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Buongiorno a tutti, le bugie hanno le gambe corte, come dice un proverbio, ma come scrisse Giovanni Sartori qualche anno fa, in Italia hanno gambe lunghissime, proprio perché in Italia diceva Sartori, la verità non è accettabile in quanto in Italia anche la televisione di tutti, la RAI, è imbavagliata, il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza spazio di controprova, si capisce, a mentire ci provano tutti, ma dove la televisione è autenticamente libera, le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime, la verità sulla nostra televisione non è accertabile. (leggi tutto)

 

Segnalazioni

Parlamento Europeo Pulito -
Il video appello di Sonia Alfano - Firma l'appello

"Ha davenì er ticket" - di Riccardo Orioles, da www.ucuntu.org

E se fosse un '68? - Ucuntu n.90, 18 ottobre 2010

La Fiom e l'unità di sinistra - di Stefano Sylos Labini
 

 


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fifoIntervista a Peter Gomez di Cecilia Moretti, da Il Secolo d'Italia, 3 ottobre 2010
 
Gomez, quali il progetto e la prospettiva che si intravedono dietro il nuovo soggetto politico di Fli?
Quelli di avere finalmente in questo Paese una destra normale. Una destra come la si pensava tanti anni fa, quando ero al Giornale di Montanelli, che abbia i valori di tutta la destra europea, sia sempre rispettosa dei diritti civili e dell'individuo, sappia discutere su tutto senza ritrosie e tabù - per esempio rispetto alla questione dei gay - e possa ripartire da alcuni principi semplici: primo fra tutti la legalità, che è tradizionalmente la battaglia della destra. Questo è esattamente quello che in questi anni è mancato.

Ora in Italia c'è spazio per una destra come quella che ha declinato?
Il punto non è se ce ne è spazio, il punto è che l'Italia ne ha bisogno e la chiede. Il nostro è un paese tendenzialmente per la maggior parte di centrodestra, da sempre. E se è vero che esiste uno zoccolo duro di gente innamorata di Berlusconi, però non è la maggioranza degli elettori del Pdl, che è una realtà complessa, non certo riducibile solo a partite iva ed evasori fiscali. Penso, per esempio, a una città come Milano, di centrodestra da anni, e sicuramente, pur con tutti i suoi limiti, laica, aperta al dialogo, che ragiona sui diritti civili, tanto è vero che a Milano la Lega può essere forte ma non fortissima, come nel resto della Lombardia. Insomma, io mi aspetto che Fli alle elezioni, fermo restando la macchina da guerra di Berlusconi, possa aspirare tranquillamente almeno a un 8-10% dell'elettorato.

I lettori del suo giornale, dal punto di vista elettorale, appoggerebbero il progetto politico di Fini?
Una parte sicuramente sì. Quello che viene contestato a Fini dai lettori del Fatto, e che contesto anch'io, è che c'ha messo tantissimi anni per capire con chi stava. Poi in molti si ricordano episodi non belli della sua carriera: il riferimento non è a quando era missino - perché ormai il '900, con fascismo e comunismo, dobbiamo una buona volta lasciarcelo alle spalle -, ma l'episodio del G8 di Genova. Poi magari un giorno lui ci racconterà come sono andate realmente le cose. Ma la fascia più giovane dei miei lettori sono ragazzi nati magari nell'89, dopo la caduta del muro di Berlino: sono cresciuti sempre con Berlusconi e in molti pensano che destra e sinistra non esistano più, siano categorie tramontate col '900. Comunque, quello che è evidente è che i miei lettori, generalmente di sinistra, chiedono meritocrazia, legalità, egualitarismo solo nel senso che debbano esserci una serie di diritti di base garantiti per tutti: tutte istanze compatibili e anzi molto in sintonia con Gianfranco Fini.

Quindi gli italiani sono pronti a non seguire più la pancia?
Dico solo questo. Non voglio fare paragoni tra Fini e Obama, però io - che ho la doppia cittadinanza, sono anche cittadino americano - non avrei scommesso un soldo che negli Stati Uniti riuscisse a essere eletto un presidente democratico di colore, non pensavo assolutamente neppure che Barack Obama avrebbe vinto le primarie, e dire che credevo di conoscerlo un po' quel paese. Ma non avevo capito una cosa, cioè che è il web che cambia moltissimo il paese. Magari da noi siamo in ritardo, ma i ragazzi di oggi non crescono più solo con Maria De Filippi e la tv generalista. Io non sono nemmeno sicuro che Fini sarà la nuova destra o cosa, però certamente ha la sua occasione per passare alla storia per uno che è riuscito quanto meno a sbloccare un sistema che era totalmente immobilizzato.

Pensa che Fini potrebbe farcela a portare avanti il suo progetto correndo da solo?
Difficile dirlo, da quello che vedo, in Parlamento mi sembra ci sia grande feeling per esempio con Casini. Comunque sono i voti degli astenuti che Fini spera legittimamente di recuperare, pensando pure di attingere qualcosa nel campo avverso, dove la linea del Pd, se esiste, appare ormai opposta a quella del suo elettorato. Berlusconi, dal canto suo, è finito: che cosa potrebbe ancora inventarsi per la prossima campagna elettorale? Però non bisogna dimenticare - Montecarlo docet - che appena ci si stacca da quest'uomo, lui si ricorda che nel 1986 hai lasciato la macchina in divieto di sosta e non hai pagato quella multa e tutti cominciano a scriverlo dappertutto e a dirlo in ogni salsa in televisione…
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Milano, 6 ottobre, ore 18 - Marco Travaglio partecipa all'incontro "Raccontare l'Italia". Intervengono Gian Paolo Serino, Veronica Tomassini, Massimo Cassani, Marco Bosonetto.
C/o Spazio Melampo, via Carlo Tenca 7




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da Il Fatto Quotidiano, 15 settembre 2010

Se la finiana Angela Napoli dice che alcune parlamentari del Pdl si sono prostituite in cambio del seggio, tutte le parlamentari del Pdl la querelano. Se invece il turboberlusconiano Giorgio Stracquadanio dice che è cosa buona e giusta prostituirsi in cambio del seggio, tutto va ben madama la marchesa. Dipende da chi lo dice. Se un’esagitata di un centro sociale lancia un fumogeno contro Bonanni alla festa del Pd, non si parla d’altro per una settimana, il Pd è costretto a scusarsi e viene accusato di “squadrismo” dal ministro Brunetta. Se invece orde di ultras leghisti dell’Atalanta lanciano decine di fumogeni contro il ministro dell’Interno Maroni alla “Berghem Fest” della Lega, il giorno dopo non ne parla più nessuno, nessuno si scusa con nessuno e Brunetta zitto. Dipende da chi li lancia, i fumogeni, e alla festa di chi.

Appena un giornalista gli fa una domanda, il ministro Bossi estrae il dito medio: anche lui è passato al digitale terrestre, anzi extraterrestre. L’altro giorno, per cambiare un po’, ha fatto una pernacchia (a quando un bel ruttino o una graziosa scoreggina? Comunicazione anal-ogica). E tutti giù a ridere: che simpaticone, il nonnetto sta guarendo. Figurarsi se uno del centrosinistra (o peggio ancora un finiano) si permettesse qualcosa del genere.
Mesi fa, al Parlamento portoghese, il ministro dell’Economia Manuel Pinho ha fatto le corna a un deputato dell’opposizione: il premier José Socrates ha subito parlato di “gesto inaccettabile” e l’ha dimissionato su due piedi. Da noi, dipende.
Se il centrosinistra prende i voti da qualche parlamentare eletto con l’opposizione, ma anche dei senatori a vita, è “ribaltone” e “tradimento”. Se il centrodestra compra venti parlamentari dell’opposizione, si chiama “gruppo di responsabilità nazionale”. Per stabilire chi è voltagabbana e chi no, dipende da chi la volta, la gabbana. “La sinistra ha un’insopprimibile attrazione verso i dittatori”, disse B. l’8 aprile 2003. Poi definì Putin “dono di Dio”, elogiò il tiranno bielorusso Lukashenko, baciò la mano a Gheddafi e gli regalò motovedette e munizioni per sparare ai nostri pescherecci (a quando qualche bel missile ad alta precisione?). Ma c’è dittatore e dittatore: dipende.

Per B. vale la regola di un vecchio spot del dentifricio Chlorodont: con quella bocca lui può dire ciò che vuole. Lui e i suoi. L’altro giorno ha così sintetizzato la sua concezione della democrazia: “Il dissenso dev’essere positivo, costruttivo. Non deve diventare quotidiano attacco all’immagine del governo, della maggioranza, del primo ministro”. Il famoso dissenso-assenso. Quando la Meloni ha osato ipotizzare l’incandidabilità dei condannati, ha replicato: “Sono assolutamente d’accordo, ma a patto che il giudizio non lo dia una certa magistratura, ma un organo interno al nostro partito”. Il partito auto-pulente.
Quanto a Gheddafi, “ho chiesto perdono per quel che han fatto i nostri predecessori in Libia, così abbiamo trasformato il 30 agosto da festa della vendetta a festa dell’amicizia”.   Ecco cos’erano le mitragliate italo-libiche sui pescatori italiani: i fuochi d’artificio della festa dell’amicizia. Stampa e tv di regime vigilano occhiute su questa impar condicio, disperdendo con gli idranti chi osa criticare il governo e minimizzando le sparate del governo. Ieri, sul solito Pompiere, il solito Pigi Cerchiobattista conciava per le feste il mite Nicola Zingaretti, reo di aver dichiarato che, grazie alla Gelmini, “la scuola italiana vive uno dei giorni più brutti del dopoguerra”. Parole che Pigi, tutto spettinato, definisce “lessico apocalittico”, “oltranzismo”, “demagogia”, “esasperazione”, “grillismo di maniera”, “invettive e insulti che ammorbano la politica italiana”. E manca poco che chiami la forza pubblica. Silenzio invece sulla lucida difesa della Gelmini per la scuola statal-leghista di Adro: “Chi polemizza con il sindaco di Adro dovrebbe farlo per coerenza anche quando sono simboli della sinistra a entrare in classe”. Si ignora quali simboli della sinistra abbia in mente la poveretta: probabilmente, i libri. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Se l'Italia di Andreotti ha sconfitto quella di Ambrosoli - di Daniela Gaudenzi (da liberacittadinanza.it)

Telebavaglio - Gli incorrutibili?. Puntata speciale sul disegno di legge anticorruzione proposto dal Fatto Quotidiano con il senatore del Pd Luigi Zanda, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro  e Angela Napoli di Futuro e Libertà (da ilfattoquotidiano.it).

Giovedì 16 settembre, Padova, ore 19 - Nell'ambito della festa del Pd incontro "Comunicazione: la parola a Marco Travaglio". C/o parco Appiani, via Marghera.

Venerdì 17 settembre, Roma, ore 19 - Andrea Camilleri e Saverio Lodato presentano il libro "Di testa nostra" (edizioni Chiarelettere).  Interviene Marco Travaglio.
C/o Circolo degli Artisti, via della Casilina Vecchia 42. Scarica l'invito






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Buongiorno a tutti, mi scuso ma oggi parliamo, a vario titolo, ancora della seconda e della terza carica dello Stato. Cominciamo dalla terza che ieri ha parlato ha Mirabello, in Provincia di Ferrara, non ha detto cose sensazionali. Ascoltate da noi non sono cose sensazionali, sono cose che sappiamo e ci diciamo dal 1994, quando Berlusconi entrò in politica, mi venivano in mente gli articoli di Montanelli del 1993, addirittura poco prima che Berlusconi entrasse in politica, ma Montanelli già l’aveva saputo, nei quali si diceva cos’è la destra, cosa dovrebbe essere la destra e si prevedeva cosa sarebbe stata quella che Montanelli chiamava questa truffa, questa patacca di destra che Berlusconi aveva in mente. (leggi tutto)

Segnalazioni

I giornali italiani sul discorso di Fini a Mirabello nella rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Se cade l'Imperatore Televisivo - In una video-intervista di Enzo di Frenna del luglio 2009, Sergio Rizzo anticipa la guerra a Fini (dal blog di Enzo di Frenna)

Se il Pd sceglie Schifani - di Peter Gomez da ilfattoquotidiano.it

Il primo compleanno di Il Fatto Quotidiano - Dal 10 al 12 settembre a Marina di Pietrasanta (Lucca). Ingresso libero. Il programma della festa

 

 

 


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Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul Presidente del Senato e sul Presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini. (leggi tutto)

 L'alfiere dell'antimafia - Le poesie di Carlo Cornaglia
 Pare Schifani, capo del Senato,
 dotato di una strana calamita:
 i tipi con i quali ha lavorato
 la legge hanno sovente poi tradita.

 Sicula Broker fu una società
 della quale fu socio il presidente:
 c’erano D’Agostino, Mandalà,
 Maniglia e De Lorenzo, tutta gente
(leggi tutto)


 

 


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fei

da Il Fatto Quotidiano, 26 agosto 2010


Inutile nascondercelo, siamo preoccupati. Come dice Maroni, c’è un complotto per far fuori B. Il Pd non c’entra, anzi, dopo il letargo agostano Bersani è tornato più in forma che mai e ha lanciato uno slogan geniale, il distillato di un mese di profonde riflessioni, destinato a ringalluzzire il depresso elettorato del centrosinistra: una “campagna porta a porta contro il governo”. Porta a porta: un’espressione che evoca immediatamente Bruno Vespa e il Cepu. Non è meraviglioso? No, ancora una volta il pericolo viene dal fronte interno, dal fuoco amico. Non bastavano Veronica, Noemi, la D’Addario, Spatuzza e Fini: ora si ribellano persino i democristiani e i craxiani, nelle cui ganasce il piccolo Silvio rischia di finire stritolato.

La rivolta di Spartacus è capitanata dal ministro Rotondi. Motivo: all’ultimo vertice del Pdl si son dimenticati di invitarlo. Lui, un padre fondatore del partito: come si sono permessi? “Trarremo presto le conseguenze di un trattamento per noi inaccettabile e sinceramente anche inspiegabile”, minaccia il ministro-kiwi tutto spettinato. Vagli a spiegare che non l’hanno fatto apposta, è che proprio non è venuto in mente a nessuno. Càpita nelle migliori famiglie, nel viaggio per le vacanze, di dimenticare il canarino con relativa gabbietta all’autogrill. Niente, Rotondi è furibondo e non sente ragioni. Chiede elezioni subito, “anche perché ho in serbo una sorpresina”. E accenna a una prospettiva agghiacciante: “Un nuovo agglutinamento democristiano”, termine che evoca la nutrizione e la digestione, in perfetta linea con la tradizione democristiana. Ecco, con tutti i problemi che ha B., manca solo la sorpresina di Rotondi e del suo apparato digerente. Anche perché Kiwi Man dice di parlare a nome di “dieci parlamentari di riferimento”.
Si tratta di noti trascinatori di folle come il sottosegretario Giovanardi, il vicesindaco di Roma Cutrufo, il governatore campano Caldoro, il turbocraxiano Barani (quello del monumento equestre ai martiri di Tangentopoli, cioè ai ladri, in quel di Aulla) e un certo Deodato Scanderebech, appena atterrato alla Camera al posto del vicepresidente del Csm Vietti e fulmineamente balzato dall’Udc al Pdl.
Pare che faccia parte della variopinta compagnia anche Francesco Pionati, l’ex mezzobusto del Tg1 col riportino, già demitiano, poi finiano, poi casinista, poi berlusconiano, insomma un uomo tutto d’un pezzo, gusto tuttifrutti. Si propone, il Pionati, di “rifondare il centrodestra”. Tutto da solo, con le nude mani. Come? Con “un asse forte Pdl-Lega e due partiti più piccoli, La Destra e Alleanza di Centro, ma decisivi”. Qualcuno domanderà: ecchecazz’è l’Alleanza di Centro? Il partito di Pionati, quello decisivo. Per far che? “Competere con Casini per conquistare il centro”.

Guai se B. pensasse di conquistare il centro annettendosi semplicemente Casini: “Casini è e rimarrà sempre un opportunista”, mentre Pionati è una roccia: pare che riesca a restare fermo nello stesso posto addirittura per un quarto d’ora di seguito. I dieci schiavi ribelli incassano la solidarietà di un’altra nota frequentatrice di se stessa: Margherita Boniver: “Capisco il disagio di Rotondi, è dura non essere consultati in momenti così delicati, mi auguro che alla ripresa ci sia modo di ascoltare anche la nostra voce”. S’accontenta di poco: anche solo una segreteria telefonica per lasciare un messaggio. Buttiglione, intanto, si propone per “un buon governo”, naturalmente con B., purché sia molto attento “ai temi etici”: Cuffaro ci tiene molto. Cesa, il segretario, assicura che “non c’interessa un posto a tavola”: uno è poco. Anche Rutelli, all’opposizione, soffre. Dunque s’offre: non per il governo (“io faccio l’oppositore”, e all’arma bianca), ma per “votare cinque grandi riforme”, a partire dalla giustizia: “separazione delle carriere” (da un’idea di Gelli, Craxi e B.) e – tenetevi forte – “spersonalizzazione del pubblico ministero” perché “non vorrei conoscere i pm”. Ma non c’è bisogno di riforme: nemmeno i pm vogliono conoscere Rutelli.
(Vignetta di Fei)

Libera nos a malo... - Le poesie di Carlo Cornaglia
Duemiladieci, un anno di tregenda:
in gennaio ad Haiti il terremoto
fa una carneficina proprio orrenda
che pur gli Stati Uniti ha messo in moto,

criticati da Guido Bertolaso.
Del Messico nel golfo a april si infiamma
la piattaforma ed il petrolio ha invaso
l’oceano provocando un vero dramma
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fei

da
ilfattoquotidiano.it, 5 agosto 2010 

Il passaggio di Chiara Moroni dalle file del Pdl a quelle dei finiani è un buon esempio di quanto ci attende nelle prossime settimane. Ora che il partito di Silvio Berlusconi, almeno a Montecitorio, non ha più i numeri per governare, l’emorragia di parlamentari in uscita dal gruppo degli azzurri minaccia di farsi continua.  Da una parte, pensano di andarsene una serie di deputati e senatori che con il Popolo della Libertà sono sempre c’entrati poco. Gente di destra, ma non berlusconiana, che si era ritrovata da quelle parti sopratutto a causa del bipolarismo. Non sono in molti, ma i loro nomi sono significativi. Un esempio? Santo Versace che continua a giurare una (poco convinta) fedeltà al premier, ma che poi reclama legalità e selezione delle classi dirigenti con le stesse parole usate da Fabio Granata. Un sistema sicuro per arrivare, più prima che poi, alla resa dei conti con B.

Questa pattuglia è comunque sparuta. Molto più nutrita è invece quella dei parlamentari che, per pure ragioni d’interesse, abbandoneranno il Cavaliere se davvero si andasse verso le elezioni anticipate. Vediamo perché: con questo sistema elettorale alla Camera come al Senato si entra solo per nomina diretta del proprio capo partito. La forza elettorale individuale, la capacità di ben amministrare o di convincere i cittadini, non contano niente. E qui nasce il problema: molti deputati e senatori, in caso di votazioni a marzo (la data vagheggiata da Berlusconi) non sono per nulla certi di essere ripresentati.
Alcuni di loro sono arrivati ai ferri corti (per le ragioni più svariate) con notabili importanti del partito. E quindi temono la vendetta dei vertici. Altri semplicemente hanno paura di essere sostituiti dalla velina o dalla presentatrice di turno. In ogni caso tutti percepiscono le urne come un pericolo: all’ultimo momento il loro nome nelle liste potrebbe non esserci o essere piazzato troppo in basso. E allora perché rinunciare solo per l’impuntatura del Capo a due anni di stipendio e a una comoda poltrona?

Meglio per loro far presente che al voto non c’è nessun bisogno di andarci o, addirittura, tirare un’imboscata al premier. Lasciar sfiduciare il governo e nel momento in cui il presidente Napolitano dovesse aprire le consultazioni appoggiare un esecutivo diverso, possibilmente tecnico. Se si arriverà a quel punto, entrerà poi in azione la consueta e ancor più numerosa squadra: quella composta dai topi che fuggono quando la nave (Berlusconi) affonda. E, con tutta probabilità, si muoverà anche la Lega disposta, come sempre, ad appoggiare chiunque sia in grado di garantire (o almeno di promettere) il federalismo.

Ovviamente anche il Cavaliere si rende conto di questi rischi. Lui e i suoi collaboratori più stretti, è vero, non sono troppo lucidi. Lo dimostrano ampiamente i calcoli sballati sulla reale consistenza dei finiani alla Camera. Ma si tratta pur sempre di gente tosta, vendicativa e, a volte, persino cattiva. Per questo adesso Berlusconi punta a un risultato immediato: indebolire Gianfranco Fini. Togliere al presidente della Camera quel sex appeal che lui riesce a far valere persino sulla sinistra.
Ci riuscirà? Dipende tutto da quanto è seria la faccenda dell’appartamento di Montecarlo, regalato al partito da una ricca militante e oggi misteriosamente affittato al cognato dell’ex leader di An. Finora le minacce di querela e le balbettanti spiegazioni dei tesorieri di Alleanza Nazionale, hanno solo confermato che la vicenda monegasca non è da prendere sotto gamba. Se il caso monta ancora la figura del legalitario Fini rischia di incrinarsi. E di molto.

Il presidente della Camera, comunque ha una strada maestra per uscire vincente da questa storia: spiegare, se può, tutta l’operazione immobiliare nei minimi particolari. Per il Paese, dopo anni di bugie, la trasparenza rappresenterebbe una sorta una rivoluzione copernicana.
Ma è ovvio che questa, più che un’ipotesi o un auspicio, è per il momento solo fantascienza.
A oggi l’unica certezza è il Cavaliere che, nelle prossime settimane, cercherà di evitare la propria fine trascinando nel fango chiunque tenti di opporsi. Lo ha sempre fatto. Lo farà ancora. Anche se adesso questa tattica appare solo utile per rallentare l’agonia. Non per fermarla.
(Vignetta di Fei)





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