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Mi ricordo, una trentina di anni fa, interminabili discussioni a Radio Popolare di Milano se era giusto oppure no accettare i soldi della Coca Cola e trasmettere la sua (diabolica) pubblicità accanto ai notiziari e ai reportage che svelavano il ruolo delle multinazionali nel mondo, nonché la sua presenza virale (sua della Coca Cola) nel virtuoso circuito delle idee e della musica che insieme costituivano l’anima e il cuore di una radio veramente libera come Radio Pop. 
La circostanza mi torna in mente leggendo oggi le due riflessioni del teologo Vito Mancuso e i suoi dubbi sulla compatibilità tre se stesso, i propri libri, e la Casa editrice di proprietà di Silvio Berlusconi. Si dà il caso che Mondadori sia anche la mia casa editrice e perciò le sue riflessioni mi riguardano. E’ un tema che non va eluso.

Ho sempre pensato e continuo a pensare che ogni autore, risponde di quello che scrive. Ho sempre pensato e continuo a pensare che la proprietà della Mondadori sia un problema giudiziario, politico, etico. Che la casa editrice sia stata sottratta con l’inganno e la corruzione ai legittimi proprietari, come conferma la sentenza Previti. Ma ho sempre pensato e continuo a pensare che le persone, le intelligenze e la collettiva creatività di cui si compone una casa editrice abbiano una vita e una autonomia separata dalla proprietà. Direte: fino al momento in cui la proprietà non finirà per influenzare (distorcere) i contenuti dei libri che pubblica. Ovvio. Ed è infatti a quel punto che un autore (chiamato a rispondere di quello che scrive) deve ritirare il suo libro e la sua firma.
Per quello che mi riguarda, mi trovo benissimo con gli interlocutori della casa editrice con cui di quando in quando ho discusso il mio primo libro (Vicini da morire) e vado discutendo il prossimo. Non subisco pressioni, né censure. Non percepisco segrete intenzioni. Lavoro per loro (con loro) allo stesso modo in cui mi è capitato negli anni passati di lavorare con Badini e Castoldi, Rizzoli, Chiarelettere. Allo stesso modo, per dodici anni, ho fatto l’inviato al quotidiano La Stampa, rispondendo sempre di quello scrivevo,  senza per questo sentirmi particolarmente partecipe dei successi della Fiat, complice delle sue strategie, influenzato dalle molte infelicità di casa Agnelli.

Silvio Berlusconi è un personaggio ridicolo, un uomo tragico e un politico pericoloso per la democrazia. Lo penso non da oggi, ma da una ventina d’anni. Ma siccome le colpe dei padri non ricadono sui figli, tantomeno sui dipendenti, continuo a pensare che Mondadori sia abitata da persone perbene, buoni professionisti, passabilmente allegri, nonostante i tempi che corrono, qualcuno addirittura amico.
Mi viene in mente ora che trent’anni fa a Radio Popolare, quando si litigava sulla Coca Cola, il direttore era Nini Briglia, che oggi si è rinominato Roberto Briglia e fa il direttore generale della Mondadori, vedi un po’ le circostanze. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Fuori Berlusconi - Tutti in piazza - W la costituzione - L'appello di Andrea Camilleri, don Andrea Gallo, Paolo Flores d'Arcais e Margherita Hack per una grande manifestazione nazionale. Firma l'appello su Micromega

Camilleri parla di Berlusconi: in Italia nuove forme di fascismo (Sueddeutsche Zeitung, DE - 28 luglio 2010). Traduzione a cura di italiadallestero.info





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 fifo

da Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2010

L’altro giorno, tomo tomo cacchio cacchio, Corrado Passera è sceso dall’astronave che lo riportava sul suolo patrio dopo 20 anni di soggiorno su Saturno, atterrando dritto dritto sul Meeting ciellino di Rimini per tenere una dura requisitoria contro “tutta la classe dirigente italiana” che “non risolve i problemi della gente” e “suscita indignazione”. Applausi scroscianti dalla platea di Comunione e Fatturazione, anch’essa indignatissima contro questa classe dirigente che non risolve i problemi della gente, ma trova sempre il modo di risolvere quelli del Meeting di Cl, anzi Cf, finanziato negli anni dai migliori esponenti della classe dirigente: Berlusconi, Ciarrapico, Andreotti, Tanzi e altri gigli di campo; e ora da Banca Intesa, Eni e Formigoni (coi soldi della Regione Lombardia e delle Ferrovie Nord).

Naturalmente il Passera in questione non è neppure lontano parente del Passera che, già amministratore delegato di Olivetti (poi venuta a mancare all’affetto dei suoi dipendenti), di Poste Italiane (i nostri abbonati ne sanno qualcosa) e ora di Banca Intesa (socia, fra l’altro, del Corriere della Sera in pieno conflitto d’interessi e sponsor del Meeting), appartiene a pieno titolo alla classe dirigente che fa indignare i cittadini, dunque non si sognerebbe mai di sputare nel piatto in cui mangia. Anche perché, in platea, avrebbe potuto imbattersi in uno degli azionisti Alitalia che han perso tutto grazie alla mirabile operazione condotta da Passera nel 2008 per conto del governo Berlusconi, scaricando sui contribuenti la parte marcia della compagnia (un buco da 3-4 miliardi) e regalando quella sana a 15 furbetti dell’aeroplanino.
Nell’operazione Passera era contemporaneamente advisor del governo per trovare i compratori giusti e azionista della Cai, la compagnia acquirente della good company. Arbitro e giocatore. Si è guardato allo specchio e si è detto: bravo Corrado, hai vinto un posto nella nuova Cai, complimenti. Nella Cai sono entrati alcuni noti debitori di Banca Intesa di Passera, tra cui Carlo Toto, patron di AirOne, che vantava 900 milioni di debiti: ora i debiti si sono diluiti nel più grande calderone Cai e Banca Intesa di Passera non ha più nulla da temere. Ce ne sarebbe abbastanza per indignarsi contro questa classe dirigente, se per caso il Passera di Cai e di Intesa conoscesse il Passera di Rimini. Nel caso in cui lo conoscesse, due domande sorgerebbero spontanee. Che bisogno hanno questi cervelloni di rendersi ridicoli? E non sarà che, al posto dell’ometto ridicolo che ci governa, ne arriveranno altri più ridicoli di lui?

Le stesse domande scaturiscono dalla lettura delle geremiadi del teologo Vito Mancuso, il quale ha scoperto con notevole tempismo di chi è la Mondadori che pubblica i suoi libri: pare addirittura che sia di B., che l’ha recentemente favorita con la quarantesima legge ad personam della sua nutrita collezione. Figurarsi come reagirà Mancuso quando scoprirà che B. la Mondadori l’ha pure sfilata vent’anni fa a De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi suoi. Potrebbe persino venirgli una punta di acidità di stomaco. Per ora il teologo ritardatario s’è limitato a scrivere due articoli su Repubblica. Inerpicandosi sulla sua prosa, il lettore si attende da un momento all’altro il grande annuncio: “…E pertanto ho deciso di abbandonare Mondadori e di pubblicare i miei libri con un altro editore”. Invece no: si arriva in fondo, non senza una certa fatica, e si constata, non senza un certo disappunto, che l’annuncio non arriva. Mancuso voleva solo aprire il dibattito con gli altri autori Mondadori di provata fede antiberlusconiana (“aspetto le reazioni”). E vedere l’effetto che fa. “Che famo, se n’annamo o restamo? Fateme sape’”. Perché o se ne va tutta la comitiva, o forse resta anche lui. Soffrendo molto, ma forse resta. Poteva chiamarli uno a uno al telefono e risparmiarsi un po’ di ridicolo, ma erano troppi. Così ha scritto due articoli. Per risparmiare sulla bolletta. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Mercoledì 25 agosto, Marina di Ravenna (RA), ore 17 - Incontro con Marco Travaglio sulla libertà d'informazione, la legge bavaglio e il ddl intercettazioni. C/o bagno Hana Bi, viale delle Nazioni 72. 

ad  personamMercoledì 25 agosto, Rimini, ore 21.30 - Nell'ambito della XX edizione di Moby-Cult, Marco Travaglio presenta "Ad personam" (edizioni Chiarelettere). C/o tendostruttura di piazzale Boscovich - Ingresso libero fino ad esaurimento posti.






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