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da Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2010

Al posto di B. cominceremmo seriamente a preoccuparci. Da qualche settimana stanno crollando l'una dopo l’altra tutte le fondamenta del suo strepitoso successo: le balle. Nel dorato mondo berlusconiano, le bugie hanno sempre avuto gambe lunghissime. Ultimamente invece durano lo spazio di un mattino. Anche perché lui stesso, complice l’arteriosclerosi, contribuisce a strozzarle sul nascere, nella culla. Non riesce più a coordinarsi con se stesso.

Aveva appena convinto i suoi fans che non è lui a volere lo scudo Alfano, ma i suoi alleati che glielo impongono a sua insaputa. Intanto che ti fa? Rilascia un’intervista per il nuovo (si fa per dire) libro (si fa per dire) di Vespa e dice l’esatto contrario: lo scudo “è indispensabile contro certi pm”, quindi è lui che lo vuole. Come dice Vergassola, “mente sapendo di smentire”. Il bello delle sue autosmentite è che è falsa sia la prima affermazione, sia la seconda che la contraddice. Infatti lo scudo non riguarda i pm: non blocca le indagini, ma i processi dopo il rinvio a giudizio, quindi gli serve contro “certi giudici”, non contro “certi pm”, che con o senza scudo continueranno a fare quel che fanno oggi.
A proposito di pm: quelli di Roma, che avevano generosamente aperto un’inchiesta per truffa a gentile richiesta di Storace (loro affezionato cliente) sulla casetta di Montecarlo, hanno chiesto l’archiviazione per Fini e Pontone in quanto non è emersa alcuna truffa. Chiunque abbia letto anche distrattamente il codice penale, lo sapeva fin dall’inizio: la vicenda investe al massimo il costume, o il malcostume, di favorire un parente acquisito vendendo a prezzi modici un alloggio a una società estera da lui segnalata e chiudendo poi un occhio sul fatto che lui l’ha presa in affitto. L’idea di trasformarla in un reato poteva venire solo al Giornale e a Libero, che comprensibilmente non possono sottilizzare sulla questione morale in casa Fini, avendo sempre sorvolato su quelle criminali in casa B. Così ora l’affaire Montecarlo è un caso chiuso. Se ne dovranno inventare un altro, ma non faticheranno a trovarlo. E, se non lo trovano, lo inventeranno.

Perché le balle di B. e famiglia hanno questo di bello: morta una, se ne fa subito un’altra. Muore tra le puzze la balla del miracolo della monnezza, che non riemerge solo a Napoli, ma pure a Palermo. Defunge la balla dei brogli della sinistra, fra liste fasulle nel Piemonte di Cota e firme false nella Lombardia di Firmigoni. Viene a mancare all’affetto dei suoi cari la superballa del “meno tasse per tutti”, visto che le tasse non fanno che aumentare e, col federalismo fiscale, vedrete che festa. Crollano miseramente le balle sulla “missione di pace”, quella degli italiani-brava-gente che sbarcano in Iraq e in Afghanistan per costruire ponti, scuole, ospedali, piantare fiori, innaffiare le aiuole, baciare bambini: sparavano anche i nostri, persino contro le ambulanze e, ogni tanto, qualcuno rispondeva al fuoco (ci vuole un certo impegno per riuscire a sparare sulla Croce rossa). Chiamasi guerra, non pace. Evaporano le balle sulla privacy difesa dai “garantisti” del Pdl contro la sinistra e la stampa “giustizialiste”: finanzieri arrestati perché spiano i redditi dei nemici di B. e li passano a Panorama, dossier accumulati o minacciati dal Giornale contro chi dà noia a B., foss’anche la presidente di Confindustria. Svanisce la balla delle intercettazioni e delle fughe di notizie pilotate dal “partito delle procure” per screditare l’inerme centrodestra: il dvd con le telefonate segrete Fassino-Consorte veniva graziosamente portato in dono a B. perché lui o chi per lui ne facesse buon uso.
Ora potrebbe sfarinarsi anche la balla del ministro Maroni impavido difensore della polizia contro i violenti che le oppongono resistenza, se solo qualcuno osasse raccontare che Maroni ha una condanna definitiva per resistenza a pubblico ufficiale avendo fatto violenza alla polizia. Ma sarebbe troppo. Vorrebbe dire che l’informazione informa. Un lusso che non possiamo permetterci.   
(Striscia di Fei)

Nonsuch bay - Le poesie di Carlo Cornaglia
Ha una passione il noto personaggio
per trafficar con banche chiacchierate,
se non c’è almeno odor di riciclaggio
non ci mette i suoi soldi il gran magnate.

Così fu in gioventù con la Rasini,
poi diventata banca di Sindona,
così succede adesso coi quattrini
che in una banca svizzera accantona
(leggi tutto)



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Buongiorno a tutti, le bugie hanno le gambe corte, come dice un proverbio, ma come scrisse Giovanni Sartori qualche anno fa, in Italia hanno gambe lunghissime, proprio perché in Italia diceva Sartori, la verità non è accettabile in quanto in Italia anche la televisione di tutti, la RAI, è imbavagliata, il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza spazio di controprova, si capisce, a mentire ci provano tutti, ma dove la televisione è autenticamente libera, le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime, la verità sulla nostra televisione non è accertabile. (leggi tutto)

 

Segnalazioni

Parlamento Europeo Pulito -
Il video appello di Sonia Alfano - Firma l'appello

"Ha davenì er ticket" - di Riccardo Orioles, da www.ucuntu.org

E se fosse un '68? - Ucuntu n.90, 18 ottobre 2010

La Fiom e l'unità di sinistra - di Stefano Sylos Labini
 

 


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Testo:
Buongiorno a tutti, stavo riguardando com’è partita questa faccenda di Fini, lo so che la politica è un’altra cosa, lo so che ieri siete stati in molti alla Woodstock organizzata da Beppe Grillo a Cesena, lo so che lì si è parlato di politica vera, di progetti, di programmi, di idee nuove, quello è il futuro, il presente purtroppo è la melma nella quale ci tocca rimestare perché da quello che sta succedendo dipenderà se e quando andremo a votare, quali leggi passeranno e quali no in Parlamento prima che si spera defunga, il nostro immediato futuro dipende da questo maleodorante presente che ruota intorno alla cosiddetta vicenda Fini – Montecarlo. (Leggi tutto)

Segnalazioni

L'impero off shore di Berlusconi - di Antonella Mascali (da ilfattoquotidiano.it)

Siamo vivi! Siamo vivi! Siamo vivi! - Woodstock 5 stelle, il commento di Beppe Grillo (da beppegrillo.it

Grosseto, 28 settembre, ore 17 - Marco Travaglio partecipa all'incontro "L'informazione ai tempi del colera"- C/o Aula Magna dell'università di Siena, via Ginori 41

Siena, 28 settembre, ore 21 - Marco Travaglio partecipa all'incontro "L'Italia al tempo di Berlusconi". C/o sala San Pio, complesso museale Santa Maria della Scala, piazza del Duomo 2.



 


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da www.ilfattoquotidiano.it, 22 settembre 2010 

La pistola fuma o non fuma? E se anche fumasse davvero, Gianfranco Fini si dimetterà da presidente della Camera come ha chiesto in agosto il Pdl? Sono queste le domande che nascono dopo la pubblicazione da parte di due quotidiani di Santo Domingo, il Listin Diario e El Nacional, di un documento “privato e confidenziale” in cui Rudolph Francis, il ministro della giustizia del paradiso fiscale di Saint Lucia, spiega al suo premier che Giancarlo “Betto” Tulliani è il titolare della Primtemps e della Timara, le due off shore che comprarono da Alleanza Nazionale l’appartamento dello scandalo, i 75 metri quadri adesso affittati a Montecarlo proprio a Tulliani. 
I cronisti de Il Giornale che oggi l’hanno ripreso con grande evidenza (“Fini non ha detto la verità. Ecco la prova” titola a tutta pagina il quotidiano diretto da Vittorio Feltri), nel loro articolo lasciano ancora un margine di dubbio. Parlano di una “notizia-bomba innescata on line che, se confermata ufficialmente, è destinata a fare parecchi danni”. E Tulliani, attraverso i suoi legali, smentisce categoricamente di essere lui il proprietario delle off-shore.

Ma è plausibile che il documento sia autentico. Anche se è decisamente inusuale che carte del genere, provenienti da un paese scelto dai trafficanti di droga e dagli evasori fiscali proprio per la sua proverbiale riservatezza, finiscano in mano alla stampa.  Pure la magistratura, quando invia rogatorie a Saint Lucia, ci mette almeno due anni per ottenere una risposta. Viene quindi da pensare che sempre il Giornale avesse ragione quando il 17 settembre scriveva che i nostri servizi segreti (che dipendono come noto da Palazzo Chigi) seguivano "una pista che porta ai Caraibi". Un’operazione degli 007 che, se davvero avvenuta, è assai più grave dell’episodio di nepotismo di cui è accusato il presidente della Camera. Utilizzare gli apparati di sicurezza per raccogliere prove per screditare gli avversari politici è infatti roba da repubblica delle Banane. Favorire i parenti, invece, è semplicemente la (brutta) regola in tutta la partitocrazia italiana.

Dal punto punto di vista politico è comunque  molto improbabile che si arrivi alle dimissioni di Fini. La lettera di Saint Lucia infatti non dimostra che il leader di Futuro e Libertà abbia mentito. Perché paradossalmente a dare una mano al presidente della Camera sono state le dichiarazioni di uno dei suoi grandi accusatori. L’ex fidanzato di Elisabetta Tulliani, Luciano Gaucci, a lungo latitante proprio a Santo Domingo. Gaucci ha raccontato alla stampa che il giovane Tulliani, quando era vice-presidente della Viterbese, era solito rubare parte del denaro da lui stanziato per finanziare gli ultras della curva. Una circostanza confermata da molti testimoni.  Anche dall’ex leader della tifoseria locale Luciano Matteucci che ha sostenuto: «Non solo faceva la spia, ma Betto si intascava pure i soldi destinati agli ultras. Un giorno del ’99 Gaucci ci disse che ci avrebbe aumentato lo “stipendio” che regolarmente ci veniva corrisposto tramite Tulliani. Ma quando annunciò che da un milione e mezzo passava a due milioni, restammo a bocca aperta e rispondemmo che non volevamo più soldi. Nella sala scese il gelo, e Gaucci che era un gran signore disse: “Ah, sì… mi sono sbagliato. Passerete a un milione”. Avevamo capito che tipo di persone aveva vicino il povero presidente Gaucci?»

Anche per questo Fini, seppur acciaccato, appare deciso a continuare ad andare avanti per la sua strada. L’immobile di Montecarlo è stato venduto decisamente sotto costo. Trecentomila euro per un appartamento che vale almeno quattro volte tanto sono pochissimi, è vero. E questo può legittimamente far ritenere che abbia voluto favorire il cognato, rendendosi protagonista di un episodio di nepotismo (in ballo infatti non ci sono soldi pubblici, ma i beni di un’associazione privata: An). Ma è altrettanto vero che il documento di Saint Lucia non basta a provarlo. E non prova nemmeno che Fini non abbia detto la verità, come sostiene nel suo titolo di prima pagina, Il Giornale. Nelle sue otto risposte al Corriere della Sera Fini infatti afferma che fu proprio Giancarlo Tulliani a dirgli di aver trovato un acquirente. Che poi l’acquirente sia proprio Tulliani, allo stato, può dimostrare il raggiro. Ma solo ai danni di Fini che, proprio come Gaucci, si è fidato del fratello della sua fidanzata. La guerra all’interno del centro-destra insomma non si è chiusa oggi. E prima del 28 settembre, giorno del voto di fiducia all’esecutivo, riserverà altri colpi di scena. Tutti politicamente sanguinosi.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Giovedì 23 settembre, ore 21, Rai2, torna Annozero
- Il video della conferenza stampa di Michele Santoro - Commenta in diretta la puntata e l'intervento di Marco Travaglio

La stamperia di Stato di Saint Lucia: "Il documento Tulliani non è nostro" - da www.ilfattoquotidiano.it





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fei

da
ilfattoquotidiano.it, 5 agosto 2010 

Il passaggio di Chiara Moroni dalle file del Pdl a quelle dei finiani è un buon esempio di quanto ci attende nelle prossime settimane. Ora che il partito di Silvio Berlusconi, almeno a Montecitorio, non ha più i numeri per governare, l’emorragia di parlamentari in uscita dal gruppo degli azzurri minaccia di farsi continua.  Da una parte, pensano di andarsene una serie di deputati e senatori che con il Popolo della Libertà sono sempre c’entrati poco. Gente di destra, ma non berlusconiana, che si era ritrovata da quelle parti sopratutto a causa del bipolarismo. Non sono in molti, ma i loro nomi sono significativi. Un esempio? Santo Versace che continua a giurare una (poco convinta) fedeltà al premier, ma che poi reclama legalità e selezione delle classi dirigenti con le stesse parole usate da Fabio Granata. Un sistema sicuro per arrivare, più prima che poi, alla resa dei conti con B.

Questa pattuglia è comunque sparuta. Molto più nutrita è invece quella dei parlamentari che, per pure ragioni d’interesse, abbandoneranno il Cavaliere se davvero si andasse verso le elezioni anticipate. Vediamo perché: con questo sistema elettorale alla Camera come al Senato si entra solo per nomina diretta del proprio capo partito. La forza elettorale individuale, la capacità di ben amministrare o di convincere i cittadini, non contano niente. E qui nasce il problema: molti deputati e senatori, in caso di votazioni a marzo (la data vagheggiata da Berlusconi) non sono per nulla certi di essere ripresentati.
Alcuni di loro sono arrivati ai ferri corti (per le ragioni più svariate) con notabili importanti del partito. E quindi temono la vendetta dei vertici. Altri semplicemente hanno paura di essere sostituiti dalla velina o dalla presentatrice di turno. In ogni caso tutti percepiscono le urne come un pericolo: all’ultimo momento il loro nome nelle liste potrebbe non esserci o essere piazzato troppo in basso. E allora perché rinunciare solo per l’impuntatura del Capo a due anni di stipendio e a una comoda poltrona?

Meglio per loro far presente che al voto non c’è nessun bisogno di andarci o, addirittura, tirare un’imboscata al premier. Lasciar sfiduciare il governo e nel momento in cui il presidente Napolitano dovesse aprire le consultazioni appoggiare un esecutivo diverso, possibilmente tecnico. Se si arriverà a quel punto, entrerà poi in azione la consueta e ancor più numerosa squadra: quella composta dai topi che fuggono quando la nave (Berlusconi) affonda. E, con tutta probabilità, si muoverà anche la Lega disposta, come sempre, ad appoggiare chiunque sia in grado di garantire (o almeno di promettere) il federalismo.

Ovviamente anche il Cavaliere si rende conto di questi rischi. Lui e i suoi collaboratori più stretti, è vero, non sono troppo lucidi. Lo dimostrano ampiamente i calcoli sballati sulla reale consistenza dei finiani alla Camera. Ma si tratta pur sempre di gente tosta, vendicativa e, a volte, persino cattiva. Per questo adesso Berlusconi punta a un risultato immediato: indebolire Gianfranco Fini. Togliere al presidente della Camera quel sex appeal che lui riesce a far valere persino sulla sinistra.
Ci riuscirà? Dipende tutto da quanto è seria la faccenda dell’appartamento di Montecarlo, regalato al partito da una ricca militante e oggi misteriosamente affittato al cognato dell’ex leader di An. Finora le minacce di querela e le balbettanti spiegazioni dei tesorieri di Alleanza Nazionale, hanno solo confermato che la vicenda monegasca non è da prendere sotto gamba. Se il caso monta ancora la figura del legalitario Fini rischia di incrinarsi. E di molto.

Il presidente della Camera, comunque ha una strada maestra per uscire vincente da questa storia: spiegare, se può, tutta l’operazione immobiliare nei minimi particolari. Per il Paese, dopo anni di bugie, la trasparenza rappresenterebbe una sorta una rivoluzione copernicana.
Ma è ovvio che questa, più che un’ipotesi o un auspicio, è per il momento solo fantascienza.
A oggi l’unica certezza è il Cavaliere che, nelle prossime settimane, cercherà di evitare la propria fine trascinando nel fango chiunque tenti di opporsi. Lo ha sempre fatto. Lo farà ancora. Anche se adesso questa tattica appare solo utile per rallentare l’agonia. Non per fermarla.
(Vignetta di Fei)





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