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da Vanity Fair del 18 novembre 2010

Probabile che l’astuto Roberto Maroni, ministro degli Interni, non abbia messo in conto  l’ostinazione di Annamaria Fiorillo, il magistrato del Tribunale dei minori di Milano, che con molta calma, pieno decoro, e sempre sorridendo, ha smontato pezzo per pezzo, la ricostruzione ufficiale della movimentata notte in Questura di Ruby – finta nipote di Mubarak, ma autentica bimba di Papi - e del suo avventuroso rilascio.

Lei non lo ha mai autorizzato. Al contrario informata dai poliziotti che quella notte nessuna comunità di accoglienza aveva posti disponibili (notizia probabilmente infondata, ma utile a esercitare una ulteriore pressione sulla Fiorillo) ha chiesto che la ragazza venisse trattenuta. Le sono state nascoste le telefonate illegittime del premier che ne pretendeva la liberazione. Le è stato nascosto che una tale Nicole Minetti, ex ballerina, ex igienista dentale del premier, attuale consigliere della Regione Lombardia, era stata spedita a prendersi in carico la ragazzina (che un minuto dopo abbandonerà al suo destino). Ha invece saputo che la ragazza, secondo i funzionari della Questura, era la nipote del presidente egiziano e ne ha riso: “Allora io sono Nefertiti, regina del Nilo”.

A occhio siamo di fronte a un caso d’Alta Scuola di Basso Impero: burocrazie che frantumano con zelo la verità quando la verità intralcia il sovrano e i suoi piccoli segreti d’anziana solitudine. Se la Fiorillo – che è testimone diretta di quella sera – avrà detto il vero, allora Maroni – che non è testimone di nulla – in quel nulla vedrà naufragare la sua astuzia.  
(Vignetta di Fei)



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da Il Fatto Quotidiano, 2 novembre 2010

Il capo del governo chiama la questura, ordina di violare la legge e fornisce le menzogne necessarie per farlo. La questura obbedisce, ma c’è un problema: il magistrato. Niente paura: si racconta qualche menzogna anche a lui e alla fine gli ordini del capo del governo diventano legge. Anche se la legge dice il contrario. Anche se i poliziotti dovrebbero essere i “tutori della legge”. È la prova di laboratorio della “riforma della giustizia” berlusconiana, quella sperimentata la sera del 27 maggio sulla linea telefonica tra Palazzo Grazioli e la Questura di Milano. In ciò che è accaduto quella notte intorno a “Ruby” c’è tutta la democrazia ad personam che B. tenta da 16 anni di trasferire nella Costituzione e, nell’attesa, ha trasformato in prassi consolidata.

In passato non c’era bisogno di tanta fatica: bastava corrompere politici, finanzieri, magistrati, testimoni e il gioco era fatto. Ma che fare se il poliziotto e il magistrato non si fanno comprare o non c’è tempo per corromperli? Si racconta che Ruby è la nipote di Mubarak (falso; ma, anche se fosse vero, la ragazza non avrebbe diritto ad alcun trattamento particolare), insomma si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto (falso); e che l’igienista dentale-consigliera regionale Nicole Minetti la prenderà con sé (falso, la scaricherà in casa di una escort brasiliana). Questo però non basta al pm dei minori, che raccomanda di tenere la ragazza in questura fino all’avvenuta identificazione o, in alternativa, di affidarla a una comunità protetta: allora si racconta al magistrato che è stata identificata (falso) e che non c’è posto in nessuna comunità protetta (falso, ce n’erano ben quattro disponibili, ma nessuna è stata chiamata, così come non è stato interpellato l’apposito ufficio comunale).

Ce ne sarebbe abbastanza per far saltare il questore e il capo di gabinetto, ma il ministro Maroni ripete a pappagallo che “è stata seguita la normale procedura” (falso) ed è “tutto regolare” (falso). Per coprire le menzogne del premier e della questura, deve mentire pure il ministro dell’Interno, subito coperto dal suo leader Bossi, che è pure ministro (Riforme istituzionali) e se ne esce con un incredibile: “Berlusconi non doveva telefonare in questura: doveva chiamare Maroni o me”. Sintesi spettacolare della concezione proprietaria della democrazia che accomuna il governo della “sicurezza” e della “tolleranza zero” contro l’immigrazione e la criminalità: caro Silvio, se devi salvare un’amica minorenne fermata per furto dalle grinfie di polizia e magistratura (che notoriamente accolgono le minorenni fermate per furto col rituale del bunga bunga), non sporcarti le mani, ci pensiamo io e Maroni che a Milano facciamo il bello e il cattivo tempo. Una pennellata di federalismo sulla Casta del privilegio: la devolution dell’impunità.

Chi ancora sobbalza o inorridisce dinanzi a simili spettacoli conservi un po’ di sdegno per il futuro. Ciò che è avvenuto in quella calda notte di fine maggio è quanto ci riserva il futuro se chi può – Napolitano o Fini o tutti e due (tralasciamo volutamente Schifani, la carica dello Stato rimasta, perché ci vien da ridere) – non si affretta a liberarci dal nano. E se dunque la controriforma della giustizia entrerà nella Costituzione. Secondo il progetto Alfano (cioè Berlusconi), il pm non potrà più disporre della polizia giudiziaria, che risponderà in esclusiva al governo; le procure dovranno attendere pazientemente che gli agenti portino sul loro tavolo questa o quella notizia di reato, opportunamente filtrata dal governo stesso, si capisce; ogni anno sarà il Guardasigilli, cioè il governo, a indicare le “priorità” dei reati da perseguire (quelli dei membri e degli amici del governo) e da tralasciare (quelli dei nemici del governo). Dunque, non capiterà più che un poliziotto zelante segnali alla Procura di Milano quel che è avvenuto quella notte in Questura. Vi piace il presepe? È il futuro che ci riserva questo governo. Il caso Ruby ne è la prova su strada. Anzi, su marciapiede. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni


Dal libro "Papi": il mio capodanno a Villa Certosa - (da ilfattoquotidiano.it)
Papi.  Uno scandalo politico - Il libro di Peter Gomez, Marco Lillo, Marco Travaglio (edizioni Chiarelettere)

Il muro di Sicilia e quello di Berlino - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org

Noi del Sud - Ucuntu n.92, 1 novembre 2010

Stop Berlusconi - Manifestazioni lunedì 8 novembre in tutta Italia - L'appello del Popolo Viola





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Testo:
"Buongiorno a tutti, lo so che ci sono cose più importanti, lo so che l'Italia non può restare appesa al bunga bunga, lo so che Berlusconi ne ha combinate di ben peggiori che ricevere in casa propria prostitute, minorenni, fare telefonate come quelle che risulta abbia fatto alla questura di Milano.

Roma-Milano, le telefonate di Berlusconi
Però stiamo attenti. Perché c'è una tendenza a minimizzare questi fatti dicendo che c'è di peggio. C'è sempre di peggio, però i fatti di cui stiamo parlando sono l'attualità di questi giorni, stanno ancora una volta terremotando il potere in Italia e forse è il caso di prenderli per quello che sono, cercare di capire esattamente che cosa è successo ed esattamente che significato ha, quali particolari di questi fatti hanno una rilevanza pubblica e quali no, per evitare di sottostare ai soliti depistaggi politici e mediatici, che dirottano la nostra attenzione verso aspetti marginali che invece sembrano i più importanti in quanto più pruriginosi, distogliendola invece da quelli magari un po' più noiosi che però sono fondamentali perché riguardano non la vita privata del Presidente del Consiglio ma la vita pubblica, la vita politica, la vita istituzionale. (leggi tutto)

 


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