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Cari amici, siamo entrati nella fase decisiva del nostro nuovo giornale. Le prenotazioni per gli abbonamenti hanno superato quota 40mila, il che vuol dire che Il Fatto Quotidiano partirà a settembre con un’ampia base di lettori, almeno potenziali, molto superiore a quella che inizialmente, nei nostri calcoli prudenziali, avevamo stimato. L’entusiasmo per la nostra avventura e la voglia di un’informazione libera, senza padroni e senza soldi pubblici, hanno superato ogni più rosea previsione.

Ora però siamo al dunque: per partire, abbiamo bisogno di un buon numero di abbonati. Cioè che le persone che si sono prenotate contattando via mail fax o telefono il nostro service e poi il sito antefatto.it complétino il percorso con il versamento. C’è un mese di tempo, per chi vorrà approfittare della tariffa superscontata che scade il 31 luglio. Essa riguarda l’abbonamento alla versione cartacea (220 euro l’annuale, 130 il semestrale: anche a rate) e a quella che sarà “scaricabile” online dalla mezzanotte della sera prima (100 euro l’anno). Siccome, a causa dei costi folli della distribuzione, il Fatto Quotidiano non potrà essere disponibile capillarmente in tutte le edicole di tutte le città, ma soltanto nei centri più popolosi, l’unico modo per averlo con certezza sarà appunto l’abbonamento.

Per abbonarsi, sono già a disposizione il conto corrente bancario e quello postale (tutte le istruzioni pratiche le trovate sul sito antefatto.it). Dalla prossima settimana, contiamo che la banca ci apra la strada anche alla formula più pratica del versamento con carta di credito. Preghiamo tutti i prenotati di provvedere al versamento.

Intanto sta partendo l’Antefatto, il sito che anticipa il Fatto Quotidiano online e che entro fine settimana ospiterà ogni giorno i nostri commenti e le nostre notizie esclusive. Lì, per esempio, sarà trasferita la rubrica quotidiana di Marco Travaglio, che il 30 giugno lascerà l’Unità dopo sette anni di collaborazione per dedicarsi soltanto al nuovo giornale.

L’8 luglio, come abbiamo annunciato, ci ritroveremo a Roma, intorno alle ore 20, al circolo Alpheus, via del Commercio 34/36 (zona Ostiense) per la notte bianca contro la legge-bavaglio. Nei prossimi giorni vi daremo tutti gli altri ragguagli, sul programma della serata e sui nomi dei partecipanti: giornalisti, scrittori e artisti.
Abbonatevi e passate parola! Grazie di cuore!

                          
Antonio Padellaro e Marco Travaglio

Vignetta di Vauro
La vignetta di Vauro censurata dal Corriere della Sera
La lettera di Vauro
La replica di Ferruccio de Bortoli

Fenomeni paranormali
Zorro
domani su l'Unità


Strani fenomeni paranormali s’intensificano su tutto il territorio nazionale. Al Tg1 scompaiono le notizie su Puttanopoli (tranne quelle diffuse dall’autorevole “Chi”). A Bari l’auto della testimone Barbara Montereale prende fuoco, nel solco di una lunga tradizione che vede chiunque dia noia ad Al Pappone cadere vittima di strani incidenti di autocombustione (celebre l’autoesplosione della villa di Chiara Beria d’Argentine dopo un servizio dell’Espresso sulle toghe sporche).

Da La7 e da Rai2, causa cortocircuito, sparisce la satira di Crozza e Gnocchi. E sul Corriere un misterioso prestigiatore fa scomparire la vignetta di Vauro, già punito dalla Rai per Annozero e poi oscurato dalla Bignardi. Escludendo che la cosa sia opera del direttore galantuomo De Bortoli, defenestrato anni fa per leso Previti, si attende di conoscere il nome del genio che ha censurato la vignetta (“Berlusconi non ha scheletri nell’armadio”, con uno scheletro che tenta invano di entrare nell’armadio del premier, ma lo trova occupato da donnine).

E’ lo stesso genio che ora spiega la censura con un’arrampicata sui vetri a base di “questione di stile” e di “gusto”, con un finalino mortificante: “Il Corriere non è una buca delle lettere”. Infatti il Corriere ha riservato una pagina a un articolo (!) della Carfagna e, ieri, mezza pagina a un’imbarazzante intervista con Angelo Rizzoli, quello che consegnò il Corriere alla P2. Tre anni fa il Corriere s’era scagliato contro la fatwa islamica al vignettista danese che irrideva a Maometto. Ma, del resto, chi sarà mai questo Maometto di fronte ad Al Pappone?

Gli approfondimenti della rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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I video di Qui Milano Libera


Lettera a nu compère de lu piddiell' - guarda il video di Roberto Corradi


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Vignetta di NatangeloOra d'aria
l'Unità, 15 giugno 2009


La lettura degli house organ berlusconiani è sempre molto affascinante. Ma lo sarà sempre più, col progredire della sindrome da Bagaglino che porterà presto Al Tappone a presentarsi a un summit internazionale con un pitale in testa, un camicino modello Gheddafi e uno spazzolone in mano per proclamarsi imperatore delle galassie. Appena spara una cazzata, i dipendenti accorrono per esibire le prove della medesima.

Ieri Il Giornale titolava: «I segreti del piano eversivo anti-Berlusconi», indicando i quattro nemici che tramano per sostituirlo con «un non eletto». Per la precisione: «veline, Mills, minorenni e voli di Stato». Nella fretta il capocomico Giordano ha dimenticato Veronica e Kakà, ma già i suddetti Quattro bastano a mettere in seria discussione la legge Basaglia. Infatti le veline, le minorenni, Mills e i voli di Stato sono roba di Al Tappone. Resta da individuare il «non eletto» che dovrebbe sostituirlo (a proposito: dichiaro fin da ora che voterò per lui, chiunque egli sia). Cossiga, con la proverbiale lucidità, lo indica in Mario Draghi (magari).

Nei prossimi giorni, forse già alla Casa Bianca o al G8, il premier denuncerà un complotto dei venusiani ai suoi danni. Il Giornale, Panorama, Tg4, Tg5, Tg1, Tg2, Studio Aperto e Chi intervisteranno stuoli di extraterrestri per confermarlo. Il bello di questi Pulitzer arcoriani è che non temono di perdere la faccia: l’hanno già persa da tempo. Clemente J.Mimun dà del «bugiardo» a Santoro per aver detto ad Annozero che il Tg5 non aveva trasmesso l’intervento di Grillo al Senato. E, per «ristabilire la verità», mostra un servizio che dimostrerebbe il contrario: in realtà nel servizio c’è solo la voce del cronista che racconta con parole sue quel che avrebbe detto Grillo, di cui non si sente neppure un monosillabo. Quindi Santoro ha detto il vero e Mimun, mentre «ristabiliva la verità», mentiva. Del resto sulla “verità” formato Mediaset circolano su YouTube alcuni fuorionda illuminanti. Meraviglioso quello della serata elettorale, in cui Gioacchino Bonsignore del Tg5 chiede a un collega i risultati del Pdl alle politiche 2008 per confrontarli con quelli delle Europee, ma precisa che «è solo una curiosità, mica lo diciamo». Sennò si capisce che il padrone ha perso tre punti. Strepitoso Luigi Galluzzo di Studio Aperto, che studia a memoria una balla da raccontare ai poveretti che lo guardano: «Escono le motivazioni del processo Mills in cui Berlusconi fu assolto». Purtroppo Berlusconi non fu nemmeno processato, per Lodo ricevuto. Ma, si sa, Mediaset è lì per «ristabilire la verità».

Ps. Un mese fa, con la scusa della par condicio, Daria Bignardi tagliò l’intervista a Vauro e a Beatrice Borromeo, ma giurò di trasmetterla nell’ultima puntata dell’Era glaciale: infatti, nell’ultima puntata, ha intervistato il giornalista Calabresi, il cantante Morgan, il velista Malingri e lo scrittore Lolli. Vergogniamoci per lei.
(Vignetta di Natangelo)

Ancora sulla censura della Bignardi a Vauro e a Beatrice Borromeo - La mia replica a Luca Sofri
mt

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Move On 1x100 presenta
Per un'economia della cultura. Dal principio del "No profit" al Business Etico in Cultura 
Roma, 18 giugno 2009 - Sala Congressi Ara Pacis - ore 10/19


[NO] VIZI - Nuovi vizi e nuovi satiri - Kermesse internazionale di Satira
Inaugurazione a Napoli, 19 giugno 2009


Le interviste di Qui Milano Libera - Basilio Rizzo risponde a Letizia Moratti

StreetWar (Ostia, 13 giugno 2009) Premio per la poesia a Licio Gelli - Guarda il video

Premio Ischia: le news dei blog le voti tu
Partecipa alla prima votazione on line per determinare il vincitore del riconoscimento speciale “Blog dell’anno”, assegnato a mezzo di votazione on-line, alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet con il solo vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.





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La censura scattata contro Vauro e l'ordine impartito a Michele Santoro di "riequilibrare" nella puntata di domani di Annozero quanto raccontato giovedì scorso nei servizi sul terremoto, sono un crimine contro la libertà di parola. In qualsiasi democrazia liberale idee e opinioni possono essere sempre espresse. L'unico limite è quello dettato dal codice penale: posso dire quello che voglio, ma non posso calunniare o diffamare chi critico.

Nessuno ad oggi è stato in grado non di affermare, ma nemmeno di ipotizzare, che Vauro o i giornalisti di Annozero abbiano commesso qualche reato o detto falsità occupandosi del sisma in Abruzzo. Molte, se non tutte, le domande sollevate durante la trasmissione sono anzi rimaste senza risposta.

L'intervento del direttore generale della Rai, Mauro Masi, è dunque semplicemente sbagliato e dimostra ancora una volta come l'azienda radiotelevisiva di Stato non sia più un servizio pubblico, ma solo una tv al servizio dei partiti. I partiti sono i padroni di viale Mazzini e visto che più o meno tutti i partiti (compreso il Pd) hanno detto che la puntata non era piaciuta, l'editore, come avrebbe fatto qualsiasi altro editore privato, è corso ai ripari. Vauro è stato "sospeso" e ai collaboratori e ai dipendenti Rai è stato dato un segnale preciso: qui si fa come vogliamo noi.

Restano due problemi. Il primo: il servizio pubblico è del pubblico, cioè dei telespettatori. Tra di essi vi sono milioni di persone che, pur essendo in minoranza nel Paese, hanno diritto di veder rappresentato il loro punto di vista. Annozero e Vauro hanno insomma il diritto di andare liberamente in onda esattamente come ha il diritto di andare in onda Bruno Vespa o Gianluigi Paragone.

Ovviamente sia Santoro, che Vespa, che Berlusconi, Di Pietro o Franceschini, sono criticabili. Personalmente non condivido una parola del pensiero di Aldo Grasso che dalle colonne de "Il Corriere della Sera" ha accusato Annozero di «abuso di libertà» dando di fatto il via all'intervento in stile sovietico della politica italiana. Ma credo che Grasso abbia tutto il diritto di esprimere ciò che pensa e, parafrasando Voltaire, sarei disposto a dare la vita per difendere il suo diritto.

E qui veniamo al secondo problema: quanti tra i sedicenti liberali alle vongole protagonisti della vita pubblica italiana, politici, editorialisti, direttori di giornali, capitani d'industria, prenderanno posizione per difendere non Santoro o Vauro, ma un principio? Io credo pochi. Perché la libertà di parola nasce nel '700 per poter parlare male di chi stava al potere. Per parlarne bene, infatti, c'erano già i cortigiani. C'erano allora e ci sono ancora.
(Vignetta di Vauro)

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Ground Annozero - di Furio Colombo (micromega.net)


Vauro sospeso dalla Rai. Una risata li seppellirà - di Antonio Padellaro (iogiocopulito.it)


La ricostruzione a rischio clan. Ecco il partito del terremoto - di Roberto Saviano (robertosaviano.it)


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