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Dal 2004 ad oggi sono state molte le sentenze con cui la Corte di giustizia europea ha sanzionato violazioni o disapplicazioni italiane delle norme europee in materia di rifiuti. L'elenco è disponibile in italiano sul sito della Corte.

In sintesi, sono state riscontrate violazioni dello Stato Italiano:
- delle norme di sicurezza sulla gestione dei rifiuti in discarica (Rodano - Mi; Campolungo - Ascoli Piceno), e di quelle idonee a garantire la salute dell'uomo e dell'ambiente circostante (Castelliri - Frosinone; Enichem - Foggia; Pariti I/Conte di Troia - Manfredonia),
- delle norme sulla gestione delle discariche (C-442/06),
- delle norme di controllo e sicurezza sulla presenza di metalli pesanti, fosforo e azoto nei fanghi di depurazione, sul quantitativo di sostanza secca prodotto e sull'impiego in agricoltura dei medesimi,
- delle norme sull'incenerimento dei rifiuti,
- mancata elaborazione e comunicazione del piano di gestione rifiuti (Provincia di Rimini, regione Lazio, Regione Friunli Venezia Giulia, Regione Puglia, Provincia Aut. Bolzano),
- mancata elaborazione piano di raccolta e gestione rifiuti prodotti da navi e residui del carico per ciascun porto italiano,
- violazione delle norme comunitarie in materia di rifiuti, escludendone l'applicazione ai rottami di impiego siderurgico e ai combustibili da rifiuti di qualità elevata (CDR),
- il 4 marzo 2010 con la sentenza C-297/08 la Corte ha sanzionato la mancata adozione di misure idonee allo smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania.






La Corte di giustizia Ue ha pronunciato in luglio in ottobre due sentenze che condannano gli inadempimenti italiani alle norme comunitarie in materia di ambiente.

Si tratta della sentenza del 15 luglio C 491/08 sull'errato recepimento della direttiva a tutela degli uccelli selvatici (<< Poiché la normativa di trasposizione nell’ordinamento italiano della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, non è completamente conforme a tale direttiva e il sistema di recepimento dell’art. 9 di quest’ultima non garantisce che le deroghe adottate dalle autorità italiane competenti rispettino le condizioni e i requisiti previsti da tale articolo, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 2-7, 9-11, 13 e 18 della citata direttiva. La Repubblica italiana è condannata alle spese, ivi comprese quelle relative al procedimento sommario.>>);


e della sentenza del 6 ottobre C 573/08 sulla violazione della disciplina che tutela gli habitat naturali per la realizzazione di un complesso turistico nella zona di Oristano (<< In riferimento al progetto del complesso turistico e immobiliare «Is Arenas» che interessa il sito «Is Arenas»: non avendo adottato, prima del 19 luglio 2006, data di iscrizione del sito «Is Arenas» nell’elenco dei siti di importanza comunitaria, misure di protezione idonee, con riferimento all’obiettivo di conservazione contemplato dalla direttiva del Consiglio 21 maggio 1992, 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, a salvaguardare l’interesse ecologico pertinente che il sito proposto quale sito di importanza comunitaria riveste a livello nazionale e, in particolare, non avendo vietato un intervento idoneo a compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche del sito, e non avendo adottato, dopo il 19 luglio 2006, misure appropriate per evitare il degrado degli habitat naturali per i quali detto sito di importanza comunitaria è stato designato,la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della direttiva 92/43 e, più esattamente, per quanto riguarda la seconda censura, in forza dell’art. 6, n. 2, di tale direttiva. La Repubblica italiana è condannata alle spese .>>)





Il Tribunale di Primo grado Ue ha ritenuto legittima la decisione della Commissione europea che aveva dichiarato aiuti di stato (illegittimi e da restituire) i contributi pubblici all'acquisto dei decoder tv in Italia, concessi con l'esclusione del digitale satellitare. Tali aiuti erano previsti nella "legge finanziaria 2004" e secondo la Commissione creavano un vantaggio competitivo per Mediaset.

Nel 2007 Mediaset ha impugnato la decisione della Commissione, ma il suo ricorso è stato respinto. La sentenza del Tribunale potrà ora essere ulteriormente impugnata davanti alla Corte di giustizia a Lussemburgo.

Leggi le motivazioni della sentenza T-177/07 sul sito del Tribunale



Con la sentenza C-297/08 la Corte ha condannato l'inadempimento dell'Italia alle norme comunitarie in materia di gestione e smaltimento dei rifiuti. In particolare, ritenendo che:
La Repubblica italiana, non avendo adottato, per la regione Campania, tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 4 e 5 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE, relativa ai rifiuti.

Leggi la sentenza sul sito della Corte


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In questi ultimi mesi la Corte si è pronunciata su alcune cause in cui era parte l'Italia e ne ha condannato gli inadempimenti delle norme comunitarie.

La sentenza del 19 novembre (C-540/07) ha stabilito, in materia di FISCO, che: 
"La Repubblica italiana, avendo assoggettato i dividendi distribuiti a società stabilite in altri Stati membri ad un regime fiscale meno favorevole di quello applicato ai dividendi distribuiti alle società residenti, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza dell’art. 56, n. 1, CE. ... La Repubblica italiana è condannata a sopportare i tre quarti della totalità delle spese. La Commissione delle Comunità europee è condannata a sopportare il restante quarto".

La sentenza del 29 ottobre (C-249/08) ha stabilito, in materia di PESCA, che: 
Non avendo provveduto a controllare, ispezionare e sorvegliare in modo adeguato, sul proprio territorio e nelle acque marittime soggette alla propria sovranità o giurisdizione, l’esercizio della pesca, segnatamente per quanto riguarda il rispetto delle disposizioni che disciplinano la detenzione a bordo e l’impiego delle reti da posta derivanti, e non avendo provveduto in misura sufficiente a che fossero adottati adeguati provvedimenti nei confronti dei responsabili delle infrazioni alla normativa comunitaria in materia di detenzione a bordo e di utilizzo di reti da posta derivanti, segnatamente con l’applicazione di sanzioni dissuasive contro i soggetti di cui sopra, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza dell’art. 1, n. 1, del regolamento (CEE) del Consiglio 23 luglio 1987, n. 2241, che istituisce alcune misure di controllo delle attività di pesca, nonché degli artt. 2, n. 1, e 31, nn. 1 e 2, del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1993, n. 2847, che istituisce un regime di controllo applicabile nell’ambito della politica comune della pesca, come modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 17 dicembre 1998, n. 2846. La Repubblica italiana è condannata alle spese".

La sentenza del 12 novembre (C-12/09) ha stabilito, in materia di DONAZIONE DI TESSUTI UMANI, che:
"Non avendo adottato, entro il termine stabilito, le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva della Commissione 8 febbraio 2006, 2006/17/CE, che attua la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda determinate prescrizioni tecniche per la donazione, l’approvvigionamento e il controllo di tessuti e cellule umani, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza dell’art. 7, n. 1, primo comma, della direttiva 2006/17. La Repubblica italiana è condannata alle spese".

Infine, la sentenza del 26 novembre (C-13/09) ha stabilito che:
La Repubblica italiana, non avendo adottato, entro il termine stabilito, le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva della Commissione 24 ottobre 2006, 2006/86/CE, che attua la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni in tema di rintracciabilità, la notifica di reazioni ed eventi avversi gravi e determinate prescrizioni tecniche per la codifica, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani, è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza di tale direttiva.  La Repubblica italiana è condannata alle spese".


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oRi0n su flickr.comLa Corte all'unanimità ha ritenuto che l'esposizione nelle aule scolastiche dei crocifissi, come praticata in Italia, violi l'allegato n. 2 del 1° Protocollo alla Convenzione (laicità dell'educazione obbligatoria) e l'art. 9 della Convenzione stessa (libertà religiosa). Secondo la Corte, l'Italia deve attenersi alla neutralità nell'impartire l'educazione ai bambini, garantendo loro un pluralismo di idee che contrasta con l'esposizione del simbolo della religione cattolica.
Lo Stato Italiano è stato condannato a risarcire alla ricorrente 5.000 € per i danni morali patiti.
(foto di oRi0n su flickr.com)

Leggi la sentenza  (30814/06, Lutsi) in francese sul sito della Corte


AGGIORNAMENTO: a fine gennaio 2010 il Governo Italiano ha annunciato il proprio ricorso contro la sentenza, suscitando il plauso del Vaticano.

A marzo il ricorso è stato ammesso e verrà prossimamente deciso dalla Camera Grande della Corte.


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foto Corte europea dal sito http://www.echr.coe.int/ECHR/EN/Header/The+Court/Introduction/Information+documents/Mentre la Corte di giustizia del Lussemburgo in questi ultimi mesi non ha pronunciato sentenze che riguardano l'Italia, la Corte europea di Strasburgo tra il 17 settembre  e il 20 ottobre 2009 ha emesso delle nuove decisioni sulle violazioni italiane alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Appartengono al gruppo tre ricorsi che contestano le condizioni di detenzione patite in Italia: Scoppola (10249/03), condannato per l'omicidio della moglie, cui la Corte ha riconosciuto un risarcimento di 20.000 € tra danni e spese per la violazione degli articoli 6 e 7 della Convenzione e ha imposto una revisione delle condizioni detentive. Enea (74912/01), detenuto dal 1993 anche per reati di associazione mafiosa, risarcito con 20.000 € tra danni e spese per la violazione degli articoli 6 par.1 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Il 22 settembre 2009 il ricorso di Salvatore Madonia (detenuto per reati di mafia dal 1991) è stato invece respinto perchè irricevibile.

Altri tre ricorsi lamentano la violazione di diritti degli espropriati: Vrioni (35720/04 e 42832/06), sul quale la Corte si è riservata pur accertando già alcune violazioni della Convenzione; Ricci (42021/02) nel quale la Corte ha riconosciuto la violazione dell'art. 1 del Prot. n.1 alla Convenzione e il risarcimento di 62.000 € per danni materiali, oltre a 5.000 € per danni morali a ciascuno dei 5 ricorrenti; Perinati (8073/05) che è stato risarcito con 740.000 € per danni materiali e 10.000 € tra danni morali e spese.

Infine, nel ricorso Lombardi Valluri (39128/05) l'Italia è stata condannata a risarcire 10.000 € per i danni morali conseguenti alle violazioni degli art. 10 e 6 par. 1 della Convenzione, che si sono verificate nel corso del procedimento di assegnazione della docenza di Filosofia del diritto all'Università del Sacro Cuore di Milano.

Il totale dei risarcimenti comminati all'Italia in un mese è di quasi 900.000 €.

Le sentenze in inglese e francese, come la foto di questa pagina sono sul sito della Corte


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