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Buongiorno a tutti, se leggete i giornali domani, dubito che i telegiornali ne diano gran conto, parleranno dei commenti alla notizia, ma non parleranno della notizia, avete la possibilità oggi di mettere insieme un po’ di tessere del mosaico degli ultimi giorni, del mosaico politico-mediatico degli ultimi giorni, perché magari qualcuno si domandava, ma perché certi giornali, Il Corriere della Sera, che in certe pagine, grazie a certe firme sembra la succursale di Libero o del Giornale, si è dedicato con tanta passione e con tanto spazio a una foto di 16, 18 anni fa che ritrae Di Pietro a tavola con dei Carabinieri, un investigatore americano e Bruno Contrada? Leggi tutto

Segnalazioni

"Il patto" di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci (edizioni Chiarelettere) - Prefazione di Marco Travaglio 

micromegaMicromega 2/2010 - Numero doppio. Un fascicolo monografico dedicato al filosofo Norberto Bobbio con tutti i testi pubblicati sulla rivista in quindici anni di collaborazione e un volume allegato di Peter Gomez e Marco Travaglio su il "Partito dell'Amore".
 

 


Commento del giorno
di Marco Grimaldi - lasciato il 7/2/2010 alle 22:44 nel post De Luca, l'Idv e l'acclamazione barzelletta
Candidati all'altezza non ne ha trovati! non perché ha cominciato a cercarli troppo tardi, ma perchè di candidati incensurati non se ne trovano più...

 


continua

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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 12 febbraio 2009


Lui fa sempre così: impone un tema a tutti i giornali e tg per nascondere qualcosa di losco. Stavolta ha usato il corpicino di E.E. mentre si metteva al riparo dal processo Mills. Occhio alle date. Il 6 febbraio la Corte costituzionale stabilisce che le sentenze definitive «valgono» come prova nei processi in corso. Il 7 febbraio il governo infila nel ddl Alfano-Ghedini sulla giustizia un codicillo che dice il contrario: salvo che nei processi di mafia e terrorismo, le sentenze definitive non valgono più. Ciò che ha accertato irrevocabilmente la Cassazione dev’essere ridimostrato ogni volta, richiamando tutti i testi già sentiti nel processo chiuso. Norma incostituzionale (cancella una sentenza della Consulta) che, per giunta, allunga i tempi dei processi. Indovinate un po’ chi si avvantaggerà di questo cavillo da azzeccagarbugli? Ma l’imputato Berlusconi, naturalmente, se e quando tornerà in tribunale per corruzione del testimone Mills. Fra sette giorni il processo a carico di Mills arriverà a sentenza. Supponiamo che sia di condanna e che venga confermata in appello e in Cassazione: i giudici avrebbero in mano un giudicato definitivo su Mills corrotto da Berlusconi. Giudicare Berlusconi per aver corrotto Mills sarebbe un gioco da ragazzi, senza richiamare decine di testi. Di qui il provvidenziale salva-Silvio. Lui chiedeva di rimettere il sondino a E.E. e intanto lo staccava ai giudici. L’altro giorno, a Torino, due tizi hanno rapinato una banca mascherati da Berlusconi e Dell’Utri. Sulle prime il cassiere era terrorizzato. Poi ha capito che erano solo maschere.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Giustizia e informazione sotto assedio
Firenze, 14 febbraio. Cinema Puccini, via delle Cascine 41 - ore 11-18
Liberacittadinanza organizza un incontro nazionale con Marco Travaglio, Bruno Tinti, Luigi De Magistris, Maria Luisa Busi, Carlo Vulpio, Paolo Flores d’Arcais, Pancho Pardi, Eric Jozsef, Raffaele Palumbo.
Tutti i cittadini interessati sono invitati a partecipare e discutere.


"L'Italia khomeinista di Berlusconi" di Paolo Flores d'Arcais

I tabulati di Genchi, la nuova P2, le telefonate distrutte Berlusconi-Cuffaro e il "grande orecchio" friulano di Ferruccio Saro
di Roberto Galullo (Guardie o ladri, blog del Sole24Ore.com)

Intervista a Marco Ottanelli (giornalista di Democrazia e Legalità) a cura di Matteo Fallica

Tecnica del colpo di stato
di Riccardo Orioles (La catena di San Libero, 10 febbraio 2009)

Riduciamo i costi della politica - Aderisci e diffondi l'iniziativa di "La volta buona"

Berlusconi Benito, Fidel, Francisco, Maria
- di Carlo Cornaglia
Che sia l’Unto del Signore
Berlusconi un dittatore
sono in molti ormai a pensarlo,
ma li rode un altro tarlo:
  
“Ha un modello il Cavaliere?”
Il suo vecchio gazzettiere,
ora un ex, Paolo Guzzanti
lo presenta a tutti quanti...
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Vignetta di Molly BezzHo risposto ad alcuni commenti in questo post

Ora d'aria

l'Unità, 7 ottobre 2008


A sentir lui, Al Tappone ha già speso “180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti”: oltre 10 milioni per ciascuno dei 17 processi subiti finora. E con risultati tutt’altro che esaltanti, visto che è ancora imputato in 5 e rischia di tornare in tribunale se la Consulta boccerà la legge Alfano. Già spremuto fino all’osso dai suoi legali, il Cainano deve poi pagare un battaglione di politici e cosiddetti giornalisti che ripetono a pappagallo le panzane dei suoi avvocati. Spesa del tutto inutile, almeno per i giornalisti: basterebbe nominare direttori, cronisti ed editorialisti degli house organ di famiglia gli avvocati Ghedini, Pecorella e Longo, con notevole risparmio. Si chiama “economia di scala”.

Prendiamo per esempio quello biondo platino con le mèches del Giornale, una sorta di Ghedini con la parrucca di Sharon Stone. L’altro giorno ha scritto una pagina sull’ordinanza del Tribunale di Milano che, per la seconda volta, ha spedito alla Consulta la porcata Alfano, in quanto viola almeno 6 articoli della Costituzione. E ha deciso di proseguire il processo Mills-Berlusconi a carico di Mills, che non è un’alta carica dello Stato e nemmeno bassa (oltretutto è cittadino britannico), quindi non rientra nella porcata. Decisione scontata e tutt’altro che inedita: capita di continuo che, come prevede la Costituzione, i giudici che la ritengono violata da una legge chiedano alla Consulta di cassarla per evitare di applicare una norma incostituzionale. Stavolta però c’è di mezzo il padrone, dunque l’ordinaria amministrazione diventa scandalo.

Ghedini, sempre spiritoso, dichiara: “Per la seconda volta i giudici di Milano rifiutano di applicare una legge del Parlamento... Ma, se questo collegio prevenuto dovesse condannare Mills, la sentenza non avrebbe valore politico né giuridico per Berlusconi”. Il giornalista ossigenato copia e incolla: “Milano rifiuta per due volte di applicare una norma approvata dal Parlamento… Nella remotissima ipotesi che Mills dovesse essere condannato, l’effetto su Berlusconi sarebbe nullo” perché “le difese ritengono la Gandus troppo politicamente orientata”. Questa Gandus è addirittura “tracotante”, perché se ne infischia del “Capo dello Stato” che ha firmato l’Alfano. Il poveretto forse ignora che tutte le eccezioni di incostituzionalità puntano a cancellare leggi firmate dal capo dello Stato (senza la firma non sarebbero leggi e non ci sarebbe bisogno di impugnarle alla Consulta). Poi, in un italiano malfermo, se la prende con Di Pietro, reo di essere addirittura in sovrappeso: “Il corpulento dell’Italia dei Valori è sicuro che ci sarà una condanna (per Mills): questo nonostante trattasi, il processo Mills, del procedimento in assoluto più inconsistente tra tutti quelli che Berlusconi ha subìto in da una quindicina d’anni”.

Chiedendo scusa alla lingua italiana
per aver riportato una simile bestialità, azzardiamo una domanda: ma perché il procedimento in assoluto più inconsistente eccetera preoccupa così tanto Al Tappone e le sue badanti? Perché lo aboliscono per legge, ricusano il giudice (anche ora che non potranno più giudicare il Cavaliere) e dedicano alla faccenda ettolitri d’inchiostro? Se, come dicono, Al Tappone è sempre stato assolto nei processi più consistenti, non avrà difficoltà a farsi assolvere anche in quello più inconsistente. Invece sono terrorizzati. E hanno ragione, perché qui le toghe rosse c’entrano poco: qui c’è la confessione scritta, verbalizzata e poi comicamente ritrattata da Mills. Ma il simil-Ghedini ossigenato, con grave sprezzo del ridicolo, insiste: “I legali di Berlusconi si erano dapprima augurati di poter andare a sentenza, così da incassare un’assoluzione che sarebbe stata (o sarà) inevitabile anche per il giudice più prevenuto di questa terra”, perché “in mano al pm De Pasquale non c’è nulla”. Ecco: l’avv. Ghedini non vedeva l’ora di arrivare a sentenza, infatti ha chiesto di rinviare il processo a dopo le elezioni, poi i suoi testimoni han fatto di tutto per non farsi trovare e allungare il brodo di un processo agli sgoccioli, infine ha ricusato la giudice Gandus per ricominciare tutto da capo. Dopodichè ci si è messo anche l’on. Ghedini, un semplice omonimo, che proprio sul più bello ha ispirato la legge Alfano che ha espulso Al Tappone dal processo. Deve averlo fatto per dispetto: per impedire alla Gandus di assolverlo. Figurarsi la rabbia dell’avv. Ghedini contro l’on. Ghedini. Dev’essere proprio furioso.
(Vignetta di Molly bezz)

Klauscondicio - Intervista on. Ghedini a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Berlusconi: Giulietti non gradito - di Stefano Corradino, Articolo21.info

Notazione di un "idiota" su un delitto senza castigo - di Oliviero Beha

Professione riporter - Guarda il video

Mi chiami dottor Tronchetti! - Guarda il video di Roberto Corradi

Il buco di Scapagnini - di Carlo Cornaglia
Il dissesto ormai dilania
il comune di Catania.
Borgomastro non è più
quel dottor pien di virtù
  
ch’era Umberto Scapagnini,
quello che coi flaconcini
pien d’immunostimolanti
e prodotti antiossidanti...
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Foto di Roberto CorradiOra d'Aria

l'Unità, 19 settembre 2008


Gli ultimi sviluppi del processo Berlusconi-Mills

Oggi, dopo la pausa estiva, riprende nel silenzio generale il processo a Silvio Berlusconi e all’avvocato inglese David Mills, accusati di corruzione giudiziaria, attiva per il primo (presunto corruttore), passiva per il secondo (presunto corrotto). Il processo si basa sulla lettera del 2004 di Mills al suo commercialista Bob Drennan, in cui l’ex consulente Mediaset confessava di aver ricevuto 600 mila dollari in nero da «Mr.B» nel 1999 per due false testimonianze rese al Tribunale di Milano nel 1997-’98 nei processi Guardia di Finanza All Iberian per salvare Mr.B «da un mare di guai». Mr.B, per chi non l’avesse ancora capito (o per chi guardasse i tg), è il nostro presidente del Consiglio. Drennan, essendo un commercialista ma non un italiano, denunciò il suo cliente al fisco inglese. E la lettera finì nelle mani dei pm di Milano, che convocarono Mills, che confermò tutto a verbale. Poi, quando Mr.B lo venne a sapere, Mills tentò maldestramente di ritrattare, impapocchiando improbabili versioni che coinvolgono un armatore napoletano, tal Attanasio, e sperando di far credere che tirò in ballo il capo del governo italiano pur di salvare tal Attanasio. Una barzelletta.

Il processo, in soldoni, è tutto qui. Raramente un giudice dispone di una prova tanto solida in un processo per corruzione: la confessione del corrotto, scritta quando il corrotto non poteva immaginare che la sua lettera top secret sarebbe finita in mano ai giudici. Per questo il Cainano è tanto allarmato per questo processo: più che le toghe rosse, qui ha fatto tutto il suo consulente inglese, che prima l’ha salvato da un mare di guai e poi l’ha cacciato in un mare di guai. Così, appena tornato al potere, ha varato in fretta la blocca-processi: sospensione (sulla carta di un anno, di fatto in saecula saeculorum) di 100 mila processi, anche per reati gravissimi come sequestro, estorsione, rapina e stupro, pur di sospendere il suo. Varata in tutta fretta dal Senato, sotto l’occhio vigile del suo riporto personale Renato Schifani, che gli fa da palo. E poi oggetto di una trattativa degna del peggiore racket: se volete sbloccare i 100 mila processi, bloccate i miei. Detto, fatto: il 26 luglio ecco il lodo Alfano, palesemente incostituzionale, approvato dalle due Camere in 25 giorni e firmato dal capo dello Stato in meno di 24 ore fra le standing ovation del Pd, che fingeva di aver vinto la battaglia, mentre come al solito l’aveva vinta Al Tappone.

Da allora il processo Berlusconi-Mills è il processo Mills: un solo imputato, l’altro essendo impunito per legge. Si tratta solo di prenderne atto, separando le sorti dei due compari con uno stralcio. Quello che appunto dovrebbe accadere oggi. Ma i due avvocati del premier, l’on. Ghedini e il sen. Longo (l’on. Pecorella studia da giudice costituzionale per andare al posto di Vaccarella, così il presepe è completo) han già annunciato per lettera che l’udienza non s’ha da fare. Infatti non si presenteranno per farla saltare. Primo, perché il Lodo avrebbe automaticamente sospeso tutto il processo, sia per Berlusconi sia per Mills (in base a una sorta di «immunità contagiosa» che si trasmette dalle alte cariche dello Stato ai coimputati). Secondo, perché comunque i due sono impegnatissimi a varare altre leggi ad personam per il premier. E non han tempo per il processo.

Anche i bambini sanno che Al Tappone e i suoi legali sono terrorizzati: sia dall’eccezione di incostituzionalità che i giudici solleveranno alla Consulta contro il Lodo; sia dall’imminente sentenza a carico del superstite Mills, che temono di condanna. E, nella eventuale condanna di un corrotto, non si può non scrivere il nome del corruttore. Cioè del nostro il premier, che da quel giorno diventerebbe per l’ennesima volta un colpevole impunito per legge. Il che, per uno che studia da presidente della Repubblica, sarebbe poco igienico persino in Italia. Resta da chiarire: se per gli onorevoli avvocati il processo è sospeso per legge dal 26 luglio, a quale titolo sono ricorsi in Cassazione contro il no della Corte d’appello alla ricusazione della giudice Gandus? L’unica risposta possibile è che lorsignori ritengano il Lodo così elastico, tipo pancera Gibaud, da sospendere i processi per i giudici, ma non per gli avvocati. I primi non possono più giudicare nessuno, ma i secondi possono ricusarli. Nella patria del diritto, ma soprattutto del rovescio, questo e altro.
(Foto di Roberto Corradi)

E' un'antica tradizione - I precedenti avvocati d'ufficio per Berlusconi
a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe". Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.
Roma, Teatro Quirino - ore 21
Ingresso libero fino ad esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)

Lunedì 29 settembre Peter Gomez e Marco Travaglio presentano Bavaglio
insieme ad Antonio Ingroia e Antonio Padellaro.
Torino, Teatro Nuovo. Corso Massimo d'Azeglio, 17
- ore 21
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Ninna nanna - di Carlo Cornaglia
Nell’italica tribù
oggi esiste un passepartout:
con il truce, battagliero
slogan: tolleranza zero.
  
Son brutal dichiarazioni,
incivil provocazioni,
vergognosi didielle,
aggressive passerelle...
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Vignetta di Molly BezzOra d'Aria
l'Unità, 19 luglio 2008


Non occorreva Nostradamus per prevedere che Al Tappone non si sarebbe fermato neppure dopo il Lodo Alfano. Bastava un pizzico di memoria storica. Chi, da 15 anni, cede a ogni sua estorsione, pagando pizzi e riscatti in nome del «male minore», convinto che «è l’ultima volta», deve poi amaramente constatare - anche se non lo ammette mai - che l’ultima volta è sempre la penultima e che ogni male minore prelude sempre a un male peggiore.

Conquistata l’impunità per sé e per le altre tre cariche dello Stato, Al Tappone ha subito annunciato le prossime mosse: immunità parlamentare per tutti (poi provvisoriamente ritrattata per tener buona la Lega), fine dell’azione penale obbligatoria (le priorità le decide il Parlamento, cioè lui), pm al guinzaglio dell’esecutivo come ai tempi del fascismo, «riforma del Csm» per renderlo ancor più politicizzato (aumento dei membri laici e silenziatore sui pareri, ora dovuti per legge, per ogni riforma che investa la Giustizia).

A questo punto chi non ha occhi e orecchi foderati di prosciutto dovrebbe porsi una domanda semplice semplice: ma davvero i quattro processi attualmente aperti a carico del Cainano giustificano questo suo scatenamento ossessivo, disperato e scalmanato? Il processo Mills andrà a sentenza in ottobre, quando il Lodo sarà già legge: il verdetto potrà riguardare solo l’avvocato presunto corrotto, e non il premier presunto corruttore, che verrà «stralciato» e tenuto in attesa che la Consulta si pronunci sulla costituzionalità del Lodo. Ma, appena il collegio presieduto da Nicoletta Gandus emetterà la sentenza su Mills, diventerà automaticamente incompatibile a giudicare poi Berlusconi. Se mai il processo ripartirà, per la bocciatura del Lodo o per l’uscita del Cainano da Palazzo Chigi (con perdita dell’immunità), dovrà occuparsene un nuovo collegio. E dovrà ricominciare daccapo. Così la prescrizione, già ora agli sgoccioli, si mangerà il processo garantendo all’illustre imputato la consueta impunità.

Lo stesso accadrà col processo sui diritti Mediaset, dove il collegio presieduto dal giudice D’Avossa potrà giudicare i coimputati del Cavaliere, ma non lui, che ne uscirà grazie al Lodo per tornare sotto processo solo fra qualche anno, con prescrizione assicurata. Gli altri due procedimenti, nati dalle sue telefonate con Saccà, sono ancora agli albori: l’uno, per corruzione del direttore di Raifiction, è in udienza preliminare tra Napoli e Roma; l’altro, per la compravendita di senatori dell’Unione, è in indagine preliminare a Roma. Se, come pare, tutto dovesse approdare nella Capitale, i rischi per Al Tappone sarebbero davvero minimi, anche senza immunità: non si ricorda, a memoria d’uomo, un potente uscito con le ossa rotte dal tribunale capitolino.

Di che si preoccupa il Cainano?
Che senso ha questo suo tuonare ogni santo giorno, da mane a sera, contro la magistratura, a costo di precipitare nei sondaggi, di logorare i rapporti con la Lega e di costringere un Pd così ansioso di «dialogo» a far la faccia feroce per tener buoni gli eventuali elettori? Delle due l’una: o il nostro ometto è uscito definitivamente di testa (l’altro giorno, per dire, ha paragonato Mara Carfagna a Santa Maria Goretti e se stesso al Brunello di Montalcino); oppure sa qualcosa che noi non sappiamo. La prima è altamente improbabile: la giustizia, per lui e la banda, è un tema troppo cruciale e presidiato da consiglieri, consigliori e azzeccagarbugli per esser lasciato alle mattane uterine di un misirizzi fuori controllo. La seconda è altamente probabile, almeno per chi conservi un pizzico di memoria storica. In questi 15 anni l’abbiamo visto più volte ululare alla luna. Sul momento, nessuno capiva il perché e lo credeva impazzito. Poi regolarmente la cronaca giudiziaria si incaricava di fornire una spiegazione plausibile. Una volta le rogatorie dall’estero, un’altra le rivelazioni dell’Ariosto, un’altra ancora le confessioni dei pentiti di mafia. Anche stavolta ci dev’essere qualcosa di grosso che bolle in pentola. Qualcosa che non coinvolga solo lui ­- ormai immune - ma anche qualcuno dei suoi complici sparsi per il mondo. Qualcosa che rende urgenti, anzi obbligate due controriforme sommamente impopolari: basta intercettazioni, basta inchieste sui politici e i loro amici. Noi non sappiamo ancora chi, cosa, perché. Lui sì.

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Segnalazioni

Passeranno alla storia come i giorni del bavaglio
Lunedì 21 luglio appuntamento a Milano con Pino Corrias, Peter Gomez, Bruno Tinti e Marco Travaglio contro le leggi-canaglia del governo Berlusconi e per la presentazione del nuovo libro di Chiarelettere: Il bavaglio (autori: Marco Lillo, Peter Gomez, Marco travaglio, introduzione di Pino Corrias).
Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria, 43 - ore 21

19 luglio 2008 - 16 anni dopo: l'articolo di Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco sull'agenda rossa di Paolo Borsellino

Berlusconi si trastulla, l'Italia brucia (The Economist)
Traduzione di italiadallestero.info

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Vignetta di NatangeloDunque ci siamo. Mentre in parlamento si va a passi veloci verso l'approvazione del decreto che bloccherà 100.000 processi pur di sospendere quello in corso a Milano contro Silvio Berlusconi e l'avvocato inglese David Mills, il governo ne sta per presentare un secondo. Questa volta la scure colpisce sia la stampa che la magistratura: non si potrà più pubblicare, nemmeno per riassunto, nessun atto giudiziario e gli investigatori, in decine e decine di casi, non potranno più raccogliere prove con le intercettazioni.

Anche questo decreto legge ha un unico scopo: evitare che i cittadini conoscano i comportamenti del premier e di una parte della classe dirigente che siede in parlamento. Ai sedicenti liberali che occupano la Camera, il Senato e i vertici di molte Istituzioni, vale la pena di ricordare che cosa accadde negli Stati Uniti quasi mezzo secolo fa.

Nel 1967 il ministro della Difesa, Robert S. McNamara, ordinò un'indagine passata alla Storia come i "Pentagon Papers". Lo studio, coperto da segreto di Stato, doveva stabilire in che modo e perché gli Usa si erano impegnati nella disastrosa guerra del Vietnam. La ricostruzione dimostrò, tra l'altro, che il celebre incidente del Golfo del Tonchino in seguito al quale il presidente  Lyndon Johnson si appellò al Congresso e fu di fatto autorizzato ad entrare in guerra, era un falso.

Quattro anni dopo un analista della Cia, sconvolto da quanto scoperto, consegnò a due giornali i Pentagon Papers. Il 13 giugno 1971 il New York Times, iniziò la pubblicazione di una serie di articoli basati su quei documenti. Dopo le prime tre puntate, il ministero della giustizia riuscì a far sospendere le pubblicazioni da una sentenza della Corte federale di New York a cui il governo si era rivolto sostenendo che «gli interessi degli Stati Uniti e la sicurezza nazionale avrebbero subito un danno irreparabile dalla diffusione del dossier».

Il 30 giugno 1971, la Corte Suprema degli Stati Uniti autorizzò però i giornali (al New York Times si era affiancato il Washington Post) a riprendere la pubblicazione. Sulla base del primo emendamento della costituzione americana i giudici stabilirono che la libertà di stampa doveva prevalere «su qualsiasi considerazione accessoria intesa a bloccare la pubblicazione delle notizie».

La sentenza fu scritta da un vecchissimo e celebre costituzionalista, il giudice Hugo Black, morto a 85 anni pochi mesi dopo. Black scrive: «Oggi per la prima volta nei 192 anni trascorsi dalla fondazione della repubblica viene chiesto ai tribunali federali di affermare che il Primo emendamento significa che il governo può impedire la pubblicazione di notizie di vitale importanza per il popolo di questo Paese. La stampa (dal punto di vista dei Padri fondatori) deve servire ai governati non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo».

Oggi anche nel nostro paese la libertà è in pericolo. Ciascuno di noi ha il dovere di difenderla. In attesa che un Hugo Black, se esiste, ricordi a tutti come stanno le cose.

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Segnalazioni

La giustizia: intercettazioni telefoniche, sospensione dei processi, immunità delle alte cariche dello stato
Ne discutono: Peter Gomez, Bruno Tinti, Elio Veltri
Modera: Vittorio Grevi 
3 luglio, Pavia - Libreria Loft 10, Piazza Cavagneria - ore 21







8 luglio, boom di adesioni: la manifestazione contro le leggi-canaglia spostata a piazza Navona. Passaparola!
Aderisci alla manifestazione
 
Roma, Piazza Navona, ore18


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Vignetta di Molly BezzOra d'Aria
l'Unità, 19 giugno 2008


C’era una volta Licio Gelli, venerabile maestro del minimalismo. E, soprattutto, dell’ingenuità. Nel Piano di rinascita democratica della P2 scrisse che, per controllare i giornali, bisogna corrompere i giornalisti, «almeno due a testata». Poveretto. Non aveva capito che molti giornalisti obbediscono anche gratis, e prima di ricevere ordini. Lasciamo stare gli house organ tipo Il Giornale che, mentre il padrone abolisce i suoi processi e ricusa il suo giudice, titola: «Ci risiamo: guerra a Berlusconi». Lasciamo stare il semprelucido Paolo Guzzanti che, con l’esercito per le strade e i poteri legislativo ed esecutivo che soffocano il giudiziario e l’informazione, denuncia «la tentazione autoritaria della sinistra». Lasciamo stare la voce bianca Mario Giordano che, poveretto, attribuisce il lodo Schifani agli «altri paesi civili, come la Francia o gli Usa» (così civili che in Francia l’immunità provvisoria è solo per il capo dello Stato, non per il premier; e negli Usa s’è processato un certo Clinton, il presidente, l’uomo più potente del pianeta terra).

Ecco, lasciamo stare Tiramolla e passiamo al Corriere. Nella staffetta dei vedovi inconsolabili del Dialogo, ieri era il turno di Piero Ostellino. Il quale, come già Franchi, Franco e Panebianco, stigmatizzava la svolta del Pd, a suo dire ridotto a «forza di pura agitazione» (magari). Non una riga su quel che sta facendo il governo Berlusconi, che poi è la causa della svolta del Pd. Interessa solo l’effetto. Sul berlusconismo eversivo che calpesta la Costituzione, la divisione dei poteri, il principio di eguaglianza e, pur di liberarsi del processo Mills, sospende sine die tutti quelli per rapine, furti, scippi, violenze al G8 (ma solo quelle degli agenti), crac Cirio, affare Oil For Food, non una parola. Anzi, Ostellino prende per buone tutte le balle di regime, ribaltando totalmente la realtà: «L’emendamento rinvia i processi minori» (la corruzione giudiziaria è «minore»?!) e il Lodo «mette al riparo le cariche istituzionali dalle incursioni della magistratura» (regolari processi avviati da anni sarebbero «incursioni»!?). Per lui il vero pericolo è un Pd che «rischia di (ri)precipitare nel rivoluzionarismo verbale» (magari) anzichè far il suo dovere di opposizione: cioè digerire pure il Lodo, invitando però «Berlusconi ad assumersi la responsabilità delle misure» e - questa è strepitosa - «a impegnarsi a non sottrarsi» ai processi «una volta assolto il mandato». Se no il Pd dimostrerebbe di «voler sconfiggere il centrodestra per via giudiziaria». Ecco: affermare l’art. 3 della Costituzione e lasciar celebrare i processi secondo le leggi vigenti è la prova che si vuol abbattere il Cainano. Dunque, per dissipare il sospetto, bisogna dargliele tutte vinte, invitandolo però a «prendersi le sue responsabilità» (cosa che peraltro lui ha già fatto con la sfrontata lettera al fido e scodinzolante Schifani). È il solito ritornello della «guerra tra politica e magistratura», come la chiamano i giornali paraculi, anche se qui a fare la guerra è uno solo, il solito.

Esemplare la «cronaca» su La Stampa di Augusto Minzolini, valoroso inviato embedded nelle fioriere di Palazzo Grazioli e sotto le scrivanie di Palazzo Chigi. Origliando origliando, non riesce più a distinguere quel che accade nella realtà da quel che gli soffiano le sue fonti. E allora «i magistrati di Milano sono in rivolta, assecondati da Csm e Anm» e soprattutto «sobillati da Di Pietro» (gliel’ha confidato un MochoVileda abbandonato dalla colf del Cainano). Per cui «Berlusconi, fiutata la trappola, tira dritto come un carrarmato», incurante delle bavose «lagnanze del Capo dello Stato». Ed ecco la prova che la giudice Gandus ce l’ha con lui: «Ho un testimone - dice il premier secondo Minzo - che ha ascoltato una conversazione tra la Gandus e un altro magistrato. Gandus ha detto: “A questo str. di Berlusconi gli facciamo un c. così. Gli diamo 6 anni e poi lo voglio vedere a fare il presidente del Consiglio”». È la pistola fumante: un cronista dice di aver saputo da un altro che il premier ha detto a non si sa chi di aver saputo da un Mister X che aveva sentito una giudice dire una cosa. E tanto basta per provare che la giudice è prevenuta. Il tutto mentre si vorrebbero cestinare le intercettazioni in cui il Cainano, con la sua voce, mercanteggia con Saccà: ecco, quelle non provano nulla, non valgono. Resta da capire chi sia Mister X. Igor Marini? Scaramella? O magari David Mills, che come supertestimone ha sempre dato ottima prova, specie dopo aver incassato 600 mila dollari da Milano2.

Lettera a Dagospia di Marco Travaglio

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Segnalazioni

marcomix - la striscia di theHand

Appello alla mobilitazione (dal blog di Nando Dalla Chiesa)
Contro la legge salvaberlusconi, contro la legge bavaglio
Lunedì a Milano davanti al Palazzo di Giustizia, ore 18 

Le menzogne di stato di Bruno Tinti (dal blog Uguale per tutti)

Notte prima dei decreti di Matteo fallica

I video di Qui Milano Libera - Intervista a Carlo Vulpio

                                               Una storia italiana il video di Roberto Corradi

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