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Testo:
"Buongiorno a tutti,
meno male che i rumeni non sono politici italiani. Pensate se dal 18 febbraio fossero in carcere due politici, mettiamo pure due consiglieri di circoscrizione anche perché fossero parlamentari per definizione non potrebbero essere dentro. Due consiglieri di circoscrizione arrestati per un presunto reato, dopodiché si scopre che non l'hanno commesso ma li tengono dentro lo stesso con accuse che cambiano di giorno in giorno.
Poi arrestano quelli che si ritengono essere i veri colpevoli di quel reato, ma loro rimangono ancora dentro: figuratevi, apriti cielo! Avremmo fiumane di trasmissioni televisive, campagne stampa, articoli di tutti i garantisti di questo mondo – quelli sedicenti. “Ah, errore giudiziario, manette facili! Chissà perché li tengono dentro, forse per fargli confessare un delitto che non hanno commesso.”.
Fortunatamente non stiamo parlando di due politici italiani, ma di due rumeni che solo per la faccia che hanno, a questo punto, sono in galera...".
(Clicca su continua per il testo completo)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

No ai condannati al Parlamento europeo

I giovani incontrano i partigiani -
Iniziativa dell'Anpi per ricordare le Fosse Ardeatine
Roma, 24 marzo - Casa della Memoria. Via San Francesc0 di Sales, 5 - ore 17
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I giornalisti di Nuova Informazione e Impegno Sindacale presentano IN GALERA!
Gli articoli che potremmo non leggere più. Tutto ciò che abbiamo saputo ma non avremmo potuto sapere se la legge sulle intercettazioni fosse già stata in vigore. Tutto ciò che rischiamo di non sapere mai più se non riusciamo a fermarla.
Partecipano, tra gli altri: Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio
Milano, 26 marzo - Camera del Lavoro. Corso di Porta Vittoria, 43 - ore 21
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Vignetta di Roberto CorradiSignornò
da l'Espresso in edicola

Di Gianfranco Fini si può dire quel che si diceva di Umberto Bossi negli anni 90: dipendesse da lui, il Cavaliere sarebbe politicamente defunto da un pezzo. Quando Bossi rovesciò il Berlusconi I nel 1994, nessuno scommetteva una lira sulla resurrezione. Poi provvide D’Alema a resuscitarlo con la Bicamerale e la caduta del Prodi I. Anche nel novembre 2007 tutto pareva compiuto, con la fuga di Lega, An e Udc dalla Casa delle Libertà, mentre Fini firmava l’epitaffio: “Berlusconi è alla comica finale”. A salvarlo, stavolta, provvide quella volpe di Veltroni. E Fini dovette rientrare all’ovile. Ma ora, dal caso Englaro alla difesa della laicità e della democrazia parlamentare, il presidente della Camera ha ripreso a smarcarsi. E potrebbe riservare qualche sorpresa al congresso Pdl di fine marzo, ma soprattutto dopo.

Forse però il leader di una destra finalmente credibile dovrebbe dare un’occhiata severa alle candidature per le europee e le amministrative. In Sicilia l’unico eurocapolista del Pdl targato An sarà Nino Strano: lo stesso che un anno fa salutava la caduta di Prodi ingozzandosi di mortadella e champagne in pieno Senato e urlava “checca squallida” e “mafioso” a Stefano Cusumano dell’Udeur; lo stesso che due mesi dopo fu condannato dal tribunale di Catania a 2 anni e 2 mesi per abuso d'ufficio e violazione della legge elettorale: nel 2005, assessore della giunta Scapagnini, collaborò a svuotare vieppiù le casse municipali distribuendo, a tre giorni dalle elezioni comunali, denaro a pioggia ai dipendenti per risarcirli dei presunti danni da “cenere nera” dell'Etna subìti nel 2002. Fini stigmatizzò le sue indecenti esultanze, che avevano fatto il giro del mondo, e promise di non candidarlo più: possibile che ora non abbia nulla da dire sulla sua esportazione al Parlamento europeo?

Ancora: in Puglia il Pdl sarà sostenuto da At6-Lega d'azione meridionale. L’ha annunciato il leader della gloriosa formazione, l’ex sindaco fascista di Taranto, Giancarlo Cito. Il quale non potrà essere candidato per un piccolo contrattempo: ha appena finito di scontare una condanna a 4 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, a causa dei suoi affettuosi rapporti con la Sacra Corona Unita, ma l’interdizione dai pubblici uffici dura ancora. E in ottobre s’è buscato altri 5 anni in appello per concussione. Eppure, come ha rivelato lui stesso, “incontro quasi ogni settimana, al ministero o a Maglie, il ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto. Credo in lui, è giovanissimo, siamo tutti orgogliosi”. Eppoi anche Fitto è imputato: per corruzione, però.

Il 20 febbraio 2008 Fini dichiarò alla Stampa: “Se uno è indagato o a maggior ragione condannato per reati particolarmente odiosi, come la corruzione o quelli legati all’associazione mafiosa, opportunità vorrebbe che nel comporre le liste vi fosse più rigore e più scrupolo”. Era appena un anno fa. Vale ancora, quell’intervista, o è caduta in prescrizione?
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Si parla di mafia e Cuffaro - di Gaetano Alessi
Lettera a Repubblica (13 marzo)
Fuori Totò Cuffaro dalla Commissione di Vigilanza Rai (17 marzo)
Mafia: Per chi suona dalla campanella

Brunetta, un ministro da borsetta - di Carlo Cornaglia
Il ministro da taschino,
questo nano da giardino
che sta largo in una tasca
come un topo in una vasca,
  
sfoga l’ira furibonda
e funesta contro l’Onda,
movimento studentesco,
con attacco carognesco...
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Vignetta di NatangeloBrutti, conformisti, omertosi e per molti versi inutili. Non è un bel periodo quello che stanno vivendo i giornali italiani. Travolti dalla crisi economica, che riduce anche del 40 per cento gli introiti pubblicitari, i quotidiani annaspano e, dopo essere sopravvissuti per anni drogando i dati di vendita e di diffusione, si trovano di fronte a un bivio: o chiudere, o tentare di far passare la nottata espellendo centinaia di giornalisti e riducendo, di molto, i costi.

La soluzione, insomma, è la solita: la cura da cavallo. Solo che questa volta tagliare le spese e cercare di innovarsi almeno un po' investendo nell'on-line non basta. O meglio, può bastare solo per allungare un'agonia cominciata nel 2000, ben prima dell'esplosione della bolla finanziaria.
Che fare, allora? Ricominciare dai fondamentali: ricordarsi cioè che un giornale trova dei lettori quando è in grado di raccontare loro (con autorevolezza) qualcosa che non sanno. Solo così ci saranno persone disposte a comprarlo.

Se devo pagare per avere delle informazioni (e delle opinioni) è ovvio che pretenda di avere informazioni (e opinioni) diverse da quelle che posso avere gratuitamente dalla tv, dalla free press o dalla rete.

Nessuno, o quasi, tra gli attempati manager e direttori che siedono ai vertici della maggioranza delle testate italiane sembra però in grado di capirlo. Raccontare cose diverse vuol dire infatti faticare molto, rompere schemi mentali, abitudini consolidate e, soprattutto, andare contro corrente. Vuol dire cioè non rinunciare a raccontare il Potere, un Potere di cui anche molti editori,direttori e giornalisti fanno parte, o dal quale attendono qualcosa.

Pensate a ciò che sta accadendo in questi mesi. Le aziende editoriali per salvarsi sperano di ottenere degli aiuti dal Governo. A Palazzo Chigi si studiano diverse soluzioni: dalla cassa integrazione, fino agli scivoli per i prepensionamenti pagati non dagli editori, ma dagli enti previdenziali. Non è ancora chiaro che cosa verrà deciso. È chiaro invece che cosa accade nell'informazione: si viaggia sotto traccia, si sta tranquilli, si cerca di non irritare troppo il manovratore.

Un esempio? Marco Lillo da le colonne de "L'espresso" racconta, dati segreti alla mano, come solo Publitalia riesca a non risentire della crisi della pubblicità. Gli investitori infatti, per tenersi buono Berlusconi, tendono a dirottare sulle sue reti le loro campagne. È una notizia, non vi pare? E lo dovrebbe essere anche per i grandi giornali che la pubblicità non riescono più a trovarla. E invece Lillo scrive e tutti gli altri tacciono. O al massimo registrano e non commentano. Pensano, così, di potersi salvare, poverini. Contano su un occhio di riguardo. E sempre più soli, con sempre meno lettori, corrono veloci e a schiena curva, verso la fine che si meritano. La chiusura.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Passione reporter: il giornalismo come vocazione - Il nuovo libro di Daniele Biacchessi

21 marzo, Napoli: XIV giornata per la memoria e l'impegno in ricordo di tutte le vittime di mafia


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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 19 marzo 2009


Il pacato commento del cosiddetto onorevole Gasparri alla candidatura di De Magistris - il pm di Catanzaro a cui, per le sue inchieste (anche su amici di Gasparri), è stato impedito di continuarle, poi di stare a Catanzaro, poi di fare mai più il pm - andrebbe affissa sulle pubbliche piazze, perché ciascuno valuti il livello intellettuale del suo autore: “La candidatura di De Magistris è la dimostrazione di come alcuni usino la toga solo per fare carriera politica… E’ possibile che gli serva a ottenere l'immunità, visto quanto sta emergendo dallo scandalo Genchi”.

Parola di un signore imputato in tre processi (due a Roma, uno a Milano) per aver diffamato il pm Henry John Woodcock, definendolo “giudice irresponsabile, dissennato e farneticante”, che “spara nel mucchio e sceglie gli indagati sulla guida Monaci”, indaga pure su “Gatto Silvestro e Gambadilegno” e - tocco di classe finale - avrebbe “una liaison con una giudice del Tribunale”. Ma - aggiunse il presunto onorevole - “faremo i conti in sede giudiziaria”. Magari. Appena il pm l’ha denunciato, s’è dato alla fuga trincerandosi dietro l’immunità, subito votata dalla Camera per bloccare i suoi processi. Senonchè i giudici han sollevato due conflitti di attribuzioni alla Consulta contro gli abusi autoimmunitari di Montecitorio.

Ora, con quella che in psichiatria si chiama “proiezione”, Gasparri attribuisce agli altri ciò che fa lui. Strano tipo, comunque, questo De Magistris: cerca l’immunità e va a candidarsi nell’unico partito che vota sempre contro le immunità. La prossima volta si faccia furbo: si candidi con Gasparri.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Una sinistra invertebrata - Perry Anderson (London Review of Books) cita Marco Travaglio in un suo articolo


19 marzo, Casal di Principe - 21 marzo, Napoli: La memoria e l'impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie

Incontro pubblico su giustizia e informazione
Catania, sabato 21 marzo - ore 18, presso l'ex monastero dei Benedettini, auditorium "De Carlo".
L'incontro prende spunto dal libro "Roba Nostra", scritto dal giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio.
All'incontro saranno presenti lo stesso autore, il preside della Facoltà di Lingue Prof. Nunzio Famoso, il giudice Felice Lima e il giudice Clementina Forleo.
Modera l'incontro l'Ing. Fabio Viola, segretario di CittàInsieme.

Organizzato dal movimento di società civile "CittàInsieme" e dalla Facoltà di Lingue dell'Università di Catania.
Segui l'evento in diretta


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Vignetta di gavavenezia“Non usatelo, Dio non vuole”. Dio? Quanto vale quel dio e quanto valgono le parole di papa Ratzinger contro l’uso dei preservativi? Mille morti? Diecimila? E quanti futuri ammalati nel mattatoio Africa, un milione? Dieci milioni?
Ma in quale orribile Dio crede questo papa tedesco? Un Dio capace di barattare l’uso di un sacchetto di plastica (il terribile “preservativo”) con la sofferenza di donne, uomini, bambini disidratati dal male, uccisi lentamente, notte dopo notte, mese dopo mese, nei tuguri e nei cronicari, tra la polvere dei villaggi?

Il solo dio capace di tanta vanitosa crudeltà è l’uomo. Peggio ancora se bianco. E ricco. E padrone delle vite altrui. E servilmente servito, nutrito, riscaldato. E talmente tormentato dall’ossessione sessuale, di maschio padrone dei mostri notturni, da attribuirla alla propria proiezione celeste, come se da quella siderale distanza, un qualunque dio si chinasse a controllare, oltre ai sentimenti di uomini e donne, anche le tecniche dell’amore, le posizioni, le intenzioni, frugando tra le lenzuola fino all’ultima verifica, al confine tra i sommersi e i salvati: il lattice del preservativo.

E’ lo stesso dio dis/umano che permette la fame, la guerra, la malattia. L’infelicità dei nati storpi. Le multiple ignoranze e crudeltà che consentono di lapidare una donna, riabilitare un tale Williamson, il vescovo che se ne frega dell’Olocausto, e poi naturalmente di fulminare gli omosessuali, sterminare i miscredenti, bruciare, imprigionare, distruggere. Ma che trova sempre il tempo - tra le fiamme del mondo, quando viene sera - di scendere tra noi, controllare quel pezzetto di plastica (“guai a voi”), sfilarlo, e poi godersi le conseguenze, declinate in milioni di pianti e vite.
(Vignetta di gavavenezia)

Segnalazioni

19 marzo, Casal di Principe - 21 marzo, Napoli: La memoria e l'impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie


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Vignetta di gavaveneziaSignornò
da l'Espresso in edicola

Uno degli aspetti più demenziali (e oscurati) della legge Alfano sulle intercettazioni è questo: si può intercettare solo in base a “elementi non limitati ai soli contenuti di conversazioni intercettate nel medesimo procedimento”. Traduzione: gli indizi raccolti in un’intercettazione non bastano più per prorogarla o per disporne un’altra. Occorrono elementi diversi, esterni. Che combinazione: proprio come nel caso avvenuto qualche mese fa a Palermo. La squadra Mobile intercetta un pusher della “Palermo bene”, Stefano Greco. E con ascolti, appostamenti e pedinamenti, smaschera una rete di spacciatori e consumatori che, di fatto, finanziano il traffico di droga. Uno dei destinatari, stando alle intercettazioni, è Ernesto D’Avola, autista di Gianfranco Miccichè (uomo forte di Forza Italia in Sicilia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, appena incaricato da Berlusconi di “gestire il passaggio da Forza Italia al Popolo della Libertà” insieme ad Alfano).

D’Avola comunica col pusher tramite un intermediario, che il 5 dicembre scorso gli passa la “roba”. Gli agenti, presenti sul posto, bloccano l’auto di D’Avola, accompagnato da un amico, subito dopo la consegna. E vi sequestrano una busta piena di cocaina con su scritto “On. Gianfranco Miccichè”. Quel che accade dopo lo raccontano due informative della Mobile al Questore e alla Procura: “Il D’Avola consegnava spontaneamente il plico, dicendo che il tutto era di pertinenza dell’on. Miccichè. All’interno risultavano custoditi grammi 5 di sostanza, che a seguito di accertamento risultava essere cocaina”. Poi però D’Avola e l’amico cambiano idea e sostengono che la coca era per uso personale.

Ancora qualche mese e, approvata la “riforma”, la trafila dal pusher all’intermediario all’autista del sottosegretario sarebbe rimasta sepolta per sempre. Non solo, ma l’intricato giro di spaccio non sarebbe mai stato scoperto: per intercettare l’intermediario e poi il destinatario ultimo (o penultimo?), gli agenti avrebbero dovuto fermarsi e cercare elementi “esterni” a quelli contenuti nelle intercettazioni del pusher. Mission impossible. Inchiesta bloccata a metà, sul più bello. Nelle indagini di droga, come in tutte quelle sui reati “in itinere”, le varie consegne emergono dalle intercettazioni. Si risale dal basso verso l’alto, dall’ultimo spacciatore ai vertici e ai finanziatori dell’organizzazione. Una tecnica investigativa che presto sarà proibita dal governo dei “pacchetti sicurezza” e della “tolleranza zero”. Chissà che ne dice l’altro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, quello con delega alla lotta alla droga, autore della legge che punisce anche l’uso personale, impegnato in questi giorni a Trieste nella Conferenza nazionale sulle droghe. Ancora pochi mesi fa tuonava: “La linea del governo è chiara: drogarsi è illecito”. Ora non vorremmo che organizzasse una ronda sotto la sede del Cipe.
(Vignetta di gavavenezia)

Segnalazioni

Il filo nero delle stragi - Intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, autori di "Profondo nero"
a cura di Roberto Vignoli (Micromega.net)

Università: guardare e non toccare: prosegue il viaggio nelle università dei "baroni" con Antonio Castaldo e Davide Carlucci

I processi fatti male non servono a niente di BrunoTinti

La Libertà di stampa in Europa: come si organizza un diritto

Introduce: Pier Virgilio Dastoli, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea
Partecipano: Miguel Mora, corrispondente El Pais; Tobias Piller, corrispondente Frankfurter Allgemeine Zeitung; Philippe Ridet, corrispondente Le Monde. Modera: Enzo Marzo, il Corriere della Sera
Giovedì 19 marzo 2009 - ore 11:00 presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Sala Azzurra (II piano)
Organizzazione:
La Rappresentanza in Italia della Commissione europea, l'Associazione della Stampa Estera in Italia, l'Associazione Senza Bavaglio.


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Testo:
"Buongiorno a tutti.
Ricominciano a succedere strane cose a Palermo. Lo sapete se avete letto Repubblica, che è l'unico giornale, credo, che se ne sia occupato; o se avete letto il blog di Grillo: il presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini, Forza Italia, è indagato per una brutta storia – presunta naturalmente, infatti per il momento è soltanto indagato – di riciclaggio del denaro della famiglia Ciancimino, cioè del vecchio sindaco mafioso legato al clan dei Corleonesi di Palermo.
Quel Ciancimino che poi gestì la trattativa, insieme a due ufficiali del ROS, durante le stragi e dopo le stragi fino al giorno della cattura di Riina, della mancata perquisizione del covo di Riina. Insomma, chi segue i nostri blog e le nostre attività, di questo sicuramente qualcosa ricorda...".
Leggi tutto

Ps. Apprendo ora che la Procura di Palermo ha smentito la notizia riportata da alcuni giornali e ripresa anche da me all'inizio di questo Passaparola: e cioè che il senatore Carlo Vizzini sia stato già iscritto sul registro degli indagati per la vicenda del ririclaggio del tesoro di Ciancimino. Vizzini dunque, almeno per il momento, non risulta indagato nè per riciclaggio nè per altri reati.
Marco Travaglio

Segnalazioni

Università: guardare e non toccare di Davide Carlucci

I processi fatti male non servono a niente di BrunoTinti

Terra e lavoro (Ucuntu n.33, 15 marzo 2009)

Emilio Molinari contro la privatizzazione dell'Acqua - I Video di Qui Milano Libera

La Vigilanza, la Rai e il Cuffaro - il video di Roberto Corradi


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