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Immagine di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 9 gennaio 2009


Anni e anni a invocare il “primato della politica”, poi si scopre che la politica riesce a fare benissimo quel che non dovrebbe (occupare l’intera società) e malissimo quel che dovrebbe. Alla sindaca-manager Morticia Moratti è sfuggito che d’inverno nevica e sono consigliabili strumenti altamente tecnologici tipo il sale. Rosa Russo Provolino, per rabberciare una giunta che duri un paio di giorni, registra le riunioni coi presunti alleati: prima che ci pensino i giudici, i politici s’intercettano da soli. E’ questa la politica che dovrebbe salvare il Csm dalla politicizzazione raddoppiando i membri politici, con la cura omeopatica Violante-Ghedini-Mancino. Per fortuna a Porta a Porta gli onorevoli indagati Margiotta, Bocchino e Lusetti restituiscono credibilità alla politica processando i propri giudici (ovviamente assenti). Appositi attori leggono intercettazioni a manetta. Gasparri ricorda che ciò non garba al premier padrone, almeno quando lo fa Santoro, ma Vespa lo ferma: “Da noi è diverso, noi abbiamo sempre chiesto una legge che vieti di divulgarle”. Le manda in onda, ma prega il governo di vietarglielo. Alla fine, oltre ai pm di Potenza, Napoli e Pescara, salta fuori il vero colpevole: Di Pietro, che infatti non è indagato. Buttiglione freme di sdegno per la “perdita di credibilità della politica” che si “occupa d’affari”: tipo Cuffaro, che concordava con Aiello le tariffe delle sue cliniche in una boutique, dunque sta in Senato nell’Udc di Buttiglione. Gasparri invoca “trasparenza” (dagli altri) perché “la politica è reputazione”. Per chi ne ha una, s’intende.
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Antonio Di Pietro risponde a Feltri, su Libero di oggi, a proposito dell'uso dei finanziamenti pubblici all'Idv e delle sue proprietà immobiliari

Precario sarai tu ('U cuntu n.26 - 6 gennaio 2009)

Ricomincio da tre -
di Carlo Cornaglia
Un tedesco quotidiano
sul ridicolo caimano
dà una nuova esilarante.
Par che Silvio, il mestierante,
  
voglia fare del G8
un appuntamento ghiotto
che il suo stile simboleggia.
Sarà il terzo che capeggia...
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Vignetta di NatangeloFare politica vuol dire individuare i problemi e trovare le possibili soluzioni. È questo il motivo per cui andiamo a votare. È questa la ragione per cui (quando ci è ancora permesso) scegliamo il  candidato "A" piuttosto che il candidato "B". Le domande che il cittadino si pone sono infatti semplici: mi posso fidare di quest'uomo?, di questo partito? E ancora: questo parlamentare o questo sindaco ha le capacità per migliorare le mie condizioni di vita o lo stato delle cose?
Anche quando la sfiducia nel sistema, o se preferite nella Casta, è generalizzata tutti finiscono per seguire più o meno questo ragionamento e alla fine la preferenza va a chi è considerato il meno peggio. Così alle ultime elezioni gli Italiani si sono sconsolatamente rivolti al centro-destra ritenuto  più affidabile, meno litigioso e più efficiente del centro-sinistra. Il modo con cui il centro-sinistra (assolutamente analogo a quello del centro-destra) ha governato in molte realtà locali e gli scandali politico-affaristici che lo hanno coinvolto hanno poi finito per confermare negli elettori di Berlusconi la bontà della scelta a suo tempo presa. Detto volgarmente: se anche quelli di sinistra rubano non si vede perché debbano essere preferiti alla destra.

Ovviamente le cose sono molto più complicate, ma questi grosso modo sono i pensieri che passano per la testa dell'elettore medio. Silvio Berlusconi, forte di trent'anni di esperienza nel modo dei media e della pubblicità, lo sa e si muove di conseguenza: non per niente sostiene di voler riformare le intercettazioni e la magistratura per risolvere i (falsi) problemi della privacy e della libertà dei cittadini. Gioca cioè d'anticipo, individua quelli che secondo lui sono i mali, li pone al centro del dibattito, e propone soluzioni.

Il centro-sinistra invece non riesce nemmeno a segnalare con chiarezza le questioni da risolvere. La riprova è in quello che accade in questi giorni. Tutti nel Pd, ma anche molti nel Pdl, dicono che i continui scandali sono dovuti a una generale la debolezza della politica nei confronti delle imprese. Pur di garantirsi il consenso di amministratori locali e nazionali si vendono per due lire, nella speranza che l'imprenditore di turno sia in grado di appoggiarli nelle campagne elettorali future, e tessono fitte ragnatele di rapporti occulti che possano in qualche modo favorire le loro carriere. Questo generalizzato modo di fare ha ovviamente dei costi: l'amministrazione pubblica alla lunga diventa sempre più dispendiosa e inefficiente. Proprio perché governata direttamente da una politica che non si limita a fare le regole, ma interviene direttamente nelle scelte amministrative per favorire questo o quello.

Le soluzioni per tentare d'invertire questa tendenza però ci sono. E potrebbero essere oggetto di una grande campagna tesa a recuperare la fiducia degli elettori.

Il Pd, insomma, invece che inseguire Berlusconi sullo scivoloso campo della riforma della magistratura, dovrebbe proporre delle strade alternative. Per esempio: una legge che sul modello di quanto accade in altri paesi regolamenti in maniera ferrea l'attività dei lobbisti. Quancuno storcerà il naso, lo so. Negli Usa, dove la tradizione delle lobby corre di pari passo con la storia della democrazia, nonostante le leggi, gli scandali esplodono lo stesso. Ma almeno si sa chiaramente che cosa un uomo politico può fare e cosa no. Ma non basta: l'Italia ha firmato, ma non ancora ratificato, i trattati internazionali anti-corruzione. Il Pd, per essere credibile, dovrebbe chiedere che il parlamento, prima di occuparsi d'intercettazioni, li ratificasse: in questo modo anche nel nostro Paese il traffico d'influenza diverrebbe reato. Infine dovrebbe essere proposta una legge che  stabilisca una volta per tutte in che modo i partiti devono tenere la loro contabilità e che riabbassi la soglia, fatta scandalosamente salire fino a 50mila euro da Berlusconi, oltre la quale i finanziamenti devono essere dichiarati.

Il centro-sinistra, insomma, dovrebbe approfittare della crisi per imporre la propria agenda. Lo farà? Non credo. Le idee camminano sulle gambe degli uomini (e delle donne). E di uomini da quelle parti se ne vedono ormai gran pochi.
(Vignetta di Natangelo)


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Vignetta di Molly BezzVanity Fair, 7 gennaio 2009

Basta, mai più. D’ora in avanti il Vaticano non assorbirà  più in automatico le nuove leggi italiane che secondo i legislatori di Benedetto XVI sono “esorbitanti per numero”, “instabili” e talvolta “incompatibili con i principi irrinunciabili” della dottrina di Santa Romana Chiesa.

Si desume - per stare alle recenti polemiche sulle leggi razziali contro gli ebrei approvate in Italia nel 1938 dal regime di Mussolini e salutate con un coraggioso e automatico silenzio da parte del Vaticano - che l’inchiostro servito a accelerare le deportazioni di ebrei italiani verso i campi e i forni della macchina di sterminio nazista, non era né “esorbitante”, né “instabile” e neppure “incompatibile con i principi irrinunciabili…”, eccetera.

L’intransigenza di oggi ha ragioni un po’ più stringenti di un banale Olocausto. Riguarda per esempio il cancro sociale del divorzio, autentico veleno per le nostre famiglie, secondo la curiosa ossessione di una gerarchia composta interamente da maschi adulti, sessualmente problematici, e per di più celibi. Riguarda naturalmente la legge che regolamenta l’aborto, abominevole in tutto anche in quelle forme che donne e uomini non illibati praticano quotidianamente servendosi di pillole e preservativo. Per non parlare delle imminenti leggi dedicate a interrompere la sofferenza infinita di corpi vivi, ma imprigionati da una malattia senza rimedio. Molto meglio assecondarne l’agonia fino all’ultima sorsata di ossigeno e dolore da risarcire tra le sete viola del funerale in chiesa, dove esercitare quella pietà che fu negata a Piergiorgio Welby, anche lui “incompatibile con i principi irrinunciabili”, che crepi da solo, amen.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni


Il Vaticano rompe con la legislazione italiana (der Spiegel, Germania - 2 gennaio 2009)
(Traduzione a cura di Italiadallestero.info)


Non possumus - di Carlo Cornaglia
Cinquecentomila in meno,
sono scese senza freno
le presenze dei suoi fan
sia alle udienze in Vatican
 
che alla residenza estiva.
In tre anni, ahimé, si arriva,
a partire dal decollo,
a un terribile tracollo...
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Immagine di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 6 gennaio 2009

Contro la crisi della carta stampata il Corriere riesuma il romanzo d’appendice. E, in mancanza di Carolina Invernizio, prematuramente scomparsa, scende in campo Pigi Battista col serial “Del Turco, I love you”. Per i collezionisti, si precisa che dopo le prime due puntate (“Se Del Turco fosse innocente?”, 11.8, e “Del Turco, le proroghe e le prove schiaccianti”, 15.12), ieri è uscita la terza: “La lezione (tardiva) del caso Del Turco”. Ultimamente Pigi Invernizio aveva trascurato l’oggetto dei suoi desideri per dedicarsi ai D’Alfonso e Margiotta, ma ieri è tornato al primo amore: “Anche nel Pd si fa strada il sospetto che l’arresto di Del Turco” sia frutto di “persecuzione politico-giudiziaria”. Le prove? I pm han chiesto la proroga delle indagini e non han trovato i soldi: fatti normali per un’indagine di corruzione, come sa chi segue i processi (dunque non lui). Ora però la sua penna acuminata si distrarrà di nuovo appresso a D’Alfonso che, siccome il gip ritiene “confermate anzi rafforzate” le accuse a suo carico, ritira le dimissioni dopo che era stato scarcerato proprio perché s’era dimesso. “Meglio tardi che mai”, direbbe Pigi, angosciato dall’“ossessione forcaiola” di certa sinistra. Ma, a rovinargli la festa, ecco il governatore del NewMexico e neo-segretario al Commercio di Obama, Richardson: rinuncia alla nomina perchè un’azienda che aveva rapporti col suo Stato è sott’inchiesta e “non voglio imbarazzare l’amministrazione Obama”. Riusciranno mai gli Usa a liberarsi dell’ossessione forcaiola? Urge missione di Pigi in New Mexico, possibilmente aviotrasportata.
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

toghe rotteCi vuole una riforma della giustizia. Subito. Ma solo in certi casi

L'ultima puntata di "Toghe rotte", la rubrica sulla giustizia di Bruno Tinti






Il calendario 2009 di voglioscendere.it

L'anno appena trascorso rivissuto attraverso gli articoli di Pino, Peter e Marco, pubblicati sul blog per un 2009... consapevole.                                                                   

Immagini di involontari e vari pittori di tutte le epoche boicottati da Roberto Corradi.

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Testo dell'intervento:

"Buongiorno a tutti.
Chi di noi ha avuto la sfortuna di essere sintonizzato su Canale 5 ieri a mezza sera, avrà notato uno spettacolino degno della Korea di Kim Il Sung, una specie di monumento equestre in versione televisiva a Bettino Craxi, nel nono anniversario della sua scomparsa.
Un filmino messo insieme da alcuni suoi ex famigli e ovviamente trasmesso in pompa magna, è il caso di dirlo, da Mediaset.
E' chiara la devozione di Mediaset al suo santo protettore: senza Craxi, Berlusconi non sarebbe dov'è, Mediaset non sarebbe lì visto che è sopravvissuta alle varie violazioni di legge che prima Fininvest e poi Mediaset hanno perpetrato in barba alle normative nazionali, europee, alla Corte Costituzionale, eccetera.
Grazie al padrinaggio di Craxi e poi al padrinaggio dello stesso Berlusconi che poi è andato in politica a sostituirlo.
Si comprende la ragione per cui Mediaset e Fininvest e il mondo Berlusconiano sono così affezionati allo scomparso leader pregiudicato e latitante.
La cosa interessante è che probabilmente nemmeno Mediaset si era mai ridotta così male, si era mai abbassata e umiliata a tal punto, nella sua campagna revisionista e negazionista di quello che è avvenuto nella storia italiana negli ultimi quindici-vent'anni...
(Clicca su continua per il testo completo)

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Vignetta di NatangeloZorro

l'Unità, 4 gennaio 2008

Ma perché gli esponenti del Pd, assediati dal partito dell’inciucio capitanato dal Corriere, non si prendono una vacanza dalle esternazioni sulla mitica “riforma della giustizia” e non cominciano a pensare prima di parlare? Fino a una settimana fa era urgentissimo separare le carriere, o almeno le funzioni (già separate due anni fa dalla porcata Castelli-Mastella, ma nessuno se lo ricorda), perché i giudici sarebbero appiattiti sui pm, che otterrebbero tutti gli arresti che vogliono. Ora che gip e Riesami scarcerano qualcuno contro il parere delle Procure, diventa uno scandalo che i giudici dissentano dai pm. Ma che diavolo vuole questa gente? Ma di che parla? Il primo che dà aria alla bocca innesca il “dialogo sulle riforme”. Il Pd Mantini delira: “Non possiamo sopportare che un avviso di garanzia possa eliminare politicamente, a volte fisicamente, un cittadino”. Benissimo, che si fa: si abolisce l’avviso di garanzia? Il Pd Tenaglia butta lì: “Affidiamo gli arresti a tre gip anzichè a uno”. Entusiasmo generale. Peccato che metà dei tribunali (70 su 166) abbiano pochissimi giudici: siccome lo stesso giudice non può pronunciarsi due volte sullo stesso arresto, se la prima decisione la prendono in tre, non se ne troveranno altri tre per fare il Riesame. Allora la Bongiorno propone di “rendere meno rigide le incompatibilità dei giudici”. Fantastico: così lo stesso giudice esaminerà il ricorso su un arresto disposto da lui. Ma cos’è diventato il Parlamento? Una comunità di recupero? Un repartino psichiatrico? Nel qual caso, quando arriva l’ambulanza?
(Vignetta di Natangelo)

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Vignetta di Molly BezzZorro
l'Unità, 3 gennaio 2008

Il Corriere, nella sua quotidiana guerra ai pm più impegnati, scrive: “Potenza come Pescara, D’Alfonso come Margiotta: prima gli arresti, poi tutti liberi”. Pescara e Potenza pari sono, ergo Paolo Franchi invita il Pd a inciuciare con Al Tappone per l’immancabile “riforma della giustizia” e “fare autocritica” per non averla fatta prima. Ma nessuna riforma eviterebbe quel che è accaduto. Né quelle di Al Tappone né quella del Pd Tenaglia, che vuol affidare gli arresti a tre giudici per evitare l’“altalena di provvedimenti”. Del tutto fisiologica, in un sistema di infinite impugnazioni. A Pescara il sindaco, posto ai domiciliari perché non inquini le prove, viene liberato quando non può più inquinarle perché s’è dimesso e i coindagati hanno smentito la sua versione e “rafforzato” le accuse. A Potenza pm e gip ritengono che Margiotta vada arrestato a domicilio perché s’è incontrato segretamente, in un vicolo, con un imprenditore che poi ha raccontato di avergli promesso 200 mila euro per un appalto. Come sempre, la Camera blocca l’arresto e abusa del suo potere entrando nel merito delle accuse. Il Riesame conferma che gli appalti sono truccati e ribadisce turbative d’asta e corruzioni, ma annulla l’accusa di associazione a delinquere e l’arresto del deputato (ormai inutile) e trasforma per gli altri il carcere in domiciliari. Non assolve nessuno né “boccia” l’indagine. Che resta in piedi, anche su Margiotta. Una sola riforma eviterebbe tutto ciò: che i politici la piantassero d’impicciarsi in appalti. Ma questa, naturalmente, nessuno la propone.
(Vignetta di Molly Bezz)

Ecco l'ordinanza sugli appalti petroliferi truccati in basilicata inviata alla Camera dal gip di potenza Rocco Pavese su richiesta del pm Henry John Woodcock per l'autorizzazione all'arresto del deputato del Pd Francesco Margiotta, ordinanza respinta dalla Camera e in parte poi annullata dal Riesame. Quando saranno depositate le motivazioni del Riesame, pubblicheremo anche quelle.

Segnalazioni

Fatti a pezzi. Dialogo con Marco Travaglio - di Marco Alloni (ADV Editore)
 
La madre di tutte le intercettazionidi Carlo Cornaglia
Berlusconi, l’amatore,
sta vivendo nel terrore
che un dì qualche quotidiano
illustrar possa l’arcano
  
di quell’intercettazione
nella qual da sporcaccione
ha una storia a luci rosse.
Deve averle dette grosse...
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