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da Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2010


A proposito della portata eversiva delle cronache dall’estero, giunge notizia delle furibonde polemiche suscitate a Londra dalla visita di Mark Thompson, direttore generale della Bbc, al numero 10 di Downing Street per incontrare il portavoce del premier Cameron. La stampa britannica, alla vista della foto che immortala il numero uno della tv pubblica entrare nella residenza del primo ministro, fa notare che “l’appuntamento è del tutto irrituale, inedito e molto preoccupante”. Nessuno infatti è riuscito a trovare qualche precedente del genere. Il leader laburista Miliband chiede alla Bbc di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. E Thompson replica che “nell’incontro non è avvenuto nulla di compromettente per l’indipendenza della testata”. Tutto questo a Londra.

Ora fate un bel respiro, cercate di restare seri e pensate intensamente a Bruno Vespa e Augusto Minzolini, responsabili dell’informazione e approfondimento sulla prima rete della tv pubblica italiana. I due sono di casa a Palazzo Grazioli e nelle altre ville del Residente del Consiglio, ma questo è l’aspetto meno rilevante, anche se a Londra basterebbe a dare scandalo.  Figurarsi che si direbbe di loro in un altro Paese se si sapesse che il primo pubblica i suoi libri per la casa editrice di B. (Mondadori) e il secondo ha tenuto per anni una rubrica su un settimanale edito da B. (Panorama) prima che B. lo nominasse direttore del Tg1 ad personam. Nessun giornale e nessun Pd ha chiesto ai vertici Rai di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. Anche perché la richiesta andrebbe inoltrata a Masi, pure lui nominato da B. Masi del resto è occupatissimo: deve convincere Vespa a condurre il Festival di Sanremo con i colleghi Pippo Baudo, Emanuela Arcuri ed Elisabetta Canalis. Ma l’insetto fa il ritroso e non ha ancora sciolto la riserva: dipenderà dai décolleté della Arcuri e della Canalis, viste le tempeste ormonali senili che già lo colpirono in una celebre puntata di Porta a Porta dedicata ai seni siliconati e che sono riesplose l’altra sera al premio Campiello, quando lo sguardo lubrico dell’anziano satiro maculato si è posato sulle grazie di una giovane scrittrice trattata da velina.
 
In compenso la Rai seguita a ignorare le clamorose novità della politica, regalando praterie inesplorate a La7 di Mentana che ha quadruplicato gli ascolti con un vecchio e subdolo trucco sconosciuto al servizietto pubblico: dare le notizie (poi, certo, non vedere più la faccia e le camicie di Piroso aiuta). L’altra sera, mentre La7 seguiva passo passo la svolta di Fini e la crisi del governo B, l’insetto mandava in onda uno speciale Porta a Porta dedicato a Fiorello e alla sua signora.
Minzolingua invece sperimentava la nuova par condicio preelettorale facendo commentare il discorso di Fini a Gasparri e a Cicchitto, l’uno in rappresentanza del Pdl, l’altro della P2 (mancavano purtroppo i delegati della P3, trattenuti da un legittimo impedimento: sono tutti in galera). Ieri poi, vedendo B. in stato confusionale, gli ha dato la linea con un sapido editoriale dei suoi. Contro Fini, chi l’avrebbe mai detto (c’era pure La Russa, per par condicio). “Io – spiegava l’altro giorno Scodinzolini a Libero – cerco di fare un tg equilibrato, che dà spazio a tutti. I numeri sono abbastanza chiari”. Infatti il Tg1 perde ascolti a rotta di collo. “Io – proseguiva il fine umorista – ho dato un’anima al Tg1 e non sono affatto fazioso, ma pluralista, avendo come interlocutore il Paese”. Niente di meno. Infatti “abbiamo intervistato Bersani e anche Epifani”. Roba forte. E, beninteso, “quando non sarò d’accordo col premier lo dirò chiaramente”. Gliele canterà chiare. Ma già “in questi mesi abbiamo dimostrato di saper andare controcorrente, prendendo posizioni scomode”. Quasi tutte quelle del Kamasutra, ma soprattutto una: B. sopra e lui sotto. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Gran Bretagna: accuse al direttore della Bcc per la visita a Downogn Street - dalla Rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Video - Minzolini “travestito” da Berlusconi invade il Tg1: “Elezioni subito” (da ilfattoquotidiano.it

L'orsacchiotto, il triangolo e l'Europa - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
W il ponte - Ucuntu n.85 del 5 settembre 2010 

Il primo compleanno di Il Fatto Quotidiano - Dal 10 al 12 settembe a Marina di Pietrasanta (Lucca). Il programma della festa

Spezzano della Sila (Cs), 19 settembre, ore 18.30 - Incontro con Marco Travaglio nell'ambito della rassegna "Satira e libertà d'informazione", curata da Curzio Maltese. C/o anfiteatro del centro visite, parco nazionale della Sila.





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da Il Fatto Quotidiano, 25 maggio 2010


Sostiene Scodinzolini che il problema del Tg1 erano Maria Luisa Busi e Tiziana Ferrario, che “accompagnano le notizie con la mimica facciale e danno giudizi indiretti: questa è positiva, questa è negativa”. Ma ora il problema è risolto: la Ferrario l’ha rimossa lui e la Busi si è rimossa da sola. Resta Attilio Romita, quello che non ha mimica facciale nel senso che ride sempre, a prescindere, senza sapere perché, sia che annunci uno sterminio di massa, sia che informi di una manovra finanziaria da 25 miliardi, tuttovabenmadamalamarchesa. È come Calderoli: talmente giulivo di stare dove sta e mai avrebbe immaginato di stare che non riesce a trattenere la gioia incontenibile. Restano da chiarire un paio di punti. Primo: come facevano la Busi e la Ferrario ad “accompagnare le notizie con la mimica facciale”, visto che il Tg1 non dà notizie?

Per raccontare il caso, anzi la casa di Scajola, la Telepravda scodinzolina ha impiegato una settimana, il tempo di accertare che Sciaboletta fosse stato scaricato dal premier padrone, cioè politicamente morto: a quel punto, quando ormai i giornali di tutto il mondo avevano raccontato tutto, è arrivato anche il primo tg d’Italia, raccontando con tutte le cautele del caso che il ministro delle Attività produttive aveva scoperto che qualcuno gli aveva pagato la casa a sua insaputa e, per poterlo scovare e punire in tutta calma, si era dimesso. Nell’attesa, ammazzava il tempo con notizione del tipo: “Meglio dimagrire in fretta che un po’ per volta”, “Aspirapolvere miracoloso venduto porta a porta” (ma Vespa non c’entra), “Si chiama Pedibus, è un sistema per accompagnare i bimbi a scuola senza autobus”, “Sembrano vere, in realtà sono finte mucche d’autore”, “Che fine ha fatto la primavera?” (non ci sono più le mezze stagioni), “Si torna a parlare del coccodrillo del lago di Falciano”, “L’abbronzatura artificiale può dare dipendenza?”, “Anche le corde vocali invecchiano: per tenerle in forma, secondo gli esperti, cantare è uno dei messi più sicuri e va ancora meglio se si canta sotto la doccia”, “Arriva lo scanner per la scarpa su misura”, “Si chiama lyng down, consiste nello stendersi a pancia in giù nei posti più strani”, “Allarme obesità a Mosca” (a Palermo invece il problema è il traffico), “Chi non si è imbattuto nello stress del parcheggio in doppia fila?”, “È ora di cena, perché non parlare della pasta?”, “Gli stivali di gomma, un accessorio sempre più diffuso”, “Inventate le mutande anti-scippo”, “Allarme per la medusa quadrata”, “Del maiale non si butta via niente: la sagra del settore espone un cotechino da record”, “Un autista britannico è allergico alla moglie”, “Arrivano i corsi per maggiordomi” (tenuti alternativamente da Minzolini e da Vespa) e infine, a grande richiesta, “Tutti i segreti del peperoncino”.

Quando poi la notizia arriva a tradimento, provvedono le tecnologie a neutralizzarla. L’altroieri l’attore Elio Germano ha dedicato la Palma di Cannes “all’Italia, ma non ai suoi politici”. Il prode Vincenzo Mollica giura di aver inserito la frase nel suo servizio, ma purtroppo è sparita a causa di uno spiacevole “guasto tecnico”. Dicesi guasto tecnico il simpatico aggeggio inserito nelle attrezzature di montaggio per depurare i servizi da malaugurate critiche ai politici. Alle parole “contro” e “politici”, scatta automatico il taglio. Brevettato da Scondinzolini, il marchingegno ci è già stato richiesto dal governo russo dell’amico Putin, da quello bielorusso dell’amico Lukashenko e da quello libico dell’amico Gheddafi. Secondo e ultimo punto: abolita la mimica facciale davvero sgradevole delle Busi e delle Ferrario, che si fa per la mimica facciale di Minzolingua? Beneficia forse di una speciale dispensa dei vertici Rai? Se è vero che, come diceva Dostoevskij, dopo i 40 ciascuno è responsabile della faccia che ha, urge bollino rosso per segnalare alle famiglie la presenza della faccia di Minzo in fascia protetta, perché possano portare tempestivamente in salvo i minori. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Parlamento europeo pulito - La mobilitazione comincia a sortire i primi effetti (dal blog di Andrea d'Ambra)

Mercoledì 26 maggio, Pisa, ore 17.30 - Marco Travaglio presenta il suo ultimo libro Ad Personam (edizioni Chiarelettere) c/o stazione Leopolda, piazza Francesco Domenico Guerrazzi 

no bavaglioNo bavaglio
Firma l'appello contro il Ddl sulle intercettazioni
Video - Gli interventi dei direttori delle maggiori testate italiane all'incontro del 24 maggio alla FNSI (dal blog No all'informazione al guinzaglio)
Il testo del documento comune "Fermare il Ddl Alfano"
Video - Scalfaro: ddl intercettazioni inconstituzionale (da repubblica.it)


La libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
 Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE.

Video - Laterza: il controllo spetta agli editori (da repubblica.it)


 


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natangelo


Chi ha seguito dalle colonne de Il Fatto quotidiano gli ultimi sviluppi dello scandalo dei dossier del Sismi ha probabilmente capito perché con questi dirigenti il Partito Democratico non vincerà mai. Di fronte alla scelta di Silvio Berlusconi di permettere all'ex numero uno dei servizi segreti militari, Niccolò Pollari, d'invocare il segreto di Stato davanti ai magistrati che lo vogliono interrogare, il partito di Pierluigi Bersani non ha preso posizione. Eppure in ballo c'erano i diritti fondamentali dei cittadini. Decine di magistrati, giornalisti, intellettuali e persino qualche politico erano stati spiati e schedati dagli 007 solo perché considerati presunti avversari del premier: roba da paesi dell'est prima del crollo del muro. Ma davanti a tutto questo l'unica reazione dei vertici del Pd è stata il silenzio.

Bersani e gli altri, che si riempiono la bocca di chiacchiere sul paese reale e sulla necessità di riforme, di fronte a una simile (e pericolosa) violazione dei diritti civili dei cittadini non hanno detto una parola. Si tratta di un'omissione grave e significativa. Per fare politica è necessario avere dei principi irrinunciabili. Tra questi vi sono quelli (liberali) dello Stato di diritto. Solo rispettandoli e perseguendoli si può (eventualmente) cercare di trattare con gli avversari.
Purtroppo, per il centrosinistra e per il Paese, l'anziano gruppo di ex comunisti ed ex democristiani che ancora, per cause più che altro anagrafiche, occupa i vertici del Pd, questi principi (propri delle democrazie liberali) non li possiede. O li possiede solo in parte. Così la nomenklatura del Pd non sa indignarsi (perché non può), non sa sognare e non sa toccare le corde del sentimento. Detto in altre parole: non ha idee forti per le quali valga la pena combattere. Per questo perde. E continuerà a farlo.

Ps: Durante la messa di Natale una squilibrata ha spintonato il Papa facendolo cadere a terra. "Volevo solo abbracciarlo", ha sostenuto prima di essere sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio. La donna aveva già tentato lo scorso anno di raggiungere il Pontefice, ma allora era stata fermata dalla sicurezza.
Alle 20, in una telefonata al TG1, il premier Berlusconi, commentando la vicenda, ha detto di aver "pensato davvero che dobbiamo contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio".
Strumentalizzare politicamente il Papa e il gesto di una persona che, come recita un comunicato della Santa Sede, "manifesta segni di squilibrio", non è un comportamento  da presidente del Consiglio o da padre costituente. Chi ricopre importanti incarichi istituzionali ha l'obbligo di dire la verità, di ponderare le parole e di pensare alle loro conseguenze. E deve farlo qualunque tipo di maggioranza o numero di consensi abbia alle spalle.Se questo non avviene la democrazia si trasforma in una giungla dove vige solo la legge del più forte. E dove i sedicenti pompieri sono in realtà dei pericolosi incendiari.
(Vignetta di Natangelo)


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Segnalazioni

Il dopoCiancio - Ucuntu n.60 del 27 dicembre 2009

Commento del giorno
di Willy -  lasciato il 25/12/2009 alle 22:59 nel post Buon Natale da Voglioscendere
Questa mattina una comunista con un medaglione al collo raffigurante il giornalista Travaglio e brandendo il giornale "La Repubblica" si é avventata contro il Papa e lo ha travolto.



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Vignetta di Martuscelli da Il Vernacoliere

Tra una passeggiata elettorale e l’altra sui cadaveri d’Abruzzo, Al Tappone trova il tempo per
ricevere a casa sua gli aspiranti direttori Rai. Alcuni non si vedono entrare perché abitano già lì. Gli altri vorrebbero tanto. Come ha scritto il New York Times, i giornalisti italiani si dividono in due categorie: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lo faranno. Carlo Rossella, celebre per aver trapiantato col photoshop una ricrescita alla Cesare Ragazzi sulla pelata del padrone in una copertina di Panorama, è il numero uno di Medusa (Fininvest), dunque il presidente ideale per Raifiction: altro monumento equestre al conflitto d’interessi, per non far rimpiangere Saccà.

Augusto Minzolini, cronista della Stampa al seguito del Cainano nonché rubrichista di Panorama, è in pole position per il Tg1: giusto risarcimento per anni e anni di lavoro usurante (soprattutto per le ginocchia e la lingua). Se invece passasse C. J. Mimun, Belpietro andrebbe al Tg5 lasciando Panorama all’«amico Minzo». Sempre alte le quotazioni di Susanna Manidiforbice Petruni per Rai2. Peccato che tanti sforzi siano destinati al naufragio: un giornalista con la storia di Paolo Garimberti non potrà che respingere al mittente tutti i nomi usciti da casa Cainano. Senza contare che l’Authority, deputata a vigilare sul rispetto della legge Frattini, bloccherà tutto immantinente. Intanto Milena Gabanelli è stata deferita al Comitato Etico Rai per l’ultima puntata di Report, sgradita a Tremonti. E così Report ha messo a segno un altro scoop sensazionale: la Rai ha un Comitato Etico.
(Vignetta di Martuscelli - fonte: Il Vernacoliere)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Radio Meetup 265 intervista Luigi De Magistris lunedì 20 aprile alle 21.10 - ascolta in diretta

In corso - Ucuntu n.37 (18 aprile 2009)

Epurare Silvan


(Fonte: youblob TV)

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Vignetta di BandanasSilenzio. I tg di mezza sera del 6 aprile, a 24 ore dal terremoto: “Il Consiglio dei ministri riunito in via d’urgenza non ha stanziato fondi, ma ha osservato un minuto di silenzio”.

Visioni. Silvio Berlusconi fa la cosa giusta e non parte più per Mosca. Quando scende dall’elicottero sui luoghi terremotati si capisce che ha davvero preso la decisione all’ultimo momento: è ancora vestito come Putin.

Simboli. A L’Aquila sono crollati tutti e tre i luoghi simbolo di uno Stato decente (e antisismico): la Prefettura, sede del governo, l’ospedale, che vuol dire sanità pubblica, e la Casa dello Studente, l’istruzione. 

Priorità. L’abruzzese Marco Pannella è talmente colpito dal terremoto che si occupa solamente della sua candidatura alle prossime europee. Stavolta si è messo in testa che debbano eleggerlo i democratici. Non c’è una ragione plausibile. Salvo, a suo dire, che Goffredo Bettini, quello che di solito si vedeva di fianco a Veltroni, glielo aveva promesso. Adepti e psico-vittime del lagnoso Pannella sono mobilitati giorno e notte: raccolgono generi alimentari e fondi per spedirlo a Bruxelles.

Audience. Ieri il Tg 1 si è vantato di avere incassato un gran numero di ascoltatori, grazie al terremoto. Dispiace che proprio nei luoghi più devastati dal sisma funzionino così pochi televisori.

Ministri. Silvio Berlusconi via telefono con Bruno Vespa: “Profitto del collegamento dottor Vespa per avvertire i miei ministri che qui servono altri vigili del fuoco e volontari… Sono da lei Matteoli e Maroni? Glielo chiedo poiché non ho il televisore”.
(Vignetta di Bandanas)


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Vignetta di Molly BezzCon Gianni Riotta non serve il buonismo, bisogna essere cattivi: applausi della sala. Ecco, se l'altro ieri sera il ministro dell’Interno Bobo Maroni avesse pronunciato questa lapidaria sciocchezza, sul Tg1 del medesimo Gianni Riotta, non l’avremmo sentita e il nostro giudizio su Maroni avrebbe perso un notevole elemento per farsi più aspro e peggiorare.

Peggiora, ma non tanto, quello su Gianni Riotta che d’abitudine toglie il “viva voce” ai potenti quando fanno i bulli o dicono fesserie. Lo fa per prudenza. Perché ha una sincera fiducia nel futuro. Perché pur sapendo che le dichiarazioni del potere vanno sempre registrate e messe a disposizione dell’opinione pubblica - come insegnano da qualche anno alla sua università, la Columbia University di Nuova Yorche - ma tante volte è più utile non farlo, meglio soprassedere con un riassunto, dedicarsi all’elogio d’altri poteri, da  Napolitano in giù. Diciamo fino a Schifani.

Quando Silvio Berlusconi ha detto che da Obama non ci sarebbe andato, “perché io non faccio la comparsa, sono un protagonista”, Riotta non l’ha mandato in onda. E neppure la volta dopo, quando ha detto che per evitare gli stupri ci vorrebbe un soldato accanto a ogni bella donna, cosa che lui, Silvio, intendeva “come elogio alle belle donne italiane”.

E’ un caso di omertà giornalistica - evocativa di cupi tremori e sonni d’infanzia palermitana - che andrebbe studiata per singolare incoerenza con il look esibito a copertura. Perché certo serve a occultarla (quella cupezza) sotto l’allegria di una vasta familiarità con le copertine dei libri, delle quali Gianni Riotta sottilmente ragiona coadiuvato dalla sua bella postura in maniche di camicia.

Ignorando, nel suo zelo di inchini davanti al sole e ai piccoli re passeggeri, quel che (tuttavia) si dice alla Washington Post: “Le camicie hanno le gambe corte”.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni

La saga delle intercettazioni - Nasce oggi il nuovo blog di Bruno Tinti


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Vignetta di Roberto CorradiOra d'aria
l'Unità, 22 dicembre 2008

Per calcolare lo stato della libertà d’informazione in Italia, c’è un’ottima unità di misura: lo spazio dedicato dalla stampa e dai tg nazionali al processo in corso a Palermo a carico dell’ex capo del Ros e poi del Sismi, generale Mario Mori, e del suo vice, col. Mario Obinu, per favoreggiamento alla mafia a causa della mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Una cosina da niente. Nemmeno una riga, una parola sulle udienze che si susseguono da metà luglio. In aula non si vede quasi mai un cronista e non è mai entrata una sola telecamera. Una delle rare eccezioni è Lirio Abbate, il valoroso giornalista dell’Ansa che vive sotto scorta per le minacce mafiose dopo aver scritto “I complici” con Peter Gomez. Mercoledì ha firmato tre lanci d’agenzia sulla lunga deposizione del primo testimone d’accusa: il generale Michele Riccio, anche lui ex del Ros, che accusa Mori e Obinu di avergli impedito di catturare Provenzano 13 anni fa in un casolare di Mezzojuso indicato dal mafioso suo confidente Luigi Ilardo, poi assassinato da Cosa Nostra subito dopo aver accettato di collaborare con la giustizia.

Quella sera e nei giorni seguenti nessun giornale né tg nazionale ha ripreso la notizia. Il Tg1, per esempio, era molto impegnato a intervistare il produttore De Laurentiis sul nuovo film-panettone di Christian De Sica. Un vero peccato, perché Riccio ha raccontato di quando Ilardo incontrò Mori e gli avrebbe detto: “Le stragi non le abbiamo fatte solo noi della mafia, ma anche voi dello Stato”. Mori, anziché domandare spiegazioni o fare obiezioni, girò i tacchi e - sempre secondo Riccio - se ne andò senza dire una parola. Poi Riccio s’è soffermato su uno strano vertice nello studio Taormina: “Il mio difensore Carlo Taormina mi fece incontrare il senatore Dell'Utri, con la scusa di studiare le carte del suo processo. Passò a salutarci l'avvocato Cesare Previti (che poi non partecipò alla riunione, ndr)… Taormina mi chiese di dire, nei processi per mafia a Palermo, che Ilardo non mi aveva mai parlato di Dell'Utri”. Invece gliene aveva parlato eccome. Riccio - riferisce l’Ansa - non seguì l'amorevole consiglio di Taormina e mesi dopo gli revocò il mandato. Previti - ricorda Riccio - era presente da Taormina anche in occasione di un’altra riunione. Una presenza interessante, la sua, anche se “inattiva”, visto che - come ricorda Riccio - Previti conosceva bene Mori e “sovente veniva a trovarlo negli uffici del Ros”.

Di più: “Nel 1994 ho visto Mori che dal proprio ufficio spostava in un'altra stanza il piatto d'argento che gli era stato regalato da Previti, commentando con una battuta: ‘Cambiato il governo, si deve cambiare anche la disposizione del vassoio’…”. Dopo aver ricostruito il mancato blitz di Mezzojuso, Riccio riferisce i nomi che Ilardo gli fece prima di morire: nomi delle persone che gli risultavano legate a Cosa Nostra o agli amici degli amici, sulle quali non potè aggiungere altro perché fu ammazzato prima di mettere a verbale le sue dichiarazioni. E, fra gli altri, cita Dolcino Favi, il procuratore generale reggente di Catanzaro che un anno fa tolse a Luigi De Magistris l’inchiesta “Why Not”, e che in passato era stato in servizio a Siracusa. Favi - riferisce l’Ansa - sarebbe stato “gestito” da un avvocato di Lentini “molto legato a un uomo del boss Santapaola”. Dichiarazioni tutte da verificare, s’intende (il processo serve a questo). Ma piuttosto avvincenti e attuali. Peccato che nessuno le racconti.

Ps. Un mese fa, chi scrive fu condannato a 8 mesi di reclusione in primo grado per aver diffamato Previti riportando sull’Espresso il racconto di Riccio ai pm di Palermo sulla presenza dell’ex deputato nello studio Taormina il giorno della riunione fra l’avvocato, l’ufficiale e Dell’Utri. Il Tg1 diede la notizia con grande risalto. Ora che Riccio, in Tribunale, ha ribadito e arricchito il suo racconto, il Tg1 tace. Viva il servizio pubblico.
(Vignetta di Roberto Corradi)

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Etica, evitiamo una Caporetto
- di Roberto Scarpinato (CorrierEconomia, 22 dicembre 2008)

Pd e giustizia: Lucia Annunziata discute con Paolo Flores D'Arcais e Luciano Violante (In Mezz'ora, 21 dicembre 2008 - Rai3)


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