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Foto di gabmic da flickr.comSe non fosse l’ingrato che è, il Cainano erigerebbe a sue spese un monumento equestre al centrosinistra, che per la seconda volta gli riconsegna il Paese esattamente come lui l’aveva lasciato. Almeno per i settori che gl’interessano, cioè la giustizia e l’informazione. Pareva brutto cambiare qualcosa, c’era il rischio di offenderlo. Ieri, per esempio, la giustizia ha dimostrato che, volendo, può essere rapida, fulminea: un quarto d’ora di udienza, cinque minuti di camera di consiglio, poi la sentenza del processo Sme-Ariosto bis per i falsi in bilancio Fininvest connessi alle mazzette pagate al giudice Squillante. “Il fatto non è più previsto dalla legge come reato”, nel senso che l’imputato l’ha depenalizzato.

Il processo era l’ultima coda del filone “toghe sporche” aperto dalla Procura di Milano nell’estate del 1995 in seguito alla testimonianza di Stefania Ariosto. E riguardava i falsi in bilancio contestati al Cavaliere, come titolare del gruppo Fininvest, per far uscire clandestinamente dalle casse delle società estere il denaro necessario a corrompere, o comunque a pagare, alcuni magistrati che stavano sul libro paga del Biscione. Inizialmente il processo Sme-Ariosto era uno solo e vedeva imputati per corruzione giudiziaria Berlusconi, i suoi avvocati Cesare Previti e Attilio Pacifico e i giudici Filippo Verde (per la presunta sentenza venduta sul caso Sme del 1988) e Renato Squillante (per una tangente di 434 mila dollari del 1991); in più Berlusconi rispondeva anche di falso in bilancio. Poi, nel febbraio 2002, il suo governo depenalizzò di fatto i reati contabili, fissando soglie di non punibilità così alte da sanare cifre stratosferiche di fondi neri. Su richiesta della Procura, il Tribunale stralciò il capitolo del falso in bilancio e ricorse contro la nuova legge dinanzi alla Corte di giustizia europea, che però lasciò ai giudici italiani la decisione se applicare la legge italiana o quella (più rigida e prevalente) comunitaria. Intanto, nel processo principale, Previti, Pacifico e Squillante se la cavano con la prescrizione, solo Verde viene assolto. E così Berlusconi, ma solo per insufficienza di prove.
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Foto di zoltandragon da flickr.comda articolo21.info
Dobbiamo essere grati ad Alessandro Sortino. La sua decisione di  dimettersi dopo che i vertici di Mediaset (Piersilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri) avevano censurato un suo servizio sul clan Mastella che doveva andare in onda sulle Iene, è stata per tutti una lezione di stile. E ha dimostrato come il regime sia sempre in agguato. Ma non basta. Dobbiamo essere grati a Sortino anche per altro. La sua denuncia permette di capire a chi sta veramente a cuore la libertà di stampa e a chi no.

Oggi, per esempio, dalle colonne del Corriere della Sera, Aldo Grasso ci spiega che non si dovrebbe discutere troppo del caso Sortino. Secondo lui si dovrebbe parlare invece degli straordinari successi di ascolto de Le Iene e di Striscia La Notizia ottenuti facendo un'informazione «informale, goliardica, che talvolta tende al moralismo e al populismo, e si sottrae quasi sempre alle norme dell'equilibrio e dell'imparzialità, tradizionali cavalli di battaglia del giornalismo "serio"». Il tema è senza dubbio interessante. E merita un approfondito dibattito.

Ma intanto Sortino è rimasto senza contratto. Il suo servizio su Mastella, così come altri servizi riguardanti personaggi in qualche modo utili al cavaliere (le Iene, per esempio, si erano viste censurare un'intervista a Tronchetti Provera riguardanti le sorti de La 7), non è stato trasmesso. E  tutti i colleghi di  Mediaset vedono ribadito nei fatti un concetto semplice, semplice: il padrone è al lavoro e non va disturbato...
 
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Foto di Sameli da flickr.comSembra incredibile, ma ieri a inaugurare l’anno giudiziario a Potenza c’era ancora il Pg indagato Vincenzo Tufano, quello che perseguita da anni magistrati perbene come John Henry Woodcock e Alberto Iannuzzi, mentre non s’è mai accorto dei giudici del suo distretto che rubavano, colludevano con la criminalità e insabbiavano inchieste anche su omicidi, infatti furono arrestati o indagati per iniziativa del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Il quale invece è stato punito dal Csm per aver scritto un mandato di perquisizione “troppo ampio” (sic) nei confronti dello stesso indagato Tufano. Curiosamente il Csm non ha ritenuto di sospendere Tufano dal suo incarico, nonostante i pesanti sospetti che gravano su di lui, così come non ha sospeso la pm Felicia Genovese, pure lei indagata, che s’è fatta trasferire al Tribunale di Roma, dove ora partecipa al collegio giudicante del processo Calciopoli (sic!). Naturalmente Tufano, inaugurando l’anno giudiziario, s’è scagliato contro le inesistenti “fughe di notizie”, attribuendole ai magistrati (non quelli indagati, si presume, ma a quelli perbene).

Intanto, negli ultimi giorni, l’Espresso ha rivelato che il presidente dell’Anm Luerti è membro di Comunione e Liberazione e, come tale, quando lavorava a Catanzaro, aveva fatto amicizia col capo calabrese della Compagnia delle Opere Antonio Saladino, poi indagato da De Magistris. Il fatto che Luerti e l’Anm abbiano emesso un gelido comunicato di condivisione della condanna inflitta dal Csm a De Magistris è puramente casuale. E, anzichè pretendere chiarezza sull’”obbedienza” che Luerti deve a questo gruppo religioso, e magari aprire un dibattito analogo a quello avviato a suo tempo sui magistrati iscritti ad altre obbedienze, l’Anm e molti magistrati si sono scagliati contro l’Espresso, reo di aver “attaccato” Luerti: il tutto nel perfetto stile berlusconiano, che definisce “attacchi” le notizie vere, ma sgradite al potere.

Intanto, a Santa Maria Capua Vetere, sta per verificarsi un nuovo caso De Magistris: riguarda il gip Francesco Chiaromonte...

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Lettera di un cittadino di Potenza ai magistrati onesti

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Foto di AnOpenWindow da flickr.comLugubre, però anche utile il gioco del cosa resterà di questi 20 mesi, una volta che il tempo comincerà a scolorirli e a farli slittare in un secondo piano sempre più remoto, sempre più impreciso, fino alla sommaria brevità di un solo paragrafo, di una sola immagine da ricordare.
Non quella dei conti pubblici rimessi in ordine. Del contratto dei metalmeccanici appena firmato. Dell’accordo su Welfare e pensioni. Della lotta all’evasione fiscale. Del ritiro dall’Iraq. Delle piccole liberalizzazioni avviate. Del taglio dell’Ici. Del quotidiano miracolo compiuto da Romano Prodi di sopportare Turigliatto e Dini, Diliberto e Mastella, Caruso e la Binetti. 

La sola immagine che si tramanderà (è il mio pronostico) sarà quella della sterminata Campania sepolta sotto ai suoi stessi rifiuti, dicembre 2007, gennaio 2008, i roghi nauseabondi, i milioni di sacchetti putridi, le muraglie che ostruiscono tutto, i marciapiedi, le strade, i portoni, le scuole, la vita. Corto circuito di una intera società. Fine di un progetto comune. Apocalisse di malavita. Mentre pattuglie di umani transitano verso furibondi posti di blocco (donne, vecchi, bambini, sindaci, megafoni, bandiere) dove impedire discariche, bloccare passaggi, gridare, protestare: “Non qui, andate via!”. Via dove?

Come se ci fosse davvero un altro modo, un altro luogo, per smaltire le proprie deiezioni, i propri veleni abbandonati, gli scarti della propria vita. Come se bastasse caricarli sui treni e spedirli via, sotterrarli lontano, lontanissimo, a infestare altri mondi, chi se ne frega. E continuare il gioco all’infinito. Irresponsabili, senza vergogna, senza amor proprio. Senza un po’ di coraggio. Nulla, irremovibili verso la catastrofe. Come quel marmo d’anima che ancora sorregge l’ostinazione di Antonio Bassolino che resta, non si dimette, il piagnisteo di Rosa Russo Jervolino che incolpa sempre qualcun altro, la tracotanza di Pecoraio Scanio che per fortuna è a fine corsa, addio.

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Foto di dottoresso da flickr.comGli universitari calabresi dell'associazione Ulixes, che insieme ad altri gruppi e associazioni giovanili avevano raccolto migliaia di firme a sostegno del pm di Catanzaro Luigi De Magistris, hanno scritto questa lettera bella e amara, anzi bella proprio perchè amara, sull'epilogo del procedimento disciplinare a carico del magistrato dinanzi al Csm, che l'ha punito con la censura e col trasferimento d'ufficio.
Più di quanto non avesse chiesto il cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, s'è molto adontato, e così molti suoi colleghi e amici, perchè mi sono permesso di ricordare che fino a due anni fa era governatore della Regione Marche per la stessa coalizione - il centrosinistra - che ha dichiarato guerra a De Magistris, il che rendeva sommamente inopportuno che fosse proprio lui a sostenere l'accusa contro De Magistris. I magistrati, come ricorda Edmondo Bruti Liberati, non solo devono essere imparziali, ma devono pure sembrarlo. So bene che D'Ambrosio è un ottimo e specchiato magistrato, ma questa non è un'attenuante: è un'aggravante. Se anche un ottimo e specchiato magistrato non avverte l'inopportunità di una situazione così imbarazzante e non ritiene di astenersi per liberarsene, vuol dire che ci stiamo abituando proprio a tutto. I regimi, com'è noto, peggiorano anche le persone migliori.

C'è poi una dichiarazione inquietante di D'Ambrosio, ripresa da Repubblica il 19 gennaio. Questa: "Una settimana fa le considerazioni sarebbero state diverse". Nel senso - spiega la giornalista dopo aver parlato con lui - che "l'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere lascia a desiderare, il Csm ha duramente criticato le accuse dell'ex ministro ai magistrati, ma ora le toghe devono essere inappuntabili nell'applicare la legge...". Par di capire, salvo smentite che finora non sono arrivate, che De Magistris ha pagato anche per le polemiche seguite all'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere a carico di Mastella & C.: resta da capire che diavolo c'entri De Magistris, pm a Catanzaro, con il lavoro dei suoi colleghi di un'altra Procura e di un'altra regione, peraltro avallato da un gip terzo, e a quale titolo un Pg della Cassazione si permetta di dichiarare che il lavoro di quei colleghi "lascia a desiderare".

Mi auguro che la lettera degli studenti venga letta dai membri della sezione disciplinare del Csm e li induca a riflettere sul messaggio devastante che la loro decisione unanime di venerdì scorso ha lanciato al Paese, soprattutto a chi ancora credeva in un barlume di Giustizia. E ad arrossire un po', almeno di nascosto, per quel che hanno fatto.

Lettera aperta alla città di Calabria

Dico addio alla casta dei giudici - di Luigi De Magistris

Lettera di un cittadino calabrese a Walter Veltroni: Le ultime speranze dei calabresi

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Foto di timijimi da flickr.com''Mastella con noi? Penso che nel Popolo delle libertà vi sia spazio per tutti coloro che condividono gli stessi valori e che hanno un numero di elettori che li sostengono. Non penso quindi che esistano problemi a riguardo". Con un annuncio-confessione Silvio Berlusconi ha spalancato le porte del centrodestra al leader dell'Udeur. Mastella, spiega, ha i voti e condivide con lui gli stessi ideali. Ovviamente non quelli cattolici: il Cavaliere, tanto per dirne una, è divorziato, mentre l'ex Guardasigilli crede talmente nella famiglia da averci creato intorno un partito. I valori in campo sono altri: si va dall'allergia a qualsiasi controllo di legalità, per arrivare sino all'irresistibile attrazione per l'ingerenza negli affari della pubblica amministrazione.

Non per niente gli uomini dello statista di Ceppaloni brigavano per imporre primari amici, geometri ed ingegneri in barba a qualsiasi criterio di merito, mentre lo statista di Milanello si dava da fare per imporre attricette nelle fiction della tv pubblica, quando avrebbe potuto benissimo soddisfare i medesimi umanissimi bisogni semplicemente assumendole a Mediaset.
Con qualche ragione, sia l'uno che l'altro, spiegano però che «fanno tutti così». E Berlusconi, secondo il Corriere della Sera, per dimostrarlo ha persino compilato un elenco di una cinquantina di lavoratrici della Rai affiancato dai nomi dei rispettivi amanti. Nel mondo normale si direbbe che stia preparando un ricatto, in quello parlamentare si sottolinea invece come stia «facendo politica».

Resta irrisolto il problema dei problemi: le raccomandazioni, i concorsi e gli appalti truccati hanno un costo. In totale, dicono le ricerche, ogni anno 7 miliardi di euro, provenienti dalle tasche dei cittadini, vengono sprecati così. Fatti due conti, insomma, Mastella non conviene. A poco a poco se ne stanno accorgendo tutti. Anche gli elettori di centro-destra. L'eventuale alleanza dell'Udeur con la Casa delle Libertà o con un Casini che corre solo al centro è insomma tutt'altro che scontata. Ma senza alleati Mastella è destinato a scomparire. Anche per questo, mentre si parla solo di elezioni anticipate, Romano Prodi spera ancora.

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Cuffaro e Mastella depongono le corone di fiori in memoria di Paolo BorsellinoLa standing ovation della cosca politica che ha salutato la condanna del governatore siciliano Totò Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento di alcuni mafiosi e la sua decisione di restare al suo posto sono perfettamente coerenti con la “ola” parlamentare che, mercoledì mattina, ha accompagnato l’attacco selvaggio del cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella alla magistratura che aveva appena arrestato sua moglie e altri 22 suoi compari di partito. Così come con il tifo da stadio che ha osannato la sua signora interrogata ieri in Tribunale. Ma anche con il silenzio tombale che, nella politica e nella magistratura, è seguito alla vergognosa, ributtante decisione all’unanimità della sezione disciplinare del Csm: Luigi De Magistris condannato alla gravissima sanzione della censura e alla pena accessoria del trasferimento lontano da Catanzaro, con l’impossibilità di esercitare ancora le funzioni di pm. Insomma: Cuffaro resta, Mastella è atteso dal governo come il figliol prodigo dal padre buono che prepara il vitello grasso, la first lady ceppalonica dirige il consiglio regionale dagli arresti domiciliari, mentre l’unico che se ne deve andare è De Magistris...

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Post scriptum
Contrariamente a quanto annunciato, con tanto di comunicato ufficiale, dal programma Terra di Canale5, nella puntata di questa sera dedicata a Bettino Craxi, la mia intervista sulle condanne e i soldi rubati dall'ex leader socialista non andrà in onda: richiestami espressamente dalla redazione, girata e registrata venerdì pomeriggio sul ponte di Castel Sant'Angelo dalla brava collega Anna Migotto, è stata bloccata stamane dal democraticissimo direttore del Tg5 Clemente J.Mimun, che non l'aveva nemmeno vista. Un veto ad personam, insomma, come mi ha raccontato al telefono Tony Capuozzo. Lo ringrazio comunque per aver pensato a me, ma per il futuro lo esorto a tener sempre presente per chi lavora. Così, onde evitare di perdere tempo con me e di far perdere tempo a me: tutti dovrebbero sapere che esistono degli appestati che è meglio non avvicinare, nè tantomeno intervistare, per non prendere il contagio. E io sono fra questi. Non ho mai fatto ammazzare commissari di polizia, non ho mai rubato, non ho mai avuto amici mafiosi, non ho parenti agli arresti domiciliari: insomma, sono incensurato, dunque è naturale che in casa Mediaset io debba essere censurato.

Quel che avrei detto a Terra! se non mi avessero censurato - l'intervista di articolo21

Canale5 spegne l'intervista a Travaglio: leggi l'articolo di Massimo Solani, L'Unità

*Foto di Alex Corlazzoli

Segnalazioni

Sul
blog di Franco Bechis è disponibile tutta l'ordinanza sul caso Mastella.

Mastella va a casa. Perché non gli dai una spintarella? Mandalo al suo paese

E’ da oggi in libreria la seconda edizione di Mani sporche, con l’aggiunta dell’Indice dei nomi che mettiamo qui a disposizione anche a chi avesse già acquistato il libro.

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