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Vignetta di NatangeloLa tragicommedia di quest’uomo ridicolo, e al contempo pericoloso, che rischia di finire appeso non a un distributore di benzina, ma al suo pisello, è una formidabile cartina al tornasole per misurare la qualità degli uomini che hanno in mano la politica e l’informazione, cioè il Paese. Un paese dove nessuno fa più il suo mestiere. Un giornale, comicamente battezzato “Libero”, anziché fare le pulci al presidente del Consiglio, ne pubblica a puntate l’agiografia in apposite dispense da rilegare e intanto si dedica a demolire la povera Veronica, prima ritratta a seno nudo, poi sbattuta in prima pagina come fedifraga perché avrebbe “un compagno”. La lieve differenza è che il premier è un personaggio pubblico, mentre Veronica no, dunque ciò che fa lei è affar suo, mentre ciò che fa lui è affar nostro. Il fatto che la fonte dello “scoop” su Veronica sia l’onorevole Santanchè, appena rientrata all’ovile del Pdl dopo una stagione di sguaiate polemiche (“Silvio concepisce la donna solo in posizione orizzontale”, “io non gliela darei mai” e così via), aggiunge un tocco di eleganza e di disinteresse al tutto.

Altri giornalisti, Belpietro e Amadori di Panorama, entrano in contatto con un fotografo che offre foto del premier e della sua corte di nani e ballerine a Villa Certosa: essendo dipendenti del premier, i due non si limitano a scegliere se acquistarle o rifiutarle, ma optano per una terza soluzione: denunciano il fotoreporter all’avvocato Ghedini, che è anche parlamentare. E, siccome in quelle foto “non c’è nulla da nascondere”, Ghedini chiede alla Procura di Roma e al Garante della privacy di bloccarne la pubblicazione. Anche perché, oltre alle scenette lesbo di alcune squisite ospiti, ci sono pure le immagini del premier ceco Topolanek (non è un nome d’arte, si chiama proprio così) nudo come un verme tra cotante femmine: immagini che potrebbero sconsigliare altri capi di Stato e di governo dal frequentare ancora la dimora berlusconica. Ma, a questo punto, il meglio lo dà la Procura di Roma, che di sabato mattina, non avendo di meglio da fare (giustizia a orologeria?), incrimina il fotografo à la carte, lo fa perquisire, gli fa sequestrare tutto ciò che ha nei computer, con accuse che vanno dalla violazione dalla privacy (tutta da dimostrare, visto che le foto nessuno le ha viste) alla tentata truffa ai danni di Belpietro (come se trattare con un giornale per vendere foto fosse una truffa; e poi, dov’è la denuncia di Belpietro?).

Naturalmente Roma non è competente su fatti avvenuti a Olbia, sotto la giurisdizione della Procura di Tempio Pausania. Che però ha già chiesto l’archiviazione per lo stesso fotografo su fatti analoghi: le foto del festino a Villa Certosa di due anni fa, pubblicate da “Oggi”. Dunque, se si occupasse anche di questo caso, deciderebbe allo stesso modo. Un solo fatto, in questa tragicommedia, sarebbe competenza di Roma: l’uso di aerei di Stato per aviotrasportare Apicella, orchestrali e ballerine di flamenco dalla Capitale a Villa Certosa. Si chiamerebbe peculato, la prova è nelle foto sequestrate, ma non risultano indagini in tal senso. Ecco: alla fine della fiera, il delinquente è il fotografo.
(Vignetta di Natangelo)

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Segnalazioni


Foto sequestrate. D'Amati: violato l'interesse pubblico. Intervenga il Parlamento di Ottavio Olita (Articolo21.info)


Travaglio: "Verità o menzogna. Categorie irrinunciabili o moraliste?" - L'intervento di Marco Travaglio alla conferenza organizzata da MicroMega alla Fiera del Libro di Torino il 16 maggio 2009

Appello dei gruppi riuniti di facebook per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi

I video di Qui Milano Libera - Incontro con Sergio Cofferati

martedì 2 giugno - Bologna - ore 18
Incontro con Gherardo Colombo sui valori della Costituzione Italiana
In occasione dell’uscita del suo libro "Sei stato tu?" (Salani)
Introduce Maria Giuseppina Muzzarelli, vice presidente della Regione Emilia-Romagna
Librerie.coop Ambasciatori - via Orefici, 19
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Vignetta di gavaveneziaNessuno oggi è in grado di dire se il governo di Silvio Berlusconi riuscirà a sopravvivere al Noemi-Gate. Le centinaia di foto, scattate dal fotoreporter sardo Antonello Zappadu a villa La Certosa e offerte a una serie di giornali italiani e esteri per la cifra record di un milione e mezzo di euro, rappresentano una mina che potrebbe presto costringere il premier alle dimissioni. Accanto alle immagini che ritraggano il presidente del Consiglio mentre scende dagli aerei di Stato in compagnia del suo fidato menestrello Mariano Apicella, ve ne sono altre, spiegano gli inviati de "La Stampa" e del "Corriere della Sera", Guido Ruotolo e Fiorenza Sarzanini, che immortalano l'ultima festa di capodanno in cui era presente, con altre giovanissime, anche la pupilla di Berlusconi, Noemi Letizia. E soprattutto vi sono scatti che riguardano la vacanza trascorsa in Sardegna, nel maggio del 2008, dall'allora primo ministro ceco Mirek Topolanek. In molte di queste immagini compaiono decine di ragazze in costume da bagno o in topless.

Per impedirne la pubblicazione l'onorevole avvocato Niccolò Ghedini ha ottenuto il sequestro del materiale da parte della procura di Roma. Berlusconi, insomma, deve ringraziare gli odiati pm se le foto non sono ancora di pubblico dominio. Ma non è difficile prevedere che prima o poi, e con tutta probabilità all'estero, le immagini (digitali, e quindi facilmente duplicabili) finiranno sui giornali.

Il Cavaliere teme in particolare gli scatti che ritraggono le vacanze in villa dell'ex collega Topolanek. Se nella puritana opinione pubblica mondiale passa l'idea che i capi di Stato e di governo suoi ospiti partecipano a feste "piccanti" (per utilizzare un termine caro a Berlusconi), ben difficilmente in futuro le delegazioni degli Stati esteri vorranno continuare ad avere rapporti troppo ravvicinati con lui. Il premier rischia, insomma, di diventare una sorta di appestato internazionale da evitare a tutti i costi, magari già a partire dal prossimo G8.

Gli uomini del leader del Pdl comunque non se ne stanno con le mani in mano. Si stanno studiando contromosse ad elevato impatto mediatico. E in molti giornali ci si chiede chi ci sia dietro le ormai numerose soubrette, o presunte tali, che si fanno sempre più spesso vive con le redazioni offrendo rivelazioni in cambio di denaro. La sensazione è che in molti casi si tratti di polpette avvelenate. Qualcuno insomma starebbe cercando di costruire prove (false) per dimostrare che le notizie riguardanti Berlusconi vengono pagate. Evitare il trappolone è comunque semplice: i giornalisti devono solo ricordare che gli scoop non si comprano, ma si guadagnano consumando le suole delle scarpe.

L'harem di Berlusconi - L'inchiesta di Peter Gomez e Marco Lillo (da l'Espresso in edicola)
Jet privati, gioielli in regalo, gettone di presenza e shopping offerto. Così 50 ragazze sono state radunate per il Capodanno di Villa Certosa. Dove il Cavaliere le ha intrattenute tra politica, canti e balli...
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(Vignetta di gavavenezia)

Gli approfondimenti della rassegna stampa a cura di Ines Tabusso



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Vignetta di BandanasSegnatevi questo numero: 2500.
Sono le prime persone, i primi di voi, che prima della mezzanotte di ieri sera avevano scritto una mail a dettofatto@ilfatto.info per abbonarsi subito o chiedere come fare e quanto costa. Il telefono e il fax del service che raccoglie le prenotazioni sono andati letteralmente in tilt, impreparati a un simile bombardamento di entusiasmo. Ora ingaggeremo un piccolo call center per evitare di lasciarvi in attesa e per questi pochi giorni vi preghiamo di utilizzare la mail. Entro una settimana circa avremo anche pronto l'"AnteFatto", cioè una sorta di antipasto del giornale che verrà, all'interno del nostro blog.

Per i tanti che hanno manifestato l'intenzione di abbonarsi subito, sulla fiducia, senza attendere l'uscita del giornale (su carta e online) stiamo predisponendo una tariffa superscontata, riservata a chi si abbonerà per un anno intero entro luglio.

Molti di voi si sono detti interessati a diventare anche azionisti. E' un'altra bella sorpresa che renderemo praticabile al più presto. Vi terremo informati giorno per giorno su questo blog, nella mia pagina facebook e su tutti i siti e i blog amici. Grazie ancora di cuore.

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(Vignetta di Bandanas)


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Vignetta di BandanasCi siamo. Il conto alla rovescia è cominciato. A settembre, finalmente, avremo un giornale nuovo, libero, tutto nostro. Un giornale eccentrico, rispetto agli altri. Un fatto nuovo. Perché?

1) Racconterà i fatti, fin dalla sua testata. Darà le notizie, le analisi e i commenti che gli altri non danno, o nascondono. Parlerà dei temi che gli altri ignorano.

2) Non avrà padroni: la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi noi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti a un progetto comune: un quotidiano fatto solo per i suoi lettori. Senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.

3) Non chiederà né avrà finanziamenti pubblici concessi da questo o quel partito.

4) Nascerà solo se avrà dei lettori interessati ad acquistarlo, e a leggerlo. Nel paese dei giornali senza lettori, mantenuti in vita dai contribuenti, anche e soprattutto da quelli che non li comprerebbero mai, noi faremo il nostro giornale soltanto se avremo un numero di lettori sufficiente per mantenerlo in vita.

Per questo vi chiediamo di abbonarvi subito: il prezzo della nostra libertà di informare e del vostro diritto di essere informati dipende dal numero di copie che i lettori acquisteranno in edicola, ma soprattutto dagli abbonamenti che raccoglieremo prima di partire. Più abbonamenti, più libertà.
 
Il nostro giornale avrà 16 pagine, tutte a colori. Uscirà sei giorni a settimana, tranne il lunedì. Sarà un giornale di carta e un giornale web. Sarà diretto da Antonio Padellaro. Avrà una redazione di giovani agguerriti. Si avvarrà di un gruppo di firme, di inviati di punta e di autori satirici che hanno condiviso con noi la lunga battaglia contro il regime berlusconiano, senza sconti per un’opposizione troppo spesso complice. Li scoprirete via via nell’apposito spazio “AnteFatto” che creeremo presto su questo e altri blog e siti amici. Con tutte le indicazioni per abbonarvi e diventare subito soci fondatori del nostro giornale (ricevendolo per posta, possedendo un coupon da presentare in edicola, scaricandolo in rete dopo la mezzanotte, e così via).

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(Vignetta di Bandanas)


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Vignetta di Bandanas

Che poi a guardarli ogni sera nelle loro fatiche televisive ti accorgi che neanche se lo godono questo gruzzolo di fama, cotoni sartoriali, contratti, orologini, vacanze, carriera e altri piccoli privilegi. Parlo dei molti addetti alla difesa quotidiana del Cavaliere - Carlo Rossella, Maurizio Belpietro, Sandro Bondi, Paolino Bonaiuti, eccetera - tutti scudi umani senza più la lucentezza di un tempo. Sempre più tesi, più guardinghi, più rancorosi nelle loro pubbliche esibizioni. Appaiono ogni sera un po' più infelici della sera precedente per il giocattolo che ormai li ha intrappolati e che non li fa più divertire, gli toglie il sonno e la leggerezza di un tempo, quel bel tempo senza troppe minacce quando sventatamente salirono a cavallo di quegli ingranaggi luminosi del Biscione per godersi il vento di Arcore, quel profumo di gasolio e ricchezza sulla piazzola d’attesa del Gulfstream, area riservata ai voli privati di Linate, e la luce del mare a Villa La Certosa, tra i molti ospiti, specialmente giovani non ancora laureati e spensierati.

Andrebbe vista (e rivista) l’altra sera a Ballarò la reazione furiosa di Belpietro quando il segretario del Pd Dario Franceschini gli ha detto: “Sarebbe bene precisare che lei, gentile Belpietro, è un dipendente di Berlusconi…”.
Belpeitro, urlando: “Io non sono dipendente di nessuno!”.
Franceschini: “Be’ sì, di Berlusconi”
Belpietro: “Non è vero, non è vero…”. E aggiungeva: “Io dipendo solo dalla mia coscienza” generando applausi e ilarità in studio.

Un paio di settimane prima la stessa scena l’aveva interpretata Carlo Rossella, costretto anche lui a difendere tutto quello che riguarda il Cavaliere: la minorenne, le candidature delle ragazze, la festa di Casoria e persino l’amicizia tra Berlusconi e il padre di Noemi, “un umile militate di Forza Italia, una persona semplice di quelle che piacciono al presidente”.

Perche il tragico (e anche il ridicolo) di questa perpetua fatica è quanto e come il precipitare delle circostanze allarghino i confini della difesa necessaria, non più solo giudiziara (le toghe rosse, il lodo Alfano, la condanna a Mills, la stampa nemica) ma anche privata, e privata fino al dettaglio, le donne, il sesso, l’esibizionismo, le battute, le barzellette, la moglie Veronica (Carlo Rossella: “La stimo moltissimo”), le festicciole, le intercettazioni, le molte versioni di quest’ultima storia sempre piu’ sdrucciolevole:
“Il presidente a Noemi l’ha vista solo tre volte”
“L’ha vista sempre in compagnia dei genitori”
“L’ha conosciuta da piccola”
“L’ha invitata a Capodanno ma insieme a altre sessanta o settanta persone”
“Il presidente era amico dei genitori”.
Finendo anche loro per inciampare nelle rotolanti bugie del capo. Di seguirne lo smottamento verso il basso. Con il pensiero fisso ormai di prevederne in tempo la caduta finale (quando sarà) per scansarsi dalla molta polvere e lucidare gli alibi.
(Vignetta di Bandanas)

Segnalazioni

La funesta influenza del vecchio burlone (Financial Times, 26 maggio 2009)
Traduzione a cura di Italiadall'estero.info

La verità mai raccontata sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - di Gianluigi Nuzzi
Consulta i nuovi documenti inediti nella
rubrica curata dall'autore



Premio Ischia: le news dei blog le voti tu
Partecipa alla prima votazione on line per determinare il vincitore del riconoscimento speciale “Blog dell’anno”, assegnato a mezzo di votazione on-line, alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet con il solo vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.





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Questa sera alle 23.30 sarò ospite di Victoria Cabello a "Victor Victoria" su La7
mt




Ora d'aria
l'Unità, 25 maggio 2009


Sabato 23 maggio, come ogni anno, è andata in scena a Palermo la consueta parata antimafia, una sorta di fiera del tartufo dove una carovana di politici (c’era persino Schifani) e autorità militari, civili e religiose fanno a gara nell’elogiare l’impegno dello Stato, nel promettere di non abbassare la guardia, nel ringraziare i magistrati (quelli morti). Poi, rientrati a Roma, ricominciano come sempre ad attaccare o insultare o trasferire o disarmare i magistrati (quelli vivi). Nessuno degli augusti oratori impegnati a commemorare l’”amico Giovanni” ha detto una parola sui mandanti occulti ed esterni a Cosa Nostra che commissionarono le stragi di Capaci e Via d’Amelio nel 1992 e quelle di Milano, Firenze e Roma nel 1993.

Eppure, proprio il giorno prima, Giovanni Brusca - il pentito ritenuto da tutti credibilissimo quando parla di se stesso e dei complici che fecero esplodere l’autostrada di Capaci - ha fatto rivelazioni esplosive nel processo in corso (dunque ignorato dalla grande stampa) per favoreggiamento mafioso a carico del generale Mori per la mancata cattura di Provenzano nel 1995. “Riina - ha detto Brusca - mi fece il nome dell’uomo delle istituzioni col quale venne avviata, attraverso uomini delle forze dell’ordine, la trattativa con Cosa nostra” dopo Capaci. Il nome? Brusca s’è avvalso della facoltà di non rispondere perché sul caso indaga la Procura di Caltanissetta.

Finora Brusca aveva detto di essere arrivato a quel politico, all’epoca ministro, in base a sue “deduzioni”. Ora invece afferma che glielo disse Riina, coinvolto direttamente nella trattativa con due ufficiali del Ros (lo stesso Mori e il capitano De Donno) tramite l’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino. Anche a quel politico della Prima Repubblica, come pure a Mori, sarebbe stato consegnato il famoso “papello” con le richieste di Cosa Nostra per interrompere le stragi. Ma la rivelazione di Brusca, ripresa da Corriere e Stampa, è caduta nel più impenetrabile silenzio della classe politica.

Lo stesso silenzio che l’altra sera, a Matrix su Canale5, ha accolto l’intervento del pm Gaetano Paci su Vittorio Mangano, lo “stalliere” di casa Berlusconi, definito “eroe” dal premier e da Dell’Utri: “Mangano era un mafioso sanguinario condannato per mafia, narcotraffico e omicidio, gli eroi sono Falcone e Borsellino”. In studio, mentre le telecamere indugiavano sui volti impietriti di Alessio Vinci, Piero Grasso e Giuseppe Ayala, non una parola su Mangano &C.. E via con l’antimafia dei film e delle fiction, quella che non fa nomi di politici. La commissione Antimafia, presieduta da Pisanu, è ormai un ente inutile e inerte.

Chissà se basterà a ridestarla dal letargo la denuncia del pm Roberto Scarpinato, che sabato, sul Sole-24ore, ha rivelato come il governo abbia tolto alle procure la password per accedere ai conti correnti. Impedendo così il sequestro di enormi capitali mafiosi. Una semplice coincidenza, si capisce: sono tutti troppo impegnati a celebrare l’”amico Giovanni”.
(Video a cura di Roberto Corradi)

Gli aggiornamenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Aggiornamento sui disegni di legge in Parlamento: a che punto siamo? - a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni

Milano, chi ha paura della Commissione Antimafia? - di Gianni Barbacetto (da Micromega.net)

Emerge la prima verità sull'omicidio Rostagno - di Antonella Mascali

La verità mai raccontata sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - di Gianluigi Nuzzi
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Tutti giù per aria - il docufilm sulla vertenza degli ex lavoratori Alitalia
Anteprima nazionale 1 giugno 2009 - Teatro Ghione (Roma) - ore 20.30

Un pericoloso clown (Ta Nea, Grecia - 22 maggio 2009)
Traduzione a cura di Italiadall'estero.info

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Testo:

Parlamento Pulito: il 19° condannato
"Buongiorno a tutti, oggi puntata di aggiornamenti, intanto sul numero dei parlamentari pregiudicati, quando era iniziata la legislatura, meno di un anno fa erano 17, poi diventò definitiva la condanna all’On. Camber e diventarono 18, adesso se Dio vuole siamo già a quota 19, è diventata definitiva nei giorni scorsi la condanna al deputato dell’Udc di Ragusa Giuseppe Drago, quest’ultimo ha una storia strepitosa, è stato per quasi un anno Presidente della Regione Sicilia, Governatore della Sicilia, il giorno in cui cadde la sua Giunta oltre a prendere il cappotto, il cappello, l’ombrello e i suoi effetti personali, aprì anche la cassaforte che ospitava i fondi riservati a disposizione del Presidente della Regione, svuotò la cassaforte e mise tutto in un sacchetto e scappò con la cassa,, la stessa cosa aveva fatto il suo predecessore, un certo Provenzano che non è parente del più noto Bernardo, Giuseppe Provenzano, i due sono stati poi indagati perché? Perché il nuovo Presidente, il diessino Capo di Casa, quando ha aperto la cassaforte per cercare i fondi a disposizione del Presidente, prima ho detto fondi riservati, non sono fondi riservati, sono fondi a disposizione del Presidente, per esempio Capo di Casa aveva bisogno di sostituire...
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Segnalazioni

Montanelli y la informatiòn en Italia -
di Marco Travaglio (El Pais, 19 maggio 2009)

Italia es un paraìso fiscal, penal y contable - Intervista a Marco Travaglio a cura di Lino Gonzàlez (Foreign Policy, aprile-maggio 2009)

Emerge la prima verità sull'omicidio Rostagno - di Antonella Mascali

Berlusconi ha copiato MicroMega! (con 20 anni di ritardo e con fini ovviamente opposti)
- da micromega.net

A cento passi dall'Expo 2015 - Conferenza sul tema dell'infiltrazione mafiosa al Nord
Pavia, 28 maggio 2009, Aula Magna Università degli studi di Pavia - ore 21


La verità mai raccontata sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - di Gianluigi Nuzzi
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La striscia di Disegni sull'avvocato Ghedini (dal Riformista) - clicca sull'immagine per ingrandirla

      

F.A.R.D.: Facci Almeno Ridere, Duce - di Carlo Cornaglia
Per Silvio sono attrezzi del potere
finzioni, trucchi, maschere, artifici
coi qual d'essere in forma dar da bere.
Sfondi intriganti, splendide cornici

obiettivi velati, marchingegni,
fotomontaggi, strane inquadrature
cuscini, drappi, lampade, congegni
per simular fasulle abbronzature...
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continua

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