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Vignetta di theHandda l'Espresso in edicola

Un incontro carbonaro tra il premier, Alfano, Ghedini e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c'è anche l'immunità di Berlusconi.

Le auto con le scorte erano arrivate una dopo l'altra poco prima di cena. Silenziose, con i motori al minimo, avevano imboccato una tortuosa traversa di via Cortina d'Ampezzo a Roma dove, dopo aver percorso qualche tornante, si erano infilate nella ripida discesa che portava alla piazzola di sosta di un'elegante palazzina immersa nel verde. Era stato così che in una tiepida sera di maggio i vicini di casa del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella, avevano potuto assistere al preludio di una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni, organizzate dal governo Berlusconi. Un incontro privato tra il premier e due alti magistrati della Consulta, ovvero l'organismo che tra poche settimane dovrà finalmente decidere se bocciare o meno il Lodo Alfano: la legge che rende Silvio Berlusconi improcessabile fino alla fine del suo mandato.

Del resto che quello fosse un appuntamento particolare, gli inquilini della palazzina lo avevano capito da qualche giorno. Ilva, la moglie di Mazzella, aveva chiesto loro con anticipo di non posteggiare autovetture davanti ai garage. "Non stupitevi se vedrete delle body-guard e se ci sarà un po' di traffico, abbiamo ospiti importanti...", aveva detto la signora Mazzella alle amiche. Così, stando a quanto 'L'espresso' è in grado ricostruire, a casa del giudice si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano, eletto alla Consulta nel 2006, dopo essere stato capo dell'ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato.

Più fonti concordano nel riferire che uno degli argomenti al centro della riunione è quello delle riforme costituzionali in materia di giustizia. Sul punto infatti Berlusconi e Mazzella la vedono allo stesso modo. Non per niente il giudice padrone di casa è stato, per scelta del Cavaliere, prima avvocato generale dello Stato e poi, nel 2003, ministro della Funzione pubblica, in sostituzione di Franco Frattini, volato a Bruxelles come commissario europeo. Infine l'elezione alla Consulta a coronamento di una carriera di successo, iniziata negli anni Ottanta, quando il giurista campano militava in un partito non certo tenero con i magistrati, come il Psi di Bettino Craxi (ma lui ricorda di aver mosso i primi passi al fianco dell'avversario di Craxi, Francesco De Martino), diventando quindi collaboratore e capo di gabinetto di vari ministri, tra cui il suo amico liberale Francesco De Lorenzo (all'epoca all'Ambiente), poi condannato e incarcerato per le mazzette incassate quando reggeva il dicastero della Sanità.

La cena dura a lungo. E a tenere banco è il presidente del Consiglio. Berlusconi sembra un fiume in piena e ripropone, tra l'altro, ai presenti una sua vecchia ossessione: quella di riuscire finalmente a riformare la giustizia abolendo di fatto i pubblici ministeri e trasformandoli in "avvocati dell'accusa".

L'idea, con Mazzella e Napolitano, sembra trovare un terreno particolarmente fertile. Il giudice padrone di casa non ha mai nascosto il suo pensiero su come dovrebbero funzionare i tribunali. Più volte Mazzella, come hanno in passato scritto i giornali, ha ipotizzato che la funzione di pm fosse svolta dall'avvocatura dello Stato. Solo che durante l'incontro carbonaro l'alto magistrato si trova a confrontarsi con uno che, in materia, è ancora più estremista di lui: il plurimputato e pluriprescritto presidente del Consiglio. E il risultato della discussione, a cui Vizzini, Alfano e Letta assistono in sostanziale silenzio, sta lì a dimostrarlo.

'L'espresso' ha infatti potuto leggere una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l'ordinamento della magistratura. Nove articoli che spazzano via una volta per tutte gli 'odiati' pubblici ministeri che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati anche tra gli avvocati e i professori universitari.

Per questo è previsto che nasca un nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, escludendo invece il procuratore generale degli ermellini.

L'obiettivo è evidente. Impedire indagini sui potenti e sulla classe politica senza il placet, almeno indiretto, dell'esecutivo. Del resto il progetto di Berlusconi di incrementare l'influenza della politica in tutti i campi riguardanti direttamente o indirettamente la giustizia trova conferma anche in altri particolari. Per il premier va rivisto infatti pure il modo con cui vengono scelti i giudici della Corte costituzionale aumentando il peso del voto del parlamento. Anche la riforma della Consulta è un vecchio pallino di Mazzella.

Nei primissimi anni '90 il giurista, quando era capogabinetto del ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, aveva tentato di sponsorizzare con un articolo pubblicato da 'L'Avanti' l'elezione a presidente della Corte dell'ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e aveva lanciato l'idea di modificare la Carta per affidare direttamente al capo dello Stato il compito di sceglierne in futuro il presidente.

Allora i giudici non l'avevano presa bene. Da una parte, il pur stimatissimo Vassali, era appena entrato a far parte della Consulta e se ne fosse diventato il numero uno per legge avrebbe ricoperto quell'incarico per nove anni. Dall'altra una modifica dell'articolo 135 della Costituzione avrebbe finito per far aumentare di troppo il peso del presidente della Repubblica che già nomina cinque giudici. Per questo era stato ricordato polemicamente proprio dagli alti magistrati che stabilire una continuità tra Quirinale e Consulta era pericoloso. Perché la Corte costituzionale è l'unico giudice sia dei reati commessi dal capo dello Stato (alto tradimento e attentato alla Costituzione), sia dei conflitti che possono sorgere tra i poteri dello Stato, presidenza della Repubblica compresa. Altri tempi. Un'altra Repubblica. E un'altra Corte costituzionale.

Oggi, negli anni dell'impero Berlusconi, un imputato che fonda buona parte del proprio futuro politico sulle decisioni della Corte, che dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano, può persino trovare due dei suoi componenti disposti a discutere segretamente a cena con lui delle fondamenta dello Stato. E lo fa sapendo che non gli può accadere nulla. Al contrario di quelli dei tribunali, le toghe della Consulta, non possono ovviamente essere ricusate. E dalla loro decisione passerà la possibilità o meno di giudicare il premier nei processi presenti e futuri. A partire dal caso Mills e dal procedimento per i fondi neri Mediaset.
(Vignetta di theHand)

Gli approfondimenti della rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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Solo l’avvocato Guido Calvi, mi pare, ha denunciato sul Corriere l’«esposizione indecorosa come trofei alla gogna» dei giovinastri rumeni arrestati per lo stupro di Guidonia. Parole sante: se, se al posto di quei giovinastri, ci fosse stato un consigliere di circoscrizione, avremmo il Parlamento in stato d’assedio che discute l’abolizione degli arresti e i tromboni dei giornalini che strillano contro le «manette facili», la «gogna mediatica», l’«accanimento giudiziario». Invece niente, zitti e mosca. Purtroppo anche quell’immonda sceneggiata è figlia dello sfascio programmato della giustizia. Quando si riesce ancora ad acchiappare qualche presunto colpevole, si enfatizza il risultato, come a dire: vedete che, nonostante i tagli alle forze di polizia e alla giustizia, c’è ancora chi fa bene il proprio dovere? La brillante operazione del Ros è stata possibile grazie all’incrocio di intercettazioni e tabulati telefonici: quel che fa da 20 anni Gioacchino Genchi, il servitore dello Stato costretto da giorni a difendersi da ignobili attacchi politici. Ma ora, con la legge sulle intercettazioni, chi intercetterà un branco di presunti stupratori dovrà sperare che si tradiscano subito: scaduti i primi 45 giorni, bisognerà interrompere gli ascolti. La geniale trovata Pdl-Pd prevede intercettazioni di un mese e mezzo, non di più. Se uno viene sorpreso a dire «La violentiamo», o fa il nome della vittima designata entro 45 giorni, o non si saprà mai chi è. E lo stupratore porterà serenamente a termine il suo delitto. Dopo le stragi di Stato, avremo gli stupri di Stato.
(Video a cura di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Promemoria - in libreria il libro + DVD dello spettacolo teatrale di Marco Travaglio

Negli Usa Obama viene eletto da internet. E in Italia che si fa? Si censura la rete di Stefano Corradino (Articolo21.info)

Andrea Camilleri lancia il partito dei senza partito - Una lista della società civile "affiancata" all'Italia dei Valori (Micromega.net)

15 anni di rabbia - Marco travaglio è il più tenace osservatore di Silvio Berlusconi (Süddeutsche Zeitung, Germania - 27 gennaio 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

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Vignetta di gavaveneziaOra d'aria
l'Unità, 19 gennaio 2009

Oggi - annuncia La Stampa - le fondazioni “Italianieuropei” di Massimo D’Alema e “Liberal” di Pierferdinando Casini lanceranno le loro proposte congiunte per la riforma della giustizia. Anzi, dei giudici, visto che nessuna di quelle anticipate sveltirebbe di un nanosecondo i tempi biblici dei processi, anzi alcune li allungherebbero ancora. La trovata, poi, di studiare la riforma dei giudici col partito di Cuffaro, Cesa, Bonsignore e altri noti galantuomini, partito che nel 2001-2006 ha votato tutte le leggi vergogna berlusconiane, è destinata a incrementare il tasso di entusiasmo dell’elettorato Pd. Ma vediamo cosa bolle in pentola.

1) Anziché dai singoli pm, le intercettazioni dovranno essere richieste dai capi delle procure (è più facile controllare 150 procuratori che 2 mila sostituti), rispettando un rigoroso “budget annuale”. Geniale: se la Procura di Palermo arriva a esaurire il budget per gli ascolti a settembre, negli ultimi tre mesi dell’anno sospende la caccia ai mafiosi latitanti. I boss, opportunamente avvertiti, potranno incontrarsi, chiacchierare e telefonare indisturbati fino a Capodanno.
2) Se i giornali raccontano intercettazioni - com’è lecito, una volta depositati gli atti - gli editori incorreranno nelle sanzioni previste dalla legge 231 sulla responsabilità penale delle imprese: così, per evitare la rovina dell’impresa, nessuno pubblicherà più nulla (a meno che le notizie non facciano comodo agli interessi politici o affaristici dell’editore).
3) Sulla carriera del pm, un’idea ottima e una balzana. Quella ottima è l’obbligo per ciascun magistrato di fare esperienza sia come pm sia come giudice (il contrario della demenziale separazione delle carriere); quella balzana è l’immissione periodica di avvocati nei ranghi della magistratura saltando i concorsi. Non si vede perché mai un laureato in legge, per diventare magistrato, debba sostenere un concorso, e un iscritto all’albo forense no.
4) Netta separazione fra pm e polizia giudiziaria (copyright Violante-Alfano). In pratica il pm se ne resta in ufficio ad aspettare che la polizia gli porti le notizie di reato. E se non gliele porta? Non può sollecitarle o agire d’iniziativa. Così addio alle indagini sui potenti, specie se politici o amici degli amici: le forze di polizia dipendono dal governo e difficilmente indagheranno autonomamente, senza ordini del pm, sui reati di membri o sostenitori o alleati dei governi. Tantomeno sui delitti commessi da poliziotti. Senza gli impulsi dei pm, non avremmo mai avuto i processi per le sevizie degli agenti al G8, per le deviazioni del Sisde, per la mancata cattura di Provenzano da parte del Ros del generale Mori, e così via. La controriforma svuota dall’interno l’indipendenza del pm e anche del giudice, che resterebbero formalmente autonomi, ma non potrebbero più occuparsi dei reati dei colletti bianchi, perché le relative notizie verrebbero bloccate alla fonte. Un abominio incostituzionale.
5) A decidere sulle misure cautelari non sarebbe più un solo Gip, ma un organo di 3 giudici “in contraddittorio con la difesa dell’indagato”, cioè dell’arrestando. Strepitoso: prima di arrestare qualcuno, lo si avverte, così può scappare. E si impegnano tre giudici al posto di uno anche per infliggere l’obbligo di firma. Mentre un solo gip continuerà a infliggere ergastoli col rito abbreviato.
6) Le responsabilità disciplinari dei magistrati vengono affidate a un’Alta Corte di Giustizia esterna al Csm, un plotone d’esecuzione per un solo terzo formato da toghe per due terzi da politici. Così sarà più facile punire i magistrati sgraditi ai politici. D’Alema e gli amici di Casini sanno già dove mettere le mani.
(Vignetta di gavavenezia)

Approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

I P.M. di Salerno: "Il Csm è sconcertante" (Toghe.blogspot.com)

Quando l'opposizione è peggio della maggioranza - Bruno Tinti analizza le varie proposte in materia di riforma della giustizia nella sua rubrica "Toghe rotte" (prima puntata)

Il nuovo editto bulgaro di Berlusconi di Giuseppe Giulietti (Micromega.net)

Il genocidio di Gaza di Loris Mazzetti (Lapeste.altervista.org)

Piero Ricca e Franz Baraggino presentano Alza la testa!.
Università Statale di Milano. Via Conservatorio, 7 - Facoltà di Scienze politiche, aula 13 - ore 16.30


Azioni orientate verso l’educazione alla legalità: Conversazione sul progetto di legge regionale presentato dal gruppo di Sinistra Democratica.
Giovedì 22 gennaio, ore 15.30 - 19
Sala Auditorium del Consiglio regionale - via F. Filzi, 29

La "Fondazione Critica Liberale" e "Senza Bavaglio" organizzano un seminario sulla libertà d'informazione. Introducono: Massimo Alberizzi, Vincenzo Ferrari ed Enzo Marzo.
23 gennaio 2009 - ore 18.15 - Milano - Circolo della Stampa, Corso Venezia 16
(L'incontro, che ha lo scopo di presentare alcune proposte della Fondazione, nonché preparare prossime iniziative, è a inviti. Chi è interessato a partecipare e a ricevere preventivamente il materiale preparatorio è pregato di rivolgersi a Massimo Alberizzi: malberizzi@senzabavaglio.info)


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Immagine di Roberto CorradiZorro
8 gennaio 2009

Alla controriforma del giudici mancava solo la benedizione apostolica del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. E la benedizione è arrivata ieri, dalle accoglienti colonne dell’Inciucio della Sera. Mancino sposa la trovata Tenaglia di affidare le misure cautelari a tre gip anziché a uno. Così, per rifilare l’ergastolo a qualcuno col rito abbreviato e mandarlo in galera a vita, basterà un gip, mentre per arrestarlo per qualche ora ce ne vorranno tre. La psico-riforma serve, per Mancino, a “evitare gravi anomalie, come quelle verificatesi a Pescara e Potenza”. In effatti è grave e anomalo che un Gip e un Riesame applichino la legge, valutando le richieste del Pm e le ordinanze del Gip, accogliendone alcune e respingendone altre. Il fatto poi che delle eventuali “gravi anomalie” debba occuparsi la sezione disciplinare del Csm presieduta dallo stesso Mancino, che allegramente anticipa il giudizio prim’ancora del processo, e per giunta s’impiccia in due inchieste in corso, sarebbe - questa sì - una grave anomalia. Ma solo in un paese dove non è anomalo applicare la legge. Mancino aggiunge che spetta al Parlamento “scegliere i reati da perseguire” (geniale: così escluderà quelli dei politici). E soprattutto che ci sono “troppi giudici nel Csm”: meglio ridurli a un terzo, raddoppiando quelli scelti dai politici (metà dal Parlamento, metà dal Quirinale). Ancora un piccolo sforzo e proporranno collegi giudicanti composti da un giudice scelto dalla Cdl, uno dal Pd e uno - se proprio non se ne può fare a meno - dalla magistratura. Il vero guaio è che ci sono troppi giudici nei tribunali.
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Quando le dimissioni sono finte e tutti lo sanno ma fanno finta che siano vere - l'ultima puntata di Toghe rotte, la rubrica sulla giustizia di Bruno Tinti

Appello al mondo accademico britannico in favore del referendum contro le leggi ad personam in Italia


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Vignetta di NatangeloZorro

l'Unità, 4 gennaio 2008

Ma perché gli esponenti del Pd, assediati dal partito dell’inciucio capitanato dal Corriere, non si prendono una vacanza dalle esternazioni sulla mitica “riforma della giustizia” e non cominciano a pensare prima di parlare? Fino a una settimana fa era urgentissimo separare le carriere, o almeno le funzioni (già separate due anni fa dalla porcata Castelli-Mastella, ma nessuno se lo ricorda), perché i giudici sarebbero appiattiti sui pm, che otterrebbero tutti gli arresti che vogliono. Ora che gip e Riesami scarcerano qualcuno contro il parere delle Procure, diventa uno scandalo che i giudici dissentano dai pm. Ma che diavolo vuole questa gente? Ma di che parla? Il primo che dà aria alla bocca innesca il “dialogo sulle riforme”. Il Pd Mantini delira: “Non possiamo sopportare che un avviso di garanzia possa eliminare politicamente, a volte fisicamente, un cittadino”. Benissimo, che si fa: si abolisce l’avviso di garanzia? Il Pd Tenaglia butta lì: “Affidiamo gli arresti a tre gip anzichè a uno”. Entusiasmo generale. Peccato che metà dei tribunali (70 su 166) abbiano pochissimi giudici: siccome lo stesso giudice non può pronunciarsi due volte sullo stesso arresto, se la prima decisione la prendono in tre, non se ne troveranno altri tre per fare il Riesame. Allora la Bongiorno propone di “rendere meno rigide le incompatibilità dei giudici”. Fantastico: così lo stesso giudice esaminerà il ricorso su un arresto disposto da lui. Ma cos’è diventato il Parlamento? Una comunità di recupero? Un repartino psichiatrico? Nel qual caso, quando arriva l’ambulanza?
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

toghe rotteCi vuole una riforma della giustizia. Subito. Ma solo in certi casi

L'ultima puntata di "Toghe rotte", la rubrica sulla giustizia di Bruno Tinti






Il calendario 2009 di voglioscendere.it

L'anno appena trascorso rivissuto attraverso gli articoli di Pino, Peter e Marco, pubblicati sul blog per un 2009... consapevole.                                                                   

Immagini di involontari e vari pittori di tutte le epoche boicottati da Roberto Corradi.

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Vignetta di Molly BezzZorro
l'Unità, 3 gennaio 2008

Il Corriere, nella sua quotidiana guerra ai pm più impegnati, scrive: “Potenza come Pescara, D’Alfonso come Margiotta: prima gli arresti, poi tutti liberi”. Pescara e Potenza pari sono, ergo Paolo Franchi invita il Pd a inciuciare con Al Tappone per l’immancabile “riforma della giustizia” e “fare autocritica” per non averla fatta prima. Ma nessuna riforma eviterebbe quel che è accaduto. Né quelle di Al Tappone né quella del Pd Tenaglia, che vuol affidare gli arresti a tre giudici per evitare l’“altalena di provvedimenti”. Del tutto fisiologica, in un sistema di infinite impugnazioni. A Pescara il sindaco, posto ai domiciliari perché non inquini le prove, viene liberato quando non può più inquinarle perché s’è dimesso e i coindagati hanno smentito la sua versione e “rafforzato” le accuse. A Potenza pm e gip ritengono che Margiotta vada arrestato a domicilio perché s’è incontrato segretamente, in un vicolo, con un imprenditore che poi ha raccontato di avergli promesso 200 mila euro per un appalto. Come sempre, la Camera blocca l’arresto e abusa del suo potere entrando nel merito delle accuse. Il Riesame conferma che gli appalti sono truccati e ribadisce turbative d’asta e corruzioni, ma annulla l’accusa di associazione a delinquere e l’arresto del deputato (ormai inutile) e trasforma per gli altri il carcere in domiciliari. Non assolve nessuno né “boccia” l’indagine. Che resta in piedi, anche su Margiotta. Una sola riforma eviterebbe tutto ciò: che i politici la piantassero d’impicciarsi in appalti. Ma questa, naturalmente, nessuno la propone.
(Vignetta di Molly Bezz)

Ecco l'ordinanza sugli appalti petroliferi truccati in basilicata inviata alla Camera dal gip di potenza Rocco Pavese su richiesta del pm Henry John Woodcock per l'autorizzazione all'arresto del deputato del Pd Francesco Margiotta, ordinanza respinta dalla Camera e in parte poi annullata dal Riesame. Quando saranno depositate le motivazioni del Riesame, pubblicheremo anche quelle.

Segnalazioni

Fatti a pezzi. Dialogo con Marco Travaglio - di Marco Alloni (ADV Editore)
 
La madre di tutte le intercettazionidi Carlo Cornaglia
Berlusconi, l’amatore,
sta vivendo nel terrore
che un dì qualche quotidiano
illustrar possa l’arcano
  
di quell’intercettazione
nella qual da sporcaccione
ha una storia a luci rosse.
Deve averle dette grosse...
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Il calendario 2009 di voglioscendere.it

L'anno appena trascorso rivissuto attraverso gli articoli di Pino, Peter e Marco, pubblicati sul blog per un 2009... consapevole.                                                                   

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Foto di Matteo FallicaIl Senato approva. Il lodo Alfano è legge.
Leggi il testo del ddl (da Signori della corte)


Ora d'aria

l'Unità, 17 luglio 2008

Mentre Robin Tremood paventa “un nuovo 1929”, Al Tappone teme un nuovo 1992. Gli son bastate tre paroline - socialista, tangenti, manette - per ripiombarlo nel più cupo sconforto. Tant’è che ha ricominciato a delirare di “riforma della giustizia”, cioè del ritorno all’immunità parlamentare. Intanto l’apposito Angelino Jolie gli ha regalato il patteggiamento gratis, con una norma del pacchetto sicurezza che consente agli imputati di patteggiare anche durante il dibattimento, anche un minuto prima della sentenza.

Così lo Stato non ci guadagna nulla, anzi perde tempo e denaro a fare i processi, e alla fine il delinquente incassa lo sconto di un terzo della pena e può cumularlo col bonus di 3 anni dell’indulto, se ha avuto l’accortezza di delinquere prima del maggio 2006. Come per esempio, se sarà ritenuto colpevole, il fido avvocato Mills. Se fosse italiano, sarebbe già deputato. Essendo inglese, deve accontentarsi del patteggiamento omaggio: potrà comodamente concordare una pena simbolica, evitare il carcere e soprattutto una sentenza motivata che spieghi chi gli ha dato i soldi (quello che lui, nella famosa lettera, chiama "Mr.B.", e s’è appena messo al sicuro col lodo Alfano).
 
Questo indulto-bis, che eviterà la galera ai condannati fino a 9 anni, sempre all’insegna della sicurezza, è stato denunciato da Di Pietro, mentre qualche buontempone del Pd parlava addirittura di dire qualche sì al pacchetto, anzi al pacco. E’ il caso del sagace Pierluigi Mantini, che all’indomani dell’arresto di Del Turco s’è precipitato a rendergli visita nel carcere di Sulmona a braccetto col senatore Pera. I due apostoli del garantismo sono specializzati nel precetto evangelico “visitare i carcerati”, ma solo se c’è dentro qualche membro della Casta. Mai che gli scappi, per dire, una visitina a un tossico. Del Turco è in isolamento per tre giorni, dunque non può ricevere né parenti né avvocati. Ma, pover’uomo, gli tocca sorbirsi Mantini e poi Pera. I quali, per aggirare l’isolamento, si sono inventati su due piedi un’”ispezione al carcere di Sulmona”: un’irrefrenabile esigenza nata, guardacaso, proprio con l’arresto del governatore. “La presenza del presidente Del Turco - ha spiegato Mantini, restando serio - è stata un motivo in più per procedere all’ispezione di un carcere che tengo particolarmente monitorato”. Ma certo, come no.

En passant, dopo aver ragguagliato la Nazione sulla colazione del governatore, l’onorevole margherito domanda “se vi siano concreti pericoli di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato”. Ottima domanda, se non fosse che non spetta ai deputati rispondere, ma al gip (che ha già risposto di sì), poi al Riesame e alla Cassazione. Altri, come Il Giornale e l’acuto Capezzone, inorridiscono perché Del Turco “è trattato come un boss mafioso”. Ma la legge prevede l’isolamento non solo per i boss, bensì per chiunque possa, comunicando con l’esterno, influenzare i testimoni (e Del Turco aveva già tentato di inquinare le prove contattando addirittura il Procuratore generale d’Abruzzo). Con buona pace di Bobo Craxi, per il quale “la custodia cautelare e l’isolamento sono misure erogate ai criminali, non agli eletti dal popolo”. Ma l’una cosa non esclude l’altra, come lui dovrebbe sapere. Quello con le mèches racconta sul Giornale che nel ‘93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese, dopodichè furono “tutti assolti con formula piena”. Storie: ci volle la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori, mentre il presidente di allora, Rocco Salini, fu condannato in Cassazione per falso (s’erano dimenticati di depenalizzare anche quello), dunque promosso deputato da FI, prima di andare ad arricchire la collezione di Mastella.
 
Pure Al Tappone millanta un’assoluzione mai avvenuta: la sua a Tempio Pausania dall’accusa di abusivismo edilizio a villa La Certosa. Forse non sa che in quel processo non era imputato lui, ma il suo amministratore Giuseppe Spinelli; e che il processo è finito nel nulla non perché si fondasse su un “teorema”, ma grazie anche a vari condoni, almeno uno varato dal suo governo. Resta da capire perché, con tutti i processi che ha, se ne inventi di inesistenti. Forse sono i suoi avvocati che abbondano un po’ sul numero, e soprattutto sulle parcelle: “Eh, Cavaliere, ci sarebbe poi quel processo a Vipiteno per furto di bestiame, una storia bruttina, ma pagando il giusto sistemiamo tutto noi…”. O forse i processi se li aggiunge lui, per fare bella figura.

ADERISCI ALLA CAMPAGNA

Segnalazioni

Salvatore Borsellino: "La strage del '92 è stata strage di Stato" - guarda il video (da micromega.net)

Commemorazione del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta. Palermo, 19 luglio 2008 - guarda il video integrale (da radioradicale.it)

I video di Qui Milano Libera - Domande ai parlamentari sul Lodo Alfano

Firma l'appello di articolo21.info: Salviamo la Rai prima che sia troppo tardi

La mia solidarietà va a chi ha aiutato la Rai a mantenersi a galla contro maremoti pericolosi - di Bice Biagi (articolo21.info)

Per maggior sicurezza... offri un dito a Maroni (fate girare, che il ministro se lo merita...)

"Napoli riconsegnata all'Occidente" (Silvio Berlusconi) - guarda i video su napoli.blogolandia.it

La volpe perde il pelo, ma non lo sfizio - di Carlo Cornaglia
Parla l’elemosiniere,
Angelini, il timoniere
della sanità privata
e una storia ha raccontata
 
sulla leadership d’Abruzzo.
Dai verbali emana un puzzo
che si sente da lontano:
concussion, mazzette in mano...
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