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Vignetta di BandanasSignornò

da l'Espresso in edicola

Dieci anni fa, terrorizzati dalle prime dichiarazioni dei pentiti sui mandanti esterni delle stragi e sulle trattative Stato-mafia, centrodestra e centrosinistra smantellarono la legge sui pentiti: drastica riduzione degli incentivi e tempo massimo di sei mesi per raccontare tutto. “Basta dichiarazioni a rate, i mafiosi dicano tutto subito”, cantavano in coro berluscones e progressisti sdegnati per la “memoria a orologeria” dei collaboranti. La legge passò a maggioranza bulgara in entrambe le Camere, presiedute da Nicola Mancino e Luciano Violante. Risultato: non si pentì quasi più nessuno, anzi molti si pentirono di essersi pentiti. Ora si scopre che, per quanto lenti a ricordare, questi erano fulmini di guerra a confronto di certi politici. Tipo Mancino e Violante.

Mancino, vicepresidente del Csm, seguita a contraddirsi sul presunto incontro con Paolo Borsellino il 1° luglio ‘92 (annotato nel diario del giudice, assassinato due settimane dopo): ora lo esclude, ora non lo ricorda, ora lo riduce a fugace stretta di mano, ora - almeno a sentire Giuseppe Ayala, altra memoria a orologeria - lo conferma. Intanto, 17 anni dopo, rammenta di avere respinto possibili trattative con la mafia (senza spiegare chi gliele prospettò e perché non le denunciò). Poi fa marcia indietro. Ma Violante lo supera. L’ex campione dell’antimafia progressista - tomo tomo cacchio cacchio, direbbe Totò - si presenta alla Procura di Palermo per rivelare con 17 anni di ritardo che, dopo Capaci e via d’Amelio, il colonnello Mario Mori, allora vicecapo del Ros, gli propose di incontrare l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, intermediario di una trattativa fra i carabinieri e il duo Riina-Provenzano. Rivelazione più spintanea che spontanea: il Corriere ha appena informato che Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, ha raccontato ai pm che suo padre chiese una “copertura politica totale” alla trattativa: da Mancino per il governo e da Violante per la sinistra. Violante dice di aver rifiutato il faccia a faccia e di aver chiesto a Mori se avesse informato la Procura. Ma, alla risposta negativa (“è cosa politica”), si guardò bene dal farlo lui.

E dire che a Palermo stava arrivando il suo amico Caselli, lasciato all’oscuro di tutto. E dire che Violante presiedeva l’Antimafia, competente sulle “cose politiche” di mafia, con i poteri della magistratura. E dire che nel ’93 Caselli interrogò Ciancimino sui suoi rapporti con l’Arma. E dire che nel ’96 Giovanni Brusca, al processo sulle stragi, svelò la trattativa Riina-Ciancimino-Ros con tanto di “papello”. E dire che Mori fu imputato di favoreggiamento mafioso per non aver perquisito il covo di Riina (assoluzione) e non aver catturato Provenzano nel ‘96 (processo in corso). Le rivelazioni di Violante sarebbero state molto utili, in quei processi. Ma Violante taceva e faceva carriera, anche a colpi di antimafia. Se i pentiti devono “dire tutto subito”, Violante ha impiegato 17 anni per ritrovare la memoria. Non è mica pentito, lui.
(Vignetta di Bandanas)

Segnalazioni

Chi ha paura di Silvio Berlusconi? di Geoff Andrews (Open Democracy, 28 luglio 2009)

Traduzione a cura di Italiadallestero.it


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Vignetta di BandanasOra d'aria
da l'Unità del 27 luglio 2009

L´ultima Ora d´aria sulle trattative Stato-mafia del 1992-`93 si chiudeva con un invito ai signori delle istituzioni: "Per favore, ci raccontate qualcosa?".
In sette giorni Mancino, Violante, Ayala e Martelli han raccontato qualcosa, lasciando intendere che in certi palazzi si sa molto più di quanto non sappiano i magistrati e i cittadini. Ogni tanto se ne distilla una goccia. Quando non se ne può fare a meno. Ciancimino jr. racconta che nell´autunno ´92 il padre Vito, per trattare col colonnello Mori, pretendeva una "copertura politica" dal ministro dell´Interno Mancino e dal presidente dell´Antimafia Violante.
A 17 anni di distanza, Violante ricorda improvvisamente che Mori voleva fargli incontrare Ciancimino, ma lui rifiutò. Peccato che non l´abbia rammentato 10 anni fa, quando Mori fu indagato a Palermo (favoreggiamento mafioso) per la mancata perquisizione del covo di  Riina (assoluzione) e la mancata cattura di Provenzano (processo in corso).

Mancino nega da anni di aver incontrato Borsellino il 1° luglio ´92, esibendo come prova la propria agenda e smentendo così quella del giudice assassinato. Ma ora viene sbugiardato da Ayala: "Mancino mi ha detto che ebbe un incontro con Borsellino il giorno in cui si insediò al Viminale (1° luglio `92, come segnò il giudice, ndr): glielo portò in ufficio il capo della polizia Parisi. Mi ha fatto vedere l'agenda con l'annotazione".
Intanto Mancino svela a Repubblica che nel ´92 disse no a trattative con la mafia, ma senza rivelare chi gliele propose. Poi, sul Corriere, fa retromarcia: "Nessuna richiesta di copertura governativa". E l´incontro con Borsellino? Prima lo nega recisamente: "Non c´è stato. Ricordo la chiamata di Parisi dal telefono interno: `Qualcosa in contrario se Borsellino viene a salutarla?´. Risposi che poteva farmi solo piacere, ma poi non è venuto". Poi si fa possibilista: "Non posso escludere di avergli stretto la mano nei corridoi e nell´ufficio... non ho un preciso ricordo". Cioè: ricorda un dettaglio marginale (la chiamata di Parisi), ma non quello decisivo (l´erede di Falcone appena assassinato si perse nei meandri del Viminale o trovò la
strada del suo ufficio?). Poi torna a negare:"E´ così, ho buona memoria. Del resto c´è la testimonianza del pentito Mutolo: Borsellino interruppe l´interrogatorio con lui per andare al Viminale e tornò stizzito perché anziché Mancino aveva visto Parisi e Contrada". Scarsa memoria: Mutolo afferma che Borsellino tornò sconvolto perché gli avevano fatto incontrare Contrada, non perché non avesse visto Mancino (anzi, scrisse nel diario di averlo visto).

Resta poi da capire perché, fra Capaci e via d´Amelio, mentre partiva la trattativa Ros-Ciancimino, ci fu il cambio della guardia al governo. "Io e Scotti - ricorda l´allora Guardasigilli Claudio Martelli - eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di darle il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall´Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli, che però dice no". Signori delle istituzioni, siamo sulla buona strada, ma si può fare di più. A quando la prossima puntata?
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Firmare un libro non basta (un'iniziativa speciale di Chiarelettere per la sicurezza sulle strade) - di Elena Valdini

Italia, con una bella dormita passa tutto - di Shukri Said (El Pais 10 luglio 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info


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