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Vignetta di Natangelo

di Peter Gomez e Antonio Massari

da Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2009

La chiave è tutta nelle registrazioni. Nei nastri che Patrizia D’Addario ha consegnato in giugno ai magistrati di Bari titolari delle indagini sul giro di droga e prostitute del giovane imprenditore Giampaolo “Giampi” Tarantini. Basta ascoltarli per capire come, nelle affermazioni di Silvio Berlusconi sulla sua notte d’amore trascorsa il 4 novembre a Palazzo Grazioli con la prostituta pugliese, ci sia qualcosa che non torna.

“Mai saputo che fosse una escort”, ripete da settimane il premier. “Lo sapeva. Lo sapevano tutti. Eravamo in tre quella sera e io non ero l’unica” prostituta, ribatte la bionda Patrizia in ogni occasione (lo ha fatto anche giovedì sera ad Annozero). Ma Berlusconi non molla. Resta fermo sulla linea Maginot tracciata il 24 giugno con un’intervista al settimanale della Mondadori Chi: “Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista”. E ancora: “Se solo sospettassi di una persona una cosa del genere (cioè che è una professionista, ndr) le starei lontano mille miglia”.

I nastri degli incontri tra Patrizia e il Cavaliere, e quelli nei quali la escort ha inciso le sue conversazioni con Tarantini, però, i sospetti li autorizzano. Eccome. Infatti, anche se in un primo colloquio fra il giovane imprenditore e Patrizia, Tarantini è quanto mai esplicito (“Lui non ti prende come escort, ti prende come un’amica mia”, le dice), con le registrazioni successive lo scenario cambia. Di molto. In quelle incisioni si sente la donna che si presenta a Berlusconi con il suo nome d’arte: “Alessia”. Poi, la mattina del 5 novembre, dopo aver trascorso la notte col premier, l’escort scrive su un bigliettino il suo numero di cellulare e le sue reali generalità. “Puoi darmi il cognome?”, chiede il presidente del Consiglio. Lei risponde: “E’ un cognome famoso, c’è una grossa concessionaria che fa pubblicità, e un grosso dottore ginecologo”. “D’Addario?”, dice il premier dopo aver dato un’occhiata al foglietto. “Non è tanto comune”, riflette Patrizia, mentre lui ripete: “D’Addario”.

Passa qualche ora. La donna è al telefono con Tarantini. A Giampi spiega che è “andato tutto bene” anche se Berlusconi non le ha dato “la busta (con i soldi ndr)”. “Tu mi avevi detto che c’era una busta!”, protesta. Poi sembra calmarsi perché il premier le ha promesso di aiutarla a sbloccare una pratica edilizia che le sta a cuore: “Ha detto che mandava gente sul cantiere, lo ha detto lui, quindi ci devo credere, no?”. Tarantini: “Sì, e va beh, se lo dice lui. Gli hai dato il tuo numero?”. Patrizia: “Sì, gli ho dato il mio numero, l'ha voluto stamattina, anche il mio cognome e ha detto che mi avrebbe aiutata. Sul cantiere mi mandava gente (conoscere l’esatto cognome di Patrizia è indispensabile per seguire la pratica edilizia ndr)”.

Durante la serata trascorsa “nel lettone di Putin”, insomma, Berlusconi ha scoperto che Alessia non era Alessia. Che il suo nome era un altro. Possibile che non si sia domandato niente? Davvero non si è chiesto perché una donna si fosse presentata a lui con un nome falso? Rispondere a questi interrogativi non è semplice. L’ascolto dei nastri finora conosciuti fornisce più spunti per analisi di tipo psicologico, che certezze. Complessivamente la sensazione che si trae è quella di essere di fronte a un uomo anziano deciso a non confessare nemmeno a se stesso la realtà: gli anni passano per tutti, anche per Berlusconi che ormai non è più il seduttore di un tempo. Non per nulla in un altra incisione si sentono Tarantini, la D’Addario e una terza persona che discutono del Cavaliere. La conversazione scivola su particolari molto privati. I due uomini insistono nel dire che il premier “non deve assolutamente sapere” la reale professione di Patrizia. Poi la terza persona spiega: “Lui non è invadente... Lui viene da me e mi dice ‘Ci sta? O no?’ E io gli dico sì o no”. In attesa di conoscere il contenuto esatto anche dei colloqui tra Patrizia e Barbara Montereale, un’altra ragazza pugliese alla quale Berlusconi regalò una busta con diecimila euro, il reality di Palazzo Grazioli è insomma sempre più un triste gioco di specchi. Un gioco in cui il vecchio imperatore mente a se stesso, prima ancora che al Paese.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

2 ottobre: approvazione definitiva (con fiducia) dello Scudo fiscale alla Camera - l'approfondimento da Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

da Italiadallestero.info
E' guerra tra Berlusconi e la stampa d'opposizione di Marie Simon (L'Express, Francia - 2 ottobre 2009)
Un nuovo quotidiano d'opposizione esce in Italia (Slate, Francia - 23 settembre 2009)
Italia: libertà di stampa in pericolo (Wiener Zeitung, Austria - 22 settembre 2009)






Vignetta di Bertolotti e De Pirro Mosca tzé tzé
da Antefatto.it

Un mese fa, quando sono partito per 15 giorni di vacanza all’estero, mi sono detto: finalmente due settimane senza televisione italiana. Invece, appena arrivato, ho scoperto con raccapriccio che nel villaggio turistico arrivavano Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Italia1, TgLa7. Ogni tanto ci davo un’occhiata, per tenermi aggiornato sull’Italia: a parte la notizia che faceva caldo (ovviamente record, come ogni anno a memoria d’uomo) e la gente andava in vacanza - fenomeni inediti, soprattutto d’estate - e quella che Berlusconi garantiva una brillante uscita dalla crisi e una pronta entrata degli abruzzesi nelle case che sta costruendo con le sue mani, per non parlare dell’ennesimo colpo a vuoto del Superenalotto, non ho saputo altro. Mi è persino venuta un po’ di nostalgia per i giornali italiani, almeno finchè in paese non ne ho trovato uno, vecchio di tre giorni: poi è passata. Me lo sono portato in spiaggia, circondato dall’invidia di altri italiani in astinenza, e sfogliandolo ho appreso che in Italia faceva caldo, che gli italiani erano in vacanza e che presto l’Italia sarebbe uscita dalla crisi e gli abruzzesi sarebbero rientrati nelle case eccetera. Niente da fare, invece, per il Superenalotto.

Dopo qualche giorno di black out totale, sono rientrato in Italia e all’aeroporto ho subito fatto incetta di quotidiani: caldo record, esodo dei vacanzieri, prossima uscita dalla crisi ed entrata nelle case, Superenalotto. L’altra sera riaccendo un tg dopo tre settimane: il Tg1, per la precisione. Fuffa politichese con le solite figurine che esternano a turno per pochi secondi ciascuna, visibilmente abbronzate e circondate da scenari turistici (a parte Capezzone, sempre pallidissimo col Transatlantico sullo sfondo e le piaghe da decubito, a far la guardia al bidone). Poi gli esteri (credo, gli short di Michelle Obama e, più di fretta, qualche carrettata di morti in Irak e Afghanistan). Poi l’inutilmente ridanciano Attilio Romita annunciava nell’ordine (non sto scherzando): “Nuovo colpo di scena nel giallo della ragazza rom uccisa da un’auto pirata”; primo collegamento con i Monopoli di Stato per l’estrazione del Superenalotto; “tutti i rischi per i cercatori di funghi” (con preziosi consigli dell’esperto, tipo “portare calzature idonee” e “se vi perdete, cercate di orientarvi”); “caldo record, allarme in nove città”; secondo collegamento con Superenalotto; le vacanze di Madonna a Portofino; il nuovo trend delle spiagge attrezzate per cani; terzo collegamento con il Superenalotto; sigla.

Intanto, sulla Stampa, un circostanziato articolo di Maurizio Molinari con varie frasi virgolettate di analisti e uomini del Dipartimento di Stato rivelava che l’amministrazione Obama è furibonda per l’asse Berlusconi-Putin-Erdogan sul gas e a Washington si ipotizzano (sempre fra virgolette) “interessi particolari di Berlusconi nell’aumentare i legami energetici con la Russia”. Dove “particolari” sta per “personali”: insomma, secondo gli americani, Al Pappone si starebbe facendo - tanto per cambiare - gli affari suoi. La notizia ovviamente, a parte i lettori della Stampa, non l’ha saputa nessuno. Il Tg1, per dirla col suo direttore Scodinzolini, “non fa gossip”. E gli altri nemmeno (infatti sono scatenati appresso alle voci su George Clooney gay). Ma Al Pappone la notizia l’ha notata eccome, infatti ha fatto sparare dai suoi sgherri contro il direttore della Stampa, Mario Calabresi, con una volgarità finora sconosciuta financo ai suoi sgherri, il che è tutto dire.

E’ accaduto che un distratto redattore del quotidiano torinese abbia pubblicato la foto di una prima pagina dell’Avvenire tratta da internet, senz’accorgersi che il titolo del giornale dei vescovi era un fotomontaggio beffardo come i tanti che girano in rete (“Il Papa a sorpresa: Silvio, ora basta”). Appena scoperto lo svarione, La Stampa s’è scusata con i lettori e con l’Avvenire. Cose che càpitano. Ma l’house organ berlusconiano, che di falsi d’autore se ne intende visto che ne fabbrica da anni in quantità industriali, ha sparacchiato la cosa addirittura in prima pagina, attribuendola a una scelta dolosa, a un complotto del giornale di casa Agnelli, notoriamente comunista. Titoli: “Così si fabbrica un falso scoop anti Cavaliere”; “L’odio in redazione”; “La Stampa crea un falso per attaccare il premier”; “Copia, incolla e tarocca: il bersaglio è sempre il Cav”.

Elegante la chiusa dell’editoriale di Paolo Granzotto: “Lascia un po’ disorientati che un esempio così palese del sonno della ragione, del gioco sporco, della mascalzonaggine intellettuale venga da un giornale diretto da Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi. Egli, difatti, dovrebbe ben sapere quale ne sia la caratura etica e dove conducono le orchestrate campagne d’odio che procedono per isterismi, per rabbiosi luoghi comuni, per falsi teatrali e carte truccate nel mazzo. Egli più di ogni altro”. Qualcuno potrebbe pensare che questa sconcezza sia uscita per volontà di Mario Giordano: Invece no: lo Jervolino di casa Berlusconi è stato appena giubilato per fare, anzi per rifare posto a Vittorio Feltri. Qualcun altro potrebbe dunque pensare che quella sconcezza sia stata commissionata da Vittorio Feltri. Invece no: il popolare Littorio s’insedierà al Giornale soltanto domani. La verità è che quella sconcezza è il frutto spontaneo della gara al servo più servo che è in corso negli house organ alpapponici. Perché al bulimico padrone non basta più nemmeno la piaggeria di un Giordano nè l’obbedienza di un Belpietro (anch’egli trasmigrato a Libero, dopo la promessa non mantenuta del Tg1): ora Al Pappone pretende, se possibile, di più. E Granzotto ha voluto dimostrare che tutto è possibile: anche superare in servilismo Mariolino Linguadivelluto. La stessa gara è in corso alla Rai: non per nulla hanno nominato i direttori che sappiamo; non per nulla nessun tg, nemmeno il Tg3, ha mai osato intervistare la signora Patrizia D’Addario, notissima e popolarissima in tutte le tv del mondo fuorchè in quelle italiane.

Dimenticavo: nel giro di un solo mese, gli abbonati a Il Fatto Quotidiano sono già 20 mila. Chissà perché. Forse non è stata una cattiva idea, fare un giornale.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Il virus che si chiama corruzione di Bas Mesters (NRC Handelsblad, 12 febbraio 2008 - Olanda)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Attenti agli operai
- Ucuntu n.49 (19 agosto 2009)



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E' online il blog dell'Antefatto, con le rubriche di Travaglio, Padellaro, Beha, le notizie e le analisi dei giornalisti del Fatto Quotidiano


Immagine di Roberto Corradidi Peter Gomez e Antonio Massari
da L'espresso in edicola

Da Silvio Berlusconi agli uomini di Massimo D'Alema. Giampi li aveva sedotti tutti con le sue donne, i suoi viaggi, la sua vita perennemente sopra le righe.
È una sorta di bicamerale degli affari e del piacere quella che emerge dalle inchieste condotte dalla procura di Bari su Giampaolo “Giampi” Tarantini, il giovane imprenditore della sanità  che, a partire dall'estate 2008, ha reso felice il premier  presentandogli decine di escort, starlette e aspiranti dive della tv. E gli effetti cominciano a farsi sentire. Mentre il presidente del Consiglio resta asserragliato nel suo bunker contando di superare indenne anche lo scoglio del G8, in Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, azzera la sua giunta di sinistra e sventola la bandiera della questione morale.

Sotto accusa finiscono così gli uomini del Partito democratico più legati a Tarantini: l'ex assessore alla Sanità, Alberto Tedesco e il vice presidente e assessore all'Industria, Sandro Frisullo. Due potenti politici locali piazzati dai dalemiani sulle poltrone chiave del governo regionale.  
      
Frisullo paga i rapporti con Giampi e soprattutto con le sue amiche, a partire da quelli con Terry De Nicolò, una barese da poco trapiantata a Milano, che a L'espresso dice: «No, con in giornali non parlo. Mi hanno contattata  in molti, dai quotidiani ai settimanali, ma per concedere un'intervista avrei bisogno di un supporto legale ed economico. Perché se mi querela Berlusconi, io poi cosa faccio?». Terry, in ogni caso, è una delle quattro ragazze    già ascoltate dagli investigatori. Poche rispetto alla reale  ampiezza della corte di Giampi. L'espresso ha ricostruito un elenco di almeno altri 17 nomi. Ne fanno parte anche l'ex direttrice di un celebre locale nella Costa Smeralda, una protagonista di reality, un'addetta al casting per programmi tv, una giocatrice di tennis semiprofessionista e alcune straniere: una rumena, una polacca, una dominicana, una ballerina brasiliana e una senegalese.
Al centro di tutto, comunque, più che le storie di donne, restano  gli interrogativi legati agli appalti. I più pesanti riguardano il ruolo di Tedesco. L'ex assessore è da tempo indagato. I pm lo accusano di aver brigato e fatto pressioni su funzionari regionali per favorire imprese che fanno capo a amici e familiari. E adesso  tra  le forniture finite nel mirino dei magistrati ce ne sono pure due, da due milioni e mezzo di euro, vinte  dalle imprese di Tarantini. Per  gli investigatori potrebbe non essere un caso. Secondo loro, anche negli anni della giunta Vendola, il sistema politico affaristico della sanità ha continuato a funzionare (sebbene a ritmi più blandi) secondo schemi collaudati nel periodo in cui governava l'attuale ministro del Pdl, Raffaele Fitto. Insomma stesse modalità, ma,  Tarantini a parte, protagonisti diversi.

Esemplare è  quanto è accaduto nel settore delle cliniche convenzionate con la regione. Qui con l'arrivo di Tedesco fanno prepotentemente ingresso una serie d'imprenditori considerati vicini ai dalemiani. Oggi, come L'espresso è in grado di rivelare, la Guardia di Finanza sta cercando di mettere a fuoco la figura di Francesco Ritella, 35 anni, ritenuto il «dominus» della Kentron, che a Putignano  gestisce un centro di riabilitazione per 120 pazienti. Nel 2006 il centro, pur non avendone i requisiti, viene  accreditato prima ancora che siano terminati i lavori di costruzione della struttura. Dietro tutto l'inghippo ci sono interessi economici e politici. Non per niente nel caso dell'accreditamento di un'altra clinica a essere favorita, secondo i pm, è una società che vanta tra i suoi fornitori addirittura l'azienda del fratello di Tedesco.   
In questo ambiente Tarantini si trova a suo agio. Non solo perché è amicissimo dei figli di Tedesco (che come lui vendono protesi), ma anche perché una sua azienda - controllata al 50 per cento - detiene parte del capitale di una società specializzata in produzione di energia. Anche questa società, la Prod.eco, è una sorta di bicamerale: tra gli altri soci figurano un consigliere regionale dell'Udeur e una donna da  sempre vicinissima a Ritella. Nell'aprile di quest'anno le quote dell'amica di Ritella vengono cedute a una compagnia di catering che proprio in quel periodo ottiene il servizio ristoro per i carabinieri che saranno di stanza all'Aquila in occasione del G8.

Sono le settimane in cui Giampi, grazie alla sponsorizzazione di Berlusconi, viene presentato ai vertici della protezione civile e di altri ministeri. È il periodo in cui, da semplice venditore di protesi,  si è ormai trasformato in lobbista. Una metamorfosi rimasta impressa sui nastri delle intercettazioni telefoniche della Finanza. Intercettazioni che hanno anche permesso di ascoltare in presa diretta le visite a Palazzo Grazioli di Patrizia D'Addario, l'escort barese reclutata da Tarantini per ingraziarsi il Presidente del Consiglio. Sono quelle trascrizioni, sommate alle registrazioni e ai filmati effettuati dalla donna nella residenza del cavaliere, a rendere Patrizia una testimone attendibile. Nel suo passato, nel 1996, la escort era infatti già incappata in una condanna per truffa e concorso un calunnia, un reato che per ironia della sorte le verrà contestato dalla procura di Bari anche nei giorni della sua deposizione su Berlusconi. Ma le presunte vittime, in questo caso, non sono politici, bensì tre poliziotti delle volanti che Patrizia avrebbe falsamente accusato dopo una multa per un'auto in sosta vietata. Era il 2007 e la donna avrebbe detto tra l'altro «lasciatemi andare, chiamo i giornalisti, ve la faccio pagare cara».  
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

In edicola il nuovo numero di Micromega - Firma l'appello contro le leggi razziali

Metti una sera a cena - di Carlo Cornaglia
L’anfitrione è il giudice Mazzella
che ospita il sodal Napolitano,
il Cavaliere, ahimé, senza donzella,
Gianni Letta con Angelino Alfano,

Donato Bruno con Carlo Vizzini,
i presidenti di due Commissioni.
Pensare mal non è da birichini,
il giudice Mazzella ci perdoni...
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Immagine di Roberto CorradiAlla fine i meglio sceneggiatori ingaggiati dal Cavaliere hanno tirato fuori questa parola magica del gossip (“è solo gossip”, “non ci sono notizie”, “non mi occupo di gossip”, “questa è spazzatura”) che da sola dovrebbe metterlo al riparo dalle macerie che incombono.
Si da’ i caso che i tre più furenti fautori di questa risibile linea difensiva, Augusto Minzolini, Emilio Fede e Carlo Rossella, di gossip ci hanno allegramente campato l’intera vita. Sul gossip hanno fondato le loro carriere di carta, le loro rubriche, e persino le loro quotidiane conversazioni.
Da questa parola magica discendono altri piccoli sillogismi da trincea: una cosa è il gossip, un’altra sono la politica e l’azione di governo; la sfera privata del premier è affar suo, dentro casa può fare quello che vuole, come ogni cittadino italiano.

Balle. Provate a immaginare, in termini di sicurezza e ricatti, quello che possono combinare trenta sgallettate dentro casa, a ogni week end, armate di macchine fotografiche, registratori, telefonini & tanga. In quelle feste c’erano bimbe ingaggiate solo da Giampaolo Tarantini, esperto in protesi, o anche dall’amico Putin? Sicuri che nessuna di loro venisse dalle collezioni della Gazprom? O dalle signorine ninja del colonnello Gheddafi? E qualche gentile agente Cia c’era?
Quante chiacchiere si possono estrarre da un ometto di 72 anni, pieno di cerone, di farmaci e di capelli finti, impacchettato in un accappatoio bianco, steso su un letto rotondo, carezzato, vezzeggiato da esperte in sogni da rotocalco, eccitato dai suoi stessi video girati a casa dell’amico Bush, e addirittura nelle proprie ville (“guardate che rifiniture!”) mentre racconta i portenti virili dei suoi soldi?

E poi: che razza di affidabilità può mai avere un capo di governo che passa gran parte del suo tempo a giocare sui divani con ragazzette da calendario (ma potrebbero anche essere morbidi ufficiali dei servizi segreti israeliani, per quel che ne sappiamo) disegnando farfalline colorate, mostrando il bicipite, le foto della moglie, il cactus e l’assegno?
Quale credibilità può mai avere un tizio che è contemporaneamente l’uomo più potente d’Italia e anche il più solo, il più disperato, ridotto a ore di conversazioni con una minorenne (“mi chiamava quando era triste, lo ascoltavo per ore”, Noemi dixit), o addirittura con escort pagate per non sbadigliare?  
Davvero nessuna interferenza tra vita privata e quella pubblica, a parte la tolleranza alla vergogna e al buon gusto? La scorsa settimana i microfoni di Sky lo hanno pescato al vertice di Bruxelles al telefono con il suo onorevole avvocato, Nicolò Ghedini, a sbrogliare sue matasse emotive. Gli fregava qualcosa di quel summit?

Racconta Patrizia D’Addario che lo scorso 4 novembre, notte elettorale di Obama, lui rimase in camera con lei sebbene atteso alla Fondazione Italia Usa da molti invitati e dall’ambasciatore americano. “Venne informato dell’elezione dai suoi collaboratori”. E’ un’interferenza con la sua vita pubblica? Con i suoi doveri politici? E quante altre ce ne sono stati se neppure l’elezione americana, cioè la Storia, riesce a smuoverlo dal suo lettone di povera cronaca?
(Immagine di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti della rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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La risposta di Marco Travaglio ad alcuni commenti del blog


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E' giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.

L'appello di Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio

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Una gnocca al giorno leva il medico di torno
- di Carlo Cornaglia
Dovunque Silvio Berlusconi vada,
a Palazzo Grazioli in quel di Roma
od a villa Certosa a punta Lada,
si distingue di gnocca un buon aroma
  
e lo inseguono torme di ragazze,
non si sa se per loro convenienza
oppur perché d’amore sono pazze.
Eccellon tutte quante in avvenenza...
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