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Signornò, da L'Espresso in edicola 

Sulla sparata di Giulio Tremonti che paragona la Puglia di Nichi Vendola alla Grecia, bocciandone il piano di rientro dal deficit sanitario, si può sospettare tutto il peggio possibile. La Puglia è l’unica regione del Sud che non ha la sanità commissariata e difficilmente il ministro l’avrebbe accostata jettatoriamente alla Grecia se fosse governata dal Pdl. Il fatto poi che all’uscita tremontiana si sia associato il ministro delle Regioni Raffaele Fitto, corresponsabile dello sfascio della sanità pugliese (è imputato per tangenti di Angelucci in cambio della privatizzazione di servizi sanitari) e nemico acerrimo di Vendola che una volta l’ha battuto e l’altra ha sbaragliato il suo clone Rocco Palese, si commenta da sè.

Ma il sospetto che Tremonti e Fitto abbiano torto non significa che Vendola abbia ragione. Non basta rispondere alle accuse definendole un “sabotaggio politico, economico e sociale contro la Puglia”. Ai numeri di Tremonti, il governatore-poeta che si dice lusingato dalla definizione di “Obama bianco” e si candida alla leadership e alla premiership del centrosinistra dovrebbe rispondere con altri numeri. Se li ha.
Numeri che siano in grado di spiegare perché la sua regione sia riuscita a spendere solo il 40,6% dei fondi “Fas” (addirittura meno della disastrata Campania) e perché nel dicembre scorso avesse accumulato una perdita di esercizio nella sanità di 1 miliardo, di cui 350 milioni solo nel 2009. Buttarla in politica o prendersela con il malgoverno precedente lascia il tempo che trova, visto che l’Obama bianco governa da cinque anni e, proprio nel settore cruciale della sanità non ha certamente brillato: il suo primo assessore, Alberto Tedesco, nominato in pieno conflitto d’interessi (la sua famiglia forniva protesi sanitarie alle Asl), è finito indagato per corruzione e s’è rifugiato in Senato prima di incappare in guai peggiori; e il suo ex vicepresidente Nicola Frisullo è stato arrestato perché trafficava con Giampi Tarantini, altro ras delle protesi sanitarie, che gli forniva escort in omaggio.

Restano poi da spiegare gli scambi di smancerie fra Nichi e il cappellano berlusconiano don Luigi Verzè, patròn del San Raffaele e ras della sanità privata all’italiana (fondi pubblici, guadagni privati). Ora, prevenuto finchè si vuole, Tremonti contesta a Vendola una mossa che sa tanto di clientelismo Ancien Regime: l’assunzione a tempo indeterminato di 8 mila precari tra dirigenti medici e infermieri da società esterne ora internalizzati nelle Asl: il tutto deciso il 10 febbraio, ultima seduta del vecchio consiglio prima delle elezioni regionali, con l’astensione del centrodestra timoroso di perdere voti preziosi. Se Vendola, come ripete a ogni pie’ sospinto, vuole davvero “sparigliare i giochi nel centrosinistra” e addirittura “rivoluzionarne il linguaggio”, risponda a Tremonti cifra su cifra. Imbarcare masse di precari puzza di vecchia sinistra. E gridare al “sabotaggio politico”, di vecchia Repubblica.
(Striscia di Fifo)

E sarà sempre così, inguaribile il Pd... - Le poesie di Carlo Cornaglia
Dal matrimonio infame fra i Dc
e gli orfani del celebre Baffone
è uscito quel rachitico Pd,
inabile a governo e opposizione.

D’accordo, governare è complicato,
bisogna aver programmi condivisi,
un capo che da tutti sia accettato,
disegni semplici, passi decisi.
(leggi tutto)


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bertolotti de pirro

Si dà il caso che la sola, autentica, originale vittoria sulla destra, in queste catastrofiche elezioni del non voto e del voto espresso, l’abbia conseguita Nichi Vendola in Puglia. Una impresa che sembrava non solo temeraria, ma addirittura impossibile: sconfiggere contemporaneamente i due berlusconismi italici, quello autentico della destra scesa in campo con la diretta investitura del sultano di Arcore, e quello speculare degli apparati del partito democratico che agivano con la diretta investitura di Massimo D’Alema, lo Stratega, il Machiavelli del Salento, la Mente Più Lucida della Sinistra, lo Skipper.

Ricorderete le rotte che un paio di mesi fa il volitivo D’Alema aveva cartografato con brevi e imperiosi segni sulle mappe del nostro mare sociale: “La situazione è resa difficile non dalle nostre trame, ma dalla decisione di Vendola di candidarsi” (29 novembre). “Sono stato chiamato per affrontare una situazione estremamente difficile creata da Vendola”. (27 novembre). “Il suo personalismo ha avvelenato una vicenda politica  che doveva svilupparsi diversamente. Potevamo puntare su Boccia senza fare nemmeno le primarie, come ci chiedeva l’Udc di Casini” (21 gennaio). “Vendola non è in grado di realizzare ciò di cui la Puglia ha bisogno, cioè quella coalizione democratica con l’Udc che stiamo sperimentando. Non è una improvvisazione, ma una strategia politica”. (18 gennaio). “Ha messo il partito con le spalle al muro”. “Come leader ha fallito”. (24 gennaio)

Frasi d’astiosa intolleranza, anche loro di sapore arcoriano. Rivelatrici. Come tante altre assonanze: soldi, affari, alleanze spregiudicate, stili di vita. Dal progetto di privatizzare l’Acquedotto pugliese voluto tanto dai dalemiani quanto dai faccendieri della destra. Fino al notevole dettaglio del supermarket sessuale di Giampi Tarantini che offriva proprio la stessa merce (anche mentale) alle tristi notti del Cavaliere e a quelle del succedaneo Frisullo. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Commento del giorno
di psikosara - lasciato il 29/3/2010 alle 14:39 nel post
La Polizia della Casta
Qui Radio Londra : è stato ufficialmente ripristinato il reato di opinione ; tutta la cittadinanza è invitata a consegnare a un delegato della Guardia Nazionale tutti i fogli A 4 reperibili in casa con relativi pc.


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natangelo

Da Il Fatto Quotidiano del 26 gennaio 2010

C’è un che di pervicacemente odioso nel comportamento degli elettori pugliesi del Pd. Alle primarie di cinque anni fa D’Alema ordina di votare Boccia e loro votano Vendola al 51%. Ora D’Alema riordina di votare Boccia e loro rivotano Vendola, ma al 75%. Percentuale che a Gallipoli, casa D’Alema, sale all’80 e a Fasano, casa Latorre, all’85. Più passa il tempo e meno gli elettori capiscono le alte strategie dell’Attila del Tavoliere. Non che Boccia fosse proprio senza speranze: le ha perse quando D’Alema ha deciso di dargli una mano. In quel preciso istante persino Vendola, con tutte le cazzate che ha fatto in questi ultimi mesi, è parso uno statista. Quando poi Max ha dichiarato che “Vendola ha fallito come leader” e “io non ho mai perso un’elezione in vita mia”, è apparso chiaro che Nichi avrebbe stravinto. Quando infine Max ha assicurato a Boccia che, alla peggio, avrebbe “perso bene”, il giovanotto ormai terreo si è visto definitivamente perduto. Infatti, candidato di un partito al 30%, s’è fatto doppiare da quello di un partito al 2%. Un trionfo.
Qualche schizzinoso osserva che non è stata una mossa geniale contrapporre a Vendola un candidato già sconfitto da Vendola e poi, per giunta, meravigliarsi se ha riperso con Vendola. Ma questa è gente che non capisce l’intelligenza di Max. Che ora, per così poco, non deve darsi per vinto, anzi, insistere nell’opera di rieducazione delle masse.
Magari, fra cinque anni, quando si ripresenterà per la terza volta in Puglia con Boccia al fianco, prenderà solo i voti di un paio di anziane prozie, ma nel frattempo i voti complessivi del Pd saranno scesi a tre: vittoria assicurata col 66%.

L’importante è continuare a seguire gli amorevoli consigli del Pompiere della Sera, che con i suoi Galli della Loggia, Panebianco, Ostellino, Battista e Franco ha gioiosamente sospinto il Pd verso la proficua alleanza con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro, infinitamente più graditi al popolo del centrosinistra che non, poniamo, un Vendola o un Di Pietro. Da anni questi giganti del pensiero si affannano a invitare il Pd al dialogo con Berlusconi e a metterlo in guardia dall’antiberlusconismo, come se il travaso di voti del Pd all’Idv fosse colpa di Di Pietro e non merito del Pd. Ora finalmente assaggiano il risultato dei loro amorevoli consigli: nel giro di un mese l’Attila di Gallipoli ha trasformato il centrosinistra in un campo di Agramante in una delle poche regioni in cui, nonostante lui, aveva ancora un senso e qualche voto. Ma niente paura: nemmeno le primarie in Puglia serviranno da lezione. E’ già pronto l’alibi: non potendo dare la colpa a Di Pietro (che si è detto pronto a sostenere tutti i candidati indicati dal Pd, purché gli vengano comunicati prima delle elezioni), il capro espiatorio è già stato individuato nel sindaco di Bari, Michele Emiliano, che per dar retta a Max è uscito pure lui con le ossa rotte dal Risiko dalemiano. 
 

Come se alle primarie non votasse la gente, ma le nomenklature. Michele Vietti dell’Udc ha le idee ancora più chiare: “Il Pd o abolisce le primarie, o si suicida” (l’Udc le ha abolite prima ancora di farle, anche perché verrebbero continuamente interrotte da retate delle forze dell’ordine). Ecco, è colpa delle primarie: finché si interpelleranno gli elettori, l’Udc non potrà mai allearsi col Pd. E manco col Pdl, visto che Casini, Cuffaro e Cesa sono molto popolari anche a destra. Massimo Franco, sul Pompiere, concorda: guai se il Pd arguisse dalle primarie che i suoi elettori non vogliono l’Udc, guai se tornasse all’“Unione prodiana già bocciata dagli elettori alle politiche del 2008” (in realtà nel 2008 non c’era nessuna Unione prodiana, ma il Pd di Veltroni che l’aveva appena fatta cadere). Ora, sempre col Pompiere nel taschino, Attila è atteso dalla mission più impossible della vita: dopo aver perso tutte le elezioni e averle fatte perdere anche a Boccia e al Pd, deve riuscire a perdere pure la Puglia contro un Carneade scelto da quel genio di Raffaele Fitto. Ma, con un po’ d’impegno, ce la può fare. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Lo Scorpione+Fei in mostra al Mads di Roma



Commento del giorno
di Tolomeo - lasciato il 25/1/2010 alle 13:51 nel post Processo breve, processo morto
Vendola stravince le primarie in Puglia, il PD seriamente preoccupato, vede allontanarsi le probabilità di sconfitta.



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fifo

Signornò
da l'Espresso in edicola


Due anni fa, in pieno scandalo Unipol, il Signornò domandò cosa dovesse ancora fare Massimo D’Alema contro il centrosinistra per essere accompagnato alla porta. D’Alema ha risposto con i fatti. Nel giro di un mese ha riabilitato l’inciucio con Berlusconi, ha riabilitato per l’ennesima volta quel Craxi a cui 10 anni fa offrì addirittura i funerali di Stato e soprattutto ha devastato alla velocità della luce il centrosinistra nella sua Puglia, una delle poche regioni in cui il Pd conservava una vocazione maggioritaria.
Ha sacrificato il governatore Nichi Vendola sull’altare dell’Udc, ha lanciato al suo posto il sindaco appena rieletto di Bari Michele Emiliano senza passare per le primarie, poi l’ha cambiato in corsa con Francesco Boccia irridendo alle primarie, poi le ha riesumate (“le ho sempre volute”) ma a patto che le vinca Boccia, poi si è meravigliato del fatto che Vendola non si ritiri tutto giulivo dalla corsa. Infine, con l’aria di chi passa di lì per caso e vola alto su una distesa di cadaveri e macerie, ha commentato schifato: “Non ci capisco più niente”.

Il tutto in una regione dove non muove foglia che lui non voglia. La Volpe del Tavoliere, come lo chiama “il manifesto”, aveva già tentato di imporre Boccia quattro anni fa: purtroppo però le primarie le vinse Vendola. D’Alema, furibondo con gli elettori che non lo capivano, commentò: “La mia pazienza ha un limite” e scaricò il suo sarcasmo su Nichi: “Vincere le primarie è facile, battere Fitto è un’altra cosa”. Naturalmente Vendola battè Fitto. Allora Max gli diede una mano delle sue, regalandogli due assessori coi fiocchi: il vicepresidente Sandro Frisullo e il responsabile della Sanità, l’ex socialista Alberto Tedesco. Sarà un caso, ma il primo s’è scoperto cliente del pappone Giampi Tarantini, ras delle protesi sanitarie e fornitore privilegiato delle Asl pugliesi, esattamente come la famiglia di Tedesco, assessore in pieno conflitto d’interessi. Sia Frisullo sia Tedesco sono stati indagati dalla Procura e dimissionati da Vendola, che ha azzerato l’intera giunta. Tedesco è passato al Senato col Pd, cioè al sicuro, grazie al dalemiano Paolo De Castro, spedito a Strasburgo per liberargli il seggio.

Ora, dopo l’ennesimo passaggio dell’Attila di Gallipoli, si contano i morti e i feriti: Emiliano, uno dei sindaci più popolari d’Italia, deve far dimenticare l’autocandidatura e la richiesta di una legge ad personam per correre alla Regione senza lasciare il Comune; Boccia, dopo aver detto “primarie mai”, deve tentare di vincerle contro Vendola, il quale è riuscito a far dimenticare gli errori politici degli ultimi mesi (come la lettera aperta contro il pm Desirèe Di Geronimo che indaga sulla sua ex-giunta), ma ormai ha col Pd rapporti talmente conflittuali da rendere impossibile qualunque ricucitura. Sabato scorso, Max pareva avere finalmente capito: “In certi momenti – ha detto - un leader deve fare un passo indietro”. Ma l’illusione è durata poco: parlava di Vendola. 
(Striscia di Fifo)

L'eredità di Carlo Cornaglia

Son dieci anni che Craxi ci ha lasciato.
Lo statista, in esilio ad Hammamet
dopo aver gli italiani ben spennato,
grazie agli eredi ricompar sul set.

Nel luogo dove dorme il sonno eterno
presenti per le commemorazioni
ben tre sono i ministri del governo,
socialisti targati Berlusconi

Leggi tutto

Segnalazioni

Il valore dell'esempio - di Peter Gomez


Sonia Alfano a Napolitano: "Ricorda un latitante e tace su mio padre, morto per la legalità" - Su Micromega la lettera dell'europarlamentare al presidente Napolitano.

Radiofura - La nuova rubrica radiofonica di Marrai a Fura sullo sviluppo sostenibile e la progettazione partecipata in onda su resetradio.net

Commento del giorno
di Vivo - lasciato il 21/1/2010 alle 21:58 nel post Cicchitto e la Nuova Era Craxiana
Se cammino a testa in giu' inizio a capire meglio l'Italia. Pero' rischio che mi venga un embolo. 

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Se lo spettacolo che offre il partito democratico in Puglia fosse stato scritto (o suggerito, o finanziato) dai tirapiedi del Cavaliere non risulterebbe cosi’ spietatamente grottesco.
L’istantanea e’ pura commedia dell’arte, il sindaco Michele Emiliano e il presidente  Nichi Vendola, due brave persone in tempi normali, che si afferrano al collo dalla mattina presto per contendersi la candidatura alla prossime elezioni amministrative come solo farebbero due autentici perdenti. Che si riempiono di lividi e di improperi, ma disquisendo di democrazia diretta e regole. Che strillano, pretendono primarie, rifiutano primarie, dettano ultimatum, chiedono proroghe, minacciano sfracelli.
Se lo spettacolo fosse stato scritto (o suggerito o finanziato) dai tirapiedi del Cavaliere, sarebbe una eccellente operazione di killeraggio politico dell’avversario, sulla quale formare le future generazioni di guastatori della liberta’. Invece no. E’ un malinconico doppio suicidio. Capace di innescarne tanti altri per vincolo di casta o semplice emulazione. Fino al suicidio collettivo. Di quelli previsti nelle culture arcaiche, quando il raccolto o l’umore degli dei sono andati in malora. Di quelli praticati dalle comunita’ di capodogli quando perdono l’orientamento e l’ossigeno, come ci suggerisce la sconsolata cronaca di questi giorni. 

Partecipa al sondaggio de "Il Fatto Quotidiano"
Vota on line i migliori e i peggiori dell'anno 2009 della vita politica, sociale e culturale.

  


Segnalazioni

Micromega 1/2010 - Domani in edicola un eccezionale numero di MicroMega dedicato al movimento "viola"


Commento del giorno

di Renzo C -  utente certificato - lasciato il 30/12/2009 alle 1:30 nel post Craxi, Letizia Moratti e l'insulto agli elettori
Più che una via a Craxi dovrebbero intestare un tratto di tangenziale, lo troverei appropriato.



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Vignetta di Bertolotti e De Pirro

Signornò

da l'Espresso in edicola


Appena deflagrò lo scandalo delle ragazze a tassametro chez Berlusconi, si cominciò a scommettere su quale leader del Pd si sarebbe precipitato questa volta in soccorso del Cavaliere. Pochi, in ossequio al principio dell'alternanza, puntavano sul solito D'Alema, che già aveva dato tanto alla causa berlusconiana (i 20 milioni in nero presi da un imprenditore malavitoso, la 'merchant bank' del caso Telecom, la Bicamerale, le bombe sulla Serbia, il pellegrinaggio a Mediaset "grande risorsa del Paese", il ribaltone anti-Prodi). Invece, con una prontezza inversamente proporzionale alla fantasia, l'ottimo Max s'è confermato una garanzia. Per il centrodestra. La cena elettorale a Bari pagata dal pappone ufficiale di Palazzo Grazioli, Giampi Tarantini, e il viaggetto sulla di lui barca non sono paragonabili a quanto emerge sul conto del premier. Ma consentono agli house organ azzurri di intonare il 'così fan tutti'. E dire che era stato proprio il Tafazzi baffuto, con l'aria di chi la sa lunga, ad anticipare in tv lo scandalo barese con la famosa 'scossa' annunciata all'Annunziata.

Una mossa machiavellica, visto quel che si è scoperto dopo: una sorta di Bicamerale a ore, un giro di squillo che nei giorni pari prestavano servizio a casa Berlusconi e, in quelli dispari, in un appartamentino affittato dal dalemiano Sandro Frisullo, allora vicepresidente della giunta Vendola. Dopo giorni passati a negare ("Mai conosciuto Tarantini") e a insinuare ("È un'inchiesta di cui non si capisce granché"), quando s'è capito fin troppo, D'Alema ha dovuto ammettere che qualcosa nella sua regione non ha funzionato. Ma battendo il mea culpa sul petto altrui: di Frisullo e degli altri 'amici' beccati a "frequentare gli stessi amici di Berlusconi". Poi, alla festa della Giovine Italia, se n'è uscito con un imbarazzante sexy-calcolo: Berlusconi 18 incontri con 30 ragazze, noi molto meno. Cioè: lui è peggio di noi. Elettori in delirio.

Ora, la prima qualità di un leader è quella di sapersi scegliere i collaboratori. D'Alema ne azzecca pochini. Il suo braccio destro è Nicola Latorre, quello che passava i pizzini al berlusconiano Bocchino in diretta tv, quello sorpreso nel 2005 dai giudici di Milano a trescare al telefono non solo con Giovanni Consorte, ma anche con Stefano Ricucci, quello che il 4 agosto proclamava sul 'Corriere' "in Puglia nessuna questione morale". Un'altra celebre scoperta del talent scout di Gallipoli è Claudio Velardi, già portavoce a Palazzo Chigi, poi lobbista dai multiformi clienti, infine assessore di Bassolino e 'curatore dell'immagine' di Alfredo Romeo, arrestato per tangenti a Napoli. E l'assessore pugliese alla Sanità Alberto Tedesco, ex Psi, ora indagato per corruzione e cacciato da Vendola dunque promosso senatore, l'aveva imposto Max. Resta solo da capire cos'altro debba combinare un leader del Pd per essere accompagnato alla porta. A parte battere Berlusconi due volte su due e chiamarsi Romano Prodi.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

IO E LUI - la striscia di Stefano Disegni (clicca sull'immagine per ingrandirla)
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Fonte: l'Unità

Segnalazioni


Il cordoglio e l’umana pietà per i militari morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa? di Paolo Flores d'Arcais

Anna Politkovskaja ed Enzo Biagi: storia di due giornalisti non rieducabili
Iniziativa pubblica organizzata dall’Associazione ANNAVIVA - Lunedì 21 settembre, ore 21, nell’ambito della Festa Democratica di Milano


Contro la propaganda di regime e la "pulizia etnica" ai danni delle ultime voci non allineate
Martedì 22 settembre, dalle ore 17 alle ore 19.30 presidio davanti alla Rai di Milano, in corso Sempione 27

(Qui Milano Libera)


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