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da Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2010

La cosa più sconcia della legge ad personam numero 40, quella che darà all’Italia l’unico premier al mondo con l’autorizzazione a delinquere, è che non si cerca più nemmeno di camuffarla e imbellettarla con motivazioni giuridiche o esigenze generali. Anche perché il 99% di quanti ne parlano non hanno la più pallida idea di quel che dicono. I pochi che lo sanno, strappato anche l’ultimo velo d’ipocrisia, affermano esplicitamente che il nuovo “lodo” deve servire a una sola persona: quella che lo firma. Anzi c’è chi, come l’inesausto oppositore Piercasinando Furbini e i finiani, la votano solo se vale per B. e basta: se vale pure per i ministri, non se ne fa nulla. Vogliono proprio il nome del beneficiario nel testo.

Quale testo? Cinque le ipotesi. 1) Lodo costituzionale Alfano-bis per immunizzare i presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio più i ministri: o con la sospensione dei processi sino a fine mandato, o con l’autorizzazione a procedere del ministro della Giustizia per avviarli. 2) Come sopra, ma senza ministri (versione Fli e Udc). 3) Nuovo legittimo impedimento per allungare quello di 18 mesi che scade l’estate prossima, cambiare le carte in tavola alla Consulta che il 14 dicembre esamina quello attuale e indurla a rinviare per guadagnare altro tempo. 4) “Processo breve” per sterminare centinaia di migliaia di processi, fra cui quelli a B. 5) “Processo lungo” per vietare ai giudici l’uso delle sentenze di Cassazione e di scremare i testimoni inutili, così anche i processi Mills e Mediaset durano qualche secolo.

Essendo impossibile approvare cinque leggi in tre mesi, bisogna sceglierne una: quella che riesce meglio a fottere il Tribunale di Milano, la Corte costituzionale e il Quirinale in un colpo solo. Il finiano Moffa, nomen omen, parla di “due scuole di pensiero: secondo alcuni basterà una prima lettura del Senato sul lodo Alfano-bis a far sì che la Consulta dichiari il rinvio; altri invece ritengono che sarà necessario varare un nuovo legittimo impedimento”. Traduzione: non c’è alcun motivo giuridico perché la Consulta, che deve valutare la costituzionalità del legittimo impedimento, rinvii la discussione perché forse fra due anni sarà legge costituzionale il lodo Alfano-bis; ergo bisogna spaventarla con un primo voto del Senato sul lodo (prima ci pensava la P3, ora purtroppo in galera); se poi non basta, si allunga il legittimo impedimento, così la legge su cui deve decidere la Corte cambia in corsa e si rinvia. Poi magari, quando la Corte starà per esaminare la seconda versione, se ne farà una terza per strappare un nuovo rinvio, e così all’infinito. Un golpe del governo e del Parlamento contro la Consulta, tanto il Quirinale firma tutto (o no?). Ma c’è pure una terza scuola di pensiero: meglio non cambiare subito il legittimo impedimento, perché “ciò darebbe alla Corte l’idea che la legge è sbagliata, tanto da aggiustarla”. Non resta che sperare che, votando una prima volta il lodo al Senato, la Consulta si intimorisca e rinvii. Quarta scuola di pensiero: la Consulta non si fa intimidire e il 14 dicembre boccia il legittimo impedimento. Nel qual caso B. ha già fatto sapere che ne approverà subito un altro: una legge quasi uguale a quella appena bocciata, altro golpe contro la Consulta, tanto il Quirinale firma tutto (o no?).

Di questo si parla nel vortice dei vertici tra B., Al Fano e Ghedini e poi tra Mavalà e la Bongiorno, senza il minimo accenno al Diritto e alla Giustizia. Si pensa solo e sempre agli affaracci di B. E, quando qualcuno prova a volare alto, fa sbudellare dalle risate. Tipo Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari costituzionali: “Il lodo deve comprendere non solo il premier, ma anche i ministri, altrimenti viola il principio di eguaglianza e dunque la Costituzione”. Ecco: l’art. 3 stabilisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, dunque tutti i membri del Consiglio dei ministri devono essere impuniti. Giusto: non si può salvare il capobanda e processare il basista, il palo e quello che tiene il sacco. Se no poi parlano. 
(Vignetta di Fifo)

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