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Signornò, da L'Espresso in edicola

Come si finanziano i partiti? E che uso fanno dei finanziamenti pubblici che intascano, mascherati da “rimborsi elettorali”, per un totale di 2,2 miliardi negli ultimi 16 anni? Nessuno può dirlo, visto che dal 1948 si attende una legge sulla responsabilità giuridica dei partiti (il primo a proporne una fu don Luigi Sturzo). Così, nella politica italiana, regna l’anarchia e ciascuno fa quel che gli pare. Il caso dell’alloggetto ereditato da An a Montecarlo, venduto a un’offshore e affittato al cognato di Fini, avrebbe potuto diventare una splendida occasione per risolvere la faccenda una volta per tutte. E per tutti. Invece, quando la Procura di Roma ha scoperto l’acqua calda, e cioè che non c’era reato, il caso è subito finito nel dimenticatoio.

Infatti una legge che obblighi i partiti a rispondere della loro gestione patrimonial-finanziaria e del rispetto della democrazia interna (tesseramenti, congressi, candidature, gruppi dirigenti, organi di garanzia), con regole severe e sanzioni efficaci, non conviene a nessuno. Come dice Piercamillo Davigo, “le regole interne dei partiti italiani sono meno rigorose che in una bocciofila:nel 1995 il segretario del Ppi Buttiglione si alleò con Berlusconi,fu messo in minoranza ed espulse la maggioranza; e nel 2001, quando un manager sanitario del Piemonte confessò di aver preso tangenti per comprare false tessere e scalare Forza Italia, il coordinatore regionale del partito confessò di non essersene accorto”. Del resto, a giudicare su eventuali irregolarità, è il “foro domestico” delle commissioni parlamentari: una mano lava l’altra. Nel 2008 i revisori di Camera e Senato, esaminando i rendiconti dei partiti sui “rimborsi elettorali” 2006, stabilì che erano quasi tutti irregolari. Ma non accadde nulla e non pagò nessuno.
Quanto ai finanziamenti privati, una leggina bipartisan del 2006 ha vanificato il pur blando controllo giudiziario previsto dalla legge sull’illecito finanziamento, innalzando da 5 a 50 mila euro (cioè decuplicando) il tetto dei contributi privati che si possono non dichiarare nella certificazione annua alle Camere. Un’enorme franchigia per i partiti e singoli uomini politici, che possono incassare impunemente fondi neri fino a 50 mila euro l’anno senza rendere conto a nessuno.

Il tutto nel paese più corrotto d’Europa, appena retrocesso al 67° posto nella classifica dei paesi più onesti di Transparency International e scavalcato financo dal Ruanda. Intanto in Germania il partito neonazista Npd rischia di chiudere perché il Bundestag gli ha sospeso il finanziamento pubblico (300 mila euro) e gli ha affibbiato una supermulta di 2,5 milioni (nel 2006 gliene aveva appioppata una da 1,7 milioni) a causa di gravi irregolarità contabili che hanno pure portato in carcere l’amministratore. In attesa che la sinistra italiana batta un colpo, Fini potrebbe fare la prima mossa. E’ il leader del partito ultimo nato e ha messo al primo posto la legalità: non sarebbe male cominciare da casa propria.
(Striscia di Fifo)

The end - Le poesie di Carlo Cornaglia
Novembre. Sembra il venticinque luglio,
Fini lo invita a dar le dimissioni,
Umberto se ne sta dietro un cespuglio,
tutti lo voglion fuori dai coglioni.

Comincia a impietosire l’uom del fare
che a causa di Gianfranco e di una troia
vive un dilemma: o tira a campare
o va a finire che tira le cuoia
(leggi tutto)


Segnalazioni

Il Papa nero - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero

Io minorenne chiedo al Premier di non candidarsi mai più - dal blog di Enzo di Frenna

Video - La pubblicità comparativa di Elio e Le Storie Tese: abbonatevi al Fatto


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Pubblichiamo la risposta di Claudio Fava al post di Corrias e la controreplica di quest'ultimo

Pino Corrias scrive su Vanity Fair e riporta su questo sito una nota politica grossolanamente disinformata. Nessun rimborso elettorale andrà a Sinistra e Libertà. Né ai Radicali né a Rifondazione Comunista. La legge elettorale, voluta dal PD e votata da tutto il Parlamento, ha fissato al 4% anche la soglia per il rimborso alle elezioni europee, a differenza di quanto accade per le elezioni nazionali. E a differenza di quanto accadeva cinque anni fa quando, senza alcuna soglia, il partito di Di Pietro, con appena il 2,2%, portò a casa un sostanzioso rimborso elettorale.
Perduta ogni memoria di quell’incasso, l’IDV, assieme al PD e alle destre, hanno cambiato la legge. Nel loro interesse, visto che ai tre milioni di voti rapinati a sinistra si aggiungono alcune decine di milioni di euro di rimborso elettorale: sottratti alle altre liste e spartiti come bottino di guerra tra Lega, PDL, UDC, PD e IDV.
“I soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri” non andranno alle forze politiche della Sinistra ma a chi quei voti non ha ricevuto e quei rimborsi non ha meritato. Da un funzionario Rai come Corrias, lautamente pagato con i soldi dei contribuenti italiani, ci saremmo aspettati meno livore e più verità.
A chi ci legge, infine, vorremmo dare una rassicurazione: il progetto di Sinistra e Libertà resta in campo. Senza soldi e senza stipendi ai funzionari: ma con la forza, preziosa, della nostra coerenza.
Claudio Fava


In effetti il decretino è sfuggito perfino alla mia fonte (un senatore della Repubblica).
Ringrazio Fava per la bella notizia.
Pino Corrias


Vanity Fair, 10 giugno 2009


Questi rancorosi dissipatori di voti della sinistra italiana puntavano (proprio come il Cavaliere)  nell’implosione del partito democratico di Dario Franceschini per incassare qualche vantaggio elettorale. Paolo Ferrero (Rifondazione) Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Grazia Francescato (Verdi) sono riusciti nella notevole impresa di buttare dalla finestra 2 milioni di voti (più o meno il 6 per cento) e perdere per la seconda volta il quorum.

La sinistra radicale era unita. Si è divisa per ragioni che nessun elettore di media cultura politica sarebbe in grado di  riassumere. Forse solo uno psichiatra, e con un milione di parole a disposizione, saprebbe spiegarci quali sono le differenze tra i sogni politici di Vendola e gli incubi di Ferrero. Che insieme sono riusciti a cancellare i Verdi. Impresa titanica in una Europa dove il voto verde cresce ovunque. E in una Italia devastata dalle massime incurie ambientali. Dove prosperano i denari e i disastri delle ecomafie. Dove le coste vengono distrutte, le periferie abbandonate, le campagne inquinate. Dove Napoli e Palermo, sconciate dai rifiuti, diventano casi planetari di disastro. E dove il governo progetta centrali nucleari (di vecchia fabbricazione francese) mentre tutto il mondo, a cominciare dagli Usa di Obama, si orienta verso le energie rinnovabili.

Purtroppo questa sinistra autoreferenziale e rissosa incasserà i rimborsi elettorali, ai quali si accede quando si supera il 2 per cento: soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri.
(Vignetta di Natangelo)

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Vignetta di Molly Bezz

Signornò
dall'Espresso in edicola

Berlusconi scioglie Forza Italia dopo 15 anni con un discorsetto di mezz’ora. Veltroni annuncia la rottura con Di Pietro a “Che tempo che fa”, da Fabio Fazio, ma poi si scopre che era uno scherzo. D’Alema commissaria Veltroni e auspica un leader di nuova generazione a “Crozza Italia”, e il suo non è uno scherzo. Chissà l’invidia di Bruno Vespa, abituato a ospitare le svolte politiche a “Porta a Porta”. Partiti, leadership e alleanze nascono e muoiono in tv, senza congressi né dibattiti interni. Dopodichè, tutti a interrogarsi sul discredito della classe politica e sulle “grandi riforme” necessarie per uscirne. Ne basterebbe una piccola piccola, ma rivoluzionaria: una legge sulla responsabilità giuridica dei partiti, che regoli la democrazia interna e la gestione trasparente degli enormi finanziamenti pubblici. Non occorrono voli pindarici: basta copiare dalla Germania, dove i deputati guadagnano la metà dei nostri, sono uno ogni 112.502 abitanti (da noi, uno ogni 60.371), e i partiti devono rispettare regole ferree: l’articolo 21 della Costituzione del 1949 e la legge sui partiti del 1967.

Strano che D’Alema, grande supporter del modello (elettorale) tedesco, non ne parli mai. In Germania ogni partito, per essere tale, deve riunire il congresso almeno una volta ogni due anni, dandosi un programma, uno statuto e un vertice. E ha diritto a finanziamenti statali solo se supera il 5% dei voti alle elezioni europee o federali e il 10% alle regionali. Sennò, nemmeno un euro. I partiti devono pubblicare rendiconti annuali con le entrate (pubbliche e private) e le uscite. Come da noi. Solo che in Germania chi presenta bilanci nebulosi o falsi è costretto dal presidente del Bundestag a restituire tutti i fondi statali. E se un partito riceve soldi illegalmente, deve pagare una multa del triplo della somma incassata, più il doppio se non l’ha messa a bilancio. Le multe vengono poi devolute dal Bundestag a enti assistenziali o scientifici. I bilanci dei partiti sono equiparati a quelli delle società: se falsi o poco trasparenti, chi li firma rischia 3 anni di galera.

Con queste regole, i partiti italiani sarebbero fuorilegge o avrebbero già chiuso per fame. E molti dei loro tesorieri sarebbero in carcere. Da noi i congressi o non si fanno (Forza Italia ne ha tenuti due in 15 anni di vita); o, se si fanno, sono finti (si sa chi vince in anticipo) o finiscono in risse sulle regole malcerte, le tessere fasulle e l’uso disinvolto dei cosiddetti “rimborsi elettorali” (usati addirittura per stipendiare i leader). D’Alema, sempre da Crozza, ha spiegato il discredito dei partiti italiani con la presenza di “troppa società civile: medici,  imprenditori, avvocati anzichè politici di professione”. Strano: Obama è avvocato ma, essendo popolarissimo, ha raccolto fondi da centinaia di migliaia di cittadini, senza prendere un dollaro dalle casse dello Stato. In Italia, senza i soldi dello Stato, i partiti sarebbero tutti morti: dagli elettori non prenderebbero un euro. E provare a darsi una regolata, o almeno qualche regola?

Segnalazioni

Il decreto di perquisizione della Procura di Salerno nei confronti dei magistrati di Catanzaro e altri imputati. Un provvedimento che nessuno vuole pubblicare.
www.carlovulpio.it


"Satira e dissenso": Sabina Guzzanti incontra gli studenti universitari di Torino.
Martedì 9 dicembre - ore 11,30. C/o Palazzina Einaudi, Corso Regina Margherita n° 60
L'incontro è aperto al pubblico.

A Premier With a Hand in TV News Sues His Journalist Critics - di Rachel Donadio
The New York Times on line, 1 dicembre 2008

"Cattocomunista" al Cardinale. L'ultima sparata di "Semplificator" Calderoli di Giulia Cusumano (Articolo21.info)


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Foto di cè da flickr.comLa politica si fa anche con i segnali. Con dei provvedimenti che non necessariamente portano un reale beneficio alla collettività, ma che dimostrano un'inversione di tendenza. Con delle scelte che, almeno dal punto di vista dell'immagine, riavvicinano i cittadini alle istituzioni.

Per esempio, se con durezza si interviene sui dipendenti pubblici per arginare i tassi di assenteismo e si finisce così per punire anche chi assenteista non è (pensate a quella maggioranza d'impiegati non fannulloni che oggi si vede decurtare lo stipendio in caso di malattia), è bene che chi fa le leggi dimostri di voler partecipare ai sacrifici. Solo così si può sperare che anche le persone cui si chiede di stringere la cinghia comprendano come, dietro le nuove norme, ci sia la volontà di tutelare il bene comune (la burocrazia dello Stato) e non quella di punire indiscriminatamente un'intera categoria. È necessario insomma essere credibili. 

Da questo punto di vista, ieri il parlamento ha perso ancora una volta una buona occasione. L'Italia dei Valori, durante la discussione della finanziaria, ha proposto di abolire il doppio stipendio incassato da chi oltre che parlamentare è anche ministro, di cancellare le comunità montane e i rimborsi elettorali concessi per cinque anni ai partiti anche se la legislatura finisce in anticipo. Tutti e tre gli emendamenti sono stati bocciati da un voto contrario bipartisan e dall'astensione degli onorevoli prodiani e dellUdc.

Certo, riforme epocali di questo tipo è difficile immaginare di farle a colpi di emendamenti. Tagliare, come è giusto, i rimborsi elettorali che Udeur, Pdci, Verdi e Rifondazione (ma anche gli altri partiti) continueranno ad incassare sino 2011, nonostante non siano più presenti in parlamento, porterebbe alla definitiva scomparsa delle formazioni minori. E quindi si dovrebbe forse calibrare meglio una norma tanto drastica. Stesso discorso vale per le comunità montane. Sono quasi tutte inutili, ma non tutte. Bisognerebbe saper scegliere caso per caso.

Sui doppi stipendi dei parlamentari che fanno anche i ministri, invece, non può esserci discussione di sorta. Un Berlusconi che, oltretutto, è già molto ricco di suo, perché deve ricevere una busta paga da premier e una da onorevole, quando alla Camera non ci mette mai piede? Intendiamoci, non che abolire le doppie retribuzioni finisca per incidere realmente sulle casse dello Stato. La spesa, dal punto di vista del debito complessivo, è minima. Ma non farlo incide sulla testa dei cittadini.

Insomma, con i dipendenti pubblici non si va per i sottile, si taglia con il machete e si finisce per punire anche chi ha sempre fatto il proprio dovere. Sui componenti della Casta, invece, non si interviene. Mai.

E allora tra gli elettori si fa sempre più strada un dubbio, che giorno dopo giorno, si trasforma in certezza. L'oligarchia sta cambiando strategia. Punta a creare il nemico individuando una serie di gruppi sociali già poco popolari per conto loro (i dipendenti pubblici, i piloti, gli immigrati, eccetera, eccetera) sui quali scaricare le colpe di tutti i mali. E non lo fa perché l'alternativa alla riforma dello Stato è la bancarotta. L'obiettivo primario è un altro: mantenere i consensi, sviando l'attenzione dai privilegi e i comportamenti di chi siede nelle istituzioni e in parlamento. Sperando, inutilmente, che nessuno se ne accorga.
(Foto di cè da flickr.com)

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Cordialmente,
La redazione


Segnalazioni

Piero Ricca, Diego Fabricio, Elia Mariano e Franz Baraggino incontrano gli amici in occasione dell'uscita in libreria di ALZA LA TESTA!
15 novembre, Milano
C/o "Da Lina", via Alessi 1 (ang. via M. D'Oggiorno) - ore 19

Promemoria. Quindici anni di storia italiana ai confini della realtà - lo spettacolo teatrale di Marco Travaglio al Ciak di Milano (18,19,21,22,23 novembre 2008)


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Foto di sisagitta da flickr.comVanity Fair, 16 aprile 2008

Se non siete di Ceppaloni, se non sposerete il figlio o la figlia di un miliardario, il lavoro che fa per voi è fondare un partito, investire un po' di soldi nella prossima campagna elettorale e poi diventare ricchi. Con i rimborsi.

Secondo la relazione della Corte dei Conti appena depositata alle Camere, i partiti hanno incassato 500 milioni di euro di rimborsi elettorali, oltre quattro volte i 117 milioni spesi nella campagna elettorale del 2006. Una magia resa possibile da piccolissime modifiche legislative modellate in silenzio, mese dopo mese, legislatura dopo legislatura, dagli stessi parlamentari che erogano davanti a uno specchio. E dietro allo specchio incassano.

Dal 1993 a oggi - rivela una istruttiva ricerca dei Radicali - i partiti hanno aumentato i propri contributi del 600 per cento. Cavalcando la prateria di cinque elezioni successive, mentre nel Paese reale accadevano piccoli inciampi senza importanza, come Tangentopoli, le bombe di mafia, la globalizzazione, l'ascesa della Lega Nord e poi di Berlusconi, un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti, lampi di terrorismo con morti ammazzati, la resa di almeno tre regioni del Sud al potere nero del crimine, il collasso campano. E insomma quella deriva italiana che va separando l'iceberg della politica e dei politici dalle onde oceaniche del risentimento che monterà, prima o poi, in tempesta.

Sarebbe interessante sapere se qualcuno - a destra o a sinistra - dirà una parola su questo mezzo miliardo di euro appena dissipati per mantenere la destra e la sinistra. Specialmente in questo finale di partita elettorale, tra le cento promesse per alleviare la quarta settimana degli italiani sprovvisti di partito (e di rimborsi). Sarebbe interessante, ma non accadrà.

Segnalazioni
La trascrizione dell'intervento di Berlusconi a Omnibus - 10 aprile

Da articolo21.info
Mangano: se un mafioso diventa eroe di Lirio Abate
Elogio all'omertà di Peter Gomez
Nuovo editto bulgaro. Questa volta contro Travaglio di Beppe Giulietti
Forti pericoli per la democrazia intervista a Bice Biagi di Gianni Rossi

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Foto di sisagitta da flickr.comVanity Fair, 16 aprile 2008

Se non siete di Ceppaloni, se non sposerete il figlio o la figlia di un miliardario, il lavoro che fa per voi è fondare un partito, investire un po' di soldi nella prossima campagna elettorale e poi diventare ricchi. Con i rimborsi.

Secondo la relazione della Corte dei Conti appena depositata alle Camere, i partiti hanno incassato 500 milioni di euro di rimborsi elettorali, oltre quattro volte i 117 milioni spesi nella campagna elettorale del 2006. Una magia resa possibile da piccolissime modifiche legislative modellate in silenzio, mese dopo mese, legislatura dopo legislatura, dagli stessi parlamentari che erogano davanti a uno specchio. E dietro allo specchio incassano.

Dal 1993 a oggi - rivela una istruttiva ricerca dei Radicali - i partiti hanno aumentato i propri contributi del 600 per cento. Cavalcando la prateria di cinque elezioni successive, mentre nel Paese reale accadevano piccoli inciampi senza importanza, come Tangentopoli, le bombe di mafia, la globalizzazione, l'ascesa della Lega Nord e poi di Berlusconi, un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti, lampi di terrorismo con morti ammazzati, la resa di almeno tre regioni del Sud al potere nero del crimine, il collasso campano. E insomma quella deriva italiana che va separando l'iceberg della politica e dei politici dalle onde oceaniche del risentimento che monterà, prima o poi, in tempesta.

Sarebbe interessante sapere se qualcuno - a destra o a sinistra - dirà una parola su questo mezzo miliardo di euro appena dissipati per mantenere la destra e la sinistra. Specialmente in questo finale di partita elettorale, tra le cento promesse per alleviare la quarta settimana degli italiani sprovvisti di partito (e di rimborsi). Sarebbe interessante, ma non accadrà.

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