.
Annunci online

abbonamento
94
commenti


 

Signornò, da L'Espresso in edicola

Come se non ci fosse abbastanza confusione sotto i cieli della politica, giunge a proposito la polemica di mezza estate intorno a Enrico Berlinguer. L’ha innescata quel diavolo di Tremonti, elogiando i suoi “scritti del 1977 sull’austerity”. Tarantolata come il vampiro dinanzi all’aglio, la sempre equilibrata sottosegretaria Stefania Craxi ha versato litri di bile sul ministro dell’Economia del suo governo in una lettera al Corriere della sera: “Berlinguer non credeva una parola (sic, ndr) di quello che scriveva”, il suo “Pci ha sempre rappresentato il partito della spesa”, poi fu “messo ko da Craxi” e allora “inventò l’austerità e il moralismo per nascondere l’isolamento in cui la sua fobia verso i socialisti aveva condotto il Pci”.

L’indomani Emanuele Macaluso le ha ricordato qualche data che, nella fretta, le era sfuggita: “Berlinguer pronunciò quel discorso il 16 gennaio 1977, quando Craxi era segretario del Psi da soli sei mesi” e nemmeno volendo avrebbe potuto metterlo ko. Intanto però un’altra autorevole vestale del socialismo, Fabrizio Cicchitto, aveva scritto alla Stampa per associarsi alla Craxi e dissociarsi da Tremonti. A suo dire, Berlinguer “cavalcò la questione morale, poi tradotta dai suoi eredi in giustizialismo, malgrado il Pci fosse finanziato irregolarmente dal Pcus e altre fonti eterodosse” e “negli anni '70 spingeva per forti aumenti di spesa pubblica”. Altro che austerity. Parola di un signore che, grazie alla tessera P2 numero 2232, di finanziamenti eterodossi dovrebbe intendersi un bel po’.

Ma la leggenda nera di Berlinguer capo del “partito della spesa”, antiquato e passatista, messo ko dal più “moderno” Craxi è molto diffusa anche a sinistra. Basti pensare alle corbellerie pro-Craxi e anti-Berlinguer pronunciate in questi anni da Fassino, D’Alema, Violante e Veltroni. La storia insegna l’opposto: negli anni '70, compresi i due del compromesso storico, il debito pubblico era sotto controllo: 50-60% del Pil. Fu negli anni '80, col Caf al governo e il Pci all’opposizione, che balzò al 120: il maggior incremento lo registrò proprio nei quattro anni del governo Craxi (dal 70 al 92%). Il ko di Craxi a Berlinguer, poi, è pura barzelletta. Se l’ex Pci sopravvisse alla Prima Repubblica, lo deve essenzialmente al ricordo di Berlinguer, unico leader della sinistra rimasto nel cuore degli italiani. Intanto il Psi veniva annientato dalle ruberie craxiane. E ora quel poco che ne resta è annesso al Pdl, dove la signora Craxi siede comodamente in poltrona, scambiando Storace per Turati e la Santanchè e la Mussolini per la Kuliscioff. Significativamente il dibattito su Berlinguer è circoscritto entro i confini del Pdl. Il Pd ha altro da fare: perso per strada Tony Blair, faro dei “riformisti” nostrani (dopo i trionfi irakeni ed elettorali, ha appena fondato una banca per super-ricchi), si accapiglia intorno a un rovello epocale: invitare o no alla sua festa il leghista Cota? Vivo entusiasmo nella base. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro) 





67
commenti





Signornò, da L'Espresso in edicola 

Sulla sparata di Giulio Tremonti che paragona la Puglia di Nichi Vendola alla Grecia, bocciandone il piano di rientro dal deficit sanitario, si può sospettare tutto il peggio possibile. La Puglia è l’unica regione del Sud che non ha la sanità commissariata e difficilmente il ministro l’avrebbe accostata jettatoriamente alla Grecia se fosse governata dal Pdl. Il fatto poi che all’uscita tremontiana si sia associato il ministro delle Regioni Raffaele Fitto, corresponsabile dello sfascio della sanità pugliese (è imputato per tangenti di Angelucci in cambio della privatizzazione di servizi sanitari) e nemico acerrimo di Vendola che una volta l’ha battuto e l’altra ha sbaragliato il suo clone Rocco Palese, si commenta da sè.

Ma il sospetto che Tremonti e Fitto abbiano torto non significa che Vendola abbia ragione. Non basta rispondere alle accuse definendole un “sabotaggio politico, economico e sociale contro la Puglia”. Ai numeri di Tremonti, il governatore-poeta che si dice lusingato dalla definizione di “Obama bianco” e si candida alla leadership e alla premiership del centrosinistra dovrebbe rispondere con altri numeri. Se li ha.
Numeri che siano in grado di spiegare perché la sua regione sia riuscita a spendere solo il 40,6% dei fondi “Fas” (addirittura meno della disastrata Campania) e perché nel dicembre scorso avesse accumulato una perdita di esercizio nella sanità di 1 miliardo, di cui 350 milioni solo nel 2009. Buttarla in politica o prendersela con il malgoverno precedente lascia il tempo che trova, visto che l’Obama bianco governa da cinque anni e, proprio nel settore cruciale della sanità non ha certamente brillato: il suo primo assessore, Alberto Tedesco, nominato in pieno conflitto d’interessi (la sua famiglia forniva protesi sanitarie alle Asl), è finito indagato per corruzione e s’è rifugiato in Senato prima di incappare in guai peggiori; e il suo ex vicepresidente Nicola Frisullo è stato arrestato perché trafficava con Giampi Tarantini, altro ras delle protesi sanitarie, che gli forniva escort in omaggio.

Restano poi da spiegare gli scambi di smancerie fra Nichi e il cappellano berlusconiano don Luigi Verzè, patròn del San Raffaele e ras della sanità privata all’italiana (fondi pubblici, guadagni privati). Ora, prevenuto finchè si vuole, Tremonti contesta a Vendola una mossa che sa tanto di clientelismo Ancien Regime: l’assunzione a tempo indeterminato di 8 mila precari tra dirigenti medici e infermieri da società esterne ora internalizzati nelle Asl: il tutto deciso il 10 febbraio, ultima seduta del vecchio consiglio prima delle elezioni regionali, con l’astensione del centrodestra timoroso di perdere voti preziosi. Se Vendola, come ripete a ogni pie’ sospinto, vuole davvero “sparigliare i giochi nel centrosinistra” e addirittura “rivoluzionarne il linguaggio”, risponda a Tremonti cifra su cifra. Imbarcare masse di precari puzza di vecchia sinistra. E gridare al “sabotaggio politico”, di vecchia Repubblica.
(Striscia di Fifo)

E sarà sempre così, inguaribile il Pd... - Le poesie di Carlo Cornaglia
Dal matrimonio infame fra i Dc
e gli orfani del celebre Baffone
è uscito quel rachitico Pd,
inabile a governo e opposizione.

D’accordo, governare è complicato,
bisogna aver programmi condivisi,
un capo che da tutti sia accettato,
disegni semplici, passi decisi.
(leggi tutto)


276
commenti


Buongiorno a tutti, oggi ci armiamo di pallottoriere e proviamo a fare una manovra finanziaria un po’ meno iniqua di quella che sta varando il Governo Berlusconi, Berlusconi che tra l’altro non sa più se è il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio perché l’altro giorno pretendeva che la manovra la firmasse prima Napolitano. Ha detto: aspetto l’ok del Capo dello Stato per firmarla; gli hanno fatto presente che non si fa così, prima la deve firmare lui e poi la firma eventualmente il Capo dello Stato. Eventualmente si fa per dire, diciamo regolarmente.

Lacrime e sangue
Perché non la voleva firmare? Perché voleva evidentemente, dopo averla attribuita per giorni e giorni all’Europa e a Tremonti, condividere la responsabilità tra l’Europa, Tremonti e Napolitano e lui dire che non c’entrava niente, tant’è che l’aveva firmata dopo.
Evidentemente, dopo aver citato il Duce, crede di essere già il Duce e invece ancora le forme vanno rispetto e quindi in teoria prima il Governo e il Parlamento fanno le leggi e poi il Capo dello Stato le firma, anche se va detto che con questa malabestia della cosiddetta moral suasion di cui abbiamo parlato infinite volte, il Presidente della Repubblica ha autorizzato il governo a pensare che in fondo si possa fare anche così e cioè che il Capo dello Stato viene consultato prima e non dopo l’approvazione delle leggi, partecipa, come pare stia facendo, con suggerimenti al confezionamento delle leggi medesime e così quando arrivano sul suo tavolo dovendo dire o sì o no, spesso non può dire no, si sente in imbarazzo a dire no perché ha partecipato al confezionamento delle leggi. E' una vecchia storia di cui continuiamo a occuparci, mi pare, praticamente soltanto noi. (leggi tutto)
 

Segnalazioni

Libri per la libertà - Dal 31 maggio al 6 giugno una settimana di reading nelle librerie di tutta Italia contro il Ddl intercettazioni e in difesa della libertà di informazione, di opinione e di stampa. 
Lunedì 31 maggio, ore 17 evento di apertura al Teatro Quirino di Roma con Corrado Augias, Carlo Bernardini, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Guido Crainz, Rosetta Loy, Valerio Magrelli, Alessandro Pace, Antonio Pascale, Christian Raimo, Stefano Rodotà, Giovanni Sartori, Tiziano Scarpa, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Chiara Valeri e molti altri.


Giuseppe Laterza: "Una settimana di libri per le libertà" (da articolo21.org)
 

 

 


continua

138
commenti


bertolottidepirro

Finalmente. Da tempo immemorabile auspicavamo un severo monito o un accorato appello del presidente della Repubblica contro gli scandali che quotidianamente si susseguono nella vita politica ed economica e finanziaria e istituzionale e religiosa italiana, e finalmente Giorgio Napolitano ha trovato le parole giuste per una dura reprimenda. A Francesco Totti.

Crollano le Borse di tutta Europa. Il ministro dell’Economia, dopo aver detto per mesi che andava tutto benissimo, informa il Parlamento di una manovrina finanziaria da 25 miliardi davanti a 50 assonnatissimi deputati su 630. Il ministro dello Sviluppo Economico lascia il governo per dare la caccia al mascalzone che gli ha pagato la casa senza dirgli niente. Il coordinatore del maggiore partito di governo è due volte indagato per corruzione, ma non si dimette perché “le dimissioni non appartengono alla mia mentalità” (è la sua religione che gliele impedisce). Il sottosegretario alla Protezione civile ovviamente indagato per corruzione convoca una conferenza stampa per rassicurare che lo scandalo della Protezione civile è tutto un equivoco.
Il governo dei sette indagati (senza contare quelli nella maggioranza) finge di varare una legge anticorruzione e intanto si applica a vietare ai magistrati di fare le indagini sulla corruzione e ai giornalisti di raccontarle. La maggioranza litiga su tutto, anche sull’Unità d’Italia. Sindaci leghisti tentano di affamare bambini poveri perché i loro genitori non hanno i soldi per la mensa scolastica. Si scopre che i servizi segreti – già implicati in ogni genere di depistaggio su tutti i misteri d’Italia, nelle trattative con la mafia e nelle stragi del 1992-’93 – c’entrano pure con l’attentato dell’Addaura a Giovanni Falcone. E il capo dello Stato, sempre in sintonia con il Paese, che fa?

Reduce dall’impresa dei Mille, dichiara guerra a Totti, fantasista della Roma, per aver rifilato un calcione a Mario Balotelli, attaccante dell’Inter. Roba grossa. Tale da far vibrare di sdegno il massimo rappresentante della Nazione. Che, calibrando una a una le parole, scandisce: “Il fallo di Totti su Balotelli è una cosa inconsulta”. Gliele ha cantate chiare. Ora nessuno oserà più accusare il Presidente di eccessiva prudenza o acquiescenza nei confronti del governo. Napolitano, sempre vigile, ha subito individuato fra le mille la vera emergenza nazionale: lo scazzo Totti-Balotelli.  A questo punto una semplice squalifica del falloso e intemperante calciatore romanista non può bastare. Occorre un tavolo per le riforme condivise della giustizia sportiva, finalizzate a raggiungere l’obiettivo di espulsioni condivise che, superando le divisioni fra le squadre, aiutino il Paese a superare le contrapposizioni preconcette, in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia.

E che nessuno si azzardi a “tirare per la giacchetta” gli arbitri chiedendo loro di fischiare quando un calciatore commette un fallo o segna in fuorigioco. A ogni fischio contro la Roma, per dire, dovrà immediatamente seguirne, in nome della par condicio, uno contro l’Inter, anche se nessun interista ha commesso fallo. E viceversa. L’ideale sarebbe un arbitro liberista e riformista, cioè che non fischia mai e lascia passare tutto: se fischia soltanto i falli e non anche i non-falli, presta il fianco al sospetto di avercela solo con chi commette falli e non anche con chi non li commette, e viene accusato di accanimento, persecuzione, partigianeria, giacchetta rossa o fischietto nerazzurro. Se poi le forze politiche, nel tavolo delle riforme condivise, volessero direttamente abolire i falli e/o vietare l’uso del fischietto, gli arbitri si aggirerebbero per i campi raccogliendo margherite e cicorie condivise, evitando così espulsioni non condivise, contrapposizioni preconcette e polemiche inopportune. Le partite e i campionati li vincerebbe sempre la stessa squadra, quella che scende in campo col kalashnikov e il machete, ma sempre in un contesto condiviso, come ai bei tempi di Luciano Moggi.    
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

AD PERSONAMMarco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere).
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Roma, 9 maggio, ore 20.30
C/o Circolo degli Artisti, via Casilina vecchia 42.
Marco Travaglio sarà intervistato da Franco Rina, direttore di CinemadaMare.

Il calendario delle presentazioni di Ad personam






193
commenti




 

Testo:
Buongiorno a tutti oggi volevo parlarvi di riforme, non di quelle che servirebbero all’Italia perché di quelle sappiamo praticamente tutto, basta guardarsi intorno per rendersi conto cosa ci servirebbe, ci servirebbero, l’ha ripetuto anche Michele Ainis recentemente a Annozero, leggi dure contro i conflitti di interessi, contro la gerontocrazia nella pubblica amministrazione per il ricambio delle classi dirigenti, servirebbero riforme per rilanciare la produzione verso quella gigantesca prateria che è la green economy, tutto il discorso che da anni sta facendo Beppe Grillo insieme ai suoi collaboratori e consulenti, quindi non sto qui a ammorbarvi perché ne sapete sicuramente più di me! E quello di cui si parla è l’ordine del giorno in tutte le democrazie dove ci siano dei politici, non dico giovani, almeno contemporanei e non fossili, volevo invece parlarvi delle riforme che si stanno discutendo nei palazzi della politica e che mobiliteranno l’attenzione della gente nei prossimi mesi perché c’è un tale surplus di parole, soprattutto anche di parole d’ordine che alla fine si rischia di non capire più di cosa stanno parlando. (leggi tutto)

Segnalazioni

La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Caimano bollito in salsa verde - Le poesie di Carlo Cornaglia
Le regionali crede d’aver vinto
visto che ha chiuso in un’enclave i rossi
e, invece, è il suo partito il caro estinto
a causa dei padan di Umberto Bossi.

La rossa primula dei tribunali
per le riforme che produrre agogna
si consegna ai leghisti suoi sodali,
mentre l’opposizion l’inciucio sogna
(leggi tutto)
 


continua

263
commenti




Testo:
"Buongiorno a tutti, c’è tanta carne al fuoco e è difficile scegliere un tema per il Passaparola di oggi, perché ce ne sarebbe da dire un po’ dappertutto: dall’attacco incredibile all’informazione libera, all’attacco alla legalità che sta per essere perpetrato con il cosiddetto scudo fiscale, che in realtà è un gigantesco condono fiscale e non soltanto fiscale, come vedremo.
Sull’ultimo attacco del governo alla trasmissione Annozero non penso di essere la persona più titolata a parlare perché, sia pure come ospite indesiderato dai vertici RAI, sono parte in causa.
Volevo soltanto fare notare una cosa: quando il Ministro Scajola e il Sottosegretario Romani annunciano che convocheranno il Consiglio di amministrazione della RAI e i massimi dirigenti dell’azienda per verificare il rispetto del contratto di servizio, dicono una cosa che va molto oltre tutto quello che è avvenuto in questi quindici anni: le censure, le epurazioni, gli editti bulgari, quelli post/bulgari, quelli pre bulgari...LEGGI TUTTO

Gli approdondimenti dalla rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Apprendiamo con vero piacere e non senza stupore che anche quest'anno la rete ha portato voglioscendere alle votazioni finali dei Macchianera Blog Awards.

Le candidature che ci riguardano sono 4:

- Miglior blog 2009
- Miglior blog di opinione
- Miglior blog giornalistico
- Miglior blog di un Vip

E’ possibile votare fino a giovedì 1° ottobre cliccando qui

I risultati verranno resi noti alla cerimonia di premiazione, che si terrà a Riva del Garda, nel corso della BlogFest, sabato 3 ottobre alle ore 21. L’accesso è libero.

Vi ringraziamo per l'entusiasmo che continuate a manifestarci e per il sostegno.

Pino, Peter e Marco
 


continua

181
commenti


Vignetta di NatangeloSolo 16 mesi fa, il 13 marzo del 2008, l'allora ministro delle Finanze in pectore, Giulio Tremonti, giurava: «Basta condoni. Oggi  non ci sono più le condizioni per farli, non li ho certo fatti volentieri, ma perché costretto dalla dura necessità. I condoni sono una cosa del passato».
Sappiamo come è andata a finire. Nel cosiddetto anti-crisi è stato riproposto per la terza volta lo scudo fiscale: chi aveva accumulato soldi e beni all'estero senza  avvertire gli uffici delle tasse potrà evitare una denuncia per omessa o incompleta dichiarazione dei redditi semplicemente versando all'erario il 5 per cento di quanto aveva nascosto. Ancora una volta, insomma, il governo premia i ricchi e i furbi.

Sostenere che questo accade a causa della crisi economica mondiale che ha messo in ginocchio i conti pubblici, è sbagliato. Certo, i bilanci dello Stato sono a un passo da una situazione di tipo argentino. La necessità di fare cassa è evidente per tutti: nei prossimi mesi, con tutta probabilità, ci troveremo a fronteggiare altri 500.000 senza lavoro. E per i nuovi disoccupati bisognerà per forza trovare qualche nuovo e costoso ammortizzatore sociale.
Questo blog, già in passato, ha però sottolineato come attraverso una tassa patrimoniale del 3 per mille che colpisca i patrimoni familiari superiori a 5 milioni di reddito sia possibile raccogliere 10 miliardi di euro. Molto di più insomma dei 3 miliardi e mezzo che, secondo alcuni calcoli, potrebbe garantire lo scudo fiscale.
Perché, allora, non si batte questa strada?

Accanto alle ragioni politiche - il governo di centro-destra ritiene che la patrimoniale gli alienerebbe il consenso del sul elettorato - ve ne è una che riguarda come al solito l'informazione. I media, e in particolare quelli televisivi, non fanno nulla per ricordare le promesse dei politici. E anzi, quando i fatti smentiscono le loro parole, nascondono sia i fatti che le parole. Insomma quello che tanto scandalizza nel caso escort-minorenni-Berlusconi, e cioè l'assoluta omertà della tv pubblica e privata, è ormai divenuto la regola in qualsiasi campo. Non è un caso. Einaudi ci ha spiegato come alla base di ogni democrazia liberale ci sia un principio semplice, semplice: bisogna conoscere per poter deliberare.
Perché, se la conoscenza è impedita, la bugia diventa un metodo di governo.
(Vignetta di Natangelo)

Gli approfondimenti da Signori della corte - a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni

Silvio e Patrizia, la terza puntata delle registrazioni - da L'espresso Online

sfoglia agosto        ottobre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.0453722500024014]>