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fifo

da Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2010


Bisogna essere grati all’onorevole Granata non solo per aver detto ciò che tutti sanno, e cioè che negando la protezione a Spatuzza il governo ostacola la lotta alla mafia. Ma anche per altri due fondamentali motivi. Primo, aver turbato i sonni di Pigi Battista, che intravede nella sua dichiarazione quel “certo morbo giustizialista che evidentemente in Italia alligna in tutti gli schieramenti” (magari!). Secondo, avere riportato alla luce una specie zoologica che si temeva estinta, più rara e inaspettata dell’ippogrifo, del centauro e dell’ircocervo: il proboviro del Pdl.

Pare che, ibernati nel museo di storia naturale di Palazzo Grazioli, ne esistano addirittura dieci esemplari. Di più non se ne son trovati, visto che incarnano altrettanti ossimori: oltreché viri, essi devono essere pure probi, il che per il Pdl costituisce una contraddizione in termini. Il loro presidente è un anziano filosofo sui 90 anni, Vittorio Mathieu. Poi c’è un compagno di classe di B., Guido Possa, poi c’è un pluritrombato ex fondatore di Forza Italia appena distaccato in una società Rai, poi ci sono la signora Armosino e un giudice che lavora con Alemanno, Sergio Gallo, che andava ai convegni di magistrati organizzati dalla P3; completano il quadro tali Tofoni, Sisto, Casali e un certo Cella (un nome, un auspicio). 
Come rivela Urbani – il più vispo fra i dieci – in due anni di Pdl l’illustre consesso non si è mai riunito. Del resto non ve ne sarebbe stato motivo: in un partito che annovera B., Dell’Utri, Previti, Cosentino, Verdini, Brancher, Scajola, Fitto, Cicchitto, Letta, Cappellacci, Scopelliti, Brancher, Matteoli, Lunardi, Caliendo, Ciarrapico, Angelucci e altri gigli di campo, i probiviri non hanno molta scelta. O si suicidano in massa, oppure per far prima cacciano chi osa parlare di legalità e questione morale. Brutte parole, pure provocazioni.

Quando Fini, all’auditorium della Conciliazione, si lasciò scappare “legalità”, la sala fu scossa da un fremito di emozione mista a sdegno e sgomento. B. rischiò di perdere pure i capelli finti, Verdini accennò alla fuga, Bondi rischiò l’ipossia e La Rissa l’embolo. Ora questo Granata si azzarda addirittura a negare la solidarietà a Dell’Utri, si dice contrario al monumento equestre per Mangano e, non contento, parla financo di lotta alla mafia. Delle due l’una: o è comunista o è indemoniato. La sua incompatibilità balza subito agli occhi di Maurizio Lupi, il ciellino amico di Abelli (vedi scandalo Poggi Longostrevi e voti della ‘ndrangheta) e di Grossi (quello della splendida bonifica a Milano-Santa Giulia): “Granata contraddice i nostri valori fondanti (probabilmente quelli custoditi al Credito Fiorentino di Verdini, ndr). O se ne va o finisce ai probiviri”. Littorio Feltri parla di “intelligenza col nemico”, senza peraltro indicare il nemico (lo Stato? L’antimafia? La legge?); ma il problema vero è l’intelligenza, tara davvero inaccettabile da quelle parti. La Rissa, triumviro del Partito dell’Amore, 
suggerisce a Granata “il ricovero in ospedale” e dà del “quaquaraquà” (dotta citazione di don Mariano, il padrino del Giorno della civetta). Urbani, molto viro e soprattutto molto probo, anticipa il verdetto: “C’è un’evidente incompatibilità culturale con la stragrande maggioranza del partito”.

La cultura in questione è quella che si insegna all’Università telematica del Cepu, di recente visitata da B., dove Dell’Utri è docente di Storia contemporanea (imperdibili le sue lezioni sui falsi diari del Duce) e Ubaldo Livolsi di Mercati finanziari internazionali (rinviato a giudizio per concorso in bancarotta); ma anche all’annuale seminario di Gubbio, dove il mese prossimo i professori Bondi, Cicchitto, Schifani e Carfagna sviscereranno il tema “Competenza e onestà per una buona politica”. Ancora incerta la presenza di Cosentino che, nel caso fosse ancora a piede libero, dovrebbe chiudere il simposio con una lectio magistralis sull’arte del dossier nel Terzo millennio, dal titolo “Quel culattone di Caldoro, fra bocchiniani e bocchinari”. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

Cala il sipario sul web - di Federico Mello (da www.ilfattoquotidiano.it)



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Vignetta di Fifo

Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2009


Domenica abbiamo domandato in prima pagina al “nuovo” Pd di Bersani se “discuterà della moralità dei candidati”. Il “nuovo” Pd di Bersani ha subito raccolto l’appello. Infatti, nella “nuova” Direzione, fa il suo trionfale ingresso il senatore Nino Papania da Alcamo (Trapani), ex Margherita. Lo stesso a cui hanno appena arrestato l’autista-giardiniere-factotum per mafia. Lo stesso che nel 2002 ha patteggiato a Palermo 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio: era indagato per aver sistemato in posti pubblici diversi disoccupati privi dei titoli di legge, in un giro di assunzioni facili per cui sindacalisti senza scrupoli prendevano tangenti.

Nel 2008 Dario Franceschini annunciò: “Non presenteremo candidati con procedimenti in corso né con sentenze passate in giudicato”. Strano: Papania fu ricandidato dopo il patteggiamento e rieletto per la terza volta senatore (diversamente da Nando Dalla Chiesa, colpevolmente incensurato). Scelta lungimirante: il 4 novembre la Dda di Palermo ha arrestato il suo braccio destro Filippo Di Maria, considerato l’autista, il cassiere e l’uomo di fiducia del boss di Alcamo, Nicolò Melodia detto “il macellaio”, catturato nel 2007 assieme al capomafia Salvatore Lo Piccolo. Nei giorni pari Di Maria scarrozzava il boss Melodia, in quelli dispari il senatore Papania. Arrotondava. “Emerge - annota la Mobile di Trapani - da numerose conversazioni che Di Maria svolgeva attività di factotum presso la villa di Scopello del predetto Papania, muovendosi incessantemente per procurare posti di lavoro ad amici e conoscenti grazie anche al diretto interessamento di collaboratori e personale di segreteria del senatore”. Ed era attivissimo “in occasione di alcune competizioni elettorali”: come “le primarie 2005 per il candidato premier” e “per il candidato alla presidenza della Regione Sicilia” (contro Rita Borsellino e per Ferdinando Latteri). “Lo staff del sen. Papania - scrive il gip - e altri politici locali contattavano ripetutamente il Di Maria al fine di indurlo a sostenere le iniziative politiche sopra indicate e invitandolo a fare altrettanto con tutte le persone di sua conoscenza”.

Il Giornale gongola: “Anche il Pd ha il suo ‘stalliere’ mafioso”. Ma naturalmente chi fosse Di Maria non lo sapeva nessuno. Infatti la nuova Direzione del Pd non ha trovato un posto per due simboli dell’antimafia come Rosario Crocetta e Beppe Lumia (la Borsellino non è iscritta). Ma a Papania sì, in quota Franceschini. E questa sarebbe l’opposizione. Poi c’è il centrodestra, con i suoi Berlusconi, Dell’Utri e Cosentino. E’ la famosa “alternanza”.
(Vignetta di Fifo)

Il commento del giorno
di drainyou80 -  lasciato il 10/11/2009 alle 9:58 nel post Piano B: non finire in carcere
E' sempre bello svegliarsi al mattino e sapere che a Roma c'è la mafia che lavora per te.


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Vignetta di BandanasIl vice-disastro si è svegliato. Da qualche giorno il segretario del Pd, Dario Franceschini, sembra tutt'altra persona. Sarà stato per il quotidiano dei vescovi "L'Avvenire", che ha messo nero su bianco il proprio disappunto per la passione del nostro attempato premier per le teenager, o sarà stata la prospettiva di perdere altri consensi in favore dell'astensione o dell'Italia dei Valori, ma per la prima volta Franceschini assomiglia a un leader dell'opposizione.

Della svolta non si può che essere felici. Fare opposizione, infatti, non è difficile. Bisogna essere solo puntuali, precisi, e soprattutto costanti. Alle parole della maggioranza vanno contrapposti i fatti: il prezzo dei biglietti aerei sulla tratta Milano-Roma, gestita dall'italiana (si fa per dire) Cai, aumentati in media del 25 per cento; l'inceneritore dei rifiuti di Acerra che, inaugurato in pompa magna dal Cavaliere, comincerà a bruciare rifiuti solo il prossimo gennaio; i fondi stanziati per la ricostruzione in Abruzzo assolutamente insufficienti; le derive xenofobe di parte della maggioranza che proprio oggi con uno dei suoi più noti esponenti, il leghista Matteo Salvini, ha proposto nel più puro stile Ku Klux Klan posti riservati sulla metropolitana per i milanesi purosangue. Bisogna poi ricordare - di continuo - che il divorzio tra il settatatrenne Berlusconi e Veronica Lario non è più una faccenda privata visto che la futura ex moglie ha accusato il Cavaliere di «frequentare minorenni».

Riuscirà, dunque, Franceschini a proseguire per questa strada? Personalmente ne dubito. Certo, il fatto che il Pd parli finalmente con una voce unica (la sua) è già un bel risultato. Ma per battere per mesi, anzi per anni, questi tasti è necessario essere credibili. E se anche Franceschini lo è (o almeno non può essere accusato di satirismo - la versione maschile della ninfomania - o di disonestà evidente) non lo è il suo partito. È inevitabile, infatti, che all'elencazione dei disastri dei berluscones, sempre più spesso nascosti dai media, la maggioranza finisca per contrapporre quelli dei democratici.

Pensate solo a quali formidabili argomenti è oggi costretto a rinunciare il centro-sinistra. Nessuno in quelle fila può parlare di questione morale, magari per ricordare come nel governo siedano numerosi imputati e condannati per tangenti o per aver favorito reati ambientali, perché la questione morale nemmeno nel Pd è stata affrontata. Nessuno può ricordare l'intreccio sempre più forte tra finanza-politica e industria, dopo che, nel 2005, alcuni leader della sedicente sinistra sono stati pizzicati in flagrante mentre facevano di tutto per favorire l'Unipol di Gianni Consorte.

L'opposizione di Franceschini è insomma necessariamente limitata. Per questo c'è da augurarsi che il congresso del Pd di ottobre si risolva in un bagno di sangue (per i vecchi apparati). E che finalmente quel partito si ricordi di avere un codice etico decidendo di applicarlo. Altrimenti si continuerà a vivacchiare attendendo Veronica o la dipartita (magari per over-dose di Cialis) del suo futuro ex marito. Un po' poco perché il centrosinistra possa sperare di tornare al governo nei prossimi dieci anni.
(Vignetta di Bandanas)

La Camera a un passo dal voto sui DDl "sicurezza" e "intercettazioni" a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni

"XL EXTRA LEGEM. Giustizia su misura" - lo spettacolo teatrale di e con Bruno Tinti
12 maggio 2009, ore 21 - Anteprima Nazionale al Teatro Due di Parma

Premio Ischia: le news dei blog le voti tu
Partecipa alla prima votazione on line per determinare il vincitore del riconoscimento speciale “Blog dell’anno”, assegnato a mezzo di votazione on-line, alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet con il solo vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.





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Immagine di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 9 gennaio 2009


Anni e anni a invocare il “primato della politica”, poi si scopre che la politica riesce a fare benissimo quel che non dovrebbe (occupare l’intera società) e malissimo quel che dovrebbe. Alla sindaca-manager Morticia Moratti è sfuggito che d’inverno nevica e sono consigliabili strumenti altamente tecnologici tipo il sale. Rosa Russo Provolino, per rabberciare una giunta che duri un paio di giorni, registra le riunioni coi presunti alleati: prima che ci pensino i giudici, i politici s’intercettano da soli. E’ questa la politica che dovrebbe salvare il Csm dalla politicizzazione raddoppiando i membri politici, con la cura omeopatica Violante-Ghedini-Mancino. Per fortuna a Porta a Porta gli onorevoli indagati Margiotta, Bocchino e Lusetti restituiscono credibilità alla politica processando i propri giudici (ovviamente assenti). Appositi attori leggono intercettazioni a manetta. Gasparri ricorda che ciò non garba al premier padrone, almeno quando lo fa Santoro, ma Vespa lo ferma: “Da noi è diverso, noi abbiamo sempre chiesto una legge che vieti di divulgarle”. Le manda in onda, ma prega il governo di vietarglielo. Alla fine, oltre ai pm di Potenza, Napoli e Pescara, salta fuori il vero colpevole: Di Pietro, che infatti non è indagato. Buttiglione freme di sdegno per la “perdita di credibilità della politica” che si “occupa d’affari”: tipo Cuffaro, che concordava con Aiello le tariffe delle sue cliniche in una boutique, dunque sta in Senato nell’Udc di Buttiglione. Gasparri invoca “trasparenza” (dagli altri) perché “la politica è reputazione”. Per chi ne ha una, s’intende.
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Antonio Di Pietro risponde a Feltri, su Libero di oggi, a proposito dell'uso dei finanziamenti pubblici all'Idv e delle sue proprietà immobiliari

Precario sarai tu ('U cuntu n.26 - 6 gennaio 2009)

Ricomincio da tre -
di Carlo Cornaglia
Un tedesco quotidiano
sul ridicolo caimano
dà una nuova esilarante.
Par che Silvio, il mestierante,
  
voglia fare del G8
un appuntamento ghiotto
che il suo stile simboleggia.
Sarà il terzo che capeggia...
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Vignetta di Molly Bezz

Zorro

l'Unità, 18 dicembre 2008


Ci mancava il complotto. I poteri forti. I giornali. L’immancabile Di Pietro che pilota nell’ombra le procure di Firenze, Potenza, Pescara, Napoli e altre. Una mente raffinatissima domanda su “Europa”: “Perché tante inchieste tutte insieme?”. Il sagace Bettini denuncia “l’aggressione dei giornali” orchestrati dalla Spectre. L’acuta ministra-ombra Paola Merloni spiega: “Dietro queste inchieste c’è Di Pietro, l’unico che ci guadagna: forse la magistratura ha scelto l’Idv come il nuovo referente” (il vecchio, ce lo spiegherà un’altra volta). A furia di guardar dietro, il davanti: politici che intrallazzano, rubano e, una volta scoperti, finiscono in galera o sott’inchiesta. Come in tutto il mondo: non c’è paese - carriere separate o no, azione penale obbligatoria o no, giudici eletti o no - dove un politico preso a rubare non finisca dentro. La differenza è quel che accade dopo: in Italia si parla dei giudici; nel resto del mondo, dei reati. Ma un Salvatore Margiotta, inquisito da un anno a Potenza e Catanzaro, ora a un passo dai domiciliari, non l’avrebbero candidato nemmeno nelle isole Andamane. Si vedrà se quel ”Salvato’, ti porto 200 mila euro” si riferisse a lui o a un omonimo. Ma dire, come l’eccelso Pierluigi Mantini, che non ci sono elementi per l’arresto, ergo la giunta per le autorizzazioni dirà no, è una barzelletta. Nei prossimi giorni Camera e Senato dovranno dire sì o no ai giudici che chiedono di usare intercettazioni indirette di Dell’Utri, Latorre, Margiotta, Lusetti, Bocchino. Il Pd ha un’arma infallibile per farsi del male: votare no insieme a Berlusconi. Riusciranno i nostri eroi a suicidarsi come Craxi nel 1993?
(Vignetta di Molly Bezz)

Precisazione: l'onorevole Margiotta era già indagato da un anno, ma a Potenza e non a Catanzaro.

Segnalazioni

L'Articolo 68 della Costituzione -
a cura di Barbara Buttazzi

G8 2001: Fare un golpe e farla franca
- un film di Beppe Cremagnini e Enrico Deaglio con Mario Portanova


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Vignetta di Molly BezzZorro

l'Unità, 9 dicembre 2008


Il dibattito sulla “questione morale a sinistra” si fa ogni giorno più elevato. I pregiudicati De Michelis, Di Donato e Pomicino si consolano perchè il più pulito ha la rogna, nella speranza che le mani sporche altrui puliscano le loro. Al Tappone, presentando il suo candidato in Abruzzo Gianni Chiodi, ovviamente inquisito, punta il dito contro le porcherie degli altri. I quali, nonostante gli sforzi, non ce l’hanno ancora fatta a eguagliare le sue. Infatti gli rispondono che lui ha portato in Parlamento un bel po’ di condannati e inquisiti. Vero, peccato che ne abbian portati anche loro. Ma un po’ di meno. Sono come quella signora citata da Enzo Biagi, la cui figlia era “incinta, ma solo un po’”. Quando Beppe Grillo, al V-Day dell’anno scorso, raccolse un mare di firme per una legge di minima decenza che espella almeno i condannati dalle liste elettorali, mancò poco che lo impiccassero: la legge di iniziativa popolare langue in commissione Affari costituzionali, presieduta dall’ottimo Carlo Vizzini, salvato dalla prescrizione per la maxitangente Enimont. Violante (avete capito bene: Vio-lan-te) ha finalmente individuato il nemico da battere: i magistrati, che “hanno troppo potere”, dunque bisogna levargliene un po’, d’intesa con Al Tappone che non vede l’ora. Piercasinando, dopo un vertice con Cuffaro e col commissario Udc di Legnano appena arrestato per spaccio di droga, invita il Pd a liberarsi di Di Pietro, pericolosamente incensurato. Intanto Capezzone (dicesi Ca-pez-zo-ne) intima alla sinistra di scusarsi con Craxi. Poi - come ha scritto un ragazzo sul mio blog - chiederà a Olindo di scusarsi con la Franzoni.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni

Io sono Saviano, no a tutte le mafie - Milano, 20 dicembre 2008

L'onorevole Trombetta - di Riccardo Orioles (4 dicembre 2008, n. 376)

CSM selection - il video di Roberto Corradi

Asservire i magistrati… Why not? - di Carlo Cornaglia
Indagava su tre cose,
di reati tre overdose:
con l’inchiesta “Poseidone”
indagava le persone
  
che coi soldi della Ue
tutto han fatto meno che
costruire degli impianti
per abbatter gli inquinanti...
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