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Signornò, da L'Espresso in edicola

Che l’on. avv. Niccolò Ghedini avesse un concetto della verità piuttosto elastico, si era capito nel 2003 quando giurò al Corriere che “Berlusconi ha interesse a chiudere il processo Sme-Ariosto in tempi rapidi perché ne auspica una soluzione positiva”: tre mesi dopo votò il lodo Schifani che sospendeva i processi al premier. E nel 2008, quando assicurò a Repubblica: “Non c’è nessuna volontà di fermare il processo Mills: siamo alla fine, aspettiamo l’assoluzione, sospenderlo sarebbe un suicidio processuale”: due mesi dopo votò il lodo Alfano che ricongelava i processi al premier.

Che avesse un rapporto problematico con la logica aristotelica, lo si era intuito in agosto, quando sostenne che la sentenza di Cassazione su Mills corrotto da Berlusconi non significa che Berlusconi ha corrotto Mills: “Si potrebbero anche avere due sentenze confliggenti sullo stesso fatto”. Ora però sorge il dubbio che, non bastandone uno, di Ghedini ne esistano addirittura due. Il primo è quello che il 19 maggio, commentò sul Corriere le voci sull’uscita di Michele Santoro dalla Rai: “Santoro è un grande professionista, l’apprezzo, fa molto bene il suo mestiere. Sarà pure fazioso, ma lo fa con chiarezza. Non inganna il telespettatore. Era una battaglia faticosissima, ma bella. La preferivo a tante trasmissioni farisaiche”. Il 2 agosto confermò alla Stampa: “Sono stato ad Annozero una decina di volte. Santoro mi innervosisce perché combatte un mio amico. Ma apprezzo la sua professionalità. Vespa o Santoro? Da Santoro mi diverto di più”. Il secondo Ghedini è quello che il 30 settembre s’è confessato con Repubblica: “Non mi piace andare ad Annozero a rivestire quel ruolo, e non mi piace quel ring dove ti chiamano solo perché vogliono sbranarti. Ci vado, è un mio dovere, ma sento che soffia l'alito dell'odio”.

E chissà che alito soffiava a Cattolica nel 2000, quando l’avv. (non ancora on.) Ghedini, segretario dell’Unione Camere penali, esaltò “la nostra assoluta  trasversalità e lontananza da qualsiasi partito”, perché “l’Avvocatura penale è sempre stata scevra da qualsiasi condizionamento di natura politica o partitica” e spiegò “perchè gli avvocati danno fastidio: perché non abbiamo colore politico” e “combattiamo tutti i giorni per una giustizia più equa al servizio della collettività”. Chissà che direbbe oggi il Ghedini-1 al Ghedini-2 che, per accentuare l’assoluta lontananza dai partiti, milita nel Pdl e, per regalare una giustizia più equa alla collettività, fabbrica leggi per uno solo. Se invece sono la stessa persona, c’è il rischio che soffra dalla sindrome del personaggio di Alberto Sordi nel film “Troppo forte“ di Carlo Verdone: quello che ogni tanto si scordava di essere un avvocato e si credeva un ballerino. Nel qual caso, non vorremmo essere nei panni del premier: se riparte il processo Mills e l’On. Avv. si scorda che il Cavaliere è innocente, è capace di chiedere la sua condanna al massimo della pena. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Berlusconi e la magistratura - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero del 7 ottobre 2010.

Problemi e prospettive dell'industria ecologica - Il saggio di Stefano Sylos Labini pubblicato su Economia Italiana (da Associazione Paolo Sylos Labini)

Venerdì 8 ottobre, Rovigo, ore 21 - Marco Travaglio partecipa alla presentazione del libro di Gherardo Colombo "Il peso della libertà". C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45 - ore 21.00.





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Da Chiasso in poi - una trentina di passi oltre la frontiera, trenta minuti da Milano - e per tutta la vasta Europa accadono cose che neanche ci immaginiamo più. 
I cittadini pagano le tasse attraverso moduli semplici, normative efficaci e modalità condivise. Sanno che le tasse sono una parte del patto sociale. Nessuno li aizza con miserabili oscenità tipo: “Mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. 

La giustizia non è un labirinto, non è privilegio, non è un incubo. I processi si fanno prima che i reati finiscano in prescrizione e che le vittime invecchino. La giustizia è un servizio che regola la convivenza. Nessuno si sogna di dire che è “lotta politica con altri mezzi”. 

Le televisioni informano. Cioè raccontano i fatti in modo accurato, cercando di mettere in luce le relazioni tra il prima e il dopo, citando le fonti, i testimoni, rispettando le opinioni. Sono (in misura accettabile) plurali, separate dal potere, spesso del tutto indipendenti. Esercitano in vari gradi e misure, differenti forme di controllo, di critica e qualche volta di svelamento del potere. E’ una informazione regolata dal mercato, incentivata dalla concorrenza, controllata dall’opinione pubblica. Compresa la tv pubblica alla quale nessun politico si sogna di intimare “fedeltà al governo”.  

I premier in carica non progettano di bloccare i processi, ostacolare le indagini, cancellare l’informazione. Non troverebbero abbastanza voti in Parlamento, né avvocati per difendersi in giudizio.
I premier in carica non pronunciano lampanti bugie in pubblico e quando lo fanno si dimettono.
I premier in carica non hanno processi in corso. E quando gli accade escono di scena.
I premier in carica non hanno conflitti di interesse. E se scoperti ne traggono le conseguenze.
I premier in carica non si fanno leggi a tutela dei propri interessi, per elementare senso dello Stato e perché lo scandalo li travolgerebbe.
I premier in carica non elogiano i mafiosi, non insultano i magistrati, non maledicono  l’informazione. 
I premier in carica non possiedono dieci ville, tre televisioni, una squadra di calcio, compagnie di assicurazioni, banche, case editrici, case di produzione televisiva, case di produzione cinematografica, partecipazioni azionarie in aziende di una dozzina di Paesi, un fratello che traffica in discariche, vende decoder e intanto è accusato di comprare intercettazioni.
I premier in carica non girano con motociclette apripista, tre auto di scorta, furgoni blindati e un esercito di bodyguard come i gangster del Rap o gli oligarchi della Russia mafiosa.
I premier in carica non vanno a puttane. Non frequentano le ragazzine. Non le candidano. Non entrano in discoteca. Non riuniscono i ministri a casa propria, presentandosi in vestaglia.  
(Vignetta di Natangelo)

Sveglia, coglioni!  - Le poesie di Carlo Cornaglia
Che il peggio fosse ormai dietro le spalle,
come diceva il mentitor premier,
fu la più gigantesca delle balle
esaltata dal Minzo, il suo lacché,

mentre si avvicinava la burrasca.
Che dicano Tremonti e il Cavaliere
che non ci metteran le mani in tasca
è cosa degna del barzellettiere.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Sciopero Rainews 24 "Che fine ha fatto RaiNews" ? Roma, venerdì 4 giugno,  Valigia Blu manifesta con Rainews davanti alla sede Rai di Viale Mazzini 14, dalle ore 10.00. Iscriversi qui per partecipare.

libri per la libertàContro il Ddl intercettazioni, reading per la libertà con gli autori di Chiarelettere: Milano, 4 giugno, ore 18 c/o Fnac, via della Palla 2 - Roma 5 giugno, ore 11 c/o libreria Melbookstore, via Nazionale 254/255.

Commento del giorno
di galfra - lasciato il 3/6/2010 alle 8:56 nel post Ma ci siete o ci fate?
"Se io lavoro, faccio tanti sacrifici e lo Stato mi chiede il 50 per cento e passa, reputo questa come una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere le tasse".
Silvio Berlusconi, conferenza stampa del 17 febbraio 2004 


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