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Non avendo nulla da fare, a parte nominare primari ospedalieri e dirigenti delle Asl, lottizzare società pubbliche e miste, metter becco nella Pubblica amministrazione, nella scuola, nell’università, nella ricerca, negli istituti culturali, nelle banche, negli appalti e nelle consulenze, fare i palinsesti televisivi e poi gli ospiti televisivi e poi la critica televisiva, decidere se un film è bello o no, se un attore o un regista è bravo o no, stabilire cosa devono scrivere i giornali e cosa no, chi devono intercettare i magistrati e chi no, chi devono ammanettare i poliziotti e chi no, e in parecchi casi rubare a man bassa, ora i politici pretendono pure di scrivere le sentenze.

Il governo decide che il pentito Gaspare Spatuzza non è attendibile perché ha parlato fuori tempo massimo e gli nega il programma di protezione, così impara a fare il nome del presidente del Consiglio (che infatti gli nega la protezione, cioè confessa). Un tempo, quando un mafioso collaborava con la giustizia, erano i giudici a stabilire se era attendibile: dopodiché la mafia lo minacciava e il governo lo proteggeva. Ora è tutto più semplice: quattro procure giudicano Spatuzza attendibile, ma ciononostante, anzi proprio per questo, il governo non lo protegge e lo minaccia, risparmiando inutili fatiche alla mafia. E pazienza se Spatuzza si accusa della strage di via D’Amelio scagionando tre tizi condannati per sbaglio al posto suo. Pace all’anima loro. È il Lodo Mantovano, ultimo grido del garantismo all’italiana: i colpevoli fuori, gl’innocenti in galera.

Per non essere da meno, anche il Pd vuole sostituirsi ai giudici. La capogruppo al Senato Anna Finocchiaro non ha gradito la requisitoria del procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi contro Ottaviano Del Turco: “Trovo criticabile che, nel corso di un pubblico dibattimento, il pm abbia dato lettura di intercettazioni telefoniche riguardanti fatti estranei ai capi d’imputazione e dunque alle accuse formalizzate nei confronti di Del Turco”. Ne avesse azzeccata una. Non era un “pubblico dibattimento”, ma un’udienza preliminare in camera di consiglio, cioè a porte chiuse. Il pm non ha “dato lettura” di un bel niente. E i fatti non sono per nulla “estranei ai capi d’imputazione”: si tratta di rapporti intimi fra il presidente della Regione e una signora nominata consulente della sua Regione. Il pm ha evocato en passant questo caso di – parole sue – “onanismo telefonico” – per dimostrare “la strumentalizzazione dell’ufficio pubblico per scopi privati”. Ripetiamo per l’ennesima volta: non sappiamo se Del Turco sia colpevole o innocente, lo stabiliranno i giudici che devono ancora decidere se vada rinviato a giudizio o no. I pm ritengono di sì, i difensori di no, si pronuncerà il gup.

Mentre, tre giorni fa, Trifuoggi teneva la sua requisitoria, al primo accenno a quelle telefonate i difensori l’hanno interrotto, nella pretesa che il gup gli levasse la parola. Il gup l’ha invitato a proseguire. Allora avvocati e Del Turco hanno abbandonato l’aula e, appena fuori, han raccontato alla stampa quel che era emerso in camera di consiglio e che essi conoscevano da tempo (le telefonate hard sono agli atti da due anni). I giornalisti invece non ne sapevano nulla e avrebbero seguitato a non saperne nulla se non li avessero informati Del Turco e i suoi legali. Ora, secondo la Finocchiaro, quelle telefonate “attengono alla vita privata” e sono servite al pm per “mortificare la dignità di Del Turco”. Ma una consulenza “artistica” di 30 mila euro l’anno a una signora molto vicina a un governatore è un fatto pubblico, visto che la tipa era pagata con soldi pubblici, cioè nostri. Così come l’assunzione del figlio di un amico del governatore a “vignettista ufficiale” della Regione Abruzzo (altri 30 mila euro l’anno). Pare che la svagata signora Finocchiaro, in una precedente reincarnazione, fosse addirittura magistrato. Poi, per fortuna della Giustizia, ha smesso. Ma niente paura: riesce a far danni lo stesso.    
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Spatuzza, via D'Amelio e il depistaggio di Stato. Intervista a Giuseppe Lo Bianco, autore di "L'agenda nera" (edizioni Chiarelettere)

No bavaglio
Il testo del Ddl
Fnsi: Il 1 luglio una grande mobilitazione contro il Ddl intercettazioni
Bice Biagi: "Se mio padre fosse vivo oggi sarebbe al confino" di Stefano Corradino (da articolo21.org)


ilfattoMartedì 22 giugno Il Fatto scioglie gli ormeggi di Peter Gomez e Marco Travaglio. Fra 6 giorni on line il nuovo sito del Fatto Quotidiano: partecipa alla campagna virale di lancio.


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Vignetta di Bandanax

L'unica certezza è che quando il regno di Silvio Berlusconi sarà caduto, nulla sarà più come prima. La registrazione del colloquio tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini e il procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi, e soprattutto la pubblica rivendicazione del suo contenuto, dimostra che anche nel nostro Paese si comincia a capire come le tradizionali divisioni tra destra e sinistra abbiano sempre meno significato.

Fini può piacere o non piacere. Può legittimamente dar fastidio il suo passato (recente) da post-fascista. Oggi però a contare è un'altra cosa: in un momento in cui l'Italia appare sempre più smarrita e impaurita, Fini è il solo politico a parlare da uomo delle istituzioni. Dire che governare è diverso da comandare; spiegare che in parlamento può valere la categoria della ragionevole lealtà, ma non quella della riconoscenza; aggiungere che la magistratura ha il dovere di verificare (con la massima accuratezza e velocità possibile) ogni notizia di reato, anche e soprattutto quando i sospetti riguardano chi ricopre una carica elettiva, dovrebbe essere ovvio. Non lo è però in Italia, un paese in cui ormai citare la Costituzione fa correre il rischio di essere bollati da pericolosi rivoluzionari.

Così Fini si trova all'improvviso a sedere sulla poltrona di capo di un'opposizione che non c'è. Se si andasse oggi ad elezioni buona parte dei suoi consensi verrebbero raccolti nelle file di chi votava Partito Democratico. Non perché Fini sia di sinistra. Ma solo perché in queste settimane pare ragionare da persona normale. E questo, per i cittadini che ancora pensano con la loro testa, è già molto.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Funima Day 2009
I piani del potere: quale futuro ci aspetta
Sabato 5 dicembre ore 16.45 - Auditorium Concordia (Pordenone)

Modello Bielorussia - di Carlo Cornaglia
Ma chi è Aleksander Lukashenko
dal quale è andato Silvio Berlusconi?
Delle sue qualità lungo è l’elenco:
boss dal novantaquattro, le elezioni

vince sempre con gran facilità,
peccato l’Ocse dica sian truccate.
Per comandare per l’eternità
ha la Costituzion presa a legnate...
Leggi tutto

Commento del giorno
di Ambra -  lasciato il 2/12/2009 alle 15:8 nel post Padrini e condomini
Qualcuno porti un rilevatore di presenze, che la Questura dirà che saremo poche migliaia.





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