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Signornò, da L'Espresso in edicola

“I magistrati avrebbero dovuto rendersi conto che le loro azioni giudiziarie colpivano alcuni partiti più di altri: Tangentopoli sarebbe stata una decimazione, con quel tanto di casualità che una tale giustizia comporta. Ma tirarono dritto per la loro strada”. Così parlò l’ambasciatore Sergio Romano, invitato da Laterza, Comune di Milano e Fondazione Corriere della sera a tenere una lezione su Tangentopoli. Romano non spiega che avrebbe dovuto fare il pool Mani Pulite dinanzi alle confessioni di centinaia di imprenditori e politici coinvolti in un sistema di corruzione che (dati del Centro Einaudi) si mangiava 10-15 mila miliardi di lire l’anno. Voltarsi dall’altra parte? Cestinare le migliaia di notizie di reato giunte sui loro tavoli? Ignorare l’obbligatorietà dell’azione penale sancita dalla Costituzione? Il tutto perché sapevano di non poter incastrare tutti i corrotti e corruttori attivi in Italia? Oh bella: in ogni indagine per traffico di droga il magistrato sa che non riuscirà a scovare tutti i trafficanti, ma solo quelli che si son fatti scoprire. Dovrebbe dunque lasciarli liberi per evitare di “colpirli più di altri” con una “decimazione”, in attesa di acciuffare tutti quelli esistenti in natura?

In ogni caso è falso che il Pool ignorasse la naturale selettività delle indagini, circoscritte inevitabilmente ai casi supportati da prove. Infatti prima Gherardo Colombo (su Micromega, estate ‘92) poi l’intero pool (proposta di Cernobbio, settembre ’94) suggerirono una soluzione che facesse affiorare tutto il sommerso, liberando la politica dai ricatti incrociati: una clausola di non punibilità a chi confessava tutto, revocabile nel caso in cui si scoprisse che il tutto era solo una parte. Ma furono presi a maleparole dall’intera Casta, terrorizzata dall’emersione dell’iceberg tangentizio. Strano che lo “storico” Romano l’abbia dimenticato. Del resto, nella stessa lezione, l’ambasciatore sostiene che il decreto Conso del marzo ’93 che depenalizzava il finanziamento illecito fu affossato dal “grave pronunciamento televisivo dei procuratori di Milano”, roba da colpo di Stato.
In realtà è il decreto Biondi del ’94 che fu ritirato per la retromarcia di Fini e Bossi dopo un comunicato letto in tv da Di Pietro circondato dal resto del Pool. Il decreto Conso, un anno prima, fu respinto dal presidente Scalfaro perché interferiva col referendum sul finanziamento ai partiti fissato per il mese seguente: Borrelli si limitò a comunicare che, contrariamente a quanto detto dal premier Amato, il Pool non aveva mai chiesto di depenalizzare i fondi neri.

Romano conclude che anche oggi la magistratura “non fa il suo mestiere” perché fa “delle sue azioni giudiziarie contro Berlusconi la ragione della propria esistenza”. Bella battuta: in Italia s’iniziano ogni anno 3 milioni di nuovi processi penali e di questi solo 3 (un milionesimo) riguardano il premier, peraltro bloccati da due anni (lodo Alfano e legittimo impedimento). La prossima volta, anziché di storia, potrebbero invitarlo per una lezione di satira. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Il Crocifisso di Stefano Disegni
- da Linus
(Clicca sulle immagini per ingrandire la striscia)


disegni





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fifo

Signornò
da l'Espresso in edicola


La prossima volta che i presidenti della Repubblica, del Senato e del Consiglio vorranno ricordare una vittima di Tangentopoli, si spera che ne ricordino una vera. Non un politico corrotto e latitante, ma un imprenditore onesto che veniva escluso dagli appalti pubblici perché non pagava mazzette nella Milano da bere e da mangiare. Si chiamava Ambrogio Mauri, abitava a Desio, in Brianza. Nell'aprile del 1997 si uccise con un colpo di pistola al cuore per protestare contro il sistema delle tangenti, a cui si era sempre ribellato. Aveva 66 anni. Lasciò la moglie, tre figli e un'azienda che da mezzo secolo costruiva autobus e tram esportandoli in tutto il mondo, ma a Milano era regolarmente esclusa dalle gare dell'Atm. Aveva il brutto vizio di non ungere i partiti.

Quando partì l'inchiesta Mani Pulite, che falcidiò anche i vertici dell'Atm, Mauri andò a testimoniare davanti al pm Antonio Di Pietro. Il quale poi, quando lesse della sua morte, si ricordò di lui e partecipò al suo funerale, disertato da tutte le autorità. "I dirigenti corrotti dell'Atm", ricorderà Di Pietro, "gli avevano fatto una serie di soprusi. Era una vittima del sistema e fu uno dei primi e dei pochissimi a collaborare spontaneamente. La testimonianza andò benissimo. Col tempo si creò un rapporto di stima e amicizia. Ci veniva a trovare in Procura, ci incoraggiava ad andare avanti. Ci diceva: meno male che c'è Mani Pulite, grazie al vostro pool sono tornato a credere nella giustizia. Si era illuso che potessimo ripulire l'Italia. Invece, dopo Tangentopoli, è scattata la vendetta".
Nel 1996 Mauri fu escluso anche dalla gara bandita dall'Atm per la fornitura di cento autobus. Pochi mesi dopo scrisse poche parole su un biglietto: "Dopo Tangentopoli tutto è tornato come prima". E una lettera alla moglie Costanza: "Tu sei il mio primo e ultimo bene. Forse, se fossi stato più malleabile, le cose sarebbero andate diversamente e non ti avrei dato tutti questi problemi. Il mio suicidio è l'atto finale del mio amore". E si sparò. Anziché inviare un messaggio di cordoglio alla famiglia o partecipare ai funerali, durante le esequie i vertici dell'Atm convocarono una conferenza stampa per rivendicare l'"assoluta trasparenza" dell'ultima gara. I figli, che non avevano mai collegato il gesto paterno a quell'appalto, parlarono di "excusatio non petita".

Ecco, la prossima volta che le verrà il trip di cambiare nome a un parco di Milano, la sindaca Letizia Moratti potrebbe dedicarlo ad Ambrogio Mauri. La prossima volta che Renato Schifani cercherà una "vittima sacrificale di Tangentopoli" da beatificare in Senato, potrebbe raccontare la storia di Ambrogio Mauri. La prossima volta che a Giorgio Napolitano scapperà la voglia scrivere alla vedova di un uomo trattato con "una durezza senza eguali", Giorgio Napolitano potrebbe rivolgerla a Costanza Mauri. Risparmierebbe pure sull'affrancatura: la signora non abita ad Hammamet, ma a Desio (Brianza, Italia). 
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

Tutti in piazza per salvare la Costituzione - Sabato 30 gennaio, sit-in del Popolo Viola in tutta Italia. L'intervista a Gianfranco Mascia su Micromega.

sitin

Commento del giorno
di Roland - lasciato il 29/01/2010 alle 14:56 nel post Vertigini Italia 
Il mondo alla rovescia: i comici diventano serissimi, i politici pagliacci involontari.



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Marco Travaglio presenta il suo ultimo libro/DVD "Promemoria", e insieme a Peter Gomez ripercorre la storia del Paese da Tangentopoli alle stragi di mafia e ai ricatti incrociati della politica, fino all'attaco alla Costituzione.







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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 2 aprile 2009


La grande rentrée di Mario Chiesa in galera ha ingiustamente oscurato l’eterno ritorno di un altro big di Tangentopoli, appena meno famoso di lui: l’ex ministro dc Carlo Bernini, che aveva patteggiato a Venezia 1 anno e 4 mesi in appello per le mazzette sulle autostrade, dunque era subito tornato in attività alla guida della compagnia aerea Myair. L’altroieri Bernini, rimasto inspiegabilmente fuori dal Parlamento nonostante la condanna definitiva, è stato di nuovo indagato, stavolta a Vicenza, mentre la Guardia di Finanza perquisiva la sede di Myair e le abitazioni dei suoi amministratori. Reati ipotizzati: bancarotta, ricorso abusivo al credito, mancato versamento all’Erario di imposte dirette e contributi previdenziali per 18 milioni di euro.

Il governo Berlusconi non è rimasto inerte dinanzi all’impennarsi della corruzione. Infatti, a gentile richiesta del ministro Raffaele Fitto, il Guardagingilli Angelino Jolie ha sguinzagliato gli ispettori contro la Procura di Bari, che ha chiesto il rinvio a giudizio di Fitto per le presunte mazzette del gruppo Angelucci (pareva brutto ispezionare la Procura di Roma, che ha tenuto dentro per un mese due rumeni colpevoli di avere il Dna sbagliato). Così, se il gip di Bari non vorrà subire analoga ispezione, non avrà che da prosciogliere Fitto. Nemmeno l’informazione televisiva è rimasta insensibile al riaprirsi della piaga del malaffare: infatti l’altra sera Porta a Porta e Matrix si contendevano protagonisti e comprimari del delitto di Garlasco, con contorno di macchie di sangue e biciclette. Per non lasciare nulla di intentato.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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Le implicazioni delle proposte legislative per la salvaguardia dei diritti umani
Osservazioni della Commissione Internazionale di Giuristi sui disegni di legge C.2180 (d.d.l. Sicurezza) e C.2232 (conversione d.l. 11/2009, cosiddetto "decreto anti-stupri") presso la Camera dei Deputati.
Scarica il documento allegato

Una sinistra invertbrata di Perry Anderson (London Review of Books, 13 marzo 2009)

Noi, questa è la strada - Libera e Flare a Strasburgo per promuovere la lotta europea alle mafie
di Francesca M. Poli

L’apoteosi - di Carlo Cornaglia
Del Congresso è la chiusura,
oggi inizia l’avventura
del novello Pdl.
Volitive le mascelle,

al microfono è salito
una specie di Benito,
un incrocio molto raro
fra showman, palazzinaro...
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Neanche il più temerario degli sceneggiatori avrebbe ideato un personaggio come Mario Chiesa. Arrestato diciassette anni fa per tangenti, riarrestato oggi. Quella volta passò un mese a San Vittore in silenzio, come l’eroe di Strehler. Poi Bettino Craxi andò in tv a irriderlo chiamandolo “mariuolo”. E lui che si era svenato per far eleggere il povero Bobo, il figlio del capo, si infuriò al punto da chiamare i magistrati, accavallare le gambe, chiedere: “E’ pronto il registratorie? Adesso vi racconto una storia”.

Da quella storia nacque Tangentopoli, cioè la fine di tante cose e transitoriamente anche della  Prima Repubblica. Tutto incenerito da quel po’ di luce che per un paio di anni si accese sull’economia delle tangenti, gli intrecci dei poteri, il ruolo delle grandi aziende, la funzione estorsiva della politica, ma anche la sua sudditanza a quei poteri, a quel danaro.

Ora che sappiamo come è andata a finire quella storia, in questo bel clima di restaurazione e smemoratezza berlusconiana, ecco che rispunta Mario Chiesa, con il suo sorriso da schiaffi e la cingomma tra i denti. I magistrati dicono facesse “il collettore di tangenti”, proprio come allora. Quella volta i soldi li spillava a un’impresa di pulizia, questa volta li estrae direttamente dai rifiuti. E identica è la percentuale con la quale lavora, il 10 per cento, da distribuire cash ai complici, come un tempo gli aveva insegnato Bettino, il suo maestro, che oggi passa per uno statista, puro al 90 per cento.

Sarebbe bello che stavolta lo stesso temerario sceneggiatore, riprendendo i fili di quella storia, ci raccontasse il seguito. Tallonando Chiesa fino a quel prossimo momento cruciale, quando nelle sala colloqui del carcere, accavallando le gambe chiederà: “E’ pronto il registratore?”. E dal solito sorriso tirasse fuori tutto quel che mancava al suo primo (lunghissimo) verbale: “Adesso vi racconto il seguito”. Immaginate il panico. 

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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Immagine di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 20 febbraio 2009


Gli elettori italiani sono nati per soffrire. Di quelli del Pd già si sapeva (ora, per rincuorarli un po’ dopo gli ultimi rovesci, Enrico Letta annuncia una bella alleanza con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro). Quelli di destra invece erano abituati benino, nell’ultimo periodo, dunque meritavano anche loro una bella mazzata. Ha provveduto Gianni Alemanno, sindaco di Roma, annunciando che presto la Capitale dedicherà - a titolo di «doveroso omaggio e riconoscimento» - una strada a Bettino Craxi, «un grande leader che ha anticipato la modernizzazione del Paese. Un’esigenza oggi portata avanti dal Presidente Berlusconi». Sulla continuità fra Craxi e Berlusconi, niente da dire: la testimoniano anche i 23 miliardi di lire passati dai conti esteri del secondo a quelli del primo nei primi anni 90. Più controversa la questione del grande leader modernizzatore: forse Alemanno si riferisce alle due condanne per il magnamagna di Tangentopoli, o al rapporto debito-pil passato nei 4 anni del governo Craxi dal 70 al 92%, o all’alleanza coi generali argentini e col tiranno somalo Siad Barre, o alla fuga organizzata per sottrarre alla giustizia il terrorista palestinese Abu Abbas dopo il sequestro della nave Achille Lauro e l’assassinio di un ebreo paralitico americano. La via di Roma dedicata all’unico premier corrotto e latitante della storia dell’Occidente sarà quella antistante l’hotel Raphael. Una scelta non casuale: proprio lì, nell’aprile ’93 gli elettori delMsi, e poi di An e poi di Alemanno tirarono le monetine a Bettino urlando «via Craxi». Ora, finalmente, verranno esauditi.
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Sì alla vita, no alla tortura di stato - il 21 febbraio tutti a piazza Farnese
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L'Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi - Lo speciale di Italiadallestero.info

Il caso Mills
-
di Carlo Cornaglia
In Procura Mills ha detto:
“In aiuto del ducetto
tricky corners, dei trucchetti,
feci e i soldi benedetti
  
mi arrivarono sul conto.
Operai da finto tonto
per tenerlo fuor dei guai…
Falso testimone? Mai!
Leggi tutto



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Foto di Roberto CorradiZorro

l'Unità, 28 ottobre 2008


La piazza di Aulla, in Lunigiana, era dedicata ad Antonio Gramsci. Poi arrivò il sindaco Lucio Barani, socialista di andata e di ritorno, e pensò bene di farne un condominio: metà a Gramsci, metà a Bettino Craxi. Uno morto in Italia dopo anni di carcere per le sue idee, l’altro morto latitante in Tunisia per non finire in carcere per le sue ruberie. Nella piazza spuntarono due statue: una per commemorare degnamente l’illustre pregiudicato, una per ricordare le “vittime di Tangentopoli” (non gli italiani derubati, ma i politici ladri). Aulla venne pure dichiarata “comune dedipietrizzato”. Poi, fortunatamente, Barani finì il suo mandato e fu premiato con un seggio in Parlamento col Nuovo Psi, nelle liste di Forza Italia. Non potendo più fare il sindaco al suo paese, divenne primo cittadino in un comune limitrofo. Ora la nuova giunta di Aulla (un pateracchio Forza Italia-Udc-Pd-Sdi) ha deciso di mettere all’asta il monumento a Bettino e al suo bottino, scolpito nel marmo bianco delle cave di Carrara, un tempo usato da Michelangelo. Non per spirito polemico, anzi: “Continuo ad ammirare Craxi come statista e come politico”, assicura il sindaco reggente, l’Udc Roberto Simoncini, fra le proteste di Barani e di Bobo Craxi, figlio d’arte. “Ma i bilanci sono quelli che sono ed è necessario mettere in vendita i gioielli di famiglia, cioè i due monumenti. Dobbiamo fare cassa: contiamo di ricavare dalla statua di Craxi almeno 50 mila euro”. Diavolo di un Bettino: è l’unico politico al mondo che riesce a fare cassa sia da vivo che da morto.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Dall'Associazione Annaviva:
Vorremmo un albero per Anna anche a Brescia -
Nell'attesa che il Comune di Milano istituisca ufficialmente il Giardino dei Giusti e decida di dedicare un albero ad Anna Politkovskaja, l'associazione Annaviva avanza la stessa richiesta al Comune di Brescia, dove esiste un Parco della Pace
La lettera del presidente dell'Associazione Annaviva al Comune di Brescia

Il convegno: Contro gli zar del gas - Partecipano Garri Kasparov e Tatiana Yankelevich
29 ottobre 2008, ore 20.30 - Casa della Cultura, via Borgogna 3 - Milano
www.annaviva.com

Evaporati in una nuvola rock: Il libro con foto inedite che racconta la tournèe di Fabrizio De Andrè con la PFM (1978-'79)
- guarda il video della presentazione

Polvere di stelle -
di Carlo Cornaglia
Dietrofront del presidente,
l’uom che come parla mente,
un bugiardo di tre cotte,
vede giorno e dice: è notte,
  
vede notte e dice: è giorno,
vede un frigo e dice: è un forno,
vede un forno e dice: è un frigo,
per l’Italia un gran castigo...
Leggi tutto

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