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Foto di roblind.com da flickr.comQuando funziona, l’informazione aiuta tutti a vivere e a lavorare meglio. I cittadini, i politici, gli imprenditori, i magistrati. Tutti. Quando non funziona, tutto peggiora. Il peggioramento della politica e dell’impresa e di una parte della cittadinanza non sono una novità. Quella della magistratura, anche quella perbene, incorrotta, insomma la migliore, è invece una novità degli ultimi mesi. Escono sentenze sempre più strane, ma sempre nella stessa direzione: a favore del potere. Si pensi soltanto all’incredibile assoluzione di Berlusconi nel processo Sme-Ariosto, praticamente per aver commesso il fatto. Se l’informazione l’avesse raccontata per quella che era, mettendone alla berlina l’illogicità e l’impermeabilità ai fatti accertati, altri giudici si sarebbero ben guardati dal riprovarci. Ma l’informazione non ne ha proprio parlato. Così la scomparsa dei fatti, dalle pagine dei giornali e dai teleschermi, si trasferisce nelle sentenze.

L’altro giorno i giudici di Roma, tanto per cambiare, hanno archiviato l’inchiesta – nata dal lavoro dei loro colleghi di Potenza – a carico di Fabrizio Corona per la presunta estorsione ai danni di Francesco Totti. Se l’informazione fosse una cosa seria, avrebbe ricordato che per Corona hanno chiesto il rinvio a giudizio per una decina di estorsioni le Procure di Torino e di Milano, mentre il reuccio dei paparazzi resta indagato a Potenza per associazione per delinquere. E per questo reato, non per il caso Totti, era stato arrestato. Invece quel sapientone di Francesco Merlo, che vive a Parigi e ammira molto Giuliano Ferrara, scrive su Repubblica che Corona, a causa del pm Woodcock, subì “una galera che non gli spettava” (Merlo ignora che gli arresti li dispongono i gip, non i pm), ragion per cui ora il Csm dovrebbe “riflettere in seduta pubblica su come la sofferenza della galera e l’abuso del diritto riescano a vestire di buon gusto anche il cattivo gusto”. Parole in libertà di un giornalista disinformato sui fatti, che non potranno non condizionare i magistrati (altro che le fiction sulla mafia!) quando dovranno pronunciarsi sulle altre accuse a Corona: se archivieranno, verranno elogiati dal Merlo di turno come “molto saggi”; se rinvieranno a giudizio o condanneranno, saranno complici dei pm manettari che abusano della galera per “vestire di buon gusto anche il cattivo gusto”.

Da Woodcock a Clementina Forleo...

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SEGNALAZIONI

30 novembre - Milano - Teatro della Cooperativa, via Hermada, 8 - ore 21
Marco Travaglio
legge l'arringa Calamandrei nel corso dello spettacolo teatrale E' vietato digiunare in spiaggia.

1 dicembre - Catanzaro - Palazzo della Provincia - ore 17
La legalità è il potere dei senza potere.
Convegno organizzato da
Micromega a favore di De Magistris.
Intervengono: Luigi De Magistris, Carlo Vulpio, Antonio Massari, Raffaello Maggi, Marco Del Gaudio, Melania Salazar, Domenico Ciruzzi e Marco Travaglio.

11 dicembre - Milano - Teatro Carcano
Break the mafia
Partecipano: Sonia Alfano, Luigi De Magistris, Pino Masciari, Salvatore Borsellino, Aldo Pecora, Clementina Forleo
Moderano: Antonella Mascali e Gianni Barbacetto

Claudio Fava eurodeputato dell'anno - la nostra sottoscrizione ha avuto successo!
Leggi l'intervista
da L'Unità del 29 novembre 2007

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Foto di SugarbearSteve da flickr.comQuesta gigantesca stupidaggine che le telefonate tra dirigenti Rai e Mediast (per concordare, ripulire e moltiplicare le inquadrature del Cavaliere) equivarrebbero a quelle fatte tra loro dai direttori dei giornali (per esempio negli anni di Tangentopoli), si configura come un uso criminoso dell’intelligenza di chi legge e di chi ascolta.

Siccome conosco da molti anni il diabolico Mauro Crippa, responsabile dell’informazione Mediast, sospetto che quella equivalenza sia farina del suo sacco. Ne ha ideate parecchie di analoghe. Per esempio quella multiuso che equipara qualunque inchiesta della magistratura sul Cavaliere (in qualunque centimetro del calendario) a una trappola studiata per tempo (“ecco un’inchiesta a orologeria!”) finalizzata a interferire con qualcosa di molto cruciale: un’elezione politica, una elezione amministrativa, una legge, una scadenza politica, un summit, un compleanno (“ecco un’inchiesta a orologeria per rovinare il compleanno del Dottore”). Maledetti magistrati.

Ci sono frasi speciali – di paradossale non sense – che una volta coniate dalla casa madre vengono ripetute per sempre in tutte le succursali, in tutte le circostanze, da tutti i suonatori. “Vittorio Magano era uno stalliere”. “Cesare Previti è una vittima di certa magistratura”. “Ho dovuto cedere la Standa perche’ i comunisti me l’hanno boicottata”. “Le mie televisioni mi danneggiano”. “Non ho mai chiesto la testa di Enzo Biagi”. “Sono un liberale”. “Che male c’é se due aziende televisive si telefonano?”.

Si da’ il caso che le note consultazioni tra i direttori ai tempi di Tangentopoli riguardassero notizie e nomi che viaggiavano tra una fonte e l’altra, la verifica dei fatti, la rete di controlli reciproci per non cadere in trappole avvelenate. Si da’ il caso che i suddetti dirigessero aziende private (molteplici, non duopolistiche) e che ognuno preservasse la propria. In un quadro di reciprocità orizzontale, tu mi confermi, io ti confermo. Il contrario di chi da un’azienda pubblica svela al proprio (e unico) concorrente le intenzioni di imminente palinsesto.
 
Deve essere sfuggito alle microspie degli inquirenti, ma in queste telefonate Rai-Mediaset non risulta mai il flusso contrario. Un dirigente di Canale 5 (uno solo, magari mezzo) che abbia mai chiamato in Rai per chiedere più attenzione a Prodi, offrire una controprogrammazione per oscurare il Cavaliere, chiedere una raccomandazione, infiltrare un ragazzo biondo, arrogante, e scioccamente comunista tra gli arcoraiani.

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Foto di shaneandtruth da flickr.comL’altro giorno leggevo con sincero strazio l’ennesima lamentazione della senatrice Anna Serafini per il fatto che nessuno se la fila come senatrice Serafini, ma solo come “moglie di”. Nella fattispecie, di Piero Fassino. Stavo quasi per commuovermi per lei e, che so, inviarle un telegramma di solidarietà, quando un amico mi ha mostrato il cartoncino d’invito alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa. Piu’ che una presentazione, un gineceo.

Cito testualmente i nomi delle partecipanti: “Azzurra Caltagirone Casini, Luisa D’Orazi Marini, Lella Fagno Bertinotti, Alma Maria Ioni Forlani, Barbara Palombelli Rutelli, Anna Maria Scarinzi De Mita, Anna Serafini Fassino, Mariapia Tavazzani Fanfani, con Giulio Andreotti”, che non sarà una signora, ma è pur sempre un tipo. Il tutto, alla presenza dell’autore, si svolgeva a Roma nella sala del Mappamondo di Palazzo Venezia, dove il Duce dal balcone arringava le folle in delirio e sotto il tavolo nascondeva le sue amanti.

Ora, per carità, ciascuno è libero di fare quel che gli pare. Ma, dico io: se una signora accetta di farsi intervistare sul suo menage col marito famoso, di raccontare come lava bene le stoviglie o con che cura si rifà il letto, per non parlare di tutti quei peli del naso lasciati nel lavandino e di tutti quei capelli sparpagliati sul cuscino, e poi va pure a presentare il libro con l’imperdibile intervista mescolata con quelle ad altre “mogli di” e “amanti di”, e accetta financo che il cartoncino d’invito la indichi col cognome del marito perché con quello da signorina non la conosce nessuno, con quale faccia la signora medesima può poi lamentarsi se non riesce a brillare di luce propria, ma solo di luce riflessa e se tutti la considerano solo per il cognome acquisito dopo il matrimonio?

Da quando hanno sposato uomini pubblici, le signore Fanfani, De Mita, Forlani, Bertinotti, Marini, Fassino, Rutelli e Casini sanno benissimo di non essere donne qualsiasi. Conoscono benissimo gli onori e gli oneri del nuovo status. E dovrebbero prevedere che certi loro atteggiamenti si riverberano inevitabilmente sull’immagine dei rispettivi, illustri consorti. Se la sora Lella Bertinotti fa vita mondana e racconta ai giornali (se è vero quel che raccontano i giornali) che si scambia le mutande con Valeria Marini, forse il coniuge Fausto, noto rivoluzionario, non ne trae un gran giovamento. Se la signora Rutelli lavora per la Rai e il marito fa il vicepremier in un sistema dove la politica è l’editore della Rai, non è il massimo dell’eleganza; ma è ancor meno elegante andare a lavorare a Mediaset ricevendo lo stipendio dal capo dell’opposizione al governo del marito.

Se poi tutte le mogli presenti su piazza, che abbiano impalmato leader di destra o di centro o di sinistra, si recano in massa a presentare il libro del più celebre allestitore di inciuci che la storia ricordi, qualche cittadino – vedendo sui giornali la terrificante foto di gruppo – potrebbe persino pensare che il governissimo destra-sinistra è alle porte. Anzi, è già cosa fatta. Solo che, una volta tanto, le mogli hanno preceduto i mariti.


Guarda il video
Intervento di Marco Travaglio al Parlamento europeo (con Beppe Grillo e Luigi De Magistris)
13 novembre 2007

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Foto di photo-steve da flickr.comLa storia non si ripete mai eguale a se stessa. Così dagli interventi della Delta force di Silvio Berlusconi per pilotare l'informazione Rai, oggi passiamo a quelli del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, per bloccare una fiction su Graziella Campagna, la ragazza di 17 anni uccisa nel 1985 da Cosa Nostra perché testimone oculare di un omicidio. Il Guardasigilli ha fatto propria una richiesta del presidente della Corte d'Appello di Messina che chiedeva di impedire la messa in onda del film per la tv (programmato per martedì 27 novembre) "La Vita Rubata", perché la trasmissione avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici di secondo grado nel processo contro i presunti assassini di Graziella. La direzione generale della Rai di fronte al ministro si è messa sull'attenti. Della fiction si riparlerà dopo il dibattimento che inizierà il prossimo 13 dicembre. Insomma, dalla tragedia (la telecrazia di Berlusconi) si passa alla farsa: il trio Mastella-presidente della Corte di Appello di Messina-direzione generale Rai.

Sarà forse il caso che qualcuno si decida a ricordare a questi signori l'esistenza dell'articolo 21 della Costituzione che garantisce a tutti la libertà di parola. Dopo le fiction, toccherà all'informazione (o meglio a ciò che resta dell'informazione): infatti se un telefilm influisce sui giudici, che cosa può mai fare un documentario, una trasmissione di approfondimento o un servizio di cronaca? Sembra uno scherzo, ma non lo è. Mastella è la stessa persona che tra gli applausi bipartisan di più o meno tutta la Camera ha fatto approvare (in prima lettura) il provvedimento sulle intercettazioni che vieta di pubblicare gli atti giudiziari depositati. Una norma votata per nascondere le malefatte della Casta, dimenticando un piccolo particolare: il controllo della stampa (e cioè dell'opinione pubblica) serve per impedire tutti gli abusi di potere. Non solo quelli della politica, ma anche quelli della magistratura.

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Foto di mondi da flickr.comda L'Unità del 22 novembre 2007

Chapeau. Nemmeno il più feroce demonizzatore, il più accanito antiberlusconiano poteva immaginare la meticolosità, la scientificità, la capillarità del controllo esercitato su ogni minuto, ogni minimo dettaglio di programmazione Rai dagli uomini Mediaset infiltrati da Silvio Berlusconi nel cosiddetto “servizio pubblico”. Intendiamoci: la fusione Rai-Mediaset in un’indistinta Raiset al servizio e a maggior gloria del Cavaliere si notava a occhio nudo e questo giornale, da Furio Colombo in giù, l’ha sempre denunciato. Ma le intercettazioni della Procura di Milano, disposte nell’inchiesta sul fallimento del sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi, e pubblicate da Repubblica dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio la privatizzazione della Rai da parte della “concorrenza” e la sua trasformazione in una succursale di Mediaset.

Da sette lunghi anni, cioè da quando Berlusconi tornò al governo e occupò militarmente Viale Mazzini, la Rai è cosa sua, un feudo privato da usare per blandire gli amici, manganellare i nemici, ammonire gli alleati appena un po’ critici, ma soprattutto per celebrare le gesta del Capo. Tacendo le notizie scomode, enfatizzando quelle comode, parlando solo di quel che vuole Lui.

La realtà immortalata dalle intercettazioni della primavera-estate 2004 supera persino l’immaginazione di chi, pur denunciando gli orrori e le miserie del regime mediatico, pensava che ciò che quotidianamente andava (e va) in onda non fosse frutto di un copione scritto ad Arcore, ma dell’eterno servilismo della classe giornalistica italiana, la più vile e conformista del mondo. Invece è tutto pianificato nei minimi dettagli sulla chat line Viale Mazzini-Palazzo Grazioli (o Chigi): persino le inquadrature del Capo ai funerali del Papa, i ritardi nell’annuncio dei risultati elettorali negativi, il numero di citazioni a “Porta a Porta” del sacro nome di Silvio (che, a differenza di altre divinità, va nominato spesso e soprattutto invano, specialmente da Vespa). Non c’è voluto molto per ridurre quella che fu la prima azienda culturale d’Europa e alfabetizzò l’Italia in questa miserabile Pravda ad personam: è bastato sistemare una dozzina di visagisti, truccatori e politicanti berlusconiani nei posti giusti e lasciarne molti di più sulle poltrone precedentemente occupate. 

Intanto venivano cacciati i Biagi, i Santoro e i Luttazzi, poi le Guzzanti e gli altri della seconda ondata, incompatibili col nuovo corso. Ma non perché fossero “di sinistra”. Perché sono fior di professionisti: con due o tre programmi ben fatti avrebbero rovinato tutto...

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Foto di lawndart da flickr.comPiacerebbe sapere se dentro al molto agevole (e condonato) condominio di Forza Italia abiti almeno una persona, un uomo o una donna, un giovane, un anziano, un leader o un funzionario, un militante, un onorevole deputato, un senatore, un capo area, un capoufficio, un direttore marketing, un segretario di Circolo non rosso di capelli o addirittura un semplice adornato, che possegga una sua personale (indivisibile, eccentrica, discutibile, diversa) opinione sulle opinioni del Capo. I desideri del Capo. I capricci del Capo. 

Se ci sia qualcuno (insomma) che dichiari di NON essere d’accordo (poco, molto, abbastanza) su quello che il Capo ha appena deciso e bontà sua comunicato alle plebi, non esattamente dettagli, ma la chiusura del vecchio partito-condominio per aprirne uno nuovo, con una nuova politica, nuove alleanze, una nuova legge elettorale. Concedendo – per garanzia e gentilezza democratica – un numero illimitato di dibattiti e forse persino una consultazione popolare per decidere insieme (finalmente insieme) niente meno che il nuovo nome del nuovo partito e forse il nuovo colore delle nuove tappezzerie.

E piacerebbe sapere come mai questo risibile colpo di scena – dopo molte sconfitte e i clamori della rissa a destra - impegni da 72 ore i maggiori politologi dei maggiori giornali (di carta e di etere) gli analisti, i cronisti, i retroscenisti, senza che neppure uno di loro si alzi dal personale calamaio per dire: “Scusate, mi viene da ridere”.

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Foto di davidcrawford da flickr.comHo fatto un sogno. Anzi ho avuto un incubo: elezioni anticipate del 2009, gli italiani vanno al voto col "nuovo" sistema proporzionale approvato dopo un anno di estenuanti trattative tra il leader del Partito del Popolo, cavalier Silvio Berlusconi, e quello del Partito Democratico, il primo cittadino Walter Veltroni.

Dalle urne le due formazioni politiche escono fortissime, spartendosi equamente il 70 per cento dei consensi. In parlamento deputati e senatori, non eletti, ma scelti dai rispettivi segretari (nessuno ha voluto reintrodurre il sistema delle preferenze), danno la fiducia a un governo di centrosinistra Veltroni (sinistra), Berlusconi (centro). Un esecutivo destinato ad essere confermato nelle successive quattro legislature.

Poi mi sono svegliato e leggendo i giornali ho scoperto che il centrodestra si è spaccato: Berlusconi, Fini, Casini, vanno ciascuno per la loro strada. Solo che gli ultimi due lo facevano già da un pezzo. L'unica novità è che adesso anche Berlusconi si dice disposto a discutere una riforma elettorale.

Mi sa che mi rimetto a dormire. Fate trillare la sveglia tra 25 anni.

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