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                 franzaroli


Signornò, da L'Espresso in edicola

 
Lo scandalo Prostituzione&Corruzione Civile Spa ha scacciato dai giornali la lunga deposizione di Massimo Ciancimino sulle trattative Stato-mafia del 1992-’93 e sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra. Così l’ultima parola, anzi l’ultimo delirio sul caso è rimasto in appalto ai troppi commentatori interessati o improvvisati, tutti volti a squalificare l’attendibilità del rampollo dell’ex sindaco mafioso di Palermo.
Non solo Berlusconi e i suoi house organ (“le ciance di Ciancimino” e via sproloquiando). Non solo il ministro Alfano, al quale qualcuno dovrebbe spiegare che il suo compito è far funzionare la giustizia, non insegnare il mestiere a giudici e pm né rilasciare patenti di inattendibilità a pentiti e testimoni. Ma anche il sociologo Pino Arlacchi, eurodeputato Idv, e l’ex magistrato Giuseppe Di Lello, esponente del Prc: i due hanno sentenziato – non si sa in base a quale competenza specifica - che Ciancimino jr. racconta balle.

Chissà se han saputo che il 27 gennaio, mentre cianciavano a ruota libera, la II sezione del Tribunale di Palermo consacrava per la prima volta l’attendibilità del “dichiarante” nelle motivazioni della condanna a 10 anni e 8 mesi per mafia dell’ex deputato regionale forzista Giovanni Mercadante. Contro di lui, fra gli altri, ha testimoniato Ciancimino jr. in veste di depositario dei segreti paterni. E ha detto la verità: “Ritiene il Tribunale di poter esprimere un giudizio di alta credibilità su quanto dichiarato da Massimo Ciancimino”, “racconto fluido e coerente, senza contraddizioni di sorta: ogni circostanza riferita ha trovato… ulteriori precisazioni e argomentazioni a riscontro”. “Quel che è certo -scrivono i giudici- e può indiscutibilmente affermarsi nel presente processo è che egli ebbe realmente modo di assistere a incontri tra il padre e Provenzano…che parlavano di affari, appalti, mafia e politica”.

Questione non da poco, visto che proprio per il suo ruolo di trait d’union fra il genitore e Provenzano è ritenuto dalla procura un teste decisivo su papello, trattativa e origini di Forza Italia: “La vicinanza di Massimo Ciancimino al padre – aggiunge il Tribunale - ha fatto di lui un testimone, se non un protagonista di riflesso di incontri ed episodi, oggi al centro di interesse investigativo in quanto utili a ricostruire il perverso sistema di frequentazioni, alleanze e accordi politico-istituzionali che fece dei corleonesi un centro di potere oltre che un gruppo di assassini senza scrupoli, capaci di condizionare la storia politico -sociale-economica della Sicilia (e in parte della Repubblica) dagli anni 70 a buona parte dei 90”.
Di più: “Le sue propalazioni …costituiscono riscontro indiretto alle affermazioni di collaboranti quali Giuffrè”. Già braccio destro di Provenzano, Giuffrè raccontò ben prima di Ciancimino e di Spatuzza il patto stipulato nel ‘93 fra il boss e Dell’Utri per l’appoggio di Cosa Nostra alla nascente Forza Italia. Dopo questa sentenza, le “ciance” potrebbero diventare riscontri.
(Vignetta di Franzaroli)

Segnalazioni

Forza Italie - Ucuntu n.68 del 27 febbraio 2010

L'Italia nella palude della corruzione  (Neue Zürcher Zeitung, Svizzera - 18 febbraio 2010)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Marco Travaglio riceve Il Premiolino per la sezione quotidiani "per aver contribuito alla difesa dell’indipendenza delle opinioni e della libertà di stampa da qualsiasi condizionamento" - Martedì 2 marzo, Milano, Palazzo Marino.


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natangelo


Da Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2010


Adesso lo dice anche la Corte di Cassazione. Davvero il testimone inglese David Mills è stato corrotto dal premier, Silvio Berlusconi, per mentire in tribunale. Per questo Mills dovrà versare 250.000 euro allo Stato e non andrà in prigione solo perché la prescrizione (abbreviata da una legge approvata dal centrodestra nel 2005) ha cancellato il suo reato.
La sentenza potrebbe avere effetti imprevedibili sul processo in corso a Milano, dopo lo stop dovuto al Lodo Alfano, contro il solo Berlusconi. Il dibattimento rischia infatti diventare brevissimo. I giudici potrebbero far proprio il contenuto del verdetto definitivo sulla corruzione giudiziaria di Mills (che ha valore di prova) e chiudere tutto, o almeno il primo grado, entro il prossimo gennaio 2011, il mese in cui la prescrizione scatterà anche per il Cavaliere.

Un esito paradossale che spiega bene l’ondata d’insulti rivolti in ottobre contro la Corte costituzionale, da quasi tutto il centrodestra, quando il Lodo fu bocciato. Ieri, il presidente della Consulta, Francesco Amirante, ha definito quelle contumelie una “bizzarria” di una classe politica che finge di meravigliarsi se i giudici della Corte fanno il loro lavoro e dichiarano illegittime norme in contrasto con i principi fondanti della Repubblica. Per Amirante si tratta di un gioco pericoloso. Perché “quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione e, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa”.

Tutto vero. Anche se in Italia la situazione è ancora peggiore. Le istituzioni qui da noi si delegittimano da sole. Prendete, ad esempio, il Senato. Due anni fa i magistrati scoprono che Nicola Di Girolamo, il parlamentare Pdl oggi accusato di essere un uomo della 'Ndrangheta, è un abusivo. Per farsi eleggere all’estero aveva falsificato il suo certificato di residenza. Bè, cosa fanno i suoi (momentanei) colleghi? Dicono di no al suo arresto. E poi, sebbene le prove della truffa elettorale siano documentali, non lo fanno nemmeno decadere. Tutto viene rimandato all’eventuale sentenza definitiva. Poi arriva la seconda richiesta di manette, spuntano le sue foto abbracciato a un boss, e il presidente del Senato, Renato Schifani, ha una trovata: non pronunciamoci sull’ordinanza di custodia, dice, ma limitiamoci a togliere a Di Girolamo la poltrona abusivamente occupata a Palazzo Madama. Il tutto con due anni di ritardo, mentre il disgusto per la Casta cresce e le istituzioni si trascinano da sole nel fango. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni 

Il tappo e la toga - L'articolo di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano del 26 febbraio 2010. 
Per un disguido tecnico, su alcune edizioni si trova un articolo diverso da questo.


popolo violaLa legge è uguale per tutti Sabato 27 febbraio 2010 dalle ore 14.30 manifestazione del Popolo Viola a Roma, piazza del Popolo.

Manifestazione nazionale contro il legittimo impedimento ed a sostegno degli organi di garanzia costituzionale.
Leggi l'appello.




il regalo di berlusconiMercoledì 3 marzo, ore 18, Milano - Peter Gomez e Antonella Mascali presentano Il regalo di Berlusconi (edizioni Chiarelettere) nell'ambito della rassegna "Il mestiere di scrivere" promossa dal Sindacato nazionale Scrittori.
c/O Spazio Scopricoop, via Arona 15, Milano.





Commento del giorno
di lucas - lasciato il 25/2/2010 alle 18:30 nel post E' stato tutto uno scherzo
"Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza, quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi. Ma dobbiamo difenderla anche dalla corruzione. La corruzione è una nemica della Repubblica. I corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare loro solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti. Guai se qualcuno, per amicizia o solidarietà di partito, dovesse sostenere questi corrotti e difenderli. La legge sia implacabile, inflessibile contro i protagonisti di questi scandali, che danno un esempio veramente degradante al popolo italiano"
Sandro Pertini - Presidente della Repubblica 1978 - 1985

 


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fifo

Chi l’avrebbe detto. Tutte le aziende del gruppo B stanno andando a gonfie vele. Scrive Repubblica: “Il 2009 è stato un anno d’oro per le holding della famiglia Berlusconi”. Liquidità in cassaforte 1,1 miliardi di euro. Per sé il Cavaliere ha staccato un assegno di 162 milioni. Ne ha distribuiti 10 a ogni figlio. Gli altri li ha messi via per le ville future, gli sfizi, gli avvocati. Altro che crisi. Quale crisi?
Lo stato patrimoniale del nostro presidente del Consiglio ci riempie di gioia. Sedici anni fa, alla vigilia della discesa in campo, il futuro statista stava annegando in un mare di debiti: 4 mila miliardi secondo il suo braccio destro Fedele Confalonieri; 5 mila miliardi secondo Marcello Dell’Utri, il suo braccio sinistro; 7 mila miliardi secondo altri analisti. In ogni caso: così tanti debiti da indurre le banche creditrici a chiedere (e ottenere) la nomina di Franco Tatò, un manager esterno, per tentare il risanamento del gruppo. Ci sarebbero riusciti? Forsi sì, tagliando posti, investimenti, partecipazioni. Forse no, nemmeno restituendo la Mondadori.

Ma da quel baratro saltò fuori il coniglio magico, cioè il partito. Con il partito il potere. Con il potere la quotazione in Borsa, il governo del Paese, l’immunità, le leggi ad personam, il controllo dell’informazione, eccetera. Ammise una volta  Confaloneri: “Senza Forza Italia oggi saremmo sotto un ponte o in galera”. Mancando quasi del tutto l’opposizione, gli è andata bene oltre ogni aspettativa. In galera ci sono finiti alcuni utilizzatori non finali, perciò trascurabili. E sotto il ponte ci è finita la piccola Italia prostrata al suo dominio.
Ma per la sua famiglia è un’autentica festa. Rallegriamocene con loro, prima che arrivi la bufera. 
(Vignetta di Fifo)

Annozero live: i vostri commenti della puntata


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 (Da beppegrillo.it)

La Telecom ha spiato migliaia di italiani, costruito per anni dossier su politici, manager, giornalisti. Il PDL e il PDmenoelle nel 2006 hanno distrutto tutte le intercettazioni e il materiale che riguardava i politici. Come dice Peter Gomez, una mossa del tutto inutile, esistono di certo copie digitali per ricattare o per essere immuni alle leggi. Tronchetti Provera non sapeva! Questa è la barzelletta del secolo. Il velista di Portofino è candidato alla presidenza di Mediobanca, la più importante banca d'affari italiana. Gli intercettati non sono stati risarciti. L'attuale amministratore di Telecom, Franco Bernabè, rimane impassibile.

Testo dell'intervista:

"Mi chiamo Peter Gomez, sono un giornalista de Il Fatto Quotidiano, mi sono occupato in questi anni di tutti i più grandi scandali finanziari di corruzione di mafia di questo paese e in particolare a partire dal 2004 con alcuni colleghi de L’Espresso mi sono appassionato e ho seguito lo scandalo degli spioni Telecom, uno scandalo che oggi, come speso accade in Italia, sta finendo in niente.
Cosa è accaduto lo sapete, migliaia e migliaia di persone sono state spiate, schedate, analizzate, le loro vite sono state rovistate, i loro conti correnti sono stati osservati, le banche dati riservate del Ministero dell’Interno sono state consultate per formare delle schede su di loro, schede che finivano in mano alla sicurezza Telecom, allora capitanata da Giuliano Tavaroli.
Oggi a sei anni di distanza possiamo dire che tutto questo è stato uno scherzo o quasi, tutti i principali imputati della vicenda, dipendenti Telecom stanno uscendo dal processo con un patteggiamento e con dei risarcimenti minimi, i vertici dell’azienda erano testimoni e sono rimasti testimoni, secondo i giudici Tronchetti Provera non sapeva nulla di quello che era accaduto nella sua azienda, è possibile? Non è possibile? I magistrati dicono che non ci sono prove, io registro solamente quello che è accaduto in questo periodo. (Leggi tutto)

Segnalazioni

Nicola Biondo presenta "Il patto" - Da Ciancimino a Dell'Utri,la trattativa Stato mafia nel racconto inedito di un infiltrato. Giovedì 25 febbraio, Palermo, ore 18. Intervengono Salvatore Cusimano, Giuseppe Lo Bianco, Roberto Scarpinato.

Commento del giorno
di Roland -  lasciato il 24/2/2010 alle 12:12 nel post Le critiche e le calunnie 
Berlusconi facciata B accelera sul "legittimo impedimento": è terrorizzato dalla prospettiva di essere oggetto dell'inasprimento delle misure anti-corruzione annunciate da Berlusconi facciata A.



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La risposta di Marco Travaglio alla lettera di Michele Santoro
(da Il Fatto Quotidiano del 23 febbraio 2010)


Caro Michele,

ti ringrazio per la tua risposta franca e affettuosa, ma temo di non essere riuscito a spiegare bene ciò che intendevo dire. Io non ho nulla da ridire sulla tua conduzione (in televisione il genio sei tu e io sono un principiante) o sul format della trasmissione. Ti ho semplicemente posto un problema, e l’ho fatto in forma pubblica perché molti mi dicono che, quando si attacca a litigare su cose che esulano dal tema del programma, cambiano canale: proprio perché l’imprevedibilità di Annozero si muta in prevedibilità quando alcuni guastatori sconvolgono l’assetto del programma seguendo un copione sempre uguale a se stesso.
E ciò deriva dal fatto che, secondo me, gli interlocutori che a te paiono “sempre uguali” sono cambiati: Porro e Belpietro erano sempre venuti a confrontarsi sui temi del programma e non si erano mai abbassati alla calunnia personale. L’altra sera la militarizzazione del fronte berlusconiano ha segnato un altro scatto in avanti e io, forse stanco e nervoso per conto mio, ho reagito in quel modo. E’ stato proprio l’avvilimento per quella mia reazione, che ha guastato il programma, a indurmi a scriverti in forma pubblica.

Non certo una richiesta di cambiare format (anche a me piace molto l’inchiesta giornalistica seguita dal tentativo di inchiodare i politici alle loro responsabilità). Né tanto meno una richiesta di censura o di epurazione per questo o quell’interlocutore, che non mi compete, ma soprattutto è lontana mille miglia dal mio pensiero. Io non ritengo “inaccettabile” nessuno, adoro essere contraddetto nel merito, anzi spero sempre che qualcuno mi dica che cosa c’è di sbagliato o di non vero in quel che dico: purtroppo prima i politici e ora anche i giornalisti preferiscono parlare di me e delle mie ferie, anziché di quel che dico.
Se facessi come loro, potrei ogni volta ricordare quanti soldi pubblici ci costa Libero di Belpietro o quante bufale (l’ultima, sul caso Boffo) pubblica il Giornale. Ma non lo faccio perché preferisco attenermi al tema della puntata.

Su un punto, com’è naturale, siamo profondamente diversi: sul modo di difendere la nostra onorabilità. Tu preferisci farlo in separata sede legale, liquidando pubblicamente con una battuta ironica le calunnie che ti vengono rovesciate addosso. Io invece mi prendo tutte le critiche di questo mondo, ma le falsità, le diffamazioni, le calunnie quelle no, non riesco proprio a farmele scivolare addosso: non nutro la tua stessa fiducia nel “pubblico” che saprebbe tutto e riuscirebbe da solo a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Quando milioni di persone sentono dire che frequento mafiosi, penso che una parte di esse si aspetti una reazione proporzionata alla gravità dell’accusa, e se la reazione non arriva si fanno l’idea che qualcosa di vero ci sia.
Purtroppo non tutti hanno Internet e non conoscono il blog voglioscendere.it dove ho già documentato per tabulas la falsità di quelle accuse. Per questo ho detto che occorrerebbe del tempo per rispondere. Ma quel tempo non te lo posso chiedere perché, nella partita di Annozero, sarei costretto a giocarne un’altra, privata. Di qui il mio disagio, che ho messo nero su bianco l’altro giorno.


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Testo:

Buongiorno a tutti, la tentazione sarebbe quella di parlare delle liste pulite, perché avete visto che Berlusconi ha scoperto le liste pulite e ha detto “adesso ve lo faccio vedere io”. Fino a qualche mese fa parlare di liste pulite, di non candidare condannati, rinviati a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione o reati gravi era considerato giustizialismo. Tutti i giornali, anche indipendenti scrivevano "ma no, non si possono fare leggi che consegnano ai pubblici Ministeri o ai G.I.P. la selezione delle classi politiche" dopodiché l’ha detto Berlusconi, quindi tutti a complimentarsi, a dirci: "ci voleva un giusto segnale, ci mancherebbe". Dipende da chi le dice le cose in Italia, è interessante che abbiamo cominciato a dirle noi, poi, prima che gli arrestassero tutta la banda, è arrivato anche Berlusconi e il PD non è ancora arrivato, questa è la cosa interessante. (Leggi tutto)


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Da il Fatto Quotidiano del 20 febbraio

Caro Michele,

ho riflettuto su quanto è accaduto giovedì ad Annozero. E, siccome è accaduto davanti a 4 milioni di persone, te ne parlo in forma pubblica. Parto da una tua frase dell’altra sera: "Parliamo di fatti". Il punto è proprio questo. Si può ancora parlare di fatti in tv? Sì, a giudicare dagli splendidi servizi di Formigli, Bertazzoni e Bosetti. No, a giudicare dal cosiddetto dibattito in studio, che non è più (da un bel pezzo) un dibattito, ma una battaglia snervante e disperante fra chi tenta di raccontare, analizzare, commentare quel che accade e chi viene apposta per impedirci di farlo e costringerci a parlar d'altro.

La maledizione della par condicio, dovuta alla maledizione di Berlusconi, impone la presenza simmetrica di ospiti di destra e di sinistra. E, quando si tratta di politici, pazienza: la loro allergia ai fatti è talmente evidente che il loro gioco lo capiscono tutti.
Ma quando, come l’altra sera, ci si confronta fra giornalisti, anzi fra iscritti all’albo dei giornalisti, ogni simmetria è impossibile: quelli "di destra" parlano addosso agli altri e – quando non sanno più che dire – tirano fuori le mie condanne penali (inesistenti) o le mie vacanze con mafiosi o a spese di mafiosi (inesistenti). Da una parte ci sono giornalisti normali, come l'altra sera Gomez e Rangeri, che non fanno sconti né alla destra né alla sinistra; e dall’altra i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione, frequentano corsi specialistici in cui s'impara a fare le faccine e a ripetere ossessivamente le stesse diffamazioni.

Invece di contestare i fatti che racconti, tentano di squalificarti come persona. Poi, a missione compiuta, passano alla cassa a ritirare la paghetta. E, se non si abbassano a sufficienza, vengono redarguiti o scaricati dal padrone. Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla.
Partono avvantaggiati, possono permettersi qualunque cosa. Non hanno alcun obbligo di verità, serietà, coerenza, buonafede, deontologia. Non temono denunce perchè il padrone mette ogni anno a bilancio un fondo spese per risarcire i danni che i suoi sparafucile cagionano a tizio e caio dicendo e scrivendo cose che mai scriverebbero o direbbero se non avessero le spalle coperte. Come diceva Ricucci, che al loro confronto pare Lord Brummel, fanno i froci col culo degli altri.

Sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda. E ci tocca pure chiamarli colleghi perchè il nostro Ordine non s'è mai accorto che fanno un altro mestiere. Ci vorrebbe del tempo per spiegare ogni volta ai telespettatori chi sono questi signori, chi li manda, quali nefandezze perpetrano i loro "giornali", perchè quando si parla di Bertolaso rispondono sulle mie ferie e soprattutto che cos'è davvero accaduto a proposito delle mie ferie: e cioè che ho documentato su voglioscendere.it di aver pagato il conto fino all'ultimo centesimo e di aver conosciuto un sottufficiale dell'Antimafia prima che fosse arrestato e condannato per favoreggiamento, interrompendo ogni rapporto appena emerse ciò che aveva fatto (i due trombettieri invece dirigono e vicedirigono i giornali di due editori - Giampaolo Angelucci e Paolo Berlusconi, già arrestati due volte ciascuno, il secondo pregiudicato - e non fanno una piega).

Ma in tv non c'è tempo per spiegare le cose con calma. E, siccome io una reputazione ce l'ho e vi sono affezionato, non posso più accettare che venga infangata ogni giovedì da simili gentiluomini. Gli amici mi consigliano di infischiarmene, di rispondere con una risata o un'alzata di spalle. Nei primi tempi ci riuscivo. Ora non più: non sai la fatica che ho fatto giovedì a restarmene seduto lì fino alla fine. Forse la mia presenza, per il clima creato da questi signori, sta diventando ingombrante e dunque dannosa per Annozero. Che faccio? Mi appendo al collo le ricevute delle ferie e il casellario giudiziale? Esco dallo studio a fumare una sigaretta ogni volta che mi calunniano? O ti viene un'idea migliore?

Le mie ferie siciliane del 2003 e la vergogna dei diffamatori - I documenti

 


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