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voce ribelleSarà che La Voce del Ribelle è un portafortuna: i tanti amici che risposero, tre estati fa, al mio appello per abbonarsi a questa rivista controcorrente diretta da Massimo Fini ci diedero il coraggio necessario per tentare l’avventura del Fatto quotidiano. Ma sarà, soprattutto, che adoro leggere ogni mese questo foglio corsaro, apartitico, a-ideologico e urticante.

Insomma, per farvela breve, vi invito ancora una volta a rinnovare l’abbonamento alla Voce del Ribelle (senza dimenticare che, fra poco, vi chiederemo di rinnovare anche quello al Fatto quotidiano).
Se questo mensile ha potuto permettersi di mandare degli inviati per realizzare inchieste sull'Abruzzo terremotato, sui rifiuti tossici, sul Congo, sulla Birmania, sul popolo Karen che resiste alla colonizzazione, o per regalare voci alternative e “alte” sulle guerre bugiarde in Irak e in Afghanistan e sulla crisi finanziaria globale e sociale, è grazie alle migliaia di abbonati che hanno dato fiducia a quella redazione giovane, eterodossa, scapigliata e “borderline”. 

Dunque, molto simile a quella del Fatto. Sul prossimo numero, non perdetevi una lunga intervista esclusiva a Franco Battiato. Date un’occhiata al sito, sempre più ricco di spunti culturali. E, se potete, abbonatevi o rinnovate l’abbonamento. Trovate tutte le indicazioni su www.ilribelle.com.
Grazie.

Il sommario del numero 25, Ottobre 2010:
Roma Capitale: una palla al piede per l’Italia, Massimo Fini lo scriveva già 30 anni fa; l’editoriale di Valerio Lo Monaco sulla crisi che è ben lungi dall’essere finita e che invece, probabilmente, non finirà mai. Tra gli altri argomenti del mensile: il caso del reverendo Jones, la “neo destra” di Gianfranco Fini, il business agro-alimentare, denunciato da un libro di F. William Engdahl pubblicato da Arianna Editrice.
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Segnalazioni

Santoro sospeso per dieci giorni, censurate due puntate di Annozero - di Carlo Tecce (da ilfattoquotidiano.it)
Attentato alla televisione - La lettera di Michele Santoro al Consiglio di Amministrazione Rai

Trento, 15 ottobre, ore 18 - Marco Travaglio presenta "Ad personam" - c/o sala polivalente del liceo scientifico G. Galilei, viale Bolognini 88.



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Un anno fa mi chiama Massimo Fini, con l’aria del monello che ha appena fatto una marachella: “Marco, ne ho combinata una delle mie: ho fatto un giornale”. Bene, dico io, allora mi assumi? “No, guarda, se ci vuoi scrivere, più che volentieri. Ma siamo quattro gatti, e poi è un mensile. Si chiama la Voce del Ribelle. Mi dai una mano sul tuo blog, o come diavolo si chiama, per farlo sapere in giro? Se non raccogliamo qualche centinaio di abbonamenti, moriamo appena partiti”. Scrivo subito un post invitando gli amici di Voglioscendere ad abbonarsi. L’ho ritrovato: “Quando nasce un nuovo giornale, specialmente in Italia, dovrebbe essere una festa per tutti. Quando poi questo giornale è diretto da un grande del giornalismo controcorrente, cioè del giornalismo e basta come Massimo Fini, la festa è almeno doppia (…). Ha fondato un piccolo giornale di battaglia, 'La Voce del Ribelle', 64 pagine. Non è ancora il quotidiano libero che molti sognano. Ma è un giornale libero, che nessuno è tenuto a condividere (di me, per esempio, nel primo numero si parla molto criticamente), ma che fa bene alla salute mentale di chi non ha ancora portato il cervello all’ammasso. Chi ha la sensazione che i quotidiani italiani tendano sempre più a essere tutti uguali (il che forse spiega il crollo delle vendite di quasi tutti in edicola), troverà nella Voce del Ribelle qualcosa di radicalmente diverso, alternativo (…)”.

Al mio appello risposero alcune migliaia di persone, e la Voce del Ribelle continua a uscire ogni mese. Quel giorno scoprii una cosa molto importante, decisiva per me, per noi: che il sogno di un quotidiano libero, senza padroni né soldi dello Stato, finanziato soltanto dagli abbonati e dai lettori, era qualcosa in più di un sogno. Infatti, quando con Padellaro andavamo in cerca di amici disposti a mettere qualche euro per la società del nuovo quotidiano, citavo sempre gli abbonati che, con un mio semplice post, si erano precipitati a sostenere la Voce del Ribelle. E ne concludevo che, a maggior ragione, ne avremmo trovati molti di più per un quotidiano. Oggi che, almeno per il momento, quella scommessa sembra vinta, considero la Voce del Ribelle la mamma del Fatto Quotidiano. E non solo perché le due testate hanno in comune Massimo Fini.

Trascorso un anno, Massimo mi ha chiesto di dedicarle un altro post. Per ricordare agli amici di Voglioscendere e del Fatto Quotidiano che il suo mensile è di nuovo in campagna abbonamenti. Chi l’ha già fatto (e spero lo voglia rinnovare) conosce la rivista. Chi ne sente parlare per la prima volta, può farsene un’idea leggendo la prima puntata di una bella inchiesta apparsa sull’ultimo numero della Voce del Ribelle sul traffico di rifiuti tossici. L’editoriale di Fini è dedicato a Francis Fukuyama a vent’anni da “La fine della Storia e l’ultimo Uomo”. Tra gli altri argomenti dell’ultimo numero: i suicidi a France Telecom; il dilagare del Superenalotto e delle altre lotterie; il Trattato di Lisbona che sancisce la perdita della sovranità nazionale dei singoli Stati e il loro asservimento agl’interessi della Bce. Per abbonarsi ex novo o rinnovare l’abbonamento, basta andare sul sito www.ilribelle.com.

Segnalazioni

Violenza, plagio, sfruttamento: un viaggio "Dentro l'Opus Dei"
- Intervista a Emanuela Provera a cura di Cristiano Sanna

Commento del giorno
di Antonio Attini - lasciato il 27/11/2009 alle 17:7 nel post
Ci toglieranno anche l'aria
Nel paese dei quacquaraquà l'acquaraquà si trasforma da fonte di vita a fonte di ricatto... conserviamo le lacrime, potrebbero servirci in futuro.


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Vignetta di Natangelo

di Massimo Fini e Marco Travaglio

Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.

Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).
 
Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.

Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione).

Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.

Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.

Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.

Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. A questo punto, perché mai un cittadino comune dovrebbe rispettarla, anziché mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.

Massimo Fini
Marco Travaglio

Per aderire: firma l'appello online

Le prime adesioni
Gianni Barbacetto
Oliviero Beha (leggi il messaggio)
Furio Colombo
Pino Corrias
Maria José De Lancastre
Peter Gomez
Beppe Grillo
Sabina Guzzanti
Antonio Tabucchi
Vauro

L'elenco completo delle adesioni

(Vignetta di Natangelo)

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Quando nasce un nuovo giornale, specialmente in Italia, dovrebbe essere una festa per tutti. Quando poi questo giornale è diretto da un grande del giornalismo controcorrente, cioè del giornalismo e basta come Massimo Fini, la festa è almeno doppia. I furbetti (come il Mentana di ieri sera) che ripetono a pappagallo che l’Italia è il paese più libero del mondo dovrebbero rispondere, se ci riescono, a questa semplicissima domanda: perché Massimo Fini, da anni e anni, è confinato in piccoli giornali marginali, anziché scrivere - come meriterebbe per il pubblico che ha e per le cose che sa - sulla grande stampa? Perché, che comandi la destra o la sinistra, in televisione non c’è mai posto per lui?

Massimo, non essendo un piagnone, non è il tipo da lamentarsi. A costo di scrivere sui muri, ha sempre trovato il modo di combattere le sue battaglie solitarie. Ha aperto un blog, a costo di violentare la sua antimodernità (ma non ha ancora un telefonino). Ha fatto teatro (con “Cyrano”). E ora ha fondato un piccolo giornale di battaglia, “La Voce del Ribelle”, 64 pagine. Non è ancora il quotidiano libero che molti sognano. Ma è un giornale libero, che nessuno è tenuto a condividere (di me, per esempio, nel primo numero si parla molto criticamente), ma che fa bene alla salute mentale di chi non ha ancora portato il cervello all’ammasso. Chi ha la sensazione che i quotidiani italiani tendano sempre più a essere tutti uguali (il che forse spiega il crollo delle vendite di quasi tutti in edicola), troverà nella Voce del Ribelle qualcosa di radicalmente diverso, alternativo. Sia per la scelta degli argomenti, sia soprattutto per il punto di vista dal quale li si guarda. E’ il punto di vista spiazzante (“talebano”, direbbe Fini) che chi ha letto “Sudditi”, “Il vizio oscuro dell’Occidente”, “Il denaro sterco del demonio”, “La ragione aveva torto”, “Il Conformista” e altre sue opere ben conosce.

E’ un giornale povero e autofinanziato, non può permettersi la distribuzione in edicola e dunque si trova in alcune selezionate librerie, oppure è disponibile in abbonamento. Basta sintonizzarsi sul sito www.ilribelle.com (dove è presente anche un archivio storico di tutti gli articoli scritti da Fini negli ultimi 30 anni) o telefonare allo 06/97274699. Chi si abbona riceve la rivista e sostiene una voce diversa. Io l’ho fatto.

Segnalazioni

Promemoria. Quindici anni di storia italiana ai confini della realtà
- lo spettacolo teatrale di Marco Travaglio al Ciak di Milano (18,19,21,22,23 novembre 2008)


ALZA LA TESTA!
- Guarda il trailer del libro-dvd di Piero Ricca in uscita per Chiarelettere
, con prefazione di Marco Travaglio

La catena di San Libero: Oh, Bamah! di Riccardo Orioles (10 novembre 2008, n. 375)

Le invasioni scbabbariche - il video di Roberto Corradi

Per capire le ragioni dei lavoratori Alitalia - Leggi l'appello - Aderisci

Tutto bene nel Palazzo di Carlo Cornaglia
Berlusconi va dicendo
che il successo suo è stupendo,
confermato da sondaggi
che gli dan tali vantaggi
  
da sentirsi in imbarazzo.
Tutto bene nel Palazzo.
Ma non è proprio così,
uno spiffero di qui...
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