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da Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2010

Il Meeting di Rimini, com’è noto, è un evento “ecclesiale” e “religioso”. Infatti anche quest’anno si stentava a distinguerlo da un raduno di banchieri, da un Consiglio dei ministri, da un forum di Confindustria e dall’ora d’aria di San Vittore (erano presenti i noti condannati Paolo Scaroni, corruzione, e Renato Farina, favoreggiamento in sequestro di persona). Ma è anche un festoso ritrovo giovanile. Infatti, da quando non arriva più Andreotti per evidenti problemi di deambulazione, è stato degnamente sostituito da un altro tenero virgulto della finanza: Cesare Geronzi, 75 anni suonati, ex banchiere di Capitalia e poi di Mediobanca, ora presidente di Generali, nonché imputato per i crac Parmalat e Cirio. “Ora – ha detto Geronzi ai suoi coetanei ciellini – siamo tutti chiamati a una fase di impegno di costruzione del futuro”.

In questi giorni va per la maggiore Luciano Gaucci con la sua numerosa famiglia, intervistata quotidianamente fino ai parenti di terzo grado senza dimenticare il geometra di Gaucci, la colf di Gaucci e il tabaccaio di Gaucci, dai segugi del Giornale e di Libero, per dare lezioni di morale alla Tulliani e, di carambola, a Fini. Gaucci è il maestro ideale: ha patteggiato 3 anni per bancarotta del Perugia Calcio e scampò all’arresto fuggendo a Santo Domingo lasciando in ostaggio dei magistrati i figli, incarcerati al posto suo. Pochi sanno quel che Gaucci ha raccontato ai magistrati sull’amico Geronzi (ben coperto dal servilismo di gran parte della stampa italiana): “Ho lavorato per lui per oltre 20 anni e ho fatto avere a lui, a sua moglie e a sua figlia beni per 60 milioni di euro”. In particolare Gaucci ha sostenuto di aver pagato a Geronzi tangenti da 200 milioni di lire per ciascuno dei 18 finanziamenti concessigli da Capitalia fra il 1989 e il ’92 (22 milioni di euro e rotti). Geronzi l’ha denunciato per calunnia e diffamazione, ma poi è finito indagato per false dichiarazioni al pm, mentre Gaucci è stato assolto dalla calunnia e Geronzi ha ritirato la denuncia per diffamazione. Dunque non esistono sentenze che smentiscano le accuse. Anzi tutto il contrario.
Nel 2008, sentito come parte lesa, Geronzi tenta di negare ogni rapporto personale e familiare con Gaucci, definendolo “un millantatore pericoloso e amorale”. Poi deve ammettere di averlo ricevuto a fine anni 80, quando dirigeva la Cassa di Rispamio di Roma: “Andreotti mi telefonò: ‘Ricevi Gaucci, è persona rozza ma intelligente’. Lo incontrai 2-3 volte”. Di sfuggita? Mica tanto. Altrimenti come spiegare i regali “per i miei compleanni, per Natale e per Pasqua” che gli faceva Gaucci, cliente della sua banca, e che lui si guardò bene dal rispedire al mittente? “Cibo, vini e generi alimentari che noi dirottavamo in beneficenza a don Picchi” per i ragazzi bisognosi.

Ma qualcosa restò anche al bisognoso Geronzi. Per esempio una fontana “da un miliardo” (dice Gaucci) che Geronzi ridimensiona a “vasca di 5 blocchi in pietra” e che fa bella mostra nel giardino di villa Geronzi ai Castelli Romani: “Me la portò l’autista di Gaucci, il signor Macellari, un tipo molto invadente a cui non ho voluto fare la scortesia rifiutando quei pezzi dismessi da una villa di Gaucci”. Pareva scortese rifiutare gli scarti di Gaucci, così li tenne. Idem per tre statue, anche se Geronzi dice “non ricordo bene, ma non sono antiche e non sono di valore”. Altrimenti le avrebbe dirottate a don Picchi. E l’autista Macellari era così invadente che fu invitato alle nozze della figlia di Geronzi, Chiara, giornalista del Tg5 e socia della Gea World di Moggi & C. “Chiara – spiega il finanziere – fu costretta a invitare l’autista dopo aver ricevuto in regalo un quadro”. Povera stella. Ora però, come ha annunciato papà Geronzi al Meeting, “siamo tutti chiamati a una fase di impegno di costruzione del futuro”. Applausi. Sipario.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Giovedì 2 settembre, Agropoli, ore 18.30 - Marco Travaglio presenta "Ad personam". c/o Castello Medievale, via Castello.




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fei

Pubblico qui di seguito un pezzo scritto da me e da Gianni Barbacetto sui rapporti tra Bettino Craxi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la corrente migliorista del partito comunista. È un tema storico-politco importante che nessun giornale, a parte Il Fatto Quotidiano, ha voluto affrontare. Mi piacerebbe conoscere che cosa sapevate di tutto questo e cosa ne pensate, soprattutto alla luce della lettera del Presidente alla vedova di Craxi. PG

Napolitano e i suoi miglioristi, così lontani e così vicini a Craxi

"Non dimentico il rapporto che fin dagli anni Settanta ebbi con lui... Si trattò di un rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni”. “Lui” è Bettino Craxi. E chi “non dimentica” è Giorgio Napolitano, oggi Presidente della Repubblica. Nella sua lettera inviata alla vedova di Craxi a dieci anni dalla morte del segretario del Psi, il capo dello Stato sostiene che, nel “vuoto politico” dei primi anni Novanta, avvenne “un conseguente brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia”. A farne le spese fu soprattutto il leader socialista, per il peso delle contestazioni giudiziarie, “caduto con durezza senza eguali sulla sua persona”.

Il rapporto tra Craxi e Napolitano fu lungo, intenso e alterno. Naufragò nel 1994, quando Bettino inserì Napolitano nella serie “Bugiardi ed extraterrestri”, un’opera a metà tra la satira politica e l'arte concettuale. Ma era iniziato, appunto, negli anni Settanta, quando il futuro capo dello Stato si era proposto di fare da ponte tra l’ala “riformista” del Pci e il Psi. Negli Ottanta, Napolitano rappresentò con più forza l’opposizione interna, filo-socialista, al Pci di Enrico Berlinguer: proprio nel momento in cui questi propose la centralità della “questione morale”. Intervenne contro il segretario nella Direzione del 5 febbraio 1981, dedicata ai rapporti con il Psi, e poi ribadì il suo pensiero in un articolo sull’Unità, in cui criticò Berlinguer per il modo in cui aveva posto la “questione morale e l’orgogliosa riaffermazione della nostra diversità”.

È in quel periodo che la vicinanza tra Craxi e Napolitano sembra cominciare a farsi più forte. Tanto che nel 1984, il futuro presidente appoggia, contro il Pci e la sinistra sindacale, la politica del leader socialista sul costo del lavoro. Il mondo, del resto, sta cambiando. E in Italia, a partire dal 1986, cambiano anche le modalità di finanziamento utilizzate dai comunisti. I soldi che arrivano dall’Unione Sovietica sono sempre di meno. E così una parte del partito – come raccontano le sentenze di Mani pulite e numerosi testimoni – accetta di entrare nel sistema di spartizione degli appalti e delle tangenti. La prova generale avviene alla Metropolitana di Milano (MM), dove la divisione scientifica delle mazzette era stata ideata da Antonio Natali, il padre politico e spirituale di Craxi. Da quel momento alla MM un funzionario comunista, Luigi Miyno Carnevale, ritira come tutti gli altri le bustarelle e poi le gira ai superiori. In particolare alla cosiddetta “corrente migliorista”, quella più vicina a Craxi, che “a livello nazionale”, si legge nella sentenza MM, “fa capo a Giorgio Napolitano”. E ha altri due esponenti di spicco in Gianni Cervetti ed Emanuele Macaluso.
Per i “miglioristi” Mani Pulite è quasi un incubo: a Milano molti dei loro dirigenti vengono arrestati e processati per tangenti. Tutto crolla. Anche il loro settimanale, Il Moderno, diretto da Lodovico Festa e finanziato da alcuni sponsor molto generosi: Silvio Berlusconi, Salvatore Ligresti, Marcellino Gavio, Angelo Simontacchi della Torno costruzioni. Imprenditori che sostenevano il giornale – secondo i giudici – non “per una valutazione imprenditoriale”, ma “per ingraziarsi la componente migliorista del Pci, che in sede locale aveva influenza politica e poteva tornare utile per la loro attività economica”. Il processo termina nel 1996 con un’assoluzione. Ma poi la Cassazione annulla la sentenza e stabilisce: “Il finanziamento da parte della grande imprenditoria si traduceva in finanziamento illecito al Pci-Pds milanese, corrente migliorista”. La prescrizione porrà comunque fine alla vicenda.

Più complessa la storia dei “miglioristi” di Napoli, che anche qui hanno problemi con il metrò. L’imprenditore Vincenzo Maria Greco, legato al regista dell’operazione, Paolo Cirino Pomicino, nel dicembre 1993 racconta ai pm che nell’affare è coinvolto anche il Pci napoletano: il primo stanziamento da 500 miliardi di lire, nella legge finanziaria, “vide singolarmente l’appoggio anche del Pci”. E lancia una velenosa stoccata contro il leader dei miglioristi: “Pomicino ebbe a dirmi che aveva preso l’impegno con il capo-gruppo alla Camera del Pci dell’epoca, onorevole Giorgio Napolitano, di permettere un ritorno economico al Pci... Mi spiego: il segretario provinciale del Pci dell’epoca era il dottor Umberto Ranieri, attuale deputato e membro della segreteria nazionale del Pds. Costui era il riferimento a Napoli dell’onorevole Napolitano. Pomicino mi disse che già riceveva somme di denaro dalla società Metronapoli... e che si era impegnato con l’onorevole Napolitano a far pervenire una parte di queste somme da lui ricevute in favore del dottor Ranieri”.
Napolitano, diventato nel frattempo presidente della Camera, viene iscritto nel registro degli indagati: è un atto dovuto, che i pm di Napoli compiono con grande cautela, secretando il nome e chiudendo tutto in cassaforte. Pomicino, però, smentisce almeno in parte Greco, negando di aver versato soldi di persona a Ranieri e sostenendo di aver saputo delle mazzette ai comunisti dall’ingegner Italo Della Morte, della società Metronapoli, ormai deceduto: “Mi disse che versava contributi anche al Pci. Tutto ciò venne da me messo in rapporto con quanto accaduto durante l’approvazione della legge finanziaria... Il gruppo comunista capitanato da Napolitano ebbe a votare l’approvazione di tale articolo di legge, pur votando contro l’intera legge finanziaria”.
Napolitano reagisce con durezza: “Come ormai è chiaro, da qualche tempo sono bersaglio di ignobili invenzioni e tortuose insinuazioni prive di qualsiasi fondamento. Esse vengono evidentemente da persone interessate a colpirmi per il ruolo istituzionale che ho svolto e che in questo momento sto svolgendo. Valuterò con i miei legali ogni iniziativa a tutela della mia posizione”.

Alla fine, l’inchiesta finirà con un’archiviazione per tutti. Anche Craxi, quasi al termine della sua avventura politica in Italia, aggiungerà una sua personale stoccata a Napolitano. Nel suo interrogatorio al processo Cusani, il 17 dicembre 1993, dirà, sotto forma di domanda retorica: “Come credere che il presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del Pci e aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell’Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci e i paesi dell’Est? Non se n’è mai accorto?”. Fu la brusca fine di un dialogo durato due decenni. E riannodato oggi con la lettera inviata da Napolitano alla moglie dell’antico compagno socialista.
(Striscia di Fei)

Segnalazioni

Italia: un paese unito dal razzismo - (The Guardian, UK - 10 Gennaio 2010)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Commento del giorno
di Sabry86 - utente certificato - lasciato il 20/1/2010 alle 16:13 nel post Mangano e Craxi i loro eroi
Questa seconda Repubblica è l'epopea degli Antieroi, un'epoca in cui bisogna adottare una logica rovesciata per immedesimarvisi o se non altro per cercare di capirne la logica... Ammesso che vi sia una logica di fondo.


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bandanax

Da Il Fatto Quotidiano del 13 Gennaio 2010

Trionfo di ascolti, lunedì, per la telepompa funebre allestita in onore di Bottino Craxi (“Una storia italiana”) dal suo pony express Gianni Minoli: lo share del 6% corrisponde più o meno alla percentuale che lo statista garofanato incassava sugli appalti. Chi eventualmente fosse sopravvissuto alla seratina votiva è stato poi letteralmente finito dall'intervista rilasciata ieri da Stefania Craxi ad Aldo Cazzullo del Pompiere della sera: quella in cui l'equilibrata figlia d'arte sostiene che il padre “morì in povertà”. In queste ininterrotte celebrazioni del noto erede di Turati, manca sempre un dettaglio: i verbali di Giorgio Tradati e di Maurizio Raggio, i due prestanome a cui Bottino aveva affidato i suoi tre conti svizzeri: Northern Holding, Constellation Financière e International Gold Coast.

Qualcuno, dopo aver visto la minolata e letto la cazzullata, si sarà fatto l'idea che i due tizi fossero dei funzionari del Psi, visto che il massimo di critica consentito sulla stampa e la tv di regime è quella di una gestione un po' distratta dei finanziamenti al partito (“il tesoro di Craxi è una maxiballa”, sostiene la figlia, “non è mai esistito: esisteva il 'tesoro' del partito, i conti esteri del Psi, ma mio padre non se n'è mai occupato”). Invece no: Tradati era un compagno di scuola di Craxi, Raggio era un ex barista di Portofino fidanzato della contessa Francesca Vacca Agusta, amica di Craxi. A che titolo quei due carneadi, estranei al Psi, gestivano i tre conti, se i tre conti erano del Psi? In realtà erano i conti di Craxi, che vi accumulò per 15 anni tangenti personali che usava per spese personali: le sentenze definitive parlano di “un appartamento a New York, due operazioni immobiliari a Milano, una a La Thuile, una a Madonna di Campiglio” (le nuove sedi del Psi?), “velivolo Citation da 3 miliardi di lire”, un villino “a Saint Tropez per il figlio Bobo” (anche lui, l'altra sera, pontificante in tv senza che nessuno gli chiedesse di quegli 80 milioni di lire tratti dai conti svizzeri del padre per garantirgli il dorato esilio in Costa Azzurra); una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio; “100 milioni al mese per l'acquisto di Roma Cine Tv”, l'emittente di una della amanti: Anja Pieroni. Spese tipiche di un uomo “morto in povertà”.

E' un vero peccato che Minoli, fra gli storici, i politici, i politologi, i nani e le ballerine intervistati, si sia scordato di quei due tipini che, da soli, avrebbero potuto lumeggiare la statura politica e morale del francescano di Hammamet. Ma, anche nel tentativo di incensarlo, Minoli gli ha reso un pessimo servizio. Craxi che dice “essere mio cognato ha danneggiato Pillitteri” e promette a De Mita la staffetta per poi rimangiarsela, ci svela  da chi ha imparato a mentire il suo degno compare che l'ha sostituito a Palazzo Chigi. Napolitano che attacca Berlinguer sull'Unità perchè ha osato invocare “la questione morale” ci spiega molte cose sull'attuale inquilino del Quirinale. Martelli che parla con la massima naturalezza di “flussi di finanziamenti da aziende pubbliche e private al Psi”, come se quelli da aziende pubbliche non fossero vietati dalla legge che questi signori avevano approvato per poi violarla subito dopo, la dice lunga sulla doppia morale di quella (e di questa) classe politica.  Non male il ricordo di Craxi incaricato dall'Onu di occuparsi del debito del Terzo Mondo, dopo tutto quel che aveva fatto per il debito dell'Italia. Ma il punto più alto della telepompa funebre si raggiunge quando Minoli, con un lapsus freudiano, racconta: “Craxi entra a Palato Chigi”. Meravigliosa metafora orale di un'epoca: Bottino ci metteva il palato, Minoli la lingua. 
(Vignetta di Bandanax) 

L'esule di Carlo Cornaglia

Quella piazza alle cronache tornata
per il mattoide lancio di Tartaglia
fu in passato la sede utilizzata
per le azion di un politico di vaglia.

Al diciannove, infatti, in piazza Duomo
lavorava un famoso governante,
esule per gli obliosi e galantuomo,
ma per i più corrotto e latitante.
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Segnalazioni
Farsa o tragedia, in Italia? (Foreign Policy, USA - 30 dicembre 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Commento del giorno
di DANIELEPELIZZARI - utente certificato  lasciato il 13/1/2010 alle 16:34 nel post I misteri del Sacro Volto
Tempi duri per la satira; un tempo c'era il re e c'era il buffone. Il re faceva il re il buffone il buffone. Ora il re vuol fare tutto lui, la gente come me si trova in difficolta'! (Paolo Rossi)


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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 2 aprile 2009


La grande rentrée di Mario Chiesa in galera ha ingiustamente oscurato l’eterno ritorno di un altro big di Tangentopoli, appena meno famoso di lui: l’ex ministro dc Carlo Bernini, che aveva patteggiato a Venezia 1 anno e 4 mesi in appello per le mazzette sulle autostrade, dunque era subito tornato in attività alla guida della compagnia aerea Myair. L’altroieri Bernini, rimasto inspiegabilmente fuori dal Parlamento nonostante la condanna definitiva, è stato di nuovo indagato, stavolta a Vicenza, mentre la Guardia di Finanza perquisiva la sede di Myair e le abitazioni dei suoi amministratori. Reati ipotizzati: bancarotta, ricorso abusivo al credito, mancato versamento all’Erario di imposte dirette e contributi previdenziali per 18 milioni di euro.

Il governo Berlusconi non è rimasto inerte dinanzi all’impennarsi della corruzione. Infatti, a gentile richiesta del ministro Raffaele Fitto, il Guardagingilli Angelino Jolie ha sguinzagliato gli ispettori contro la Procura di Bari, che ha chiesto il rinvio a giudizio di Fitto per le presunte mazzette del gruppo Angelucci (pareva brutto ispezionare la Procura di Roma, che ha tenuto dentro per un mese due rumeni colpevoli di avere il Dna sbagliato). Così, se il gip di Bari non vorrà subire analoga ispezione, non avrà che da prosciogliere Fitto. Nemmeno l’informazione televisiva è rimasta insensibile al riaprirsi della piaga del malaffare: infatti l’altra sera Porta a Porta e Matrix si contendevano protagonisti e comprimari del delitto di Garlasco, con contorno di macchie di sangue e biciclette. Per non lasciare nulla di intentato.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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Le implicazioni delle proposte legislative per la salvaguardia dei diritti umani
Osservazioni della Commissione Internazionale di Giuristi sui disegni di legge C.2180 (d.d.l. Sicurezza) e C.2232 (conversione d.l. 11/2009, cosiddetto "decreto anti-stupri") presso la Camera dei Deputati.
Scarica il documento allegato

Una sinistra invertbrata di Perry Anderson (London Review of Books, 13 marzo 2009)

Noi, questa è la strada - Libera e Flare a Strasburgo per promuovere la lotta europea alle mafie
di Francesca M. Poli

L’apoteosi - di Carlo Cornaglia
Del Congresso è la chiusura,
oggi inizia l’avventura
del novello Pdl.
Volitive le mascelle,

al microfono è salito
una specie di Benito,
un incrocio molto raro
fra showman, palazzinaro...
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