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Vignetta di Bertolotti e De Pirro

da Antefatto.it, 30 settembre 2009


Ormai se ne vedono e sentono tali e tante che è diventato impossibile distinguere gli scherzi dalla realtà, le battute dalla cronaca, le cose serie dalle scemate. L'altro giorno, presentando in conferenza stampa la nuova edizione di “Striscia la notizia”, Antonio Ricci esibisce alcuni fotomontaggi, uno dei quali ritrae il direttore di Repubblica fra due escort. E' un tentativo, magari sgangherato, di prendere per i fondelli i dossier del Giornale e di Libero contro i direttori “nemici” del Capo (prima Dino Boffo, poi Ezio Mauro). Qualche giorno dopo Libero, con la consueta eleganza, pubblica una gigantografia del fotomontaggio senza spiegarne il movente burlesco, anche perchè la satira era contro Libero e Il Giornale. Un eccesso di zelo porta la Repubblica e addirittura El Pais a prendere la cosa terribilmente sul serio: la tv del premier ha fabbricato un falso per dimostrare che il direttore di Repubblica frequenta le escort. Seguono fior di interrogazioni parlamentari dell'inflessibile Pd. Lo stesso sta accadendo a proposito del velinismo, che qualcuno attribuisce a Ricci in quanto autore di Drive In e poi di Striscia. In realtà, com'è noto, le veline ricciane sono la parodia di un fenomeno di teleprostituzione inventato da altri, vedi lo sconcio di Miss Italia e dei reality, per non parlare delle pornopubblicità sui giornali patinati. “Ora accuseranno Molière di aver inventato l'avarizia”, scherzava l'altra sera Ezio Greggio.

Nelle stesse ore alcuni pensosi commentatori si rigiravano fra le mani il bieco articolo del sottoscritto sul Fatto di domenica, “Resistenza, siamo al completo”, e quello simile di Alessandro Robecchi sul manifesto. Il senso dei due pezzi era chiaramente scherzoso: davanti alla marea montante dei voltagabbana che, fiutata l'aria che tira, stanno scaricando il povero Al Tappone, si avvertivano i naviganti che le iscrizioni alla Resistenza sono chiuse, siamo al completo, astenersi perditempo e convertìti last minute. La via di Damasco è momentaneamente interrotta, causa sovraffollamento. Apriti cielo. Mario Cervi - di cui Montanelli diceva che “quando fa il compitino non prende mai meno di 6, ma mai più del 6” - si produce in un'articolessa sul Giornale per difendere i sacri valori della Resistenza gravemente lesionati dal mio pezzullo (e chissà l'entusiasmo di Feltri, che esibisce sulla scrivania un busto bronzeo del Duce). “C'è qualcosa di intimidatorio - sbrodola il Cervi col ditino alzato - nel tono di Travaglio. I puri e duri si sono sempre opposti alla contaminazione delle loro file. La resistenza de noantri sporge il petto in fuori, gli eletti ritengono di essere eroici e intrepidi...” e conclude con un sapido: “guarda un po' dove va a rifugiarsi il marxismo...”. Il marxismo? Intimidatorio? I puri e duri? Il petto in fuori? ‘A Mario, stavo scherzando, la Resistenza era una battuta, possibile che ti si debbano spiegare pure le barzellette, come ai carabinieri?

Sul Corriere, Pigi Cerchiobattista in Montezemolo si scaglia contro “le sentinelle della purezza bipolare”, che “vigilano come se ogni critica fosse tradimento”, “inscenano processi alle intenzioni”, “chiedono di esibire i passaporti politici per controllare chi si muove e dove vuole andare” e giù duecento righe a base di “guardiani della frontiera”, “ansia di purificazione, concezione militaresca del bipolarismo, profluvio di sospetti, monito preventivo, spirito da caserma, democrazie mature”. ‘A Pigi, stavamo a scherza'! Tranquillo, era una burla, il tuo Luchino non te lo tocca nessuno.

Segnalazioni

Per non dimenticare Anna Politkovskaja


Per non dimenticare


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Da venerdì scorso è in libreria il mio ultimo libro dedicato al caso Mills.

Io e Antonella Mascali abbiamo ricostruito l'inchiesta e il processo che hanno spinto il presidente del Consiglio a far approvare il Lodo Alfano.

E le sorprese, visto che la grande stampa ha pressochè ignorato il dibattimento, non sono mancate.

Ecco qui di seguito l'introduzione a "Il regalo di Berlusconi", per gli amici del blog.
Peter Gomez


Il processo Mills? Meno se ne parla, meglio è
Nicoletta Gandus ci mette meno di tre minuti per leggere la sentenza. Un colpetto di tosse, un’occhiata ai giudici a latere, Loretta Dorigo e Pietro Caccialanza, due cattolici praticanti non iscritti a nessuna corrente che adesso hanno lo sguardo fisso su un pubblico per una volta più numeroso del solito, e il Presidente della X sezione penale dice: «In nome del popolo italiano il Tribunale, visti gli articoli 533, 535 c.p.p., dichiara Mills Mackenzie Donald David colpevole del reato a lui ascritto e lo condanna alla pena di anni 4, mesi 6 di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Visto l’articolo 29 c.p. dichiara Mills Mackenzie Donald David interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. Visti gli articoli 538 e seguenti del c.p.p. condanna Mills Mackenzie Donald David al risarcimento del danno in favore della parte civile costituita, danno che liquida in successivi euro 250.000».

Il processo per la corruzione giudiziaria del testimone David Mills finisce così. Alle 15,35 di un freddo martedì d’inverno, mentre le televisioni e i giornali parlano solo della vittoria del Pdl nelle elezioni regionali sarde e delle conseguenti dimissioni da segretario del Partito democratico di Walter Veltroni. È il 17 febbraio 2009. Dall’arresto di Mario Chiesa, il presidente socialista della Baggina che con le sue confessioni diede il via al ciclone di Mani Pulite, sono passati esattamente diciassette anni. Ma anche se il verdetto Mills chiude quel ciclo - furono le indagini su Tangentopoli a scoperchiare il sistema occulto delle società offshore della Fininvest gestito dall’avvocato - in pochi vogliono accorgersene.

Lentamente, la piccola aula al piano terra del Palazzo di Giustizia di Milano si svuota. Scarsi i commenti, quasi nulli i servizi nei telegiornali. Il portavoce di Forza Italia, l’ex radicale Daniele Capezzone che solo fino a un anno e mezzo prima militava nel centrosinistra, parla di «sentenza a orologeria». Gli avvocati parlamentari del premier Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella gridano contro il verdetto «annunciato». Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, difende l’imputato. «Certamente - dice - Mills ha pagato a caro prezzo il fatto di essere a suo tempo associato nel processo con Silvio Berlusconi. C’era la prova dell’inesistenza del reato di corruzione che è stata ignorata.» Nell’opposizione, attonita per l’ennesima sconfitta elettorale, si registra un unico intervento di rilievo. Quello del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che dice: «Se Mills è stato condannato in quanto corrotto significa che c’è anche un corruttore. In un paese normale il presidente del Consiglio avrebbe già rassegnato le dimissioni. Qui invece se corrompi un testimone vai a fare il presidente del Consiglio».

Ma l’Italia non è più un paese normale. Forse non lo è mai stato. E per rendersene conto basta guardare il Tg1 delle venti che non ha neppure mandato in tribunale una sua troupe...
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Segnalazioni

'Il regalo di Berlusconi' - Intervista a Antonella Mascali in collaborazione con ResetRadio.net  


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Testo:
"Buongiorno a tutti, c’è tanta carne al fuoco e è difficile scegliere un tema per il Passaparola di oggi, perché ce ne sarebbe da dire un po’ dappertutto: dall’attacco incredibile all’informazione libera, all’attacco alla legalità che sta per essere perpetrato con il cosiddetto scudo fiscale, che in realtà è un gigantesco condono fiscale e non soltanto fiscale, come vedremo.
Sull’ultimo attacco del governo alla trasmissione Annozero non penso di essere la persona più titolata a parlare perché, sia pure come ospite indesiderato dai vertici RAI, sono parte in causa.
Volevo soltanto fare notare una cosa: quando il Ministro Scajola e il Sottosegretario Romani annunciano che convocheranno il Consiglio di amministrazione della RAI e i massimi dirigenti dell’azienda per verificare il rispetto del contratto di servizio, dicono una cosa che va molto oltre tutto quello che è avvenuto in questi quindici anni: le censure, le epurazioni, gli editti bulgari, quelli post/bulgari, quelli pre bulgari...LEGGI TUTTO

Gli approdondimenti dalla rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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Apprendiamo con vero piacere e non senza stupore che anche quest'anno la rete ha portato voglioscendere alle votazioni finali dei Macchianera Blog Awards.

Le candidature che ci riguardano sono 4:

- Miglior blog 2009
- Miglior blog di opinione
- Miglior blog giornalistico
- Miglior blog di un Vip

E’ possibile votare fino a giovedì 1° ottobre cliccando qui

I risultati verranno resi noti alla cerimonia di premiazione, che si terrà a Riva del Garda, nel corso della BlogFest, sabato 3 ottobre alle ore 21. L’accesso è libero.

Vi ringraziamo per l'entusiasmo che continuate a manifestarci e per il sostegno.

Pino, Peter e Marco
 


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La seconda parte dell'intervento

Segnalazioni

L'intervista de I Giovani di CittàInsieme a Gian Carlo Caselli a margine della presentazione del suo nuovo libro "Le due Guerre" (25 settembre, Catania)

Sono il miglior presidente del Consiglio della storia d'Italia - E' in edicola il nuovo numero di Micromega

 


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Firma l'appello di Bruno Tinti al capo dello Stato

Signor Presidente,
 
il Senato ha approvato l’emendamento Fleres alla legge che ha istituito lo scudo fiscale. Se anche la Camera lo approvasse, Lei resterebbe l’ultima difesa.

Signor Presidente, con questo emendamento una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio; insomma omertà, complicità, favoreggiamento.

Le prime due previsioni, in realtà, non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale: da anni (dal 2000) una legge costruita all’esplicito scopo di impedire i processi penali in materia di reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori. Perché l’evasione fiscale costituisca reato bisogna evadere un’imposta superiore a 103.000 euro per ogni anno di imposta; e i casi di evasione superiori a tale soglia si aggirano intorno al 10 % del totale. E’ormai impossibile celebrare un processo per falsa fatturazione, e dunque anche per frode all’Iva comunitaria: quando si scopre una “cartiera” (una società che emette fatture false) e quindi si scoprono gli “utilizzatori finali” (secondo una recente definizione che ha avuto molto successo) di queste fatture, poi non si può fare un unico processo ma tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro domicilio fiscale; il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire nella quasi totalità dei casi la prescrizione. Infine, una delle forme più insidiose di evasione fiscale, quella commessa mediante la sistematica falsificazione della contabilità (il sistema seguito dalla quasi totalità degli evasori), è stata considerata un reato lieve, punito con una pena massima di 3 anni di reclusione; il che significa che nessuno va mai in prigione per via di sospensione condizionale della pena, indulto, affidamento in prova al servizio sociale.

Quanto al falso in bilancio, non è certo una novità che dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi (che ha consentito allo stesso Berlusconi di essere assolto in molti processi in cui era imputato per questo reato), in Italia di processi del genere non se ne fanno più: il falso in bilancio è divenuto un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto.

Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persona e altri delinquenti di grosso livello.

Signor Presidente, il danaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino. Il provento dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenzia visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano il loro denaro a Miami e lo “ripuliscono”  pagando circa il 50 per cento: questo è il prezzo del riciclaggio. Se passasse questa legge, avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti del settore: lo scudo fiscale costa solo il 5 per cento.

E’ vero, la nuova legge prevede che la possibilità per banche e altri intermediari di non rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio sia limitata ai reati fiscali e al falso in bilancio. Ma, signor Presidente, chi glielo spiegherà alle banche (che certamente non hanno molto interesse a scoraggiare queste iniziative da cui ricavano dei bei soldi) che i capitali che rientrano provengono da un traffico di armi e non da evasione fiscale? Come distinguere il provento dell’evasione fiscale da quello di altri truci e violenti delitti?

Non si può, signor Presidente: questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità.

Signor Presidente, questa legge è una bandiera dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano penale, trasmetterà un messaggio di opportunismo: renderà evidente a tutti che adempiere ai propri obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità, peggio è antieconomico. E’ una legge criminogena perché favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che “pagare le tasse” è cosa inutile, perfino stupida, tanto, prima o poi…. E dove invece e purtroppo avrà concrete conseguenze, si tratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Magistratura non potranno nemmeno trovare le prove di questireati, forse conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà ormai sparito.

Signor Presidente non firmi questa legge; eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità, peggio, di immoralità che ci sta separando dai Paesi civili.

Bugie di Governo Giustizia di Sabbia - di Marco Travaglio

Immagine di Sarx88


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Vignetta di Franzaroli

Signornò
da l'Espresso in edicola


“Nei processi non patteggiate mai, non parlate mai e fate passare più tempo possibile: magari intanto muore il pm, o il giudice, o un testimone...”. Così dieci anni fa Marcello Dell’Utri erudiva i colleghi imputati e i discepoli in un circolo delle Marche. Aveva appena patteggiato 2 anni e mezzo definitivi in Cassazione per false fatture e frode fiscale. Poi se n’era pentito e aveva licenziato i suoi avvocati. I fatti successivi gli han dato ragione. Da allora ha subìto vari processi: estorsione, calunnia aggravata, mafia. Ma ad oggi non ha riportato condanne definitive (gliene basterebbe una sola per superare i 3 anni di cumulo-pena e finire in carcere).

Tirare in lungo, a dispetto dei programmi e proclami del Pdl per una giustizia più rapida, gli è convenuto parecchio. Il processo di Milano che lo vedeva imputato per estorsione insieme al boss Vincenzo Virga s’è chiuso dopo due condanne, un annullamento in Cassazione e una nuova sentenza d’appello che ha riformulato l’accusa in “minaccia grave”, ormai caduta in prescrizione. L’appello a Palermo per concorso esterno in mafia ha appena imboccato una fulminea dirittura d’arrivo, con l’incredibile rifiuto della Corte di ammettere le nuove prove emerse dal fronte Ciancimino (compresa le lettere che Provenzano avrebbe scritto a Berlusconi per fargliele recapitare da Dell’Utri): il presidente Guido Dell’Acqua ha una gran fretta di raggiungere il Tribunale di Caltanissetta, dov’è stato promosso. E, a furia di “far passare più tempo possibile”, rischia addirittura di evaporare in zona Cesarini l’appello del “Dell’Utri-bis”, in corso a Palermo per un presunto complotto di falsi pentiti che l’onorevole imputato avrebbe imbeccato per calunniare i veri pentiti che accusano lui. In primo grado Dell’Utri era stato generosamente assolto. In appello però s’è imbattuto in un presidente inflessibile: Salvatore Scaduti, giudice conservatore di Magistratura Indipendente, celebre per aver ribaltato in appello le assoluzioni di Andreotti (prescrizione per il reato commesso fino al 1980) e Contrada (condanna a 9 anni). Sentenze inossidabili, poi confermate in Cassazione. Ora anche Dell’Utri rischia grosso. Ma, proprio in extremis, Scaduti è stato nominato consulente della commissione Antimafia. Se il Csm desse l’ok alla sua nomina, collocandolo subito fuori ruolo, il processo ripartirebbe da zero e riposerebbe in pace grazie alla solita prescrizione.

A rendere più imbarazzante il tutto, c’è un dettaglio: a proporre Scaduti all’Antimafia è stato il Pdl. Cioè il partito di Dell’Utri e di alcuni suoi avvocati. Scaduti, per la sua carriera, merita questa e altre promozioni. Ma, per un’esigenza di giustizia e per risparmiargli inutili malignità, il Csm dovrebbe autorizzarla a condizione che, prima, il giudice concluda il suo lavoro. Altrimenti si consacrerebbe una singolare versione dell’antico “promoveatur ut amoveatur”: l’imputato fa promuovere il suo giudice per far saltare il suo processo.
(Vignetta di Franzaroli)

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Il regalo di Berlusconi
Il nuovo libro di Antonella Mascali e Peter Gomez con tutti i retroscena del caso Mills e la sentenza che nessuno legge.
(In libreria dal 24 settembre 2009)

"Mills ha agito certamente da falso testimone. Da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso operazioni societarie e finanziarie illecite. Dall'altro per perseguire il proprio vantaggio economico."
Dalla sentenza di condanna in primo grado di David Mills, 17 febbraio 2009, all'interno del libro. Nicoletta Gandus Presidente, Pietro Caccialanza Giudice, Loretta Dorigo Giudice.

“The B people... sapevano bene quanto la mia testimonianza, per usare un eufemismo, avesse tenuto Mr. B fuori da un sacco di problemi.”

David Mills.
La scheda del libro



Ciao Mauro - Le iniziative in occasione del 21° anniversario della morte di Mauro Rostagno

Una gaffe dopo l'altra, ovvero Berlusconi sullo scudo (Annaviva.com - Traduzione di Matteo Cazzulani)


Difendi il tuo giornalista! - Ucuntu n.52


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Vignetta di NatangeloVanity Fair, 24 settembre 2009

Peccato che i nostri timorati politologi non se ne siano ancora accorti, ma a leggere i resoconti dei molti scandali sessuali di questi mesi non emerge solo la prevedibile involuzione dei costumi, ma pure una inaspettata evoluzione della politica. Si è inaugurata - con le pupe ingaggiate a tassametro da Giampaolo Tarantini per infilarle nelle notti di Silvio Berlusconi e di alcuni esponenti del pd come Sandro Frisullo, dalemiano, numero due della Regione Puglia - una innovativa Bicamerale con il reggicalze.

Basta con le chiacchiere nelle grigie aule, i documenti programmatici, le riunioni destinate a finire nel nulla. Dall’estate del 2008 - bollente a Villa La Certosa, elettrica a Bari - il dialogo bipartisan tra maggioranza e opposizione ha intrapreso la via dei feromoni. Addestrandosi sul campo (o nel letto) a specchiarsi nei medesimi comportamenti, aspirando agli stessi desideri. Riconoscendosi a vicenda una natura umanamente debole e perciò non ostile, viatico per intendersi su tutto il resto, appalti e divertimenti, stili di vita e sanità.

Ne salteranno fuori altre, ma per il momento è abbastanza la notevole vicenda di Terry De Nicolò reclutata sui due fronti della politica dal solito Giampi Tarantini. Il quale una sera la ingaggia per l’impacciato Frisullo, che a momenti si innamora, tariffa 500 euro. E un’altra sera per il sultano di Arcore, convinto come sempre di affascinarla per le sue doti naturali, poverino, tariffa 1000 euro. Cioè il doppio. Non solo per la doppia pena. Ma anche per rispettare la misura del differente peso elettorale, come si faceva nelle Bicamerali di vecchia scuola, e che un tempo si frequentavano vestiti.


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