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da Vanity Fair del 18 novembre 2010

Probabile che l’astuto Roberto Maroni, ministro degli Interni, non abbia messo in conto  l’ostinazione di Annamaria Fiorillo, il magistrato del Tribunale dei minori di Milano, che con molta calma, pieno decoro, e sempre sorridendo, ha smontato pezzo per pezzo, la ricostruzione ufficiale della movimentata notte in Questura di Ruby – finta nipote di Mubarak, ma autentica bimba di Papi - e del suo avventuroso rilascio.

Lei non lo ha mai autorizzato. Al contrario informata dai poliziotti che quella notte nessuna comunità di accoglienza aveva posti disponibili (notizia probabilmente infondata, ma utile a esercitare una ulteriore pressione sulla Fiorillo) ha chiesto che la ragazza venisse trattenuta. Le sono state nascoste le telefonate illegittime del premier che ne pretendeva la liberazione. Le è stato nascosto che una tale Nicole Minetti, ex ballerina, ex igienista dentale del premier, attuale consigliere della Regione Lombardia, era stata spedita a prendersi in carico la ragazzina (che un minuto dopo abbandonerà al suo destino). Ha invece saputo che la ragazza, secondo i funzionari della Questura, era la nipote del presidente egiziano e ne ha riso: “Allora io sono Nefertiti, regina del Nilo”.

A occhio siamo di fronte a un caso d’Alta Scuola di Basso Impero: burocrazie che frantumano con zelo la verità quando la verità intralcia il sovrano e i suoi piccoli segreti d’anziana solitudine. Se la Fiorillo – che è testimone diretta di quella sera – avrà detto il vero, allora Maroni – che non è testimone di nulla – in quel nulla vedrà naufragare la sua astuzia.  
(Vignetta di Fei)



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Quella che segue è la lettera di  Bepi Covre, ex deputato leghista, imprenditore, sindaco di Oderzo, consigliere provinciale di Treviso che è stata pubblicata dal Mattino di Padova un paio di giorni fa. E’ indirizzata al nostro Cavaliere Supremo. E’ asciutta, diretta, efficace. Vale la pena di non farla passare inosservata.
p.c.

Signor Presidente Berlusconi,
ho una figlia di 17 anni, ultima di due fratelli più grandi. Angela è una ragazza normale, che studia, fa sport, va alle feste che organizza assieme ai suoi compagni e coetanei. Se solo venissi a sapere che frequenta e va a feste dove ci sono «vecchietti» magari danarosi, profumati e stravaganti... Personaggi che potrebbero avere gli anni dei suoi genitori, se non dei suoi nonni?! Signor Presidente, mi sentirei un genitore fallito! Non per questo rinuncerei a prendere alcuni urgenti provvedimenti che vado ad elencare. Primo: due solenni scapaccioni alla figliola minorenne. Così come previsto dal manuale antico, consolidato della sana tradizione pedagogica contadina. Nei giorni a seguire, sbollita rabbia e senso di frustrazione, cercherei di ripristinare un corretto e utile dialogo con la figliola. Assieme alla moglie (madre della figlia) mi impegnerei su questo versante. Secondo: mi farei dare nome ed indirizzo dei vecchietti organizzatori del bunga/bunga. Prima ancora di denunciare e attendere lungaggini, accertamenti e indagini; prima ancora di coinvolgere la giustizia con i tempi secolari in cui si muove. Da subito farei visita ai vegliardi (mal invecchiati) ben munito di opportuna mazza da baseball! 

Signor Presidente, queste le mie istintive reazioni genitoriali alla lettura di quanto riportano i mass media; l'ultima tristissima vicenda che La riguarda unitamente alla minorenne extracomunitaria (nipote presidenziale) in realtà una irregolare, neppure cittadina italiana. Il mio non vuole essere un giudizio, piuttosto la reazione di un padre. Non mi interessa sapere se e quante volte e quando Lei Signor Presidente, ha visto, incontrato, aiutato la giovane Ruby. Non me po' fregar de meno. Trovo innaturale, sconveniente, immorale, inopportuno che un Signore di oltre settantanni, padre e nonno, organizzi feste a casa propria senza selezionare rigorosamente gli ospiti. Permetta cioè che persone minorenni si imbuchino... Io mia figlia ad Arcore non la manderei MAI. 

Signor Presidente, è giusto che i giovani frequentino i giovani, gli anziani rimangano tra di loro. E' sempre andata così, lo impone il buon senso e la civiltà latina (in altri Paesi ci sono altri usi e costumi). Signor Presidente, Lei è un vecchietto, si rassegni, non è una colpa neppure una disgrazia, anzi un privilegio arrivarci. Dovrebbe essere felice. Pensi solo a quanti non ci arrivano...  Altra questione nella tristissima vicenda. Si legge che ha aiutato con del denaro la minorenne (nipote presidenziale). Gravissimo errore! Chi dà soldi, o fa la carità oppure è, nella migliore delle ipotesi, captatio benevolentia. Se è un gesto caritatevole, non andava fatto direttamente alla fanciulla. Presidente, doveva informarsi sui genitori e rivolgersi a loro. Vista la situazione nello specifico, cercare la Tutrice/Sorvegliante e trattare la questione a quel livello. Il fatto poi della telefonata in Questura, non so e non mi pronuncio. 

L'altra sera in conferenza stampa da Bruxelles, Lei Signor Presidente ha detto, per giustificare piuttosto che chiarire, che per governare gli italiani sta conducendo una vita infernale e massacrante. Per una questione liberatoria e di «igiene mentale», ogni tanto organizza delle feste per divertirsi con donne varie e assortite. A casa sua può fare ciò che crede. Certo, se non fosse il Presidente del Governo del Paese! Cosa che sempre più frequentemente dimentica e, sa perché dimentica? Perché la Sua memoria è coerente con la Sua età. Coerente e onesta, la memoria, ogni tanto sbircia l'anagrafe!  Mi conceda, Presidente Berlusconi, mica glieLo ha ordinato il geriatra di governare l'Italia! Lei si è proposto, molti l'hanno votata. Tutto ha un inizio, tutto ha una fine, c'est la vie, Monsieur Le President. Nessuno Le impedisce di fare un passo indietro e togliersi di torno. Lei ha detto che le case non Le mancano, ne ha ben venti tra cui scegliere. Scelga. Spiace solo constatare che ancora una volta, sull'altro versante politico, nebbia fitta, anzi la nebbia agli irti colle sale... 
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

L'amore ai tempi di B. - Annozero in onda giovedì 4 novembre, ore 21, Rai2 - Ospiti in studio l’avvocato del premier e  deputato PdL, Niccolò Ghedini; la deputata del PdL Nunzia De Girolamo; il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro; la direttrice dell’Unità Concita De Gregorio; il Presidente di Rcs Libri Paolo Mieli.



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Da Vanity Fair, 20 ottobre 2010

Quando l’altro giorno a Lamezia ho imboccato l’autostrada Salerno Reggio Calabria - la indimenticabile A3, devastata da ingorghi furenti, cantieri, frane, restringimenti e altri disastri - ho capito di colpo la miglior barzelletta di Silvio Berlusconi.
Il premier l’aveva raccontata nel giorno del suo settantaquattresimo compleanno nell’aula della Camera, lo scorso 29 settembre, durante la sua seconda prolusione ai 615 deputati raccolti per giocarsi ai punti la fiducia del suo governo tenuto in vita da multiple fleboclisi e trapianti

Scelse l’istante e la voce. Declamò: “E poi garantiremo la fine dei lavori sulla Salerno Reggio Calabria entro il 2013!” Su quel punto esclamativo esplose come una hola la risata stereofonica, da Sinistra al Centro, dal Centro ai più coraggiosi della Destra. Tanto che il Cavaliere Supremo interruppe la lettura, gonfiò di stupore lo sguardo e ondeggiò di rabbia per la propria maestà miseramente irrisa.

Con i suoi 440 chilometri di asfalti che si sbriciolano, attentati, tangenti, costi gonfiati, la Salerno Reggio Calabria, in costruzione dal 1964, è il più lungo corpo di reato della storia giudiziaria italiana. E’ il simbolo dell’assedio criminale del Sud, della famiglie di ‘ndrangheta che da quasi mezzo secolo si spartiscono gli appalti, chilometro per chilometro, fanno i cantieri e poi li disfano, eternizzando una rapina che fino a oggi ci è costata 9,8 miliardi di euro. Attraversarla è un incubo. E’ il mondo in costruzione a immagine e somiglianza del crimine al potere. E finirà solo quando quel potere sarà sconfitto dalla legge e dagli uomini di buona volontà. Non dalle barzellette. 
(Vignetta di Fifo)

Bugiardo! - Le poesie di Carlo Cornaglia

Sta ormai per arrivare a casa nostra
 il libro con il quale il Cavaliere
 gli exploit del suo governo mette in mostra
 in questo paio d’anni di potere.

 Possiamo anticiparne alcuni brani.
 “Ho già rifatto L’Aquila com’era,
 ma non l’hanno capito gli aquilani
 che restar preferiscono in costiera.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Il sasso in bocca - Annozero in onda il 21 ottobre 2010, ore 21, Rai2 - Chi ha paura dei contenuti dei programmi televisive? In collegamento da Berlino Roberto Saviano, in studio Concita De Gregorio, Maurizio Belpietro, Enrico Mentana e il Gianluigi Paragone.

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Stai a vedere che dopo il Lodo Silvio ci toccherà pure il Lodo Pier Silvio. O addirittura il Pier Lodo, per equiparare lo scudo del premier alle nuove necessità del figlio che in questi anni facendosi grandicello all’ombra del padre e della Tecno Gym, ne ha ereditato le attitudini. Prima fra tutte quella di attirare i cacciatori delle procure, quei “magistrati di una certa giustizia politicizzata”, che poi sarebbero dei semplici impiegati dello Stato (“non eletti da nessuno, né mai vincitori di Coppe dei Campioni”) mossi da finalità politica, rabbia ideologia, risentimento di classe e invidia psicosociale.

Possibile mai che una legge pensata per garantire la piena libertà del padre, non si occupi minimamente di quella del figlio? Neppure quel sant’uomo di monsignor Fisichella saprebbe contestualizzare una simile bestemmia dell’amore paterno. E gli elettori cosa direbbero di un padre che vive beato ignorando le pene del Pier Figlio? Quello langue tormentato da ben due procure. Mentre lui, gagliardo di scudo e di avvocati in batteria, cena ogni sera con Cicchitto e Bondi, vola in vacanza con Ghedini, sgambetta sui prati con Bossi, si intrattiene con Capezzone e Straquadanio, va a pescare con Putin. Per non parlare di quando stappa spumante per l’arrivo delle ragazze (“le mia fanciulle”) tutte selezionate per bene da province remote, istruite a battere le mani, ridere inconsapevoli a quelle piccole porcate che lui chiama “le mie barzellette” nelle quali c’è sempre un po’ di sesso sconcio e un po’ di ebrei avari. Uno spasso.

Già tanta sofferenza (e insonnia) procurarono i guai giudiziari del Cavaliere Supremo al silente fratello Paolo, che patì interrogatori che non capiva, accuse che non conosceva e trascurabili condanne. Stavolta Silvio non se la sentirà di abbandonare Pier Silvio. Dividerà in due la torta del Lodo, una fetta per me, una fetta per te, meno male che Silvio c’è. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)



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da Vanity Fair, 6 ottobre 2010

Il solo lato divertente del razzismo leghista di casa nostra lo puoi apprezzare appena passata la frontiera svizzera, tra Chiasso e Lugano, chiacchierando con i cugini leghisti del Canton Ticino quando ti spiegano che le tribù padane di Como, Varese, Verbania, con annessi Suv neri e partite Iva in bianco, sono in realtà spregevoli “ratti italiani”. Topi dentro il formaggio della ricca Svizzera. Gente che “viene da noi a rubarci il lavoro”, come ha appena dichiarato tale Giuliano Bignasca, svizzero col pedigree, leader della Lega Ticinese.

Perché il contrappasso di ogni razzista è di essere schifato da un razzista equivalente, che per privilegio geografico è stato sgravato un po’ più a Nord. Il quale considererà suo e indivisibile il territorio dove ha pascolato in gioventù il cervello. E si sentirà in diritto di squittire insulti verso il proprio Sud, confermando sempre la regola. Compresa quella di essere a sua volta umiliato da latitudini maggiori, magari quelle di un uno scandivo, un eschimese, un merluzzo.

Un bel po’ dei 50 mila lombardi frontalieri si sono molto offesi del paragone coi roditori. Il caso ha voluto che in quelle stesse ore il loro leader più bello, più intelligente e più votato, l’Umberto Bossi da Gemonio, stesse nutrendo la sua fama migliore paragonando i romani ai porci. Ma poi – a differenza del suo alter ego svizzero – ha detto che scherzava, non ce l’aveva con i cittadini romani, ma con i Palazzi della politica, dove stanno il potere e i ministri. Meschino: non ricordandosi che anche lui è un signor ministro, è finito in trappola come un signor topo.
(Vignetta di Fei)


Segnalazioni

Povero vecchio -
Le poesie di Carlo Cornaglia
Ventinove settembre, nell’arena
della Camera blatera il premier,
concludendo così l’estate oscena
vissuta grazie e Fini e ai suoi lacché.

Gli piacerebbe aver la maggioranza
anche senza i Granata ed i Bocchino,
indifferente, nella circostanza,
all’aver trasformato in un casino
(
leggi tutto)

Video -
Bossi e Alemanno, la polentata della pace (da ilfattoquotidiano.it)

Il decreto legislativo n.66/2010 elimina il divieto di costituire associazioni paramilitari in Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

Non solo odio - Annozero, in onda giovedì 7 ottobre, ore 21, Rai2 - Ospiti in studio il direttore di Libero Maurizio Belpietro, Luigi De Magistris dell’Italia dei valori e l’esponente del Pdl Daniela Santanchè.

Rovigo, venerdì 8 ottobre, ore 18.30 - Nell'ambito della rassegna La Fiera delle parole, Marco Travaglio  partecipa a un incontro sulla libertà d'informazione. Intervengono Tiziana Ferrario e Filippo Rossi. C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45


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Stamattina il Cavaliere Supremo deve essersi svegliato tardi, svogliato e stonato. Perché subito dopo la colazione, il bagnetto e i massaggi, gli hanno rifilato il discorso del 1994, e lui non se ne è neanche accorto: l’ha letto tutto come fosse nuovo, davanti a 630 deputati che si davano di gomito e al Paese che ha ritrovato un’oretta di buonumore. Abbasseremo le tasse, ha detto. Stiamo per terminare la Salerno-Reggio Calabria e a breve cominceremo i lavori del Ponte sullo Stretto. Stiamo per riformare le professioni, la Giustizia, il mercato del lavoro. Introdurremo il quoziente familiare. Allungheremo le ferrovie al Sud e accorceremo la durata dei processi. Uno spasso.

Appariva ben vestito, ben spazzolato, un poco ingrassato, però vigile. Gli hanno fatto dire che la nostro economia stenta a ripartire perche a differenza degli altri Paesi europei abbiamo ereditato un grandissimo debito pubblico. Da chi lo abbiamo ereditato non se lo è chiesto e non glielo hanno fatto dire. In compenso gli hanno fatto dire che crede nella democrazia, nell’etica della politica, negli sforzi comuni necessari al bene pubblico e addirittura nell’antimafia.
Probabilmente stava per dire che per queste ragioni l’Italia è il Paese che ama e che per questo aveva appena deciso di scendere in campo: lo hanno fermato in tempo per non insospettire i suoi recettori di endorfina. E subito dopo lo hanno tenuto adagiato sullo scranno del governo a riposare.

Si tratta ora di capire chi ha combinato questo formidabile scherzo al Capo. Ogni personaggio del giro stretto ha le sue buone ragioni. In primis l’allegro Bossi, il perfido Tremonti e naturalmente Gianni Letta. Tutti per ammazzare la noia, umiliare chi li umilia, fare un dispetto a Bondi che poi strilla e li fa ridere. Retroscenisti accreditati non escludono, tra i possibili colpevoli, la nuova pattuglia dei siciliani, Calogero Mannino, Totò Cuffaro e soci, ingaggiati perché anche loro credono nella democrazia, nell’etica della politica, negli sforzi comuni necessari al bene pubblico e addirittura nell’antimafia. 
(Striscia di Fifo)




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Bisognerà prima o poi arrendersi all’evidenza. Ci meritiamo – oltre al Berlusconi che ogni giorno  costruisce la sua fuga dai processi – anche e specialmente tutto lo spettacolo complementare della sinistra, l’antico Bersani e il modernissimo Veltroni, il puntiglioso Franceschini e il rotondo Vendola, tutti capaci di declinare questa perfetta irrilevanza politica che morendo tutti i giorni, tiene in vita quell’altro accampamento speculare: le anime morte della libertà.
E’ un gioco di concavi e convessi. A destra regna la baraonda, la compravendita dei voti, il baratto dei parlamentari, la dissoluzione di tutti i progetti a parte quello destinato a preservare l’impunità del Capo. A sinistra regna il nulla.

Nessuno tra i molti candidati al prossimo soglio democratico che sappia imbracciare una nuova narrazione, parlare dei precari senza prospettive e dei terremotati senza case, dell’acqua privatizzata e della scuola pubblica dissolta. Svelare le bugie archiviate, ricordare le promesse non mantenute. Raccontare il disastro internazionale dell’Italia che marcia con Sarkozy, si piega con Putin, rotola con Gheddafi. Opporsi all’implosione dentro la quale la Lega ci sta trascinando con le sue scuole tatuate col sole celtico, e le camicie verdi che circondano il tricolore per bruciarlo.

Possibile che nessuno a sinistra alzi più la voce? Bisognerà pur dire che Bossi non è un avversario, ma un nemico della Nazione. Che il suo alfabeto è una minaccia. E che il suo migliaio di caporali pieni di rancori e di razzismo dovrebbero piantarla di ruttare a nome del Nord. E’ troppo chiedere a questa opposizione da nulla una voce, un proposta, una solenne incazzatura? 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro) 

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