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Vignetta di Bertolotti e De Pirro

A Copenhagen purtroppo non se ne occupano, ma da queste parti pure il partito democratico si sta sciogliendo. Bersani sgocciola di giorno in giorno fino alla trasparenza. Si disfa soffiando e sbuffando parole incomprensibili. Niente che assomigli a un’idea creativa lo sfiora, a una indignazione vera, a una incazzatura sonante. E in questo tepore svaporano anche i suoi militanti. Compresi i più coraggiosi, quelli che non se la sono sentita di voltare del tutto le spalle alla manifestazione del No B. Day. Ma che si intravedevano, alla fine del mare di gente, come orsi polari alla deriva. E che in definitiva c’erano senza esserci.

Bersani si tiene alla larga da tutto, dalla finanziaria piena di buchi, dalla crisi che fulmina le aziende e i posti di lavoro, dallo scandalo planetario dello scudo fiscale, dalle polemiche sui collaboratori di giustizia, dalla corruzione di Mills che dovrebbe condurre a un corruttore, dall’indecenza delle escort candidate, dalla Rai con l’informazione azzerata, dai terremotati abbandonati all’inverno. Non ha niente da dire sui rifiuti ricomparsi in Campania e in Sicilia. Pigola sul processo breve. Non ha opinioni sul nuovo invio di truppe in Afghanistan. Né sui leghisti che ogni giorno incitano al razzismo e ai linciaggi.

Silenzio persino su quel galantuomo di Calisto Tanzi che fino a cento ore fa ancora nascondeva i Van Gogh in cantina. Possibile che a nessuno del partito democratico sia venuta in mente l’idea di convocare una conferenza stampa davanti alla villa di Tanzi per chiedere, oltre al ri-arresto immediato di questo campione del libero mercato, pure l’asta di tutti i quadri appena sequestrati? E se davvero valgono cento milioni di euro, sarà sempre una goccia in più da restituire ai 40 mila risparmiatori truffati.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Mondadori Day - Proiezione del docufilm "Lodo Mondadori" di Gianni Barbacetto. A seguire dibattito con Udo Gumpel e Barbacetto
Venerdì 11 dicembre ore 20.30 - Hotel Kaire, via Maffeo Vegio 18, Roma
Organizzazione: Amici Beppe Grillo Roma



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Vignetta di bandanaxOggi i deputati del Pdl hanno chiesto un'ispezione ministeriale alla procura di Napoli. E sebbene la e-mail d'invito alla loro conferenza stampa fosse intitolata "Caso Campania-Cosentino" gli onorevoli si sono subito affrettati ad assicurare che l'iniziativa non aveva nulla a che fare con la richiesta d'arresto per fatti di camorra presentata al parlamento contro il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino. Dimostrare troppo platealmente che gli ispettori di via Arenula vengono utilizzati per intimidire qualunque magistrato osi tentare di far luce sugli affari della Casta - anzi della Cosca - da quelle parti è infatti considerato "un errore di comunicazione".

Sbagli o meno, bisogna però registrare che la reazione della politica di fronte a chi intrattiene rapporti con i boss, è quella di sempre. Il centrodestra, con Silvio Berlusconi in testa, esprime solidarietà a Cosentino. I leader del centrosinistra, con Pierluigi Bersani in testa, parlano invece solo sotto tortura. Ieri Bersani si è limitato a intervenire per rispondere a una precisa domanda dei cronisti sul sottosegretario (spontaneamente il segretario del Pd conciona di altro). E ha detto che la questione della permanenza di Cosentino nell'esecutivo "è seria" e che "il governo deve valutare con attenzione".

Con una classe dirigente come questa è chiaro che le speranze di sconfiggere un giorno mafia, camorra e 'ndrangheta, sono ormai ridotte al lumicino. Aumentano invece quelle di vedere questo bel gruppo di brontosauri della politica andare a casa. "Le oligarchie", spiegava il sociologo Vilfredo Pareto, "cadono di schianto". E che questi siano un'oligarchia ormai non vi è più dubbio. Adesso aspettiamo solo lo schianto. E la caduta.
(Vignetta di Bandanax)

Commento del giorno
di  soldatostraccione -   lasciato il 11/11/2009 alle 10:13 nel post Lo stalliere del Pd
io non escluderei l'eventualita' di reintrodurre la Costituzione.

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Immagine di ben_templesmith da flickr.comOra d'aria
l'Unità, 17 agosto 2009


I due favoriti alla segreteria del Pd, Bersani e Franceschini, si stanno rivelando maestri di slalom. Qualunque questione divida i rispettivi schieramenti, anziché affrontarla, la dribblano. Zitti e mosca sulla sentenza del Tar a proposito dell’ora di religione. Zitti e mosca sull’inverecondo attacco di Nichi Vendola al pm che indaga su alcuni uomini della sua vecchia giunta: anzi, massima copertura all’inquisito numero uno, l’ex assessore Alberto Tedesco, sospettato di corruzione e dunque promosso senatore del Pd al posto del neo-europarlamentare Paolo De Castro. E proprio sull’immunità parlamentare, ormai degenerata in spudorata impunità, piacerebbe sentire una parola chiara dagli aspiranti leader dell’opposizione. Una parola che valga per tutti. E non solo per gli inquisiti-impuiniti di centrodestra.

Il Pd s’è stracciato le vesti il mese scorso, quando la maggioranza ha salvato dai loro processi Roberto Castelli (denunciato da Oliviero Diliberto per averlo accusato di far “sprangare la gente”) e Altero Matteoli (imputato per favoreggiamento di un prefetto in una sporca faccenda di abusi edilizi all’isola d’Elba), dichiarando “ministeriali” e dunque insindacabili i loro reati. Ma negli stessi giorni il Pd s’è associato al Pdl e all’Udc per salvare alcuni politici trasversalmente coinvolti nello scandalo delle scalate bancarie del 2005 (Bpl-Antonveneta e Unipol-Bnl): da tre anni i giudici di Milano chiedono al Parlamento di autorizzare l’uso delle telefonate intercettate sulle utenze degli scalatori che parlavano con deputati e senatori di destra e di sinistra. Per tre anni il Parlamento ha fatto melina, mentre quello europeo negava l’autorizzazione all’uso delle telefonate fra Consorte e D’Alema (favorevoli al colpo di spugna il Pd, l’Udc e il Pdl).

Il 22 giugno scorso il Senato ha fatto altrettanto con quelle di Luigi Grillo (Pdl) e Nicola Latorre (Pd): il primo già imputato in base ad altri elementi di prova nel processo Antonveneta; il secondo sospettato di concorso nell’aggiotaggio di Consorte, ma imputabile solo in base alle sue conversazioni con l’ex patron di Unipol. In pratica, il No del Senato ai giudici comporta che Latorre non potrà mai esser indagato per un grave reato finanziario solo perchè è senatore, e come tale “più uguale degli altri” dinanzi alla legge. Come i maiali della “Fattoria degli animali”. Giornata radiosa quella del 22 giugno a Palazzo Madama: il Pd vota con Pdl e Udc per salvare Grillo, il Pdl e l’Udc votano col Pd per salvare Latorre. Una mano (sporca) lava l’altra (solo l’Idv vota contro per l’uno e per l’altro). Ora, che il dalemiano Bersani non apra bocca sulla sconcezza che salva il dalemiano Latorre, è comprensibile. Ma che taccia pure Franceschini è davvero curioso. Anche perché, con l’aria che tira, per vincere le primarie basterebbe un programma di quattro parole: “Aboliamo l’immunità parlamentare”.
(Immagine di ben_templesmith da flickr.com)


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