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da Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2010
 
Non serve scendere nei bagni dell'Hollywood se si vuol davvero capire che cosa sta accadendo a Milano. Lì troverete solo quello che si allinea in ogni locale notturno del Paese: polvere e stelline. Ragazze immagine, escort, manager e sportivi, ma anche impiegati, studenti e qualche politico, dalle pupille e le narici dilatate. No, per comprendere questa città bisogna volare alto. Si deve salire sulle guglie del Duomo dove, il 19 luglio, la Corte ha celebrato il suo Sovrano donando al premier Berlusconi il premio Grande Milano.
Una foto di gruppo con famiglio da lasciare a bocca aperta: i ministri La Russa e Brambilla, il banchiere Doris, il prete don Verzé, il sindaco Moratti e il governatore Formigoni. E poi lui, il famiglio, Lele Mora, felice di essere lassù, nonostante un cognato condannato per traffico di droga, un’inchiesta per bancarotta
 
in corso, le tasse non pagate e molti scandali, legati allo spregiudicato utilizzo di attricette e ragazze immagine, evitati per un soffio. Sì, perché Lele, il re dell’Hollywood, è  tornato. Come? Se ne erano già accorti gli addetti alla sicurezza di Berlusconi che, a Natale, lo avevano visto entrare ad Arcore con il consueto seguito di bellezze sudamericane. E come si accorgono adesso, senza battere ciglio, i benpensanti milanesi pronti invece a scandalizzarsi per quello che i loro figli fanno nei cessi delle discoteche. La sua presenza ufficiale al fianco del premier, le sue sfacciate interviste in cui racconta di cenare abitualmente con Dell’Utri per leggere i falsi diari di Mussolini, spiegano meglio di un trattato di sociologia cosa è accaduto in città.

Vent’anni di Berlusconi (ma non solo) hanno fatto venir meno il valore dell’esempio. È stata, a poco a poco, fatta scomparire la consapevolezza che ci sono molti comportamenti forse irrilevanti penalmente, ma che chi è stato 
scelto dagli elettori come classe dirigente non si deve permettere. Così se a Milano il Capo si vede con Mora, Dell’Utri si può incontrare con Mangano o con la famiglia del boss Piromalli. E una quindicina tra consiglieri regionali e amministratori locali lombardi possono frequentare abitualmente, come dimostrano fotograficamente le ultime indagini, capimafia della ‘ndrangheta. Nessuno, intanto, nei loro partiti può permettersi di chiedere conto e ragione dei loro comportamenti. Anche se sono comportamenti a rischio. Perché il pesce, si sa, puzza dalla testa.   
(Vignetta di Bandanax)

Mele marce - Le poesie di Carlo Cornaglia
Il primo ottobre del duemilanove
c’è a casa di Verdini un bel gruppetto
e le intercettazion ne dan le prove:
Flavio Carboni, amico del ducetto

dai giorni dell’arrivo alla Certosa,
l’ex socialista Arcangelo Martino
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minorenne Noemi all’omarino
(leggi tutto)

Segnalazioni

"Non facciamo morire i libri" - L'appello dei giuristi contro le norme sull'editoria del Ddl intercettazioni

Video - Piazza Duomo: vietato l'ingresso ai dissidenti (dal blog Qui Milano Libera)

No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

"Imporre la rettifica ai blog è assurdo e ingiusto" - Intervista a Peter Gomez, di Micol Sarfatti (da articolo21.org)



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