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Vignetta di BandanasZorro
l'Unità, 1 marzo 2009

Dunque, per quanto verosimile, la presunta gaffe di Berlusconi con Sarkozy “io ti ho dato la tua donna” non è vera. La prova televisiva ha dimostrato che Al Tappone s’è sporto verso il presidente francese per comunicargli: “Io comunque ho studiato alla Sorbona”. Sono trent’anni che, di tanto in tanto, lo ripete. Era uno dei suoi cavalli di battaglia alle convention dei piazzisti di Publitalia: “Ho studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per mantenermi dovevo suonare e cantare nei locali della capitale francese. Fino a mezzanotte c’era un certo tipo di pubblico che chiedeva canzoni francesi. Poi, più tardi, arrivavano i marinai americani e io ero costretto a cantare canzoni napoletane tipo ‘Na voce, ‘na chitarra e ‘o poco ‘e luna… Tempi duri. I marinai spesso mi mostravano i pugni sotto il naso perché non gradivano che lasciassi il contrabbasso e, rendendo furibondo Confalonieri, mi mettessi a ballare con le ragazze bionde” (8 luglio 1989). Tempi eroici, indimenticabili. Peccato che, come ha appurato Giuseppe Fiori scrivendo la biografia del piccolo cazzaro brianzolo (“Il venditore”, ed Garzanti), Berlusconi non abbia mai studiato un solo giorno alla Sorbona: semmai alla Statale di Milano, facoltà - pare incredibile, ma è così - di Legge. Questo di mentire sempre e comunque e di taroccare tutto quanto lo riguardi, dalla pelata alla statura, dalle rughe alla carnagione, dai processi all’autobiografia, è il suo lato più fanciullesco e in fondo più simpatico. L’altro giorno si pensava che avesse raccontato una balla, ma non era vero: ne aveva raccontata un’altra.
(Vignetta di Bandanas)

Segnalazioni

I video di Qui Milano Libera - Roberto Scarpinato sulla riforma della intercettazioni

La dura vita dei cantastorie - di Bruno Tinti

Mobilitazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi (facebook)

Rifiuti - "Ucuntu" n. 31 (27 febbraio 2009)

Incontro con Gherardo Colombo che presenta il suo libro "Sulle regole" (ed Feltrinelli).
Appuntamento al Palazzo del Turismo, ingresso libero. Introduce Daniela Gaudenzi.

Riccione, 3 marzo 2009 - ore 18


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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 27 febbraio 2009


La richiesta di archiviazione per le telefonate Berlusconi-Saccà inaugura un nuovo genere giurisprudenziale: la giustizia creativa. Secondo i pm napoletani che avviarono l’indagine, se il politico più ricco e potente d’Italia chiede al direttore di Raifiction di sistemare 5 ragazze «per sollevare il morale al Capo» a spese degli abbonati e aggiunge «poi ti ricambierò dall’altra parte quando sarai un libero imprenditore. M’impegno a darti grande sostegno», è corruzione. Basta ascoltare la telefonata per trovare l’atto illecito (far lavorare gente che non lavorerebbe senza raccomandazione) e la «promessa di denaro o altra utilità» in cambio, cioè i due ingredienti tipici della corruzione. Quanto basterebbe, in un paese normale con due imputati normali e una giustizia normale, per affidare la faccenda al giudizio di un tribunale. Ma, per i pm romani che hanno ereditato l’inchiesta per competenza, «non vi è certezza del do ut des», al massimo di un po’ di «malcostume». E poi Saccà non è un incaricato di pubblico servizio (al servizio pubblico radiotelevisivo non crede più nessuno). E soprattutto i due piccioncini hanno un rapporto talmente «stretto e asimmetrico» che «Berlusconi non ha alcuna necessità di garantire indebite utilità per avere favori da Saccà». Cioè: Berlusconi è il padrone dell’Italia, dunque della Rai, dunque di Saccà, dunque non può pagare tangenti: è lui stesso una tangente (resta da capire perché allora garantisse «utilità» nella telefonata a Saccà: forse scherzava). E così il conflitto d’interessi, anziché un’aggravante, diventa un alibi. Giustizia è fatta.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

I video di Qui Milano Libera - Roberto Scarpinato sulla riforma della intercettazioni

Così hanno salvato il Cavaliere di Marco Lillo (l'Espresso online)
(Gli incredibili salti mortali della Procura di Roma per archiviare il caso Berlusconi-Saccà)

Acqua, un affare che scotta - L'inchiesta di "Narcomafie", la rivista mensile dell'Associazione Libera


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Zorro
l'Unità, 26 febbraio 2009


Vignetta di NatangeloEnrico Mentana ha capito un po’ tardi, 15 anni dopo Montanelli e 7 dopo Biagi e Santoro, cos’è Mediaset e cosa pretende Al Tappone dai giornalisti. Invece Alessio Vinci, il brillante ex Cnn che ha preso il suo posto, ha capito subito la differenza fra Cnn e Canale5 e perché Mentana non c’è più: aveva osato intervistare Di Pietro senza linciarlo e bestemmiare San Grande Fratello e Santa Madre Audience. Infatti ha esordito a «Matrix» con la favorita del premier, Mara Carfagna, ministra delle Troppe Opportunità. La meravigliosa nullità ha ripetuto per due ore che «da venerdì» le molestie telefoniche non sono più un problema, perché lei le ha vietate col «decreto anti-stalking». Come dire che nessuno rapina più banche da quando, intorno al 1300, furono proibite le rapine. Ogni tanto una ministra-ombra del Pd pigolava qualcosa sulle leggi anti-intercettazioni e allunga-processi, che rendono impossibile scoprire e punire le molestie. Ma il furbo Vinci la interrompeva per precisare che i tempi della giustizia e i tagli alla polizia non sono colpa del governo (ma - com’è noto - delle avverse condizioni atmosferiche). Poi la Hunziker ha elogiato i giudici che si occupavano delle molestie ai suoi danni, e s’è sfiorato il dramma. Ma Vinci ha sventato agilmente la minaccia («Sicura che i giudici capissero il tuo dramma?»), lanciando un servizio sul solito pm che non arresta i cattivi. Chi lo trovasse troppo allineato, comunque, non ha che da attendere un paio d’anni: quando cacceranno pure lui perché avvistato a una partita dell’Inter, e lo sostituiranno con Povia, lo rimpiangeremo.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Berlino: premio a Marco Travaglio per la libertà di stampa

L'art.21 non è un cronista embedded di Nadia Redoglia (Articolo21.info)

Così hanno salvato il Cavaliere di Marco Lillo (l'Espresso online)
(Gli incredibili salti mortali della Procura di Roma per archiviare il caso Berlusconi-Saccà)

Belrusconi, Saccà e il Tg1 - il video di Roberto Corradi

Dario, segretario precario
- di Carlo Cornaglia
Ora tocca a Franceschini
far la guida di diessini
ed eterni genuflessi.
Il partito è in catalessi
  
ed il nuovo segreDario
ne sarà il dottor precario.
Oggi sembra un bravo figlio,
di Veltroni men coniglio...
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Vignetta di BandanasVanity Fair, 25 febbraio 2009

“Se qualcosa può andar storto, lo farà”. Anche questa storia delle ronde – appena diventate legge nell’Italia assediata dall’ossessione sicurezza – rispetterà la prima legge di Murphy. Cittadini con basco e pettorina (e torcia elettrica e cane lupo e telefonino) a caccia, nel buio delle periferie, di una traccia da inseguire, di un sospetto da segnalare, di un crimine da sventare. Tutto qui? Secondo gli ottimisti sì, tutto qui, una normale “Passeggiata per la legalità”, come la definiscono i ragazzi con la testa rasata di Forza Nuova a Torino intruppati in manipoli, o i militanti della Guardia Padana che si stanno organizzando tra le nebbie del Nord. 

Invece no. Probabile – come ha avvertito per tempo l’ex prefetto Achille Serra – che prima o poi spunteranno le armi di difesa personale, magari i coltelli e i bastguardia padana, forza nuova, oni, che finiranno per coincidere con quelle di aggressione. Chi si avventurerà di notte nel buio di un parco? Il più coraggioso? Il più aggressivo? Il più spaccone? E siamo sicuri che la pattuglia di turno non regolerà i conti con un vicino di casa detestato, con un bar troppo rumoroso, con una palazzina abitata da stranieri? E se dovessero essere aggrediti da un gruppo di spacciatori in fuga, come reagiranno i buoni cittadini delle ronde? Chi avrà la peggio?

Dopo la rissa la vendetta. Dopo i feriti la spedizione puntiva: fa tutto parte delle normali reazioni a catena che insanguinano le strade di infinite città del mondo. Per questo da un paio di secoli, almeno nell’Occidente democratico, esistono forze di sicurezza pubblica. Privatizzarle – con forza di legge – è il crimine di strada di uno Stato fallito.
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Berlino: premio a Marco Travaglio per la libertà di stampa



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Vignetta di gavaveneziaOra d'aria
l'Unità, 23 febbraio 2009


Le dimissioni di Veltroni e le convulse giornate del Pd, o di quel che ne resta, culminate nell’elezione di Franceschini a nuovo segretario, hanno oscurato una vicenda che forse meriterebbe qualche riflessione e spiegazione: quella del nuovo Cda Rai. Non si vede perchè il Pd abbia partecipato all’ennesima abbuffata di poltrone in base alla legge Gasparri, anziché restarne fuori e battersi per cambiare la legge e departitizzare la Rai. Ma c’è dell’altro. Il vecchio Cda, nominato nel 2005, era composto da 5 esponenti del centrodestra (Petroni e Urbani di FI, Malgieri di An, Bianchi Clerici della Lega, Staderini dell’ Udc) e 4 del centrosinistra (Petruccioli e Rognoni dei Ds, Rizzo Nervo della Margherita, Curzi del Prc). Quello nuovo ne avrà 5 del centrodestra (Verro e Gorla di FI, anzi di Mediaset, Bianchi Clerici della Lega, Rositani di An, cui presto si aggiungerà il solito Petroni, pure lui di FI, nominato dal Tesoro), 3 del Pd (Rizzo Nervo e Van Straten, scrittore e soprattutto compagno di vacanze di Veltroni, cui dovrebbe aggiungersi il nuovo presidente: o Petruccioli o Pietro Calabrese) e 1 dell’Udc (De Laurentiis).

In apparenza nulla cambia: l’Udc ora sta all’opposizione, o almeno così dice,e il Pd ha deciso di regalarle la quarta poltrona riservata alle minoranze, tagliando fuori l’Idv e la galassia della sinistra (che hanno almeno il doppio dei consensi dell’Udc). Scelta davvero curiosa: i rovesci elettorali del centrosinistra in Abruzzo e in Sardegna che han portato alle dimissioni di Veltroni hanno visto l’Idv e la sinistra alleate col Pd, mentre l’Udc marciava ora sola ora addirittura con la destra. Se, puta caso, l’Udc rientrasse all’Ovile delle Libertà, come chiede l’azionista di maggioranza Totò Cuffaro, il centrodestra si ritroverebbe con 6 consiglieri su 9.

Del resto già ora c’è da dubitare che il consigliere Udc Rodolfo De Laurentiis, da anni membro della Vigilanza Rai, si batterà contro l’occupazione berlusconiana della tv pubblica. Finora anzi s’è sempre associato agli anatemi del berlusconismo più oltranzista contro i pochi programmi liberi sopravvissuti. Il 9 marzo 2007, per esempio, De Laurentiis attaccava alzo zero Michele Santoro: “Annozero dimostra che ormai non è rimasto altro mezzo che l'aggressione e l'intolleranza. Calpesta la sensibilità altrui in nome di un'ideologia che vuole accampare diritti a tutti i costi. Il programma a senso unico di Santoro non risparmia nemmeno il credo religioso dei cattolici con continue picconate”. Il 21 maggio 2007 tornava alla carica in una nota congiunta coi pasdaràn berlusconiani Butti e Lainati: “Santoro è in pieno delirio di onnipotenza. Fa finta di non capire e si lancia in invettive giustizialiste contro i vertici dell'azienda”. Se questo è un consigliere d’opposizione, figurarsi quelli di governo.
(Vignetta di gavavenezia)

Segnalazioni

Separazione delle carriere e limiti alle intercettazioni telefoniche - Guarda la puntata di "Le storie - Diario italiano" (Rai Tre, 23 febbraio 2009). Ospite in studio: Bruno Tinti


Scelte elettorali - il video di Roberto Corradi

La legalità come motore d'impresa - Seminario organizzato da Saveria Antiochia Omicron e Arci
Milano, 27 febbraio 2009 - c/o Auditorium del Consiglio Regionale della Lombardia, via F. Filzi 29


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Testo:
"Buongiorno a tutti.
Ci sarebbe molto da dire su varie cose che sono successe, a cominciare dalle tristi vicende intorno all'obitorio del Partito democratico.
Tenderei a lasciarle perdere per non farvi venire il latte alle ginocchia e non farvi scappare da questo appuntamento; mi pare che la battuta migliore l'abbia fatta Matteo Renzi, il giovane che ha vinto le primarie contro la nomenklatura del partito per le comunali di Firenze, il quale a proposito del povero Franceschini ha detto “hanno eletto il vice disastro”.
Basta, chiudiamola qua.
Parliamo di cose più serie e anche più preoccupanti, cioè della questione dell'immigrazione mescolata a quella della criminalità che ha dato origine a un provvedimento come quello che autorizza le ronde private di cittadini che vanno in giro per le città a pattugliare, a non si sa bene a far cosa, vanno in giro con l'aria di sostituirsi o aiutare le forze dell'ordine a reprimere il crimine e dissuadere i criminali.
Ce ne siamo già occupati diverse volte del problema della criminalità, anzi vi segnalo ancora una volta che è uscito il terzo volume – Mafiocrazia – del nostro Passaparola che riunisce i Passaparola di fine anno scorso – inizio di quest'anno.
(Clicca su continua per il testo completo dell'intervento)

L'Italia è diventata la Mecca del crimine - Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Si al testamento biologico, no alla tortura di stato - i video degli interventi dal palco di Piazza Farnese (Micromega.net)

Incontro pubblico: Intercettazioni, no al bavaglio all’informazione giudiziaria
Martedì 24 febbraio, a partire dalle 10.30, nella sede della Federazione nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II, 349, Roma). Hanno annunciato la loro presenza: il presidente della Fieg Carlo Malinconico, il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, il presidente Idv Antonio Di Pietro, il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri, il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, la capogruppo Pd alla commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, l’onorevole Cinzia Capano componente della commissione Giustizia della Camera, il senatore Felice Casson, il senatore Vincenzo Vita, il segretario generale Ugl Renata Polverini, il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni, l’avvocato Caterina Malavenda, il portavoce di Articolo21 Beppe Giulietti, il presidente Mediacoop Lelio Grassucci, il giornalista Marco Travaglio.

In fuga dai cittadini - il video degli amici di Grillo di Bologna

Pace all’anima sua - di Carlo Cornaglia
Con Veltroni segretario
un successo leggendario
in un anno o giù di lì
conseguì questo Pd
   
che ha perduto proprio tutto:
il governo al suo debutto,
Roma, santa capitale
e la sfida regionale...
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Mentre scrivo, gli amici in piazza Farnese per la manifestazione di MicroMega per la libertà di scelta e contro il governo Berlusconi mi dicono che la piazza è gremita, e anche le strade vicine. Dieci giorni fa in piazza Santi Apostoli, pur dimezzata dal recinto dei tremebondi organizzatori del Pd, c’erano poche centinaia di persone ad ascoltare Oscar Luigi Scalfaro in difesa della Costituzione assaltata dal duce di Arcore mentre moriva una povera ragazza in coma vegetativo da 17 anni.

Mentre il Pd si avvia al suicidio definitivo, respingendo la richiesta di nomi nuovi e primarie subito che sale dalla base, e nominando dall’alto tal Franceschini alla guida del principale (ancora per poco) partito di opposizione, l’unica presenza visibile e crescente contro il regime berlusconiano è quella della società civile che chiede una politica nuova e pulita, cioè una politica. Motivo in più per non scoraggiarsi e per insistere. Motivo in più per cogliere ogni occasione utile per mostrare che ci siamo, e siamo in tanti.

Qualche mese fa, quando nessuno lanciava l’allarme per la Costituzione minacciata, Massimo Fini mi propose un appello. L’abbiamo messo in rete e abbiamo raccolto, praticamente a mani nude, quasi 30 mila firme. Grazie ai tanti cittadini comuni che han fatto girare la voce e ai tanti blog che l’hanno fatto proprio. Ora molti amici di questo blog ci domandano che cosa ne facciamo di quelle firme. Ci abbiamo pensato anche noi. Mandarle a qualche partitocrate, perché le cestini? Spedirle al Quirinale, magari per ricevere una letterina di un burocrate che ci ringrazia e assicura la massima attenzione? No, meglio lasciar perdere. Il valore di quelle firme è in quelle firme: un segnale visibile, una presenza importante, un sasso nello stagno. Non una lista di nomi, ma una comunità viva e vitale di persone che “ci mettono la faccia” per far sapere che la Costituzione sono pronti a difenderla a ogni costo. Ora sappiamo su quanti e su chi possiamo contare, e non è escluso che presto o tardi potremo coinvolgerli in qualche iniziativa più concreta.

Nessuna manifestazione, nessun appello, nessuna petizione è sufficiente, da sola, a cambiare le cose. Come nessuno di noi, da solo, può incidere più di tanto su una realtà che non ci piace. Ma tutti insieme, con tutte le armi legali che ci sono consentite, possiamo fare molto. Il regime comincia a scricchiolare, anche se riesce ancora a nascondere bene i suoi scricchiolii. Un giorno, magari non troppo lontano, quando meno ce lo aspettiamo, cederà di colpo. Come il muro di Berlino, nel 1989. Come la Prima Repubblica, nel 1992-’93. E noi saremo lì, pronti. Anzi, ci siamo già.

Segnalazioni

Proposta operativa per tutti quelli, credenti e no, che pensano che la libertà di scelta individuale è fondamentale in una società civile e che non si possa mai imporre a un altro di vivere e agire secondo scelte e opinioni che non condivide. Come al solito, se trovate che sono un ragazzo invasivo, me lo dite e la prossima non ve la mando. Che la Forza sia con voi.
Stefano Disegni

Vignetta di Stefano DisegniVignetta di Stefano Disegni











Fine vita: Tabucchi: ddl governo è sequestro di stato del nostro corpo. Intervenga l'Europa (Micromega.net)


Perché Sandremo è Sandremo - il video di Roberto Corradi


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