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Immagine a cura di Roberto Corradi

Signornò

da l'Espresso in edicola

Manca poco al debutto dello show di Fiorello su Sky, previsto per il 1° aprile. E chi ha parlato con lui dopo il 22 gennaio, giorno della sua improvvisa e improvvida visita a Palazzo Grazioli, l’ha trovato piuttosto turbato. Molto meno sorridente di quanto era apparso ai cronisti entrando e uscendo dalla magione presidenziale. In quell’ora di colloquio con lo showman, presenti il sottosegretario Gianni Letta e il Guardasigilli Angelino Alfano, Silvio Berlusconi non si sarebbe limitato alle battute su Kakà e sulla celebre imitazione dello “smemorato di Cologno”. Ma avrebbe intimato a Rosario di non firmare il contratto con la società di Rupert Murdoch (cui il governo aveva appena raddoppiato l'Iva). Fiorello avrebbe bluffato, sostenendo di aver già firmato. Il premier però avrebbe ribattuto che era una bugia: “So per certo che non hai ancora messo la firma”. E aveva ragione lui. A quel punto - sempre secondo chi ha parlato con l’artista - il Cavaliere gli avrebbe ricordato che il suo passaggio a Sky è una strada senza ritorno. Come dire che l’artista e la sua squadra non lavoreranno mai più per Mediaset e per la Rai, prossima alla riberlusconizzazione: “Altro che smemorato di Cologno: io ho una memoria di ferro…”. Si tratta solo di indiscrezioni, impossibili da riscontrare con conferme ufficiali. A meno che, il 1° aprile, Fiorello non faccia uno scherzo al Cavaliere rivelando in diretta che cosa gli disse davvero due mesi fa.

Ma poniamo che le voci siano infondate e che il premier si sia limitato all’innocente battuta riportata da Fiorello uscendo da Palazzo Grazioli (“Ma che vai a fare, passi al nemico?”). Bene, basta quel poco per domandare all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, meglio nota come Antitrust, che cosa aspetti a farci conoscere il suo illuminato parere sull’episodio. Chi volesse farsi quattro risate vada sul sito dell’Autorità e clicchi su “conflitto d’interessi”. Vi troverà riassunta la famosa legge Frattini: “La legge 20.7.2004, n.215 si propone di assicurare che i titolari di cariche di governo svolgano la loro attività nell’esclusivo interesse pubblico, prevenendo la formazione di conflitti di interessi”. La legge ne contempla quattro, e gli ultimi due sembrano fatti apposta per sanzionare il vertice Berlusconi-Fiorello: “c) allorché un membro del governo adotti un atto o ometta un atto dovuto che incide sulla sua sfera patrimoniale… con danno all’interesse pubblico; d) le condotte delle imprese che approfittino degli atti adottati in situazioni di conflitto di interessi”. Se Fiorello avesse dato retta all’amorevole consiglio del premier, annullando il pre-accordo con Sky, Mediaset se ne sarebbe avvantaggiata eccome. E’ vero che esistono problemi più urgenti e che siamo ormai assuefatti al peggio. Ma, se Berlusconi riesce a violare persino le leggi che approva, sarà il caso di sbaraccare come enti inutili le cosiddette Autorità che dovrebbero farle rispettare. Altrimenti qualcuno potrebbe persino credere che esistano davvero.
(Immagine a cura di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti da Signori della corte a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni

La mafia, le mafie: anzitutto conoscere
Seminari organizzati dall'Associazione Saveria Antiochia Omicron onlus con il patrocinio di Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
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La Rai, duramente criticata da Brlusconi, elegge un nuovo presidente di Agence France Presse (Les Echos, 26 marzo 2009)

Opinione: La muraglia di merda, con rispetto parlando di Antonio Josè Chinchetru (Espana Liberal, 23 marzo 2009)
In Italia la crisi minaccia la libertà di stampa di Miguel Mora (El Pais, 21 marzo 2009)
Vacilla l'impero mediatico di Berlusconi (El Argentino, 18 marzo 2009)
Traduzioni a cura di Italiadallestero.info


Verso l’apoteosi - di Carlo Cornaglia
Pdl, è alla partenza
l’osannata convergenza
fra Alleanza Nazionale
ed il team del principale,
  
Forza Italia, col premiér
che organizza i suoi lacchè.
per la propria apoteosi.
Ha del mega la pscicosi...
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Vignetta di Roberto Corradi
di Peter Gomez e Marco Lillo

Espresso.repubblica.it
1 dicembre 2008


«Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

E' proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? "L'espresso" ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell'Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.

Si scopre così che l'Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c'era persino stato un tentativo di corruzione.

Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l'agevolazione dell'Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.

Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D'ippolito (oggi capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto. Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l'abbassamento dell'Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un'aliquota pari al 4 per cento. Un'agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce "un privilegio" l'aliquota più che doppia del 10 per cento.

L'innalzamento dal 4 all'attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All'epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l'ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».

Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L'innalzamento dell'aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l'atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.

Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.

Il Governo Dini voleva aumentare l'Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l'imposta al 10 per cento attuale. L'emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell'epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall'allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti da Signori della corte a cura di Barbara Buttazzi

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Andrea Camilleri recita 15 nuove poesie incivili - guarda il video (Micromega.net)

I video di Qui Milano Libera - Incontro con Massimo D'Alema

Inquietante recrudescenza di aggressioni contro i giornalisti a Roma
(Reporters sans frontières, Francia - 24 novembre 2008)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info


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