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Signornò, da L'Espresso in edicola

Le bugie di Berlusconi si autoavverano a furia di essere ripetute. Ma ora la cronaca della convulsa serata del 27 maggio, che vide il premier mobilitato per ore a strappare con l’inganno il rilascio dell’amica “Ruby”, smentisce platealmente una delle più riuscite: quella secondo cui, senza una legge che lo liberi finalmente dai processi, il Cavaliere non avrebbe più il tempo per governare. Che si tratti di una pietosa balla lo si poteva intuire anche prima. Bastava ricordare che, quando vuole, riesce pure a fare il ministro ad interim (agli Esteri per dieci mesi nel 2002, allo Sviluppo economico per cinque mesi nel 2010): dunque la guida del governo gli lascia un sacco di tempo libero, semprechè non si voglia insinuare che, come ministro ad interim, non combina un bel nulla.

Eppure, sfruttando la legge sul legittimo impedimento firmata da Napolitano appena cinque giorni prima, il 12 aprile scorso il premier ha inviato al Tribunale di Milano, che lo sta processando per i fondi neri Mediaset e per la corruzione di Mills, un certificato della segreteria generale della presidenza del Consiglio che attestava la sua assoluta impossibilità a comparire in udienza fino a metà settembre: “Impedimento continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni”. Ai giudici non è rimasto che congelare i due processi e girare la pratica alla Corte Costituzionale perché sancisca l’illegittimità di una legge che li assoggetta a un segretario di Palazzo Chigi. Un mese e mezzo dopo, mentre per il Tribunale risultava “continuamente impedito” a presenziare ai processi a causa del superlavoro governativo, Berlusconi impiegava l’intera serata, dalle 19 fino a notte fonda, al telefono col capogabinetto della Questura di Milano, con l’igienista dentale Nicole Minetti e con una certa Michelle (escort brasiliana amica di Ruby), per propiziare il rilascio illegale della minorenne marocchina fermata per furto. Evidentemente le incombenze di governo non sono poi così inderogabili e continuative.

Del resto era stato lui stesso a svelare la sua giornata-tipo il 1° agosto 2008 quando, in conferenza stampa, aveva mostrato con aria sofferente la sua agenda del giorno prima. Fittissima, sì, di appuntamenti, ma ben poco legati alle sue funzioni: “Ore 9.40 uscita di casa. Ore 10 Enel Civitavecchia (ma all’inaugurazione della centrale non si presentò, ndr). Ore 12 Yushchak (una modella ucraina, ndr). Ore 13 Masi (Mauro, segretario generale di Palazzo Chigi e oggi dg Rai, ndr). Ore 13.30 colazione per gli 80 anni di Cossiga con Letta e Ghedini (che però saltò, ndr). Ore 16 Previti; telefonata Bossi; Manna e Troise (due starlet del caso Saccà, ndr). Ore 19 De Girolamo (Nunzia, giovane parlamentare, ndr). Ore 19.30 Bassetti (produttore di Endemol, ndr). Ore 20.30 Selvaggia (un’amica, ndr). Sardegna compleanno Barbara (la figlia, ndr)”. Si spera che la Consulta, in vista della decisione del 14 dicembre sulla costituzionalità del legittimo impedimento, prenda buona nota.(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Video -
L'amore ai tempi di B. - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero del 4  novembre 2010

Video - Antonio Tabucchi "C'è bisogno del Fatto" (da ilfattoquotidiano.it)




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natangelo
Signornò, da L'Espresso in edicola

Non sono bastate 45 prime pagine de "Il Giornale" e altrettante di "Libero" per spiegare cosa diavolo dovrebbe spiegare Elisabetta Tulliani. Quale sarebbe la colpa, il reato, il peccato mortale o veniale che giustifica tante copertine di quotidiani, settimanali e tg di casa Berlusconi e adiacenze varie. Ha un fratello, Giancarlo, sgomitante e desaparecido? Si chieda al fratello. Ha una madre titolare di una società che lavora per la Rai? Si chieda alla madre e soprattutto alla Rai, dove gli appalti più lucrosi (vedi inchiesta sul penultimo "L'Espresso") sono sempre legati a politici o parenti di politici, compreso Berlusconi che tramite Endemol vende format al "servizio pubblico" essendo il padrone della concorrenza. Ha litigato con l'ex fidanzato Luciano Gaucci per certe proprietà e una schedina dell'Enalotto? Affari suoi e di Gaucci. Lavorava come valletta alla Rai? Ha smesso prima di fidanzarsi con Fini.

Da allora, cioè da quando è diventata la compagna di un personaggio pubblico, non c'è nulla di opaco o di men che lecito che le si possa attribuire. E allora perché, come giustamente osserva Pigi Battista sul "Corriere", viene massacrata da due mesi anche per "il modo di fare, la seduzione, le ambizioni, le scalate sociali, persino le altre (supposte) relazioni" con un continuo "ammiccare all'immagine convenzionale della disinvolta e cinica femmina mangiauomini e sfasciafamiglie"? Le ministre del governo Berlusconi hanno negato la benché minima solidarietà alla "donna del nemico".

E tacciono, a parte appunto Battista, i paladini della privacy in servizio permanente effettivo. Eppure basterebbe ripetere ciò che dissero Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri tre anni fa, quando "Striscia la notizia" trasmise un perfido filmatino sulla Tulliani e Gaucci avvinti come l'edera, con gli sberleffi di Ezio Greggio alla "timida e schiva principessa del foro". Confalonieri si affrettò a scomunicare "Striscia": "La derisione che diventa dileggio non è accettabile nei confronti di scelte sentimentali che non hanno alcuna attinenza con la vita pubblica". Basta "eccessi giornalistici e satirici, anche in programmi Mediaset, che colpiscono la vita privata di Fini".
Ma guai a insinuare che ci fosse lo zampino di Mister B: "Ipotesi del genere fanno un torto all'autonomia di Silvio Berlusconi e da Silvio Berlusconi. A volte semplicemente la polifonia editoriale che ha sempre contraddistinto il Gruppo rischia di trasformarsi in cacofonia. Sono i rischi della libertà". Durissimo anche il Cavaliere-editore: "Ho chiamato Fini per dirmi addolorato dal servizio di "Striscia". Sono cose che non si fanno". Tutto questo per un programma satirico.

Ora che invece gli house organ della ditta fanno terribilmente sul serio, Silvio e Fidel hanno perduto di colpo la favella. Forse perché nel frattempo il fidanzato di Elisabetta ha rotto con il premier? Per carità: ipotesi del genere fanno un torto all'autonomia di Silvio Berlusconi e da Silvio Berlusconi. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Venerdì 17 settembre, Roma, ore 19 - Andrea Camilleri e Saverio Lodato presentano il libro "Di testa nostra" (edizioni Chiarelettere).  Interviene Marco Travaglio.
C/o Circolo degli Artisti, via della Casilina Vecchia 42. Scarica l'invito


No Porcellum - Mai più alle urne con questa legge - Firma l'appello promosso da Libertà e Giustizia per restituire ai cittadini il potere di eleggere i propri rappresentanti alla Camera e al Senato.



 


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Signornò, da L'Espresso in edicola


Grande scandalo sulla stampa berlusconiana per l’improvvisa scoperta che anche Gianfranco Fini ha i suoi uomini alla Rai, dove i partiti hanno lottizzato pure i posacenere e le fioriere. In compenso è passata in cavalleria la notizia che l’Antitrust ha archiviato l’ennesima pratica sull’ennesimo conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi. Riguardava le sue pressioni su Fiorello perché non firmasse il contratto con Sky e passasse a Mediaset. Era il 22 gennaio quando il Cavaliere convocò lo showman a Palazzo Grazioli per un vertice con lui, il sottosegretario Letta e il Guardasigilli Alfano. Fiorello ne uscì piuttosto turbato, sia perché intuì che il premier aveva una talpa dentro Sky (“So per certo che non hai ancora firmato”), sia per un paio di sue frasi fra lo scherzoso e il minaccioso (“Che fai, passi al nemico? Quella per Sky è una strada senza ritorno. Altro che ‘smemorato di Cologno’: io ho una memoria di ferro…”).

Il Pd, in un raro sussulto di vitalità, denunciò la cosa all’Antitrust, investita dalla legge Frattini del compito di “assicurare che i titolari di cariche di governo svolgano la loro attività nell’esclusivo interesse pubblico, prevenendo i conflitti di interessi”. La convocazione di Fiorello pareva rientrare perfettamente in due delle quattro fattispecie di conflitti d’interessi contemplate dalla Frattini, varata nel 2004 dal governo Berlusconi-2: “c) allorché un membro del governo adotti un atto o ometta un atto dovuto che incide sulla sua sfera patrimoniale… con danno all’interesse pubblico; d) le condotte di imprese che approfittino di atti adottati in situazioni di conflitto di interessi”. Pareva insomma che il premier fosse riuscito a violare financo una legge fatta da lui.

Ma ora l’Authority presieduta da Antonio Catricalà assicura che era tutto regolare. Con questa strepitosa motivazione: è vero che il capo del governo e di Mediaset tentò di avvantaggiare le sue tv a scapito del concorrente Murdoch; ma il “comportamento asseritamente tenuto dall’on.Berlusconi in nessun modo è connesso all’esercizio di competenze, funzioni e poteri inerenti la carica di presidente del Consiglio”. E purtroppo, “ai fini della configurabilità di una fattispecie di conflitto d’interessi, è necessario che i titolari di una carica di governo, nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, abbiano adottato o partecipato all’adozione di un atto ovvero omesso l’adozione di un atto dovuto”. Ecco: quel giorno Berlusconi non parlava come capo del governo, contrariamente a quel che poteva far pensare la presenza al suo fianco di due membri del governo, Letta e Alfano. Forse aveva convocato Fiorello in veste di padrone del Milan,o di socio di Mediolanum, o di azionista di Mondadori e Mediobanca, o di amico di Putin e Gheddafi. Anche l’idea che fosse lì in veste di proprietario di Mediaset è esclusa in radice. Altrimenti sarebbe stato conflitto d’interessi. E l’Antitrust se ne sarebbe accorta. E gliele avrebbe cantate chiare. 
(Striscia di Fifo)


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Vignetta di Natangeloda l'Espresso in edicola

Il 2 novembre, ricorrenza dei Defunti, il professor Ernesto Galli della Loggia si scagliava sul Corriere della Sera contro Michele Placido, reo di aver insultato a “Che tempo che fa” i bersaglieri piemontesi scesi al Sud nel 1860, e contro Fabio Fazio che non li aveva difesi a dovere. “Quel che è grave - tuonava il Galli nonchè della Loggia - mi verrebbe da scrivere vergognoso…, è che a questa ignoranza presti i suoi mezzi il servizio pubblico… Con presentatori non saprei se più ignoranti o più timorosi di opporsi ai luoghi comuni accreditati”. Sante parole, è ora di finirla.

Il 15 novembre però un editorialista dal doppio cognome si arrampica sugli specchi di Via Solferino pur di non chiamare i processi a Berlusconi col loro nome. Il free climber della parola definisce i fondi neri Mediaset e la corruzione di Mills “corto circuito politica-giustizia”, “impasse politica paralizzante” e “vicolo cieco”. Chiamarli processi per frode fiscale e corruzione gli pare brutto. Né lo sfiora l’idea che, se Mills non fosse stato corrotto e Mediaset non avesse accumulato milioni di euro in società off-shore, quei processi non sarebbero mai nati. Infatti auspica che “Bersani e il Pd si muovano per disinnescare il corto circuito, contribuendo a una seria riforma della giustizia”. Come se una seria riforma della giustizia potesse abolire due processi per reati comuni. Lo spericolato commentatore li attribuisce non alle seriali illegalità del premier, ma a una sua fantomatica “vulnerabilità giudiziaria”, insomma a un evento atmosferico, che trasformerebbe la magistratura in “attore di fatto politico” con cui è impossibile “un accordo” (Previti sì che li sapeva trovare gli accordi con i giudici: estero su estero).

In un empito di lucidità, l’ardito editorialista si auto-obietta che Berlusconi potrebbe “mettersi da parte facendosi processare”. Ma è un attimo: si auto-risponde subito che “l’obiezione tradisce una straordinaria ingenuità sul modo in cui funzionano le cose nelle società reali: pensare che un capo politico di straordinario successo si faccia mettere fuori gioco da un tribunale senza combinare sfracelli” è “una favola”. Chissà in quale “società reale” vive costui. In quella d’Israele il premier di straordinario successo Olmert, indagato per finanziamento illecito, s’è dimesso e, anziché combinare sfracelli, s’è fatto processare. Idem decine di popolarissimi politici Usa, da Nixon al governatore di New York Eliot Spitzer, eletto dal popolo ma subito dimissionario per un sexy-scandalo. In Francia De Villepin, indagato nel caso Clearstream, ha rinunciato all’Eliseo. Sarà che non conoscevano Galli della Loggia. Già, perché il nostro acrobatico editorialista è proprio lui. Ora, è vero che si occupa di faccende molto meno attuali dei bersaglieri del 1860. Ma non vorremmo che qualcuno definisse grave - verrebbe da scrivere vergognoso - il suo editoriale e lui “ignorante o timoroso di opporsi ai luoghi comuni accreditati”. Anche perché l’una non esclude l’altra.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Dentro l'Opus Dei - Ascolta l'intervista a Emanuela Provera a cura di ResetRadio

Su micromega.net l'invito di Lidia Ravera, Moni Ovadia e Furio Colombo a Pierluigi Bersani: il Partito democratico aderisca al "No Berlusconi Day" del 5 dicembre contro le leggi ad personam.
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Commento del giorno
di saxblu - utente certificato -  lasciato il 20/11/2009 alle 14:28 nel post Giustizia: la prescrizione e l'imbroglio
Attraverso i libri di Allen Carr milioni di persone si sono liberate del vizio del fumo, dell'alcol e dell'obesità.
Ma Allen Carr prima di morire non poteva scrivere anche "è facile ripulire il parlamento se sai come farlo?"




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Vignetta di Bertolotti e De Pirro
Mosca tzé tzé
da Antefatto.it

Mentre muore Mike Bongiorno, il padre della televisione italiana, il killer della televisione italiana annuncia alla Nazione alcune buone notizie.

La prima è che non siamo ancora tecnicamente una dittatura perché “un dittatore di solito prima attua la censura e poi chiude i giornali” e lui s’è fermato per ora al primo punto del programma: i giornali, bontà sua, non li ha ancora chiusi. Anzi, “in questi giorni in Italia si è dimostrato che c'è stata la libertà di mistificare, calunniare e diffamare”, come dimostra il Giornale. Che naturalmente non è suo, ma del fratello Paolo: lui ne è soltanto l’utilizzatore finale.

La seconda è che le Procure di Milano e di Palermo “cospirano contro di noi. Ora, che in questo povero paese ci sia ancora qualcuno che cospira contro il padrone di tutto, mentre la cosiddetta opposizione se ne guarda bene, è una notizia che induce all’ottimismo. Ormai si disperava che potesse ancora accadere. Si spera soltanto che sia tutto vero. Certamente Silvio Berlusconi è persona informata sui fatti e, se lo dice lui, bisogna credergli. Lui sa, per esempio, che la Procura di Milano sta chiudendo non una cospirazione, ma un’indagine giudiziaria che lo vede indagato dall’aprile del 2007 per appropriazione indebita (con conseguente evasione fiscale) insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e ad altre sette persone. L’indagine, di cui lui e i suoi legali hanno ricevuto copia della richiesta di proroga nell’ottobre del 2007 e che è “scaduta” alla vigilia delle ferie, è uno stralcio del processo che vede imputati Berlusconi e altri dinanzi al Tribunale di Milano per le “creste” sugli acquisti di diritti televisivi e cinematografici in America da parte di una miriade di società offshore del gruppo Fininvest-Mediaset. In quel processo (congelato dal lodo Alfano in attesa che dal 6 ottobre la Consulta si pronunci sulla costituzionalità o meno del Salva-Silvio) il premier è imputato per appropriazioni indebite da 276 milioni di dollari, evasioni fiscali per 120 miliardi di lire fino al 1999 e relativi falsi in bilancio.

L’inchiesta-stralcio che sta per chiudersi, invece, riguarda l’accusa - come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere il 25 giugno scorso - di avere “mascherato la formazione di ingenti fondi neri” dirottati dalle casse Fininvest-Mediaset su “conti esteri gestiti dai suoi fiduciari”. Il tutto attraverso la solita compravendita di diritti sui film, negoziati - secondo l’accusa - a prezzi gonfiati con operazioni fittizie tra agenti (fra i quali il produttore egizian-americano Frank Agrama e l’italiano Daniele Lorenzano) e società riconducibili a Berlusconi ma occultate ai bilanci consolidati del gruppo. Un replay della vicenda già approdata in Tribunale, solo che quella si riverbera sui bilanci del gruppo fino al 2001, mentre questa si spinge anche negli anni successivi per via dell’ammortamento pluriennale dei diritti tv. Qui il Cavaliere è indagato per appropriazione indebita a proposito di 100 milioni di euro nascosti in Svizzera e lì sequestrati dai giudici milanesi nell’ottobre del 2005: un tesoretto occulto intestato al produttore Agrama sui conti di una sua società con sede a Hong Kong, la Wiltshire Trading. Secondo l’accusa, quei soldi non sarebbero di Agrama, ma di Berlusconi del quale il produttore non sarebbe altro che un prestanome o un “socio occulto”. L’inchiesta-stralcio prende nome da Mediatrade, cioè dalla società berlusconiana che dal 1999 è subentrata alla maltese Ims per l’acquisto dei diritti tv, e riguarda una serie di conti esteri dai nomi variopinti (“Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Pache” e “Clock”). Il Cavaliere sa bene che, scaduti in estate i termini per indagare, la Procura sta per depositare alle difese “l’avviso di conclusione delle indagini e deposito degli atti”: una mossa che, in mancanza di una richiesta di archiviazione, prelude alla richieste di rinvio a giudizio che lo trasformeranno da indagato a imputato.

Poi c’è Palermo. Qui il presidente del Consiglio ha voluto essere più preciso: “E' una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94”. In realtà non c’è niente di folle a indagare sulle stragi politico-mafiose che hanno insanguinato l’Italia fra il 1992 e il 1993. L’unica follia è che, a 17 anni dalle bombe di Palermo, Milano, Roma e Firenze, non se ne siano ancora smascherati e ingabbiati i mandanti occulti, nonché gli autori e gli ispiratori delle trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra. Ora le indagini paiono a buon punto, grazie alle rivelazioni di persone molto informate sui fatti, come il mafioso pentito Gaspare Spatuzza (dinanzi alle procure di Caltanissetta, Firenze, Milano e Palermo) e il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino. L’altro giorno, su Libero, Gianluigi Nuzzi parlava di importanti acquisizioni da parte di Ilda Boccassini, che indaga sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993, e della possibile riapertura del filone investigativo che aveva portato all’iscrizione di Marcello Dell’Utri (ma anche di Silvio Berlusconi) per concorso in strage.

Intanto, la prossima settimana, riparte per il rush finale davanti alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado a carico di Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa: la Corte dovrà decidere se ammettere nel fascicolo processuale la lettera che - secondo Ciancimino jr. - Provenzano inviò a Berlusconi tramite Vito Ciancimino e Dell’Utri nei primi mesi del 1994, in cui prometteva appoggi politici in cambio della disponibilità di una rete televisiva, e in caso contrario minacciava un “triste evento” (forse il sequestro o l’uccisione di Piersilvio Berlusconi). Una possibile prova regina del ruolo di cerniera fra Cosa Nostra e Berlusconi svolto per decenni da Dell’Utri, rimasta finora nei cassetti della Procura grazie alla “distrazione” dei suoi vecchi dirigenti, ora fortunatamente sostituiti da gente più sveglia.

Nulla di segreto: tutto noto e stranoto, almeno nelle segrete stanze (giornali e telegiornali non si occupano di certe quisquilie). Noto, soprattutto, al Cavaliere. Il quale ha deciso di giocare d’anticipo. Così quando gli atti di Mediatrade saranno depositati a Milano e quelli di Palermo saranno acquisiti al processo Dell’Utri, lui potrà dire: ve l’avevo detto che stavano cospirando. Quella di oggi è un’esternazione preventiva. A orologeria.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

L'8 settembre di Annozero
La lettera che Michele Santoro oggi ha inviato al direttore generale della Rai Mauro Masi, al direttore di Raidue Massimo Liofredi e ai consiglieri di amministrazione, a proposito della nuova edizione di Annozero, che dovrebbe debuttare giovedì 24 settembre:
Gentili Direttori,
a due settimane dalla partenza di Annozero nessuno dei contratti dei miei collaboratori è stato ancora firmato...
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da Micromega.net
Il nuovo squadrismo televisivo - di Angelo d'Orsi
L’offensiva d’autunno di Papi Silvio - di Gianni Barbacetto
I giorni della vendetta - di Furio Colombo


La frontiera dei diritti. il diritto della frontiera

Per una legislazione dell'immigrazione giusta ed efficace
Lampedusa. 11/12 settembre 2009
Scarica la locandina



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Vignetta di FranzaroliSignornò

da l'Espresso in edicola


Da quando il fisco indaga sulle denunce di Margherita Agnelli a proposito del presunto miliardo e mezzo nascosto in Svizzera dal padre Gianni, gli house organ di casa Berlusconi e dintorni hanno scoperto all’improvviso gli orrori dell’evasione. Dal Tg5 al Giornale, da Libero a Panorama al Riformista, è tutto un gongolare: evviva, l’Avvocato era peggio del Cavaliere. Sono soddisfazioni. In verità Agnelli non risulta aver corrotto giudici o testimoni, né ospitato mafiosi in casa sua e pare non sia mai stato capo del governo. Ma sono dettagli. Sul suo cadavere s’è subito avventato Vittorio Feltri, appena tornato al Giornale, con la leggiadria che gli è propria: “furfante”, “peccatore”, “cattivo maestro”, “modello per gli evasori”, “derubava gli azionisti” e “il popolo”. Tutto questo Agnelli, mentre quell’educanda del premier si limita - scrive il nobiluomo bergamasco - a “toccare il sedere a una ragazza cui va a genio farselo toccare”. Ergo: “Se un simile sospetto (le evasioni agnelliane, ndr) gravasse sulla testa di Berlusconi, i giornali non si occuperebbero d’altro”, perché “i soldi sottratti al fisco sono un danno allo Stato e ai cittadini”.

Purtroppo, un simile sospetto grava eccome sulla testa bitumata del suo padrone, imputato al Tribunale di Milano per aver sottratto a Mediaset 280 milioni di euro (appropriazione indebita), non averci pagato le tasse (evasione per 60 milioni) e aver falsificato i bilanci, ma improcessabile per Lodo ricevuto. Eppure i giornali, a cominciare dal suo, parlano d’altro. Come a metà degli anni 90, quando la Fiat era alla sbarra a Torino per fondi neri e tangenti ai partiti. Faceva eccezione Il Giornale di Feltri, che seguiva appassionatamente il processo. Ma per difendere dai giudici cattivi l’azienda di colui che oggi chiama “furfante”: a raccontare le udienze per l’organo feltriano erano la moglie del capufficiostampa Fiat e il pio Renato Farina, non ancora passato ai servizi segreti.

Ecco Betulla nel ’95 alle prese con l’interrogatorio di Cesare Romiti, puro rapimento mistico: “Ho visto Romiti nell’istante di eternità in cui ha varcato la porta degli uffici giudiziari e si è trovato nel sole del lavoro… con gli occhiali che dicono forza e la mascella quadrata del Colleoni rinascimentale… E’ un nonsenso. Mentre l’economia rialza la testa, ci si rivolge contro la gran madre di tutte le aziende in ripresa, cioè la Fiat…Come fa a saper tutto chi (Romiti, ndr) è alla testa di 1103 imprese, di cui 4 o 5 hanno pagato tangenti? A Roma i giudici han ragionato e prosciolto. Ma a Milano, ma a Torino?… Speriamo si cominci a ragionare e la si smetta, per togliere le macchie dal pavimento, di picconare la casa in cui viviamo tutti”. Feltri completava l’opera con titoloni del tipo: “I giudici spendono 14 miliardi per incastrare Fiat e Fininvest. E per i delitti più impressionanti non ci sono mezzi”. Era il 1996. Chissà cos’è cambiato, da allora a oggi, per l’impavido direttore del Giornale. A parte il fatto che Agnelli è morto, s’intende.
(Vignetta di Franzaroli)

Segnalazioni

Il paese dei manganelli - di Luca Telese (da Antefatto.it)



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Testo:

Gli incubi del Cavaliere

"Che cosa preoccupa il Cavaliere, che cosa turba i suoi sogni, oltre alle vicende di donne, di escort, o è meglio chiamarle prostitute, che stanno movimentando la nostra primavera e la nostra estate? Probabilmente una delle ragioni della preoccupazione è il riaprirsi delle indagini sui mandanti occulti delle stragi e l’emergere di quella famosa lettera, anzi delle tre ormai famose lettere: famose per noi, che ne abbiamo parlato qui a Passaparola, famose per pochissimi di quelli che hanno visto i telegiornali, visto che non hanno mai sentito raccontare la verità neanche su molti dei grandi giornali, a parte qualcuno, quindi sicuramente c’è questo: le famose lettere di Provenzano al Cavaliere. Ma c’è anche un paio di novità che spuntano a Milano e che sono molto poco conosciute: che io sappia ne ha parlato soltanto Luigi Ferrarella una volta su Il Correre della Sera e ne hanno parlato Paolo Biondani e Vittorio Malagutti su L’Espresso... LEGGI TUTTO

Gli approfondimenti della rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Il commento del pm Gabriella Nuzzi sulle dimissioni del Procuratore Apicella

Le vacanze intelligenti - Ucuntu n.48 (10 agosto 2009)



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