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Testo:
"Buongiorno a tutti. Non ci sono molte parole, ovviamente, per commentare quello che è successo questa notte: è un evento naturale drammatico. Non si possono fare speculazioni politiche, non si può dare la colpa a nessuno: i terremoti non sono colpa di nessuno, i terremoti vengono. Per sapere dove vengono con più frequenza ci sono studi, mappe. Noi ci siamo collegati via internet con un sito che potete visionare anche voi subito: http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html. Voi ci andate e trovate l'Italia suddivisa in varie zone colorate che vanno da quella grigio-chiara, la meno pericolosa, a quella blu scura che è la più pericolosa e che, se non erro, si concentra nel cuore della Calabria e nella zona della Sicilia sud orientale. Questa lingua di fuoco rossa e viola che segnala le zone immediatamente più pericolose sotto quelle blu attraversa il Friuli, dove infatti abbiamo avuto il devastante terremoto del 1976 con mille morti, e poi attraversa l'estremo sud est dell'Umbria, la parte centrale dell'Abruzzo e il punto d'intersezione tra il sud est del Lazio, la parte occidentale del Molise e, longitudinalmente, tutta la parte orientale della Campania fino ad andare a investire mezza Basilicata, gran parte della Puglia e un pezzettino della Sicilia...."
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Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso



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Vignetta di BandanasLe minacce del presidente del Consiglio all’informazione non sono né “battute”, né “sfoghi”, né ”gaffes”, come le hanno subito liquidate gran parte dei giornali e la totalità dei telegiornali. Sono l’ultimo atto della putinizzazione del regime italiota, di cui fa parte la sindrome di Stoccolma con cui le vittime principali - i giornalisti - la subiscono, la metabolizzano, la minimizzano e la digeriscono.

Non dimentichiamo che questo volgare tirannello, in quindici anni, è riuscito senza colpo ferire a far fuori Montanelli, Biagi, Santoro, Luttazzi, Mentana, Freccero e Funari, per citare solo i bersagli più illustri. Ha mimato il gesto del mitragliatore dinanzi a una giornalista russa che aveva osato fare una domanda all’amico Putin. Ha seppellito i pochi giornalisti che lo criticano, italiani e stranieri, sotto una grandinata di cause civili per risarcimenti miliardari. Ha mobilitato le ambasciate italiane per protestare contro i giornali stranieri che lo dipingono per quello che è. Ha imbottito la Rai di suoi dipendenti e altri ne infilerà nei prossimi giorni. Sta tentando di imbavagliare Internet con leggi penose quanto i loro autori (il suo vero dramma è la rete, visto che manda in onda in presa diretta le immagini delle sue cazzate in giro per il mondo, rendendo vane le censure dei suoi maggiordomi televisivi).

Ora addita pubblicamente i giornalisti del suo codazzo, in gran parte già sdraiati ai suoi piedi, come “nemici dell’Italia”. Monologa dinanzi a loro, vietando di fargli domande (come se ne avesse mai ricevute). Minaccia “azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa” e ipotizza addirittura di dire “non guardate più una televisione”, lui che controlla due reti e due tg della Rai, tre reti e tre tg di Mediaset. Di fronte a questa deriva, gli appelli della Federazione della stampa e degli altri organismi di categoria, per quanto generose e doverose, sono del tutto inutili e sproporzionate alla gravità della situazione. L’Ordine dei giornalisti e la Fnsi dovrebbero invitare tutti gli iscritti a prenderlo in parola. Minaccia, “se le tv e le vignette e le cronache dovessero continuare”, di “non parlare più con nessuno”.

Benissimo: i giornalisti italiani disertino le sue finte conferenze stampa senza domande, all’estero e in Italia. Quando il ducetto è all’estero, ci saranno i giornalisti stranieri, che informeranno il mondo intero dell’assenza dei loro colleghi italiani. Quando è in Italia, resterà solo a cantarsele e suonarsele con Bonaiuti e i suoi dipendenti sparsi per gli house organ di famiglia. Solo una protesta corale e clamorosa della stampa libera, o di quel che ne resta, potrà finalmente costringere l’Unione Europea a fare ciò che oggi lo scrittore Antonio Tabucchi, presentando da Lucia Annunziata il nuovo libro di Antonio Padellaro, invocava a gran voce: un pronunciamento chiaro e netto sulla fine della democrazia in Italia.
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso


Antonio Padellaro, già direttore dell'Unità ora impegnato nel progetto per un nuovo giornale, libero e indipendente, ha appena pubblicato un libro, "Io gioco pulito" (Baldini e Castoldi), che ospita interviste e interventi di alcuni collaboratori o ex collaboratori dell'Unità: da Furio Colombo ad Antonio Tabucchi, da Oliviero Beha a Nando Dalla Chiesa, da Corrado Stajano a Maurizio Chierici a Sandra Amurri al sottoscritto. Dal libro è anche nato un blog, http//iogiocopulito.it/ per proseguire il dialogo fra l'autore e i lettori.
M.T.


Segnalazioni

Guarda tutti i video degli autori di Chiarelettere al Festival del Giornalismo di Perugia

Il diavolo veste Praga – di Stefano Corradino

Il Cavaliere esige più poteri (Pagina12, Argentina - 3 aprile 2009)
Italia: l'ombra del fascismo (Guardian, Inghilterra - 30 marzo 2009)
Traduzioni a cura di Italiadallestero.info

Giventi
- di Carlo Cornaglia
Tutti son nel Regno Unito
al G20 e il nostro mito
dice che non servirà:
“Qualche cosa si farà,
  
ma decisamente poco.
Quel che conta è il grande gioco
che sarà da me condotto
in Sardegna col G8...
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Marco Travaglio presenta il suo ultimo libro/DVD "Promemoria", e insieme a Peter Gomez ripercorre la storia del Paese da Tangentopoli alle stragi di mafia e ai ricatti incrociati della politica, fino all'attaco alla Costituzione.







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Ve lo do io Grillo: politica, satira e informazione all'epoca dei blog



Beppe Grillo nel 2008 è stato indicato dal Time come uno dei più influenti blogger al mondo. Le sue denunce alla politica, all’economia corrotta hanno spesso anticipato le inchieste giornalistiche e le indagini della magistratura. Di questo fenomeno, del rapporto tra satira, blog e informazione si parlerà in questo incontro che prende spunto dal libro di Andrea Scanzi Ve lo do io Grillo.

Partecipano:
Jeff Israely, Time
Andrea Scanzi, La Stampa
Luca Telese, Il Giornale
Marco Travaglio, Anno Zero RAI 2
Modera Elisa Calessi, Libero



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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 2 aprile 2009


La grande rentrée di Mario Chiesa in galera ha ingiustamente oscurato l’eterno ritorno di un altro big di Tangentopoli, appena meno famoso di lui: l’ex ministro dc Carlo Bernini, che aveva patteggiato a Venezia 1 anno e 4 mesi in appello per le mazzette sulle autostrade, dunque era subito tornato in attività alla guida della compagnia aerea Myair. L’altroieri Bernini, rimasto inspiegabilmente fuori dal Parlamento nonostante la condanna definitiva, è stato di nuovo indagato, stavolta a Vicenza, mentre la Guardia di Finanza perquisiva la sede di Myair e le abitazioni dei suoi amministratori. Reati ipotizzati: bancarotta, ricorso abusivo al credito, mancato versamento all’Erario di imposte dirette e contributi previdenziali per 18 milioni di euro.

Il governo Berlusconi non è rimasto inerte dinanzi all’impennarsi della corruzione. Infatti, a gentile richiesta del ministro Raffaele Fitto, il Guardagingilli Angelino Jolie ha sguinzagliato gli ispettori contro la Procura di Bari, che ha chiesto il rinvio a giudizio di Fitto per le presunte mazzette del gruppo Angelucci (pareva brutto ispezionare la Procura di Roma, che ha tenuto dentro per un mese due rumeni colpevoli di avere il Dna sbagliato). Così, se il gip di Bari non vorrà subire analoga ispezione, non avrà che da prosciogliere Fitto. Nemmeno l’informazione televisiva è rimasta insensibile al riaprirsi della piaga del malaffare: infatti l’altra sera Porta a Porta e Matrix si contendevano protagonisti e comprimari del delitto di Garlasco, con contorno di macchie di sangue e biciclette. Per non lasciare nulla di intentato.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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Le implicazioni delle proposte legislative per la salvaguardia dei diritti umani
Osservazioni della Commissione Internazionale di Giuristi sui disegni di legge C.2180 (d.d.l. Sicurezza) e C.2232 (conversione d.l. 11/2009, cosiddetto "decreto anti-stupri") presso la Camera dei Deputati.
Scarica il documento allegato

Una sinistra invertbrata di Perry Anderson (London Review of Books, 13 marzo 2009)

Noi, questa è la strada - Libera e Flare a Strasburgo per promuovere la lotta europea alle mafie
di Francesca M. Poli

L’apoteosi - di Carlo Cornaglia
Del Congresso è la chiusura,
oggi inizia l’avventura
del novello Pdl.
Volitive le mascelle,

al microfono è salito
una specie di Benito,
un incrocio molto raro
fra showman, palazzinaro...
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Vignetta di BandanasIntimidazione: non c'è un'altra parola per definire la decisione del Guardasigilli, Angelino Alfano, di avviare un'ispezione ministeriale contro i magistrati di Bari rei di aver messo sotto inchiesta e aver portato a processo il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto. Con in mano un esposto presentato due settimane fa dallo stesso Fitto e dal suo avvocato-parlamentare, Francesco Paolo Sisto, gli ispettori di Alfano entrano a Palazzo di Giustizia, mentre Fitto, già rinviato a giudizio per turbativa d'asta, attende di sapere dal gup se andrà alla sbarra anche per associazione per delinquere, concorso in corruzione, illecito finanziamento ai partititi, falso e peculato. Una brutta storia di tangenti di cui Fitto, quando era ancora governatore della regione Puglia è stato protagonista, secondo l'accusa, insieme al re delle cliniche private Giampaolo Angelucci, all'imprenditore campano legato alla Margherita, Alfredo Romeo, e a una serie di esponenti della Compagnia delle Opere.

In passato l'assoluta regolarità e legittimità dell'operato dei pm che avevano condotto le indagini era stata sancita dal Consiglio superiore della magistratura al quale proprio Fitto si era già rivolto. Ovvio, quindi, che se un domani il Csm dovesse tornare a valutare il comportamento dei magistrati baresi ben difficilmente ribalterà quel giudizio.

Restano i dati di fatto: se un ministro rischia di finire sotto processo il Guardasigilli interviene. Il messaggio dunque è chiaro: chi tocca i fili o muore, o si fa molto male. È la legge del più forte. Ed è un antipasto di ciò che accadrà durante la prossima estate se il premier uscirà dalle elezioni europee guadagnando ulteriori consensi. Un Silvio Berlusconi mattatore avrà buon gioco a far approvare dal parlamento non solo le leggi bavaglio sulle intercettazioni e sulla stampa (peraltro già in gran parte auto-imbavagliata). Forte dei risultati elettorali farà anche passare norme in stile cinese o cubano per controllare internet (la volontà c'è ed è più volte stata annunciata), inizierà a modificare la costituzione, schiaccerà sempre più quei magistrati e i giornalisti che ancora fanno il loro dovere.

Non è uno scherzo. La possibilità, anzi la probabilità, che tutto questo accada esiste ed è elevata.  I giochi però non sono ancora fatti. L'opposizione parlamentare resta nel suo complesso pessima. Ma almeno questa volta si andrà a votare con il sistema delle preferenze. I cittadini hanno perciò il dovere di fare uno sforzo: nelle varie liste vanno individuati i candidati meritevoli di esser votati. Questa volta le astensioni o le schede annullate per protesta non servono. Serve un segnale forte per dire noi ci siamo ancora e non siamo d'accordo.
(Vignetta di Bandanas)

Segnalazioni


Silvio Berlusconi riscrive la storia di Miguel Mora (El Pais, Spagna - 28 marzo 2009)
Berlusconi concentra il potere della destra nelle sue mani di Miguel Mora (El Pais, Spagna - 27 marzo 2009)
Traduzioni a cura di Italiadallestero.info

Prima che il gallo canti… - di Carlo Cornaglia
Berlusconi in apertura
cacciò la nomenklatura
lontan dalle prime file,
dedicate al femminile
  
e alla bella gioventù,
i vip dietro a far cucù.
Cambia tutto il giorno dopo,
manca il gatto e balla il topo,
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