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Gentili tutti, il mio post non era “una lagna”, non è “una arrampicata sui vetri”, non “mi devo giustificare” di nulla, non “pratico la doppia morale del cuore a sinistra e portafoglio a destra”, visto che da dieci anni lavoro in Rai dalla quale dipendono i nove decimi del mio reddito.
Continuo a pensare che pubblicare per la casa editrice Mondadori non sia un crimine. E che continuerò a farlo fino a quando mi sarà garantita la libertà di cui la sua storia e i suoi dipendenti costituiscono una garanzia. Allo stesso modo non credo che un professore di liceo debba dimettersi dalla scuola per non diventare un collaborazionista della ministra Maria Stella Gelmini.

Molti di voi affermano che non si deve mai scendere a patti col nemico né accettare compromessi. Non sono d’accordo (qualche volta si deve eccome) ma poniamo che abbiate ragione voi. Si scende a patti con la Fiat quando si compra una sua automobile? Da quale consumo in poi siamo complici dell’Occidente che affama il mondo? E quando consumiamo cinema, rock, letteratura e stili di vita americani non stiamo finanziando i bombardamenti sull’Afghanistan? E se lavoriamo per un ministero, per una compagnia di assicurazione, per una banca di affari, per una industria chimica siamo assolti o colpevoli?
Questo al  netto degli insulti, e ringraziando per l’attenzione.

(ps: persino il grande Luciano Bianciardi, rifiutando di scrivere per il Corriere della Sera, sbagliò per una purezza che talvolta corrode più del peccato)


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Mi ricordo, una trentina di anni fa, interminabili discussioni a Radio Popolare di Milano se era giusto oppure no accettare i soldi della Coca Cola e trasmettere la sua (diabolica) pubblicità accanto ai notiziari e ai reportage che svelavano il ruolo delle multinazionali nel mondo, nonché la sua presenza virale (sua della Coca Cola) nel virtuoso circuito delle idee e della musica che insieme costituivano l’anima e il cuore di una radio veramente libera come Radio Pop. 
La circostanza mi torna in mente leggendo oggi le due riflessioni del teologo Vito Mancuso e i suoi dubbi sulla compatibilità tre se stesso, i propri libri, e la Casa editrice di proprietà di Silvio Berlusconi. Si dà il caso che Mondadori sia anche la mia casa editrice e perciò le sue riflessioni mi riguardano. E’ un tema che non va eluso.

Ho sempre pensato e continuo a pensare che ogni autore, risponde di quello che scrive. Ho sempre pensato e continuo a pensare che la proprietà della Mondadori sia un problema giudiziario, politico, etico. Che la casa editrice sia stata sottratta con l’inganno e la corruzione ai legittimi proprietari, come conferma la sentenza Previti. Ma ho sempre pensato e continuo a pensare che le persone, le intelligenze e la collettiva creatività di cui si compone una casa editrice abbiano una vita e una autonomia separata dalla proprietà. Direte: fino al momento in cui la proprietà non finirà per influenzare (distorcere) i contenuti dei libri che pubblica. Ovvio. Ed è infatti a quel punto che un autore (chiamato a rispondere di quello che scrive) deve ritirare il suo libro e la sua firma.
Per quello che mi riguarda, mi trovo benissimo con gli interlocutori della casa editrice con cui di quando in quando ho discusso il mio primo libro (Vicini da morire) e vado discutendo il prossimo. Non subisco pressioni, né censure. Non percepisco segrete intenzioni. Lavoro per loro (con loro) allo stesso modo in cui mi è capitato negli anni passati di lavorare con Badini e Castoldi, Rizzoli, Chiarelettere. Allo stesso modo, per dodici anni, ho fatto l’inviato al quotidiano La Stampa, rispondendo sempre di quello scrivevo,  senza per questo sentirmi particolarmente partecipe dei successi della Fiat, complice delle sue strategie, influenzato dalle molte infelicità di casa Agnelli.

Silvio Berlusconi è un personaggio ridicolo, un uomo tragico e un politico pericoloso per la democrazia. Lo penso non da oggi, ma da una ventina d’anni. Ma siccome le colpe dei padri non ricadono sui figli, tantomeno sui dipendenti, continuo a pensare che Mondadori sia abitata da persone perbene, buoni professionisti, passabilmente allegri, nonostante i tempi che corrono, qualcuno addirittura amico.
Mi viene in mente ora che trent’anni fa a Radio Popolare, quando si litigava sulla Coca Cola, il direttore era Nini Briglia, che oggi si è rinominato Roberto Briglia e fa il direttore generale della Mondadori, vedi un po’ le circostanze. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Fuori Berlusconi - Tutti in piazza - W la costituzione - L'appello di Andrea Camilleri, don Andrea Gallo, Paolo Flores d'Arcais e Margherita Hack per una grande manifestazione nazionale. Firma l'appello su Micromega

Camilleri parla di Berlusconi: in Italia nuove forme di fascismo (Sueddeutsche Zeitung, DE - 28 luglio 2010). Traduzione a cura di italiadallestero.info





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 fifo

da Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2010

L’altro giorno, tomo tomo cacchio cacchio, Corrado Passera è sceso dall’astronave che lo riportava sul suolo patrio dopo 20 anni di soggiorno su Saturno, atterrando dritto dritto sul Meeting ciellino di Rimini per tenere una dura requisitoria contro “tutta la classe dirigente italiana” che “non risolve i problemi della gente” e “suscita indignazione”. Applausi scroscianti dalla platea di Comunione e Fatturazione, anch’essa indignatissima contro questa classe dirigente che non risolve i problemi della gente, ma trova sempre il modo di risolvere quelli del Meeting di Cl, anzi Cf, finanziato negli anni dai migliori esponenti della classe dirigente: Berlusconi, Ciarrapico, Andreotti, Tanzi e altri gigli di campo; e ora da Banca Intesa, Eni e Formigoni (coi soldi della Regione Lombardia e delle Ferrovie Nord).

Naturalmente il Passera in questione non è neppure lontano parente del Passera che, già amministratore delegato di Olivetti (poi venuta a mancare all’affetto dei suoi dipendenti), di Poste Italiane (i nostri abbonati ne sanno qualcosa) e ora di Banca Intesa (socia, fra l’altro, del Corriere della Sera in pieno conflitto d’interessi e sponsor del Meeting), appartiene a pieno titolo alla classe dirigente che fa indignare i cittadini, dunque non si sognerebbe mai di sputare nel piatto in cui mangia. Anche perché, in platea, avrebbe potuto imbattersi in uno degli azionisti Alitalia che han perso tutto grazie alla mirabile operazione condotta da Passera nel 2008 per conto del governo Berlusconi, scaricando sui contribuenti la parte marcia della compagnia (un buco da 3-4 miliardi) e regalando quella sana a 15 furbetti dell’aeroplanino.
Nell’operazione Passera era contemporaneamente advisor del governo per trovare i compratori giusti e azionista della Cai, la compagnia acquirente della good company. Arbitro e giocatore. Si è guardato allo specchio e si è detto: bravo Corrado, hai vinto un posto nella nuova Cai, complimenti. Nella Cai sono entrati alcuni noti debitori di Banca Intesa di Passera, tra cui Carlo Toto, patron di AirOne, che vantava 900 milioni di debiti: ora i debiti si sono diluiti nel più grande calderone Cai e Banca Intesa di Passera non ha più nulla da temere. Ce ne sarebbe abbastanza per indignarsi contro questa classe dirigente, se per caso il Passera di Cai e di Intesa conoscesse il Passera di Rimini. Nel caso in cui lo conoscesse, due domande sorgerebbero spontanee. Che bisogno hanno questi cervelloni di rendersi ridicoli? E non sarà che, al posto dell’ometto ridicolo che ci governa, ne arriveranno altri più ridicoli di lui?

Le stesse domande scaturiscono dalla lettura delle geremiadi del teologo Vito Mancuso, il quale ha scoperto con notevole tempismo di chi è la Mondadori che pubblica i suoi libri: pare addirittura che sia di B., che l’ha recentemente favorita con la quarantesima legge ad personam della sua nutrita collezione. Figurarsi come reagirà Mancuso quando scoprirà che B. la Mondadori l’ha pure sfilata vent’anni fa a De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi suoi. Potrebbe persino venirgli una punta di acidità di stomaco. Per ora il teologo ritardatario s’è limitato a scrivere due articoli su Repubblica. Inerpicandosi sulla sua prosa, il lettore si attende da un momento all’altro il grande annuncio: “…E pertanto ho deciso di abbandonare Mondadori e di pubblicare i miei libri con un altro editore”. Invece no: si arriva in fondo, non senza una certa fatica, e si constata, non senza un certo disappunto, che l’annuncio non arriva. Mancuso voleva solo aprire il dibattito con gli altri autori Mondadori di provata fede antiberlusconiana (“aspetto le reazioni”). E vedere l’effetto che fa. “Che famo, se n’annamo o restamo? Fateme sape’”. Perché o se ne va tutta la comitiva, o forse resta anche lui. Soffrendo molto, ma forse resta. Poteva chiamarli uno a uno al telefono e risparmiarsi un po’ di ridicolo, ma erano troppi. Così ha scritto due articoli. Per risparmiare sulla bolletta. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Mercoledì 25 agosto, Marina di Ravenna (RA), ore 17 - Incontro con Marco Travaglio sulla libertà d'informazione, la legge bavaglio e il ddl intercettazioni. C/o bagno Hana Bi, viale delle Nazioni 72. 

ad  personamMercoledì 25 agosto, Rimini, ore 21.30 - Nell'ambito della XX edizione di Moby-Cult, Marco Travaglio presenta "Ad personam" (edizioni Chiarelettere). C/o tendostruttura di piazzale Boscovich - Ingresso libero fino ad esaurimento posti.






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Da Vanity Fair del 14 luglio 2010

Di settimana in settimana quello che può peggiorare lo fa. Stavolta ci tocca annotare la penultima frase del Cavaliere, quella che dice: “La libertà di stampa non è un diritto assoluto”. Frase di una sua tragica enormità. Impensabile da ascoltare oggi nella libera Europa, salvo che in certi cronicari della destra oltranzista o nella Russia autoritaria del suo amico Vladimir Putin. Figuriamoci se potrebbe mai essere detta nell’America a stelle e strisce dove un paio di secoli fa, il presidente Thomas Jefferson, disse l’esatto opposto: “La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa ed essa non può essere limitata senza che vada perduta”.

Né va sottovalutato che a pronunciarla sia quello stesso Berlusconi che un tempo si vantava di essere il baluardo della libertà, di tutte le libertà. A cominciare da quella editoriale del suo impero (nato addirittura sotto l’ala socialista e il conto corrente All Iberian) e che oggi è già ampiamente dileguata non solo da tutti i telegiornali che controlla, ma anche dalle trasmissioni quotidiane che progressivamente nascondono, distorcono, edulcorano, inventano, avvelenano la realtà, invece di raccontarla.

Un editore che si dichiara pubblicamente contro la libertà di stampa – alla stregua di un vegetariano che macella manzi - non s’era ancora visto. Come non s’era mai visto un liberale che elogia il mafioso Vittorio Mangano, insulta la magistratura, giustifica l’evasione fiscale, ostacola i processi, compra le sentenze, corrompe i testimoni, organizza festicciole nel Palazzi istituzionali. Poi cena con il cardinale Tarcisio Bertone e prende accordi per la prossima Comunione. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Partì, deragliò...Pd Le poesie di Carlo Cornaglia
Manca soltanto un soffio allo sconquasso,
l’economia è vicina all’ecatombe,
perché si rubi senza troppo chiasso
la legge sul bavaglio ancora incombe,

il suk dei ministeri è quotidiano,
si cerca di affossare la giustizia
per salvar l’ignobile caimano,
gli scandali non fanno più notizia
(leggi tutto)



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Testo:
Buongiorno, sono Peter Gomez, Marco Travaglio è stato bloccato dall’eruzione islandese, non perché si trovi in Islanda, ma perché si trovava in giro per l’Italia per una serie di presentazioni, quindi oggi cercherò di palarvi io delle cose di cui vi avrebbe parlato Marco.

La mafia non deve esistere
Sia io che Marco, siamo rimasti molto colpiti questa settimana dall’ennesima uscita del nostro Presidente Silvio Berlusconi sui fatti che riguardano Cosa Nostra. La settimana scorsa il 16 aprile il giorno in cui la pubblica accusa chiedeva una condanna a 11 anni di reclusione nel processo di appello contro il Sen. Marcello Dell’Utri già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Silvio Berlusconi ha tirato fuori uno dei suoi leitmotiv che lo caratterizza dal 1994 e questa volta per i giornali se l’è presa con Roberto Saviano l’autore di Gomorra. In realtà la questione è più complessa e non riguarda solo Roberto Saviano, ma riguarda tutti noi. (leggi tutto)
 
Segnalazioni

Venerdì 23 aprile, ore 21, Perugia. Nell'ambito del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, Peter Gomez e Marco Travaglio partecipano all'incontro Il Fatto Quotidiano: against all the odds. c/o Teatro Morlacchi. 


Commento del giorno

di  Roland -   lasciato il 18/4/2010 alle 14:47 nel post
Lo colpiranno in ogni modo
Mollateli! Fini molli Berlusconi e Saviano molli la Mondadori!

 


continua

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Vignetta di NatangeloL'ultima edizione di "Chi", il settimanale trash diretto da Alfonso Signorini, è stata un successo. Le foto segrete, scattate all'interno di un golf club, dell'amore tra Elisabetta Canalis e George Clooney spopolano sulle spiagge. Nelle casse della Mondadori, la casa editrice presieduta da Marina Berlusconi, sono entrati alcuni milioni di euro. Le stesse immagini sono state rilanciate dalle reti Mediaset che hanno così convinto molti telespettatori a correre in edicola per acquistare il rotocalco.

Nonostante l'exploit editoriale, Marina e il suo papi, il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, sono però di cattivo umore. A Villa La Certosa, durante la cena per il compleanno della figlia, il premier è sbottato: «Ora basta, quello del rispetto della privacy è un tema sempre più urgente che dobbiamo risolvere». Tra i presenti pare che sia calato il gelo. Qualcuno ha immaginato un licenziamento in tronco del fido Signorini, l'uomo che in pieno caso D'Addario aveva osato intervistare il capo del governo ponendogli a muso duro una serie di domande scomode. Roba del tipo: «Come convive il Berlusconi nonno con il Berlusconi superman?»; «Bisogno di vacanze? Dove andrà questa estate?»; «Qual è il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi?»; «E il primo pensiero della giornata?». Altri ospiti sono invece arrivati a ipotizzare una chiusura di "Chi" e delle numerose trasmissioni di gossip in onda sui canali del biscione, a partire da Studio Aperto, il tg diretto da Mario Giordano.

Poi, fortunatamente, Berlusconi ha chiarito il suo pensiero. Signorini e Giordano possono stare tranquilli. Il premier non ce l'aveva con loro, ma con quattro fotoreporter bloccati all'esterno della villa dai carabinieri. «Pensate, tutti voi siete stati fotografati. È una cosa intollerabile. Dobbiamo difendere la privacy delle persone, dovunque, soprattutto a casa loro», ha spiegato Berlusconi ad amici e parenti.

Resta però da chiarire chi siano le «persone» che avranno garantita la privacy (peraltro già oggi tutelata da una serie di severissime norme). Tutti i cittadini o solo alcuni di essi? La domanda non è provocatoria. Nel 2003, nei mesi delle polemiche sulle leggi ad personam, Berlusconi aveva detto: «In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, gli eletti dal popolo». Un concetto estratto in fotocopia dalla Magna Charta di Giovanni Senzaterra che all'articolo 21 recita: «I conti e i baroni non siano multati se non dai loro pari». Era il 1215. Le macchine fotografiche non erano state ancora inventate. Altrimenti Giovanni Senzaterra avrebbe certamente pensato anche a quelle.
(Vignetta di Natangelo)


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Testo:
"Buongiorno a tutti. Utilizziamo i passaparola di questo periodo vacanziero per fare degli appuntamenti un po’ più brevi del solito e per dare una sistematina a alcune questioni pendenti, che spesso ricorrono anche nelle vostre domande, nei vostri post, nelle vostre richieste di spiegazioni.
Quella di cui voglio parlarvi oggi è la faccenda Mondadori, perché sta per arrivare a sentenza - non si sa ancora se prima o dopo le ferie - una vicenda che potrebbe chiudere la famosa guerra di Segrate, la guerra che, tra il 1989 e il 1990, contrappose De Benedetti a Berlusconi per il possesso della Mondadori: qualcuno ricorderà come era iniziata, ve la sintetizzo. LEGGI TUTTO

continua

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