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Notizie, ricatti e minacce
Buongiorno a tutti, oggi parliamo di notizie come spesso facciamo, notizie non date importanti, notizie date non importanti e notizie utilizzate come arma di ricatto. Tra quelle non date non so se avete trovato traccia in televisione della gigantesca manifestazione di 50 mila persone in Valle di il Susa, la Valle di Susa non è Roma né Milano, 50 mila persone con decine e decine di sindaci hanno manifestato sabato contro il Tav (treno a alta velocità) che sul sito de Il Fatto Quotidiano, abbiamo definito il più caro e il più inutile d’Europa. E’ l’ennesima dimostrazione che questa opera non si farà, salvo militarizzare e cingere d’assedio con i carri armati per una ventina di anni la Valle di Susa. 

L’altra notizia non data, che Francesco Di Stefano mi prega di darvi è che oggi iniziano le trasmissioni di Europa 7. Iniziano in Lombardia, in Lazio e in Abruzzo e in seguito il segnale arriverà su tutto il resto del territorio nazionale, per i dettagli delle trasmissioni che da quello che ho capito sono in pay e quindi richiedono un decoder per ricevere questi programmi che sono in una tecnologia ad altissima definizione che credo in Italia usi soltanto Europa 7 e per il relativo decoder potete andare naturalmente sul sito di Europa 7, dove trovate tutte le informazioni e questa è sicuramente una buona notizia visto che la battaglia di Europa 7 contro il monopolio illegale, incostituzionale della televisione dura dal 1999, quando ricorderete il Governo D’Alema bandì la gara per le concessioni nazionali, Europa 7 la vinse, Rete 4 la perse eppure da allora mai è stata messo a disposizione di Europa 7, il pacchetto di frequenze necessarie per trasmettere.

Poi ci sono le notizie che vengono utilizzate per ricattare, minacciare, condizionare, intimidire le persone.
Premetto subito una cosa, chi segue Passaparola lo sa, chi non lo segue magari ha cominciato a farlo, visto che adesso il Passaparola viene trasmesso anche da Current Tv, non lo sa ancora ma sono qui apposta per ricordarlo. Emma Marcegaglia non ha mai goduto delle nostre simpatie e poi le nostre simpatie sono abbastanza ininfluenti, Emma Marcegaglia è stata spesso argomento delle nostre chiacchierate quando per esempio come Presidente della Confindustria lodevolmente proseguì nell’opera di Montezemolo di bonifica delle varie unioni industriali, soprattutto nel sud, e confermò la decisione di espellere dall’associazione degli industriali i soci che venivano beccati a pagare il pizzo alla mafia, per esempio e in quella circostanza abbiamo detto: perché non vengono espulsi anche i soci che vengono beccati a pagare le tangenti? Perché chi paga il pizzo alla mafia molto spesso lo fa per sopravvivere, lo fa perché altrimenti lo ammazzano, gli fanno saltare il negozio, capannone, il cantiere, infatti giuridicamente è vittima di estorsione chi paga il pizzo alla mafia.
Non bisogna pagare il pizzo alla mafia, ma chi lo paga non commette un reato se è vittima di un’estorsione, mentre invece chi paga tangenti, almeno che non sia costretto, non è vittima di un reato, ma è autore e complice di un reato che si chiama corruzione e guarda caso il Gruppo Marcegaglia ha patteggiato sia come società, sia come persona fisica nella persona del fratello di Emma Marcegaglia, pene detentive e pecuniarie per corruzione nel caso Eni Power, in più ci sono indagini che hanno portato anche dei sequestri su alcuni inceneritori o termovalorizzatori che dire si voglia del Gruppo Marcegaglia, soprattutto in Puglia, sapete che c’è una certa generosità della Giunta Vendola nei confronti del Gruppo Marcegaglia e non soltanto di quello per gli inceneritori e c’è un’indagine che riguarda il gruppo che fa capo al padre di Emma Marcegaglia ma di cui lei è anche dirigente, per smaltimento abusivo, illegale di rifiuti e come potete controllare voi stessi dalle rassegne stampa che navigano su Internet, sono stati scoperti diversi conti esteri che fanno capo al Gruppo Marcegaglia, quindi di queste cose ci siamo sempre occupati, quando? Quando c’era la notizia, quando c’è il patteggiamento diamo notizia del patteggiamento, quando c’è un’indagine, diamo notizia dell’indagine, quando ci sono sequestri di inceneritori, diamo notizia dei sequestri di inceneritori e la stessa cosa ha fatto spesso Beppe Grillo sul suo blog, quindi non siamo qua per difendere Emma Marcegaglia, nel senso che ci sono molte magagne che riguardano lei e il suo gruppo che andavano raccontate e che abbiamo sempre raccontato.

Se qualcuno avesse voglia, può andare in emeroteca, oppure sugli archivi informatici e controllare quali spazi Il Giornale di Silvio Berlusconi e Libero attualmente diretto da Maurizio Belpietro ma fino a un anno fa diretto da Vittorio Feltri che fa capo alla famiglia Angelucci, quale spazio hanno dato questi giornali alle vicende giudiziarie del Gruppo Marcegaglia, troverete delle gran brevi quando va bene, quando va male non troverete niente! La domanda è: ma per quale motivo dopo non avere scritto nulla o quasi nulla delle notizie sulle disavventure giudiziarie del Gruppo Marcegaglia quando avvenivano, recentemente il mese scorso Il Giornale ha manifestato questa spasmodica necessità di raccogliere notizie e di pubblicare notizie sulla Marcegaglia? Guarda caso il giorno dopo la Marcegaglia in un’intervista a Il Corriere della Sera aveva criticato il Governo Berlusconi, dicendo delle cose che peraltro avrebbe potuto dire anche qualche anno fa e cioè che è un governo che non rispetta le promesse, è un governo che racconta agli italiani che il nostro paese sta meglio degli altri rispetto alla crisi finanziaria e mondiale, mentre è uno di quelli che sta peggio e che era ora di finirla di occuparsi di scemenze, tipo la casa di Montecarlo di Tulliani e era ora di cominciare a occuparsi di cose serie cioè lavoro, produzione etc..
Banalità naturalmente, tardive, scoperte dell’acqua calda, sfondamenti di porte aperte, però sapete che negli ambienti dei poteri forti i riflessi sono piuttosto lenti, sta di fatto che nel momento in cui la Signora Marcegaglia critica il Governo Berlusconi, Il Giornale della famiglia Berlusconi decide di interessarsi ai guai della Signora Marcegaglia, scelta legittima naturalmente, potevano prendere quello che sapevano, copiarlo da noi che l’avevamo scritto in tempi non sospetti e pubblicarlo, invece cosa fanno? Il vicedirettore de Il Giornale, Nicola Porro, telefona al portavoce della Signora Marcegaglia e le dice: ah, domani ci divertiamo! Domani spostiamo i nostri segugi da Montecarlo a Mantova, Mantova è il regno della Marcegaglia, luogo dove c’è la sede del gruppo e tutto quanto e le spacchiamo il cazzo! Questa è l’espressione in dolce stil nuovo, ma nelle telefonate può capitare che si parli così, andiamo al succo!

Il portavoce della Marcegaglia giustamente cade dalle nuvole, nel senso che mai Il Giornale si è occupato delle vicende giudiziarie della Marcegaglia e quindi dice: ma stai scherzando? E’ una burla, è una boutade? L’altro dice: no un po’ è vero! A questo punto il contesto cosa dice? Se si trattasse, non so, di un quotidiano che non è uso attaccare le persone che attaccano o criticano Berlusconi si potrebbe pensare a uno scherzo, ma il portavoce della Marcegaglia sta parlando con il vicedirettore di un giornale che è noto, non da oggi, da quando Montanelli ne fu cacciato e sostituito da Feltri, per avere attaccato tutti quelli che stavano sulle palle a Berlusconi o tutti quelli che davano fastidio a Berlusconi, tutti, dal primo all’ultimo! Feltri arrivò a Il Giornale con una fama di giustizialista, direbbe lui di sé stesso oggi, sostenitore accanito del pool Mani Pulite, appena arrivò a Il Giornale e il pool Mani pulite si stava occupando ovviamente anche del gruppo Berlusconi, cominciò a attaccare il pool Mani pulite e divenne “garantista” o pseudo – garantista, tra le guardie e i ladri smise di simpatizzare per le guardie e cominciò a simpatizzare per i ladri e cominciò a far scrivere noti, pluri-imputati di tangentopoli contro i quali quando era all’Indipendente fino al giorno prima aveva sparato a palle incatenate, era lui che chiamava Craxi “il cinghialone” era lui che scriveva delle cose terrificanti su Pomicino, su De Lorenzo etc..
Poi continuò con la campagna contro Di Pietro, perché Di Pietro minacciava di mettersi in politica e di far fastidio a Berlusconi visto che aveva rifiutato di andare con Berlusconi, poi attaccò la Boccassini quando la Boccassini scoprì le tangenti Fininvest ai giudici e poi attaccò Veronica quando Veronica cominciò a criticare il marito e annunciò il divorzio e poi attaccò il Giudice Mesiano quando quest’ultimo fece la sentenza che condannava la Fininvest in primo grado a risarcire la Cir di De Benedetti per lo scippo della Mondadori e poi attaccò Dino Boffo, quando quest’ultimo si permise una pallida critica sullo stile di vita del Presidente del Consiglio e lo attaccò dicendo una cosa vera, che però non aveva mai detto prima, caso molto simile alla Marcegaglia e cioè che Boffo era stato condannato per molestie nei confronti di una donna, notizia vecchia che fu tirata fuori subito dopo che Boffo criticò lo stile di vita del Presidente del Consiglio e poi ci fu anche la bugia che era talmente incredibile che si potesse raccontare, che all’inizio sembrava vera, cioè che un poliziotto impazzito avesse fatto una relazione, attenzionando Dino Boffo, addirittura per la sua omosessualità e poi si scoprì invece che quella era una lettera anonima, non un'informativa di polizia.


Porro, Feltri e il "padrun" Confalonieri
Poi attaccò, non vi dico gli attacchi nei confronti miei, di Santoro, di Luttazzi, di Biagi, di Montanelli, finché è stato vivo ha assaggiato un massacro mediatico che lo costrinse poveretto negli ultimi mesi di vita a togliere addirittura il nome dal campanello, dal citofono di casa sua a Milano perché riceveva addirittura telefonate anonime sul suo telefono privato di minacce e addirittura una lettera di minacce sotto il piatto nel posto a tavola che occupava ogni sabato quando andava a pranzo con gli amici e i colleghi nel solito ristorante.
Poi attacchi di ogni genere all’Ariosto, a altri magistrati, alla D’Addario, chiunque si sia messo di traverso in questi anni sulla strada del Cavaliere gli hanno sparato a vista.

Quindi quando il portavoce della Marcegaglia, parlando con il vicedirettore del Giornale apprende che questi vogliono mandare i segugi a Mantova per occuparsi degli affaire della famiglia Marcegaglia, che stanno raccogliendo un dossier, un articolo, un servizio, preparando una campagna sulle disavventure giudiziarie della famiglia Marcegaglia, il portavoce, memore di tutti questi precedenti dice: ecco Marcegaglia è il prossimo obiettivo e avverte la Marcegaglia come è suo dovere fare. Cosa fa la Marcegaglia? Può fare due cose potrebbe dire: lasciamo che pubblichino, tanto non ho niente da nascondere, che è un po’ quello che facciamo noi quando a volte mi dicono: sai mi è giunta voce che Il Giornale sta preparando… facciano, qualunque cosa scrivano o è innocua, oppure è falsa! Se è falsa scrivano pure, li querelo, gli faccio causa, questo dovrebbe essere l’atteggiamento di chi non ha niente da nascondere, cioè di chi non è ricattabile, evidentemente la Signora dei timori li ha, ha una bella coda di paglia, tant’è che appena dicono che si sta per pubblicare qualcosa sugli affaire del gruppo di famiglia, allarmatissima telefona, a chi telefona? Telefona a Feltri, direttore editoriale del giornale, oppure a Sallusti, il direttore responsabile… oppure telefona a Porro che si è dimostrato così informato con il suo portavoce, oppure telefona a Paolo Berlusconi, l’editore del Giornale, invece no, chiama Fedele Confalonieri che è il Presidente di Mediaset e che è anche consigliere di amministrazione del Giornale, si dirà: cosa ci fa il Presidente di Mediaset nel Consiglio di Amministrazione di un giornale? Che non è né di Mediaset, né di Berlusconi, anzi non può essere di Mediaset perché violerebbe la Legge Gasparri, la quale fino al 2012 vieta gli incroci tra televisioni e giornali.
Confalonieri riceve la telefonata della Marcegaglia cosa fa? Potrebbero sempre dire: ha chiamato Confalonieri perché è nel direttivo di Confindustria, lei conosce Confalonieri, non conosce Paolo Berlusconi… allora Confalonieri dovrebbe chiamare lui Paolo Berlusconi, l’editore de Il Giornale, invece no, si comporta come se il padrone de Il Giornale, il mero proprietario, fosse proprio Confalonieri, cioè Mediaset, cioè Berlusconi Silvio, chiama Feltri e è lo stesso Feltri nelle interviste a ridicolizzare la Marcegaglia dicendo: ha voluto chiamare il padrun la Marcegaglia, quindi noi dalle parole di Feltri, veniamo a apprendere che il padrun de Il Giornale in violazione della Legge Gasparri, che ha fatto Berlusconi, è Confalonieri, Presidente di Mediaset e manager di un’azienda di proprietà di Berlusconi, perché Mediaset è ufficialmente di Berlusconi e della sua famiglia, oltre a una quota che è sul mercato azionario.

A questo punto cosa succede non si capisce bene, perché le versioni divergono, Feltri dice: ho detto a Confalonieri che sulla Marcegaglia non avevamo niente in cantiere e che quindi stesse pure tranquilla, la Marcegaglia dice testualmente davanti ai magistrati il 5 ottobre: “durante la mia predetta conversazione con Confalonieri rappresentai allo stesso la mia preoccupazione e il mio allarme dicendo allo stesso Confalonieri che era per me assurdo un simile comportamento da parte de Il Giornale e Confalonieri mi rassicurò e mi disse che avrebbe chiamato immediatamente Feltri che sarebbe intervenuto e che poi mi avrebbe richiamato, cosa che infatti fece dopo pochi minuti. In tale seconda telefonata il Confalonieri mi disse di avere parlato con Feltri e che era tutto a posto, nel senso che Il Giornale avrebbe desistito. In tale occasione il Confalonieri mi ribadì anche lui la necessità e l’opportunità che io facessi un’intervista su Il Giornale, non mi era mai capitata una cosa simile che un quotidiano o qualsivoglia altro giornale tentasse di coartare la mia volontà con queste modalità per ottenere un’intervista, ovvero conseguentemente a dichiarazioni da me precedentemente rilasciate, lo stesso quotidiano Il Giornale in passato non si era mai comportato in tale modo.”. A questo punto Feltri dice: noi non avevamo niente in cantiere, l’ho detto a Confalonieri e quest’ultimo l’ha detto alla Marcegaglia, non c’è niente, la Marcegaglia invece dice che Confalonieri le ha detto un’altra cosa, che era intervenuto e proprio perché era intervenuto, Il Giornale avrebbe desistito.

Desistito da cosa? Evidentemente dal pubblicare qualcosa che c’era in cantiere. Non è una differenza da poco la prima versione quella di Feltri, da quella della Marcegaglia, Feltri dice: non ho niente in mano, la Marcegaglia dice: no, Confalonieri mi ha detto che avevano in mano qualcosa su di me e che l’intervento di Confalonieri li ha fatti desistere. Confalonieri dice: mi riconosco perfettamente nella ricostruzione di Feltri e della Marcegaglia, ma sono ricostruzioni incompatibili, se non c’era niente, versione Feltri, può darsi che quello di Porro sia stato uno scherzo, anche se l’hanno ovviamente frainteso e l’hanno frainteso perché? Perché sanno di cosa è capace Il Giornale e come fa Il Giornale ogni volta che critica Berlusconi, in ogni caso anche lo scherzo frainteso va a coartare e a minacciare e a intimidire la Marcegaglia, se invece è intervenuto Confalonieri per bloccare e per farli desistere, allora vuole dire che ci avevano provato, avevano messo da parte delle cose, avevano fatto sapere alla Marcegaglia che le stavano raccogliendo, in cambio di cosa avrebbero evitato di pubblicarle? Qui c’è un altro passaggio interessante dell’interrogatorio della Marcegaglia, dopo il racconto che il suo portavoce mi fece della telefonata di Porro, sicuramente dice la Marcegaglia ha percepito l’avvertimento del Porro come un rischio concreto e reale per la mia persona e la mia immagine, tanto reale che effettivamente mi misi personalmente in contatto con Confalonieri, perché Porro e Il Giornale ce l’avevano con la Marcegaglia? Cosa volevano ottenere da lei dopo che aveva criticato il governo? Il giornale era piccato sia per le mie dichiarazioni contro l’operato del governo, sia per il fatto che io stessa e Confindustria ci siamo sempre filati poco Il Giornale, quest’ultimo e il suo giornalista hanno dunque tentato di costringermi a cambiare il mio atteggiamento, infatti alla fine sia gli uomini vicini alla Marcegaglia, sia Confalonieri cercano di convincerla a fare un’intervista con il Giornale.

A questo punto Belpietro, Feltri e altri dicono: vi pare possibile che facciamo tutto questo casino e andiamo a minacciare il Presidente della Confindustria per avere un’intervista dalla Marcegaglia? Ma come ha detto Feltri, ma chi se ne frega di avere un’intervista della Marcegaglia, questa parla dalla mattina alla sera a reti unificate dicendo cose poco interessanti, è pure una rompicoglioni, così dice lui, Sallusti che è un noto estimatore del genere femminile dice che la Marcegaglia è pure isterica, pensate il maschilismo che c’è dietro a questa definizione, comunque la si pensi nei confronti di questa signora sotto altri punti di vista.


Perché solo Woodcock incappa nelle telefonate
Vi pare possibile che noi brigavamo e facevamo minacce e dossier per avere un’intervista da questa qua? Manca il movente del reato!
Dicono Feltri e gli altri, in realtà l’intervista non era lo scopo di tutte le manovre che vengono fuori dalle telefonate, lo scopo quale era? Era sì magari un’intervista, ma un’intervista nella quale la Marcegaglia si rimangiasse le critiche al Governo Berlusconi e alle campagne contro Fini per la casa di Montecarlo, quindi attenzione, non volevano portare a casa un’intervista così, domanda e risposta, volevano portarsi a casa un’intervista nella quale piccati per le sue dichiarazioni contro l’operato del governo, la Marcegaglia dicesse che non voleva dire quello quando criticava il governo e che magari invece era pure giusto attaccare Fini, questo è il contesto nel quale la Marcegaglia dice di essersi intimidita e di avere telefonato a Confalonieri, con la coda di paglia perché sa che se raccontano le faccende del suo gruppo finanziario e imprenditoriale, sicuramente non ci fa una bella figura.

Allora capite a cosa pensano i magistrati quando sentendo queste telefonate ipotizzano il reato di violenza privata nei confronti della Marcegaglia, la violenza privata non è picchiare qualcuno, la violenza privata è coartare la volontà di qualcuno, costringere qualcuno a fare qualcosa che non farebbe minacciandolo, questo è il reato, naturalmente le indagini servono per verificare se il reato c’è o non c’è, quindi non è che l’indagine c’è e allora c’è il reato, serve a questo l’indagine, l’indagine la fa il PM Woodcock, il PM Piscitelli con la controfirma che è un timbro di solidarietà del Capo della Procura di Napoli, un magistrato iperprudente, Giandomenico Lepore, tutti a dire: ah il solito Woodcock, quello che non ne azzecca una, in realtà come abbiamo più volte spiegato, Woodcock azzecca, ci sono moltissimi processi avviati da indagini di Woodcock che si sono conclusi con condanne e in ogni caso le indagini non devono concludersi in condanna, le indagini devono appurare se c’è un reato, se c’è un reato devono concludersi con condanne, se non c’è un reato devono concludersi con un’assoluzione, un ottimo PM è quello che fa condannare i colpevoli e fa assolvere gli innocenti, all’inizio non lo sai se uno è colpevole o innocente, certo di fronte a certe telefonate devi indagare, guai se ogni indagine aperta portasse alla condanna, vorrebbe dire davvero che i giudici sono servi dei pubblici Ministeri, invece meno male nella dialettica processuale a volte ci sono assoluzioni e a volte condanne, lo dico perché stamattina per dimostrare che Woodcock non ne azzecca una Il Giornale ricorda l’inchiesta su Salvo Sottile, il portavoce di Fini beccato al telefono a trafficare in ragazzine da dirottare alla RAI, quando stava insieme a Fini alla Farnesina, i provini venivano fatti direttamente sui divani della Farnesina.
Tutti pensano che Sottile sia stato assolto, perché? Perché Woodcock non ne azzecca una, Sottile è stato condannato perché mandava l’auto blu, un mezzo dello Stato a prelevare la Gregoracci, ok? Tanto per dire com’è facile fregare la gente quando su questioni sulle quali nessuno può controllare, come si fa a sapere come vanno a finire i processi a Woodcock se i giornali ne parlano sempre quando ci sono le indagini e poi non seguono i dibattimenti e non vanno a leggere le sentenze, così diventa facilissimo dire che De Magistris non ne azzeccava una, infatti gli hanno tolto tutte le inchieste, a Woodcock non ne azzecca una, intanto stanno cercando continuamente di mettergli i bastoni tra le ruote e se non ne azzeccassero una dovrebbero essere felici questi imputati, bene, siamo capitati nelle mani di un PM che non ne azzecca una, finirà tutto nel nulla, perché si preoccupano, perché li attaccano così? Perché sanno che in realtà questi magistrati poi molto spesso ci azzeccano e comunque la bontà di un magistrato non si calcola dal numero di condanne che portano le sue indagini.

Ma è interessante il meccanismo per capire se siamo di fronte a magistrati impazziti o se siamo di fronte a magistrati che di fronte a una notizia di reato, procedono perché fortunatamente in Italia è obbligatoria l’azione penale, qualcuno dirà: ma possibile che capiti sempre tutto a Woodcock? Ribaltate la domanda e domandatevi: ma quanti magistrati facendo intercettazioni si imbattono in fatti come questi? Il fatto che Woodcock sia considerato uno che ci si imbatte così di frequente o è estremamente fortunato o è profetico, nel senso che quando intercetta un benzinaio già sa che gli capiterà qualcosa tra le mani che riguarda ministri, politici, giornalisti, vip? Oppure ci sono un sacco di magistrati che nelle loro indagini scoprono fatti di questo genere e li imboscano? Perché guardate che Woodcock lavorava a Potenza e indagando su faccende locali arrivava spesso a personaggi di rilevanza nazionale, adesso è a Napoli, stava lavorando su un’indagine, lo racconta oggi Il Corriere, a proposito del gruppo Trevi che fa capo al Vicepresidente della Confindustria, Cesare Trevisani, in quell’indagine è venuto fuori un ruolo non di indagato, del portavoce della Marcegaglia, Arpisella, gli hanno messo il telefono sotto controllo, sapete che si può essere messi sotto controllo, capita abbastanza di rado, ma succede, anche senza essere indagati, per esempio se si è vittima di un reato o se si sa qualcosa a proposito di certi fatti, intercettato può essere anche uno che non è o non è ancora indagato, quindi nelle telefonate di questo Arpisella si scopre, invece di quello che ci si aspettava sulle indagini sul Gruppo Trevi, queste telefonate minacciose, questi sms minacciosi con Nicola Porro e è da lì che parte l’indagine.
Quando sentite Feltri, Sallusti, Porro sbraitare: oddio ci intercettano i telefoni, guai a intercettare i giornalisti, in realtà i giornalisti sono cittadini come gli altri, non hanno nessuna immunità, quindi possono essere intercettati se commettono reati è anche giusto che vengano intercettati, ma qui nessuno dei giornalisti de Il Giornale è stato intercettato, era intercettato questo portavoce della Marcegaglia e nelle registrazioni ovviamente sono rimasti gli sms che gli mandava Porro e le telefonate che faceva con Porro, è così che è nata l’inchiesta, per caso, a questo punto i magistrati hanno visto che c’era un reato che stava per essere consumato, hanno seguito la vicenda e alla fine quando la vicenda si è chiusa, perché? Perché come dice la Marcegaglia hanno desistito dopo la telefonata di Confalonieri, l’indagine, per quanto riguarda le intercettazioni era finita, se avessero voluto fare i bastardi e continuare a fare le intercettazioni a strascico, avrebbero potuto continuare a tenere sotto dei telefoni o addirittura avrebbero potuto mettere sotto intercettazioni i telefoni di Porro e Sallusti e di Feltri, così chissà cosa avrebbero ascoltato se fosse vero che i PM sono lì per incastrare la gente, purché sia, per cercare il pelo nell’uovo, in realtà cosa hanno fatto? Hanno staccato tutto e sono andati a perquisire per vedere se questi dossier, se questa raccolta di informazioni sulla Marcegaglia c’era o non c’era.

Penultima cosa, ancora due cose vi dico, la penultima è che c’è una terza possibilità a proposito di quella divergenza, Feltri dice: sulla Marcegaglia non abbiamo raccolto niente e non volevamo scrivere niente, è uno scherzo di Porro e la versione Marcegaglia: Confalonieri mi disse che c’era qualcosa, ma lui l’aveva bloccata e li aveva fatti desistere, c’è una terza possibilità, cioè che dicano la verità sia la Marcegaglia, sia Feltri e che in realtà sia stato Confalonieri a giocare un po’ sull’equivoco, Confalonieri nella sua veste di amico del cuore di Berlusconi, proprietario di Mediaset, azionista del Giornale, amico di Feltri, membro del direttivo della Confindustria, un bel ventaglio di ruoli, alcuni incompatibili gli uni con gli altri si potrebbe dire, addirittura conflitto di interessi, cosa fa? Questa è l’ipotesi, poi vedremo, giovedì ci sono gli interrogatori per capire bene cosa è successo, l’ipotesi è che Confalonieri anche se Feltri gli ha detto: non ce ne frega niente della Marcegaglia, magari lascia intendere che qualcosa c’era, così acquisisce per sé e per l’amico Berlusconi dei meriti agli occhi della Marcegaglia, guarda che ti abbiamo salvata, abbiamo bloccato la pubblicazione del dossier e la campagna che ne sarebbe seguita, in un’altra intercettazione il portavoce di Confalonieri Crippa dice: oddio se parte Feltri va avanti 15 giorni!

Quindi tu Marcegaglia da questo momento sai che ci devi qualcosa, voi capite che anche questa farebbe parte di quella violenza privata, nel caso in cui si dimostrasse che Confalonieri non si è limitato a fare il porta parola di questo e di quell’altro ma ci ha messo del suo ed è tutto da accertare, ma è anche possibile che le cose siano andate così e che quindi la Marcegaglia si sia sentita ancora più in soggezione nei confronti di questi signori, visto che pendeva sempre sulla sua testa la spada di Damocle, perché? Perché hanno desistito perché ha telefonato Confalonieri, ma un domani se dici qualcos’altro contro il governo, la spada potrebbe cascare, potrebbe partire quella campagna che per il momento è stata bloccata, ecco un aggravio della violenza privata.


Qualcuno di troppo nell'Ordine dei Giornalisti
L’ultima cosa che volevo dire è che ci sono molte persone in Italia che alla luce di questo fatto se avevano voglia di prendere una posizione critica nei confronti del governo non lo faranno più.
Non lo faranno più perché hanno avuto l’ennesima dimostrazione del fatto che chiunque critichi o si metta comunque di traverso sulla strada di Berlusconi, parte immediatamente il dossier, questo è un classico, è un automatismo, appena dici qualcosa tranghete, naturalmente se hai qualche scheletro nell’armadio stai sicuro che te lo tirano fuori, anche perché dispongono di mezzi investigativi non comuni, non ordinari, non hanno soltanto i segugi de Il Giornale, abbiamo visto strani personaggi, faccendieri, hanno i servizi segreti e le forze di pubblica sicurezza, le forze dell’ordine alle loro dipendenze e quante volte abbiamo visto come venivano usati i servizi segreti e certe parti deviate delle forze dell’ordine non per tutelare la sicurezza dei cittadini, ma per tutelare la sicurezza di Berlusconi e quante volte abbiamo visto portare nelle mani del Presidente del Consiglio informazioni e dossier che avrebbero dovuto rimanere riservati affinché lui ne potesse fare l’uso che voleva, smistarle ai suoi giornali, oppure addirittura telefonare direttamente, ricorderete quel video con Marrazzo in compagnia di trans girato da due Carabinieri deviati, che illegalmente erano entrati in quella casa, illegalmente avevano filmato Marrazzo con droga e con i trans, quel Dvd arrivò nelle mani del Presidente del Consiglio, oltre che dell’entourage di Belpietro e dell’entourage di Feltri, i soliti e alla fine Berlusconi chiamò Marrazzo e disse: ho qui un video che la riguarda, stia attento! Glielo disse con l’aria di fargli un favore, in realtà da quel momento Marrazzo era in catene, nelle mani del Presidente del Consiglio.

Se hai qualcosa da nascondere te lo trovano e da quel momento tu non sei più libero, se non hai niente da nascondere, te lo inventano o prendono un particolare vero di una vicenda che ti riguarda e lo manipolano geneticamente per farlo apparire una cosa mostruosa, mentre magari è una cosa innocente o senza nessuna importanza, questa è ancora una volta la lezione di questo caso che va molto al di là delle sorti della Marcegaglia della quale non ce ne frega assolutamente niente e che devo dire hanno confessato quelli de Il Giornale che non sono neanche molto svegli ultimamente, il nervosismo gioca brutti scherzi, perché l’altro ieri cosa hanno fatto, sabato mattina? Hanno detto “ecco il dossier sulla Marcegaglia” e cosa c’era in quel dossier? C’erano degli articoli che erano usciti… era una collezione di articoli uno di Repubblica, uno de L’Espresso, uno de “Il Sole 24 ore”, il comunicato del Cdr, uno de Il Fatto Quotidiano di Giovanna Dantino, uno de L’Unità di Gianola, ce ne sono due miei uno uscito su L’Espresso, uno uscito su Il Fatto Quotidiano, un micropezzo de Il Corriere della Sera sul patteggiamento del fratello della Marcegaglia e un altro pezzo di Vittorio Malagutti su Il Fatto Quotidiano, più un pezzo su La Stampa, indagato il padre della Marcegaglia nell’inchiesta sullo smaltimento abusivo dei rifiuti e un altro pezzo de L’Espresso, questo è il dossier, cosa volevano dimostrare questi spiritosoni, questi buontemponi? Che i dossier li fanno gli altri giornali, quelli di sinistra, perché secondo loro gli altri giornali sono tutti di sinistra, Il Fatto Quotidiano sarebbe di sinistra, La Stampa sarebbe di sinistra, Il Corriere della sera sarebbe di sinistra, i dossier li fanno gli altri, no, gli articoli, le notizie le danno gli altri ogni tanto, la differenza tra una notizia e un dossier è molto semplice: che la notizia esce sui giornali, il dossier non esce, se ho una notizia non la dico a nessuno, se so una cosa sulla Marcegaglia che gli altri non sanno, non chiamo la Marcegaglia, perché? Perché altrimenti quella magari avverte gli altri giornali temendo che abbiano anche loro la notizia, visto poi come si comporta, quella chiama direttamente gli editori, i padrun e così la mia notizia me la bruciano gli altri.

Se ho una notizia sulla Marcegaglia la pubblico, poi chiedo se la Marcegaglia vuole replicare, rettificare, spiegare, se invece ho un dossier, o sto raccogliendo un dossier, mica lo pubblico, faccio sapere all’interessato che lo sto raccogliendo e poi vedo l’effetto che fa, magari quello dice: ma no, non pubblicarlo che ti do l’intervista, ma no, non pubblicarlo che adesso faccio una smentita sulle critiche a Berlusconi, oppure faccio un bel elogio di Berlusconi, oppure faccio un bel attacco a Fini, oppure cosa volete per non pubblicarlo? E’ il metodo Corona applicato non alle fotografie ma alle notizie, il fotografo le foto le deve fare per pubblicarle, il giornalista le notizie le deve fare per pubblicarle, non per avvertire segretamente qualcuno e in attesa che succeda qualcosa inguattarle nei cassetti, quindi il fatto che Il Giornale abbia pubblicato i nostri articoli sulla Marcegaglia è la migliore dimostrazione della differenza che c’è tra un giornalista e qualcos’altro, il giornalista le notizie le pubblica, il qualcos’altro le notizie le usa per ricattare e questa secondo il nostro Codice Penale si chiama violenza privata, ma secondo il nostro codice deontologico significa che qui c’è qualcuno di troppo nell’ordine dei giornalisti, o siamo di troppo noi che le notizie sulla Marcegaglia le abbiamo pubblicato quando c’erano, o sono di troppo quelli che le pubblicano soltanto adesso che devono attaccare la Marcegaglia, qualcuno di noi è di troppo, qualcuno di noi abusa del titolo di giornalista, se giornalismo è questo, probabilmente noi dobbiamo cambiare nome, altrimenti devono cambiare nome loro e in tutto questo i lettori che ruolo giocano?

Chi fa il giornalista come diceva Montanelli al servizio dei suoi lettori e basta ha interesse a avere giornalisti che quando hanno le notizie le pubblicano, così le leggono i lettori, non credo che esistano lettori che hanno interesse a giornalisti che le notizie le raccolgono per tenerle nel cassetto e poi chiamare l’interessato dicendo: guarda che ti spacco il culo se… perché? Perché il lettore di tutto questo non verrà mai a sapere nulla, quindi gli mancheranno delle informazioni, forse dal punto di vista dei lettori sono meglio i giornalisti che le notizie le danno, passate parola!



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