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Testo:
Buongiorno a tutti. Sembra di essere ritornati a dieci o quindici anni fa, quando partirono le prime indagini sui rapporti mafia /politica a proposito degli ambienti berlusconiani. La caratteristica che accomuna quei tempi ai tempi di oggi, ai giorni di oggi, è che nessuno risponde mai sul merito delle questioni e si alzano sempre dei grandi polveroni, delle grandi parole d’ordine.
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La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Giorgio Napolitano europarlamentare tallonato dalla TV Tedesca nel 2004 - di Andrea D'Ambra
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Aderisci al Progetto di resistenza per le associazioni in rete, con Oliviero Beha - www.inuovimostri.it
 
L’ago della sbilancia di Carlo Cornaglia
Ufficio Presidenza Pdl.
Parte all’attacco Silvio Berlusconi
arringando il parterre della sue ancelle:
“Certi piemme, rossi belli e buoni,

vogliono far cadere il mio governo    
e farmi ruzzolare dal sedile,
del voto popolar prendendo scherno.
Sull’orlo siam di una guerra civile
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Un anno fa mi chiama Massimo Fini, con l’aria del monello che ha appena fatto una marachella: “Marco, ne ho combinata una delle mie: ho fatto un giornale”. Bene, dico io, allora mi assumi? “No, guarda, se ci vuoi scrivere, più che volentieri. Ma siamo quattro gatti, e poi è un mensile. Si chiama la Voce del Ribelle. Mi dai una mano sul tuo blog, o come diavolo si chiama, per farlo sapere in giro? Se non raccogliamo qualche centinaio di abbonamenti, moriamo appena partiti”. Scrivo subito un post invitando gli amici di Voglioscendere ad abbonarsi. L’ho ritrovato: “Quando nasce un nuovo giornale, specialmente in Italia, dovrebbe essere una festa per tutti. Quando poi questo giornale è diretto da un grande del giornalismo controcorrente, cioè del giornalismo e basta come Massimo Fini, la festa è almeno doppia (…). Ha fondato un piccolo giornale di battaglia, 'La Voce del Ribelle', 64 pagine. Non è ancora il quotidiano libero che molti sognano. Ma è un giornale libero, che nessuno è tenuto a condividere (di me, per esempio, nel primo numero si parla molto criticamente), ma che fa bene alla salute mentale di chi non ha ancora portato il cervello all’ammasso. Chi ha la sensazione che i quotidiani italiani tendano sempre più a essere tutti uguali (il che forse spiega il crollo delle vendite di quasi tutti in edicola), troverà nella Voce del Ribelle qualcosa di radicalmente diverso, alternativo (…)”.

Al mio appello risposero alcune migliaia di persone, e la Voce del Ribelle continua a uscire ogni mese. Quel giorno scoprii una cosa molto importante, decisiva per me, per noi: che il sogno di un quotidiano libero, senza padroni né soldi dello Stato, finanziato soltanto dagli abbonati e dai lettori, era qualcosa in più di un sogno. Infatti, quando con Padellaro andavamo in cerca di amici disposti a mettere qualche euro per la società del nuovo quotidiano, citavo sempre gli abbonati che, con un mio semplice post, si erano precipitati a sostenere la Voce del Ribelle. E ne concludevo che, a maggior ragione, ne avremmo trovati molti di più per un quotidiano. Oggi che, almeno per il momento, quella scommessa sembra vinta, considero la Voce del Ribelle la mamma del Fatto Quotidiano. E non solo perché le due testate hanno in comune Massimo Fini.

Trascorso un anno, Massimo mi ha chiesto di dedicarle un altro post. Per ricordare agli amici di Voglioscendere e del Fatto Quotidiano che il suo mensile è di nuovo in campagna abbonamenti. Chi l’ha già fatto (e spero lo voglia rinnovare) conosce la rivista. Chi ne sente parlare per la prima volta, può farsene un’idea leggendo la prima puntata di una bella inchiesta apparsa sull’ultimo numero della Voce del Ribelle sul traffico di rifiuti tossici. L’editoriale di Fini è dedicato a Francis Fukuyama a vent’anni da “La fine della Storia e l’ultimo Uomo”. Tra gli altri argomenti dell’ultimo numero: i suicidi a France Telecom; il dilagare del Superenalotto e delle altre lotterie; il Trattato di Lisbona che sancisce la perdita della sovranità nazionale dei singoli Stati e il loro asservimento agl’interessi della Bce. Per abbonarsi ex novo o rinnovare l’abbonamento, basta andare sul sito www.ilribelle.com.

Segnalazioni

Violenza, plagio, sfruttamento: un viaggio "Dentro l'Opus Dei"
- Intervista a Emanuela Provera a cura di Cristiano Sanna

Commento del giorno
di Antonio Attini - lasciato il 27/11/2009 alle 17:7 nel post
Ci toglieranno anche l'aria
Nel paese dei quacquaraquà l'acquaraquà si trasforma da fonte di vita a fonte di ricatto... conserviamo le lacrime, potrebbero servirci in futuro.


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Vignetta di Franzaroli
Il guastafeste

da A in edicola


Sarò antiquato, sarò diventato comunista senz’accorgermene. Ma non riesco proprio a capire perché mai delle aziende private dovrebbero lucrare su un bene pubblico come l’acqua. Eppure è quello che già succede in gran parte del mondo. E succederà presto in tutt’Italia dal 2011 se sarà definitivamente legge la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. E’ ovvio che quello che viene privatizzato non è il liquido H2O, ma il servizio che lo porta nelle nostre case: la gestione della rete distributiva. Ora può essere, e in gran parte è, in mano pubblica, cioè dello Stato tramite gli enti locali e le loro aziende municipalizzate. Finchè sono pubbliche, non hanno come primo scopo il guadagno, ma il pareggio di bilancio e il funzionamento del servizio. Che dunque deve costare ai cittadini il minimo indispensabile per funzionare. La cosiddetta riforma prevede che la gestione dell’acqua potabile passi a società private (scelte in via ordinaria con gare d’appalto) o miste pubblico-private (anche senza gara): società comunque obbligate a fare utili, non esistendo imprenditori animati da spirito missionario.

Ora, è normale che un imprenditore voglia fare utili. Ma dipende su quale bene. Se uno guadagna usando gli acquedotti che abbiamo pagato con i nostri soldi, dovremmo ribellarci tutti quanti, di destra, di sinistra o agnostici che siamo. Come avremmo dovuto fare quando le autostrade, che tutti noi abbiamo finanziato con le nostre tasse, sono passate ai privati. Naturalmente i trombettieri della privatizzazione dell’acqua annunciano servizi migliori a costi più bassi grazie alla mitica “concorrenza”. Balle. Se l’azienda è pubblica e non deve accumulare utili, normalmente applica tariffe più basse. Se l’azienda è privata, oltre agli investimenti per la manutenzione della rete, deve pure guadagnarci, dunque le bollette saranno più salate: a meno che, per tenerle basse, non si risparmi sugli investimenti, fornendo un servizio peggiore agli utenti.

Secondo La Stampa, già oggi “il 41% degli italiani è servito da società private o miste e a livello nazionale, tra il 2002 e il 2008, i prezzi dell’acqua sono aumentati del 30%. Si prevede che saliranno del 26% entro il 2020”. Tant’è che, per calmierare il boom delle bollette, è già in cantiere una bella “Authority dell’acqua”: l’ennesimo carrozzone dei partiti sul tipo di quelli che dovrebbero vigilare contro le concentrazioni sul mercato delle imprese, sul pluralismo televisivo, sulla libertà d’informazione, sulla nostra privacy, con i risultati che vediamo. Il proliferare di società miste pubblico-private, poi, aumenterà anche nel settore idrico la commistione fra politica e affari che già oggi produce uno scandaloso tasso di corruzione (valutato dalla Banca Mondiale in 40 miliardi di euro sottratti ogni anno dalle tasche dei cittadini). Quindi da un lato la cosiddetta privatizzazione dell’acqua non ci libererà dalla presenza inquinante della politica nell’economia, e dall’altro non garantirà affatto un migliore servizio ai consumatori.

Perché allora questa gran voglia di privatizzare l’”oro blu”? Perché ci sono enormi multinazionali ansiose di metter le mani su un business che oggi vale 2,5 miliardi di euro e presto potrebbe raddoppiare o triplicare. Multinazionali molto presenti nell’editoria sia come azioniste di giornali sia come inserzioniste pubblicitarie della stampa e delle tv. Dunque molto influenti su chi “fa opinione”. Fra i loro azionisti spiccano alcuni fra i più noti costruttori, che dell’acqua se ne infischiano, ma non vedono l’ora di accaparrarsi gli appalti per i lavori sulle reti idriche e sugli acquedotti. In pieno conflitto d’interessi, l’ennesimo. Se ne sentiva davvero il bisogno.
(Striscia di Franzaroli)

Segnalazioni

Saviano: uno che combatte il crimine con la penna - Intervista a Roberto Saviano di Giovanni Di Lorenzo (Die Zeit, Germania - 17 novembre 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info


In movimento - Ucuntu n.58 del 27 novembre 2009


Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa di Carlo Cornaglia
Cuffaro, di Casini la colonna,
non è stato per mafia condannato.
Probabilmente grazie alla Madonna
soltanto cinque anni si è beccato

per i favori a singoli mafiosi
e infatti coi cannoli festeggiò,
freschi, abbondanti, dolci, deliziosi,
poiché il concorso esterno non scattò...
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Commento del giorno
di Opinionista -  lasciato il 26/11/2009 alle 17:18 nel post Addebito Veronica
Basta abolire il Divorzio.


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Vignetta di Natangelo

Veronica Lario, la signora che Walter Veltroni avrebbe voluto candidare nel suo partito, il partito democratico, ha chiesto a suo marito, il dott. Silvio Berlusconi, reo di molti tradimenti, un assegno mensile di 3,5 milioni di euro al mese per le proprie spese di mantenimento, cibo, vestiario, gas, luce, ginnastica, ma non sigarette, visto che non fuma.

La cifra di tremilionicinquecentomila euro pari a sette miliardi di vecchie lire, pari a centodiciassettemila euro al giorno, cioe’ a dire duecento milioni di vecchie lire al giorno, sarebbe giudicata congrua dalla signora e dai suoi legali a risarcimento delle molte ferite (specialmente emotive) subite in venticinque anni di relazione amorosa, e diciannove anni di matrimonio civile. Si chiama divorzio con addebito.

Il quale addebito – vista la consistenza dell’addebito – era di sicuro parte del piano di Veltroni. Che in un colpo solo, ecco l’astuzia, avrebbe incamerato non solo gli occhi lucenti di Veronica, ma pure il suo stellare adebbito, cioe’ nel suo caso: accredito. Per il bene del partito, si capisce.
(Vignetta di Natangelo)

Commento del giorno
di Erica -   lasciato il 25/11/2009 alle 18:0 nel post White Christmas, Natale di razza bianca
Propongo il "Clean Christmas: caccia all'evasore. Denuncia i clandestini del fisco, quelli che gli irregolari li fanno lavorare a nero, come schiavi".
Scommetto che tanti si sentirebbero dall'altra parte e inizierebbero a parlare di caccia alle streghe e giustizialismo. La solita ipocrisia vigliacca.


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Vignetta di Natangelo
Vanity Fair, 25 novembre 2009

Probabile che se Giuseppe e Maria, fuggendo da Nazareth fossero malauguratamente approdati a Coccaglio, provincia di Brescia, non sarebbero riusciti a fermarsi nemmeno in una mangiatoia di periferia per la felice nottata del parto. Rancorosi guardiani della Lega Lombarda, guidati da questo capolavoro di sindaco padano, il signor Franco Claretti, li avrebbero intercettati all’ingresso del paese, chiesto i documenti, il permesso di soggiorno, le ragioni del viaggio. Per poi sgomberarli di corsa: “Tornatevene a casa vostra, non vi vogliamo”. 

Il lato notevolmente vigliacco di questa vicenda è che l’operazione di rastrellamento degli immigrati (“andremo casa per casa a controllare”) la giunta leghista l’ha chiamata White Christmas, che non vuol dire Bianco Natale, ma Natale di razza bianca. Sapendo benissimo di pronunciare una bestemmia proprio nei confronti del neonato - che si annunciò come una promessa di convivenza venendo al mondo povero, indifeso e migrante - che il Natale celebra e che loro imbrattano.

E’ da quella notte dei tempi che l’amore predicato dalla religione cristiana viene imbracciato per praticare senza rimorso il suo contrario. Tocca vedere in questa brutta Italia pure un ministro come Ignazio La Russa sbraitare in tv a difesa del crocefisso negli edifici pubblici. E per farlo, spalancare gli occhi: “Non lo toglieremo mai!”. E poi stringere i braccioli della sedia, gonfiare le vene del collo, gridare tre volte: “Possono morire! Possono morire! Possono morire!”. Senza neanche sospettare quanto sia grottesco difendere uno dei maggiori simboli della sofferenza umana, promettendone altrettanta.
(Vignetta di Natangelo)

Commento del giorno
Concita - utente certificato - lasciato il 25/11/2009 alle 11:37 nel post Alfano che dice le bugie
La giunta della camera ha respinto la richiesta di arresto per Cosentino.
L'immondizia nel governo si ammucchia sempre di più, è di nuovo emergenza rifiuti


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Vignetta di Bertolotti e De Pirro

di Peter Gomez e Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2009


Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, minacciato di sfratto da Silvio Berlusconi tre giorni fa in caso di mancata approvazione della legge che ammazza i suoi processi, comunica: “Nessuno è riuscito a rispondere alla domanda su come mai tutte le inchieste si sono concentrate su Berlusconi soltanto dal 1994 in poi, mai per fatti funzionali alla sua attività politica, ma per fatti che vanno dal 1994 a ritroso”. Caro ministro, le rispondiamo noi. Primo: le inchieste su Berlusconi e le sue aziende sono iniziate ben prima del ‘94. Secondo: i processi attualmente in corso per la corruzione di Mills e per i fondi neri Mediaset riguardano reati successivi al ‘94, dunque nemmeno volendo i magistrati avrebbero potuto scoprirli e perseguirli prima che fossero commessi. Piccolo promemoria, a beneficio del cosiddetto Guardasigilli.  

1979, 12 novembre
Massimo Maria Berruti, maggiore della Guardia di finanza, guida un’ispezione all’Edilnord Centri Residenziali e interroga Silvio Berlusconi su presunte irregolarità tributarie. Berlusconi, mentendo, sostiene di essere un “semplice consulente” Edilnord per la “progettazione e della direzione generale di Milano 2”. Invece è il proprietario della società. Berruti si beve tutto, e chiude l’ispezione. Nel 1980 si congeda e poi diventa un consulente Fininvest.

1983
La Guardia di Finanza di Milano mette sotto controllo i telefoni di Berlusconi per un presunto traffico di droga. L’indagine sarà poi archiviata.

1984, 24 maggio
Il vicecapo dell’Ufficio Istruzione di Roma, Renato Squillante, interroga Berlusconi, assistito dall’avvocato Previti e imputato “ai sensi dell'articolo 1 della legge 15/12/69 n. 932” (interruzione di pubblico servizio) per antenne abusive sul Monte Cavo che interferiscono con le frequenze radio della Protezione civile e dell'aeroporto di Fiumicino. Gli imputati sono un centinaio. Ma Berlusconi nel 1985 è subito archiviato, gli altri nel ‘92: non potevano sapere che Squillante, Fininvest e Previti avevano conti comunicanti in Svizzera.

1984,16 ottobre
Tre pretori sequestrano gli impianti che consentono a Canale5, Italia 1 e Rete4 di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia in spregio alla legge. Craxi interviene con due “decreti Berlusconi”.

1988, 27 settembre
Berlusconi viene sentito dal pretore di Verona come parte offesa in un processo per diffamazione contro due giornalisti: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Mai pagato la quota di iscrizione”. Doppia bugia: si iscrisse nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e pagò la quota. La Corte d’appello di Venezia spiega che è colpevole di falsa testimonianza, ma che il reato è coperto dall’amnistia del 1990.

1992, 4 maggio
Il pm Antonio Di Pietro firma un decreto di “acquisizione di documenti” sugli appalti della Coge di Parma, partecipata da Paolo Berlusconi. Il fascicolo è il 6380/91 su Mario Chiesa che il 17 febbraio ha dato il via a Mani Pulite. In Tangentopoli la famiglia Berlusconi entra subito.

1992, 21 maggio
Paolo Borsellino parla a due cronisti francesi di un’indagine in corso sui rapporti fra il boss Mangano, Dell’Utri e Berlusconi.

1992, 9 giugno
I giornali svelano che il dc Maurizio Prada accusa la Fininvest di una tangente da 150 milioni alla Dc. Fininvest “smentisce categoricamente”: solo sconti sugli spot. Anche il dc Gianstefano Frigerio parla di 150 milioni dati da Paolo Berlusconi per la discarica di Cerro. 1992, 15 settembre. Augusto Rezzonico, ex presidente delle Ferrovie Nord, racconta ai pm che in febbraio Dc e Psi hanno   inserito nella legge sul codice della strada un emendamento per favorire la “Fininvest, unica depositaria del know how tecnico necessario” per il sistema di segnalazione elettronico “Auxilium” per le autostrade, “un business da 1.000 miliardi”. Poi aggiunge che il manager del gruppo Sergio Roncucci “ringraziò per l’emendamento e mi confermò l’impegno della Fininvest a contribuzioni alla Dc per il piacere ricevuto”.

1992, dicembre
Paolo Berlusconi indagato a Roma: avrebbe venduto immobili Edilnord a enti previdenziali a prezzi gonfiati in cambio di mazzette all’Ufficio tecnico erariale. Pagamenti per cui sarà poi considerato vittima di concussione. 1993, 15 gennaio. Paolo Berlusconi rinviato a giudizio con 34 persone i finanziamenti illeciti ai partiti legati alle discariche. 1993, 8 aprile. Gianni Letta, interrogato da Di Pietro, ammette di aver finanziato illegalmente   con 70 milioni il segretario Psdi Antonio Cariglia: “La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”. Lo salva l’amnistia del 1990.

1993, 18 maggio
Arrestato per corruzione Davide Giacalone,consulente del ministro delle Poste Oscar Mammì per la legge sulle tv, e poi consulente Fininvest per 600 milioni. Verrà assolto e in parte prescritto.

1993, 18 giugno
Arrestato Aldo Brancher, assistente di Fedele Confalonieri, per 300 milioni dati al Psi e 300 a Giovanni Marone, segretario del ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, in cambio di spot anti-Aids sulle reti Fininvest. Resterà tre mesi a San Vittore senz’aprire bocca. Poi diventerà deputato e viceministro.  

1993, 23 giugno
Confalonieri e Brancher indagati a Milano per 300 milioni al Psi. I due usciranno indenni dall’inchiesta.

1993, settembre
La Procura di Torino indaga su un giro di false fatture nelle sponsorizzazioni sportive, che porterà al coinvolgimento di Publitalia e nel ‘95 all’arresto e alla condanna di Dell’Utri. Anche a Milano si scoprono fondi neri di Publitalia. Dell’Utri patteggerà la pena

1993, 29 ottobre
Il pm romano Maria Cordova, che indaga su tangenti al ministero delle Poste, chiede al gip Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa) l’arresto di De Benedetti, Galliani e Letta. Ma la Iannini arresta solo De Benedetti e si spoglia delle altre due posizioni perché relative a amici di famiglia. I due, poi assolti, restano a piede libero.   1993, 25 novembre. Craxi trasmette un memoriale ai pm: “Gruppi economici (…) hanno certamente finanziato o agevolato i partiti politici e, anche personalmente, esponenti della classe politica. Da Fiat a Olivetti, da Montedison a Fininvest”.  

1993, 4 dicembre
La Procura di Torino raccoglie le confessioni del presidente del Torino Calcio, Gianmauro Borsano, deputato Psi, travolto da un crac finanziario. Borsano dice che nel marzo ‘92 il vicepresidente del Milan, Galliani, gli versò 18 miliardi e mezzo più 10 miliardi in nero per il calciatore Lentini. La Procura trasmette il fascicolo a Milano per falso in bilancio e il 22 febbraio ‘94 ascolta Borsano e altri protagonisti. Il pool mette così il naso nei conti esteri Fininvest.

1993, 14 dicembre
Arrestati a Torino il sindaco Pds e quattro assessori di Grugliasco per tangenti sul megacentro commerciale Le Gru, costruito dalle coop rosse e gestito dalla francese Trema e da Standa (Fininvest). La Procura indaga Brancher (poi archiviato) e convoca come teste Berlusconi, che si presenterà solo il 19 aprile ‘94, dopo aver vinto le elezioni.  

1993, dicembre
Salvatore Cancemi, primo boss pentito della Cupola,comincia a parlare al pm di Caltanissetta Ilda Boccassini dei rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri, mafia e stragi. 1993, 20 dicembre. Il procuratore Borrelli dice al Corriere: “Sappiamo che certe coincidenze possono provocare sconquassi, ma che possiamo farci? Quelli che si vogliono candidare si guardino dentro. Se sono puliti, vadano avanti tranquilli. Ma chi sa di avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si tiri da parte prima che arriviamo noi”.

1994, 26 gennaio
Silvio Berlusconi annuncia in tv, con un videomessaggio, il suo ingresso in politica perché “questo è il paese che amo”. In privato, confida a Montanelli e a Biagi: “Se non entro in politica, finisco in galera e fallisco per debiti”.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Peter Gomez e Antonella Mascali presentano il libro
Il regalo di Berlusconi. Con gli autori Antonio Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano
Mercoledì 25 novembre ore 18 - Libreria Feltrinelli, via Vittorio Emanuele Orlando 78/81, Roma


XL Extra Legem - Giustizia su misura
Lo spettacolo teatrale di e con Bruno Tinti
25 novembre ore 21, Castel San Pietro Terme (BO) - Teatro Comunale Cassero
26 novembre ore 20,45, San Daniele del Friuli (UD) - Auditorium Alla Fratta

da Micromega.net
Flores d'Arcais a Sergio Zavoli: Non posso stringere la mano al senatore Schifani - Lettera al presidente della Vigilanza Rai
Le risposte di Di Pietro e Pardi alle dieci domande di MicroMega
Piazza Fontana, quella verità da non dimenticare - Intervista a Guido Salvini

Commento del giorno
di saxblu - utente certificato - lasciato il 23/11/2009 alle 22:16 nel post
Il primo Capo di Stato che parla ha fatto l'uovo
L'11 e il 12 dicembre il PD scende in piazza...che si vota la legge sul processo breve?

 


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Testo:
"Buongiorno a tutti. La giornata si apre con una bella intervista di Carlo Azeglio Ciampi a Repubblica, di cui però Repubblica, curiosamente, attutisce un po’ il peso, perché quest’intervista va tutta addosso all’attuale capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e chi l’ha rilasciata a Massimo Giannini? Il precedente capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi...
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La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni


Peter Gomez e Antonella Mascali presentano il libro
Il regalo di Berlusconi. Con gli autori Antonio Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano
Mercoledì 25 novembre ore 18 - Libreria Feltrinelli, via Vittorio Emanuele Orlando 78/81, Roma

Convegno-dibattito "19 luglio 1992. Via D’Amelio, Palermo. Ombre e misteri a 17 anni dalla strage"
Intervengono: Giuseppe Lo Bianco, giornalista Ansa e co-autore de
L’agenda rossa di Paolo Borsellino, Sandro Provvisionato, giornalista Mediaset e direttore di ‘Misteri D’Italia’
Mercoledì 25 novembre ore 14 Facoltà di Giurisprudenza - Aula 5 - Università La Sapienza di Roma

Paolo Flores D'Arcais: Sì sì, no no ...Berlusconi Day - Ascolta l'intervista a cura di ResetRadio

Le corrispondenti di “France-Soir” in Russia e in Italia si sentono messe da parte di Xavier Ternisien (Le Monde, Francia - 18 novembre 2009)
Traduzione a cura di
Italiadallestero.info

Il papello di Carlo Cornaglia
Qui si narra di mafia e del papello,
di capi, di pizzini e di picciotti,
di Spatuzza che parla di Marcello
e a Berlusconi agita le notti.

Il papello è comparso finalmente,
un documento semplice e conciso
che, sempre dato come inesistente,
al comparire gela ogni sorriso.
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continua

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