre “morì in povertà”. In queste ininterrotte celebrazioni del noto erede di Turati, manca sempre un dettaglio: i verbali di Giorgio Tradati e di Maurizio Raggio, i due prestanome a cui Bottino aveva affidato i suoi tre conti svizzeri: Northern Holding, Constellation Financière e International Gold Coast.

Qualcuno, dopo aver visto la minolata e letto la cazzullata, si sarà fatto l'idea che i due tizi fossero dei funzionari del Psi, visto che il massimo di critica consentito sulla stampa e la tv di regime è quella di una gestione un po' distratta dei finanziamenti al partito (“il tesoro di Craxi è una maxiballa”, sostiene la figlia, “non è mai esistito: esisteva il 'tesoro' del partito, i conti esteri del Psi, ma mio padre non se n'è mai occupato”). Invece no: Tradati era un compagno di scuola di Craxi, Raggio era un ex barista di Portofino fidanzato della contessa Francesca Vacca Agusta, amica di Craxi. A che titolo quei due carneadi, estranei al Psi, gestivano i tre conti, se i tre conti erano del Psi? In realtà erano i conti di Craxi, che vi accumulò per 15 anni tangenti personali che usava per spese personali: le sentenze definitive parlano di “un appartamento a New York, due operazioni immobiliari a Milano, una a La Thuile, una a Madonna di Campiglio” (le nuove sedi del Psi?), “velivolo Citation da 3 miliardi di lire”, un villino “a Saint Tropez per il figlio Bobo” (anche lui, l'altra sera, pontificante in tv senza che nessuno gli chiedesse di quegli 80 milioni di lire tratti dai conti svizzeri del padre per garantirgli il dorato esilio in Costa Azzurra); una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio; “100 milioni al mese per l'acquisto di Roma Cine Tv”, l'emittente di una della amanti: Anja Pieroni. Spese tipiche di un uomo “morto in povertà”.

E' un vero peccato che Minoli, fra gli storici, i politici, i politologi, i nani e le ballerine intervistati, si sia scordato di quei due tipini che, da soli, avrebbero potuto lumeggiare la statura politica e morale del francescano di Hammamet. Ma, anche nel tentativo di incensarlo, Minoli gli ha reso un pessimo servizio. Craxi che dice “essere mio cognato ha danneggiato Pillitteri” e promette a De Mita la staffetta per poi rimangiarsela, ci svela  da chi ha imparato a mentire il suo degno compare che l'ha sostituito a Palazzo Chigi. Napolitano che attacca Berlinguer sull'Unità perchè ha osato invocare “la questione morale” ci spiega molte cose sull'attuale inquilino del Quirinale. Martelli che parla con la massima naturalezza di “flussi di finanziamenti da aziende pubbliche e private al Psi”, come se quelli da aziende pubbliche non fossero vietati dalla legge che questi signori avevano approvato per poi violarla subito dopo, la dice lunga sulla doppia morale di quella (e di questa) classe politica.  Non male il ricordo di Craxi incaricato dall'Onu di occuparsi del debito del Terzo Mondo, dopo tutto quel che aveva fatto per il debito dell'Italia. Ma il punto più alto della telepompa funebre si raggiunge quando Minoli, con un lapsus freudiano, racconta: “Craxi entra a Palato Chigi”. Meravigliosa metafora orale di un'epoca: Bottino ci metteva il palato, Minoli la lingua. 
(Vignetta di Bandanax) 

L'esule di Carlo Cornaglia

Quella piazza alle cronache tornata
per il mattoide lancio di Tartaglia
fu in passato la sede utilizzata
per le azion di un politico di vaglia.

Al diciannove, infatti, in piazza Duomo
lavorava un famoso governante,
esule per gli obliosi e galantuomo,
ma per i più corrotto e latitante.
Leggi tutto

Segnalazioni
Farsa o tragedia, in Italia? (Foreign Policy, USA - 30 dicembre 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Commento del giorno
di DANIELEPELIZZARI - utente certificato  lasciato il 13/1/2010 alle 16:34 nel post I misteri del Sacro Volto
Tempi duri per la satira; un tempo c'era il re e c'era il buffone. Il re faceva il re il buffone il buffone. Ora il re vuol fare tutto lui, la gente come me si trova in difficolta'! (Paolo Rossi)


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Vignetta di BandanasOra d'aria
da l'Unità del 27 luglio 2009

L´ultima Ora d´aria sulle trattative Stato-mafia del 1992-`93 si chiudeva con un invito ai signori delle istituzioni: "Per favore, ci raccontate qualcosa?".
In sette giorni Mancino, Violante, Ayala e Martelli han raccontato qualcosa, lasciando intendere che in certi palazzi si sa molto più di quanto non sappiano i magistrati e i cittadini. Ogni tanto se ne distilla una goccia. Quando non se ne può fare a meno. Ciancimino jr. racconta che nell´autunno ´92 il padre Vito, per trattare col colonnello Mori, pretendeva una "copertura politica" dal ministro dell´Interno Mancino e dal presidente dell´Antimafia Violante.
A 17 anni di distanza, Violante ricorda improvvisamente che Mori voleva fargli incontrare Ciancimino, ma lui rifiutò. Peccato che non l´abbia rammentato 10 anni fa, quando Mori fu indagato a Palermo (favoreggiamento mafioso) per la mancata perquisizione del covo di  Riina (assoluzione) e la mancata cattura di Provenzano (processo in corso).

Mancino nega da anni di aver incontrato Borsellino il 1° luglio ´92, esibendo come prova la propria agenda e smentendo così quella del giudice assassinato. Ma ora viene sbugiardato da Ayala: "Mancino mi ha detto che ebbe un incontro con Borsellino il giorno in cui si insediò al Viminale (1° luglio `92, come segnò il giudice, ndr): glielo portò in ufficio il capo della polizia Parisi. Mi ha fatto vedere l'agenda con l'annotazione".
Intanto Mancino svela a Repubblica che nel ´92 disse no a trattative con la mafia, ma senza rivelare chi gliele propose. Poi, sul Corriere, fa retromarcia: "Nessuna richiesta di copertura governativa". E l´incontro con Borsellino? Prima lo nega recisamente: "Non c´è stato. Ricordo la chiamata di Parisi dal telefono interno: `Qualcosa in contrario se Borsellino viene a salutarla?´. Risposi che poteva farmi solo piacere, ma poi non è venuto". Poi si fa possibilista: "Non posso escludere di avergli stretto la mano nei corridoi e nell´ufficio... non ho un preciso ricordo". Cioè: ricorda un dettaglio marginale (la chiamata di Parisi), ma non quello decisivo (l´erede di Falcone appena assassinato si perse nei meandri del Viminale o trovò la
strada del suo ufficio?). Poi torna a negare:"E´ così, ho buona memoria. Del resto c´è la testimonianza del pentito Mutolo: Borsellino interruppe l´interrogatorio con lui per andare al Viminale e tornò stizzito perché anziché Mancino aveva visto Parisi e Contrada". Scarsa memoria: Mutolo afferma che Borsellino tornò sconvolto perché gli avevano fatto incontrare Contrada, non perché non avesse visto Mancino (anzi, scrisse nel diario di averlo visto).

Resta poi da capire perché, fra Capaci e via d´Amelio, mentre partiva la trattativa Ros-Ciancimino, ci fu il cambio della guardia al governo. "Io e Scotti - ricorda l´allora Guardasigilli Claudio Martelli - eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di darle il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall´Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli, che però dice no". Signori delle istituzioni, siamo sulla buona strada, ma si può fare di più. A quando la prossima puntata?
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Firmare un libro non basta (un'iniziativa speciale di Chiarelettere per la sicurezza sulle strade) - di Elena Valdini

Italia, con una bella dormita passa tutto - di Shukri Said (El Pais 10 luglio 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info


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