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bandanaxSignornò, da L'Espresso in edicola

Un anno fa, sull’onda emozionale del terremoto, le bocche dei politici e i commenti dei giornali di ogni tendenza tracimavano di slogan sdegnati: “Chi ha sbagliato paghi”. Ora che la Procura dell’Aquila ha chiuso l’inchiesta con gli avvisi ai sette membri della commissione Grandi Rischi accusati di omicidio colposo, lo sdegno è tutto contro i magistrati. Stendiamo un velo pietoso su Berlusconi che irride alla presunta accusa a Bertolaso di “non aver previsto il terremoto” e minaccia di ritirare dall’Aquila la Protezione civile; su Bertolaso che, ormai impegnato nella sua protezione dai sospetti di corruzione, si dice “sbigottito”; e sul successore designato Franco Gabrielli, ex prefetto dell’Aquila, che accusa “i soloni che sostengono a posteriori la prevedibilità del terremoto”. Dinanzi al crollo del “miracolo” aquilano e dei loro rispettivi monumenti, sono comprensibilmente nervosi e poco lucidi.

Più preoccupante è che le stesse assurdità vengano da commentatori“indipendenti” come il vicedirettore del Corriere della sera Antonio Macaluso. Pure lui si domanda: “Si può prevedere un terremoto?”. E si risponde: “Nessuno, in nessuna parte del mondo, è riuscito in modo scientificamente provato a prevenire queste calamità”. Poi accusa il procuratore Alfredo Rossini di vellicare la voglia di “linciaggio”, roba da “rabbrividire”, per aver osato auspicare “un risultato conforme a quello che la gente si aspetta”. Ma la giustizia è “amministrata nel nome del popolo” ed è naturale che un magistrato auspichi di assicurarla fino in fondo. Non certo per affermare -come traduce Macaluso- “che siccome tanta gente vuol sentirsi dire che L'Aquila andava sgombrata prima di quella notte, sarà bene che i giudici si adeguino”.

In realtà l’indagine non coinvolge affatto la Protezione civile né la accusa di non aver previsto il terremoto o sgombrato la città. Sotto processo è la Grandi Rischi, che si riunì all’Aquila il 31 marzo e si chiuse con un comunicato memorabile: “Scopo dell'incontro è stato fornire ai cittadini tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane: attività costantemente monitorata, pur non essendoci nessun allarme in corso”. Comunicato così tradotto da Isoradio: “La comunità scientifica ha confermato che non c’è pericolo perché il continuo scarico di energia riduce la possibilità che si verifichino eventi particolarmente intensi”.In conferenza stampa il vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis (ora indagato), invitò gli abruzzesi a bersi un bel bicchiere di Montepulciano.

Così le sere successive, invece di restare in allarme dopo sei mesi di sciame sismico, gli aquilani andarono a letto tranquilli. Ora, se i terremoti sono imprevedibili, non si può prevedere né che ci saranno né che non ci saranno. Ma, anzichè tacere o dire “non sappiamo”, i cervelloni della Grandi Rischi previdero che non sarebbe successo niente. Risultato: 308 morti. Per questo la gente chiede giustizia. Per questo la Procura prova a dargliela. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

«¡Que vivan las companeras!». Le Siciliane vincono il Premio Alpi. E non dovremmo festeggiare?
Mafia, camorra, Fiat: è tutto alla faccia vostra!
 di Riccardo Orioles.
"Lavoratoriii..."- Ucuntu n.79 del 24 giugno 2010


sotto scaccoSabato 26 giugno, Roma, ore 21. Serata No bavaglio in occasione della presentazione del documentario "Sotto Scacco", di Udo Gumpel e Marco Lillo. Partecipano Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Lillo, Udo Gümpel, Roberto Scarpinato, Claudio Gioè. c/o Caffé Letterario, via Ostiense 95
Video: Dell'Utri e le relazioni con Cosa Nostra - Da ilfattoquotidiano.it , l'anteprima del documentario" Sotto Scacco".


No bavaglio
Il testo del Ddl
Contro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio a Roma, Piazza Navona - 
Tutti in piazza il 1 luglio L'appello della Fnsi
Voglioscendere partecipa alla maratona di Liberarete.tv per la diretta on line della manifestazione

 


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Buongiorno a tutti, facciamo una cavalcata tra le varie notizie che affollano i nostri pensieri a causa dell’affollamento sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei telegiornali, per cercare di capire se c’è una logica in questo guazzabuglio. Secondo me c’è una logica: il punto di partenza è un rapporto rivelato dall’Espresso del Consiglio d’Europa nel quale si mette il dito sulle piaghe della giustizia italiana, su quelli che sono i veri problemi della giustizia italiana e che sono, secondo la Corte europea di giustizia del Consiglio d’Europa, le ragioni per cui poi viene condannata l’Italia per denegata giustizia.

La non giustizia italiana
Per quale motivo, perché fa troppe intercettazioni? Perché si arresta troppo? Esattamente il contrario, perché c’è troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve, la prescrizione assurda perché continua a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio, la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare mai pedaggio, infiniti formalismi che sono la pacchia degli avvocati Azzeccagarbugli, soprattutto di imputati colpevoli, le condanne che anche quando diventano definitive, le rare volte non vengono eseguite, la famosa certezza del diritto e la famosa certezza della pena. (Leggi tutto)

Errata Corrige
Il nome del tizio agrigentino segnalato da Gian Antonio Stella per la promozione avuta dal ministro Alfano non è Ceresa, come erroneamente ho detto, ma Casesa. (m.trav.)

Segnalazioni

No bavaglio
Il testo del Ddl
La mobilitazione in video di artisti, giornalisti e intellettuali contro la legge bavaglio (da repubblica,it)
E adesso arrestateci tutti. Mercoledì 16 giugno assemblea straordinaria di Art.21. Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale - di Stefano Corradino (da articolo21.org)
No bavaglio day,  9 luglio 2010 Roma L'appello del Popolo Viola

La libertà di stampa e i libri
Piccola biblioteca della libertà - La pagina su Facebook
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato. Video-intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza autori del libro "L'agenda nera" (edizioni Chiarelettere).

Video - Marco Travaglio a Otto e Mezzo del 12 giugno
Marco Travaglio al Festival Collisioni 2010
(da radioradicale.it)

 

 


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natangelo

da "A" in edicola


Fino a due mesi fa, quando esplose lo scandalo della Protezione civile, la stragrande maggioranza degli italiani pensava che tutti i cittadini dell’Aquila avessero una casa, come il governo aveva promesso che sarebbe accaduto entro Natale. Poi l’indagine di Firenze, le intercettazioni con i gridolini di giubilo di imprenditori-sciacalli assetati di appalti sulla pelle dei morti hanno riportato all’Aquila qualche telecamera e qualche inviato dei grandi giornali. Così gli italiani hanno scoperto le sgradevolissime verità nascoste dietro la cartapesta della propaganda.

“L’Aquila - ha scritto Michele Brambilla sulla Stampa - è una città fantasma e il domani chissà quando arriverà. Il centro è morto. Non c’è una sola casa abitata. Le poche rimaste agibili non possono riaprire perché mancano i servizi - l’acqua, il gas - e perché c’è il rischio che crolli qualche edificio accanto. Quattro milioni di tonnellate di macerie attendono di essere portate via”. Tant’è che, dopo un anno di attesa, i cittadini guidati dal vescovo si sono armati di pale e carriole e han cominciato a fare ciò che l’invincibile armata di San Guido Bertolaso s’era scordato di fare: liberare il centro storico da detriti e calcinacci. Negozi e uffici sono chiusi. Idem i ristoranti e gli alberghi. Dei 67 mila residenti rimasti senza tetto dopo il terremoto, 13.408 abitano nelle “Case” (Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili); 4.295 nei “Map” (Moduli abitativi provvisori: casette di legno donate dalla Croce Rossa e dalla Protezione civile di Trento). Tutti gli altri si dividono fra alberghi sulla costa e caserme (7.332 aquilani), o sono ospiti di amici e parenti in case o roulotte (15 mila). Solo 27 mila son tornati nelle loro case: gli abitanti delle frazioni sparse intorno al centro storico, tuttora spettrale, pietrificato alla notte terribile del 6 aprile 2009.

Significa che non è stato fatto nulla? Assolutamente no, anzi. I nuovi edifici delle new town (progetto “Case”) sono più confortevoli dei vecchi container, triste strascico di altri terremoti, dal Belice all’Irpinia. Ma a che prezzo. In meno di un anno i costi delle new town sono lievitati del 40%: preventivo di 570 milioni, spese effettive di 800. Costo totale (e provvisorio) dell’emergenza: 1,4 miliardi. “Alla fine sarà il terremoto più caro di sempre”, spiega a Repubblica Teresa Crespellani, già docente di ingegneria geotecnica sismica a Firenze. La Protezione civile ha regalato 700 mila euro a una ditta privata solo per valutare l’agibilità delle case: compito che prima di Bertolaso era affidato ai tecnici del dipartimento a costo zero.

Ma quel che più offende è l’uso propagandistico ed elettorale che il governo ha fatto del terremoto e della ricostruzione (mai iniziata), spacciando uno sforzo normale e doveroso per un miracolo mai visto nel mondo, illudendo le popolazioni colpite, ingannando l’Italia, spacciando la Protezione civile come un’invenzione di San Silvio e San Guido, offendendo i friulani e gli umbri che diedero prova di laboriosità ed efficienza. E sprecando enormi risorse in opere inutili: pensiamo ai 500 milioni di euro buttati per attrezzare la Maddalena per il G-8 che non s’è mai tenuto, più gli altri milioni gettati per spostarlo all’Aquila, che di tutto aveva bisogno fuorché di ospitare le passerelle dei cosiddetti Grandi del Mondo.
Una recente inchiesta dell’Espresso ha rivelato che solo per le riprese televisive destinate a immortalare Berlusconi che consegnava le casette agli aquilani Palazzo Chigi ha buttato 300 mila euro: il doppio di quanto aveva speso il precedente governo Prodi in due anni per tutti i suoi eventi mediatici (in 17 mesi Berlusconi ha già speso 5 milioni di euro). Ciliegina sulla torta, la lettera del coordinatore Denis Verdini al Pdl d’Abruzzo alla vigilia della manifestazione di piazza San Giovanni: “Non posso credere che quella popolazione beneficiata non riempia cento pullman oltre a quelli già organizzati”. Popolazione beneficiata? 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Il video della presentazione di Ad personam a Roma, 22 marzo 2010 . Interventi di Piercamillo Davigo, Antonio Padellaro, Roberto Scarpinato e Marco Travaglio.

Commento del giorno
di laressi - utente certificato - lasciato il 6/4/2010 alle 18:49 nel post L'inciucio che vogliamo
Per un piatto di lenticchie Esaù si giocò la primogenitura, al Pd per fare opposizione basta sedere a tavola e..guardare come "mangiano".


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natangelo

C’è pure il caso che dopo aver scalato le vette della propaganda carismatica, issandosi sulle macerie de L’Aquila, sui morti, sulle tragedie dell’emergenza, incassando dirette televisive, carezze con telecamere, dichiarazioni commosse, funerali, spacciando promesse, lacrime e cantieri, il Cavaliere rotoli a testa in giù dentro ai burroni di queste nuove intercettazioni telefoniche e rivelazioni. Al fondo delle quali – oltre alle risate dei costruttori sciacalli – si rivela un sistema orizzontale di clientele che se ne frega di qualunque regola, si muove macinando appalti, promettendo ricompense, usando amicizie, appartenenze politiche, regali. Una rete che lega i costruttori ai politici, i politici agli spiccia faccende, gli spiccia faccende alle massaggiatrici.

E’ l’Italia berlusconiana rivelata in bianco e nero, depurata dalle luccicanze della propaganda, dal servilismo dell’informazione, dalle reciproche omertà di un sistema politico – maggioranza e opposizione intrecciate - che usa in gran parte le stesse agende, le stesse cene, le stesse modalità inclusive di casta, o cricca, o filibusta. Per spartirsi il denaro prima di tutto e poi il potere. Per assumere i figli, i cognati, le mogli, le amanti. Per scambiarsi favori. Per regalarsi automobili e orologi, week end e mobilia, passaggi in elicottero, prostitute. Divorando tutto il commestibile a cominciare dalle aragoste. 

Può pure non piacere, ma i nerissimi scenari di mafia che si intravedono sul palcoscenico dei processi – l’origine dei soldi, la nascita di Forza Italia, le trame della trattativa, eccetera - indignano fino a un certo punto l’opinione pubblica, avvalorano convinzioni, ma anche sospetti, sono permeabili alle più stravaganti teorie del complotto, generano scandalo, ma anche incredulità. Ma se è la pelle dei terremotati a entrare in scena – attraverso gli appalti concordati, gonfiati, spartiti dentro a uno scambio fraudolento di incassi economici e vantaggi politici - allora la musica potrebbe cambiare in fretta. E radicalmente. Trasformando uno volta per tutte l’indignazione in furore. 
(Vignetta di Natangelo)

Commento del giorno 
di laura - lasciato il 18/2/2010 alle 17:33 nel post De Luca e la condanna dimenticata
Avete sentito la battutona di Berlusconi?
B:"Chi compie reati è fuori dal partito!
giornalista sky: ma anche chi non è arrivato a sentenza definitiva?
B: si, anche se bisogna vedere da caso a caso.
Vuole vincere la sai l'ultima? Per me ci riesce.

Annozero Live: i vostri commenti alla puntata


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Vignetta di VotaFifo
da Antefatto.it

La salma di Kim Il Silvio è stata composta e mummificata nella terza camera del Parlamento italiano, la camera ardente di Porta a Porta, alla presenza dell’imbalsamatore ufficiale Bruno Vespa. Le laboriose operazioni hanno richiesto quasi tre ore e mezza di diretta, mettendo in fuga gran parte del pubblico di Raiuno. Nemmeno la desertificazione dei programmi sulle altre reti per costringere la gente a guardare solo lui ha sortito l’effetto sperato. I più hanno preferito qualunque cosa, persino L’onore e il rispetto con Gabriel Garko su Canale5 e la trentesima replica di Dirty dancing su Italia1, pur di non assistere alla raccapricciante decomposizione e ricomposizione del premier. E dire che martedì la platea televisiva era particolarmente nutrita: 28 milioni di persone. Di queste, ben 16 milioni sono transitate per qualche istante su Porta a Porta (i famosi “contatti”), ma solo una media di 3,2 milioni si è fermata lì. Nulla ha potuto il poderoso traino di Affari tuoi, che ha lasciato all’insetto una dote del 25% di share. Il tempo della pausa pubblicitaria e, alle prime note di Via col vento, la comparsa dell’asfaltato capino presidenziale in penombra ha messo in fuga quasi la metà del pubblico di Raiuno verso altri lidi. Solo il 13,4% ha deciso di sorbirsi il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni che vanta il 68% di consensi. In proporzione, meno di un terzo degli elettori della sua coalizione ha deciso di starlo a sentire: magari lo votano, ma non lo vogliono nemmeno vedere.

La fuga di telespettatori è proseguita incessante per tutta la serata (senza contare quelli che, essendosi addormentati, non son riusciti a cambiare canale): dopo il primo spot, gli iniziali 4 milioni si erano già ridotti a 2,5, con qualche successiva risalita fino a 3. Un’emorragia inesorabile che nemmeno il ritorno del pubblico alla fine delle partite, dei film e delle fiction è riuscito a compensare. Solo i quattro cosiddetti giornalisti presenti sul luogo del disastro (specialmente l’eroico Sansonetti) hanno totalizzato ascolti inferiori alla mummia del premier, con le loro domande persino più mortifere delle risposte. Naturalmente, se Kim Il Silvio piange, Mediaset ride: grazie a Porta a Porta e alla cancellazione di Ballarò, la prima serata è stata vinta da Canale5 e Italia1 (e per non far vincere pure Rete4, si è dovuta riesumare una boiata pazzesca come Selvaggi dei fratelli Vanzina).

E dire che il pover’ometto, nonostante i maggiordomi che lo assediavano, le ha provate tutte per bucare ancora una volta il video, come ai bei tempi, quando il grande comunicatore era ancora in vita. Il “sopralluogo” con insetto al seguito fra le betoniere e le gru del “più grande cantiere del mondo” è destinato a entrare nella storia della tv subito dopo i fratelli De Rege. La scena del premier che scopre l’edilizia antisismica e la illustra al mondo come una sua invenzione è meglio del Sarchiapone. Quando poi s’introduce nello chalet pagato dalla Provincia di Trento, se ne appropria e comincia a spalancare le antine della cucina componibile e l’armadio della camera da letto spiegandone l’uso ai terremotati, supera la Cuccarini nelle televendite della Scavolini, la più amata dagli italiani. E ancora :“Presto manderemo batterie di pentole, piatti, posate e bicchieri”, evidente omaggio a Vanna Marchi (che però in questi casi aggiungeva “cinque pentole antiaderenti a gratisss, siori e siore!”). La pronuncia “niu tauns” ricordava il miglior Arbore che pluralizzava tutto, anche i “tams tams”. Notevole anche il “ma quali casette in legno! Queste sono vere e proprie ville nelle quali tutti noi vorremmo abitare”: soprattutto chi ha la fortuna di averne sette in Costa Smeralda, due in Brianza, una sul lago di Como, una a Portofino, una alle Bermuda e un’altra ad Antigua.

Ma il top, pressochè inarrivabile, Kim Il Silvio l’ha toccato con l’annuncio: “Useremo il know how unico al mondo maturato con queste case, per costruire nuove carceri”. Qui l’audience, agonizzante nel resto del Paese, ha avuto un picco improvviso nei penitenziari. La promessa di nuove carceri prefabbricate in legno ha suscitato grande interesse presso i detenuti di oggi e di domani. Gli amici si vedono nel momento del bisogno.
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

da Micromega.net
La politica della devastazione di Angelo d'Orsi
Vespa fa slittare Ballarò. Pezzopane: "Propaganda indecente. Migliaia ancora senza casa"
Lo shock di Videocracy e il "fascismo estetico" di Andrea Inglese

Nel nome del Signore, obietta e dà dolore di Carlo Cornaglia
A Poznan son riuniti i farmacisti
cattolici e il Papa è intervenuto:
“Mi raccomando, non fate gli affaristi:
si spalanca l’inferno in un minuto

se, per seguire le leggi del mercato,
scordate l’adesione al magistero
e quello che la Chiesa vi ha insegnato.
Non c’è rosario né preghiera o cero...
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Vignetta di Franzaroli

Mosca tzé tzé
da Antefatto.it


Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei trentamila sfollati per il terremoto d’Abruzzo dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere più grande del mondo”, nonché l’opera di ricostruzione più rapida e imponente della storia dell’umanità. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo. A tenergli bordone c’è l’eccellentissimo Guido Bertolaso, il gran ciambellano della Protezione civile nonché “uomo della Provvidenza” che tutto il mondo ci invidia perché senza di lui non sapremmo proprio come fare: anche lui si loda e si imbroda a proposito della ricostruzione più rapida e imponente eccetera. La stampa al seguito registra e rilancia.

Peccato che non sia più in vita Indro Montanelli, che dopo il terribile sisma del 1980 in Campania e Basilicata, raccolse tra i lettori del suo Giornale (quello vero, non la tetra parodia oggi in edicola) un bel po’ di quattrini e consegnò ai terremotati di Castelnuovo di Conza un intero villaggio di nuove case, il “Villaggio Il Giornale”, inaugurato insieme all’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini 170 giorni dopo il sisma. Cioè soli 8 giorni dopo l’attuale ricostruzione più imponente e più rapida eccetera. Ma ci fu anche chi arrivò molto prima: lo staff di Giuseppe Zamberletti, democristiano lombardo concreto ed efficiente, che senza essere sottosegretario a nulla, ma in veste di commissario straordinario di governo, mise a frutto l’esperienza maturata nel 1976 in Friuli e riuscì a consegnare 150 chalet (identici ai 45 inaugurati ieri dal premier, anche se a pagarli è stata la provincia autonoma di Trento, governata da Lorenzo Dellai, centrosinistra) alla popolazione di Ariano Irpino, che aveva appena pianto 300 morti, riuscendo a seppellirli solo tre settimane dopo. Quando avvenne la consegna? Qualcuno, sentita la premiata ditta B&B, nel senso di Berlusconi & Bertolaso, dirà: sicuramente non prima di 170 giorni, altrimenti gli annunci del presidente del Consiglio e del capo della Protezione civile sarebbero nient’altro che balle. E i giornali che le registrano senza batter ciglio sarebbero nient’altro che uffici stampa. Bene, tenetevi forte: Zamberletti consegnò ad Ariano i primi prefabbricati appena 60 giorni dopo il terremoto e le 150 casette con giardino dopo soli 122 giorni, dando un tetto permanente a 450 persone: la metà dei superstiti. Cioè impiegò ben 40 giorni in meno della ricostruzione più imponente e rapida eccetera, per fare il triplo del migliore presidente del Consiglio degli ultimi 150 e del capo della Protezione civile che tutto il mondo ci invidia.

Con tre lievissime differenze, fra il 1980 e oggi. Primo: il terremoto in Campania e Lucania si estese per quasi due regioni intere, fece 3 mila morti (10 volte quelli d’Abruzzo), 9 mila feriti e 300 mila sfollati. Secondo: all’epoca la Protezione civile non esisteva: i soccorsi erano coordinati dalla radio della Rai, con le telefonate in diretta degli amministratori e dei cittadini. Terzo: scalcinata fin che si vuole, l’Italia era ancora una democrazia. E anche il politico più infame avrebbe esitato un po’, prima di pavoneggiarsi a favore di telecamera su un red carpet di cadaveri.
(Vignetta di Franzaroli)

L'approfondimento dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso


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Foto di l3m4ns da flickr.comZorro
l'Unità, 16 aprile 2009


Troppa sabbia nel cemento armato (si fa per dire). Stupore generale: chi l’avrebbe mai detto? In Abruzzo, poi, regione dotata di una classe politica così irreprensibile da aver avuto l’intera giunta arrestata nel ’93 (tutti assolti grazie all’abolizione del reato, tranne il presidente Salini, condannato per falso e dunque promosso deputato da FI e poi passato all’Udeur) e un altro governatore, Del Turco, arrestato l’anno scorso.

Ora i pm paventano infiltrazioni della camorra nella ricostruzione e il neogovernatore Chiodi s’indigna. Camorra in Abruzzo, ma quando mai? Bastava leggere un libro semiclandestino scritto da un ragazzo casalese, uscito tre anni fa. A pagina 236, nel capitolo «Cemento armato», il giovane scrittore scandisce il ritornello post-pasoliniano «Io lo so e ho le prove», poi butta lì: «Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia… attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma… Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi…». Quel giovane scrittore si chiama Roberto Saviano. E il suo romanzo «Gomorra». Lo celebrano tutti. Purché, beninteso, nessuno lo legga.
(Foto di l3m4ns da flickr.com)

Segnalazioni

La tv italiana gestita dagli uomoni Delta
- la video inchiesta di Enzo Di Frenna

Da Micromega.net
Ground Annozero di Furio Colombo
Il Presidente sciacallo di Pancho Pardi
L'editto praghese di Giuseppe Giulietti

Facebook scrive al Presidente della Repubblica contro la sospensione di Vauro. Undicimila firme - dal blog di Antonio Padellaro

Annozero tra sogno e... realtà - il video di Roberto Corradi

Le mafie a Milano. Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra nel profondo Nord
Partecipano: Nando dalla Chiesa, Gianni Barbacetto, Mario Portanova, Beppe Cremagnani
Milano, sabato 18 aprile - ore 15,30. Sala Consiliare, Consiglio di Zona 4, Via Oglio 18
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Rassegna di Criminologia 2009
Venerdì 17 e sabato 18 aprile al Palazzo Pretorio di Figline i primi due appuntamenti con il crimine e i misteri italiani.
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