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Signornò, da L'Espresso in edicola

Due notizie all’apparenza scollegate. La prima: il 16 settembre il ministro della Giustizia di St. Lucia, Rudolph Francis, scrive un appunto riservato al suo premier in cui afferma che il proprietario della casa affittata a Montecarlo da Giancarlo Tulliani è lo stesso cognato di Fini; la lettera rimbalza sulla stampa di Santo Domingo e di lì su quella italiana, rovinando la reputazione e l’economia dell’atollo caraibico che campa sulla riservatezza garantita agli esportatori di capitali e alle loro società offshore. La seconda: il 20 settembre i carabinieri di Strambino (Torino) arrestano Igor Marini, che deve scontare una pena di 5 anni per aver calunniato il pm Beatrice Barborini, accusandola di aver insabbiato le sue accuse a Prodi, Fassino e Dini sullo scandalo Telekom Serbia; il processo per le calunnie di Igor a Prodi & C. è ancora in corso a Roma.

Francis e Marini, geograficamente e antropologicamente lontani mille miglia, sono apparentati da un paio di denominatori comuni: hanno screditato due avversari di Silvio Berlusconi e ne hanno pagato pesantissime quanto prevedibili conseguenze. Ma non sono casi isolati. La biografia del Cavaliere è zeppa di scudi umani pronti a immolargli la propria vita, faccia e carriera senza un apparente tornaconto, poi finiti regolarmente in rovina, ma contenti e silenti. Previti corruppe un giudice per regalare la Mondadori a Berlusconi, poi fu condannato,arrestato ed espulso dalla Camera. Dell’Utri, secondo i giudici di Palermo, fece da “cerniera” fra Cosa Nostra e Berlusconi e, se la Cassazione confermerà la sua condanna in appello a 7 anni, traslocherà dal Senato al più vicino penitenziario. I marescialli Giovanni Strazzeri e Felice Corticchia si attivarono nel 1995-‘96 per supportare le “notizie agghiaccianti” che Berlusconi aveva portato alla Procura di Brescia per far incriminare il pool Mani Pulite, poi finirono in manette e patteggiarono 2 anni per calunnia.

L’avvocato David Mills aprì per conto di Berlusconi decine di società offshore nei paradisi fiscali, testimoniò il falso in due processi per “salvare Mr. B da un mare di guai”, poi fu scoperto, processato, lasciato dalla moglie e dai clienti, condannato in primo e secondo grado, salvato dalla prescrizione in Cassazione, ma costretto a sborsare 250 mila euro di risarcimento alla Presidenza del Consiglio. Flavio Carboni, già socio e confratello piduista di Berlusconi, è in carcere da due mesi per le pastette giudiziarie della P3 a beneficio di “Cesare” (il solito Berlusconi). Il mese scorso un consulente del mobilificio romano Castellucci e la sua consorte rinunciavano al posto di lavoro (e ai relativi stipendi) per poter rivelare al Giornale certe voci su una cucina Scavolini da 4500 euro acquistata da Fini e dalla Tulliani e destinata, a loro dire, al solito appartamento di Montecarlo. L’elenco degli scudi umani si ferma qui, ma solo per motivi di spazio. Chi osa ancora insinuare che siamo un paese di furbi materialisti, si vergogni e arrossisca. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Video -
Fini e Berlusconi - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero del 30 settembre 2010

No No B Day - Una manifestazione per chiedere le dimissioni della Costituzione. La campagna di satira e marketing non convenzionale da ilpopoloabbronzato.blogspot.com


nobday2No Berlusconi Day 2 - Sabato 2 ottobre, Roma, piazza della Repubblica, ore 14.00
Il blog del NoBDay2







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Testo:
Buongiorno a tutti, stavo riguardando com’è partita questa faccenda di Fini, lo so che la politica è un’altra cosa, lo so che ieri siete stati in molti alla Woodstock organizzata da Beppe Grillo a Cesena, lo so che lì si è parlato di politica vera, di progetti, di programmi, di idee nuove, quello è il futuro, il presente purtroppo è la melma nella quale ci tocca rimestare perché da quello che sta succedendo dipenderà se e quando andremo a votare, quali leggi passeranno e quali no in Parlamento prima che si spera defunga, il nostro immediato futuro dipende da questo maleodorante presente che ruota intorno alla cosiddetta vicenda Fini – Montecarlo. (Leggi tutto)

Segnalazioni

L'impero off shore di Berlusconi - di Antonella Mascali (da ilfattoquotidiano.it)

Siamo vivi! Siamo vivi! Siamo vivi! - Woodstock 5 stelle, il commento di Beppe Grillo (da beppegrillo.it

Grosseto, 28 settembre, ore 17 - Marco Travaglio partecipa all'incontro "L'informazione ai tempi del colera"- C/o Aula Magna dell'università di Siena, via Ginori 41

Siena, 28 settembre, ore 21 - Marco Travaglio partecipa all'incontro "L'Italia al tempo di Berlusconi". C/o sala San Pio, complesso museale Santa Maria della Scala, piazza del Duomo 2.



 


continua

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da www.ilfattoquotidiano.it, 22 settembre 2010 

La pistola fuma o non fuma? E se anche fumasse davvero, Gianfranco Fini si dimetterà da presidente della Camera come ha chiesto in agosto il Pdl? Sono queste le domande che nascono dopo la pubblicazione da parte di due quotidiani di Santo Domingo, il Listin Diario e El Nacional, di un documento “privato e confidenziale” in cui Rudolph Francis, il ministro della giustizia del paradiso fiscale di Saint Lucia, spiega al suo premier che Giancarlo “Betto” Tulliani è il titolare della Primtemps e della Timara, le due off shore che comprarono da Alleanza Nazionale l’appartamento dello scandalo, i 75 metri quadri adesso affittati a Montecarlo proprio a Tulliani. 
I cronisti de Il Giornale che oggi l’hanno ripreso con grande evidenza (“Fini non ha detto la verità. Ecco la prova” titola a tutta pagina il quotidiano diretto da Vittorio Feltri), nel loro articolo lasciano ancora un margine di dubbio. Parlano di una “notizia-bomba innescata on line che, se confermata ufficialmente, è destinata a fare parecchi danni”. E Tulliani, attraverso i suoi legali, smentisce categoricamente di essere lui il proprietario delle off-shore.

Ma è plausibile che il documento sia autentico. Anche se è decisamente inusuale che carte del genere, provenienti da un paese scelto dai trafficanti di droga e dagli evasori fiscali proprio per la sua proverbiale riservatezza, finiscano in mano alla stampa.  Pure la magistratura, quando invia rogatorie a Saint Lucia, ci mette almeno due anni per ottenere una risposta. Viene quindi da pensare che sempre il Giornale avesse ragione quando il 17 settembre scriveva che i nostri servizi segreti (che dipendono come noto da Palazzo Chigi) seguivano "una pista che porta ai Caraibi". Un’operazione degli 007 che, se davvero avvenuta, è assai più grave dell’episodio di nepotismo di cui è accusato il presidente della Camera. Utilizzare gli apparati di sicurezza per raccogliere prove per screditare gli avversari politici è infatti roba da repubblica delle Banane. Favorire i parenti, invece, è semplicemente la (brutta) regola in tutta la partitocrazia italiana.

Dal punto punto di vista politico è comunque  molto improbabile che si arrivi alle dimissioni di Fini. La lettera di Saint Lucia infatti non dimostra che il leader di Futuro e Libertà abbia mentito. Perché paradossalmente a dare una mano al presidente della Camera sono state le dichiarazioni di uno dei suoi grandi accusatori. L’ex fidanzato di Elisabetta Tulliani, Luciano Gaucci, a lungo latitante proprio a Santo Domingo. Gaucci ha raccontato alla stampa che il giovane Tulliani, quando era vice-presidente della Viterbese, era solito rubare parte del denaro da lui stanziato per finanziare gli ultras della curva. Una circostanza confermata da molti testimoni.  Anche dall’ex leader della tifoseria locale Luciano Matteucci che ha sostenuto: «Non solo faceva la spia, ma Betto si intascava pure i soldi destinati agli ultras. Un giorno del ’99 Gaucci ci disse che ci avrebbe aumentato lo “stipendio” che regolarmente ci veniva corrisposto tramite Tulliani. Ma quando annunciò che da un milione e mezzo passava a due milioni, restammo a bocca aperta e rispondemmo che non volevamo più soldi. Nella sala scese il gelo, e Gaucci che era un gran signore disse: “Ah, sì… mi sono sbagliato. Passerete a un milione”. Avevamo capito che tipo di persone aveva vicino il povero presidente Gaucci?»

Anche per questo Fini, seppur acciaccato, appare deciso a continuare ad andare avanti per la sua strada. L’immobile di Montecarlo è stato venduto decisamente sotto costo. Trecentomila euro per un appartamento che vale almeno quattro volte tanto sono pochissimi, è vero. E questo può legittimamente far ritenere che abbia voluto favorire il cognato, rendendosi protagonista di un episodio di nepotismo (in ballo infatti non ci sono soldi pubblici, ma i beni di un’associazione privata: An). Ma è altrettanto vero che il documento di Saint Lucia non basta a provarlo. E non prova nemmeno che Fini non abbia detto la verità, come sostiene nel suo titolo di prima pagina, Il Giornale. Nelle sue otto risposte al Corriere della Sera Fini infatti afferma che fu proprio Giancarlo Tulliani a dirgli di aver trovato un acquirente. Che poi l’acquirente sia proprio Tulliani, allo stato, può dimostrare il raggiro. Ma solo ai danni di Fini che, proprio come Gaucci, si è fidato del fratello della sua fidanzata. La guerra all’interno del centro-destra insomma non si è chiusa oggi. E prima del 28 settembre, giorno del voto di fiducia all’esecutivo, riserverà altri colpi di scena. Tutti politicamente sanguinosi.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Giovedì 23 settembre, ore 21, Rai2, torna Annozero
- Il video della conferenza stampa di Michele Santoro - Commenta in diretta la puntata e l'intervento di Marco Travaglio

La stamperia di Stato di Saint Lucia: "Il documento Tulliani non è nostro" - da www.ilfattoquotidiano.it





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Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul Presidente del Senato e sul Presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini. (leggi tutto)

 L'alfiere dell'antimafia - Le poesie di Carlo Cornaglia
 Pare Schifani, capo del Senato,
 dotato di una strana calamita:
 i tipi con i quali ha lavorato
 la legge hanno sovente poi tradita.

 Sicula Broker fu una società
 della quale fu socio il presidente:
 c’erano D’Agostino, Mandalà,
 Maniglia e De Lorenzo, tutta gente
(leggi tutto)


 

 


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