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Buongiorno a tutti, le bugie hanno le gambe corte, come dice un proverbio, ma come scrisse Giovanni Sartori qualche anno fa, in Italia hanno gambe lunghissime, proprio perché in Italia diceva Sartori, la verità non è accettabile in quanto in Italia anche la televisione di tutti, la RAI, è imbavagliata, il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza spazio di controprova, si capisce, a mentire ci provano tutti, ma dove la televisione è autenticamente libera, le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime, la verità sulla nostra televisione non è accertabile. (leggi tutto)

 

Segnalazioni

Parlamento Europeo Pulito -
Il video appello di Sonia Alfano - Firma l'appello

"Ha davenì er ticket" - di Riccardo Orioles, da www.ucuntu.org

E se fosse un '68? - Ucuntu n.90, 18 ottobre 2010

La Fiom e l'unità di sinistra - di Stefano Sylos Labini
 

 


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 bandanax
Chiamo Stefania Pezzopane, assessore della giunta Cialente al Comune di L’Aquila, che sta in Piazza Navona con i 5 mila terremotati arrivati a Roma in pullman. Mi racconta in diretta degli scontri su via del Corso: “Non c’era alcun motivo di quelle cariche. La manifestazione era autorizzata. Siamo qui per chiedere la proroga delle tasse e il benedetto inizio della ricostruzione”.
Mi dice della vergogna di essere caricati dalla polizia “come facinorosi, come furfanti”. Mi dice che non era mai successo nella storia d’Italia che i terremotati venissero presi a botte. Mi dice: “Siamo primi anche in questo”.

Le chiedo lo stato delle cose nei paesi del cratere. Dice che “a 15 mesi dal terremoto ci sono ancora 56 mila persone che vivono fuori casa”. Molti di loro in albergo, molti in case di parenti e amici sparpagliati in tutta la Regione, 18 mila nelle nuove abitazioni del progetto C.A.S.E.
Mi dice: “Ci hanno usato nei primi mesi della propaganda, ci hanno esibito tutti i giorni in televisione quando eravamo l’oggetto del miracolo berlusconiano. Ora che le cifre e la rabbia smentiscono tutta la propaganda che hanno costruito sul nostro dolore, i telegiornali davanti a noi scappano”.

Ora i terremotati non fanno più notizia. Vengono nascosti come cenere sotto al tappeto, come residuo di una storia andata in onda tanto tempo fa e che adesso ha già stufato. Ancora i terremotati? Basta con questi terremotati.
 
Mi dice: “Berlusconi è venuto a L’Aquila l’ultima volta a gennaio, sette mesi fa. Si è spaventato dei fischi. Da allora non si è più visto. Ha mandato un po’ di ministri, compresa la Prestigiacomo che ci diceva non preoccupatevi. Come no: e perché mai dovremmo preoccuparci? Durante la campagna elettorale sono venuti tutti, deputati, sottosegretari, ministri. Berlusconi ogni tanto telefonava”.
Ma quando è finita la campagna elettorale è finita anche la processione. Sono finite le promesse. Sono finite le telecamere. Ora tocca agli scudi, ai manganelli e a qualche ferito senza importanza. 
(Vignetta di Bandanax)



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L'intervento di Peter Gomez in piazza a Milano per il No bavaglio day.
(video da C6.tv)

 

Video
La manifestazione di Roma (da ilfattoquotidiano.it)
I poliziotti contro il ddl intercettazioni: “Legalità addomesticata”  (da micromega.net)
Gli interventi di Curzio Maltese, Roberto Saviano, Giuseppe Giulietti e Stefano Rodotà   (da micromega.net)
La manifestazione di Milano (da ilfattoquotidiano.it)



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bertolottidepirro

Finalmente. Da tempo immemorabile auspicavamo un severo monito o un accorato appello del presidente della Repubblica contro gli scandali che quotidianamente si susseguono nella vita politica ed economica e finanziaria e istituzionale e religiosa italiana, e finalmente Giorgio Napolitano ha trovato le parole giuste per una dura reprimenda. A Francesco Totti.

Crollano le Borse di tutta Europa. Il ministro dell’Economia, dopo aver detto per mesi che andava tutto benissimo, informa il Parlamento di una manovrina finanziaria da 25 miliardi davanti a 50 assonnatissimi deputati su 630. Il ministro dello Sviluppo Economico lascia il governo per dare la caccia al mascalzone che gli ha pagato la casa senza dirgli niente. Il coordinatore del maggiore partito di governo è due volte indagato per corruzione, ma non si dimette perché “le dimissioni non appartengono alla mia mentalità” (è la sua religione che gliele impedisce). Il sottosegretario alla Protezione civile ovviamente indagato per corruzione convoca una conferenza stampa per rassicurare che lo scandalo della Protezione civile è tutto un equivoco.
Il governo dei sette indagati (senza contare quelli nella maggioranza) finge di varare una legge anticorruzione e intanto si applica a vietare ai magistrati di fare le indagini sulla corruzione e ai giornalisti di raccontarle. La maggioranza litiga su tutto, anche sull’Unità d’Italia. Sindaci leghisti tentano di affamare bambini poveri perché i loro genitori non hanno i soldi per la mensa scolastica. Si scopre che i servizi segreti – già implicati in ogni genere di depistaggio su tutti i misteri d’Italia, nelle trattative con la mafia e nelle stragi del 1992-’93 – c’entrano pure con l’attentato dell’Addaura a Giovanni Falcone. E il capo dello Stato, sempre in sintonia con il Paese, che fa?

Reduce dall’impresa dei Mille, dichiara guerra a Totti, fantasista della Roma, per aver rifilato un calcione a Mario Balotelli, attaccante dell’Inter. Roba grossa. Tale da far vibrare di sdegno il massimo rappresentante della Nazione. Che, calibrando una a una le parole, scandisce: “Il fallo di Totti su Balotelli è una cosa inconsulta”. Gliele ha cantate chiare. Ora nessuno oserà più accusare il Presidente di eccessiva prudenza o acquiescenza nei confronti del governo. Napolitano, sempre vigile, ha subito individuato fra le mille la vera emergenza nazionale: lo scazzo Totti-Balotelli.  A questo punto una semplice squalifica del falloso e intemperante calciatore romanista non può bastare. Occorre un tavolo per le riforme condivise della giustizia sportiva, finalizzate a raggiungere l’obiettivo di espulsioni condivise che, superando le divisioni fra le squadre, aiutino il Paese a superare le contrapposizioni preconcette, in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia.

E che nessuno si azzardi a “tirare per la giacchetta” gli arbitri chiedendo loro di fischiare quando un calciatore commette un fallo o segna in fuorigioco. A ogni fischio contro la Roma, per dire, dovrà immediatamente seguirne, in nome della par condicio, uno contro l’Inter, anche se nessun interista ha commesso fallo. E viceversa. L’ideale sarebbe un arbitro liberista e riformista, cioè che non fischia mai e lascia passare tutto: se fischia soltanto i falli e non anche i non-falli, presta il fianco al sospetto di avercela solo con chi commette falli e non anche con chi non li commette, e viene accusato di accanimento, persecuzione, partigianeria, giacchetta rossa o fischietto nerazzurro. Se poi le forze politiche, nel tavolo delle riforme condivise, volessero direttamente abolire i falli e/o vietare l’uso del fischietto, gli arbitri si aggirerebbero per i campi raccogliendo margherite e cicorie condivise, evitando così espulsioni non condivise, contrapposizioni preconcette e polemiche inopportune. Le partite e i campionati li vincerebbe sempre la stessa squadra, quella che scende in campo col kalashnikov e il machete, ma sempre in un contesto condiviso, come ai bei tempi di Luciano Moggi.    
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

AD PERSONAMMarco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere).
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Roma, 9 maggio, ore 20.30
C/o Circolo degli Artisti, via Casilina vecchia 42.
Marco Travaglio sarà intervistato da Franco Rina, direttore di CinemadaMare.

Il calendario delle presentazioni di Ad personam






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