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commenti su voglioscendere

post: Tutti insieme appassionatamente mafiosi

Testo: Buongiorno a tutti, oggi parliamo di una vecchia storia che risale al 1989, a 21 anni fa e che è il fallito attentato all'Addaura contro Giovanni Falcone e i due giudici svizzeri che lavoravano insieme a lui quel giorno nella casa al mare che aveva affittato Falcone per quella estate, però partiamo da una cosa che ci siamo detti l’anno scorso, esattamente di questi giorni. Stato, doppio Stato e affini Il 9 maggio 2009, celebrando Il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, il Presidente della Repubblica Napolitano, disse delle cose molto giuste sul ruolo, di connivenze, di depistaggi di apparati dello Stato per inquinare le indagini su alcuni dei più foschi misteri della nostra storia recente, disse anche una cosa che mi era sembrata molto ... continua



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# 105    commento di   pasolinante - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 13:4

possiamo firmare tutti gli appelli di rodotà che vogliamo, ma se non si lavora sul ribaltamento dei modelli culturali comportamentali economici, saremo sempre qui a manipolare manipolarci e farci manipolare.


Turchia, il leader dell'opposizione si dimette. Il leader dell'opposizione turca Deniz Baykal si è dimesso a causa di uno scandalo a sfondo sessuale. Su internet gira un video in cui Baykal compare nudo insieme alla sua ex segretaria (ora deputata) Nesrin Baytok. Il leader turco sostiene di essere vittima di un complotto. ---- Il berluska fa scuola. Però solo gli altri si dimettono. ;)


Che succede? Non si va a capo?


# 108    commento di   solerosa12 - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 13:25

BUONE NOTIZIE OGGI ? come stiamo a buone notizie ?


# 109    commento di   Renzo C - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 13:26

# 106 commento di marziam Sono rilassatissimo, ma poichè leggo anche i commenti, scrivo anch' io ciò che voglio. Leggendo appunto alcuni tuoi commenti, ho notato che ti sei interessata di scie chimiche: vuoi dirci cosa ne hai concluso dopo aver approfondito il tema? In effetti è vero che non sempre si capisce ciò che si legge qui, infatti ho capito che posso finalmente dedicarmi al "Finnegans Wake", è indubbiamente più comprensibile :D Ciao e non ti preoccupare per me, o meglio, fatti una bella frittatona di cazzi tuoi :)


# 110    commento di   Renzo C - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 13:28

# 111 commento di Federica No, a cosa serve poi andare a capo? :D Ciao ;)


# 111    commento di   pasolinante - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 13:41

Ansa,Adnkronos, e varie agenzie il 9 maggio resocontavano la manifestazione a Mosca con svariate osservazioni anche meteorologiche , importanti perchè era prevista anche una manifestazione spettacolo dell'aviazione , palcoscenico pe ril quale le agenzie piu o meno scrivevano ( notizie anche riportate da rainews24 e da skytg24) "Era prevista pioggia su Mosca, ma la manifestazione si è svolta senza ombrello, grazie a 12 aerei che hanno sorvolato il centro della capitale scaricando sulle nuvole un composto fatto di azoto, iodio e argento. Miscela non si quanto ecologica, ma efficace. E soprattutto sperimentata".


# 112    commento di   pasolinante - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 13:42

ps hanno anche un certo costo i 12 arei,carburante personale nonche le miscele, ma per lo show delle potenze poco conta


per silvie 62 l'ho capita adesso....


Renzo Ciao a te e non scrivo altro perché poi l'unilinea non mi piace. :)


Questo passaparola è da incorniciare. Bravo Marco! Ora fuori i nomi dei traditori dello Stato! Assassini bastardi infamiiiiiiii


RV --- long time no see, nevvero? Ciao. :)


I Normanni… Biondi, alti, occhi azzurri e carnagione chiara. Altresì chiamati Vichinghi, é molto interessante la loro storia. Dove si stabilirono in Italia in colonie, dove dopo l'anno mille avevano la loro capitale (Melfi).


ciao Fede.. anke a me non piace il restyle.. cmq passo per leggere,ma nn sempre tutto.. tvb ;)............................................................................................................................................................................................................. ps saluto tutti, in particolare o scazzacazz e Renzo haahahha.. sempre grandeeeeeeeeee saluddddddddd


# 119    commento di   Renzo C - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 14:39

Ciao RV E il Conte ndo sta? Stammebuò ;) Renzo o scazzacazz :D (non chiamarla Fede che ti incenerisce :p ) Ahh, ciao Fede :D


MARZIAM ho letto il tuo link ma credo poco alla generosita anche perche (BERNARD tristan) un giorno disse con grande verita: LE BANCHE PRESTANO VOLENTIERI I SOLDI AI RICCHI;PERCHE I POVERI RINBORSANO DIFFICILMENTE


# 121    commento di   pasolinante - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 15:2

"L'esame del decreto, in Commissione Giustizia SENATO, inizia oggi. In apertura è prevista la relazione del vicepresidente della Commissione, Roberto Centaro, siciliano, membro del Pdl, magistrato di Cassazione ed ex presidente della Commissione Parlamentare antimafia. Recordman - con il 96,52% - per le presenze in aula. E sono di Centaro gli ultimi due sub-emendamenti al testo, presentati venerdì scorso. Riguardano la così detta "norma D'Addario", che disciplina le registrazioni effettuate senza il consenso dell'interessato. Se il decreto verrà trasformato in legge, saranno lecite solo quelle realizzate da giornalisti professionisti. E la registrazione fraudolenta sarà perseguibile non più d'ufficio ma su richiesta della parte lesa. Per la galassia dei blogger il pericolo è rappresentato dal comma 28 del primo articolo del decreto Alfano. Per Guido Scorza, esperto di diritti digitali, il rischio è che "la rete chiuda per rettifica". "Tra qualche giorno, per un blogger, ricevere una richiesta di rettifica e non darvi seguito entro 48 ore potrebbe significare chiudere e rinunciare a dar voce ai propri pensieri, alle proprie opinioni ed al proprio modo di raccontare ciò che accade nel mondo", scrive Scorza sul suo blog. "Il punto è riconoscere la differenza abissale che c'è tra un blog ed un giornale o una televisione e tra un blogger - magari ragazzino - e un giornalista, una redazione o, piuttosto, un editore". " da redazione Libertà e Giustizia
http://www.guidoscorza.it/?p=1809


# 122    commento di   Pierpaolo Buzza - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 15:7

... avete sentito Napolitano pontificare contro la "piaga mortale della criminalità organizzata al meridione"? Ma è lo stesso Napolitano che ha firmato lo scudo fiscale senza battere ciglio? Che tristezza.
http://professorwoland.ilcannocchiale.it


Repubblica.it Il Governatore di "Bankitalia" Draghi ha, già, dichiarato: "L'unica strada sono crescita e rigore". In pratica, Draghi lo ammette. A casa Berlusconi, Presidente Napolitano, ha ragione Casini: GOVERNO TECNICO X CRISI ECONOMIA.


UNA FIABA DAVVERO? Questo passaparola non lo considero affatto una fiaba come fa Renzo C. buttando d'un sol colpo il bambino con l'acqua sporca, anche se la storia del doppio stato è raccontato quasi fosse una fiaba. Ma fin quando non sapremo la verità intera, una specie di fiaba rimane. Ne vorrei solo confermare un particolare che ricordo perfettamente: la testimonianza di Carla del Ponte l'avevo sentita all'epoca in tv, dalla sua viva voce, che indicò in Bruno Contrada l'autore della soffiata che permise a Tognoli di scappare. Se l'attentato dell'Addaura fosse riuscito, anche lei sarebbe morta: un magistrato scomodo, sebbene straniero, di meno per il doppio stato.


MAMMA MIA CHE BRUTTA NOTIZIA PER TRAVAGLIO dal corriere della sera: CIANCIMINO Jr dichiara che berlusconi é una vittima della mafia????? suo padre non lo ha mai nominato,anzi sono gli altri che per fare bella figura si sono detti suoi amici. MARCO se cio é vero finisci in cassa integrazione!!!!!!!


Correzione: ...anche se la storia del doppio stato è raccontata quasi fosse una fiaba...


Hanno dovuto pagare il biglietto a differenza dei compagni Esposto degli insegnanti. Il sindaco Renzi: «Burocrazia folle»VICENZA (10 maggio) - Doveva essere una visita d’istruzione in uno dei più bei musei d’Italia, la Galleria degli Uffizi a Firenze, ma per tre studenti vicentini si è profilato un caso di discriminazione che ha sollevato un vespaio di polemiche: essendo italiani ma di origine extracomunitaria - serbi per l’esattezza - hanno dovuto pagare il biglietto mentre tutti i compagni entravano gratis. Anche se sono in italia da anni: basti pensare che due di loro hanno iniziato il percorso scolastico dalle scuole materne. La vicenda ha avuto per protagonisti i ragazzi di una terza media della scuola Calderai di Vicenza e ha lasciato sbigottiti i docenti che li accompagnavano. A loro i responsabili della cooperativa che gestisce gli Uffizi hanno spiegato che non facevano altro che applicare un regolamento nazionale. Agli insegnanti non è rimasto altro da fare che pagare di tasca propria i biglietti ai ragazzi (6,5 euro a testa, ndr) e presentare un esposto alla Soprintendenza. Avanti di questo passo si verificheranno sicuramente dei casi come le banlieue francesi, esse nascono quando le ingiustizie e le discrimunazioni diventano insopportabili
Le banlieue


# 128    commento di   pasolinante - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 15:41

eh eh eh Matuss , l'ho appena letta anch'io , mi vien da ridere. l'intero argomento stato antistato è stato ridotto tutto ad una polveriera peggio di una polveriera , stile : fai che tutto venga a galla, perchè tutto sia affogato nei fondali dei misteri. poi ci lamentiamo che l'italiano medio si disinteressi completamente del troiaio della storia del suo paese - cmq morale i veri attori ( morti o eredi o viventi) non ci verranno mai piu a raccontare tutti gli accordi stato /antistato che dal 43 al 92 hanno bellamente sgovernato e scorrazzato per il paese allegramente mafie servizi bande faccendieri e vaticano , e dal 92 ad oggi quelli in corso - se li porteranno nella tomba e chiuqnue si voglia mettere a dire le sue spiegazioni come fa mt e compagnia, se non sa con umilita che entra in una polveriera, salta per aria e si brucia- è un po' come diceva per altri aspetti dello stesso problema il grandissimo sciascia su mafia e antimafia.amen


Saluti a tutti beh non posso fare a meno d'intervenire, per salutar le vecchie conoscenze; oggi si citano pure luoghi che conosco un po', e si parla pure di denti avvelenati e cosette interessanti, poi non ho capito la novita' nei commenti e voglio sperimentare, punto a capo. Ma poi torno nella tana in piacevole lettura. Dunque: @ Matusa 76 Certo che e' un peccato che Travaglio per sua ammissione non sappia molto di economia, al momento avrebbe potuto fare grandi affari e magari qualcuno lo avrebbe anche ascoltato per le possibili soluzioni, chissa' magari si mettera' a studiare finanza per recuperare un po' di clienti;) Il mio dentino avvelenato invece rimane la perplessita' nel vederlo scrivere un post in difesa di emergency in cui giudica la guerra in Afghanistan ingiusta e imperialista, e asserire con tranquillita' che la guerra della "grande democrazia" d'Israel e' giusta perche' in difesa contro gli attacchi dei terroristi e in difesa dell'unica democrazia vs feroci dittature islamiche (questo in base a quanto scrisse a Barnard mi pare). Messa cosi' quella in Afghanistan avrebbe lo stesso senso, o viceversa, se non vale quella in Afghanistan non ha senso neanche quella d'Israele che, mi dispiace dare questa brutta notizia, vista la leggera disparita' di forze militari e la reazione (quando non e' solo azione) spropositata , l'occupazione/colonizzazione illegale di alcuni territori, il trattamento dei profughi...e' alquanto unilaterale o almeno un tantino "democraticamente" sbilanciata. A proposito...uno stato sull'orlo del collasso e' ancora obbligato a mantenere il suo esercito nel lontano Afghanistan? No mica per altro, e' che tra un po' ci mancheranno anche i soldi del biglietto di ritorno, o quelli si trovano? Ce li presta la FED o la BCE? La Russa potrebbe essere fiero di vedere quanto valgono i nostri uomini;) Tornando a Matusa riguardo Albione, riporto quanto avrebbe detto l'ex ministro delle finanze tedesco Peer Steinb


DOPO TALE NOTIZIA ho preparato il mio EPITAFIO/ ////// QUI GIACE MATUSA CHE NELLA VITA NON FU MAI NESSUNO, NEMMENO CAPO DEL GOVERNO/////


Ammazza che casino col punto a capo, ora ho capito. Beh continua...................................... Peer Steinbruck nell’ultimo G-20 in una intervista a Der Spiegel: il Regno Unito e' accusato di «fare di tutto per sabotare le proposte di più severe regolamentazioni finanziarie» afferma inoltre «Stanno tramando oscuri poteri in Gran Bretagna…c’è una lobby a Londra che vuol difendere il suo vantaggio competitivo con le unghie e coi denti. Del resto, i britannici traggono il 15% del loro prodotto interno lordo dalla finanza speculativa, la Germania il 6%». Pensavo fosse piu' del 15%, ma il senso e' quello. @ Paso il composto chimico per far concentrare le particelle d'acqua e far scaricare le nuvole ottenendo un cielo terso e' una pratica diffusa anche in Cina e affatto segreta, derivata da nonsisaquale aggeggio militare convertito a pubblica utilita';). Ricordo anche un'intervista all'ex-soldato sparatore di gettate salino-chimiche su una rivista in inglese diffusa in Cina. Certo i tabloid cinesi non ne parlano, non e' un problema o cosa che li preoccupa, pero' si sa, lo sanno tutti (i meglio informati) e su richiesta se ne parla anche senza problemi. Ora le conseguenze di queste pioggie a cronometro non le saprei, sono usate diffusamente in occasione di visite ufficiali, o festivita' ed eventi nazionali da mostrare in mondovisione. Non ti dico quanto ne hanno abusato a Pechino nelle visite delle delegazioni che valutavano l'idoneita' per le olimpiadi, dovevano assolutamente spazzare via quel grigiore e quei fumi inquinanti, almeno per quel giorno, per non far vedere cosa andavano a respirarsi gli atleti. A Pechino non saprei se son peggio le scie chimiche d'inquinamento o la presenza nell'aria di questi composti. A parte il tutto, questo mi sembra diverso dalle teorie sulle scie chimiche che se non sbaglio dovrebbero essere quelle lasciate da certi aerei predisposti per questo tipo di "attentati" o "sperimentazioni" non si sa di


Continua a Paso............................................... "sperimentazioni" non si sa di cosa e per quali complotti? Le bombette di sale e metalli cinesi e russe sono altra cosa mi sembra, se sbaglio, allora confermo che queste esistono. Potrebbero anche essere d'ispirazione per altre guerre non convenzionali, come quella delle tastiere e delle scommesse finanziarie, i paesi potrebbero fare a gara a portarsi via piu' particelle possibili d'acqua-e vedi se certi ne avrebbero o ne avranno bisogno (Pechino per esempio, che potrebbe morire per aridita' e siccita' minacciate dal limitrofo deserto). Immagina Cina e Russia nella guerra delle particelle d'acqua vaganti nell'aria a sparare sale e metallo in cielo. O il Giappone che rischia la siccita' se non ha questa tecnologia e le sue particelle risucchiate dalla vicina Cina, "scudi spaziali" per trattenere le particelle sopra il territorio nazionale...idea da estendere per un romanzo;). Ciao a tutti e ben ritrovati


# 133    commento di   Renzo C - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 16:1

# 125 commento di Roland Non avrai letto bene, Roland: il doppio stato lo so benissimo (e l'ho scritto) che NON è una fiaba. Molto meno credibili le indagini di Bolzoni: del mostro biondo non si sa una fava dopo 40 anni che scorazza per Palermo. Ti pare possibile? Il padre di D'Agostino prende il portafogli, legge il biglietto e... NON va a vedere nell' armadio, ma non si sa a chi ha consegnato il biglietto (Travaglio non lo dice); si ricorda invece del mostro biondo che l'era andato a cercare a casa, ma non gli ha chiesto "lei come si chiama, chi cazzo è?"; poi però si lascia crescere la barba finchè non sarà fatta giustizia. Ma che storie sono? Raccontate poi da Bolzoni, uno che ha già pestato merde nel passato, raccontando di collezioni di cassaforti e forse dando l'imbeccata a Travaglio per la telecamera sul lampione. Dai Roland, siamo seri, questo passaparola è un colabrodo. Ciao


# 134    commento di   pasolinante - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 16:18

Annuska uhèllà!..so' contenta per MarziaM , mica per altro ,al contempo è chiaro anche per averti riletto ...e poi suvvia non è che parlare di certi "eventi", dichiarati peraltro dagli stessi governi , ci deve mettere alla berlina con un ridicolissimo bollo di complottismo come se questa parola fosse ormai la peggiore delle infamie;presero a mazzate anche alcuni di idv , di pietro in testa solo perche voleva sapere se quelle sostanze e metodi erano utilizzati per altri scopi ...se la problematica esiste , che ci possiamo fare noi? la occultiamo? non se ne deve parlare? come giustamente hai ricordato perfettamente dell'evento "olimpiadi" in cina, no no e no non si dovrebbe fare? basta solo sapere le diverse applicazioni- A me , ma credo anche a te e a molti di noi, sai che ce ne frega dell'etichetta complottismo , già ce la prendemmo quando dubitammo di quei cerrotti sul naso di sb uguali uguali a un altro noto statista e così pure identico discorso sui due pesi e due misure per "l'affare" guerra- cioè a seconda che ci stanno "simpatiche" o "antipatiche" certe popolazioni , ci solleviamo o azzittiamo a seconda del capobastone di opinione di turno? e col cacchio che si fanno così i diritti umani!col cacchio! e aricacchio se così si comprendono quelli economici..col cacchio che si illumina il pianeta dei fiumi di denaro/ risorse gas petrolio e sostanze legali pari pari a quelli illegali ( traffico armi ,droga e schiavi =denaro denaro banche banche banche ) - ben detto tutto cio che hai scritto quindi e di conseguenza spero di leggerti e rileggerti ancora e ancora - hai visto che grandioso il nostro super matussss? gli vien da ridere anche a lui che quasi quasi mi scrivo il mio epitaffio pure io ! :-))))


@ Paso Scusa ho visto ora meglio che tu parlavi di aerei che diffondono le sostanze per la Russia, mentre per la Cina so solo di "cannoni" o nonsocomesichiamano che le sparano in aria per ottenere la pioggia ripulente, una sorta di fuochi d'artificio trasparenti, in fondo quelli veri l'hanno inventati loro;). Ma non c'e' niente di complottardo in cio', solo rimedi estremi per mali estremi e un bel po' di ipocrisia di facciata, che non mancano neanche da noi mi sembra. Ciao


Renzo C I colabrodi sono i due agenti ammazzati, non il passaparola di Travaglio. La storia è complessa al limite della fantascienza, lo ammetto, tuttavia mi sembra che la plausibilità di certi sospetti non manchi. Mostro o non mostro, biondo o non biondo (hai mai sentito parlare dei Normanni in Scilia, Federico di Svevia etc ? Certo che si !) ci sono attentati falliti e riusciti, morti ad abundatiam, stranezze a iosa, e una quantità incommensurabile di depistaggi. Se ci fossero fatti incontrovertibili ovviamente non saremmo neppure qui a parlarne. Ti consiglio comunque, visti giudizi di inattendibilità che non manchi mai di propinarci nei confronti di vari giornalisti, di intraprendere la stessa carriera di Travaglio e di Bolzoni, di occuparti seriamente degli stessi argomenti e di far valutare al Renzo C di turno ( abbondano in ogni dove) se le tue parole faranno acqua o meno. Ad maiora.


Dopo che per decenni il doppio stato ha fatto quel che ha voluto(da ustica a bologna...) solo uno con le caratteristiche poco istituzionali come Mr. B poteva presiedere il Consiglio e arginare a suo modo il doppio stato.Ne è testimonianza l'assenza totale di opposizione.Ma la domanda resta:per chi si vota la prossima volta?Come facciamo per essere uno stato normale?


...e comunque Ciancimino ha detto una cosa diversa.Ha riferito che suo padre gli disse che Berlusconi era una vittima della mafia ma che intorno a lui aveva ed ha persone che gli impongono scelte gradite alle varie famiglie...ora,non ce lo vedo molto Mr.B che riceve ed esegue ordini dai suoi subalterni...diciamo che forse dava un colpo al cerchio ed uno alla botte...quindi sicuramente non un capocosca...ma un buon manovratore...è triste,ma non ne vedo l'uscita.


# 139    commento di   Monica66 - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 17:32

Ot Ho appena letto sul Fatto l'intervista di Matteo Pagani che mi ha lasciata senza parole. Sogno un'Italia nella quale persone come lui e come Roberto Saviano siano la norma.


Questa storia del doppio stato fa un po' ridere, se non fosse che di mezzo ci sono i morti: i servizi segreti sono associazioni a delinquere legalizzate. Non c'è modo di rendere compatibili i servizi con lo Stato di diritto, a meno di non voler esser così folli da abolirli.Qualsiasi polemica sui servizi segreti "deviati" non ha senso, i servizi in quanto tali infatti sono una evidente deviazione dal principio di legalità, perchè sono costruiti programmaticamente per compiere azioni che per definizione sono illegali, così in Italia come nel resto del mondo. Basta prenderne atto.


non si parla pi... Mostra tuttoù di lavoro?..a 37 anni, con 20 anni di lavoro alle spalle praticamente sempre e solo in nero (grazie per questo..mi avete rovinato la vita) ora che faccio??..un milione di curricola inviati e nulla..iscritto alle liste di disoccupazione e nulla..del mio futuro vogliamo parlare una volta, mica un tormentone estivo, una volta soltanto.. A me della casa di Scajola non importa nulla..e neppure di D'Alema che crede che affittopoli ce la siamo magicamente dimenticata..non mi interessano neppure i massaggi di Bertolaso..ormai parlare della corruzione della casta è solo un esercizio di stile.. ..parliamo del mio di partito..il partito di chi "VORREBBE FARE"..poco magari..ma abbastanza da concedermi di mettere al mondo un figlio e potergli garantire un futuro dignitoso, abbastanza da potermi permettere una macchina e pagare una assicurazione di 1700€ (deterrente perfetto per limitare il traffico..di cui nessuno parla), abbastanza per potermi, un giorno, permettere un mutuo di 30 anni.. La verità è che si parla tanto per non parlare di nulla di concreto..la verità è che la parola a chi sta contro la si concede comunque a chi sta bene..


# 142    commento di   pasolinante - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 18:2

Paolo,hai presente il film di Elio Petri con gian maria volontè ?quello di indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto?lo hai presente verso la parte finale ? è un film del 1970 ed era gia tutto scritto li dentro, cosa? il potere non può svelare il potere stesso! se anche solo uno dei loro (o battezzato fra loro o con loro in affari) sporco , semisporco,piu sporco o meno sporco, alla fine non ce la fa piu a tenere il gioco , cosa succede? Succede che tutti gli altri gli si stringeranno a fianco perchè il potere è ANARCHICO(nel senso peggiore del termine e lo vedi in tutte le storie del nostro paese),il potere è sempre in grado di salvare se stesso,fra l'altro di questi tempi non ha nemmeno bisogno di nascondersi( come è nella metafora scenica di quel film nellla sua prima parte),lodo su lodo e impedimenti su impedimenti che non riguardano solo l'apoteosi piu evidente che è nello statista al governo-Si sa l'assassino fin dall'inizio della Storia "Normale"(che meritavamo di avere),cosi come si sa l'assassino fin dall'inzio di quel film, ma è tutto dentro l'inganno della "liberazione" quell'assassino iniziale- Sebbene ci sia tutta la volontà di porre fine a questo circolo vizioso ed addirittura parti del potere come in quel film si penserebbe possano autoaccusarsi,non succede xkè tutti gli altri si precipitano un po' come nelle atmosfere surreali di sogno realtà che sono nel film del divo e si materializzano di fronte a chi si sta per autoaccusare, cosa che avrebbe significato quindi trascinare tutti gli altri che appunto gian maria volontè sognava e che addirittura al risveglio si ritrova nella sua stanza ad assolverlo nella realtà come era in sogno. Il finale è più che chiaro: non si riesce a fare in modo che l’autorità stessa possa essere messa sotto giudizio, accusata ed infine condannata,la rete da cui si è sviluppato il primo assassino è fitta fitta fitta, estesissima e ci vorebbe una norimberga che tutti gli altri fuori da quei reticoli e


# 143    commento di   pasolinante - utente certificato  lasciato il 11/5/2010 alle 18:2

..che tutti gli altri fuori da quei reticoli (e trame) non hanno capito,perche se lo avessero capito e desiderato , avrebbero saputo trasmetterlo UNITI sfondando quella rete, invece sono stati un po' come per altri versi quelli della lega, uno piu secessionista dell'altro e soprattutto dall'altro, dal cuore del battito NORMALE che ci voleva per far crollare quelle trame e quel muro-Sicchè, a questo punto fallimentare dello status quo , occorre urgentemente spostarsi su temi che non ci fanno piu girare su noi stessi, su battaglie comuni,economiche/lavorative e culturali/scolastiche,da fare insieme il piu possibile,cioè cambiamenti culturali profondi,altrimenti rimarrà piu e peggio di prima,solo una presa per il culo unica ma variegata per tutti i gusti come comandano i vari target del mercato( compreso quella della ribellione)


#103 commento Sono perfettamente d'accordo con ciò che scrivi. Dico solo che non capisco per quale ragione si debbano mettere in contraposizione le intercettazioni con le indagini bancarie, a meno che non se ne faccia un problema di risorse, ma allora si decidessero a rendere gratuite per la collettività le intercettazioni effettuate dalle compagnie telefoniche così come si fa anche in altri paesi.


Per Alex . Le risposte alle tue osservazioni le puoi trovare qui: http://webcache.googleusercontent.com/custom?q=cache:SjQY4PsdQJ4J:www.brunocontrada.info/doc/Vol6.doc+nino+salvo&cd=1&hl=it&ct=clnk&client=pub-5308587847316626 e qui : http://www.brunocontrada.info/arresto.php Se tu però arrivi a dire che le dichiarazione dei pentiti sono state tutte riscontrate, dimostri di parlare di cose che non conosci minimamente. Ciao


# 146    commento di   Renzo C - utente certificato  lasciato il 12/5/2010 alle 0:45

# 136 commento di The Croppy Boy >>tuttavia mi sembra che la plausibilità di certi sospetti non manchi Quali? tipo che erano loro 2 sul gommone? chi lo dice? le prove? >>hai mai sentito parlare dei Normanni in Scilia, Federico di Svevia etc ? Certo che si Sono stato in Sicilia decine di volte, tu? Quanti biondi hai visto? Io mi ricordo parecchia gente con capelli scuri, di biondi non me ne ricordo uno: prova ad essere serio e non tirare in ballo cazzate normanne, in Sicilia uno biondo lo noti subito, se poi è anche butterato come un "mostro" non te lo dimentichi. >>intraprendere la stessa carriera di Travaglio e di Bolzoni, di occuparti seriamente degli stessi argomenti e di far valutare al Renzo C di turno Meglio se trovo dei Croppy Boy, quelli bevono di tutto. Ad ogni modo, fintanto che resta la libertà di espressione, continuerò a scrivere quando leggo o sento delle cose che non stanno in piedi; se poi invece di stare sul generico andassi a rileggerti gli articoli di Bolzoni e Travaglio dell' epoca, forse capiresti che hanno scritto cazzate, e ci sono le prove che le hanno scritte! Leggiti anche l'articolo del corriere di oggi su Ciancimino, poi vediamo che cosa ne deduci: è abbastanza facile, anche se Matusa mi sa che si è fermato al titolo. Buona lettura e salutame 'a soreta


Puoi scaricare questo file,nel quale ci sono le risposte punto per punto alle menzogne dei pentiti. Si tratta del documento originale della difesa di Bruno Contrada. http://www.megaupload.com/?d=8UYRYOM9 oppure http://www.filedropper.com/brunocontrada-larispostaatutteleaccuse. E per la precisione,Bruno Contrada non è mai stato massone. Evitate di sparare fango su un'innocente che potrebbe essere vostro padre. Enzo Tortora subì una cosa simile ,Mimmo Signorino si è ucciso,Ignazio d'Antone ha avuto pure lui la peggio finendo in carcere dopo anni di onesto lavoro e la famiglia è disperata e non sa come uscirne. Forse non vi interessa la verità ,ma solo le storie eccitanti,da film,come la storia inventata dai "pentiti" su Contrada o Tortora; e non vi rendete conto che se accadesse anche a voi sarebbe una cosa terribile. Se Marco Travaglio ha dei meriti per ciò che racconta su Berlusconi ed altri politici,ciò non significa che su tutto il resto abbia sempre ragione. Ho fatto degli esempi sopra solo per mostrare questo. Come la presa di posizione a favore di Israele ,che tra Gaza e Cana ,non so quanti migliaia di morti,soprattutto civili, ha finora fatto. Quella di Marco Travaglio, per me rappresenta,a volte, una ricerca della verità-giustizia un pò bizzara, e molto poco seria. E su questi temi così delicati, perchè c'è in ballo la vita delle persone, occorre essere il più giusti possibile soprattutto se sai che milioni di persone leggono ciò che scrivi. Secondo voi, il giorno che sarà per tutti evidente l'innocenza di Contrada , e la scarsa professionalità di magistrati che hanno creduto,senza avere prove oggettive,alla parola di criminali invece che a quella di alti funzionari di Stato,Travaglio avrà il coraggio di criticare Ingroia,Ingargiola,Caselli ecc..? Molto difficilmente lo farà,nonostante la vita e la libertà di un innocente valga molto di più di una revisione delle proprie idee. Spero naturalmente che cambi, ed a


Spero naturalmente che cambi, ed acquisisca maturità. Lo stesso auguro a voi.


Il complice della mafia colluso con i servizi deviati Bruno Contrada andrebbe fucilato in piazza in nome del popolo sovrano SUBITO


simone la verità è quella che dici. La verità è che non si parla di lavoro e dei problemi reali locali delle persone e della vita quotidiana, nè della fonte reale sovranazionale di questi problemi che scaturiscono da un sistema di schiavitù, ricatto e forzata sottomissione. Si parla di quel che c'è in mezzo, della corruzione spicciola creata ricattata e manipolata per intrattenere e illudere e dirigere meglio, cambia sempre e solo quel teatrino mentre pubblico e regista rimangono nell'ombra. Non si dovrebbe parlare del tuo futuro una volta soltanto ma tutte le volte perchè riguarda proprio tutti ed è il vero tormentone, lo sarà. La corruzione della casta usata come tormentone satirico d'intrattenimento è uno specchietto per le allodole. Hai tutta la mia solidarietà.


I vecchi inganni sono coperti con nuovi ancora più grandi. Ora anzichè far fallire i singoli stati, sarà l'Europa intera a diventare insolvente e destinata alla bancarotta, così si è deciso, mentre ogni singolo lo sta divenendo verso altri centri, dall'imprenditore verso la sua banca, l'impiegato per il mutuo, il cassaintegrato per le semplici bollette...le nostre proprietà passano in altre mani, col consenso di tutti. Chi l'avrebbe mai detto che ci fosse tanto consenso sull'arma di distruzione di massa che è questo sistema finanziario.


Ok Luca spero di acquisire maturita' intanto magari ti giro anch'io un link dove troverai moltissimi approfondimenti sulla vicenda di Contrada (sempre che tu voglia approfondire): http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=2197&Itemid=27 Tra i vari approfondimenti anche una dichiarazione di Rita Borsellino ed una risposta di Paolo Borsellino alle dichiarazioni di Contrada e dell'avv. Lipera visto che dici "scarsa professionalità di magistrati che hanno creduto, senza avere prove oggettive, alla parola di criminali invece che a quella di alti funzionari di Stato". Nel link che ti ho postato troverai anche molte informazioni sull'avv. di Contrada Giuseppe Lipara ... giudica un po' tu... Saluti.


E il passaparola funziona eccome!!! eri in palestra dove arrivo con il mio "fatto" e dove racconto i fatti vari, ho trovato una copia del "fatto" vicino a quella di sempre del " pompiere"!!!! Evviva uno o forse anche molti di più! Grazie sempre a voi tutti ( anche se in certi gironi sono proprio presa dallo sconforto!)


Alex, se non sbaglio l'avvocato Lipera ora segue il caso Raciti e (ovviamente) difende Antonio Speziale....


Mamma mia, pasolinante e renzo sono di una noia mortale...


# 156    commento di   Renzo C - utente certificato  lasciato il 12/5/2010 alle 14:21

caterina, torna in camera a giocare con la barbie, così non ti annoi :D


quasi quasi..


Ho letto ciò che c'è scritto su quel sito. Le dichiarazioni fatte contro Contrada non sono di Paolo Borsellino come hai scritto tu,ma di Salvatore Borsellino,il fratello che è stato denunciato da Contrada http://www.19luglio1992.org/index.php?option=com_content&view=article&catid=2:editoriali&id=567:dal-sito-qla-voce-di-fioreq ,che ha anche insinuato che dietro la strage di Via d'Amelio ci fosse lo stesso Contrada. Poi l'avv.Lipera non ha mai detto una stupidaggine simile come vuol far credere il giornalista,cioè che la mafia non esiste . L'avv. Lipera disse, riferendosi alle condizioni di salute di Contrada : "In Italia si è pericolosi per Legge: basta un’aggravante di un 416 bis, non importa se si è vecchi o ammalati, così ha stabilito il legislatore." http://www.giustiziagiusta.info/index.php?option=com_content&task=view&id=2059&Itemid=72 Questo dovrebbe far pensare su quanti scrivono di mafia in maniera assurda. Dai solo un'occhiata veloce a questa pagina dove si parla della Carriera di Contrada:http://casocontrada.blogspot.com/2007/05/la-carriera-di-bruno-contrada.html Riporto solo più le parole di Falcone su Contrada dopo il processo Spatola nel quale fu condannato Vittorio Mangano,lo stalliere di Berlusconi:
http://casocontrada.blogspot.com/2007/05/la-carriera-di-bruno-contrada.html


Lettera al questore di Palermo firmata da Giovanni Falcone: "Mi è gradito esternarLe i miei più vivi ringraziamenti per la intelligente e fattiva collaborazione della Squadra Mobile e della Criminalpol di Palermo nelle indagini istruttorie relative al procedimento penale contro Rosario Spatola (poi pentitosi e trasformatosi in uno dei primi accusatori di Contrada, nda) ed altri, imputati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e di altri gravi delitti. Mi consenta di segnalare, in particolare, il dottor Bruno Contrada, dirigente della Criminalpol Sicilia, il dottor Ignazio D’Antone, dirigente della Squadra Mobile di Palermo, il vicequestore dottor Vittorio Vasquez… I quali, pur in mancanza di strutture adeguate rispetto alla gravità ed alle dimensioni del fenomeno mafioso, hanno portato allo scrivente continua e incisiva assistenza, rivelando, altresì, nel compimento di indagini delicate, ottime doti di capacità professionali”. Non vorrei aggiungere altro ,anche perchè ci sono dei pazzi scatenati come quello di sopra che ha detto che Contrada deve essere fucilato ,a cui non interessa andare a fondo per sapere la verità. E' dunque un dialogo tra sordi. Saluti.


Contrada è stato colluso con Stefano Bontate - e successivamente con i corleonesi. E tutto questo non emerge soltanto dalle dichiarazioni "calunniose ed estremiste" dei pentiti ma dai riscontri oggettivi presentati nella motivazione della sentenza di primo grado. le deposizioni della vedova Cassarà e del giudice Carla Del Ponte o le intercettazioni telefoniche dei colloqui tra Contrada e Nino Salvo (il mafioso che gestiva le entrate in Sicilia). Particolarmente significativa, inoltre, la testimonianza di un collega del traditore, il quale rivela che lo stesso Contrada sosteneva l’impossibilità di opporsi al potere mafioso. Contrada era stato assolto in secondo grado da un giudice, Gioacchino Agnello, già indagato per mafia nel corso di un’inchiesta poi archiviata dalla procura di Caltanissetta.


Sull'accusa di amicizia con Stefano Bontade: Contrada fu il primo, nel 1963, ad individuare Bontade come mafioso, caldeggiò ed ottenne contro di lui la revoca del porto d'armi (che Bontade non riebbe mai più) ed una diffida, lo denunciò e lo portò alla sbarra col "rapporto dei 114" del 1971 (accusandolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, reato er cui Bontade riporterà in primo grado una condanna a tre anni di reclusione, nel 1974, venendo poi assolto in appello nel 1976), lo propose per la misura di prevenzione del soggiorno obbligato (cui Bontade fu costretto a partire dal 1970) e non risultò mai coinvolto nella vicenda relativa al rilascio della patente in favore del "principe di Villagrazia". Rebus sic stantibus, quali erano i motivi per cui dei mafiosi, a metà degli anni '70 e dopo la condanna di Bontade in primo grado a tre anni di reclusione nell'àmbito di un processo originato proprio dalle indagini condotte da Bruno Contrada, avrebbero dovuto parlare dello stesso Contrada come di un amico di Bontade.....?? Nessuno, ad esempio, ha mai trovato la prova che Bruno Contrada, come sostenuto dall'accusa, abbia fatto avere il porto d'armi e riavere la patente al boss Stefano Bontade, ma la cosa, pur non provata (in quanto recisamente negata da un numero impressionante di testimoni) e nel caso del porto d'armi addirittura impossibile (il porto d'armi fu rilasciato a Bontade nel 1960, Contrada venne trasferito a Palermo soltanto nel 1962 e uno dei suoi primi atti fu proprio la segnalazione al Questore dell'inopportunità che un personaggio come Bontade avesse un porto d'armi), è stata ritenuta plausibile perchè "si sa" che c'è sempre stata una collusione fra la mafia e una parte dello Stato.
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Buscetta dichiara nel 1994 di aver sentito da Bontade che "di Contrada ci si poteva fidare". Quando viene rilasciata questa dichiarazione, Bontade, ovviamente, è morto da tempo, essendo rimasto crivellato dai colpi dei kalashnikov dei corleonesi vincenti nel 1981. Tredici anni sono troppi per poter pensare che un cadavere possa ancora avere la forza di parlare per confermare o smentire parole che gli sono state messe in bocca da altri... Dov'è il riscontro "oggettivo" a questa dichiarazione di Buscetta? Di oggettivo c'è soltanto, ed ovviamente in segno contrario a tale dichiarazione, che Contrada, giovane funzionario della Squadra Mobile di Palermo, fu il primo, nel 1963, ad individuare Stefano Bontade come mafioso e a denunciarlo in un circostanziato rapporto. Questo ruolo importante di Contrada nel perseguire Bontade è stato confermato anche da tutti i colleghi dell'epoca, i quali hanno anche confermato quanto dichiarato dallo stesso Contrada nell'udienza del 13 ottobre 1994: "Fino al 1963, quando io fui il primo ad individuarlo come mafioso, Stefano Bontade era per tutti solo un tranquillo signorotto di campagna". Sui Corleonesi : Bruno Contrda a seguito dell'omicio del suo collega e amico Boris Giuliano riuscì a mettere le mani per primo sui Corleoneosi in quanto banda criminale,denunciandoli al giudice istruttore Paolo Borsellino col rapporto giudiziario del 7 febbraio 1981 con cui Bruno Contrada, al termine di un lungo e complesso lavoro investigativo e con l'incombenza di una chiara minaccia di morte subìta da parte dei "corleonesi" vincenti (minaccia che egli affrontò senza alcuna scorta o altro tipo di tutela), inchiodava responsabili e mandanti dell'omicidio del vicequestore Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo. Un rapporto, tra l'altro, che Contrada, non essendo più alla polizia giudiziaria ma alla Criminalpol della Sicilia Occidentale, non era neanche tenuto a redigere,


ma che volle stilare per dare il suo contributo all'incriminazione dei responsabili dell'omicidio del suo amico fraterno Boris Giuliano. Sulla base di quel rapporto, Borsellino spiccherà una ventina di mandati di cattura per altrettanti esponenti dello zoccolo duro dei "corleonesi": tra questi, ben sei appartenenti alla famiglia Marchese, ovvero padre, zii e cugini dello stesso Pino Marchese che, undici anni dopo, sarà uno dei primi "pentiti" ad accusare Bruno Contrada. Il processo che, a distanza di anni, seguirà, vedrà, con la determinante testimonianza in aula di un Contrada in quel momento in regime di carcerazione preventiva per il suo processo, la condanna degli assassini di Boris Giuliano. Non è, forse, questo un brillante esempio di collaborazione fra Contrada e Borsellino? Che importanza ha, per il resto, se Contrada fosse per Borsellino un amico, un amico fraterno o un semplice conoscente per motivi di lavoro? La cosa che importa davvero è che i due abbiano lavorato insieme, di comune accordo, dalla stessa parte della barricata: e questo è dimostrato dai fatti che abbiamo or ora citato. Sulla vedova Cassarà: “Di tante menzogne da cui sono stato crivellato questa è una delle più grottesche,delle più insopportabili. Ma quando mai Cassarà sospettava di me…ma era sempre da me….per chiedere consiglio, per chiedere lumi, per chiedere aiuto, per chiedere conforto…anche per motivi personali! e “sospettava”di me??” La stima e la considerazione per il dr. Cassarà sono state da parte del dr. Contrada sempre molto alte; non c’è stato tra loro mai il minimo screzio e mai c’è stato un qualsiasi motivo di disaccordo o contrasto. Quando D’Antone lasciò la dirigenza della Mobile il dr. Contrada propose al Questore dell’epoca dr. Montesano di nominare Cassarà dirigente e ciò per la ferma convinzione che il funzionario, in quel momento, era il più idoneo e meritevole a ricoprire quell’impegnativo incarico.
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Il dr. Contrada è intervenuto più volte in favore del dr. Cassarà. Nel 1984 (dopo la deposizione resa dal dr. Cassarà al processo Chinnici dinanzi alla Corte d’Assise di Caltanissetta e dopo le minacce ricevute telefonicamente) il dr. Contrada, che aveva avuto un colloquio con la madre del Cassarà, prospettò all’Alto Commissario Prefetto De Francesco la necessità di predisporre ed attuare opportune misure di sicurezza nei riguardi del dr. Cassarà, mettendo in risalto l’impegno straordinario del funzionario nell’azione antimafia ed il suo ruolo preminente nell’ambito della Squadra Mobile. Il Prefetto De Francesco gli assicurò che si sarebbe interessato presso il Ministero perché fosse fornita per la sua tutela un’auto blindata, e presso il Questore di Palermo perché fosse vigilata la sua abitazione. Il dr. Contrada, nei giorni successivi, su incarico del Prefetto De Francesco, si interessò a fare installare nella nuova abitazione della famiglia Cassarà le porte blindate. Quanto sopra è stato confermato dal Prefetto De Francesco nella sua deposizione resa all’udienza del 13 maggio 1994. Negli anni precedenti, tra il 1980 e il 1981, il dr. Contrada era già intervenuto presso il Questore dell’epoca di Palermo dr. Giuseppe Nicolicchia allo scopo di interporre i suoi buoni uffici per dirimere un contrasto che era sorto per motivi attinenti la conduzione dell’ufficio tra il dr. Cassarà ed il Questore stesso. Ciò a richiesta dello stesso dr. Cassarà, che aveva confidato al dr. Contrada la sua amarezza ed il suo disappunto per un rilievo che gli era stato mosso dal suo superiore. Nei giorni tra la fine di luglio e i primi di agosto dell’85, dopo l’omicidio del dr. Montana della Squadra Mobile ed i fatti accaduti per la morte di Salvatore Marino, il dr. Contrada, preoccupato per la situazione che si era venuta a creare a Palermo per quegli avvenimenti e per lo stato di pericolo in cui versavano altri funzionari della


Squadra Mobile tra cui in primo luogo il dr. Cassarà, che era ritenuto, nonostante la sua posizione di vice, l’effettivo capo della Polizia Giudiziaria per la P.S. a Palermo, si interessò, di intesa con il dr. Luigi De Sena, per un eventuale trasferimento in altra sede e ad altro incarico del dr. Cassarà qualora questi avesse dato il suo beneplacito. Il dr. De Sena si fece portavoce di questa esigenza presso il Prefetto Giovanni Pollio, allora direttore del Centro nazionale Criminalpol, ma non si fece in tempo ad attuare il proposito perché due o tre giorni dopo Cassarà fu ucciso. Non è mai accaduto nulla che potesse giustificare o spiegare sentimenti di non-fiducia o diffidenza da parte del dr. Cassarà nei riguardi del dr. Contrada. Il quale ha mostrato, prodigandosi in ogni modo sempre e in ogni occasione, tutta la possibile disponobilità nei riguardi del collega. E ciò era un fatto di dominio pubblico e di generalizzata conoscenza negli ambienti della Squadra Mobile e della Questura di Palermo e in quelli dell’Alto Commissariato e del SISDe, come è stato dichiarato, confermato e ribadito da numerosissime testimonianze rese da appartenenti alle Forze dell’Ordine nel corso del processo, che qui di seguito si ritiene utile e doveroso riportare sommariamente, perché sia dissipata anche ogno ombra di dubbio che qualcuno, spinto o sollecitato da intenzioni malevoli, ha voluto addensare sul capo dell’imputato. Deposizioni di fronte al giudice che smentiscono la calunnia sui cattivi rapporti con Contrada: Accordino Francesco Vice Questore. In servizio alla Squadra Mobile di Palermo dal 1981 al 1986, quasi sempre alla Sezione Omicidi. Udienza del 5 settembre 1994 Alfieri Luigi M.llo P.S. in pensione In servizio alla Squadra Mobile di Palermo dal 1966 al 1984: in servizio alla “Catturandi” dal 1966 al 1970; in servizio Sez. Antimafia ed Investigativa dal 1970 al 1984 Udienza del 9 febbraio 1995


Belcamino Francesco Assistente P.S. In atto in servizio alla Squadra Mobile di Catanzaro. In servizio alla Squadra Mobile di Palermo: da maggio 1972 a settebre 1976; da settembre 1976 ad aprile 1984. Nei primi anni è stato alla Volante poi alla Sezione Omicidi e alla Sezione Investigativa (Catturandi) Udienza del 20 gennaio 1995 Benedetti Liberato Vice Questore. In atto Dirigente Pol. Frontiera Ponte Chiasso. Già Funzionario SISDE. Capocentro SISDE Palermo dall’ottobre 1983 ad agosto 1985. Capocentro SISDE da agosto 1985 a marzo 1992. Udienza del 30 gennaio 1995 Buscemi Gaetano Ispettore P.S. (in pensione) In servizio a Palermo dal 1959 al 1993: in servizio volanti dal 1967 al 1970; Udienza del 21 marzo 1995 Colasante Domenico Ispettore Capo P.S. In servizio a Palermo, alla Volante dal 1963 al 1967; dal 1972 al 1984 alla Squadra Mobile - Sezione Omicidi; dal 1984 al 1990. Udienza del 31 gennaio 1995 Colmone Carlo Funzionario SISDE Già funzionario di Prefettura, passa al Sisde nel 1982 presso cui presta ancora servizio al centro di Firenze. E’ stato in servizio presso l’Ufficio Coord. Centri Sisde Sicilia dal 1982 al 1986. Udienza dell’11 aprile 1995 De Luca Antonio Questore In atto in servizio presso Direzione Centrale Criminalpol. In servizio a Palermo alla Sq. Mobile dal 1968 alla fine del 1980: Sezione investigativa quale Funzionario addetto; E’ stato Vice Dirigente Sez. Omicidi Sq: Mobile;Vice Dirigente Sq. Mobile dal febbraio al novembre 1980. Dirigente Criminalpol Palermo dal 1982 al 1985; dal 1988al 1982 è stato in servizio presso Alto Commissariato Roma; 1992/1993 Capocentro SISDE Catania. Udienza del 28 ottobre 1994 De Notarpietro Benito Isp. P.S. In servizio a Palermo dal 1962 ad oggi. In servizio Sq. Mobile dal 1962 al 1976, prima Sez. Volanti poi Investigativa; dal 1976 a


De Sena Luigi Funzionario di P.S. In atto Dirigente Superiore P.S. presso il Ministero. In servizio al SISDE -Dir. Roma- dal 1984 al 1994. E’ stato anche: Dirigente della Squadra Mobile di Roma, Dirigente Criminalpol Sicilia Orientale. Udienza del 17 gennaio 1995 Di Fazio Girolamo Funzionario di P.S. In atto Vice Questore a Catania. In servizio alla Questura di Palermo dal 1967 al 1982: funzionario addetto alla Volante dal 1977 al luglio 1979; funzionario addetto Squadra Mobile dal 1979 al 1982. Udienza del 17 gennaio 1995 Ferrara Giovanni Vice Questore 1° Dirigente In atto in servizio Ministero Interno Dip. P.S. In servizio al SISDE dal 1978 al 1987. Capo Centro SISDE Palermo dal gennaio 1980 all’agosto 1983. Udienza dell’11 aprile 1995 Fiorita Ottavio Ispettore Principale P.S. In servizio alla Squadra Mobile - Sezione o Squadra Catturandi dal 1965 al 1981; dal 1982 al 1992 sempre alla Squadra Mobile con altri incarichi (Archivio, Schedario, ecc..); dal 1992 ad oggi di nuovo alla Catturandi della Squadra Mobile. Udienza del 31 gennaio 1995 Honorati Titobaldo Ten Col. C.Cn servizio alla DIA. In servizio a Palermo dall’agosto 1978 al novembre 1984: Comandante I Sez. Nucleo Investigativo C.C. fino a tutto 1981. Comandante Nucleo Operativo C.C. fine ‘81-fine ‘84. Udienza del 14 febbraio 1995 Jovine Mario Prefetto Questore di Palermo dall’ottobre 1985 al marzo 1987. Prefetto di Palermo dal marzo 1989 ad agosto 1992. Udienza del 5 maggio 1995 Latino Aldo Sovrintendente Capo P.S. Ha prestato servizio a Palermo dal 1966 al 1994: dal 1966 al 1968 alla Sez. Volanti; dal 1969 al 1974 alla Sez. Catturandi (Sezione e Squadra); dagli inizi del 1978 all’ottobre 1981 Squadra Mobile Palermo Sez. Investigativa ed Antimafia; dal 1981 al 1985 presso vari Commissariati di palermo; dal 1985 al 1994 alla


Mendolia Nino In atto Prefetto a riposo. Vice Dirigente Squadra Mobile dal 1962 al 1966; Dirigente Squadra Mobile dal 1966 al 1973; Dirigente Criminalpol Palermo dal 1973 al 1976; Questore di Palermo dal 1981 al 1983. E’ stato anche: Questore di Agrigento; Vice Direttore del Centro Criminalpol a Roma. Udienza del 17 gennaio 1995 Mirenda Francesco Ispettore P.S. In servizio Squadra Mobile di Palermo dal 1971 al 1985. Alla Sq. Mobile Sez. Rapine e Sez. Investigativa. In servizio per circa 2 anni alla Criminalpol Palermo anni ‘83/’84. Udienza del 9 febbraio 1995 Nalbone Salvatore M.llo di P. S.. In atto in pensione. In servizio Squadra Mobile e Criminalpol Palermo dal 1951 al 1981; in servizio alla Squadra Mobile Sez. Omicidi ed Investigativa. Udienza del 20 gennaio 1995 Nicolicchia Giuseppe Questore (in pensione) Questore di Palermo dal giugno 1980 al novembre 1981. In precedenza Questore di Siracusa, Messina e Reggio Calabria. Udienza del 17 marzo 1995 Paolilli Guido Assistente P.S. In servizio alla Volante dal 1971 al 1975; in servizio alla Squadra Mobile dal 1975 all’agosto 1979; in servizio alla Squadra Mobile dal 1982 all’ottobre 1985. Udienza del 20 gennaio 1995 Pellegrino Francesco Vice Questore Aggiunto P.S. In servizio a Palermo dal 1972 al 1985. Dal 1972 al 1975 alla Volante; dal 1975 al 1980 Dirigente Commissariati a Palermo; dagli inizi del 1980 ad agosto 1985 Squadra Mobile Palermo. E’ stato Vice Dirigente Squadra Mobile negli anni ‘82-83-84 e Capo Squadra Mobile da aprile ad agosto 1985. Udienza del 7 febbraio 1995 Piazza Giuseppe Maresciallo P. S. (in pensione). In servizio a Palermo dal 1962 al 1989, sempre alla Squadra Mobile presso IV Sez. (Buoncostume e Narcotici). Udienza del 10 marzo 1995 Puddu Efisio In servizio al SISDE di Palermo. Dal 1972 al 1974 Reparto Mobil


Salamone Calogero Ispettore P.S. (in pensione). In servizio presso Criminalpol Palermo dal 1965 al 1985. Udienza del 7 febbraio 1995 Salerno Giacomo Vice Questore 1° Dirigente In atto in servizio alla DIA Roma. Capo Sq. Mobile Palermo negli anni ‘85-86. Dirigente DIGOS Palermo dal 1978 al 1985. Udienza del 12 maggio 1995 Santulli Michele Sovr. Capo P.S. In atto alla D.I.A. In servizio a Palermo dal 1963 ad oggi: dal 1963 al 1968 Rep. Mobile (Celere); dal 1968 al 1970 in Sardegna; dal 1970 al 1992 Centro Criminalpol Palermo; dal 1992 ad oggi DIA. Udienza del 14 febbraio 1995 Scotto Roberto Vice Questore 1° Dirigente In atto in servizio presso Servizio Centrale Antidroga, dove dirige una Divisione Operativa. In servizio a Palermo presso Sq. Mobile aggregato nel 1982/83. 1992 per alcuni mesi, sino a dicembre aggragato al Centro Criminalpol di Palermo. Funzionario Sq. Mobile Milano e Roma: Ha diretto Sq. Mobile di Nuoro e Cosenza; Ha diretto Commissariati in Calabria; Ha diretto Commissariati a Roma; Ha prestato servizio DIGOS Roma. Udienza del 12 maggio 1995 Siracusa Luigi Ispettore Capo P.S. In servizio a Palermo dal 1970 ad oggi: Criminalpol Palermo dal 1970 al 1993; Squadra Mobile Palermo dal 1993 ad oggi. Udienza del 7 marzo 1995 Splendore Paolo Ufficiale C.C. In servizio al SISDE dal 1982 ad oggi. In atto presta servizio al Centro Sisde Padova.Ha prestato servizio presso l’Alto Commissariato Palermodall’ottobre 1982 al gennaio 1986. Udienza del 3 febbraio 1995 Toma Lucio Assistente Capo P.S. In servizio a Palermo dal 1971 ad oggi: Squadra Mobile dal 1975 al 1982 con l’incarico di autista del Dirigente Squadra Mobile, sino al ‘76 dr. Contrada, sin dal ‘79 dr. Giuliano, poi con altri dirigenti. Udienza del 21 febbraio 1995 Urso Salvatore M.llo P.S. (in pensione). In servizio
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I rapporti Contrada-Salvo. E' la storia di una telefonata tra l'ex esattore Nino Salvo e il dott. Contrada nella sua qualità di Capo di Gabinetto dell'A.. C. dott. De Francesco, filtrata attraverso il centralino della Prefettura di Palermo, con cui il Salvo chiedeva di incontrare l'odierno appellante nella sede istituzionale ossia negli uffici dell'Alto Commissariato, per ragioni da lui definite "istituzionali" come ha confermato l'intercettazione telefonica allora attivata sull'utenza del Salvo, dalla quale la impugnata sentenza facendo offesa alla logica , alla ragionevolezza ed alla giustizia, fa discendere "un rapporto personale esistente tra i due ( Salvo e Contrada n.d.r. ) ed a ragion veduta l'odierno imputato aveva ritenuto di celarlo sia all'Alto Commissariato che al magistrato ( dr. Falcone n.d.r.) che procedeva nei confronti dei cugini Salvo per il reato di associazione mafiosa" ( ! ). Si tratta di una telefonata con la quale Nino Salvo chiede al dott. Bruno Contrada, capo di gabinetto del dott. De Francesco A..C., di essere ricevuto per motivi da lui definiti " istituzionali". L'assenza totale di qualsiasi familiarità o frequentazione o conoscenza non istituzionale si evince chiaramente non solo dal tenore della telefonata, ma dal fatto che il dott. Contrada fu chiamato dal Salvo attraverso il centralino della Prefettura e non attraverso il numero privato e diretto dell'ufficio o dell'abitazione privata . La trascrizione della intercettazione conferma tale assunto sin dalla prima risposta del dott. Contrada che dopo il saluto del Salvo " Bongiorno signor Questore, Salvo sono", Contrada chiede: " dottor. Salvo chi? " E se ci fosse stata familiarità o altro o reconditi e inconfessabili motivi d'incontro - come subdolamente si vuol tentare di accreditare - il Salvo avrebbe seguito la strada della ufficialità di un incontro in ambiente istituzionale ad uno privato e riservato?


Basterebbero queste logiche ed elementari valutazioni per sgomberare il campo da qualunque interessato sospetto. Basterebbe aver riguardo all'oggetto del colloquio per altro analogo a quello dal Salvo avuto con il col. Pellegrini - ed al suo obiettivo per avere ulteriore conferma dell'assenza di qualsiasi "stranezza" di tale incontro: il Salvo come Contrada ha sempre dichiarato ( e Pellegrini ha confermato ) ritenendosi ingiustamente perseguito dalla polizia voleva denunciare in sede politica attraverso il tramite dell'A.C. le persecuzioni giudiziarie che, a suo dire, egli subiva con la regìa dei comunisti. Prima di ricevere il Salvo il dott. Contrada informò il Prefetto De Francesco che lo autorizzò espressamente, anche se a distanza di dodici anni non ne ha mantenuto pieno ricordo come ha dichiarato nel suo esame, tentò di farsi installare un dispositivo di registrazione che, stante la immediatezza della visita, non fu possibile avere, e riferì poi il contenuto del colloquio al Prefetto Alto Commissariato. Il resto è speciosa speculazione . La impugnata sentenza ha affermato tra l'altro (fg. 1465), che Contrada dopo la telefonata "dimostrando di avere con lui un pregresso rapporto personale, aveva subito acconsentito ad incontrarlo senza neppure conoscere il motivo della sua richiesta" mentre nella pagina precedente (fg. 1464) riportando uno stralcio della intercettazione è riferito in tutta chiarezza il motivo dell'incontro:


SALVO - " Io sentirei il bisogno, se lei è disponibile, di incontrarla per dieci minuti, vorrei venirla a trovare." CONTRADA : " Qui in Prefettura?" SALVO : "Si" CONTRADA : "Ah!" SALVO: " Nel suo ufficio" CONTRADA : "Si" SALVO: " Il fatto diciamo...non è ufficiale, ma è istituzionale diciamo" CONTRADA: " Ho capito va bene quando vuole" SALVO: "Eh, io posso venire anche subito" CONTRADA: "Va bene" SALVO: " Va bene ..... là in Via Cavour" Il Salvo aveva interesse di incontrare gli ufficiali di p.g. che indagavano su di lui - dott. De Luca e cap. Pellegrini - per chiarire la sua posizione e Contrada lo sconsigliò di farlo anche se, per canali diversi, ebbe la possibilità di un colloquio col cap. Pellegrini. Ma quel che più viene contestato al dott. Contrada - anche se non si vede dove stia la scorrettezza di comportamento - è di non aver riferito immediatamente del colloquio col Salvo - tutto sommato senza contenuto investigativo - al G.I. dr. Falcone che istruiva formalmente procedimento penale a carico anche dei Salvo. Ma nulla di utile sotto il profilo investigativo aveva raccolto Contrada che, peraltro, non avrebbe potuto neppure farlo stante i poteri di allora dell'A.C., e nulla di utile dal punto di vista giudiziario avrebbe, quindi, potuto fornire al dr. Falcone. Ha dichiarato il dott. Contrada nel suo esame sul punto ( ud. 8.11.94, fg. 83 e segg. ) che non essendo egli ufficiale di p.g. non doveva e non poteva riferire all'A.G. Se avesse avuto motivo, nel caso di raccolta di elementi e notizie utili per le indagini avrebbe, attraverso i canali investigativi, riferire al Procuratore della Repubblica di Caltanissetta che procedeva allora per la strage Chinnici nel cui ambito i Salvo erano indagati o a quello di Palermo, se di sua competenza.


La conferma a quanto precede si può cogliere dall'esame del teste Ayala che ha riferito della " diffidenza" del dott. Falcone nei confronti del Contrada ancorata, appunto, al mancato riferimento dell'incontro col Salvo: (ud. 01/07/1994, fg. 49): "Falcone mi raccontò che mentre Pellegrini era andato subito da Falcone ad avvertirlo, Contrada non c'era andato, senza ulteriori commenti, così mi disse". Ed ogni ulteriore commento è davvero superfluo Sul caso di Carla del Ponte e latitanza Tognoli. Dalle testimonianze di Del Ponte, Ayala, Gioia, Mazzacchi, Lhemann, Burgenti, Gianoni (persone che hanno avuto contatti con Tognoli Oliviero dal momento della sua costituzione a Lugano il 12-10-1988 all' 8-5-1989, data della seconda rogatoria in Svizzera), risulta in maniera sicura che il nome "Bruno Contrada" non l'ha mai fatto Tognoli Oliviero sino all'interrogatorio per rogatoria dell'8-5-1989, nel corso del quale ha pronunziato per la prima volta il nome Contrada, come quello di un funzionario di polizia che gli era stato occasionalmente presentato e che, dopo quell'incontro, non aveva più visto, con il quale non aveva più parlato, con il quale non aveva avuto rapporti di alcun genere. Risulta, invece, in maniera certa che il nome "Bruno Contrada" è stato fatto la prima volta dal dott. Falcone, quando rivolto a Tognoli Oliviero gli ha chiesto se il funzionario che lo aveva avvertito, informato o aiutato nella fuga era stato il dott. Bruno Contrada Il Tognoli rispose semplicemente con un sorriso, secondo quanto raccontato da Falcone a Mori Mario,-deposizione delCal.cc., all'udienza del 25-10-1994- ed a Di Maggio Francesco - Magistrato già distaccato all’Alto Commissariato - alla udienza del 16-9-1994.


A questo punto non si può non delineare e spiegare quelle che - con largo margine di probabilità o sicurezza - sono stati i motivi che hanno fatto o contribuito a far nascere nel dott. G. Falcone il sospetto che il funzionario di polizia che aveva informato il Tognoli dell'imminente arresto era appunto il dott. Contrada ed a far diffonder successivamente, in ambienti istituzionali e dei mezzi di informazione, la relativa notizia. Quando Tognoli, previe intese tra il suo legale, avv. Franco Gianoni e del Procuratore pubblico di Lugano, dott. ssa Carla Del Ponte, si costituì, dopo quattro anni di latitanza a Lugano il 18 ottobre 1988, ebbe i primi contatti con i funzionari di polizia elvetica Gioia e Mazzacchi. Alla domanda rivoltagli dal commissario Clemente Gioia su come era riuscito a sottrarsi all'arresto nel 1984, confidò che ad "informarlo" era stato un suo (di Gioia) pari grado, cioè un funzionario di polizia. Il commissario Gioia informò della confidenza di Tognoli sia il Proc. Pubbl. Del Ponte sia il dott. Falcone, quando andò in Svizzera, in compagnia del P.M. di Ayala per la rogatoria del 3-2-1989. Accuse del collega "traditore": Renato Gentile Contrada avrebbe manifestato al commissario Gentile quella che riteneva una sostanziale impotenza della Polizia rispetto alla "grande organizzazione mafiosa". "Di fronte alla mafia o fatti di questo genere" - avrebbe detto Contrada, secondo quanto riferito da Gentile - "noi siamo polvere, hai visto com'è finita a Giuliano?". Eppure Gentile scrisse quelle parole. Perchè? Lo spiegano quattro ex-membri della Squadra Mobile dell'epoca, i già ricordati Vincenzo Boncoraglio, Filippo Peritore, Guglielmo Incalza e Corrado Catalano. Quattro testimonianze secche e precise: BONCORAGLIO - "Ho appreso nell'ambiente della Polizia da alcuni colleghi che il dottor Gentile fu quasi costretto a fare quella relazione."


PERITORE - "Il dottor Gentile subì pressioni per scrivere quella relazione." INCALZA - "Seppi che Gentile era stato costretto da Impallomeni(capo squadra mobile e tessera P2 n. 2213 ) e dal questore Immordino( che mise Impallomeni alla squadra mobile) a relazionare il falso. Era stato chiuso in una stanza." CATALANO - "Una mattina Gentile era di malumore e mi chiese di andare con lui all'ufficio anagrafe per alcuni accertamenti. Gentile si sfogò con me dicendomi: 'mi hanno imposto di fare una relazione contro il dottor Contrada ma io non volevo'. Disse che ad imporgli ciò era stato Impallomeni(capo squadra mobile e tessera P2 n. 2213). Gentile aggiunse anche che la relazione era alterata e travisava il vero. Disse che gliel'avevano imposta perchè 'il pesce grande mangia sempre il pesce piccolo'. Nel dirmi queste cose Gentile era demoralizzato e rammaricato." Ecco la verità. Renato Gentile, in realtà, ricevette delle pressioni per redigere la sua relazione di servizio del 14 aprile 1980 in quel modo palesemente pretestuoso. Non solo, ma ebbe anche modo di confidare il fatto di aver ricevuto quelle pressioni ad un collega e non perse occasione di scusarsi con Bruno Contrada per il proprio agire avventato. Come mai, allora, si sono chiesti i giudici, in quel turbolento aprile 1980 Contrada, praticamente calunniato da Gentile e ai ferri corti con Impallomeni(tessera P2 n. 2213), non aveva reagito di fronte a questa inopinata levata di scudi contro di lui? Gli avvocati lo spiegano nell'impugnazione della sentenza di primo grado: "E' incontrovertibile" - scrivono Sbacchi e Milio - "che la prova delle gravissime e calunniose accuse dell'accoppiata Gentile/Impallomeni il dottor Contrada non aveva potuto acquisirla, non potendo conseguentemente esperire alcuna azione giudiziaria, per il rifiuto di esibizione della relazione di servizio di Gentile oppostogli dal questore in carica". Il questore Vincenzo Immordino.


Oltre ad essere un affiliato della P2 chi è Impallomeni? Dal 1 febbraio Impallomeni è il nuovo capo della Squadra Mobile e Contrada ritorna al suo incarico di capo della Criminalpol della Sicilia Occidentale. Impallomeni e il questore Vincenzo Immordino decidono di riorganizzare la Squadra Mobile a propria immagine e somiglianza, secondo un modo di agire che entrambi avevano già messo in atto quando erano alla Questura di Reggio Calabria: la cosa suscita i malumori dei vecchi funzionari, che si stringono intorno a Contrada, simbolo storico, insieme a Giuliano, di una stagione a detta di tutti irripetibile. Tre funzionari "storici" della Mobile palermitana, Antonio De Luca, Vittorio Vasquez (vicecapo della Squadra Mobile) e Guglielmo Incalza, chiedono addirittura il trasferimento. E' il caos (ne parliamo nel capitolo intitolato Il contrasto tra Contrada e il questore Immordino e il blitz del 5 maggio 1980). In quella atmosfera burrascosa, si intensificano le operazioni di polizia contro gli esponenti di vertice di Cosa Nostra. Il questore Immordino e il capo della Squadra Mobile Impallomeni hanno soppresso di fatto la Sezione Antimafia e la Sezione Catturandi della Mobile. Impallomeni organizza una versione ridotta della vecchia Catturandi (una versione che, nell'udienza del 31 gennaio 1995 l'ispettore Ottavio Fiorita, membro della precedente Sezione Catturandi, definirà "una squadretta così") e ne affida la direzione al commissario Renato Gentile, proveniente dalla Sezione Antirapine della Mobile.
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Giustizia è fatta. Bruno Contrada, l’ex numero tre del Sisde, ha infine avuto la sua assoluzione con formula piena dopo nove anni di corsi e ricorsi in tribunale, e udienze, e lunghe ore di deposizione per dimostrare la propria innocenza, e una condanna alle spalle: dieci anni da scontare in carcere per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ora può finalmente attendere alla sua prossima mossa contro “gli uomini in divisa” che lo hanno accusato, contro il capo della polizia Gianni De Gennaro e contro la Direzione investigativa antimafia. “Per sgombrare il campo da ogni dubbio, ribadisco il mio attaccamento all'istituzione della polizia di Stato cui ho dedicato la mia carriera - ha dichiarato - 35 anni della mia vita. Il mio attaccamento non solo in astratto, ma anche agli uomini che la rappresentano al vertice”. E da un certo punto di vista non mi sembra di potergli contestare questo sentimento, nonostante le mie personali investigazioni giornalistiche mi inducano a pensare che egli sia in realtà colpevole di associazione mafiosa e di collusione con la mafia. L'inconciliabilità delle due affermazioni è soltanto apparente e prima di continuare vorrei fosse chiaro che non provo alcun tipo di ostilità nei confronti della persona Contrada e che anzi il mio sentimento cristiano mi suggerisce di gioire al pensiero che un uomo possa porre fine alle proprie sofferenze fisiche e spirituali. Ma non mi sento certo di chiudere gli occhi di fronte alle istituzioni che egli, corrompendosi, ha servito e rappresentato, a quello stato che, dal periodo post-generale Mori - mi si conceda la definizione - ha voluto convivere con la mafia per ragioni politiche, strategiche e geografiche, e soprattutto per il patto di alleanza siglato tra Italia e Stati Uniti. Nella motivazione della sentenza che il 5 aprile del 1996 ha condannato l'ex dirigente del Sisde a dieci anni di carcere si legge che nell'agire come ha agito l'imputato non ha avuto fini personali e che pertanto non


non ha avuto fini personali e che pertanto non esisterebbe il movente della collusione con il potere mafioso. Una tale affermazione non può che indurre a riflettere, specie per il fatto che la scelta di convivenza dello stato con il potere mafioso non solo rappresenterebbe un movente ma equivarrebbe al riconoscimento dell'esistenza della corruzione all'interno di organi istituzionali, cosa che pare sia meglio nascondere. “Il processo Contrada - ci ha detto il giudice Ingroia - ha dimostrato, secondo l'impostazione dell'accusa, che non era un caso di infedeltà individuale, ma che si inseriva purtroppo in un sistema di connivenza tra Stato legale e Stato illegale” (Vedi ANTIMAFIA Duemila n. 3 giugno 2000). Ed è da qui che nasce il Contrada che ha dovuto tradire le istituzioni italiane, che ha dovuto soprassedere a determinate catture di latitanti, che ha dovuto depistare o comportarsi conformemente al cambiamento politico e militare di Cosa Nostra. E' qui che nasce il Contrada colluso con Stefano Bontate - e successivamente con i corleonesi - il Contrada strumento di quello stato che per ragioni politiche e strategiche favorisce il potere mafioso. E tutto questo non emerge soltanto, come gli adepti di Berlusconi hanno accusato, dalle dichiarazioni "calunniose ed estremiste" dei pentiti ma dai riscontri oggettivi presentati nella motivazione della sentenza di primo grado. I quali emergono sia dalle prove presentate dall'accusa - le deposizioni della vedova Cassarà e del giudice Carla Del Ponte o le intercettazioni telefoniche dei colloqui tra Contrada e Nino Salvo, solo per citare alcuni esempi - sia da quelle presentate dalla difesa le quali in più punti appaiono contraddittorie. Particolarmente significativa, inoltre, la testimonianza di un collega dell'imputato il quale rivela che lo stesso Contrada sosteneva l'impossibilità di opporsi al potere mafioso poiché quest'ultimo appoggiato direttamente dagli Stati Uniti. Vista in quest'ottica la difesa del prefetto Parisi


Vista in quest'ottica la difesa del prefetto Parisi (ormai defunto) a favore di Contrada appare piuttosto logica data la consapevolezza del capo della polizia che l'imputato si limitava ad eseguire degli ordini, nonostante tali ordini costituissero un reato contro l'opinione pubblica. Ora, comunque, non ci resta che aspettare la pubblicazione della sentenza di secondo grado per scoprire come il giudice Gioacchino Agnello, già indagato per mafia nel corso di un'inchiesta poi archiviata dal solito capo della procura di Caltanissetta, sia riuscito ad assolvere con formula piena un imputato in primo grado condannato a dieci anni di reclusione. Intanto, ancora una volta, il buon nome delle istituzioni è salvo.


Bruno Contrada, altissimo dirigente del Sisde, venne arrestato il 24 dicembre del 1992. Era forse il poliziotto più chiacchierato di Palermo quando le dichiarazioni dei pentiti Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Rosario Spatola e Giuseppe Marchese lo portarono nel carcere militare di Forte Boccea, a Roma, con un capo d'accusa, ad esser leggeri, disonorevole: concorso esterno in associazione mafiosa. Un passato non privo di ombre quello dell'ex funzionario di Polizia impegnato sul fronte della lotta alla mafia, ex capo della Squadra mobile ai tempi di Boris Giuliano, ex responsabile della sezione siciliana della Criminalpol, ex capo di gabinetto dell'Alto commissario antimafia De Francesco, sul cui conto "giravano voci" inquietanti: si diceva che avesse impedito l'arresto di Riina, che avesse protetto Oliviero Tognoli (un riciclatore di narcodollari fuggito in Svizzera), che avesse depistato le indagini sulla morte del presidente della Regione Piersanti Mattarella. Soltanto voci, fino a quella vigilia di Natale del 1992, in un'Italia ancora scossa dalle tremende esplosioni che avevano causato la morte dei giudici Falcone e Borsellino. “Non è un complotto ma una vendetta e per me parla la mia vita professionale”, si sfogava in aula davanti al pubblico ministero Antonio Ingroia che non senza un filo di imbarazzo, come riportano i giornali dell'epoca, lo lasciò parlare spontaneamente, “state prendendo per buone le accuse degli uomini che io ho combattuto durante la mia carriera”. Nessun complotto commentarono i giudici esibendo il fascicolo numero 6714/92: quattro volumi di duemila pagine contenenti sì le deposizioni dei collaboratori di giustizia ma anche i "riscontri esterni", tra i quali le intercettazioni telefoniche tra l'imputato e Salvo. Il procedimento, istruito dai Pm Antonio Ingroia e Alfredo Morvillo, si aprì il 12 aprile del 1994. Nel corso delle 168 udienze dibattimentali l'accusa chiamò a deporre ben dieci pentiti, oltre a quelli già citati Francesco Marino


Nel corso delle 168 udienze dibattimentali l'accusa chiamò a deporre ben dieci pentiti, oltre a quelli già citati Francesco Marino Mannoia, Salvatore Cancemi, Maurizio Pirrone, Pietro Scavuzzo, Gaetano Costa e Gioacchino Pennino, tutti concordi nel riferire che il soggetto in questione informava preventivamente i criminali dei blitz pianificati dalle forze dell'ordine; che non disdegnava regalie e prebende; che era a stretto contatto con uomini delle cosche più feroci della criminalità organizzata; che era massone di una loggia supersegreta. La carcerazione preventiva durò 31 mesi, Contrada lasciò il carcere di Corso Pisani a Palermo il 31 luglio 1995. Il 5 aprile del 1996 la sentenza: "La compiuta disamina dell'ampio materiale probatorio acquisito all'odierno procedimento, costituito da numerosissime testimonianze, dalle dichiarazioni rese da dieci collaboratori di giustizia, da una notevole quantità di documenti e dalle molteplici dichiarazioni rese dall'imputato (sia in sede di dichiarazioni spontanee che in sede di esame delle parti) afferente ad una contestazione che copre l'arco temporale di quasi un ventennio, ha consentito di evidenziare un quadro probatorio a carico dell'imputato fondato su fonti eterogenee, coerenti, assolutamente univoche e convergenti nell'acclararne la colpevolezza". La condanna era a dieci anni di reclusione. I legali di Contrada, gli avvocati Gioacchino Sbacchi e Piero Milio, presentarono immediato ricorso e il processo di appello iniziò il 12 giugno del 1998. Durò ben tre anni nel corso dei quali fu registrata l'audizione ex novo di numerosi testimoni, tra i quali i collaboratori Angelo Siino, Giovanni Brusca e Francesco Onorato. “Possibile - chiese l'avv. Sbacchi in una delle ultime udienze - che sia una coincidenza che tutti questi galantuomini siano stati accusati dal criminale che hanno contribuito a far arrestare e condannare?” E riguardo alla latitanza del capomafia di Partanna Mondello Rosario Riccobono, che l'imputato avrebbe


Partanna Mondello Rosario Riccobono, che l'imputato avrebbe favorito il legale incalza: “Riccobono è stato latitante solo da luglio del '75 all'aprile del '77, e poi a partire dall'aprile '80. Nel periodo in cui, dunque, secondo alcuni pentiti, Contrada lo avrebbe informato di operazioni di polizia nei suoi confronti non era neppure ricercato, se non per notificargli una banale misura di prevenzione”. Un ultimo attacco alla tesi del porto d'armi di Stefano Bontate: “In questo processo noi alle parole abbiamo sempre contrapposto i documenti. E questi ci dicono che Bontate non aveva il porto d'armi, né quello di pistola né quello di fucile. Per quello di pistola ci da ragione pure la sentenza, che fa notare che Bontate aveva un'arma con la matricola abrasa. Ma la stessa sentenza non può dirci che è verosimile che avesse il porto d'armi per il fucile e che è dunque possibile che sia stato Contrada a darglielo solo perché, secondo prassi, la documentazione è andata al macero e non se ne trova traccia nel fascicolo "a seconda". Tutto questo è assurdo”. Il 4 maggio 2001, nella sua ultima, addolorata deposizione spontanea, resa di fronte alla seconda sezione della corte d'appello presieduta da Gioacchino Agnello l'imputato si confessa: “Mi preoccupa che mi venga tolta l'unica cosa che mi è rimasta e a cui tengo di più. Il mio onore di uomo dello Stato”. Alle 19 e 43 dello stesso giorno nell'aula del Pagliarelli, già teatro del proscioglimento di Giulio Andreotti (ricordiamo quest’ultimo è stato assolto, secondo l’art. 530/2 "per insufficienza di prove" a differenza di Contrada, che è stato assolto con formula piena, secondo l’art. 530, "perché il fatto non sussiste". Il presidente Agnello è ora chiamato a spiegare al popolo italiano la motivazione di questa scelta tramite sentenza), Bruno Contrada viene assolto con formula piena.


In quelle quattro righe pronunciate dal presidente Agnello il riproporsi di un copione già visto, forse troppe volte, negli ultimi anni e poi uno scrosciare di applausi e tanta, tanta commozione. In una tenera immagine ormai consegnata alla storia l'avvocato Pietro Miglio abbraccia, in lacrime, il suo assistito. Ma tanta gioia in fondo è giustificata: non è da tutti riuscire a trasformare una sentenza a dieci anni di reclusione in una assoluzione con formula piena, soprattutto se si tiene conto che gli elementi presentati nel processo d'appello sono gli stessi che in primo grado avevano portato alla condanna. Magari anche con qualche testimone in più. Avevano quindi preso il proverbiale granchio Boris Giuliano, Beppe Montana, Ninni Cassarà, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel dubitare di lui, così come tutti quelli che lo accusavano di favoreggiamento mentre i suoi più cari colleghi cadevano sotto i colpi della lupara mafiosa. “Ho sempre avuto fiducia nei giudici. Ho detto giudici non magistrati - ha dichiarato Contrada al termine di un incubo durato nove anni - ed avevo la certezza, non solo la speranza, che mi avrebbero restituito l'onore. Per me e per i miei figli”. E siccome all'origine del suo calvario non ci fu soltanto un errore giudiziario ma qualcosa che “va ben al di là” Contrada preannuncia la resa dei conti e attacca gli investigatori che hanno indagato su di lui, in particolar modo l'ex capo della Dia e attuale capo della Polizia: “Io non ho mai avuto rapporti buoni con Gianni De Gennaro. E quando i pentiti sono passati dall'Alto Commissariato alla Dia io sono stato massacrato”.


Chiede ai giudici di indagare sulle persone che in aula lo hanno accusato così come il Pm aveva fatto “per una trentina di testimoni a mio favore”, tra i quali il prefetto De Francesco e il generale Mario Mori e risponde ai giornalisti. “E' tentato dall'avventura politica?”, gli domanda Felice Cavallaro in un'intervista pubblicata sul Corriere della Sera. E un’ultima, piccola bugia: “Non ho mai indossato casacche politiche, né mi presterò ad alcuna strumentalizzazione”. Oggi è candidato per un seggio all'Assemblea siciliana nelle file di An, "da indipendente".Per comprendere in ordine a quali principi il Presidente Ingargiola si è arrischiato a condannare Contrada non si può prescindere dall’esaminare preliminarmente la modalità di valutazione delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia e dai numerosi testimoni. La corte ha ritenuto valide a tutti gli effetti le «chiamate plurime» di correità, vale a dire quelle dichiarazioni accusatorie provenienti da una pluralità di soggetti che laddove "siano convergenti verso lo stesso significato probatorio, ciascuna conferisce all’altra quell’apporto esterno di sinergia indiziaria, la quale partecipa alla verifica sull’attendibilità estrinseca della fonte di prova". In particolare per i collaboratori di giustizia la Suprema Corte , riferendosi a precedenti sentenze di Cassazione, ha ritenuto che "la eventuale sussistenza di ‘smagliature o discrasie’, anche di un certo peso, rilevabili tanto all’interno di dette dichiarazioni quanto nel confronto tra esse, non implica, di per sé, il venir meno della loro sostanziale affidabilità quando, sulla base di adeguata motivazione, risulti dimostrata la complessiva convergenza di esse nei rispettivi nuclei fondamentali". In oltre per quando riguarda specificamente la valutazione della prova orale costituita da dichiarazioni di soggetti imputati o indagati per lo stesso reato o per reati connessi interprobatoriamente collegati, non sono assimilabili a pure e semplici dichi


pure e semplici dichiarazioni de relato quelle con le quali si riferisca in ordine a fatti o circostanze attinenti la vita e l’attività di un sodalizio criminoso dei quali il dichiarante sia venuto a conoscenza nella qualità di aderente, in posizione di vertice, al medesimo sodalizio, specie quando questo sia caratterizzato da un patrimonio conoscitivo derivante da un flusso circolare di informazioni dello stesso genere di quello che si produce, di regola, in ogni organismo associativo, relativamente ai fatti di interesse comune".


"Io ho il dott. Contrada, che mi avviserà se ci sono perquisizioni o ricerche di latitanti in questa zona, quindi qua potrai stare sicuro". E’ quanto Rosario Riccobono, boss di Partanna-Mondello avrebbe riferito, nei primi anni ’80, al collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta. A rivelarlo è lo stesso Buscetta al processo di primo grado contro Bruno Contrada, nel corso del quale è stato chiamato a testimoniare insieme ad altri nove pentiti, tutti concordi nel riferire che l’imputato agevolava l’organizzazione criminale Cosa Nostra e che aveva intrattenuto rapporti con diversi mafiosi. Tra i quali spiccano Rosario Riccobono e Stefano Bontate chiamati in causa, oltre che da Buscetta, da Gaspare Mutolo, Francesco Marino Mannoia, Salvatore Cancemi, Rosario Spatola e Maurizio Pirrone. A proposito di Contrada Buscetta, come riportato in sentenza, parlò per la prima volta con il giudice Falcone già all’inizio della propria collaborazione, nel 1984, ma solo perché sollecitato dal magistrato che intendeva verbalizzare alcune informazioni emerse da un colloquio informale. All’epoca, infatti, il collaborante era mosso dalla convinzione che parlare dei rapporti dei quali era a conoscenza tra mondo politico, istituzionale e mafioso avrebbe portato ad una sua totale delegittimazione e quindi preferì non toccare l’argomento fino al 25/11/1992 quando, in seguito alle stragi nelle quali avevano trovato la morte i giudici Falcone e Borsellino, riteneva che l’Italia fosse più pronta a credere all’esistenza di tali legami. L’attendibilità di questa e delle altre dichiarazioni rese del Buscetta è più che provata negli atti del cosiddetto primo maxi processo oltre che dalla testimonianza resa in dibattimento dal giudice Antonino Caponnetto il quale conferma la riluttanza provata al tempo dal collaboratore a verbalizzare nomi di uomini della Questura di Palermo collusi con la mafia, nonché quelli di politici o uomini delle istituzioni.


Anche il pentito Rosario Spatola, rispetto all’epoca di inizio della sua collaborazione (19/9/’89) ha reso in ritardo le notizie riguardanti il Contrada (16/12/’92) anche se per motivazioni differenti rispetto al Buscetta. Egli, infatti, aveva deciso di ricorrere all’Autorità Giudiziaria perché temeva per la propria vita e ai primi di novembre del 1989 era stato portato a Roma dall’Alto Commissario, il dott. De Luca, che aveva espresso il desiderio di conoscerlo. Mentre si trovava nell’ufficio del De Luca alla presenza di alcuni funzionari tra i quali un certo Gianni (il 28/3/’95 il M.llo Ciavattini conferma di aver assistito lo Spatola nei suoi spostamenti nella zona di Roma e di essersi presentato con lo pseudonimo di Gianni) si incontrò con il dott. D’Antona che egli aveva saputo essere a disposizione di Cosa Nostra e molto legato al dott. Contrada. A causa di tale incontro, come riportato nella motivazione della sentenza, lo Spatola ha dichiarato che "non si era più sentito sicuro e aveva pensato che, trattandosi di personaggi ‘intoccabili’, sarebbe stato più opportuno non riferire, nell’immediato, le notizie che aveva appreso nel corso della sua militanza nei confronti di costoro per paura di crearsi un doppio fronte di nemici: da un lato la mafia, che aveva già decretato la sua condanna a morte, e dall’altro ‘gli intoccabili’ all’interno delle istituzioni collusi con la stessa organizzazione criminale". Le notizie riferite da Spatola circa la collusione tra il dott. D’Antone e Cosa Nostra trovano riscontro nelle dichiarazioni convergenti rese da Salvatore Cancemi e nelle deposizioni dei testi Laura Iacovoni, Saverio Montalbano, Margherita Pluchino, Raimondo Cerami, Donato Santi. Quest’ultimo rivela che l’operazione di Polizia denominata "Hotel Costa Verde" fallì perché il dott. D’Antone modificò le originarie modalità di intervento programmate dai dott.ri Cassarà e Montana. Le pesanti accuse mosse all’allora dirigente della Squadra Mobile di Palermo trovano co


Le pesanti accuse mosse all’allora dirigente della Squadra Mobile di Palermo trovano conferma nelle dichiarazioni di un altro testimone, Raimondo Cerami, magistrato impegnato nelle indagini sugli omicidi del commissario Montana e del vice-questore Cassarà. La moglie di quest’ultimo, anch’essa chiamata a deporre, ha riferito delle serie diffidenze che il marito "dopo un primo periodo di permanenza a Palermo, aveva cominciato a nutrire sia nei confronti dell’odierno imputato che nei confronti del dott. D’Antone, che il marito definiva ‘uomo di Contrada’, ed al quale nascondeva nonostante fosse il suo dirigente le notizie in merito alle sue indagini, che conduceva segretamente e con l’ausilio di pochi fidati collaboratori soprattutto in materia di ricerca di latitanti". Simili le dichiarazioni di Margherita Pluchino, ispettore capo di Polizia dei dott.ri Cassarà e Montana nel periodo in cui questi furono rispettivamente dirigente e vicedirigente della V sezione Investigativa della Squadra Mobile. I due avevano "serie diffidenze" nei confronti sia di D’Antone che di Contrada in merito allo svolgimento del loro lavoro e in particolare nel campo della ricerca dei latitanti. Sempre di un’operazione fallita a causa dell’intervento del dott. D’Antone parla Saverio Montalbano. Ad andare a monte questa volta la cattura dei latitanti mafiosi Lorenzo e Gaetano Tinnirello e non fu un caso isolato, incalza Montalbano, poiché in quel periodo D’Antone "pur essendo dirigente della Criminalpol, spesso interveniva in materia di cattura di latitanti ‘scavalcando’ il dirigente della Squadra Mobile dott. Nicchi". (Tali informazioni dimostrano la genuinità di quanto raccontato dai collaboratori Mutolo, Mannoia, Buscetta, Marchese e Spatola).


Il collaboratore Giuseppe Marchese, appartenente ad una famiglia storica di Cosa Nostra da generazioni affiliata alla potente "cosca di Corso dei Mille" (facente parte del mandamento di Ciaculli), dichiara che agli inizi del 1981, nella tenuta di Favarella di Michele Greco, frequentata da persone autorevoli poiché Greco Salvatore era iscritto alla massoneria - da ciò si evince, come ha riferito anche Spatola, come Cosa Nostra intendesse accrescere il proprio potere per mezzo della massoneria - lo zio Marchese Filippo, in seguito ad una riunione con Michele e Salvatore Greco "il senatore", e Pino Greco, gli aveva detto di avvisare Riina, all’epoca latitante, che il dott. Contrada aveva fatto sapere che forze di polizia avevano individuato la località in cui il latitante si trovava e si apprestavano a fare "qualche perquisizione". Senza chiedere alcuna spiegazione, sintomo che la fonte dalla quale proveniva l’informazione era pienamente affidabile, Riina aveva abbandonato l’abitazione e si era recato a San Giuseppe Jato. All’epoca il collaborante non sapeva chi fosse Contrada e lo comprese solo successivamente, in occasione di altre notizie fatte avere dallo stesso Contrada allo zio Marchese Filippo tramite i Greco, suoi referenti in seguito all’avvento dei corleonesi (secondo le dichiarazioni di Cancemi e dello stesso Marchese). Seppe anche che Greco detto "il senatore" aveva contatti con persone influenti ed era massone mentre nell’ambito del primo maxi processo Michele Greco, detto "il papa" era stato indicato come capo della commissione provinciale di Cosa Nostra. Ma il riscontro più significativo è sicuramente quello relativo ad una relazione di servizio risalente al 5.9.1981 allegata al rapporto firmato dal dott. D’Antone riguardante la scomparsa di Tagliavia Gioacchino un pregiudicato che si era sottratto al regime della sorveglianza speciale. Nel documento è riportato il testo della seguente telefonata anonima: "Senta, mi stia a sentire, per la scomparsa di Gi


"Senta, mi stia a sentire, per la scomparsa di Ginetto Tagliavia, il nipote di Pietro Tagliavia, quello che ha la pescheria a S. Erasmo, gli autori sono: Giuseppe Calamia, Filippo Marchese ed i fratelli Pietro e Carmelo Zanca". In aula il Contrada riferisce di non sapere nulla della telefonata che, essendo l’unico elemento investigativo emerso nelle indagini in oggetto ed essendo stato ritenuto particolarmente significativo ed attendibile dagli inquirenti dell’epoca doveva essergli sicuramente stato trasmesso. L’apparente incompatibilità delle informazioni riferite dal Marchese con l’attività d’indagine svolta dal Contrada nei confronti del gruppo Marchese viene spiegata nel seguente modo: poco prima del suo assassinio il dirigente della Squadra Mobile Boris Giuliano aveva colpito il punto più vitale dell’organizzazione, quello facente capo ai corleonesi in particolare per le indagini relative ad una rapina avvenuta nella sede della cassa di Risparmio di via Mariano Stabile, dove aveva trovato la morte il metronotte Sgroi, e che vedeva coinvolti i Greco e i Marchese. Nel corso di tali indagini era stato scoperto il covo di via Pecori Giraldi che aveva permesso l’individuazione di Leoluca Bagarella in collegamento con Marchese Antonino e Gioè Antonino, arrestati nell’ambito della stessa inchiesta, e con i fratelli Di Carlo sui quali avevano svolto indagini i carabinieri e in particolare il capitano Basile. Le loro ricerche erano giunte a "ulteriori risultati investigativi a carico del medesimo aggregato criminale già individuato dalla Squadra Mobile del dott. Giuliano". Le brillanti indagini condotte da Giuliano e Basile non potevano che portare ad un intervento del dott. Contrada che se si fosse astenuto dal farlo avrebbe destato sicuri sospetti.


Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dei collaboranti Francesco Marino Mannoia e Salvatore Cancemi, inoltre, tra il 1979 e il 1980 Contrada si sarebbe interessato per la patente di Stefano Bontate. Nel corso dell’udienza del 5.5.’95 il questore Epifanio, afferma che di norma in caso di soggetti indiziati mafiosi va valutata la possibilità di un abuso del documento abilitativo alla guida ma che nel caso specifico il problema non si era posto. La questura si era infatti limitata a verificare se la patente fosse "mezzo necessario" di lavoro. Il Bontate riuscì ad ottenerla (e successivamente a mantenerla a causa di una singolare inerzia degli uffici della Questura che in seguito ad un periodo di prova avrebbero dovuto procedere a nuove verifiche) in un periodo compatibile con la data in cui i due collaboratori di giustizia erano venuti a conoscenza del fatto "ed in un contesto in cui il dott. Contrada, dirigente della Criminalpol, era il funzionario di maggior rilievo all’interno della Questura, quel ‘punto di riferimento’ da molti testi indicato ed i cui ‘consigli’ e ‘suggerimenti’ erano sempre ascoltati, il funzionario che più di ogni altro godeva la stima e la fiducia del Prefetto Di Giovanni e del Questore Epifanio". Stessa procedura per Giuseppe Greco di Ciaculli, per il quale la Questura aveva chiesto al I° Distretto di Polizia se il soggetto avesse necessità del documento per svolgere la propria attività lavorativa. Anche in questo caso Cancemi e Mannoia rivelano un interessamento del dott. Contrada. Interessamento che si estenderebbe anche ai porti d’arma per Stefano Bontate, come rivelato da Cancemi e per i fratelli Caro, come rivelato da Rosario Spatola. Gaspare Mutolo della famiglia di Partanna-Mondello - il quale ha fornito le prime informazioni circa la presunta azione di avallo e di appoggio da parte del dott. Contrada a Cosa Nostra - rivela che il suo capo mandamento Saro Riccobono, conoscendo la sua passione per le auto di grossa cilindrata, gli ave


- rivela che il suo capo mandamento Saro Riccobono, conoscendo la sua passione per le auto di grossa cilindrata, gli aveva raccomandato, per qualsiasi eventuale problema con la Questura , di chiedere del dott. Contrada. Mutolo fa inoltre riferimento a Falcone e a Borsellino, ai quali aveva rilasciato le proprie dichiarazioni, sostenendo che entrambi i magistrati sapevano ed avevano espresso la propria mancanza di fiducia nei confronti dell’alto funzionario. Egli riferisce ancora che per ben tre volte Riccobono, grazie alle "soffiate" di Contrada, era riuscito ad evitare imminenti operazioni di polizia a suo danno e che i due si erano conosciuti tramite Bontate. L’incontro tra Contrada e Cassina sarebbe avvenuto all’interno della loggia massonica dell’ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, mentre il sodalizio dell’imprenditore con Cosa Nostra sarebbe stato rafforzato dall’impiego di alcuni uomini d’onore presso le sue imprese, tra i quali Teresi, sottocapo di Santa Maria del Gesù, mandamento che faceva capo a Bontate. Citiamo, infine, il contenuto delle deposizioni del pentito Pietro Scavuzzo della famiglia mafiosa di Vita, in provincia di Trapani. Nei primi mesi del 1991 lo Scavuzzo aveva prelevato un’anfora presso la casa del proprio capo mandamento Tamburello Salvatore la quale doveva essere esaminata da parte di un esperto giunto dalla Svizzera per valutare l’oggetto di proprietà di Francesco Messina Denaro. Insieme a Calogero Musso si era recato in auto presso il Motel Agip sulla circonvallazione di Palermo e li si era incontrato con Mazara Pietro (uomo di fiducia dello Scavuzzo non formalmente affiliato a Cosa Nostra) e il tecnico svizzero, entrambi a bordo di un’altra automobile. I quattro erano diretti in una palazzina situata nei pressi dell’Hotel "Delle Palme". Ad aspettarli una donna e un uomo, che successivamente il collaborante scoprì essere Contrada. L’uomo si appartò per parlare con Musso, che evidentemente conosceva da tempo, mentre l’esperto


L’uomo si appartò per parlare con Musso, che evidentemente conosceva da tempo, mentre l’esperto esaminava il reperto archeologico attribuendogli grande valore. Il Tamburello aveva in seguito rivelato allo Scavuzzo che l’anfora era stata donata da Francesco Messina Denaro al dott. Messineo, messo a conoscenza dell’oggetto dallo stesso Contrada. Quest’ultimo, concludendo è detentore di un’anfora antica, probabilmente di epoca romana. A riprova di quanto dichiarato, tutti i collaboratori di giustizia chiamati a deporre hanno avuto modo di fornire innumerevoli riscontri di riferimento accolti in pienezza dalla Corte che nel testo della motivazione della sentenza di primo grado si è dilungata per spiegare dettagliatamente la attendibilità sia intrinseca che estrinseca delle testimonianze rese. In buona parte dei casi poi, contrariamente a quanto denunciato da Contrada, le dichiarazioni rilasciate dai pentiti non possono essere frutto di un sentimento di vendetta dal momento che il Contrada non si era occupato di loro in maniera specifica. Non risulta altresì corretta l’affermazione “state prendendo per buone le accuse degli uomini che io ho combattuto durante la mia carriera” poiché non solo dagli ambienti mafiosi giunge la conferma della collusione dell’imputato con Cosa Nostra.


Le prove fornite dai super testimoni non facenti parte di Cosa Nostra, le intercettazioni telefoniche ed altro Abbiamo già avuto modo di riscontrare il sentimento di diffidenza che alcuni colleghi di Contrada avevano manifestato nei confronti dell’imputato. La moglie del dirigente della Squadra mobile di Palermo dott. Cassarà racconta di avere reiteratamente accolto gli sfoghi del marito circa la figura del Contrada e in ciò è stata avallata dai testi Vincenzo Immordino, ex questore di Palermo, Francesco Forteo, già segretario del sindacato di Polizia Silup a cui aveva aderito l’amico Cassarà e dott. Montalbano, dirigente della Squadra mobile di Trapani. Quest’ultimo, tra l’altro, riferisce che in epoca precedente il suo trasferimento a Palermo, in occasione di una perquisizione eseguita presso il "Circolo Scontrino – Loggia Iside 2", aveva avuto modo di rinvenire nel cassetto personale del Gran Maestro una copia della rivista "I Siciliani" del novembre 1985 in cui si diceva che il dott. Cassarà, prima di morire, stava svolgendo alcune indagini sui Cassina e sul predetto ordine cavalleresco, di cui faceva parte anche il dott. Contrada. Non appena giunto a Palermo venne poi a sapere dall’agente Natale Mondo (uomo fidato di Cassarà, anch’egli tragicamente assassinato) di "diffidenze molto serie" che sia il dott. Montana che il dott. Cassarà avevano sul conto dei dott.ri Contrada e D’Antone, versione confermata anche dalla dottoressa Margherita Pluchino anch’essa parte della squadra di Cassarà, Mondo e Antiochia, rimasto ucciso nell’agguato mafioso teso a Cassarà.


Montalbano precisa inoltre che, riferendosi ai poliziotti sopracitati, "addirittura mi dicevano entrambi che ciò faceva sì che all’epoca i due funzionari, Cassarà e Montana, operassero anche loro in tema di ricerca latitanti sostanzialmente di nascosto, come poi, mio malgrado, mi trovai costretto a fare anch’io". Anche il consulente dell’Fbi e della Dea Charles Tripodi testimonia il dubbio nutrito, questa volta da Boris Giuliano, nei confronti del dott. Contrada. Tripodi, legato a Giuliano da un profondo rapporto di amicizia e di fiducia, svolgeva indagini sotto copertura quando il Giuliano gli suggerì di ritirarsi poiché una talpa interna aveva svelato la sua identità. Interessante la sua dichiarazione in merito al fatto che solo pochissimi funzionari erano al corrente dell’operazione e tra questi il dott. Contrada. Charles Tripodi ha inoltre testimoniato circa l’attendibilità di un incontro avvenuto tra il Giuliano e il Commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona avv. Ambrosoli, pochi giorni prima che questi fosse assassinato. Numerosi testimoni, tra i quali uno oculare e la moglie dello stesso Giuliano, hanno confermato la versione dell’incontro il quale si sarebbe verificato nell’ambito delle indagini circa il falso sequestro inscenato dal bancarottiere Michele Sindona fuggito dagli Stati Uniti perché accusato di bancarotta fraudolenta. Nel periodo in questione, accertato il collegamento del Sindona con ambienti malavitosi siciliani e massonici, si è verificata la presenza in Italia del mafioso italo-americano John Gambino, esponente di spicco della famiglia Gambino il cui padre Charles era indicato come uno dei capi di Cosa Nostra americana.


Individuatolo a Palermo presso il Motel Agip il teste Antonio De Luca lo aveva fermato, interrogato e perquisito. Dopodiché aveva rintracciato il Contrada chiedendogli di trovare un pretesto per poterlo arrestare ed evitare che si desse alla fuga. Contrada però rispose che il giudice istruttore Ferdinando Imposimato, titolare dell’inchiesta, non aveva elementi sufficienti per poterlo trarre in arresto, cosa che lo stesso Imposimato smentì categoricamente anche perché, come riferisce il Giudice Istruttore, "egli non avrebbe in alcun modo potuto dare disposizioni su tale materia che rientrava nella competenza del dott. Sica, pm titolare dell’azione penale nell’inchiesta in oggetto". La fuga del Gambino si rivelò decisiva ai fini dell’espatrio dello stesso Sindona il 13 ottobre 1979. Interessante a questo punto ricordare che al commissario capo di Pubblica Sicurezza Renato Gentile il dottor Contrada avrebbe detto che "determinati personaggi mafiosi hanno allacciamenti con l’America per cui noi, organi di polizia, non siamo che polvere di fronte a questa grande organizzazione mafiosa. Hai visto che fine ha fatto Giuliano?". Tale colloquio è stato riportato da Gentile, su suggerimento del suo superiore, il dott. Impallomeni, in una relazione stesa il 14/4/1980 nella quale il commissario capo scriveva che la sera del 12/4/1980 era stato fermato dal dott. Contrada il quale gli aveva fatto presente di aver avuto lamentele da parte dei capi-mafia circa la sua metodologia nel condurre le perquisizioni presso le abitazioni dei mafiosi. Pochi giorni prima, infatti, il commissario Gentile aveva eseguito un’operazione di quel tipo nell’abitazione di Salvatore Inzerillo e l’avvocato del boss mafioso Cristofaro Fileccia, aveva riferito a Contrada che il suo cliente lamentava un comportamento poco corretto con la moglie e le figlie da parte degli uomini della polizia. Aveva pertanto richiesto al suo legale di riferire le sue rimostranze direttamente al dott. Contrada, anche s


Aveva pertanto richiesto al suo legale di riferire le sue rimostranze direttamente al dott. Contrada, anche se non era lui il responsabile diretto dell’operazione avvenuta in quanto da alcuni mesi dirigeva la Criminalpol e non si occupava più della Squadra Mobile. Un’altra dichiarazione decisamente compromettente è quella rilasciata dall’imputato a Gilda Ziino, vedova dell’ingegnere Roberto Parisi, già presidente della società I.C.E.M. e della "Palermo Calcio" ucciso a colpi di pistola in un agguato di stampo mafioso. Il giorno dell’assassinio, la donna era rientrata da poco nella sua abitazione dall’ospedale dove non aveva ancora avuto modo di vedere la salma del marito. Il dott. Contrada si era presentato alla sua porta chiedendole un colloquio riservato e dopo essersi recati nello studio sito al piano inferiore le disse "con fermezza che qualunque cosa io potessi sapere che riguardava la morte di Roberto dovevo stare zitta, non parlarne con nessuno e ricordarmi che avevo una figlia piccola… mi disse solo queste testuali parole". "Sorpresa e intimorita" la signora, una volta che il Contrada se ne fu andato, riferì dell’accaduto al suo avvocato prof. Alfredo Galasso il quale a sua volta ebbe modo di riferirlo al giudice istruttore Falcone con il quale poi ebbe un incontro in assoluta riservatezza un sabato pomeriggio all’interno del Palazzo di Giustizia. La domenica immediatamente successiva "il dott. Contrada ha suonato al campanello di casa mia, io ho aperto, l’ho fatto accomodare, naturalmente la mia emozione fu tale, mi sono seduta e mi ha chiesto subito, immediatamente, - signora lei ha avuto un incontro con il dottor Falcone?...Io negai". Allo stesso modo la signora Gilda Ziino informò immediatamente l’avvocato Galasso che non trovando il dottor Falcone, pregò il suo stretto collaboratore Ayala di farlo in sua vece. La tesi presentata dalla signora Ziino, è stata confermata da tutti i professionisti, mentre la difesa che pretendeva di ricondurre a semplici ra


La tesi presentata dalla signora Ziino, è stata confermata da tutti i professionisti, mentre la difesa che pretendeva di ricondurre a semplici raccomandazioni le parole di Contrada e negava il secondo incontro è stata rigettata dalla Corte. Passando ad altro argomento approfondiamo l’assunto dell’intercettazione telefonica tra l’imputato e Nino Salvo già precedentemente citato. In seguito all’avvenuta informazione attraverso notizie di stampa di essere stato indicato insieme al cugino Ignazio quale possibile mandante dell’omicidio Chinnici, Antonino Salvo si era voluto mettere immediatamente in contatto con il capitano dei Carabinieri Angiolo Pellegrini e con il dottor Contrada affinché segnalasse al proprio superiore, dott. De Francesco, che egli si riteneva vittima di una congiura politica. Precisando che il dottor Chinnici, prima di essere ucciso gli aveva personalmente comunicato che stava per emettere mandati di cattura nei confronti dei cugini Salvo, il funzionario Pellegrini, a conoscenza del procedimento penale aperto a carico di Salvo dal giudice Falcone non aveva ritenuto opportuno incontrarlo informando tempestivamente lo stesso Falcone. Solo in un secondo momento dopo le reiterate richieste del colonnello Frasca, suo superiore, aveva accettato l’incontro inviando pronta relazione al predetto giudice. Procedura non condivisa da Contrada che invece dopo aver parlato telefonicamente con il sospettato, dalla cui intercettazione la Corte ha evinto un rapporto di tipo piuttosto confidenziale, lo avrebbe incontrato senza nulla riferire al dottor Falcone che in un successivo momento avrebbe ironicamente dichiarato "ancora aspetto quella telefonata".


In ultimo, ma non per ordine di importanza, ripercorriamo in sintesi la vicenda, anche questa sopra citata, dell’agevolazione che il Contrada avrebbe dato alla fuga dall’Italia di Oliviero Tognoli, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravato per aver agito con la qualifica di capo ed in concorso con un numero di persone superiore a dieci, tra le quali numerosi esponenti di Cosa Nostra. Il 12 ottobre 1988 si costituì alle autorità elvetiche dove venne interrogato dalla dottoressa Carla Del Ponte e dai giudici italiani Giovanni Falcone e Giuseppe Ayala in ambito di una rogatoria internazionale inerente all’indagine «pizza connection». Circa la sua fuga dall’Italia, il collaboratore aveva dichiarato al Commissario Gioia di essere stato avvertito dell’ordine di cattura da un "suo pari grado" che il commissario ha dedotto essere un funzionario di polizia italiano. Immediatamente ne ha dato avviso alla dottoressa Del Ponte che a sua volta ha tempestivamente informato il giudice Falcone. Al termine di un interrogatorio svolto dalla dott.ssa Del Ponte, il dott. Falcone aveva riferito che il Tognoli, nel corso di un colloquio informale cui aveva assistito anche il magistrato elvetico, aveva ammesso che il funzionario di polizia che lo aveva informato era Bruno Contrada. Tognoli non aveva voluto mettere la dichiarazione a verbale, per tanto il giudice Falcone aveva pregato i colleghi svizzeri di convincerlo ad ufficializzare quanto detto nel corso delle successive escussioni. Nella sua deposizione al processo Contrada la Del Ponte ha dichiarato di non essere riuscita a convincere il collaboratore che non ha mai negato di aver assentito alla diretta domanda del giudice Falcone- "E’ Stato Contrada?" "Sì"- dialogo al quale aveva assistito la dottoressa in persona, ma si rifiutava di parlarne perché "manifestava questa grande paura, questo terrore.


Mi diceva, Dott.ssa Del Ponte, lei non sa cosa vuol dire, perché sono potenti, questa mafia è potente". Solo successivamente il Tognoli aveva riferito di essere stato avvertito del mandato di cattura da un suo compagno di scuola, il De Paola e poi dal fratello che lo avrebbe chiamato all’hotel "Ponte" di Palermo in seguito alla perquisizione della casa di Brescia. I riscontri portati dalla difesa non solo non hanno convinto la giuria, ma si sono rivelati contraddittori in più punti. Le dichiarazioni della dottoressa Del Ponte invece sono state riscontrate e confermate anche dalla deposizione del giudice Ayala. Da sottolineare che Falcone, memore di quanto detto da Mutolo, ha posto una domanda diretta a dimostrare che aveva una precisa idea su chi fosse stato l’informatore di Tognoli. Queste, in sintesi, le prove inoppugnabili, contenute nelle circa 1750 pagine di motivazione della sentenza di primo grado, della colpevolezza del dott. Bruno Contrada. Per un comune cittadino la sentenza di appello avrebbe sicuramente confermato la condanna ma per i potenti e per i loro adepti e funzionari non funziona così. Qualcuno ha detto che spesso nel nostro Paese la giustizia è debole con i forti e forte con i deboli e, purtroppo, la realtà dei fatti dimostra tale affermazione. La sentenza d’appello che assolve Contrada, sommata alle altre assoluzioni "eccellenti" (Musotto, Andreotti Carnevale ecc.), rappresenta un segnale molto rassicurante per la "mafia invisibile". E infine non è da sottovalutare la notizia dell’ultima ora che riporta la condanna ad un anno di reclusione per falsa testimonianza della figlia del boss Riccobono che aveva ritrattato la sua prima dichiarazione in cui accusava Contrada di "andare a braccetto con il padre".


Quarda che io ti ho risposto punto su punto se leggi bene. Era' un pò lunga ma ho inserito solo le risposte al tuo post precedente. Riassumo brevemente.Ti prego leggi solo questo. _____1)CONTRDA BONTADE - CORLEONESI___ Contrada denunciò Bontade e lo portò alla sbarra col "rapporto dei 114" del 1971 ,accusandolo di associazione a delinquere di stampo mafioso;i Corleonesi li denuncio' al giudice istruttore PAOLO BORSELLINO col rapporto giudiziario del 7 febbraio 1981 ______2)DICHIARAZIONE VEDOVA CASSARA' --in totale disaccordo con decine di testimonianze di colleghi di Cassarà e Contrada, che dicono che Cassarà stimava molto Contrada, il quale si era dato da fare in tutti i modi per proteggere il collega(fece installare le porte blindate a casa del Cassarà,gli diede la sua auto blindata,lo difese quando Cassarà litigava con i suoi superiori, egli propose un trasferimento per l'evidente pericolo in cui Cassarà si trovava 3 giorni prima dell'omicidio) _____3)DEL PONTE:Dalle testimonianze di Del Ponte, Ayala, Gioia, Mazzacchi, Lhemann, Burgenti, Gianoni (persone che hanno avuto contatti con Tognoli Oliviero dal momento della sua costituzione a Lugano il 12-10-1988 all' 8-5-1989, data della seconda rogatoria in Svizzera), risulta in maniera sicura che il nome "Bruno Contrada" non l'ha mai fatto Tognoli Oliviero sino all'interrogatorio per rogatoria dell'8-5-1989, nel corso del quale ha pronunziato per la prima volta il nome Contrada, come quello di un funzionario di polizia che gli era stato occasionalmente presentato e che, dopo quell'incontro, non aveva più visto. FAlcone chiese a Tognoli se a farlo fuggire era stato Contrada ,e lui rispose con un sorriso che Falcone interpretò come assenso. _____4)CONTRADA-Salvo. Contrada fu chiamato dal Salvo attraverso il centralino della Prefettura e non attraverso il numero privato e diretto dell'ufficio o dell'abitazione privata. E questo dovrebbe gia dire molto.


--Salvo " Bongiorno signor Questore, Salvo sono",--- Contrada chiede: " dottor. Salvo chi?---- il Salvo come Contrada ha sempre dichiarato ( e Pellegrini ha confermato ) ritenendosi ingiustamente perseguito dalla polizia, voleva denunciare in sede politica attraverso il tramite dell'A.C. le persecuzioni giudiziarie che, a suo dire, egli subiva con la regìa dei comunisti. Prima di ricevere il Salvo il dott. Contrada informò il Prefetto De Francesco che lo autorizzò espressamente._____ COLLEGA TRADITORE (RENATO GENTILE):Contrada avrebbe manifestato al commissario Gentile quella che riteneva una sostanziale impotenza della Polizia rispetto alla "grande organizzazione mafiosa". "Di fronte alla mafia o fatti di questo genere" - avrebbe detto Contrada, secondo quanto riferito da Gentile - "noi siamo polvere, hai visto com'è finita a Giuliano?". Eppure Gentile scrisse quelle parole. Perchè? Lo spiegano quattro ex-membri della Squadra Mobile dell'epoca, i già ricordati Vincenzo Boncoraglio, Filippo Peritore, Guglielmo Incalza e Corrado Catalano. Quattro testimonianze secche e precise: BONCORAGLIO - "Ho appreso nell'ambiente della Polizia da alcuni colleghi che il dottor Gentile fu quasi costretto a fare quella relazione." PERITORE - "Il dottor Gentile subì pressioni per scrivere quella relazione." INCALZA - "Seppi che Gentile era stato costretto da Impallomeni(capo squadra mobile e tessera P2 n. 2213 ) e dal questore Immordino( che mise Impallomeni alla squadra mobile) a relazionare il falso. Era stato chiuso in una stanza." CATALANO - "Una mattina Gentile era di malumore e mi chiese di andare con lui all'ufficio anagrafe per alcuni accertamenti. Gentile si sfogò con me dicendomi: 'mi hanno imposto di fare una relazione contro il dottor Contrada ma io non volevo'. Disse che ad imporgli ciò era stato Impallomeni(capo squadra mobile e tessera P2 n. 2213).


______GIUDICE AGNELLO: ha rischiato di trovarsi anche lui nei guai per le dichiarazioni dei pentiti. Totò Cancemi, uno dei collaboratori che ha puntato l’indice anche contro Contrada, già nel ’94 ha accusato Agnello di relazioni pericolose. L’inchiesta sul presidente della V sezione è stata archiviata a Caltanisetta per mancanza di riscontri alle parole del pentito. ____La pagine che hai postato:http://www.societacivile.it/previsioni/articoli_previ/contrada.html ,racconta tutte cose che sono state smontate dalla difesa:____http://www.megaupload.com/?d=8UYRYOM9 Metto 2 link ad un video (1° parte e 2°parte)dove viene intervistato Bruno Contrada e risponde alle accuse. http://www.megaupload.com/?d=QLO7R7EI http://www.megaupload.com/?d=PL32HECH Guardalo e capirai chi è Contrada. Non voglio avere ragione per forza, ma ti assicuro che è innocente.





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