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Le interviste:

Il Mattino
20 luglio 2009 
Ayala: un avvertimento, vuole scagionare Cosa Nostra 
Maria Paola Milanesio 



La Stampa
21 luglio 2009 
Luciano Violante: Totò Riina lancia messaggi in codice 
di Guido Ruotolo



Il Tempo
24 luglio 2009
Martelli: "Lo Stato non fece alcun accordo con la mafia"
Il direttore dell'Eurispes, ministro della Giustizia all'epoca degli omicidi di Falcone e Borsellino: "Mafia, mai esistito l'anti Stato. È una teoria che conviene solo a Riina."
di Arditti e Sanzott
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Libero
25 luglio 2009
L'ex ministro Martelli:
"Borsellino si poteva salvare"
"Lo Stato non trattava con la mafia. I politici sì"
di Gianluca Roselli 



Corriere della Sera 

25 luglio 2009
Mancino: «Mori non mi disse degli incontri con Ciancimino 
di Giovanni Bianconi



La Stampa
27 luglio 2009
Arlacchi: "Più di una trattativa tra Stato e mafia"
Nel '92 si poteva vincere, abbiamo sprecato un'occasione
di Francesco La Licata



Corriere della Sera
29 luglio 2009
Dell'Utri: c'é pace, il premier ha dato i segnali giusti 
Paola Di Caro




Archivio:

Corriere della Sera
5 dicembre 1992
La mafia punta al separatismo 
A Enna in una riunione fu avviata la strategia del terrore e fu ordinato: uccidete Falcone e Borsellino
Parla il pentito Leonardo Messina. 
Le stragi decise in febbraio 
Non venni ascoltato: molti magistrati e poliziotti sarebbero ancora vivi 
I boss incontrano i politici nelle riunioni delle logge massoniche
di M. Antonietta Calabrò

Roma . Tutto il vertice di Cosa nostra, a cominciare dal capo della Cupola, Toto' Riina, e dal suo numero due, Giuseppe Madonia, sarebbero massoni. I capi della mafia avrebbero deciso di aderire alle logge gia' alla fine degli anni Settanta, con una decisione strategica che coinvolse sia i vincenti (i Greco, ad esempio) sia i perdenti (Bontade) della Grande guerra tra le cosche che ha visto la vittoria dei Corleonesi. Questa scelta sarebbe da collegare al fatto che all'interno delle logge i boss possono incontrare in modo segreto magistrati, imprenditori, politici, tutti coloro che servono per concludere affari, asservire l' economia, comprare assoluzioni giudiziarie, e fare leggi. Questo il quadro davvero inquietante dipinto da Leonardo Messina, il terzo grande pentito di mafia che e' stato ascoltato ieri in una localita' segreta dalla Commissione antimafia. Messina e' stato l' ultimo uomo di Cosa nostra a offrire collaborazione al giudice Borsellino. L' audizione e' durata sei ore. Uno spezzone di un' ora e mezzo e' stato fatto ascoltare ai giornalisti ieri sera, il resto sara' trasmesso oggi. Ma le rivelazioni non sono finite. Messina sarebbe stato da lungo tempo un informatore del Sisde, fornendo tra l' altro notizie sui terroristi dei Nar ("Cosa nostra ha rapporti con i ragazzi dei Nar a Roma"). In febbraio il pentito avrebbe voluto avvisare lo 007 con cui era in contatto che ad Enna si sarebbe tenuta una riunione di vertici mafiosi. Un incontro al massimo livello cui avrebbe partecipato Riina e in cui si sarebbe deciso di cominciare una stagione di stragi e di uccidere Falcone. Ma - ha affermato il pentito - chi doveva far da tramite per un appuntamento con il funzionario si sentì rispondere da quest'ultimo che non era Messina a dover fissare gli appuntamenti. E l'abboccamento saltò . Testuale: "Io ho detto a un capitano: vieni che ti incontro. E quello non e' venuto perche' ha detto all' emissario: "Dicci a 'o boss che gli appuntamenti li do' io". Se lui fosse venuto all' appuntamento, molti magistrati, molti poliziotti che sono morti sarebbero ancora vivi". Messina ha anche raccontato di un "prezzario" per la cattura dei latitanti, ma ha aggiunto: "Dalla polizia non ho mai avuto offerte di soldi". Riina "valeva" 800 milioni, Greco 600, Madonia 400. Ma quando capito' di poter "offrire" Riina, la cosa fu lasciata cadere. Affermazioni gravissime che esigono, come hanno gia' chiesto alcuni commissari (da Galasso della Rete all' antiproibizionista Taradash) una risposta del governo e del ministero dell' Interno. Messina (che ha precisato di parlare per esperienza diretta in Cosa nostra) ha anche illustrato un progetto politico che la mafia vincente sta cercando di attuare in questi mesi e che mira a separare la Sicilia e il Sud dal resto del Paese. In questo quadro andrebbero analizzati i nuovi contatti politici e imprenditoriali che Cosa nostra sta allacciando, sempre grazie alla massoneria. Vere e proprie dichiarazioni bomba che oggi avranno effetto di detonatore su una riunione importantissima fissata a Villa Medici del Vascello, sede della massoneria ufficiale, il Grande Oriente d' Italia, per decidere la pubblicazione delle liste degli affiliati dopo la clamorosa istruttoria aperta dalla Procura di Palmi alla fine di ottobre che porto' tra l' altro al sequestro del computer del Grande Oriente. Il presidente dell' Antimafia, Violante, ha chiesto: "Vuol spiegare il rapporto con la massoneria?". Messina: "Molti degli uomini d' onore, quelli che riescono a diventare capi, appartengono alla massoneria. Questo non deve sfuggire alla commissione, perche' e' nella massoneria che si possono avere contatti totali con gli imprenditori e con le istituzioni". Domanda: "E' nella massoneria che sta sorgendo questa idea del separatismo della Sicilia?". Risposta: "Si' . E voglio precisare che quello che dico non e' interpretazione personale, deduzione, e' conoscenza diretta". Domanda: "Quanti erano alla riunione di Enna?". Messina: "Quattro, cinque, la commissione interprovinciale, che da fine novembre sono i rappresentanti di tutte le organizzazioni criminali del mondo. Perche' il nostro contesto e' sempre stato mondiale, ma Salvatore Riina ne e' il rappresentante da novembre". "Ci sono forze nuove alle quali ci si rivolge?". Risposta: "Si' , ci sono formazioni nuove, non tradizionali. Che vengono da fuori, che ancora non sono presenti in Sicilia, ma che avranno come alleati quelli che hanno sempre avuto". Infine, sempre secondo il pentito, i Corleonesi stanno gia' costruendo una Cosa nostra parallela, iniziando i nuovi adepti al di fuori delle regole stabilite e senza che nessuno conosca il volto delle nuove leve. Inoltre le "famiglie" sarebbero scavalcate da Riina mediante alcuni "ambasciatori", veri e propri intermediari tra il capo dei capi e gli uomini d' onore. Riina, sempre secondo Messina, "vuole azzerare ogni memoria storica del passato, una logica che spiegherebbe alcuni delitti eccellenti come quello di Salvo Lima". Quindi, ha detto, "Cosa nostra cosi' come la si conosce e' destinata a scomparire". "Ci sono magistrati molto vicini a Cosa nostra" ha detto inoltre il pentito, precisando poi, in risposta a una domanda, che da questi la mafia "riesce ad avere favori". Messina infine ha fatto riferimento all' esistenza di una "lunga mano" della mafia che dal Sud si estende anche alle regioni del Nord, tra cui il Piemonte e la Lombardia ("Qui Cosa nostra non e' ancora padrona del territorio ma lo sara' tra 5 o 6 anni") e in Toscana ("Qui ci sono molti uomini d' onore ma non c' e' ancora un rappresentante"). Messina ha incominciato a collaborare con la giustizia all' inizio di giugno, disegnando l' attuale organigramma di Cosa nostra: alla guida ha confermato Toto' Riina, mentre ha indicato come numero due non piu' Bernardo Provenzano, ma Giuseppe Madonia. Il boss e' stato poi arrestato proprio in seguito alle indicazioni di Messina. Al nome del pentito e' legata l' ultima grande operazione antimafia denominata Leopardo. 



Corriere della Sera
19 dicembre 1992
Lotta alla criminalità
Martelli: rivoluzionare la giustizia
Il Guardasigilli annuncia una radicale riforma dell' ufficio del Pm e l'ampliamento del ruolo del giudice unico
Progettate Procure distrettuali per le istruttorie. 
Inchiesta sui patrimoni di Salvo e Ciancimino
di M. Antonietta Calabrò



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