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Signornò, da L'Espresso in edicola

Ogni giorno un nuovo scandalo. Dell’Utri mafioso anche in appello. Vecchie P2 e nuove P3 in azione. Ma ecco un libello che fin dal titolo mette il dito sulla vera piaga d’Italia: “Il morbo giustizialista” (ed.Marsilio). L’hanno scritto Giovanni Fasanella, giornalista di Panorama, e Giovanni Pellegrino, avvocato, già senatore Ds, presidente della commissione Stragi e difensore di Previti: a loro avviso le anomalie italiane sarebbero i pm troppo indipendenti, il loro “indubbio accanimento” contro B. e una sinistra succube del “partito delle Procure” che, anzichè separare le carriere come richiesto da Gelli, Craxi e B., si attarda in una “sterile” difesa della Costituzione.

La parte più avvincente del pamphlet è quella che si addentra nella recente storia giudiziaria per avvalorare la tesi dei due Giovanni. Si parte dal “processo Mills in cui Berlusconi era imputato” (falso: è ancora imputato, congelato dal legittimo impedimento): “qualsiasi persona dotata di un minimo di conoscenza della giustizia prevedeva che sarebbe andato in prescrizione” (falso: la prescrizione sarebbe scattata nel 2014, ma fu retrodatata al 2009 grazie alla legge ex Cirielli approvata dall’imputato B.). Altra rivelazione: “Nessuna iniziativa delle Procure contro Berlusconi è mai arrivata a una sentenza di condanna, nemmeno di primo grado” (falso: B. fu condannato in primo grado tre volte, nei processi Macherio, All Iberian e Guardia di Finanza). Per far saltare la Bicamerale, il pm Gherardo Colombo l’avrebbe “paragonata sul Corriere della Sera addirittura al Piano di rinascita nazionale di Gelli” (falso: il Piano era “di rinascita democratica” e Colombo nell’intervista non vi accennò neppure).

Ancora: il governatore abruzzese Del Turco e il sindaco pescarese D’Alfonso furono “arrestati,costretti alle dimissioni e abbandonati” dal Pd, poi si scoprì che per il primo “le accuse erano del tutto inconsistenti” e il secondo era “del tutto estraneo” (doppio falso: Del Turco e D’Alfonso sono imputati in udienza preliminare). Pura psichedelia la storia della caduta del secondo governo Prodi: tutta colpa dell’inchiesta Why Not del pm De Magistris, “che notificò a Prodi un clamoroso avviso di garanzia”. Falso pure questo: non ci fu alcun avviso di garanzia, Prodi fu soltanto iscritto nel registro degl’indagati nel 2007;il suo governo cadde nel 2008 quando il ministro Mastella, appena indagato a Santa Maria Capua Vetere con la moglie arrestata, fece il ribaltone. Ma, secondo i due fantasiosi autori, “De Magistris fece in modo di essere ascoltato 17 volte dalla Procura di S. Maria Capua Vetere e di lì partì un avviso di garanzia per Mastella. Il quale si dimise,il governo andò in crisi, poi l’inchiesta finì in una bolla di sapone” (falso: De Magistris fu più volte sentito a Salerno, mentre l’inchiesta di S. Maria sui Mastella & C. è in udienza preliminare a Napoli). E via delirando per 122 pagine.
Ora, può darsi che i “giustizialisti” soffrano di un terribile morbo. Quel che è certo è che i “garantisti” stanno poco bene.   
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Palermo ricorda Paolo Borsellino - Le agende rosse tornano a Palermo. Il programma delle manifestazioni dal 17 al 19 luglio per il 18° anniversario della strage di via d'Amelio. 
Domenica 18 luglio, ore 20.00 – Proiezione del DVD ‘19 luglio 1992: una Strage di Stato’ a cura della redazione di www.19luglio1992.com. A seguire dibattito con Antonio Ingroia, Marco Travaglio, Nicola Biondo, Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino. c/o Ex cinema Edison, traversa di Corso Tukory (zona Ballarò)


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Vignetta di Natangeloda Vanty Fair, 1 ottobre 2008


Le colpe, in politica e nella vita pubblica, sono sempre degli altri. Quando Prodi non riuscì a rifilare (vantaggiosamente) Alitalia a Air France, la colpa fu dei sindacati e della Destra. Per Berlusconi, nel lungo settembre di trattative stop & go con Cai, Air France, Lufthansa, la colpa di ogni impasse era dei piloti, dei sindacati, delle hostess che giocano a golf e di Veltroni.
Anche davanti ai giudici, Berlusconi ha adottato lo stesso scarica barile. Corruzione? Fondi neri? Falso in bilancio? Chiedete a mio fratello. Chiedete a mio cugino. Chiedete ai miei manager.

I rifiuti che ingombrano Napoli da quasi due decenni, arrivano sempre “dal governo precedente”. Persino Bassolino, che guida la Regione Campania da due mandati, cioè dal 2000, se ne professa estraneo e quando qualcuno glieli rinfaccia si guarda intorno, si stringe nelle spalle, dice: “E io che c’entro?”.

Il debito pubblico italiano - oggi a quota 1621miliardi di euro - non lo ha scavato nessuno, lo hanno ereditato tutti, la Destra dalla Sinistra e viceversa, al massimo è colpa di Bettino Craxi, defunto in latitanza. La colpa della crisi economica non è mai nostra, ma europea, anzi americana, dell’11 settembre, degli arabi, delle Cina. La colpa dei morti ammazzati sulle strade è dei rumeni ubriachi. La colpa dei furti è degli zingari. La colpa della disoccupazione è degli immigrati che lavorano in nero. La colpa della cattiva scuola è del ’68 e della scomparsa dei grembiuli. La colpa delle prostitute è dei clienti. La colpa dei clienti è delle prostitute. La colpa delle prostitute e dei clienti è della mafia albanese. La colpa della mafia albanese è della globalizzazione e di Bruxelles, dei suoi burocrati, dell’euro, del nuovo secolo. Poveri noi, anziani e  bamboccioni, che di tante cattiverie altrui siamo sempre le vittime innocenti.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Ascolta l'audio della presentazione di "Bavaglio" a Torino

Con Peter Gomez, Antonio Ingroia, Antonio Padellaro, Marco Travaglio (29 settembre 2008, Teatro Nuovo)
(formato mp3, fai click sul link e salva con nome)


Peppino Impastato. Una vita contro la mafia
Iniziative dedicate al ricordo del suo martirio e del suo impegno civile contro la mafia in terra di Sicilia.
3 ottobre 2008, comuni di Pieve Emanuele e Opera (Milano)
Partecipa
, tra gli altri, Peter Gomez


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Foto di Gonzalo Barrientos da flickr.comSe l’Italia fosse un paese serio, sia il centrodestra sia il centrosinistra si impegnerebbero prima delle elezioni, in caso di vittoria, a confermare come ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Cioè l’unico ministro dell’Economia, dopo Ciampi, che nei vertici internazionali non viene preso a pesci in faccia, ma anzi viene rispettato e ascoltato.

Questo signore d’altri tempi, questo economista colto e spiritoso, discreto e competente, ha rimesso in sesto in un anno e mezzo i disastrati conti dello Stato sfasciati dai suoi predecessori (vedi l'illuminante documento che allego qui, preparato da un gruppo di studenti di Economia che hanno a cuore i fatti e i dati concreti, non le balle elettorali); ha fatto levare all’Italia la procedura d’infrazione aperta dall’Europa ai tempi del miracolo berlusconiano; ha recuperato insieme al suo vice Vincenzo Visco una ventina di miliardi di euro di evasione fiscale. Insomma, ha riempito la botte che ora Berlusconi e i suoi boys torneranno a prosciugare. Perché naturalmente Padoa Schioppa è visto come il fumo negli occhi dal centrodestra delle spese folli, ma anche dal Pd alla Veltroni, tutto paillettes e cotillons, dunque allergico alle persone serie.

Nel caravanserraglio di nani e ballerine, a metà strada fra “Uomini e donne” e una sfilata di moda, messo insieme da Uòlter, una persona seria come Padoa stonerebbe. Infatti l’hanno rimosso come un ferrovecchio ingombrante, fanno finta di non conoscerlo, sottosotto gli rimproverano la lotta all’evasione fiascale (far pagare le tasse agli evasori è un peccato mortale e “fa perdere voti”). Anziché elogiare e rivendicare i suoi successi, c’è pure qualche somaro che gli rinfaccia la crescita zero dell’economia, come se fossimo in Unione Sovietica dove l’industria era di Stato e di partito, come se le performance deprimenti delle nostre imprese private fossero colpa del governo.

Rimozione forzata per Padoa Schioppa, ma anche per Romano Prodi, altro politico troppo serio e competente per piacere ai berlusconiani “de sinistra” del nuovo Pd. Non è telegenico nemmeno lui. Non parla di sogni, non dice “I care” e nemmeno “We can”. Ma sgobba e sa far di conto. L’altro giorno, con un comunicato di tre righe, ha annunciato l’addio alla politica nel silenzio generale. Nel ’96 ha battuto Berlusconi e nel ’98 ha portato l’Italia in Europa; tre mesi dopo, per ringraziarlo, quei gran geni di D’Alema e Bertinotti l’han rovesciato, riconsegnando l’Italia a Berlusconi. Lui intanto è andato a presiedere la Commissione europea. Nel 2006 l’han richiamato per sconfiggere Berlusconi, cosa che lui puntualmente ha fatto per la seconda volta. Dopo un anno e mezzo l’han rispedito a casa senza nemmeno un grazie.

Lui se n’è tornato a Bologna, da dove era venuto, senza una parola polemica, mentre l’ultima ballerina di Uòlter, l’impresario-falco Massimo Calearo, andava in tv a ringraziare “San Clemente” Mastella per “averci liberato da Prodi”. Vedremo che cosa saran capaci di fare questi giganti del pensiero che reggono il Pd e il Pdl, a parte candidare mogli, figlie, portaborse, pregiudicati e qualche camicia nera, e chiacchierare per ore senza dire nulla. Personalmente già rimpiango Prodi e Padoa Schioppa. Due signori che han saputo uscire di scena con dignità ed eleganza. Due signori che, quando non avevano niente da dire, non parlavano. Due signori.


Segnalazioni
Tana De Zulueta:
non mi ricandido

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Foto di Daintree da flickr.comUliwood party
l'Unità, 23 marzo 2008


Dice il Cainano che “la svendita Alitalia mi ricorda la svendita della Sme”, ma lui impedirà anche quella. La stampa al seguito registra il tutto come una verità di fede. Come se davvero, nel 1984, l’allora presidente dell’Iri Romano Prodi avesse tentato di svendere il gruppo agroalimentare di Stato alla Buitoni di Carlo De Benedetti, ma il Cavaliere Bianco avesse sventato la minaccia. La bufala fa il paio con quella della svendita dell’Alfa Romeo alla Fiat, da tutti attribuita a Prodi, ma in realtà imposta da Craxi (Prodi era per la Ford).

Piccolo Smemorandum per gli Smemorati. La Sme riuniva i gloriosi marchi alimentari Pavesi, Cirio, Bertolli, De Rica, Motta, Alemagna, Gs, Autogrill e così via. Ma era diventata, grazie alla gestione fallimentare delle Partecipazioni statali, cioè dei partiti, un carrozzone maleodorante che costava allo Stato migliaia di miliardi di ricapitalizzazioni, investimenti e ristrutturazioni. Ed era in perenne perdita, proprio come Alitalia. Prodi la mise sul mercato, rivolgendosi ai colossi del settore: Ferrero, Barilla, coop. Risposero tutti picche. L’unica società interessata era la Buitoni, che il 30 aprile 1984 siglò con l’Iri un pre-contratto d’acquisto: 497 miliardi di lire per il 64,3% del gruppo. Prezzo di favore? Balle: il prezzo viene fissato da due perizie dei professori bocconiani Poli e Guatri (Poli diventerà presidente di Publitalia, gruppo Fininvest). Ed è poi confermato dalla perizia disposta dall’allora ministro delle PPSS Clelio Darida (Dc), che approva l’accordo Prodi-De Benedetti, come pure la commissione Bilancio della Camera, il Cda unanime dell’Iri e il Cipi. Ma poi il premier Craxi si mette di traverso: per lui non sono previste mazzette (diversamente da quelle che pagheranno anni dopo altri offerenti); e considera De Benedetti un nemico. Dunque promuove una cordata alternativa tramite l’apposito Berlusconi...

Segnalazioni
Il caso Spitzer continua ad allarmare il partito del Foglio: leggi Il maresciallo Rocca 

Ancora sul caso Mangano: guarda il video di Annozero

continua

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Foto di evje calling da flickr.comVanity Fair, 12 marzo 2008
Dunque il Professore esce (con un sorriso tirato) dal palcoscenico della politica. Chiudendo simbolicamente la stagione delle due Italie, quella prodiana, quella berlusconiana, contrapposte anche nel colpo d’occhio di superficie oltre che nelle profondità del carattere, dei modi e dei mondi di riferimento dei due leader.

Quella contrapposizione divenne il tema principale della politica, il suo reagente e il suo fondale. C’era l’Italia dell’uno e dell’altro. Quella della Bologna prodiana e di quieta provincia italiana, con regole e segreti da rispettare, Università di tradizione, establishment bancari, centri studi, capitalismo temperato dalla dottrina sociale della Chiesa, statalismo coniugato al mercato e alle liberalizzazioni, un po’ di noia, niente consumismo, molta bicicletta. E quella della Brianza berlusconiana di edonismo arrembante e tv commerciale, del successo economico a tutti i costi, della religione del fare e dell’avere, dell’insofferenza alle regole, prima di tutto quelle fiscali, del vitalismo che crea e che innova, dei molti sacrifici necessari, e dei condoni sempre ben accetti.
 
Due volte Prodi ha sfidato e sconfitto Berlusconi, nel 1996 e nel 2006. Due volte ha risanato i conti dell’Italia. Due volte ha avuto in cambio coalizioni litigiose, finendo trafitto dai suoi alleati peggiori, la prima volta Fausto Bertinotti, la seconda Clemente Mastella. Non ha retto ai ricatti miopi della politica. Alle piccole e grandi congiure che si nutrivano della sua vittoria per imbrigliarlo e sconfiggerlo. Ai mediocri alleati incapaci di immaginare che solo dentro al suo progetto, l’Ulivo e poi l’Unione, la sinistra radicale e il centrismo cattolico stavano vivendo l’ultima occasione per governare insieme. Ora si volta pagina. E presto anche il declino di Berlusconi seguirà.

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Foto di timijimi da flickr.com''Mastella con noi? Penso che nel Popolo delle libertà vi sia spazio per tutti coloro che condividono gli stessi valori e che hanno un numero di elettori che li sostengono. Non penso quindi che esistano problemi a riguardo". Con un annuncio-confessione Silvio Berlusconi ha spalancato le porte del centrodestra al leader dell'Udeur. Mastella, spiega, ha i voti e condivide con lui gli stessi ideali. Ovviamente non quelli cattolici: il Cavaliere, tanto per dirne una, è divorziato, mentre l'ex Guardasigilli crede talmente nella famiglia da averci creato intorno un partito. I valori in campo sono altri: si va dall'allergia a qualsiasi controllo di legalità, per arrivare sino all'irresistibile attrazione per l'ingerenza negli affari della pubblica amministrazione.

Non per niente gli uomini dello statista di Ceppaloni brigavano per imporre primari amici, geometri ed ingegneri in barba a qualsiasi criterio di merito, mentre lo statista di Milanello si dava da fare per imporre attricette nelle fiction della tv pubblica, quando avrebbe potuto benissimo soddisfare i medesimi umanissimi bisogni semplicemente assumendole a Mediaset.
Con qualche ragione, sia l'uno che l'altro, spiegano però che «fanno tutti così». E Berlusconi, secondo il Corriere della Sera, per dimostrarlo ha persino compilato un elenco di una cinquantina di lavoratrici della Rai affiancato dai nomi dei rispettivi amanti. Nel mondo normale si direbbe che stia preparando un ricatto, in quello parlamentare si sottolinea invece come stia «facendo politica».

Resta irrisolto il problema dei problemi: le raccomandazioni, i concorsi e gli appalti truccati hanno un costo. In totale, dicono le ricerche, ogni anno 7 miliardi di euro, provenienti dalle tasche dei cittadini, vengono sprecati così. Fatti due conti, insomma, Mastella non conviene. A poco a poco se ne stanno accorgendo tutti. Anche gli elettori di centro-destra. L'eventuale alleanza dell'Udeur con la Casa delle Libertà o con un Casini che corre solo al centro è insomma tutt'altro che scontata. Ma senza alleati Mastella è destinato a scomparire. Anche per questo, mentre si parla solo di elezioni anticipate, Romano Prodi spera ancora.

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Foto di aaardvaark da flickr.comUno si ripromette per l’anno nuovo di essere più buono, di non fare il qualunquista, di trovare qualcosa che non va nelle invettive di Beppe Grillo, poi accende la tv o legge un giornale e diventa più cattivo, più qualunquista e più grillista.

La situazione è questa: la Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi. Bassolino e la Jervolino, invece di chiudersi in un cassonetto e sparire per sempre, opinano ed esternano come se fossero due passanti. Il Sole 24 ore, edito anche dall’Impregilo che s’è ingrassata a spese nostre sul non-smaltimento dei rifiuti a Napoli, pontifica sul “fallimento della classe dirigente” (esclusi i presenti, s’intende, cioè gli editori).

Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa.

Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso.

Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.

Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.

La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).

Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica. Dulcis in fundo, i politici si aumentano di nuovo gli stipendi. Questo il bilancio, purtroppo provvisorio, dei “professionisti della politica”, gente che ha fatto le scuole alte. Quelli che invece non lo sono, come Rita e Salvatore Borsellino, trovano le sole parole adeguate per rispondere a Contrada e al suo pittoresco avvocato. E non a caso due professori prestati alla politica, come Prodi e Padoa Schioppa, riescono a far pagare un filo di tasse agli evasori e a sistemare un po’ i conti pubblici. Il che - di questi tempi e vista l’armata brancaleone che li sostiene - è un miracolo a cielo aperto. Infatti, nei sondaggi, sono impopolarissimi.

Ps. Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione.

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